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Dove si trova Villa Chiminelli?

Villa Chiminelli è situata al civico 1 di Via Lama a S.Andrea oltre il Muson, a circa sei chilometri a sud-ovest delle svettanti mura turrite in mattoni rossi di Castelfranco Veneto. Celebre per aver dato i natali a Giorgione, la cittadella medievale fortificata sorge nel cuore della pianura padana a breve distanza dalle città di Treviso, Padova e Vicenza.
Il toponimo dell’amena località campestre in cui sorge la dimora cinquecentesca è legato al Muson dei Sassi, sofisticata opera di ingegneria idraulica realizzata nel XVII secolo per volere della Dominante. All’altezza di Castelfranco Veneto, il canale rettilineo convoglia parte delle acque del Muson Vecchio per indirizzarle verso il Brenta, il cui corso sfocia nel mare Adriatico a sud di Chioggia.
Tumultuoso nel suo primo tratto, il Muson Vecchio nasce come torrente dalle sorgenti affioranti ai piedi del massiccio del Monte Grappa, discende i declivi soleggiati dell’Asolano e solca la placida pianura verso la Laguna di Venezia.
La storia di Villa Chiminelli

Commissionata da Francesco Soranzo, pievano a S.Andrea dal 1563 al 1595, Villa Chiminelli fu edificata in qualità di abitazione canonica su un preesistente immobile già documentato in un atto divisorio del 1477.
Permutata con la Curia alla morte del committente nel 1597, la dimora storica passò ai Piacentini nel 1614. La villa appartenne ai Tiepolo dal 1852 al 1944, anno in cui il complesso nobiliare fu acquisito dalla famiglia Chiminelli, attuale proprietaria.
Gioiello di arte e architettura rinascimentale, Villa Chiminelli è ingentilita sia internamente che esternamente da affreschi di Benedetto Caliari, fratello di Paolo Veronese, e della sua scuola.
La datazione dell’apparato decorativo è riconducibile al 1578, anno impresso su una tavella sottotegola rinvenuta in loco, coincidente con l’insediamento di Francesco a Vescovo di Treviso.
Architettura di Villa Chiminelli

Il volume compatto del nucleo residenziale è costituito dal piano seminterrato adibito a cantina, dal piano nobile rialzato interamente decorato a fresco e dal piano superiore, un tempo destinato a granaio.

La planimetria della casa dominicale riflette lo schema compositivo del palazzo veneziano con salone centrale passante, quattro sale laterali e loggia di ingresso. L’impianto tradizionale si riflette sia nella distribuzione interna, sia nella composizione dei prospetti.
Completano il complesso edilizio due adiacenze porticate a pianta rettangolare situate a ovest, a lato della villa, e la raffinata cappella gentilizia accessibile dal portico di accesso.

Gli affreschi di Villa Chiminelli, al confine tra realtà e illusione
Orientata a sud verso il giardino all’italiana, la facciata principale del corpo padronale è interamente affrescata con una serie di elementi architettonici di ispirazione palladiana, finemente dipinti con la tecnica del trompe l’œil.
Realizzata in terretta gialla, l’opera illusionistica consta di due coppie di colonne corinzie scanalate, dipinte su uno sfondo a finto bugnato su cui si staglia lo stemma gentilizio della famiglia Soranzo. Sorretto da una figura maschile e da una femminile, lo scudo trinciato d’oro e azzurro è in asse con la triplice aperura della loggia, accessibile tramite una breve scalinata ornata da statue settecentesche raffiguranti le Quattro Stagioni.



L’ampio e luminoso atrio è scandito da finte lesene corinzie che riquadrano figure di musici, poggianti su alti piedistalli. Sulla volta, all’interno di medaglioni, gioiosi amorini volteggiano tra nuvolette sullo sfondo di un cielo terso. Due cornici ovate avvolgono cantori e angeli suonatori di tromba, liuto e violino. L’apparato decorativo include strumenti musicali, festoni vegetali con fiori e frutti nonché spartiti dipinti sui fregi sovrastanti le porte laterali.



Prima di accedere al salone principale, l’attenzione si sofferma sul blasone della famiglia Corner, protettrice di Francesco Soranzo, che campeggia sulla parete nord.


Gli affreschi al piano nobile

Incorniciati da architetture illusionistiche, straordinari paesaggi affrescati amplificano lo spazio percepito del salone di rappresentanza, generando una profondità immaginaria di ampio respiro.
Intervallati da finte colonne corinzie, gli archi, le logge e le finestre dipinte al piano nobile si aprono su gentili declivi assolati, costellati delle vestigia di civiltà antiche circondate da verdi alture che sfumano dolcemente all’orizzonte.
Uno splendore di forme, luci e colori fa eco alla sconfinata campagna veneta che avvolge la villa e la lussureggiante tenuta agricola, percorsa da un lungo viale di cipressi e pioppi cipressini.
Pilastri decorativi sorreggono un ampio arco a tutto sesto, al di sotto del quale si erge una fontana con una scultura in posa aggraziata, con le braccia sollevate sopra il capo. Ai suoi lati osserviamo tre figure femminili, ombreggiate da alberi lussureggianti che risaltano sulla volta celeste.

Nella parete opposta, al di sotto da un grande arco, un concerto campestre si svolge all’ombra di alberi verdeggianti. Tra gli strumenti si riconoscono il liuto, il violino e il violoncello.
Le Virtù Cardinali, Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza sono inserite nei pannelli laterali all’interno di edicole, cui fanno da sfondo ariosi panorami rurali che si estendono oltre finte balaustre. Al di sopra delle porte laterali si osservano le personificazioni monocrome delle Quattro Stagioni. Le sovrapporte centrali recano le immagini di “Susanna e i Vecchioni” e “Samaritana al pozzo”.
Al centro della sala, un sontuoso lampadario pende dall’incantevole soffitto alla sansovina, le cui travature originali sovrastano il pregiato pavimento a terrazzo veneziano.
La sale laterali al piano nobile


La porta est della loggia conduce alla sala di musica, adornata da un trionfo di festoni e trofei che contornano una gran varietà di strumenti musicali.
Al di sopra del camino di marmo campeggia una Madonna in trono con Bambino circondata da putti, mentre nella sovrapporta troviamo le effigi di Maria Maddalena e S. Gerolamo.
Sulla parete nord, nobilitata dalle figure monocrome della Fede, della Carità e della Speranza, lesene ioniche scanalate affiancano un’ampia arcata, decorata con un motivo a ovuli e dardi. Questa si apre su un vivace paesaggio lambito da un tortuoso fiumiciattolo zampillante. Al di là del ponticello di pietra che ne collega le sponde, tra le chiome di alberi frondosi, un obelisco si staglia davanti a un piccolo borgo da cui si innalza una torre, sovrastata dalle montagne che dominano lo sfondo.
Nella stanza a mattina la decorazione si articola in una serie di medaglioni monocromi a soggetto religioso, incorniciati da motivi floreali. Ampie finestre dipinte danno su ameni scenari agresti incorniciati da alberi da frutto.


Una candida finestra dipinta, finemente modanata, si apre su un mondo a noi lontano: in primo piano, sulla sinistra, domina la scena un albero carico di frutti maturi. In secondo piano, lo sguardo si posa sulle rovine di un antico arco, oltre il quale scorre un corso d’acqua solcato da piccole imbarcazioni. All’orizzonte, i profili di imponenti alture si perdono in tenui vibrazioni sui toni del verde e dell’azzurro.

Nella sala a sera, un medaglione al centro di ogni parete illustra episodi biblici contornati da pampini, putti alati e trofei d’armi dipinti con armature e stendardi. Al di sopra del camino in marmo di Verona, si rimane colpiti dalla raffigurazione del martirio di Santa Giustina.

La cucina

A ovest si trova la cucina, ubicata al livello del portico di ingresso. L’anima del focolare domestico è un elegante caminetto ornato da piastrelle policrome. Al di sopra della mensola in cui sono disposti ordinatamente piatti e caraffe di ceramica colorata, troviamo un fucile ad avancarica appeso alla cappa. Sulla parete opposta troviamo una sgargiante quinta di legno dipinta. Illuminata da un sinuoso lampadario a bracci, la cucina è uno degli ambienti più accoglienti della dimora storica.
Dal pianerottolo si accede all’ala ottocentesca e al piano superiore adibito a granaio, con travature del tetto a vista.

Il giardino di Villa Chiminelli

Dalla posizione sopraelevata dell’ingresso meridionale, lo sguardo è indirizzato lungo il viale centrale che dal giardino all’italiana conduce all’antico cancello, incardinato a pilastri di mattoni coronati da statue, superato il quale prosegue all’ombra di cipressi e pioppi cipressini che si estendono a perdita d’occhio nella vasta tenuta della villa, regalando una veduta prospettica da lasciare col fiato sospeso.
Punteggiato di statue di pietra, suggestivi reperti e antichi pozzi, il giardino della residenza signorile è adornato da gelsomini e limoni profumati, ligustri, cedri dell’Atlante, cedri del Libano, magnolie, tigli, lecci, abeti e molte altre rigogliose piante d’alto fusto, le cui floride chiome oltrepassano il muro affrescato che delimita la proprietà sul lato est, rivaleggiando in altezza con la candida mole della vicina chiesa neoclassica di Sant’Andrea Apostolo.

Le quattro siepi di bosso che incorniciano il viale rispecchiano i criteri di equilibrio e simmetria del giardino rinascimentale, basati sulla concezione classica della villa come luogo in cui ci si può dedicare, oltre che all’amministrazione della tenuta, anche all’otium, cioè alla conversazione, alla cultura, allo svago intellettuale. In tale contesto, l’ordine della “natura costruita” del giardino all’italiana mette in comunicazione Villa Chiminelli con il paesaggio circostante, dove trovano spazio l’orto, il brolo e i campi coltivati.


La tenuta di Villa Chiminelli

Scandito dalla regolare successione di filari allevati a Sylvoz, doppio capovolto, il vigneto ottocentesco adiacente la villa è stato riportato all’originario splendore in continuità con la vocazione originaria della villa veneta, concepita dalla nobiltà veneziana come centro nevralgico di un insediamento produttivo, nel quale la maestosità della casa dominicale si concilia con la funzionalità delle pertinenze rustiche, necessarie alla gestione dell’azienda agricola.
La felice posizione del vigneto di Villa Chiminelli, nella fertile area doc della Marca Trevigiana, presenta il microclima e il terroir ideali per la maturazione delle uve gradevolmente aromatiche da cui nasce “Terre di Giorgione”, il cui nome si ispira al progetto Ville di Giorgione, promosso dal Comune di Castelfranco Veneto.
Il Prosecco DOC Treviso Extra Dry prodotto nella tenuta di Villa Chiminelli si presenta alla vista di colore giallo paglierino con riflessi dorati e spuma persistente. All’olfatto offre un profumo piacevolmente fruttato; al palato risulta asciutto, armonico e vellutato, espressione dell’identità di un territorio da sempre vocato alla produzione di eccellenze vinicole.
Il Museo Conciario
All’interno di un annesso rurale a ovest della Villa, un ricco mosaico di macchinari e utensili impiegati nel settore conciario tiene vivo il ricordo della Scamosceria del Grappa, una delle più fiorenti realtà produttive del Bassanese di cui si può tutt’ora ammirare l’insegna.

Sorta lungo il corso del Brenta, la storica azienda della famiglia Chiminelli trae origine dalla fabbrica “per acconciar pelli camozine ad uso di Germania” fondata a Bassano nel 1773 da B. Jonoch.

All’interno del rustico in mattoni a vista, tra antichi bottali, torchi e cavalletti per lavorare le pelli, troviamo alcuni carriaggi e carrozze secolari.

Il Museo Agricolo

Allestito al primo piano della barchessa porticata di fine Settecento, situata tra il giardino e il Museo Conciario, il Museo Rurale e Artigianale guida il visitatore alla scoperta di oltre mille oggetti che definivano la quotidianità, le tradizioni, le attività agricole e artigianali del nostro passato. Il percorso espositivo, articolato in sezioni tematiche, comprende strumenti utilizzati nella selvicoltura, nel lavoro dei campi, in ambito tessile e nella cucina tradizionale.

Il Museo Etnografico

Tra le rarità custodite al primo piano dell’ala ovest dei Rustici, spiccano cavallucci a dondolo, un dettagliato mappamondo di legno, un biciclo in ottimo stato di conservazione, strumenti musicali, attrezzature sportive come sci e un vogatore di legno, nonché vasche, lavabi, carte da gioco e preziose stampe d’epoca di intramontabile fascino storico. La collezione è arricchita da macchine per la stampa, grammofoni e proiettori, significative testimonianze dei radicali cambiamenti tecnologici e sociali introdotti dalla rivoluzione industriale.

Perché visitare Villa Chiminelli

Spettacolari affreschi illusionistici, eseguiti da maestri della scuola veneta, si pongono in continuità con l’architettura di sapore palladiano di una prestigiosa residenza della seconda metà del Cinquecento, proseguendo idealmente nel viale prospettico che ne attraversa il lussureggiante giardino e la rinomata tenuta. Da questo sapiente dialogo tra arte, natura e architettura nasce l’armoniosa sintesi tra la civiltà di villa e la civiltà di giardino di cui Villa Chiminelli costituisce un mirabile esempio.
In questo luogo magico, nel cuore della pianura padana, gli ampi e luminosi ambienti della dimora rinascimentale e delle adiacenze rurali circondate dal verde rappresentano il contesto ideale per svolgere conferenze, congressi, cerimonie, eventi memorabili di ogni genere in un’atmosfera fiabesca in cui sembra sfumare il confine tra sogno e realtà.



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