Villa Navagero Erizzo a San Biagio di Callalta (TV)

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Parco e prospetto nord di Villa Navagero Erizzo a Rovarè, San Biagio di Callalta (TV).

Ringraziamo Elena Santagà per il materiale fotografico e per le accurate analisi di Gino Santagà e di Luciano Vanzella.

Quando si arriva a Rovarè, frazione del comune di San Biagio di Callalta, si rimane colpiti dalla maestosità di un complesso signorile immerso nella fertile campagna della bassa pianura trevigiana, nella rigogliosa fascia dei fontanili compresa tra il Sile e il Piave.

Uno dei rari esempi di Villa Veneta rimasta intatta in tutte le sue strutture, Villa Navagero Erizzo è incorniciata da un parco di quasi cinque ettari, attraversato da oltre due chilometri di viali e giardini all’italiana nei quali si sprigiona, con l’arrivo della primavera, un trionfo di luce e colori da lasciare col fiato sospeso.

Il complesso si trova a breve distanza dalla candida chiesa neoclassica di San Mauro Abate. Contornato da lecci, cedri e cipressi, il luogo di culto del XVIII secolo sorge lungo il placido corso del Meolo, le cui sponde erbose ricevono l’ombra di salici piangenti e svettanti pioppi cipressini.

Rinomato per la produzione del prosecco e di vini D. O. C., il territorio della gioiosa Marca in cui la villa si inserisce armoniosamente è solcato da una fitta rete di fiumi di risorgiva ad andamento meandriforme, tra cui il Nerbon, il Musestre, il già citato Meolo, il Rio Piavesella e il Vallio, le cui limpide acque, serpeggianti tra floridi vigneti e folte siepi di acacie, ontani, olmi, aceri, gelsi e molte altre piante d’alto fusto, sono convogliate nel fossato che secoli orsono delimitava i fastosi giardini della grandiosa Villa Da Lezze, capolavoro perduto di Baldassarre Longhena.

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Parco di Villa Navagero Erizzo a Rovarè, San Biagio di Callalta (TV).

Il restauro di Villa Navagero Erizzo

Fino a otto anni fa, quando la villa era destinata esclusivamente a residenza privata, il prospetto settentrionale della dimora storica si poteva solo intravedere attraverso l’elegante cancello principale, in Via XXV Aprile. Ornato dallo stemma dei Navagero, quest’ultimo è incardinato a pilastri bugnati coronati da statue, raffiguranti a destra una dama avvolta in eleganti panneggi, a sinistra un guerriero con elmo, armatura e mantello, armato di lancia e scudo. Le due solenni figure vegliano sulla proprietà gentilizia, tutt’ora pervasa da un’aura di fascino e mistero.

Acquistato da Gino Santagà sul finire degli anni Settanta del Novecento, il complesso nobiliare è stato sottoposto nell’arco di trent’anni a minuziosi interventi di restauro e riqualificazione. I lavori hanno interessato la villa padronale, la cappella privata, le ex stalle, gli appartamenti della barchessa est, nonché il rifacimento integrale dei tetti e dei pavimenti della barchessa ovest, con l’obiettivo di riportare all’autentico splendore il complesso monumentale.

Da cinque anni, Elena Santagà cura l’organizzazione di eventi in villa e nella barchessa sia in occasione di matrimoni, compleanni, convegni ed eventi privati sia creando eventi pubblici in collaborazione con Biennale Ville Venete e Grande Galà della Moda, con appuntamenti ricorrenti con l’Alto Artigianato Italiano che vedono la partecipazione di alcuni tra i migliori Artigiani italiani.

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Statua del generale Filopemene di fronte a una teoria di colonne classiche, cui fa da sfondo una quinta di cipressi. Parco di Villa Navagero Erizzo a Rovarè di San Biagio di Callalta (TV).

Storia di Villa Navagero Erizzo

La famiglia Navagero

Sebbene la nomina a Podestà di Treviso di Giovanni Navagero nel 1420 costituisca la prima attestazione del legame tra la nobile famiglia veneziana e il territorio della Marca, le più antiche evidenze documentarie di una residenza dei Navagero nella campagna di Rovarè, completa di pertinenze funzionali alla gestione della tenuta agricola, compaiono per la prima volta nel testamento di Bernardo Navagero (datato 16 luglio 1576), probabile nipote dell’omonimo cardinale e vescovo di Verona (Venezia 1507 ; Verona 1565).

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Facciata meridionale di Villa Navagero Erizzo rivolta su antico pozzo di pietra, collocato nel punto di incontro di due vialetti perpendicolari che attraversano il giardino.

È tuttavia verosimile ritenere che la casa dominicale fosse già esistente nella prima metà del Cinquecento e che fosse luogo di villeggiatura di Andrea Navagero (Venezia, 1483 ; Blois, 8 maggio 1529), poeta, umanista e fine letterato nonché stretto collaboratore di Aldo Manuzio, ritenuto uno dei più grandi editori e tipografi di tutti i tempi.

A sostegno di questa ipotesi concorrono gli Epigrammi di Andrea Navagero, in cui l’autore, immortalato in compagnia di Agostino Beazzano nel ritratto di Raffaello del 1516, delinea scene di vita nella campagna trevigiana e riferimenti alla residenza campestre di Rovarè.

Particolare degno di nota è inoltre l’anno 1595, inciso nella campana dell’oratorio.

Dai registri d’estimo del 1710 apprendiamo che la sontuosa proprietà comprendeva un “brolo arativo, prativo, vitato con palazzo dominicale et sue barchesse, giardino orto e tutte le sue abentie et pertinenze, il tutto recintato di muro, sono campi 4 1\2”. La coeva mappa catastale restituisce l’immagine dell’abitazione con piano nobile rialzato e un piano superiore, caratterizzato da cinque finestre di ridotta altezza.

Tale configurazione, unitamente a elementi quali gli stemmi delle famiglie Navagero e Papadopoli che adornano il caminetto al pianterreno e le decorazioni in marmi policromi dello scalone, lascia supporre che l’intervento di sopraelevazione dell’originario corpo cinquecentesco abbia visto il coinvolgimento di Baldassare Longhena nella seconda metà del XVII secolo, periodo in cui l’architetto era impegnato a Rovarè per l’edificazione di Villa Da Lezze.

Alla morte dell’ultimo esponente della casata, anch’esso chiamato Andrea, già decemviro e triumviro nonché munifico sostenitore della Dominante nella guerra del Peloponneso, la proprietà fu acquisita dalla famiglia Erizzo, la quale proseguì gli interventi di valorizzazione del complesso edilizio e della fiorente proprietà terriera.

Tra le testimonianze cartografiche più significative della proprietà emerge un disegno dell’agrimensore Alberto Cian, raffigurante una veduta aerea vivacemente colorata del complesso monumentale, del brolo e del giardino barocco nella località di “Roverè”, toponimo che nel 1811 cambiò nell’attuale “Rovarè”.

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Fontana con zampillanti giochi d’acqua orata da statue di ippocampi nel parco di Villa Navagero Erizzo, Rovarè di San Biagio di Callalta (TV).

La famiglia Erizzo

Ultimo discendente della casata dogale, Niccolò II Guido Erizzo (1761 – 1847) si distinse per la fine abilità di interpretare e assecondare i profondi mutamenti nel panorama geopolitico europeo tra i secoli XVIII e XIX, dal tramonto della Repubblica di Venezia all’invasione napoleonica, dalla dissoluzione del Regno d’Italia all’affermazione del Regno Lombardo-Veneto. Ne sono prova i numerosi onori ricevuti: cavaliere dell’Ordine della Corona Ferrea, Conte dell’Impero asburgico, Consigliere e Gran Ciambellano dell’Imperatore, nonché Gran Maggiordomo del Regno Lombardo-Veneto.

Oltre al suo riconosciuto acume politico, Guido Erizzo diede prova di ingegno e spirito d’iniziativa in ambito edilizio, destinando, con criteri funzionali e decorativi, i materiali recuperati dalla demolizione della vicina Villa Da Lezze al miglioramento della proprietà signorile, come documentato da Alberto Cian nel “Catastro e Disegni dei Beni fondi spettanti all’agenzia di Rovarè” del 1842.

Tali interventi compresero l’ampliamento delle pertinenze agricole, delle cantine e delle stalle adiacenti ai corpi di fabbrica del complesso, la costruzione del porticato tra l’edificio padronale e la Foresteria e la realizzazione, all’interno di quest’ultima, dell’abitazione a uso invernale, pavimentata con terrazzo alla veneziana, nel quale è inscritto il monogramma “G.E.”, con la data 1811 e lo stemma degli Erizzo (azzurro, a banda d’oro recante, in alto, un porcospino, in basso, una “E” alla gotica).

Al 1818, anno riportato nella targa dedicatoria, risale invece la costruzione del nuovo oratorio.

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Ingresso meridionale di Villa Navagero Erizzo e Viale di cipressi.
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Viale prospettico di Villa Navagero Erizzo, elaborato cancello di ferro con lo stemma dei Navagero.

Villa Navagero Erizzo dal 1847 a oggi

Nel 1847, con la morte senza discendenti diretti di Guido Erizzo, la proprietà fu ereditata dal marchese Guido Bandini. Nel 1850 fu della signora Maria Gaspari Balolarini, la quale nel 1851 rivendette l’intero possedimento ai dalla Rovere di Treviso.

Acquisita da Tatiana Levada, Villa Navagero Erizzo fu venduta da quest’ultima all’industriale immobiliare Gastone Gasparello e, nell’ottobre 1977, acquistata da Gino Santagà, il quale avviò, sotto la supervisione della Soprintendenza, l’accurato intervento di restauro di tutti gli edifici del complesso (villa padronale, cappella privata, ex stalle, appartamenti nella barchessa est, rifacimento dei tetti e dei pavimenti della barchessa ovest), di cui oggi possiamo ammirare gli straordinari risultati.

Architettura di Villa Navagero Erizzo

Il corpo padronale

La casa dominicale, a pianta quadrata, è costituita da un piano rialzato di fattura cinquecentesca al quale fu aggiunto, con ogni probabilità nella seconda metà del Seicento, il piano nobile. Conclusa da una copertura a doppio spiovente, la sopraelevazione mediana risalente al 1901 si estende per l’intera profondità del corpo di fabbrica, a coronamento dello sviluppo verticale dell’edificio.

I prospetti di Villa Navagero Erizzo

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Prospetto settentrionale di Villa Navagero Erizzo. A sinistra, facciata dell’oratorio
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Prospetto meridionale di Villa Navagero Erizzo.

Sormontata da un timpano a profilo triangolare, la facciata del volume sommitale presenta due finestre rettangolari collocate ai lati di una nicchia centinata.

Una cornice marcapiano separa le finestre centinate al pianterreno da quelle rettangolari al primo piano.

Queste ultime affiancano una portafinestra dal profilo ad arco a tutto sesto che si apre, al centro della facciata, su un poggiolo in leggero aggetto, in asse con il portale d’ingresso la finta apertura del volume timpanato soprastante. Sia il poggiolo che le cornici delle finestre sono finemente realizzate in pietra d’Istria.

Elementi araldici e decorativi

Sul fronte settentrionale, all’altezza del piano nobile, campeggiano gli stemmi marmorei dei Navagero e degli Erizzo con elmo, volute e piumaggi. Lo stemma della famiglia Marino, imparentata con i Dalla Rovere allora proprietari del complesso, si staglia sulla facciata del timpano abitabile.

Il prospetto meridionale è adornato da un orologio solare e uno zodiaco con paesaggi affrescati in monocromo, probabilmente della fine del XIX secolo. Al pianterreno, protagonista della sala nord-ovest è il caminetto ornato da elementi decorativi in marmo rosato e stucchi baroccheggianti, tra i quali si distinguono il blasone dei Navagero e il simbolo della fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

Gli interni di Villa Navagero Erizzo

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Sala a nord-ovest al piano terra di Villa Navagero Erizzo con pregiato caminetto con alzata in stucco.

Il tradizionale impianto planimetrico a schema veneziano si riflette sia nella composizione dei prospetti, simmetrici e verticalmente tripartiti, sia nella distribuzione degli ambienti interni, comprendenti otto stanze laterali, quattro per piano, articolate introno ai saloni passanti al pianterreno e al piano nobile. Caratterizzati da pavimenti in terrazzo alla veneziana e soffitti alla sansovina, i due livelli sono collegati da un incantevole scalone con poggiolo in pietra d’Istria e ballatoio in marmi policromi.

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Salone al primo piano di Villa Navagero Erizzo con pavimento in terrazzo veneziano e soffitto alla sansovina. A sinistra si notano i due archi in pietra d’Istria con chiavi di volta raffiguranti volti femminili. Alla parete opposta campeggiano gli stemmi dei Navagero (verde a due bande d’oro, con una croce d’argento in alto a destra) e degli Erizzo.

Uno degli elementi di maggior pregio architettonico del complesso signorile, lo scalone è racchiuso da una coppia di arcate con cornici modanate in pietra d’Istria. Queste sono coronate da chiavi di volta raffiguranti, al pian terreno, guerrieri baffuti con elmi piumati, al piano soprastante, volti femminili dalle eleganti acconciature.

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Scalone al pianterreno. Archi modanati in pietra d’Istria con mascheroni in chiave di volta raffiguranti guerrieri baffuti, entrambi con elmo piumato.

La presenza a San Biagio di Callalta dell’insigne architetto Baldassarre Longhena (Venezia, 1597 ; 18 febbraio 1682), impegnato nella seconda metà del XVII secolo nella realizzazione di Villa Da Lezze, unitamente ai caratteri stilistici dello scalone, che richiamano la monumentalità di quello della “Fondazione Cini” nell’isola di S. Giorgio a Venezia, lascia supporre che anche lo scalone della Villa di Rovarè sia da attribuirsi alla mano del Longhena.

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Scalone con poggiolo in pietra d’Istria di Villa Navagero Erizzo, attribuito a Baldassare Longhena.
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Ballatoio in marmi policromi dello scalone di Villa Navagero Erizzo a Rovarè, San Biagio di Callalta (TV).

Le barchesse e l’oratorio di Villa Navagero Erizzo

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Sottotetto con capriate a vista della barchessa di Villa Navagero Erizzo. Rovarè di San Biagio di Callalta (TV).

Ortogonali allo sviluppo della villa, due maestose barchesse a pianta rettangolare si protendono verso il giardino e il brolo della proprietà nobiliare. Le ampie arcate a tutto sesto che arieggiano i monumentali corpi di fabbrica, parte delle quali è stata chiusa nei primi anni del Novecento, sono intervallate da paraste di ordine tuscanico.

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Botti di rovere al piano terra della barchessa di Villa Navagero Erizzo.
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Barchessa di Villa Navagero Erizzo, con pavimento in legno e soffitto con travi a vista.
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Salone al pianterreno di Villa Navagero Erizzo.

Perfettamente allineata con il prospetto di rappresentanza dell’edificio principale e con le testate delle due barchesse, la facciata dell’oratorio si pone in continuità con tale linguaggio architettonico. Concretizzatasi nel 1818 per volere dell’allora proprietario Guido Erizzo, questa scelta stilistica è osservabile nelle paraste tuscaniche che incorniciano il portale d’accesso della cappella.

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Un glicine in fiore lascia cadere i suoi petali su un ponticello. A destra, sullo sfondo, spicca la facciata dell’oratorio di Villa Navagero Erizzo, ritmata da lesene tuscaniche sopra le quali si staglia il timpano con apertura quadrilobata.

Dedicato alla Madonna del Rosario, l’oratorio accoglie una pregevole tela di Francesco Trevisani di inizio Settecento, in origine raffigurante la Vergine del Carmelo, sapientemente rimaneggiata per rispondere alla nuova intitolazione.

Realizzato nell’Ottocento da Guido Erizzo, l’affascinante portico che mette in comunicazione la dimora padronale alla Foresteria è sorretto dalle colonnine di marmo recuperate dalle cedraie di Villa Da Lezze.

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Magnolia da fiore e statua di Apollo e Dafne. Sullo sfondo, portico di collegamento tra il corpo padronale e la Foresteria sorretto dalle colonne della cedraia di Villa Da Lezze.

Comunicante con l’ameno panorama agreste del trevigiano tramite un lussureggiante parco alberato plurisecolare, Villa Navagero Erizzo concilia l’ideale rinascimentale di civiltà di villa, nel quale la dimora padronale è al tempo stesso residenza di villeggiatura, luogo di otium e punto focale di un’efficiente azienda agricola, con la raffinatezza scenografica del barocco veneziano espressa da uno dei suoi più autorevoli interpreti.

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Parco alberato di Villa Navagero Erizzo a San Rovarè di San Biagio di Callalta (TV). In primo piano una magnolia da fiore.
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