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Il Barco della Regina Cornér ad Altivole

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Il Barco della Regina Cornér ad Altivole | VenetoClub
Veduta prospettica del Barco della regina Cornér: l’oratorio, la Porta, la Loggia, la Sala ‘dei Pavoni’, il Salone, la Scala, l’Officiatura, la Fanteria.

Armoniosamente inserito nella placida campagna di Altivole incorniciata a nord dai colli Asolani, a est dai gentili rilievi boscosi del Montello, il Barco della Regina Cornér è l’elemento superstite di un più vasto complesso edilizio realizzato tra i secolo XV e XVI. Il Barco non è accessibile al pubblico.

Con un’estensione di 119 metri, la sezione del Barco sopravvissuta alla prova del tempo consiste in una lineare disposizione di edifici di natura religiosa, agricola, residenziale e amministrativa, raccordati sia a livello architettonico che artistico attraverso un apparato pittorico che ingentilisce gli interni e gli esterni della struttura.

Gli affreschi che nobilitano il Barco generano un’equilibrata sintesi tra natura e architettura, rivelando a distanza di secoli i valori spirituali, il potere politico e la sensibilità culturale di una delle figure più importanti del Rinascimento veneto, Caterina Cornér.

Caterina Cornér

L’infanzia e l’educazione

Caterina Cornér nacque il 25 novembre 1454 nel palazzo di Ca’ Corner di San Cassiano, gioiello di architettura gotica affacciato sul Canal Grande. Questo maestoso palazzo fu ricostruito nel XVIII secolo dall’architetto Domenico Rossi.

Caterina Cornér era figlia di Marco Cornér, nobile veneziano il cui bisnonno paterno (1286 – 1368) suo omonimo, era stato il LIX (59°) doge della Repubblica di Venezia.

Figlia di Nicolò Crispo duca di Naxos e dell’arcipelago delle Cicladi, Fiorenza Crispo, madre di Caterina, era nipote per parte di madre di Giovanni IV Comneno, imperatore di Trebisonda dal 1429 fino al giorno della sua morte, avvenuta il 22 aprile 1459.

Caterina passò i primi anni di vita nel palazzo paterno. A partire dal 1464, la giovane studiò nel monastero medievale di San Benedetto Vecchio, incantevole complesso architettonico incastonato nel cuore di Padova a ridosso del Bacchiglione.

Il matrimonio per procura e l’ascesa al potere

Nel 1468, all’età di quattordici anni, Caterina andò in sposa per interposta persona a Giacomo II di Lusignano, il quale si era autoproclamato re di Cipro dopo aver spodestato nel 1464 la sorellastra Carlotta, legittima erede al trono.

In occasione delle nozze, celebratesi nel 1472 a Famagosta, Caterina fu dichiarata dal Senato veneto “Figlia della Repubblica” e ricevette una dote di 100.000 ducati dallo zio Andrea.

Oltre a favorire gli interessi economici della famiglia Cornaro sull’isola Cipriota, il matrimonio combinato proposto da Andrea Cornér aveva lo scopo di legittimare le mire espansionistiche della Repubblica di Venezia sull’isola di Cipro, punto di riferimento strategico, commerciale e militare su cui si incentravano anche le pretese del sultano d’Egitto, dei turchi, del re di Napoli e dei genovesi, ai quali era stata sottratta l’isola di Famagosta da Giacomo II.

La morte di Giacomo II di Lusignano

La morte del Lusignano, avvenuta in circostanze misteriose tra il 6 e il 7 luglio 1473, portò a una serie di intrighi e dispute che tra il 13 e il 14 novembre 1473 sfociarono in una congiura mirata a esautorare la sovrana e a eliminare i suoi collaboratori. Tra le vittime vi furono anche lo zio Andrea (1419 – 1473) e il nipote di questi, Marco Bembo. Nel febbraio del 1474, la Repubblica di Venezia intervenne militarmente per porre fine alla sedizione e bandì dall’isola tutti i catalani, i siciliani e i napoletani, principali sostenitori dell’opposizione a Caterina, non prima di aver confiscato i loro beni.

Per assicurarsi il controllo diretto sull’isola cipriota, la Signoria decise di affiancare alla Regina di Cipro un provveditore e dei consiglieri. Ad aggravare l’umiliante isolamento a cui Caterina Cornér fu sottoposta fu la tragica scomparsa del suo primo e unico figlio, morto di febbre malarica il 26 agosto di quello stesso anno.

L’abdicazione di Caterina Cornér

Nel 1487, le contese tra il sultano di Costantinopoli e quello del Cairo, unite alle trame ordite da Ferdinando re di Napoli, (il quale aveva tentato di combinare un matrimonio tra un proprio figlio illegittimo e Caterina), si intensificarono al punto che la Repubblica di Venezia costrinse Caterina Cornér ad abdicare.

Il 5 giugno 1489, Caterina Cornér fu accolta a Venezia in modo trionfale. Oltre a mantenere il titolo di regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia, Caterina ricevette l’investitura vitalizia sulla terra e il castello di Asolo e la rendita annua di 8.000 ducati.

Caterina Cornér, regina di Asolo

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Veduta panoramica del cuore di Asolo dal cammino di ronda della Rocca d’Asolo. Al cento di staglia il castello della Regina Cornér.

L’11 ottobre 1489 Caterina Cornér giunse ad Asolo, dove trascorse gran parte della propria vita tra il castello ed il borgo. La regina non trascurò tuttavia la città di Venezia, dove soggiornava nel palazzo di famiglia, né Murano, dove possedeva una sontuosa villa. Durante la stagione estiva, Caterina prediligeva la splendida cornice agreste del Barco di Altivole, espressione tangibile della sensibilità della Regina Cornér per le arti, la cultura e la natura.

La sovrana accolse nelle residenze muranese e veneziana alcune delle più illustri personalità politiche del suo tempo come Isabella d’Este, Eleonora d’Aragona, Pandolfo Malatesta e Beatrice Sforza.

Alla corte di Asolo la Regina si circondò di autorevoli letterati e umanisti come Pietro Bembo (Venezia, 20 maggio 1470 – Roma, 18 gennaio 1547), cardinale, scrittore e poeta autore de gli Asolani. Nella sua opera più celebre, pubblicata nel 1505, Pietro Bembo esaltò la corte di Caterina e la bellezza del Barco come uno dei simboli più rappresentativi del Rinascimento italiano.

Nel 1509, durante la guerra di Cambrai, le truppe dell’Imperatore Massimiliano occuparono la città di Asolo. L’anno successivo, Caterina Cornér si trasferì a Venezia, dove morì nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1510. Le spoglie della regina si trovano nella chiesa di San Salvatore.

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Barco della regina Cornér ad Altivole.
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Il Barco della regina Cornér: l’oratorio e la Porta, o Sala.

La storia del Barco della Regina Cornér

Le origini del Barco della Regina Cornér

Il complesso architettonico, la cui costruzione ebbe inizio nel 1491, si integra sapientemente nel reticolo centuriale del municipio di Asolo (I secolo a.C.), in un territorio fertile e ricco di acque appartenente alla famiglia Cornér dalla metà del quattrocento.

Le indagini stratigrafiche e archeologiche svolte con il patrocinio della fondazione Benetton tra il 1988 e il 1992 hanno individuato tre aree, delimitate da mura, nelle quali si inserivano gli elementi che formavano il complesso rinascimentale.

L’ideazione e la creazione del Barco

La progettazione e costruzione del Barco sono attribuite all’architetto lombardo Francesco Graziolo e al capomastro asolano Pietro Lugato.

L’approvvigionamento idrico della vasta tenuta e dei componenti strutturali del Barco dipendeva da un condotto che attingeva l’acqua da una sorgente di Crespignaga e da un canale della Brentella, diramazione del canale di Caerano già attiva dal 1493.

Architettura e funzionalità del complesso rinascimentale

Una rappresentazione grafica del XVII secolo illustra le funzioni dei tre principali settori del complesso edilizio e della vasta tenuta in cui era inserito.

Adibita a pascolo e a luogo di caccia, l’area più vasta della tenuta si estendeva per cinquanta ettari racchiusi da un perimetro murato di oltre tre km, all’interno del quale si stagliava una torre colombaia. Gli scritti di Antonio Colbertaldo rivelano che durante la bella stagione Caterina Cornér amasse dedicarsi alla caccia in questo luogo ameno, popolato da caprioli, lepri, cervi e conigli e ammantato da una rigogliosa foresta, come illustrato in un disegno del XVII secolo.

Con una superficie di due ettari, il secondo spazio rettangolare era incorniciato da due edifici disposti parallelamente: quello a est, corrispondente alla struttura ancora intatta, e quello a ovest, presumibilmente impiegato per ospitare magazzini e granai. Al centro del giardino sorgeva una fontana i cui giochi d’acqua erano alimentati dalla stessa sofisticata rede idraulica che riforniva anche la fontana della loggia.

Al di sopra dell’ingresso, sul lato sud, si innalzava una svettante torre, come indicato in una mappa del 1716 di Girolamo Tomasoni, mentre quattro torri più basse di elevavano agli angoli della seconda cinta muraria.

Accessibile da tre varchi sul lato meridionale del muro di cinta, il terzo settore, di quasi 5.000 m², era adibito a horto ed era delimitato a nord da una peschiera alimentata dal canale della Brentella.

Procedendo da nord a sud, la struttura sopravvissuta ancora intatta includeva una scuderia, in seguito demolita, un luogo di culto, la Sala accessibile tramite due grandi aperture a tutto sesto nei lati est e ovest, la luminosa Loggia, la Sala “dei Pavoni”, il Salone, la Scala, la sede amministrativa, detta Palajo di officiatura e infine il Quartiere di fanteria, ricostruito a seguito di un incendio del 1979.

L’oratorio

Restaurato nel 1945 a causa di cedimenti strutturali, il luogo di culto a pianta rettangolare è accessibile da una porta architravata sormontata da un arco cieco, ai cui lati si aprono due monofore a tutto sesto. Al di sopra del portale si staglia un’apertura circolare.

Intitolato dal 1805 a S. Caterina d’Alessandria, l’oratorio a pianta rettangolare presenta un’abside a pianta quadrata in cui è inserito un candido altare.

Le pareti meridionale e occidentale dell’oratorio sono decorate da un fregio con coppie di angeli che sorreggono medaglioni con profeti e santi, tra cui si individuano il volto San Giorgio e la testa del drago.

Al di sopra del fregio nella parete sud e nella controfacciata campeggiano altre lunette con immagini di Profeti, la Colomba dello Spirito Santo, la Vergine Maria e l’Angelo dell’Annunciazione.

Esternamente, al di sotto della monofora destra si distinguono le raffigurazioni pittoriche di Giovanni Evangelista e di Francesco d’Assisi, il primo dei quali è riconoscibile per il libro aperto, i lunghi capelli fulgidi e la veste viola, il secondo per la lunga croce e la tonaca monacale di color ocra chiaro.

La Porta o Sala

La semplicità e linearità della struttura si armonizza con la complessità del ricco apparato decorativo che ne ingentilisce la facciata e gli interni.

Inserito in una pregiata cornice architettonica dipinta, il grande arco di accesso è sormontato da un arco trionfale illusorio coronato al suo apice da un putto reggente un cartiglio, in corrispondenza della chiave di volta.

Esternamente, ai lati dell’ingresso, un fregio con arieti e motivi vegetali si frappone tra i riquadri alla base della facciata, ritmati da ottagoni e triangoli policromi, e gli affreschi di San Girolamo Penitente e Apollo e Dafne, rispettivamente in alto a sinistra e in alto a destra, racchiusi da finte colonne corinzie.

Sulla sommità del fronte si articola un fregio con coppie di cavalli alati, le cui code riproducono motivi fitomorfi, rivolti verso medaglioni con volti di profilo. Lo sfondo alterna tonalità viola, verde e rosso.

Il fregio policromo che percorre le pareti interne è nobilitato da motivi vegetali, medaglioni con teste di profilo e finti bassorilievi che ritraggono putti giocosi a cavallo di creature magiche. Di notevole interesse sono i due stemmi del casato dei Cornér, uno cardinalizio con due candide aquile, riferito probabilmente a Giorgio Cornér nipote di Caterina, l’altro ornato da tre leoni rampanti e cinque croci, riferito a Caterina Cornér.

La Loggia

La Loggia è uno degli elementi più rappresentativi e affascinanti del Barco della Regina Cornér. La struttura è scandita sul lato ovest da cinque archi poggianti su colonne e semicolonne corinzie, mentre sul lato est si aprono due eleganti bifore.

Gli esterni sono ingentiliti da finte colonne, tondi e figure alate scudate. lungo il sottotetto si snoda un fregio con cavalli alati e motivi vegetali.

Varcato il maestoso ingresso si può ammirare sulla parete est una cornice architettonica dipinta sulla cui sommità si staglia lo stemma dell’illustre casato con un’aquila imperiale a due teste. Tale decorazione avvolgeva in origine un’elegante fontana.

Le quattro pareti del vano sono percorse da un fregio con delfini, creature marine leggendarie, urne, vasi e motivi fitomorfi su sfondo rosso. Al centro del fregio, sulle pareti est e ovest spiccano gli stemmi comitali dei Cornér. Al centro del fregio a nord si staglia un blasone con bande gialle e verdi.

Al di sotto del fregio di estendono una fascia gialla monocromatica, sostenuta da finte mensole, e un motivo di fasti vegetali.

La Sala dei Pavoni

Articolata su due livelli, la Sala dei Pavoni reca sulla facciata due incantevoli affreschi, purtroppo compromessi dall’usura del tempo, che fiancheggiano la finestra crociata al primo piano. Il riquadro in alto a sinistra ritrae una figura alata e un arciere. Quello in alto a destra raffigura due leoni, una figura femminile e un volto, probabilmente anch’esso femminile.

Il nome della Sala deriva dalle vivaci decorazioni nel vano al primo piano, raffiguranti dei pavoni dal piumaggio sgargiante immersi in uno scenario floreale.

Il Salone

Attualmente inaccessibile, il Salone a pianta rettangolare aveva una funzione agricola e residenziale. Illuminata da quattro finestre crociate, la sala al primo piano includeva due camini. La facciata del Salone è nobilitata da due affreschi raffiguranti due donne senza vestiti, ognuna delle quali con un bambino al proprio fianco. Una delle due figure femminili sembra provenire dalla foresta che si intravede sullo sfondo. Il secondo affresco ritrae un panorama verdeggiante, bucolico, con lepri e conigli.

Superata la Scala, collegamento tra il Salone e l’area più antica della struttura, si individua un altro paesaggio dipinto con una cerva distesa su un prato solcato da un limpido corso d’acqua, cui fanno da sfondo rigogliosi colli alberati, una cinta muraria e delle torri.

Il Palajo di officiatura

Accessibile tramite un portale ad arco ribassato, l’edificio è ornato esternamente da un affresco ambientato in uno scenario marittimo. I protagonisti della composizione sono la splendente figura dorata di un dio nudo, ritratto in piedi su un’onda. In secondo piano si individuano un paggio con un’asta rivolto verso un pescatore e la sua imbarcazione.

Il Quartiere di fanteria

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Frammenti di affresco sulla facciata della Fanteria

L’unica parte superstite di questa porzione di edificio è la parete est, di cui sono rimasti frammenti di affresco con motivi geometrici. Compromessa irrimediabilmente da un incendio nel 1979, la parte restante dell’edificio è stata completamente ricostruita.

Caratterizzata da un soffitto più basso rispetto al resto del complesso edilizio, la fanteria si trova all’estremità sud del complesso e presenta due grandi aperture ad arco ribassato.

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