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Dove si trova Villa Maria?

I dodici fiumi di risorgiva che solcano da nord a sud il territorio comunale, tra cui il Melma e i suoi tributari, il Piovesan e il Rul, nonché il rio Polise, il Bagnon, il Mignagola e il Musestrelle, affluenti del Musestre, sono stati sfruttati sin dall’antichità per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’artigianato. I loro corsi venivano convogliati nei canali di irrigazione e nelle rogge di numerosi mulini, falegnamerie, cartiere e magli che fin dal Medioevo hanno caratterizzato il paesaggio di questo incantevole angolo della gioiosa Marca Trevigiana.

Impiegato per secoli per la navigazione e il trasporto fluviale, il sinuoso corso del Melma, le cui principali sorgenti affiorano in località “Le Fontane Bianche” a Lancenigo, attraversa il placido panorama agreste di Carbonera, un tempo punteggiato di case coloniche e di casoni realizzati in legno, paglia e canne, circondati da vaste distese di campi coltivati incorniciati da folte siepi.
Prima di sfociare nel Sile a Silea, il fiume scorre all’interno dei parchi di Villa Maria e di Villa Gradenigo, ora Pellegrini, e lambisce le proprietà di Villa Bianchini e Villa Avogadro.
Queste sono solo alcune delle magnifiche ville venete che costellano il territorio di Carbonera, testimonianze dell’espansione del dominio veneziano su terraferma a partire dal XIV secolo. Fulcro di vasti insediamenti produttivi, esse coniugano la maestosità del corpo padronale con la funzionalità degli imponenti edifici rurali essenziali per l’amministrazione del possedimento fondiario.

Le origini di Villa Maria
Come riportato nelle mappe del catasto veneziano agli albori del Settecento, la proprietà signorile apparteneva al signor Pietro Castelli di Venezia.
Dai registri d’estimo dell’epoca apprendiamo che: “L’antescritto signor Pietro (Castelli da Venetia) ha un pezzo di terra broiliva con un palazzo, giardino, barchesse, caneve, stalle et con una casa di coloni con un cortivo. Confina a mattina la strada, a mezodì esso signor Pietro con beni sotto Carbonera, parte la Melma, a sera ed a monte la detta Melma. De campi 4.” (Archivio di Stato, Treviso, Archivio Storico Comunale, B. 1194, c.273v, n° 98).
Ulteriori terreni e immobili del sig. Castelli sono documentati a Pezzan, dove possedeva settantasette campi circa, sei casette, un casone, una casa da coloni, una casa di muro coperta di coppi, una fornace ad uso di pietre e coppi. A Biban e a Carbonera la proprietà del nobiluomo includeva trentanove campi, una casetta, un casone, una casa colonica, una casa muratta, soleratta, coperta a coppi con cortivo et orto.
Nel XIX secolo, il complesso costituito dalla casa di villeggiatura, un giardino, l’oratorio e il prato, la casa del gastaldo e la casa del massaro, apparteneva al signor Gaio Sebastiano del fu Antonio, uno dei maggiori proprietari fondiari di Pezzan (Archivio di Stato di Venezia, Catasto Napoleonico, Sommarione, 1084, Pezzan di Melma).
Architettura di Villa Maria

Di probabile fattura seicentesca, il nucleo residenziale a pianta quadrata si caratterizza per un volume compatto, ripartito in tre piani compreso il sottotetto, che rispecchia la tradizionale struttura del palazzo veneziano con salone passante e stanze laterali.
Rivolto a sud, il prospetto di rappresentanza è simmetrico e verticalmente tripartito. Delle sette finestre ad arco tondo presenti al piano nobile, le tre centrali si aprono su un elegante poggiolo di pietra. Il finestrone mediano, più ampio e in asse con il portale d’ingresso, offre una veduta privilegiata del parco alberato ottocentesco della residenza nobiliare.

Al secondo piano, uno stemma di pietra campeggia tra sei finestrelle quadrangolari, poste in asse con le aperture sottostanti. Sotto la linea di gronda, una cornice con motivo a dentelli circoscrive la sommità dell’edificio, coronato da un tetto a quattro falde.
Le pareti laterali del salone al piano nobile recano tre raffigurazioni pittoriche di panorami rurali, firmate F. Bressanin. Gli affreschi che adornano il soffitto del salone rappresentano tre putti e una figura femminile.

La barchessa, l’oratorio, la torre colombara
Un volume intermedio mette in comunicazione il corpo centrale con l’imponente barchessa porticata. Conclusa da un piano superiore ridotto, quest’ultima è scandita da cinque arcate a tutto sesto.
La proprietà include sul lato sinistro del cancello d’entrata un candido oratorio, il cui restauro si è concluso nel 2019. Prospicente Via Grande di Pezzan, la facciata del luogo di culto reca al di sopra del portale la scritta: Ave Maria.
È plausibile che le famiglie proprietarie della cappella, rispettivamente i Gaggio, i dal Maschio e i Lebreton, fossero le stesse proprietarie della villa veneta che conosciamo oggi come Villa Maria. Con l’ausilio dei padri maristi, nel 1950 la proprietà nobiliare divenne un istituto per il recupero e il reinserimento di una quarantina di minorenni. Nel 1985 il Ministero di Grazia e Giustizia diede il complesso di Villa Maria in concessione ventennale al comune di Carbonera.
Sul retro si innalza una torre colombara in buono stato di conservazione, l’unica nel comune di Carbonera.
Il parco di Villa Maria

Il parco ottocentesco di Villa Maria (ex Villa Lebreton) contrappone alla simmetria e al rigore geometrico del giardino all’italiana il calcolato disordine del giardino all’inglese, le cui linee sinuose e imprevedibili invitano a inoltrarsi in un ambiente lussureggiante e all’apparenza primigenio, suscitando stupore e meraviglia.
Il parco accoglie un’ampia varietà di specie arboree, sia autoctone (abete, cipresso, pino, tasso, acero, albero di Giuda, carpino, faggio, frassino, leccio, ligustro, olmo campestre, ontano, pruno, quercia, tiglio, platano occidentale) sia esotiche come la palma, il pioppo americano, il cedro deodara, il kaki (Diospyros kaki) originario della Cina centro-meridionale, la magnolia grandiflora, proveniente dalla costa sud-orientale degli Stati Uniti, e l’albizzia, diffusa nelle aree tropicali di Africa, Asia e Australia.
La presenza di flora esotica nei parchi delle ville venete sottolinea il desiderio della committenza di affermare il proprio prestigio sociale ed economico, marcando una netta separazione tra la monumentalità, lo splendore e la ricercatezza del giardino signorile e l’uniformità della campagna circostante.
Tale proposito trova conferma nel grande cedro svettante di fronte alla facciata della villa, scelto come albero di rappresentanza per il suo portamento regale e la sua imponente altezza capace di raggiungere i quaranta metri.
Riaperto al pubblico il 9 agosto 2020 dopo molti anni di abbandono, il Parco di Villa Maria è tornato al suo antico splendore grazie agli interventi di riqualificazione che hanno coinvolto l’associazione “Volontari per Carbonera”. I lavori di ripristino dell’area verde hanno compreso la potatura degli alberi, la rasatura del prato, la rimozione di erbe infestanti, di piante malate, di vecchi tronchi e di alberi caduti. Oggi, il parco di Villa Maria rappresenta un luogo ideale per svolgere attività sportive e iniziative culturali a cui l’intera comunità può partecipare in un’atmosfera fiabesca in cui il tempo sembra essersi fermato.




Bellissima ricerca, chiara e utile per aggiungere molte e utili notizie, e particolarità, su questa parte di Carbonera non molto nota ai più.
Grazie del vostro prezioso contributo.