Villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave

Villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave.
Villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave.

Dove si trova Villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave?

VillaPapadopoli Rossi si trova Via Demetrio Rossi, 2, Maserada sul Piave (TV), a pochi passi da Piazza San Francesco.

Storia di VillaPapadopoli Rossi a Maserada sul Piave

Conosciuto come uno dei palazzi nobiliari più antichi della provincia di Treviso, Villa Papadopoli Rossi era in origine un austero edificio monastico concepito per l’accoglienza e la cura degli infermi.

Una volta entrato in possesso del signor Papadopoli, aristocratico veneziano da cui la villa prende il nome, il luogo di culto francescano fu convertito in sontuosa dimora vacanziera. La proprietà includeva inoltre una scuderia e diversi fabbricati rurali dedicati ai braccianti e al fattore.

Ingresso di Villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave. A destra, facciata della chiesetta di San Francesco.
Ingresso di Villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave. A destra, facciata della chiesetta di San Francesco.

La guerra di Cambrai

La lega di Cambrai fu un’alleanza tra Francia, Spagna, Sacro Romano Impero e Stato Pontificio formata il 10 dicembre 1508 per frenare l’espansionismo di Venezia. Secondo gli accordi sottoscritti nell’omonima località francese i territori della Repubblica, una volta sconfitta, sarebbero stati ripartiti tra i vincitori.

Durante i cruenti scontri che dal 1508 e il 1506 videro contrapposta la Repubblica alla lega anti veneziana formata da alcune delle più grandi potenze europee, la nobile proprietà fu depredata dai Lanzichenecchi (o Landsknecht, soldati mercenari al servizio del Sacro Romano Impero). A questo periodo risalgono gli affreschi della scuola di Paolo Veronese che decorano gli interni della Villa.

Ingresso della chiesetta dedicata a San Francesco presso villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave.
Ingresso della chiesetta dedicata a San Francesco presso villa Papadopoli Rossi a Maserada sul Piave.

Villa Papadopoli Rossi dal XVII al XX secolo

Nel corso del Seicento, l’allora proprietario Monsignor Ferdinando Sugana ordinò la realizzazione dell’oratorio dedicato a San Francesco.

Nel XVIII secolo la proprietà passò al nobile trevigiano Nicoló Gigameide. Nel 1801, quando Napoleone Bonaparte raggiunse Treviso, il palazzo secolare venne convertito nella sede del comando generale francese, non prima di essere razziato dai soldati del grande generale e condottiero, pochi anni prima che quest’ultimo venisse proclamato imperatore dei francesi.

Villa Papadopoli Rossi nel XX secolo

I bombardamenti della prima Guerra Mondiale inflissero pesanti danni alla struttura che all’epoca era sede del comando generale italiano. La sontuosa residenza secolare appartiene ora alla famiglia Rossi, che acquistò la villa nel 1934.

Architettura di Villa Papadopoli Rossi a Meserada sul Piave

La struttura della Villa si compone di un corpo centrale a tre piani affiancato da una barchessa (edificio rurale di servizio adibito a magazzino e per ospitare contadini e braccianti nelle tenute agricole) con sei archi a tutto sesto. L’elegante facciata, risalente al XVIII secolo, include una serliana (elemento architettonico costituito da un arco centrale a tutto sesto ai cui lati si collocano aperture sormontate da un architrave) con balaustra al primo piano. Al secondo piano, al di sotto del timpano, si trovano tre ampie finestre.

La sontuosa dimora rurale includeva una vasta area verde, in parte coltivata a vigneto, in cui sorgeva un rigoglioso frutteto.

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Gli Affreschi di Villa Papadopoli Rossi

I saloni della Villa recano spettacolari e sgargianti affreschi di natura mitologica e biblica della scuola di Paolo Caliari, meglio noto come il Veronese (Verona, 1528 – Venezia, 19 aprile 1588).

Alcuni dei secolari affreschi meglio conservati che ornano le pareti del salone d’ingresso riprendono tematiche in cui sembra perdersi il confine tra storia e leggenda, come la tragica vicenda in cui Lucrezia, moglie del politico romano Collatino, viene violentata da Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma Tarquino il Superbo.

Altre tematiche di notevole impatto drammatico riguardano

  • La morte di Gneo Pompeo. Dopo essere stato sconfitto da Cesare nella battaglia di Farsalo, Pompeo cercò la protezione di Tolomeo XIII. I consiglieri di questi, tuttavia, convinsero il faraone a far decapitare Pompeo nel tentativo di ottenere il favore di Cesare. Il piano tuttavia non andò a buon fine dal momento che Cesare, una volta ricevuta la testa del concittadino sconfitto, ne fu inorridito e decise di raggiungere Alessandria per porre fine al conflitto tra Cleopatra ed il fratello Tolomeo XIII. Una volta fatto giustiziare quest’ultimo, Cesare avrebbe avuto una relazione amorosa Cleopatra, da cui sarebbe nato Tolomeo Cesare, detto Cesarione.
  • il tragico e solenne episodio della scomparsa di Cleopatra, regina egizia che in seguito alla sconfitta subita da Ottaviano Augusto e al suicidio dell’amato Marco Antonio, decise a sua volta di togliersi la vita facendosi mordere da un aspide. Le spoglie della regina giacciono su un sontuoso letto dorato, circondato dalle ancelle sul punto di andare incontro alla medesima ineluttabile fine.
  • L’epica battaglia di Isso in cui il vittorioso Alessandro Magno cala il suo mantello sulle spoglie di Dario. La moglie e la figlia dell’avversario sconfitto vengono imprigionate.

Diverse raffigurazioni simboliche illustrano le personificazioni dei cinque sensi, le rappresentazioni delle Arti Maggiori (Filosofia, Retorica, Logica, Sapienza, Aritmetica, Geometria, Musica) e delle arti minori (Pittura, Scultura, Agricoltura, Carpenteria, Forgiatura del Ferro), le immagini allegoriche dei sette peccati capitali e i simboli dei segni zodiacali.

Decorazioni legate al mondo rurale mostrano scene di caccia, paesaggi fluviali e agresti con musicanti nonché dipinti scenografici di maestosi castelli e ville del territorio.

Un pregiato affresco ripercorre gli avvenimenti accaduti il 31 gennaio 953 in occasione della festa delle Marie, celebrazione durante la quale una banda di corsari della Dalmazia rapì le dodici giovani in procinto di sposarsi e ne rubò le doti garantite dal comune di Venezia. La scena illustra i veneziani nell’atto di salvare le fanciulle e recuperare le doti loro sottratte.

Questi sono solo alcuni esempi delle numerose rappresentazioni pittoriche di carattere biblico, allegorico, storico e mitologico che rendono Villa Papadopoli Rossi un elemento di inestimabile valore nel panorama architettonico del comune di Maserada, importante testimonianza dell’eredità culturale e artistica del territorio.

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