HomeEventiANTOLOGIA DEI GIORNI UGUALI Personale di Ruggero D’Autilia

ANTOLOGIA DEI GIORNI UGUALI Personale di Ruggero D’Autilia

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a cura di Barbara Codogno

Galleria Civica d’arte Moderna e Contemporanea

Piazza Indipendenza, 13, 30027 San Donà di Piave VE

Antologia dei giorni uguali. Personale di Ruggero D’Autilia.
“Il nuovo progetto espositivo nasce nel periodo pandemico e si muove all’interno del fenomeno
artistico definito, in campo internazionale, “appropriation art”, una delle più tipiche espressioni della
cultura postmoderna.”

Inaugura il 16 settembre alle 18.00 la personale dell’artista Ruggero D’Autilia dal titolo “Antologia dei giorni uguali”. La mostra, a cura di Barbara Codogno, si terrà fino all’8 ottobre 2023 negli spazi della Galleria Civica d’arte Moderna e Contemporanea di san Donà di Piave, Venezia. La mostra si terrà fino all’8 ottobre 2023 negli spazi della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di San Donà di Piave, Venezia.

In esposizione una quarantina di opere realizzate dall’autore per lo più al tempo del lockdown avvenuto durante la scorsa pandemia. Spiega infatti D’Autilia: “Il mio nuovo progetto espositivo nasce nel periodo pandemico e si muove all’interno del fenomeno artistico definito, in campo internazionale, “appropriation art”, una delle più tipiche espressioni della cultura postmoderna. In questa visione dei fatti, l’artista, ritenendo superato il mito dell’Avanguardia e abbandonata la convinzione di un lineare progresso storico, si misura con l’intero patrimonio della tradizione artistica, senza più distinzioni diacroniche o gerarchiche. È questo il caso della maggior parte delle opere comprese nell’attuale progetto, una serie realizzata guardando ai maestri del ‘700 in ambito europeo, in particolare Pietro Antonio Rotari, Fragonard e Watteau, cosiddetti pittori della leggerezza e dell’effimero. Le immagini apparentemente frivole, invitano ad una lettura più attenta e in una chiave diversa: vi si vede affiorare, infatti, un’inquietudine, un sentimento di “festa finita” o ancora una diffusa minaccia, è l’inatteso che irrompe. Un mondo di grazia, di intimità, di seduzione e malizia è insidiato dall’incombente, per ricordarci che la bellezza e la felicità non sono durevoli”.

Nel suo testo critico, a compendio del catalogo, Barbara Codogno sottolinea: “Le opere qui proposte da D’Autilia sono state realizzate durante il lockdown dovuto alla diffusione del Covid; successivamente, su alcune di queste, l’autore è intervenuto inserendo lacrime ed espressioni dolorose: una riflessione sulla guerra russo-ucraina in corso. In molti di questi lavori si rintraccia insomma quel fil noir che traspone sulla tela le paure messe in circolo dal contagio violento. La mostra apre infatti con una rielaborazione pittorica da Bernardino Mei, “Ghismunda con il cuore di Guiscardo”, episodio a sua volta tratto da una novella del Decameron di Boccaccio, scritto al tempo della peste nera, della quale possiamo rintracciare un’origine evocativo-narrativa in “Convivio” – dove alcuni topi banchettano tra noci e gioielli abbandonati. Il topo è l’inizio: è la bestia che fa circolare il male. La violenza del contagio non è mai esplicita in D’Autilia, anzi, agisce sempre sottotraccia, insinuandosi come elemento straniante. L’autore, grazie all’impianto scenico e al talento espressivo e stilistico, esercita una continua frizione semantica che allaccia la vanitas al grottesco, lasciandoci un amaro retrogusto: il presentimento di una catastrofe imminente”.

Completano la mostra 69 miniature cabochon, una per ogni giorno di lockdown realizzate ad olio su metalli diversi con misure variabili che vanno da un diametro di 20 mm ad un massimo di 40×30 mm, con soggetti tra i più vari, rifacimenti di particolari o invenzioni personali.

Scrive a tal proposito Codogno: “Queste miniature si riallacciano idealmente agli ex voto: sono insomma un perfetto esorcismo post pandemico. Si tratta di “ex voto suscepto”, che significa: “secondo la promessa fatta”. La promessa è il ritorno all’ordine. Queste raffigurazioni votive costituiscono una gigantesca teatralizzazione della sofferenza”.

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