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Come raggiungere l’Abbazia di Sant’Eustachio?
Per arrivare all’Abbazia di Sant’Eustachio si può lasciare l’auto in Piazzale della Chiesa, in corrispondenza della parrocchia di San Giovanni Battista, luogo di culto tardo cinquecentesco incorniciato da un lungo filare di tigli e da un oliveto cinto da una siepe ben curata.
Il sentiero di Via Collalto
In autunno, svettanti tigli, olmi, aceri campestri, frassini, noccioli, robinie, sambuchi e bagolari lasciano cadere le proprie foglie sul sentiero, formando un manto dorato e scricchiolante sul quale cadono le ghiande di maestosi roveri e gli involucri spinosi dei castagni.
All’inizio dell’itinerario, volgendo lo sguardo a est, si osserva una graziosa collinetta boscosa la cui conformazione ricorda quella di un castelliere, terrapieno realizzato anticamente con funzione difensiva.
Proseguendo in lieve salita, il percorso regala una veduta suggestiva di un verde declive scandito da vigneti assolati e punteggiato di olivi tortuosi che avvolgono l’antico eremo di San Girolamo.
Una targa al di sopra dell’ingresso del sacello votivo indica che la grotta di San Girolamo era stata distrutta durante la battaglia del giugno 1918 e ricostruita dalla popolazione di Nervesa nel gennaio 1922. Una seconda lapide, recante l’anno 1728, è collocata sul pavimento adiacente all’altare, adornato da una statua acefala di San Girolamo.
La vegetazione che in questa fertile area cresce rigogliosa include piante come il rovo (Rubus ulmifolius), l’ortica (Urtica dioica) e il farfaraccio, il cui nome scientifico, Petasites hybridus, richiama il copricapo a larga tesa indossato dai contadini e dai viandanti dell’antica Grecia chiamato petasos (πέτασος), in riferimento alle ampie foglie di questa pianta adatta ai terreni umidi. Il verbo petánnymi (πετάννυμι) significa infatti “allargare, stendere”.

Storia dell’Abbazia di Sant’Eustachio
Come riportato in una bolla di papa Alessandro II del 1062, il complesso benedettino venne fondato a metà dell’XI secolo, su una preesistente opera fortificata, per volontà di Rambaldo III di Collalto e di sua madre Gisla di Paoluccio, moglie di Rambaldo II conte di Treviso.
Tra i secoli XVI e XVII l’Abbazia di Sant’Eustachio costituì un cenacolo culturale che vide la presenza di eminenti intellettuali rinascimentali, tra cui il drammaturgo Pietro Aretino (Arezzo, 19 aprile 1492 ; Venezia, 21 ottobre 1556) la poetessa Gaspara Stampa (Padova, 1523 ; Venezia, 23 aprile 1554) e Monsignor Giovanni della Casa (Borgo San Lorenzo, 28 giugno 1503 ; Roma, 14 novembre 1556) che tra queste mura si dedicò alla composizione del celebre trattato “Galateo, overo de’ costumi”.
L’Abbazia di Sant’Eustachio nella prima guerra mondiale

Con la rotta di Caporetto, annunciata nella notte del 24 ottobre 1917 dai massicci bombardamenti austro-tedeschi sul fronte dell’Alto Isonzo, le truppe italiane si ritirarono disordinatamente per circa centocinquanta chilometri, subendo pesanti perdite in termini di morti, feriti, prigionieri e sbandati.
Attestatosi sulla riva destra del fiume Sacro alla Patria, il Regio Esercito riuscì a mantenere la posizione sulla linea delle Prealpi e del Piave, resistendo all’impeto dell’avanzata nemica, che il 16 novembre fu respinta sotto il comando del capo di stato maggiore, Armando Diaz, subentrato a Luigi Cadorna l’8 novembre di quell’anno.
Durante la battaglia del solstizio, combattuta dal 15 al 24 giugno 1918, il piccolo comune di Nervesa della Battaglia, racchiuso tra le pendici orientali del Montello e il fiume Sacro alla Patria, non fu risparmiato dall’artiglieria austro-tedesca, che martoriò il placido rilievo boscoso dalla caratteristica forma a fagiolo e il complesso benedettino vi sorgeva.

Il recupero dell’Abbazia di Sant’Eustachio
I decenni di trascuratezza in cui versarono le rovine dell’antica abbazia ebbero fine grazie all’intervento di restauro avviato dalla Società Agricola Giusti Dal Col, a cui il Ministero ha dato in concessione l’uso del sito. Da allora, è stata intrapresa un’attenta opera di manutenzione che ha reso possibile la riapertura del complesso al pubblico.
Oggi, all’interno della tenuta, vengono coltivate pregiate varietà vitivinicole, tra cui Merlot e Cabernet Sauvignon per la produzione del vino iconico “Umberto I”. Sono inoltre presenti altre varietà di Pinot Nero, Glera e Sauvignon Nepis, che è una varietà resistente.
Perché visitare l’Abbazia di Sant’Eustachio?

Avvolti da un’aura di fascino e mistero, i ruderi del complesso benedettino costituiscono uno dei siti archeologici e culturali più significativi della regione.
Conclusa la piacevole escursione naturalistica, si rimane colpiti dalle vedute mozzafiato di ridenti colline scandite da vigneti, costellate di olivi argentati e ammantate di boschi, al di là dei quali lo sguardo si posa sul campanile della chiesa da cui siamo partiti.
Da questa posizione privilegiata, dopo aver contemplato l’eremo di San Girolamo, la vista si perde all’orizzonte sulla vasta pianura trevigiana scandita dalla trama regolare delle siepi e dei campi disseminati di cascine e annessi rustici secolari.
