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Dove si trova il Bosco degli Ontani?
Situato in Via delle Risorgive presso la Pro Loco di Breda di Piave, il Bosco degli Ontani si estende su un lieve avvallamento fluviale corrispondente all’alveo del fiume Musestre.
Alveo del Musestre
Il Musestre sorge a Breda di Piave in via Parè, a nord ovest del municipio. Nel suo tragitto di circa 20 km, il fiume di risorgiva attraversa il centro abitato del comune e lambisce i territorio di Spercenigo, Biancade, Roncade, San Cipriano e Musestre, dove sfocia nel Sile.
La risorgiva è un affioramento della falda freatica che si verifica quando lo scorrimento sotterraneo delle acque è ostacolato dal terreno meno permeabile della Bassa Pianura.
L’impermeabilità del suolo limoso-argilloso porta le acque di falda a emergere dando vita ai limpidi fontanili da cui scaturiscono bolle e fiotti d’acqua.
Nelle calde giornate primaverili ed estive, i raggi del sole attraversano le fronde degli alberi che si muovono leggere, creando un gioco suggestivo di luci e ombre.
Uno dei siti naturalistici più significativi di Breda di Piave, il Bosco degli Ontani è una meta ideale per chi desideri immergersi nel verde di un rigoglioso bosco umido, lasciandosi guidare dal mormorio di un fiume cristallino.
La torbiera del Bosco degli Ontani?
Il Bosco degli Ontani è caratterizzato da un terreno ricco di torba, formatosi a seguito del lento processo di decomposizione dei sedimenti organici della vegetazione palustre.



Gli ontani acquisiscono durezza e resistenza stando a contatto con l’acqua. Per tale ragione i loro tronchi si prestano bene alla produzione di pali necessari alla creazione di palafitte e ponti.
Bosco degli Ontani: il sentiero e la passerella
Il sentiero guida i visitatori in un’atmosfera riposante per gli occhi e per la mente. All’interno del bosco si snoda una passerella in legno di larice con corrimano di castagno, frutto dei lavori di ristrutturazione mirati a valorizzare il patrimonio naturalistico del comune di Breda di Piave.
La vegetazione acquatica del Bosco degli Ontani
Vegetazione sommersa a idrofite
Erba gamberaia (Callitriche stagnalis)
L’erba gamberaia (Callitriche stagnalis), è una pianta acquatica sommersa, radicante, il cui nome scientifico allude ai suoi fusti sottili. Le foglie, raccolte in rosette, formano un denso manto affiorante dal pelo dell’acqua.
Il termine Callitriche origina dal prefisso καλλι- (kalli-) derivante da κάλλος (kallos) che significa bellezza e θρίξ [τριχός, ἡ] (thríx, trichόs) “pelo, capello”.
Conosciuta anche come gamberaia maggiore, l’erba gamberaia appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae. L’etimologia incerta del termine “piantaggine” potrebbe derivare dall’unione di “planta, ae”, intesa come “pianta del piede” e del verbo latino tango, tangis, tetigi, tactum, tangere, “toccare”, forse con riferimento alla sensazione gradevole e vellutata che la pianta offre al tatto, oppure alla sua resistenza al calpestio.
Un’altra ipotesi ne fa risalire l’origine a “planta, ae” e al verbo “ago, agis, egi, actum, agere”, nell’accezione di “emettere, far uscire”, in riferimento alla gran quantità di semi, fino a 20.000, che questa pianta può produrre.
Brasca delle lagune
La Brasca delle lagune (Potamogeton pectinatus) appartiene alla famiglia delle Potamogetonaceae, termine derivante dal greco ποταμός (potamós), che significa “acqua potabile”, “acqua di fiume”, “fiume” o “torrente”, e γειτων (geitón), che significa “vicino” o “confinante”, in riferimento all’habitat acquatico in cui cresce questa pianta erbacea.
Il termine pectinatus si riferisce alla forma delle foglie, che appaiono “pettinate” dalla corrente. Le foglie sono sessili (senza picciolo), filiformi, con steli e rami secondari che formano una densa chioma sommersa.
Vegetazione palustre a elofite
La Sedanina
Appartenente alla famiglia delle Apiacee, la Sedanina è una pianta idrofita dal portamento eretto (da cui Erecta) che cresce anche nelle acque a forte corrente.
La parola Berula è citata da Marcellus Empiricus, medico vissuto tra il IV e il V secolo d.C., nel suo trattato Liber de Medicamentis.
Questa pianta perenne si caratterizza per un fusto tuboloso e foglie imparipennate, ovali-lanceolate e dentate. Le foglie superiori sono di dimensioni minori.
La sedanina presenta radici tuberose, lunghe e rigonfie. Tra luglio e agosto spuntano i piccoli fiori bianchi raggruppati in ombrelle.
Il Coltellaccio maggiore
Il Coltellaccio maggiore (Sparganium erectum) è una pianta acquatica perenne, rizomatosa e dal portamento eretto.
Il suo nome scientifico deriva dal greco antico σπάργανον (Sparganon) con il significato di striscia, fascia, in riferimento alle foglie, a sezione triangolare, che ricordano un nastro.
In estate sbocciano infiorescenze ramificate composte da fiori bianchi sferici. Dopo la fioritura restano i frutti, piccole drupe sferiche che ricordano i ricci di mare.

La vegetazione arborea del Bosco degli Ontani
La robinia
Il nome del genere Robinia trae origine da Jean Robin, botanico, farmacista ed erborista al servizio di Enrico IV di Borbone, detto Enrico il Grande, re di Francia dal 1589 al 1610.
Jean Robin aveva ottenuto dal botanico e naturalista britannico John Tradescant il Vecchio i semi di acacia originari della catena montuosa degli Appalachi in Virginia.
Invadente e aggressiva, la Robinia è una specie consolidante grazie allo sviluppo orizzontale delle sue radici. É inoltre molto apprezzata per la produzione di legna da fascine e come pianta ornamentale.
In primavera, la Robinia pseudoacacia si ricopre di candidi grappoli penduli e profumati che attirano insetti pronubi.
L’Ontano nero
L’Ontano nero (Alnus glutinosa) è un albero delle Betulacee alto in media una decina di metri, ma può ergersi fino ai trenta metri.
É diffuso in ambienti paludosi lungo le sponde di stagni e corsi d’acqua, dove forma boschi puri o misti in terreni umidi, argillosi e tendenzialmente asfittici.
Il nome ‘glutinosa’ deriva dal latino “glutinosus”, cioè ‘”viscoso, colloso”‘, in riferimento alla consistenza appiccicosa delle foglie e dei rametti giovani.
Caratterizzato da una corteccia grigio-bruna, l’Ontano nero presenta una chioma scura, densa, a piramide, con foglie decidue, ovate o oblunghe, con base cuneata, apice arrotondato o retruso e margine doppiamente seghettato.
Gli amenti maschili sono infiorescenze cilindriche lunghe e sottili, quelli femminili sono globosi, formati da scaglie legnose simili a piccole pigne.
Le radici dell’ontano presentano dei noduli con batteri in grado di fissare l’azoto nel terreno, il che rende questo albero ideale per bonificare terreni umidi e malsani.
Il tronco è diritto o arcuato e presenta una corteccia rugosa grigio bruna, con lenticelle orizzontali. Quest’ultima è impiegata per la produzione di amari (decotto di corteccia) e nell’industria farmaceutica per le sue proprietà antinfiammatorie e astringenti.
Resistente all’acqua, il legno di Ontano nero è ottimo per produrre paleria e combustibile, per piccoli lavori di ebanisteria, falegnameria e per la realizzazione di pavimenti.
Il Platano comune
Il Platano comune (Platanus) è uno svettante albero che si erge fino a trenta metri, caratterizzato da una corteccia con sfumature brune, verdi e grigiastre. Le sue foglie si distinguono per una serie di lobi triangolari, dai tre ai sette.



Il sottobosco arbustivo
Il Salice cenerino
Ottimi per consolidare i terreni alluvionali, in particolare le sponde dei fiumi, i Salici sono tipici delle zone umide, ambienti naturali caratterizzati dall’abbondante presenza d’acqua come risorgive, stagni, paludi, acquitrini, lanche fluviali, torbiere e lagune costiere.
Arbusto che può arrivare ai sei metri di altezza, il Salice cenerino (salix cinerea), o Salice grigio, si caratterizza per foglie verdi in superficie e pelose sul lato inferiore. La forma della lamina varia da ovata-lanceolata a oblanceolata, con margine crenato, base cuneata, apice appuntito o arrotondato.
L’edera
Appartenente alla famiglia delle Araliaceae, l’edera (Hedera helix) è una liana strisciante capace di arrampicarsi su diverse superfici come rocce, muri e altre piante grazie alle radici avventizie, riunite in fascetti, che crescono lungo il fusto.
Le foglie sempreverdi sono persistenti, alterne, lucide, di colore verde scuro, da cui traspaiono venature bianche. Dai rami sterili crescono foglie formate generalmente da cinque lobi. Dai rami che portano fiori, le foglie hanno una forma ovato romboidale.
Il pallon di maggio
Il pallon di maggio (Viburnum opulus) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Viburnacee. Le foglie decidue, lobate, simili a quelle dell’acero, assumono in autunno una colorazione rosso vivo.
Tra maggio e giugno sbocciano fiori candidi di forma tondeggiante. In autunno, il pallon di maggio produce grappoli di piccole bacche rosse che rimangono fino all’inverno.
Il sambuco
Della famiglia delle Adoxaceae, il sambuco (Sambucus nigra) è un arbusto o alberello costituito da rami con midollo bianco e spugnoso. Le foglie sono di colore verde scuro, con margine dentellato e apice a punta.
In primavera ed estate sbocciano i fiori bianchi e profumati, riuniti in ampie infiorescenze ombrelliformi. I frutti sono piccole drupe nere-violacee, subsferiche.
Il sottobosco erbaceo
Carice pendula
La carice pendula (Carex pendula) è una pianta igrofila che forma fitte associazioni ai bordi dei corsi d’acqua, nei boschi ripariali a ontano e nei pioppeti lungo gli alvei fluviali. Ha foglie a sezione triangolare, rigide e taglienti.
L’etimologia del termine carice sembra infatti derivare dal greco κείρω (cheìro) cioè tagliare. Le infiorescenze sono simili a spighette pendule alla sommità del fusto.
Carice ascellare (Carex remota)
Come la carice pendula, la carice ascellare (Carex remota) appartiene alla famiglia delle Cyperaceae. Resistente al freddo e diffusa nei terreni ricchi di humus e nei boschi umidi di latifoglie decidue, in particolare di frassino, la carice ascellare si caratterizza per lunghe foglie strette e sottili riunite in cespi dal portamento flessuoso, a fontana.
Da aprile a luglio sboccia l’infiorescenza, formata da piccole spighe giallo-verdi, con fiori femminili inferiori.
Primula comune
Pianta erbacea perenne della famiglia delle Primulaceae, la primula comune (Primula vulgaris) fiorisce da fine inverno ad aprile-maggio. Predilige i terreni umidi e ben drenati del sottobosco e dei prati. Il suo nome deriva dal latino “primus” in riferimento alla precoce fioritura.
I fiori sono a cinque petali, cuoriformi e imbutiformi, con calice tubolare. I petali sono di un giallo chiaro con la parte centrale più aranciata.
Le foglie sono obovate, con il margine revoluto, cioè ripiegato verso l’interno. Raccolte in una rosetta, sono coriacee, reticolate, di colore verde scuro, con margini dentati e poco evidenti.
Il sigillo di Salomone
Il nome scientifico del sigillo di Salomone (Polygonatum multiflorum) deriva dal greco πολύ (polì) cioè “molto”, “numeroso”, “copioso” e γόνυ (la pronuncia approssimativa è “ghò-ni”), cioè “ginocchio”, “nodo”, in riferimento ai rami nodosi di questo genere di specie.
“Multiflorum” si riferisce all’abbondanza di fiori che sbocciano tra maggio e luglio.
Raccolti in infiorescenze di 3-5 elementi portati da un unico peduncolo, i piccoli fiori bianchi e tubolari terminano con sei dentelli verdi. I frutti sono piccole bacche tondeggianti, blu-nerastre.
Il sigillo di Salomone è una pianta erbacea perenne, con rizoma strisciante, orizzontale. Il fusto, alto circa un metro, tende ad arcuarsi.
Le foglie sono alternate, ovali lanceolate, a margine liscio e con nervature parallele.
Felce maschio

Il nome scientifico della felce maschio (Dryopteris filix-mas) deriva dal greco δρῦς (drŷs), cioè “querce” e πτέρις (ptéris), felce. Filix-mas significa “Felce” e “maschio”.
Amante di terreni acidi, freschi, umidi e ben drenati questa pianta perenne cresce principalmente lungo i corsi d’acqua nei boschi di quercia e castagno, dove raggiunge un’altezza massima di un metro.
Molto resistente al freddo, la felce maschio si caratterizza per fronde bipennate, ampie e compatte, scandite da pinnule dentellate. I sori, cioè le strutture contenenti le spore, hanno forma circolare.
La fauna del Bosco degli Ontani
Fauna d’ambiente acquatico
Lo spinarello
Caratterizzato da corpo allungato e pinna caudale a forma di ventaglio, lo spinarello (Gasterosteus aculeatus) è un prezioso indicatore ambientale in quanto molto sensibile all’inquinamento dei corsi d’acqua.
In primavera, il maschio costruisce un nido di vegetali che difende dagli intrusi, dopodiché si esibisce in una danza zigzagante per attirare la femmina e invitarla a deporvi le uova. Dopo la schiusa, il maschio vigila sui piccoli per diversi giorni.
Con una dimensione inferiore a quella della femmina, lunga 6-7 cm, il maschio misura 3-4 cm e durante il periodo di accoppiamento assume una livrea nuziale con dorso verde-blu intenso, gola e fianchi di un rosso acceso.
L’alborella
Della famiglia delle Ciprinidi, l’alborella (Alburnus albidus) è una specie gregaria che frequenta acque a debole corrente in pianura. Si nutre principalmente di plancton, di invertebrati e sostanze vegetali. Con dimensioni di 5-8 cm, l’alborella presenta ventre e fianchi argentei.
La rana verde
Con una dimensione di 12 cm, la rana verde (Rana synklepton esculenta) predilige ambienti acquatici stagnanti o a scorrimento lento. Si nutre molte specie di insetti e invertebrati che caccia sia in acqua che sulla terraferma. A volte preda esemplari della sua stessa specie.
In Italia, la Rana esculenta si riproduce ad aprile e maggio, deponendo le uova in grossi ammassi gelatinosi. La sua colorazione può essere uniforme oppure presentare sfumature dal giallastro al verde erba, dall’olivastro al grigio nerastro.
Il rospo comune
Anfibio con abitudini notturne, il rospo comune (Bufo bufo) si nutre di lumache, bruchi e insetti. Trascorre l’inverno rintanato nel terreno. Ogni anno, nella stagione degli amori, ritorna nello stagno in cui è nato dove feconda esternamente le uova depositate dalla femmina.
Fauna d’ambiente emerso
La rana di Lataste
Specie endemica della Pianura Padana, la rana di lataste (Rana latastei) non supera gli 8 cm di lunghezza. Predilige i boschi planiziali caratterizzati da ontani, farnie e carpini bianchi. Si nutre di lombrichi e insetti che trova sul suolo forestale. In inverno si rifugia nelle cavità del terreno. A marzo vive presso stagni, pozze e corsi d’acqua dove depone le uova in forma di ammassi gelatinosi.
La raganella italica
La raganella italica (Hyla intermedia) è un grazioso anuro (anfibio senza coda) insettivoro lungo 4-5 cm. Il verde brillante del dorso e il colore biancastro del ventre sono delimitati da una striscia nera che dall’occhio si snoda fino all’arto inferiore.
Caratteristico nel maschio è il grande sacco vocale estroflessibile sotto la gola. A rendere questo anfibio un ottimo cacciatore sono le ventose circolari sulle zampe che gli permettono di arrampicarsi agilmente.
L’orbettino
Sebbene appartenga alla famiglia degli anguidi, termine derivante dal latino “anguis” che significa “serpente”, l’Orbettino (Anguis fragilis) è in realtà un rettile privo di zampe del sottordine dei sauri. Il termine greco σαῦρος (“sau-ros”) significa infatti “lucertola”.
In inverno, l’orbettino si rifugia nel sottosuolo fino a un metro e mezzo di profondità, mentre in primavera sale in superficie per assorbire la luce solare. Raggiunta la fase adulta si caratterizza per un colore grigio-bruno e marrone. Le femmine si distinguono per bande laterali più scure.
L’orbettino si nutre principalmente di lombrichi e gasteropodi che trova durante i suoi spostamenti in superficie o sottoterra.
Avifauna del Bosco degli Ontani
L’usignolo di fiume
Della famiglia Cettiidae è l’usignolo di fiume (Cettia cetti), specie sedentaria che costruisce il nido tra lo strato erbaceo dei corsi d’acqua. Con una dimensione di 13-14 cm e un peso tra i 12 e i 18 g, presenta una colorazione bruno-rossastra, la gola e il ventre biancastri. La sua dieta si basa su insetti, larve, ragni, vermi, molluschi e semi.
Ghiotto di invertebrati, frutta e bacche, trova il suo habitat nella vegetazione forestale e boschiva, dove costruisce il nido usando foglie, muschio e spighe.
L’usignolo
Con una lunghezza di 17 cm, l’usignolo (Luscinia megarhynchos) è una specie migratrice a lungo raggio. Questo passeriforme della famiglia dei Muscicapidi si caratterizza per una colorazione variabile dal marrone chiaro al grigio scuro sul ventre, da ali e dorso brunastre e coda color ruggine.
Il colombaccio
Il colombaccio (Columba palumbus) è della famiglia dei Columbidi. Con una lunghezza di 40-42 cm, ha un’apertura alare che va dai 75 agli 80 cm e un peso che oscilla tra i 460 e i 570 grammi. Il piumaggio del capo e della schiena sono azzurrognoli, con ali e coda più scure. Il petto ha una colorazione leggermente più chiara e macchie bianche risaltano sul collo.
Abitano giardini, parchi cittadini e ambienti forestali, dove si nutrono di semi, bacche, piccoli invertebrati, ghiande e faggiole.
Il rigogolo
Appartenente alla famiglia Oriolidae, il rigogolo (Oriolus oriolus) misura circa 23 cm. Il dimorfismo sessuale che lo caratterizza è osservabile nella colorazione giallo brillante della livrea del maschio adulto e delle sue ali nere, facilmente distinguibile dal piumaggio verde oliva della femmina, con striature grigie sul ventre.
Costruisce il nido tra maggio e giugno nelle biforcazioni dei rami. On un peso di circa 70 grammi, il rigogolo si nutre di insetti, uova, larve e piccoli invertebrati.
La ghiandaia
La ghiandaia (Garrulus glandarius) è un volatile di medie dimensioni caratterizzato da una lunghezza di 34 cm, apertura alare di 53 cm e peso di 170 g. Il suo piumaggio è bruno-rosato, con coda nera e ali distinte da una fascia di piccole penne azzurre striate di nero.
Della famiglia dei Corvidi, la ghiandaia è un volatile sedentario che predilige ambienti freschi ai margini delle radure, lungo i corsi d’acqua e nei boschi di latifoglie dove si nutre di ghiande, faggiole, castagne, piccoli frutti, bacche nonché insetti, uova e piccoli animali
Ha l’abitudine di sotterrare i semi per creare scorte di cibo, contribuendo indirettamente a rigenerare il bosco.
Il suo richiamo è uno sgraziato shrak, ma ha la straordinaria abilità di imitare il canto della poiana, del gufo e dell’allocco.
La beccaccia
Appartenente all’ordine dei caradriformi, lo stesso di cui fanno parte i gabbiani, la beccaccia (Scolopax rusticola) è un uccello della famiglia degli scolopacidi.
Tipico degli ambienti forestali, questo volatile si confonde con il fogliame autunnale grazie al suo piumaggio mimetico, scandito da striature brune che risaltano su tonalità che dall’ocra chiaro sfumano nel rossiccio.
La forma del becco, appuntito e lungo dai 6 agli 8 cm, facilita la cattura degli altri invertebrati terresti di cui si nutre questo uccello limicolo.
La sua lunghezza varia dai 33 ai 35 cm, l’apertura alare è compresa tra i 56 e i 60 cm e il suo peso oscilla tra i 260 e i 405 grammi. La collocazione arretata degli occhi neri fornisce alla beccaccia una visione a 360°.
Specie migratrice e svernante regolare, nidifica a terra nei boschi di conifere o miste a latifoglie con presenza di betulle, carpini, frassini, querce, robinie, castagni, ontani, larici e faggi.
Mammiferi nel bosco degli Ontani
L’arvicola d’acqua
Della famiglia dei Cricetidi, l’arvicola d’acqua (Arvicola amphibius) è un piccolo mammifero legato all’ambiente acquatico grazie alla sua capacità di nuotare a lungo in apnea. Caratterizzata da una folta pelliccia di colore bruno-rossiccio, l’arvicola d’acqua è osservabile lungo le sponde dei corsi d’acqua, dove rosicchia le piante verdi di cui si nutre.
Il corpo misura circa 20 cm, a cui si aggiunge la coda lunga circa 11 cm. Presenta occhi neri, muso e testa arrotondati. Il maschio ha una dimensione leggermente superiore rispetto alla femmina.
Il topo selvatico
Il topo selvatico (Apodemus sylvaticus) è un roditore della famiglia dei Muridi. Principalmente notturno, ha una lunghezza di circa 9 cm a cui si aggiunge la coda, approssimativamente della stessa lunghezza. Ha occhi neri, orecchie arrotondate, pelo marroncino-brunastro e zampe posteriori più lunghe di quelle anteriori.
Con un peso variabile dai 18 ai 35 grammi, si distingue per la sua straordinaria agilità, che gli permette di compiere salti di 80 cm.
Vive in ambienti boschivi e di macchia, ai margini dei prati, dei campi agricoli e nei giardini, dove si nutre di semi, ghiande, grano, lumache e piccoli vertebrati.
Si rifugia sia sottoterra, in gallerie rivestite in cui deposita il cibo, sia in nidi di uccello abbandonati.
Il riccio
Il riccio comune (Erinaceus eurapeus) appartiene alla famiglia degli erinaceidi. Con una lunghezza variabile dai 22 ai 30 cm, questo mammifero insettivoro dal muso appuntito è osservabile dal livello del mare ai 2.000 metri di altitudine.
Vive ai margini dei boschi di latifoglie, nelle zone cespugliate, nei terreni agricoli, negli orti e nei giardini, ambienti in cui possono trovare siepi e materiali come foglie, paglia e rami secchi per la costruzione della propria tana, in cui si rifugia durante il letargo.
Caratterizzato da una pelliccia color grigio-marrone, il riccio adulto presenta dai 6.000 agli 8.000 aculei. Si tratta di peli modificati, internamente vuoti, coi quali si protegge dai predatori.
Nel periodo di riproduzione, da maggio a ottobre, la femmina dà alla luce da 1 a 9 piccoli.
Per maggiori informazioni in merito al patrimonio di biodiversità del territorio di Breda di Piave, si invita a consultare la sezione ambiente e natura del sito ufficiale del comune.




