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Dove si trova Villa Zanetti?
Il complesso signorile di Villa Zanetti è ubicato lungo la Statale 13 Pontebbana, importante via di comunicazione tra Venezia e il confine austriaco.
Avvolte da giardini lussureggianti attraversati da candidi viali alberati, le numerose residenze signorili che si affacciano sul suo primo tratto, il Terraglio, storico asse viario documentato fin dal XIII secolo, sono inestimabili testimonianze della “civiltà di villa” che dalla seconda metà del Cinquecento rende il paesaggio rurale veneto unico nel suo genere.
L’espansione veneziana in terraferma: nasce la “civiltà di villa”
La scoperta del continente americano e il conseguente spostamento dell’asse commerciale nell’Oceano Atlantico, unitamente ai conflitti con l’Impero Ottomano per il controllo del Mediterraneo Orientale e del Mar Egeo, incentivarono la Repubblica di Venezia a estendere i propri domini nell’entroterra veneto tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI.
Tale espansione rispondeva, oltre che al rapido mutamento dell’orizzonte geopolitico, a esigenze legate all’approvvigionamento di derrate alimentari e alla gestione delle risorse forestali, fondamentali per la costruzione delle imbarcazioni e dei milioni di pali che costituiscono le fondamenta della città di Venezia.
Nella metà del Cinquecento, l’aristocrazia veneziana investì ingenti capitali nella terraferma, realizzando opere di bonifica e introducendo nuove colture nel contesto di una rivoluzione agraria che gravitava intorno alla villa veneta, punto focale del possedimento fondiario in cui la magnificenza del corpo padronale si coniugava con la funzionalità del fabbricati necessari alla conduzione delle attività produttive.
Nei secoli XVII e XVIII si assiste alla diffusione di insediamenti agricoli nei quali la villa veneta, pur presentando i caratteri del palazzo urbano, si discosta dal tessuto compatto inserendosi armoniosamente nella campagna che circonda le mura cittadine. Questo fenomeno caratterizza in particolare la città di Treviso, il cui intorno è costellato di edifici nobiliari recanti elementi architettonici generalmente associati all’edilizia urbana, di cui Villa Zanetti costituisce un mirabile esempio.
Le origini di Palazzo Trentin

Le prime attestazioni cartografiche di Villa Zanetti, un tempo denominata Palazzo Trentin, risalgono al XVIII secolo. Tuttavia, la sua vicinanza all’antico borgo di Sant’Artemio, in cui si conservano tracce di edifici cinquecenteschi, avvalora l’ipotesi che la barchessa, primo nucleo edificato del complesso, risalga al secolo precedente.
Tale ipotesi trova conferma nella data 1624, osservabile sul lato nord del corpo centrale di Villa Zanetti, seguita dall’anno 1928, a testimonianza delle opere di restauro a cui fu sottoposto il complesso edilizio.
Al periodo compreso tra il 1798 e il 1805 risale l’inserimento di Palazzo Trentin nella Kriegskarte di Anton von Zach, la Carta del Ducato di Venezia. Il documento illustra un lungo viale alberato che percorreva la vasta proprietà terriera, allora comprendente l’intera superficie dell’attuale ippodromo, a ovest del corpo padronale, collegando quest’ultimo ai territori di Fontane.
Architettura di Villa Zanetti

Nel Catasto Austriaco del 1842 è riportata la planimetria del complesso edilizio con la barchessa e la dimora gentilizia. Il volume compatto e stereometrico del prospetto di rappresentanza, rivolto a est verso la Pontebbana, rispecchia nelle forme i caratteri stilistici del palazzo suburbano, esito di molteplici interventi di ristrutturazione e restauro l’ultimo dei quali risalente alla fine degli anni Venti del Novecento.
Articolato su tre livelli, il prospetto principale è ingentilito al pianterreno da un rivestimento a finto bugnato intonacato. Concluso da un timpano triangolare spezzato, il portale centrale al piano nobile e le due finestre che lo affiancano si aprono su un elegante terrazzino. Lo sviluppo verticale della facciata è coronato da un cornicione continuo nobilitato da piccoli pinnacoli centrali.
La barchessa di Villa Zanetti

Comunicante con il nucleo residenziale tramite un volume intermedio dagli stilemi novecenteschi, loggiato e terrazzato, la barchessa di Villa Zanetti mantiene i caratteri tradizionali degli annessi rustici delle ville venete.
Varcato l’ingresso dell’edificio rurale secentesco si accede al maestoso androne ingentilito da nicchie e affreschi. Alzando lo sguardo si rimane colpiti dall’elaborato soffitto scandito da grandi capriate lignee, che attraversano per intero la luce architettonica della barchessa.
Gli interni della residenza nobiliare presentano pavimenti alla veneziana, caminetti marmorei e stuccature ornamentali di pareti e soffitti. Le boiseries in legno pregiato e i tessuti parietali conferiscono ai luminosi ambienti del palazzo un’atmosfera accogliente e raffinata che si concilia con lo splendore del parco secolare.
Il parco di Villa Zanetti e la “civiltà del giardino”

“Se Venezia a una peschiera volessimo paragonare (…), il Trevigiano sarebbe il suo giardino.“
Bonifacio, Giovanni. Istoria di Trevigi. 1591.
L’equilibrio tra estetica e funzione su cui si basa la tradizione del giardino veneziano prende forma nel grande brolo ellittico esteso nell’area meridionale della proprietà. Quest’ultimo è incorniciato da quattro varietà di vite da tavola, che intrecciandosi formano una rigogliosa e ombreggiata galleria.
La destinazione produttiva dell’orto interno dialoga armoniosamente con gli elementi ornamentali che lo circondano, costituiti da una luminosa collinetta per la meditazione punteggiata di peonie, una fontana, una voliera, una piccola serra seminterrata, graziosi capitelli e raffinate statue immerse nel verde.

Il vivace gorgoglio di due limpidi ruscelli allieta le passeggiate lungo i candidi percorsi in ghiaia libera che si addentrano in questo splendido scenario naturale. Prima di ricongiungersi nel parco di Villa Margherita, i due corsi d’acqua si separano nel punto più settentrionale del giardino, solcando l’uno il limitare della proprietà al confine con l’Ippodromo, l’altro l’esterno di Villa Zanetti.
Degna di nota per il suo notevole valore paesaggistico, una teoria di alberi secolari intervallati da piccoli cespugli si estende lungo il lato occidentale della proprietà per circa mezzo chilometro, regalando vedute prospettiche di grande suggestione.
Punto nello Spazio di Arnaldo Pomodoro

Posta di fronte al prospetto di rappresentanza per volere di Massimo Zanetti, la scultura girevole Punto nello Spazio di Arnaldo Pomodoro ruota in modo lento e costante su un asse inclinato a 45° tracciando idealmente il volume di una sfera il cui movimento mette in comunicazione l’opera con lo spazio circostante.
Come precisa il Maestro: “Le due facce del disco sono segnate con aggetti acuminati – denti, tiranti, cunei, frecce – sporgenti da un fondo materico e corrugato che ricorda le venature dell’osso di seppia o le tracce lasciate sulla sabbia dalle onde del mare, e il bordo esterno è liscio: quasi un punto sospeso senza forma né peso”.


