Villa Fiorita a Monastier di Treviso

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Cancello e prospetto di rappresentanza di Villa Fiorita a Monastier di Treviso.

Dove si trova Villa Fiorita?

Situata in Via Giovanni XXIII, 1, Villa Fiorita sorge in località Fornaci a Monastier di Treviso, nella limpida fascia di fontanili compresa tra il Sile e il Piave.

La verde distesa della bassa pianura trevigiana in cui la proprietà nobiliare si inserisce è solcata dal Vallio e dal Meolo, gelidi fiumicelli di risorgiva le cui acque hanno favorito i commerci e lo sviluppo rurale di questo fertile territorio da sempre vocato all’agricoltura.

Oltre a plasmare l’assetto urbano del paese, il Meolo ha contribuito a delineare l’organizzazione strutturale dell’Abbazia di Santa Maria di Pero, capolavoro di architettura millenario recante le cicatrici della prima guerra mondiale.

Villa Fiorita e l’Abbazia di Santa Maria di Pero

La proprietà gentilizia è ubicata a sud-est del complesso monastico, la cui fondazione è legata a un lascito di Ottone I del 958 d.C.
Il nome del compendio, da cui trae origine il toponimo del comune, richiama l’antica denominazione del Meolo, affiorante dalle sorgenti cristalline in località Campagne a Breda di Piave.

Il corso d’acqua che costeggia l’Abbazia a nord fu determinante nel definirne l’articolazione spaziale, alimentando con le proprie acque il brolo di novemila metri quadri che rende il nucleo benedettino, con il suo chiostro rinascimentale, gli ariosi portici e lo svettante campanile di quarantaquattro metri, uno dei più affascinanti punti di riferimento culturali e naturalistici della regione.

Il fiume attraversa quindi il centro del paese, lambisce il confine sud-ovest del comune e prosegue in direzione sud fino raggiungere l’omonimo abitato in provincia di Venezia, dove confluisce nel Vallio a circa venti chilometri dalla propria fonte.

La presenza del porto pirense, prospero crocevia di traffici fluviali, unitamente alla via Claudia Augusta, strada romana del I secolo d.C che da Hostilia e Altinum conduceva al Danubio, diede impulso alla fiorente economia di questo incantevole angolo di Pianura Padana, il cui paesaggio, scandito da rinomati vigneti di Prosecco avvolti da siepi rigogliose, è nobilitato dalle sontuose dimore che l’aristocrazia imprenditoriale veneziana fece erigere nell’ambito di una capillare rivoluzione agraria, di cui la villa veneta costituiva il baricentro monumentale ed economico.

Storia di Villa Fiorita

Villa Fiorita dal XVII al XX secolo

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Mappale del 1680 raffigurante l’Abbazia di Santa Maria di Pero e la casa colonica in località Fornaci.

Concepita come residenza di villeggiatura, la proprietà signorile fu costruita nel periodo compreso tra il 1680 e il 1710 per volere della famiglia Bragadin. Tale datazione si evince dai registri d’estimo dell’epoca, dai quali risulta che prima del 1680 esisteva in questo luogo solo una grande casa colonica.

Una delle ventiquattro famiglie Patrizie che costituirono Venezia, i Bragadin, in origine Ipato, sono annoverati nel libro d’oro come Dogi, Patriarchi, Senatori e procuratori di S. Marco.

La proprietà dell’illustre casato è così descritta in un mappale del 1713:

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Mappa catastale del 1713 che illustra l’Abbazia di Santa Maria di Pero e la casa dominicale di N.H. Alvise Bragadin, con barchesse e dodici casette in località Fornaci.

«Il N.H. Alvise Bragadin ha un pezzo di terra A.P.V. con casa Dominicale, Barchesse e dodici casette in loco detto Fornaci tenute da diversi, di campi 26 e quarti 3. Confina a mattina col N.H. Vincenzo Bragadin, a mezzodì la strada e N.D. Lucrezia Foscarini, a monte il Monastero di San Giorgio Maggiore. La casa dominicale è tenuta ad affitto dal N.H. Domenico Gritti».

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Testo del mappale del 1713 di Villa Fiorita a Monastier di Treviso.
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Seconda parte del testo del mappale di Villa Fiorita, anno 1713.

Appartenuta agli inizi dell’Ottocento al sig. Tramonti, contabile e segretario comunale del comune di Monastier, la proprietà passò nel 1873, durante il dominio austriaco, ai conti Ninni, nobili veneziani originari di Salonicco, i quali, acquistando nello stesso anno il vicino monastero della Madonna di Pero e molti terreni circostanti crearono uno dei più grandi possedimenti della zona.

Monastier di Treviso durante la prima guerra mondiale

Durante la Grande Guerra, l’Abbazia di Santa Maria di Pero ospitò diversi reparti militari e un distaccamento della Croce Rossa Americana, nella quale si era arruolato l’allora diciannovenne Ernest Hemingway.

La facciata della chiesa abbaziale, unico elemento superstite del luogo di culto oltre alla torre campanaria, risparmiata dai colpi d’artiglieria austriaci, rappresenta una significativa testimonianza dell’impatto del primo conflitto mondiale sul territorio.

I costi di ricostruzione della chiesa arcipretale, realizzata in stile neoromanico in località Fornaci dal 1923 al 1927, furono a tal punto onerosi da portare la Banca d’Italia, nel 1934, a commissariare la Cassa rurale di Monastier.

Ernest Hemingway, da Casa Botter a Villa Fiorita

Con lo scoppio della battaglia del solstizio, il futuro premio Nobel per la letteratura fu trasferito lungo la linea del fronte del Basso Piave. Provenendo da Schio, il giovane volontario giunse a Fossalta di Piave sul finire di giugno del 1918. A Monastier di Treviso alloggiò a Casa Botter, nella quale era allestito il Posto di Ristoro numero 14 dell’American Red Cross.

Durante il suo servizio nell’ARC, Ernest Hemingway dava soccorso ai soldati impegnati nella guerra di trincea, spostandosi lungo i sinuosi sentieri di campagna che mettevano in comunicazione Fossalta di Piave con le località di Monastier, Fornaci e Pralongo. Quest’ultima è nota per l’antico santuario della Madonna Nera, adibito a ospedale militare, che vide la presenza del celebre giornalista e scrittore.

La partecipazione di Ernest Hemingway a questa fase cruciale del conflitto è documentata anche a Villa Albrizzi e a Villa Fiorita. Descritta come “la casa dei bachi da seta” in insonnia, una delle brevi storie dell’antologia I quarantanove racconti (The Fifth Column and the First Forty-Nine Stories), Villa Albrizzi destinò parte dei suoi ambienti alla “Casa del Soldato”.

Residenza estiva del conte Emilio Ninni, nell’ultimo anno di guerra Villa Fiorita fu abbandonata e occupata dalle truppe militari e dalla American Red Cross. Oggi, i suoi vasti e luminosi ambienti fanno da cornice a una mostra dettagliata che ripercorre le vicende che coinvolsero Ernest Hemingway in questi luoghi martoriati dalla guerra, dalle quali il giovane ufficiale trasse ispirazione per i romanzi Addio alle armi e Al di là del fiume, sotto gli alberi, capolavori in cui sono descritte le località di Monastier e Fornaci.

Nella notte dell’otto luglio, mentre trasportava un soldato italiano ferito, il giovane volontario fu colpito dalle schegge di una granata di mortaio e da un proiettile di mitragliatrice. Ricoverato all’ospedale di Milano, Ernest Hemingway fu insignito della croce di guerra americana e della medaglia d’argento italiana per il valore dimostrato al fronte.

Villa Fiorita dagli anni Settanta a oggi

Villa Fiorita antica
Nel 1932 il Dott. Guido Prosdocimo prese in affitto Villa Fiorita dai Conti Ninni e la trasformò in ospedale.

Adibita a ospedale nel 1932 dal dott. Guido Prosdocimo, Villa Fiorita fu acquistata nel 1970 dal Dott. Calvani, fondatore del gruppo Sogedin, il quale ne cambiò la destinazione d’uso trasformandola in casa di cura.

Il successo dell’attività rese necessaria la costruzione un nuovo edificio per ospitare le attività sanitarie. Con il trasferimento di tali servizi nella nuova struttura, la villa fu oggetto di un’accurata ristrutturazione e trasformata in un albergo di lusso, coerentemente con la sua originaria vocazione di residenza per il soggiorno e il benessere.

Il gruppo Sogedin

Il gruppo Sogedin si configura come una realtà complessa e articolata in grado di coniugare competenze in ambito sanitario, socio-assistenziale, educativo e ricettivo.

Convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, la Casa di Cura Giovanni XXIII, nella quale operano oltre ottanta medici e più di quattrocento paramedici, è dotata di tecnologie radiologiche all’avanguardia. A questa realtà si affianca un centro medico specialistico con oltre trentacinque medici.

Sede del centro servizi all’anziano, “Villa delle Magnolie” dispone di centoottanta posti letto, ospita un centro Alzheimer e uno per le dimissioni ospedaliere, mentre l’asilo micro-nido “La casa sull’albero” risponde alle esigenze del territorio e dei dipendenti del gruppo Sogedin.

A completare il quadro delle attività è il gruppo alberghiero Sogedin Hotels, che gestisce quattro alberghi per un totale di oltre quattrocentocinquanta camere distribuite nel territorio veneziano.

Architettura di Villa Fiorita

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Il giardino, il corpo padronale e le barchesse di Villa Fiorita.

Il prospetto di rappresentanza di Villa Fiorita

Articolata su tre livelli compreso il sottotetto, la dimora signorile è conclusa da una sopraelevazione mediana passante sulla quale si imposta una copertura a doppio spiovente.

Ingentilito in facciata da un timpano triangolare finemente modanato, al di sotto del quale si aprono due finestre, il volume sommitale è coronato ai vertici da tre guglie a forma di vaso. La medesima soluzione stilistica si ripete alle estremità del tetto del corpo centrale.

Simmetrica e verticalmente tripartita, la facciata del nucleo residenziale presenta finestre rettangolari sia al pianterreno che al primo piano. Queste ultime affiancano tre portefinestre archivoltate che danno su un candido poggiolo. Al di sopra della chiave dell’arco, una raffinata cornice separa la trifora dal volume timpanato soprastante. Il mezzanino è ritmato da quattro fori ovali, in asse con le aperture sottostanti.

L’ingresso, ai cui lati si dispongono due finestre dal profilo mistilineo con sinuose inferriate, è anticipato da un’elegante pensilina i cui sostegni ricordano i pali “da Casada” veneziani. Decorati da una spirale rossa, questi sono conclusi da un pinnacolo dorato a forma di sfera, adornato da un motivo a foglia e culminante con un puntale.

L’edificio centrale prosegue simmetricamente nelle ali laterali a due piani che si estendono per l’intera profondità del corpo centrale, conferendo al complesso una volume compatto.

l’Oratorio e le barchesse di Villa Fiorita

Ortogonali rispetto allo sviluppo della villa, due corpi di fabbrica a pianta rettangolare si protendono a sud inquadrando un’ampia area pavimentata con listelli di cotto disposti a spina di pesce. Ai toni caldi del cortile fa eco il manto erboso che ne contorna il perimetro, ombreggiato agli angoli da quattro olivi tortuosi dalle chiome fronzute.

L’oratorio dedicato a S. Francesco di Paola, realizzato in una delle barchesse senza il permesso abbaziale, ottenne l’indulgenza il 4 luglio 1736.

I fabbricati laterali presentano sul lato meridionale un avancorpo nel quale si apre un luminoso ingresso ad arco ribassato. Questo è nobilitato da un timpano ricurvo al di sopra del quale si apre un foro quadrilobato. A concludere lo sviluppo verticale della struttura è un frontone triangolare che si raccorda al tetto a padiglione della barchessa.

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Giardino alberato, cancello e prospetto di rappresentanza di Villa Fiorita a Monastier di Treviso.

Il cancello d’ingresso e la fontana di Villa Fiorita

Due statue di donna cinte da raffinati drappeggi, una delle quali reggente una cornucopia, sormontano i pilastri a cui è incardinato il cancello che dà accesso alla villa.

Posta tra l’elegante cancello e l’ingresso di rappresentanza, al centro della corte si staglia una fontana formata da due vasche concentriche, i cui zampillanti giochi d’acqua convergono nella scultura di una giovane dama avvolta da eleganti panneggi.

Con lo sguardo rivolto al cielo, la figura femminile è ritratta in una posa solenne e aggraziata, con le braccia distese lungo i fianchi mentre regge delicatamente una ghirlanda di fiori che ne adorna i lunghi capelli ondulati e le ricade sulle spalle.

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Fontana con giochi d’acqua e dettaglio di statua di fronte all’ingresso di Villa Fiorita.

Armoniosa sintesi tra civiltà di villa e civiltà di giardino, Villa Fiorita si rivolge su un lussureggiante parco costellato di cedri, olivi, magnolie, aceri, palme, robinie, pini marittimi e molte altre floride piante d’alto fusto incorniciate da siepi ben curate.

Simbolo del glorioso passato della Repubblica di Venezia, la dimora storica racchiude in sé i principi fondativi del concetto di villa veneta, intesa come ameno luogo di otium e al tempo stesso fulcro di un’efficiente realtà produttiva in ambito agricolo. Tale modello trova corrispondenza in Villa Fiorita nell’equilibrio tra la magnificenza del corpo padronale e la funzionalità delle maestose adiacenze rustiche.

Villa Fiorita è un punto di riferimento per chi desideri scoprire lo straordinario patrimonio paesaggistico e architettonico della bassa pianura trevigiana, nonché approfondire gli avvenimenti che colpirono Monastier durante la Grande Guerra attraverso il vissuto di uno dei più grandi scrittori del Novecento, autore di alcuni dei più celebri capolavori letterari sulla Prima guerra mondiale.

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