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Trincea a Saletto di Piave restaurata dal gruppo “I Caimani del Piave” dell’associazione Argine Maestro
Oltre al Molino della Sega e al Molino Marchesin, punti strategici di grande rilievo durante le fasi finali della Prima Guerra Mondiale sul fronte del Piave, il recupero e il restauro di due trincee a Saletto di Breda di Piave contribuiscono a preservare la memoria storica del conflitto e del territorio che ne fu teatro.
Proprio in questi luoghi, lungo le sponde del fiume sacro alla Patria, si svolse poco più di cento anni fa la battaglia d’arresto tra il Regio Esercito e le divisioni austro-ungariche.
Nel novembre del 1917, combatterono per la prima volta i giovani soldati della classe 1899, il cui sacrificio contribuì alla vittoria dell’esercito italiano.
Dove si trovano le trincee rinvenute nel comune di Breda di Piave?
Le trincee si trovano in Via dei Casoni, 47, (45.73568822345746, 12.393769925658578) e in Via del Passo, 7, in corrispondenza della spiaggia di Saletto (45.72595309406234, 12.406816258454327).
Il restauro delle trincee della Grande Guerra è il risultato della passione, zelo e duro lavoro dell’associazione culturale Argine Maestro e del gruppo di rievocazione storica di Saletto dei Caimani del Piave, animati dal desiderio di promuovere e difendere il patrimonio storico del territorio.
La disfatta di Caporetto e la resistenza lungo il Piave
Alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917 il tuonare assordante di 2000 pezzi di artiglieria austro-tedesca annunciò l’inizio della battaglia che avrebbe segnato la più pesante sconfitta nella storia del Regio Esercito. Il martellante bombardamento delle batterie nemiche sul fronte italiano stanziato lungo il fiume Isonzo, unito all’impiego del micidiale gas fosgene, anticiparono l’assalto della XIV armata del generale Otto von Below, composta da sette divisioni tedesche e otto divisioni austro-ungariche.
Oltre a sterminare la quasi totalità dei soldati sulla prima linea di difesa sull’Isonzo, i massicci bombardamenti colpirono anche le retrovie.
Il fuoco dell’artiglieria nemica e gli esplosivi che i reparti speciali austro-tedeschi avevano piazzato con successo alle spalle dello schieramento italiano, compromisero le linee di comunicazione tra i reggimenti del Regio Esercito aumentando il panico tra i soldati superstiti, la cui ritirata si sarebbe presto trasformata in una fuga disordinata e caotica.
Lo sfondamento della fanteria austro-tedesca.
Le prime postazioni a essere travolte furono quelle collocate sul monte Rombon, nel comune di Plezzo, e in corrispondenza della conca di Tolmino.
Alle otto di mattina ebbe inizio l’offensiva della fanteria austro-tedesca, la cui avanzata si alternava all’intenso fuoco di artiglieria.
La strategia vincente messa in atto dalle forze nemiche, definita tattica dell’infiltrazione, consisteva nello sfondare i punti deboli dello schieramento italiano e, facendo leva sull’effetto sorpresa e su pesanti bombardamenti preparatori, penetrare rapidamente e il più possibile in profondità nella retroguardia avversaria. Alle ore 15:00 gli austro-tedeschi avevano già raggiunto Caporetto.
Il 25 e 26 ottobre 1917, dopo aver occupato il monte Stol, le cime del Kolovrat e del Globocak, il Monte Nero e il Monte Maggiore, le forze austro-germaniche sfondarono le ultime linee di difesa italiane e dilagarono in pianura, rendendo inevitabile la ritirata generale dell’esercito italiano.
Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati
Dopo una breve ritirata lungo le sponde del Tagliamento, il 9 novembre le forze italiane riuscirono a organizzare uno schieramento lungo il fiume Piave, la cui difesa avrebbe determinato le sorti della guerra.
Durante i mesi di novembre e dicembre 1917 si svolse una cruenta e decisiva battaglia d’arresto, durante la quale l’esercito italiano, animato da incredibile risolutezza e ardore, fu capace di bloccare e infine respingere l’avanzata dei reggimenti austro-ungarici e tedeschi.
In corrispondenza del Molino della Sega, 16 e il 17 novembre 1917, ebbero il battesimo di fuoco i ragazzi del ’99, giovanissimi soldati la cui tenacia e coraggio li rese capaci di atti eroici determinanti per l’esito vittorioso della Grande Guerra.
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