l’Oasi del Mulino Cervara: tra le sorgenti del Sile e il cuore di Treviso
Si ringrazia Erminio Ramponi per il materiale fotografico e informativo necessario alla realizzazione dell’articolo.

Con un’estensione di venticinque ettari, l’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara è l’ultima grande zona umida ancora integra lungo la fascia delle risorgive dell’Alto Sile, nonché uno dei principali punti di accesso e fruizione del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile.
Ricadente per il novanta per cento nel comune di Quinto di Treviso e per il restante dieci per cento in quello di Morgano, la palude di Cervara è stata inserita dalla Regione Veneto nella Rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) per il rifugio della fauna selvatica e la conservazione della flora spontanea del Sile.
Nato dai limpidi fontanassi nelle località di Cavasagra e Casacorba di Vedelago, il sinuoso fiume di risorgiva attraversa la campagna della gioiosa Marca fino a confluire nella palude di Santa Cristina.
L’abbondanza d’acqua che caratterizza questo fertile biotopo di elevato pregio naturalistico, ribassato rispetto al piano campagna, è documentata sin dal XIV secolo, quando questa verde distesa di pascoli, acquitrini, torbiere, stagni, fontanili e paludi era definita “Maretto” o “Marettuol”.
Dopo aver superato l’area urbana di Quinto di Treviso, il Sile lambisce gli abitati di Canizzano e Sant’Angelo, quindi fa il suo ingresso a Treviso provenendo da ponente, dove riceve le acque del ramo più grosso del Botteniga all’altezza di Ponte Dante, dedicato al Sommo Poeta per aver immortalato la città nel verso della Divina Commedia: «e dove Sile e Cagnan s’accompagna,» (Paradiso IX, 49).
l’Oasi naturalistica Cervara: un ecosistema da difendere

Questo prezioso serbatoio di biodiversità è stato sottratto agli interventi di sfalcio e bonifica attuati fino a pochi decenni or sono al fine di preservare gli habitat dedicati alla pesca, alla caccia di acquatici, in particolare del Beccaccino (Gallinago gallinago) e per predisporre il terreno alla produzione di legna ed erbe palustri come canée (cannucce), paère (coltellaccio) e paèrossi (tifa), utilizzate come lettiera o cibo per gli animali di stalla, fino al più classico impiego dei carici per impagliare.
In assenza dell’intervento umano, le zone caratterizzate da ristagno idrico tendono tuttavia a trasformarsi in densi boschi umidi dove prosperano pioppi neri, salici bianchi, salici cenerini, saliconi e ontani neri, avanzando gradualmente a discapito di canneti, cariceti e prati umidi.
Il Trifoglio Fibrino: un prezioso relitto glaciale
I periodici interventi di sfalcio di alcuni lembi di palude, essenziali per preservare gli ambienti palustri dal naturale processo di reimboschimento, contribuiscono alla salvaguardia di specie vegetali di importanza comunitaria come il Trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata).
La temperatura costante di 10-12 °C delle risorgive crea infatti un microclima che consente a questo candido fiore montano, diffuso intorno ai laghi alpini, sugli Appennini e in ambiente scandinavo, di sopravvivere in una delle due stazioni di fioritura nella torbiera dell’Oasi naturalistica Cervara.
Il Mulino dell’Oasi Cervara
Varcato l’ingresso dell’Oasi naturalistica Cervara, in Via Cornarotta, 50, si rimane colpiti dallo splendore di un antico complesso molitorio restaurato, la cui più antica testimonianza, risalente al 1325 e attualmente custodita nell’Archivio di Stato di Treviso, riguarda “l’acquisto di Domenego de Strassio di una ruota di mulino a Cervara e che alla sua morte verrà lasciata in donazione al monastero di S. Paolo”.
Gli interventi di riqualificazione hanno previsto la ricostruzione delle due ruote di legno, la sostituzione delle macine di pietra e il ripristino dei meccanismi che azionano sia l’antico impianto di molitura del grano, sia la più moderna macina a cilindri di metallo.
Il recupero del mulino medievale offre uno spaccato sulle fiorenti realtà produttive che centinaia di anni or sono plasmavano il paesaggio, l’economia e la società lungo il corso dell’Alto Sile.
L’importanza attribuita all’attività molitoria nel territorio raggiunse il suo apice verso la metà del XVI secolo, quando ben trentatré ruote giranti erano documentate a Quinto e a Santa Cristina.
Il funzionamento del mulino
L’acqua convogliata nell’invaso aziona le due ruote idrauliche che trasferiscono il moto rotatorio alla macina “corrente”, al centro della quale è presente un foro per il passaggio dei cereali. La macina sottostante, detta “giacente”, è anch’essa dotata di un foro attraversato dall’albero verticale del mulino.
Uno dei più significativi esempi di archeologia industriale nella regione Veneto, il mulino plurisecolare attraversò una fase di degrado dal 1965 al 1984, anno in cui il comune di Quinto di Treviso acquistò l’isola di S. Cristina e istituì la riserva naturale comunale, avviando il restauro del patrimonio edilizio della Palude.
La peschiera e il casone dell’Oasi naturale Cervara
In prossimità del complesso molitorio, la peschiera alimentata dalle acque del Piovega conserva i pali che reggevano una griglia inclinata, al di sotto della quale una cassetta di legno permetteva di raccogliere il pesce, soprattutto anguille.
A pochi passi dalla peschiera, lungo il sentiero che si addentra nella folta vegetazione boschiva della riserva, sorge la ricostruzione di un antico ricovero per contadini e pescatori chiamato casone.
Conclusa da una copertura dai ripidi spioventi, la primitiva costruzione, realizzata con rami e canne palustri presso le sponde dei corsi d’acqua, fu in seguito sostituita da una struttura rettangolare in mattoni e pietre, con tetto a quattro falde in legno e canniccio.
I progetti che rendono Cervara una riserva unica nel suo genere

Poiché il Parco si sostiene esclusivamente attraverso i biglietti d’ingresso, la riserva organizza visite guidate, laboratori per bambini, momenti di incontro con la fauna e molti altri progetti innovativi, resi possibili da una gestione continuativa dal 2002, con l’obiettivo di coniugare la conservazione naturalistica con la fruizione del sito da parte di migliaia di visitatori ogni anno.
Un nido per la cicogna

Il progetto Un nido per la Cicogna ha favorito il ritorno e la nidificazione della Cicogna bianca (Ciconia ciconia) lungo l’alto corso del Sile dopo un’assenza dall’Italia di ben cinque secoli.
Dalla primavera del 2009 l’Oasi naturalistica Cervara ospita una grande voliera che dà rifugio a due coppie di cicogne. Oltre alla voliera, sono stati realizzati pali con piattaforme per la nidificazione per incentivare la sosta degli esemplari selvatici che sempre più frequentemente sorvolano la nostra provincia.
Periodici interventi di sfalcio garantiscono aree idonee alla permanenza e all’alimentazione del maestoso planatore, ghiotto di pesci, rettili, anfibi, piccoli mammiferi come topi e arvicole, nonché grossi insetti quali coleotteri, cavallette e lombrichi.
Un’ulteriore misura di tutela è stata introdotta nel 2018 in collaborazione con il gruppo Terna, che ha installato due piattaforme metalliche sulla sommità dei tralicci presenti nell’Oasi per agevolare la nidificazione, a cui la Cicogna si dedica da febbraio ad aprile. Contestualmente, la linea elettrica è stata messa in sicurezza per prevenire eventuali guasti dovuti alla caduta di materiale legnoso dai nidi.
Nel 2015, le prime nascite di cicognini in libertà all’interno di due nidi situati sopra la voliera hanno segnato un importante traguardo nella ricolonizzazione dell’area.
La migrazione della cicogna

All’arrivo dell’autunno, le due principali popolazioni europee di cicogne migrano in Africa seguendo rotte distinte. Quella orientale passa per il Bosforo, la Turchia e la penisola del Sinai per poi raggiungere la valle del Nilo. Quella occidentale attraversa Francia e Spagna, supera lo stretto di Gibilterra e prosegue verso il Marocco.
Il terzo corridoio migratorio prevede di sorvolare l’Italia, in direzione dello stretto di Messina e del Canale di Sicilia, per arrivare in Tunisia. A rendere questa rotta meno frequentata è l’assenza di correnti termiche ascensionali nell’ampio tratto di Mediterraneo che separa la penisola dalle coste nord Africane.
Tuttavia, la tutela legale di questa specie avicola unita a una maggiore sensibilità naturalistica, che si riflette in progetti come “Un nido per la Cicogna”, hanno contribuito a un aumento del numero di esemplari di Ciconia Ciconia nel nostro paese.
I capanni per i fotografi

Avviato nel 2010, il progetto Capanni Cervara è stato realizzato per consentire agli appassionati di fotografia naturalistica di immortalare i volatili che popolano la riserva, tra i quali spicca il Martin pescatore, la specie più rappresentativa dell’area protetta.

Le risorse economiche derivanti dalla prenotazione dei confortevoli capanni fotografici vengono reinvestite nella manutenzione della palude, affinché i fotografi possano contribuire a preservare gli habitat naturali dell’Oasi.
Ogni anno dai trecento ai quattrocento fotografi provenienti da tutta Italia e dalle nazioni vicine, come Svizzera e Austria, visitano l’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara.

La selva dei gufi

Nel 2012, l’Oasi naturalistica Cervara ha avviato il progetto La Selva dei Gufi con l’obiettivo di creare il primo centro italiano dedicato alla conoscenza dei rapaci notturni. Attualmente, il personale dell’Oasi si prende cura di tre Barbagianni, di un Alloco, di un Allocco degli Urali, di un Gufo comune e di un Gufo reale chiamato ObiWan.
Le attività didattiche e divulgative rivolte a scuole e visitatori prevedono opportunità di incontro ravvicinato con alcune specie di notturni in occasione de Il volo dei Gufi, che si tiene nel fine settimana.

Le zone umide
L’importanza di preservare le zone umide risiede nella loro capacità di ridurre il rischio di dissesto idrogeologico, regolando i livelli delle falde acquifere e prevenendo così il rischio di alluvioni.
Il delicato ecosistema palustre funge inoltre da depuratore naturale, in grado di facilitare la decomposizione microbica delle sostanze organiche.
Avifauna dell’Oasi Cervara e del Parco del Sile

Le numerose specie avicole che l’Oasi Cervara e il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile si impegnano a tutelare comprendono la Garzetta (Egretta garzetta), la Poiana (Buteo buteo), il germano reale (Anas platyrhyncos), l’Airone cenerino (Ardea cinerea) e la Folaga (Fulica atra). Appartenente alla famiglia dei Rallidi, quest’ultima è riconoscibile per il piumaggio nero che contrasta con il candore del becco e del prominente scudo frontale.
La Garzaia dell’Oasi naturalistica di Cervara
Aironi cenerini, Garzette, Nitticore, Aironi guardabuoi e Marangoni minori vivono nella Garzaia di Cervara, sorta nei primi anni Ottanta, che con le sue duecento coppie di nidificanti è una delle più importanti dell’entroterra veneto.
Il Martin Pescatore: un acrobata dei corsi d’acqua

L’ambiente palustre della riserva costituisce l’habitat ideale del martin pescatore (Alcedo atthis), che popola stagni e torrenti nutrendosi di anfibi, piccoli pesci e insetti che cattura con spettacolari tuffi acrobatici.
Questo piccolo e agile volatile si distingue per il lungo becco e per la vivace livrea: il capo, le ali e la coda sfoggiano tonalità turchese e verde scuro, mentre l’addome presenta una caratteristica sfumatura rossiccia. Durante la nidificazione, scava cunicoli sotterranei profondi fino a un metro, dove depone le uova al riparo da predatori e intemperie.
Il Porciglione, il “maialino” della palude
L’habitat del Porciglione (Rallus aquaticus, Linnaeus, 1758) è costituito da canneti di Phragmites e distese di vegetazione palustre, tra cui Iris, coltellacci, carici e tife (Typha latifolia), riconoscibili per i caratteristici frutti cotonosi a forma di sigaro. Per la nidificazione predilige ambienti umidi caratterizzati da acque stagnanti o a lento corso, sia dolci che salmastre.
Il suo piumaggio presenta una colorazione bruno-olivastra con screziature nere nella parte superiore del corpo, mentre guance, collo, torace e addome sono di un grigio intenso. I fianchi sono neri con striature bianche.
Il richiamo del Porciglione si distingue per una serie di grugniti seguiti da uno stridio simile a quello di un maialino.
Il Tuffetto
Dal corpo tondeggiante e dal capo rosso-castano, il Tuffetto, (Tachybaptus ruficollis Pallas, 1764) costruisce nelle zone d’acqua dolce il nido galleggiante in cui depone le uova, coprendole di vegetazione palustre per proteggerle dai predatori. Elusivo e difficilmente osservabile, il Tuffetto rivela la propria presenza con il suo caratteristico richiamo trillante.
Rettili, anfibi e mammiferi nell’Oasi naturalistica Cervara
L’Oasi naturalistica Cervara ospita numerose specie di rettili, anfibi e piccoli mammiferi legati agli ambienti umidi. Nelle calde giornate estive, la tartaruga d’acqua (Emys Orbicularis) ama sostare al sole lungo le rive degli stagni, mentre nella stagione autunnale si immerge nel fango della riva prima di entrare in letargo. L’Arvicola (Arvicola terrestris), grazioso mammifero adatto alla vita acquatica, rosicchia la vegetazione ripariale che fiorisce lungo le rive dei torrenti.
I Serpenti non velenosi dell’Oasi di Cervara
Le tre specie di serpenti che abitano l’Oasi naturalistica Cervara sono la Natrice dal collare (Natrix natrix), riconoscibile per le due mezzelune chiare che ne coronano il capo, la Natrice tessellata (Natrix tessellata), la specie di colubro europeo più legata agli ambienti acquatici, in cui caccia i piccoli pesci che costituiscono la sua dieta, e il Biacco (Coluber viridiflavus).
Più aggressivo rispetto alle natrici, quest’ultimo si nutre di piccoli roditori, uccelli, rettili, rane, girini, coleotteri e lumache. Durante il giorno ama assorbire la luce solare, mentre nelle ore notturne trova rifugio sotto un masso e nelle tane dei roditori.
Gli anfibi dell’Oasi Cervara
La piccola Rana di Lataste (Rana latastei) è una piccola rana rossa endemica della Pianura Padana legata ai boschi umidi di pianura dominati da ontani, farnie e carpini bianchi, dove si nutre di insetti e lombrichi. Durante l’inverno trova riparo nelle fenditure del terreno, mentre a marzo depone le uova presso stagni, pozze e corsi d’acqua.
Dalla vivace colorazione verde, la Raganella (Hyla intermedia) è dotata di caratteristiche ventose sulle estremità delle dita, grazie alle quali è in grado di arrampicarsi con destrezza sugli alberi e sulle erbe palustri, dove cattura gli insetti con le zampe anteriori, mentre la Rana verde minore (Rana esculenta), rimane immobile tra la vegetazione della riva in attesa di catturare la preda con uno scatto fulmineo della sua lunga lingua adesiva.
Il tritone punteggiato (Triturus vulgaris) trascorre la prima parte della sua vita, da aprile a giugno, negli stagni o nei fiumi privi di forte corrente, dove si riproduce, dopodiché si trasferisce in luoghi umidi e ombrosi, trovando rifugio sotto le pietre e nelle cavità del legno in decomposizione.
Flora e Fauna del bosco igrofilo
Il paesaggio del bosco igrofilo è caratterizzato da densi boschi di Ontano nero, le cui tortuose radici, contenenti batteri in grado di fissare l’azoto nel terreno, rendono questo albero ideale per bonificare terreni poveri, umidi e malsani. Sovrastati da maestose farnie e svettanti pioppi, i sinuosi itinerari della riserva regalano una visione suggestiva delle chiome frondose del salice cenerino (Salix cinerea) e del salice bianco (Salix alba), piante fondamentali per consolidare le sponde dei corsi d’acqua.
La fauna del sottobosco
In questo ambiente primordiale e brulicante di vita, i pioppi neri offrono riparo a scoiattoli, picchi, lodolai e pipistrelli, ombreggiando il denso manto di felci palustri, canne e tife in cui si nasconde il Moscardino (Moscardinus avellanarius), un piccolo ghiro notturno che si nutre di noci, nocciole, frutti succosi e germogli.
Dalla fine dell’inverno fino a luglio, il paesaggio del bosco igrofilo è reso ancor più incantevole grazie alla fioritura della Calta palustre (Caltha palustris), i cui vivaci fiori dorati risaltano nel verde rigoglioso della vegetazione.
I mammiferi del bosco
Tra i mammiferi che popolano questo ecosistema vi sono il Tasso (Meles meles) e la Volpe (Vulpes vulpes). Il Tasso, schivo e prevalentemente notturno, si nutre di carne e di frutta prima di ritirarsi nella propria tana durante il letargo, mentre la Volpe, attiva anche nei mesi invernali, costruisce il proprio rifugio tra arbusti e folte siepi.
I volatili della riserva
Fra marzo e aprile, l’osservatore attento può scorgere, nascosto nel folto della fascia arbustiva, il nido della nitticora, un piccolo airone elegante e sfuggente che si nutre principalmente all’alba e al crepuscolo.
Le tranquille giornate primaverili nell’Oasi naturalistica Cervara sono animate dal vivace tamburellare del Picchio verde (Picus viridis) e del rosso maggiore (Picoides major), che utilizzano il becco come uno scalpello per incidere il tronco degli alberi e scavare il nido in cui depongono e proteggono le sue uova.
La vegetazione del bosco umido offre al Pendolino (Remiz pendulinus) il materiale adatto per costruire il suo nido sospeso, intrecciando steli e fili d’erba attorno a ramoscelli di salice, che poi fodera con pappi cotonosi di salice e tifa per creare un morbido rivestimento.
Il Gufo Comune (Asio otus) presenta un piumaggio grigio-bruno che gli permette di mimetizzarsi con gli alberi su cui si apposta per tendere agguati ai roditori, piccoli uccelli e insetti, prevalentemente coleotteri.
Assetto istituzionale
Dal 2023, le cooperative Alcedo e Simili si rapportano istituzionalmente con il Comune di Quinto di Treviso e con il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile per la conservazione naturalistica dell’Oasi e per l’organizzazione dei servizi a sostegno del turismo naturalistico e dei progetti faunistici, sia realizzati che da realizzare nel parco.
Ad affiancare l’impegno degli enti pubblici, dal 2023 anche il CentroMarca Banca, banca di Credito Cooperativo, sostiene alcuni importanti progetti di miglioramento all’interno dell’area protetta.
Le terse acque del Sile, i cui silenziosi meandri danno vita al vibrante patrimonio di biodiversità faunistica e vegetale che anima questo luminoso polmone verde, alimentano un complesso molitorio medievale avvolto da un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo, creando un delicato equilibrio in cui storia, ecologia, panorami mozzafiato e passione per la natura coesistono in armonia.



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