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Il Museo Civico di Conegliano in provincia di Treviso

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Il Museo Civico di Conegliano in provincia di Treviso | VenetoClub
Portella d’organo raffigurante l’Annunciazione. Bottega di Cima da Conegliano. Pinacoteca del Museo Civico. Archivio fotografico del comune di Conegliano.
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Portella d’organo raffigurante S. Gio­vanni Battista e S. Taddeo. Botte­ga di Cima da Conegliano. Archivio fotografico del comune di Conegliano.

Sede del Museo Civico di Conegliano a partire dal 1946, la Torre della Campana custodisce inestimabili opere pittoriche, documenti cartografici e cimeli archeologici che attestano il valore del patrimonio storico e culturale della città di Conegliano.

La sezione archeologica

Tra i reperti preistorici rinvenuti nel territorio e attualmente esposti nella sezione archeologica spicca una macina a sella in pietra di 6.000 anni fa, nonché diversi utensili in selce, frammenti di vasi in ceramica e resti alimentari che testimoniano la frequentazione di quest’area dal Neolitico all’Eneolitico (fine IV – III millennio a.C.) da parte di una comunità legata alla cultura dei vasi a bocca quadrata, diffusa in Italia settentrionale durante il V millennio a.C.

Negli anni Settanta del Novecento, i ritrovamenti affiorati durante il restauro di Casa Cima hanno confermato la presenza di insediamenti umani sul colle durante l’età del Bronzo nel periodo compreso tra il XIV-XIII sec. a.C. Organizzati su terrazzamenti, tali gruppi umani erano dediti all’agricoltura, alla pastorizia e alla lavorazione della ceramica. Le aree di scavo in località Campolongo e nelle zone limitrofe hanno riportato alla luce resti di abitazioni rustiche di epoca romana in area centuriata.

Il vasto mosaico di rinvenimenti storici spazia da un gigantesco dente di mammut, spade e asce dell’età del Bronzo e del Ferro e una stele funeraria del I sec. a.C. in cui sono ritratti con ogni probabilità due magistrati. Tali reperti sono emersi rispettivamente in località Monticella, a Revine Lago, Falzé di Trevignano, Colfosco di Susegana e Campolongo.

Affreschi del Museo civico di Conegliano

Varcato l’accesso della Torre della Campana, è facile rimanere colpiti dall’affresco rinascimentale che un tempo ingentiliva l’area absidiale della chiesa di S. Antonio Abate dei Canonici Lateranensi di Conegliano, luogo di culto non più esistente. Eseguito nel 1514 da Giovanni Antonio de’ Sacchis, meglio noto come il Pordenone, l’affresco ritrae Maria Maddalena, Santa Caterina e due santi che affiancano una rappresentazione della Madonna col Bambino. Quest’ultima presenta caratteri stilistici diversi rispetto al testo del complesso.

Degni di menzione sono senz’altro i tre affreschi di Palù di Fossamerlo, San Vendemiano (TV). Le opere quattrocentesche ritraggono la Madonna in trono tra Santi, la Crocifissione e l’Ultima Cena. Quest’ultima è attribuita a Giovanni Charlier, noto come Giovanni di Francia. Particolari significativi sono l’assenza di forchette e la presenza di gamberi rossi di fiume sulla tavola imbandita, dettagli osservabili anche nell’Ultima Cena che decora le pareti della Chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave, realizzata dalla stesso autore.

Attribuito a Giovanni di Francia è anche l’affresco raffigurante episodi della vita di San Pietro, staccato dalla minuta chiesa di Zoppè a San Vendemiano.

La Pinacoteca

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Pinacoteca del Museo Civico di Conegliano. Al centro: La consegna delle chiavi a San Pietro di Palma il Giovane, a sinistra e a destra le portelle d’organo raffiguranti rispettivamente l’Annunciazione e i santi Giovanni Battista e Taddeo. Archivio fotografico del comune di Conegliano.

Tra le opere più importanti presenti nella pinacoteca meritano una citazione le portelle d’organo raffiguranti l’Annunciazione della Beata Vergine e i Santi Giovanni Battista e Taddeo della Bottega di Cima da Conegliano, datate tra il 1510 e il 1517 e La Consegna delle Chiavi a San Pietro realizzata da Palma il Giovane tra il 1614 e il 1616.

Nel 1987, Maria Teresa Ancillotto Mazzarolli donò al museo otto dipinti, tra cui si distinguono il San Girolamo penitente attribuito a Jusepe de Ribera, detto Spagnoletto (Xàtiva, 17 febbraio 1591 ; Napoli, 2 settembre 1652) e una raffigurazione della Madonna col Bambino, copia della Zingarella di Antonio Allegri detto il Correggio (Correggio, agosto 1489 ; Correggio, 5 marzo 1534).

Di Francesco da Milano (pseudonimo di Francesco Pagani), pittore lombardo del XVI secolo, è possibile ammirare la Sacra Conversazione. Oltre all’incantevole ritratto di scuola veneta dell’Ambasciatore Antonio Foscarini, la collezione include il ritratto dell’Ammira­glio Vittore Garzoni di Pietro della Vec­chia (Venezia, 1603 ; Vicenza, 8 settembre 1678).

L’itinerario museale espone pregiate sculture di Arturo Martini (Treviso, 11 agosto 1889 – Milano, 22 marzo 1947) e un ovale di terracotta di fine Seicento raffigurante la Gloria di Sant’Antonio di Andrea Brustolon, esponente del barocco veneziano (Belluno, 20 luglio 1662 – Belluno, 25 ottobre 1732).

La sala del Camino

Protagonista della sala al primo piano è uno spettacolare camino veneziano, la cui foggia ricorda quella del corno dogale. Arredata con mobilio tardo rinascimentale, la Cucina è adornata da affascinanti e ben conservate armature dello stesso periodo. La sala espone inoltre sei masse e misure campione della Repubblica Veneta per il controllo di liquidi, delle granaglie e di altri prodotti.

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