Home Blog Pagina 10

Villa Pera a Gaiarine (TV)

0
Facciata principale di Villa Pera Gaiarine TV
Il parco secolare di Villa Pera, Gaiarine (TV).

Incastonata nel cuore storico di Gaiarine, a pochi passi dallo svettante campanile neogotico della Chiesa di San Tomaso di Canterbury, Villa Pera è un complesso architettonico signorile della seconda metà del Seicento avvolto da un lussureggiante parco secolare. Ai lati dell’ingresso principale, due maestosi tigli sovrastano le candide statue settecentesche di Ercole e Deianira, poste a coronamento dei pilastri bugnati ai quali è incardinato un sinuoso cancello di ferro.

Le Ville Venete a Gaiarine

Rivolto a nord ovest, quest’ultimo si affaccia sulla rotonda in cui convergono le strade dirette a Sacile, a Conegliano e a Oderzo. Entrando in paese provenendo da Conegliano, troveremo alla nostra destra il lato nord di Villa Porcia, Cavarzerani, proprietà nobiliare settecentesca incorniciata da un sontuoso giardino alberato.

Procedendo in direzione del centro urbano, alla nostra sinistra lo sguardo si posa su Villa Cappellari della Colomba, anch’essa del XVIII secolo. Poco più avanti, rivolto su Piazza Vittorio Emanuele II, si staglia il fronte principale di Villa Cicogna, Borlini, attuale sede municipale costituita da un corpo padronale a tre piani a cui si affiancano due barchesse porticate simmetriche. Il vasto parco che in origine circondava la villa è stato sostituito dal piazzale lastricato di sampietrini che possiamo ammirare oggi, al centro del quale si innalza il monumento ai caduti della Grande Guerra concluso da un’aquila di ferro dalle ali spiegate.

Origine delle Ville Venete: l’espansione veneziana in terraferma

L’antico detto “Coltivar el mar e assar star la tera” riflette l’atteggiamento isolazionista che la Repubblica di Venezia mantenne per secoli a partire dalla fondazione della città, fino a quando, il 17 aprile 1345, a seguito di grandi dibattiti e discussioni interne, il Maggior Consiglio decise di abrogare la legge che vietava ai cittadini veneziani di acquistare terreni in terraferma.

Il patriziato veneziano cominciò a investire ingenti capitali nelle campagne dell’entroterra veneto, proseguendo l’opera di bonifica avviata dai monaci benedettini. Nuove colture e tecniche all’avanguardia furono introdotte nell’ambito di una rivoluzione agraria che gravitava intorno alla Villa, punto focale del possedimento fondiario nel quale la maestosità del corpo padronale si coniugava con la funzionalità dei fabbricati legati all’amministrazione della tenuta. La Repubblica di Venezia aveva inoltre sviluppato un fiorente sistema proto industriale basato sulla gelsicoltura e la bachicoltura per la produzione di seta.

L’estensione in terraferma della Repubblica di Venezia avvenne anche tramite una serie di campagne militari. Significativa fu a tal proposito la conquista veneziana del Friuli, che nel 1420 pose fine al Patriarcato di Aquileia.

Con la scoperta dell’America e il conseguente spostamento dell’asse commerciale dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico, divenne cruciale per la Repubblica di Venezia espandere i propri domini in terraferma per difendere i propri interessi economici e per consolidare la propria posizione strategica in un contesto di rapida evoluzione geopolitica.

Al 1501 risale la creazione del Magistrato delle acque, incaricato della tutela dei bacini idrici della laguna veneta. Nel 1763 fu istituita all’Università Padova la prima cattedra di agraria, ricoperta dal botanico e agronomo Pietro Arduino (Caprino Veronese, 18 luglio 1728 – Padova, 13 aprile 1805).

La famiglia Riello Pera

Antiche documentazioni attestano che i Pera, probabilmente mercanti veneziani, erano presenti nella seconda metà del XV secolo a Costantinopoli, dove possedevano un fondaco. Nel 1453, con la riconquista di Istanbul da parte di Maometto II, due membri della famiglia, zio e nipote, lasciarono il quartiere denominato Pera per fare ritorno in patria.

Da Istanbul a Portobuffolè

La provenienza della famiglia Pera trova conferma, oltre che nell’omonimo distretto del Corno d’Oro, anche nel Pera Palace Hotel di Istanbul, divenuto celebre per essere il luogo in cui Agatha Christie scrisse “Assassinio sull’Orient Express”. I capitali accumulati con le attività commerciali furono inizialmente investiti a Portobuffolé. Nel 1570, dopo che un sacerdote dei Pera aveva vinto la parrocchia di Gaiarine, la famiglia iniziò a trasferirsi in queste zone, approfittando di una svendita di terreni della Repubblica di Venezia.

Le residenze della famiglia Pera a Gaiarine e a Pordenone

Attribuita a Nicola Pera con il progetto architettonico dell’agrimensore Stefano Segato, la dimora patrizia aveva la funzione di abitazione padronale e “mezà” per seguire l’attività agricola. Durante l’inverno, la famiglia abitava a Palazzo Pera a Pordenone. Situata in Corso Garibaldi di fronte a Palazzo Loredan-Porcia, la residenza fu poi venduta dopo la prima guerra mondiale.

Essendo l’ultima discendente della famiglia, la nonna dell’attuale proprietario Camillo Riello Pera ottenne che il proprio cognome fosse aggiunto a quello del marito, un Riello da Padova.

Con la fine della mezzadria negli anni Settanta del Novecento, la villa ha perso la sua funzione economico agricola ma conserva ancora attrezzature e cantine con relative botti e accessori per la vinificazione.

Al 2001 risale l’inizio dei lavori di restauro della villa e degli annessi rustici, eseguiti nel rispetto dell’autenticità storica del complesso architettonico e dell’apparato decorativo.

617993 b3b0f31818304276b4c0b82b985f29f2mv2
Villa Pera a Gaiarine (TV).

Il parco di Villa Pera

Il parco di Villa Pera a Gaiarine TV
Giardino all’inglese di Villa Pera con alberi secolari e statue settecentesche.

Con un’estensione superiore a un ettaro e mezzo, il parco secolare di Villa Pera rappresenta lo scenario ideale per svolgere eventi memorabili in un’atmosfera fiabesca e immersa nel verde in cui il tempo pare essersi fermato.

Il giardino allinglese di Villa Pera Gaiarine TV
Il parco di Villa Pera a Gaiarine (TV).

Adornata da antiche fontane e vasche d’acqua zampillanti, il radioso giardino all’inglese è costellato di tigli, cedri, tassi, aceri campestri, noccioli, magnolie, gelsi, sgargianti specie floreali come rose, lantane e oleandri nonché piante ornamentali come l’alloro, il lauro, l’agrifoglio e l’acanto.

617993 954e5acef01a47e6b83bdaafbf99adb8mv2
Vasca d’acqua zampillante nel parco secolare di Villa Pera.

In prossimità dell’entrata principale della villa, si rimane colpiti da uno stupendo Liriodendron tulipifera, conosciuto anche come albero dei tulipani per la bellezza dei suoi fiori a calice profumati, distinti da una delicata tonalità giallo-verde. Accanto a esso, una splendida Lagerstroemia incanta nel mese di agosto con i suoi rigogliosi fiori a grappolo.

L’area più appartata del parco, in cui si trova la piscina, è perfetta per allestire buffet, cocktail, taglio della torta e qualsiasi altro tipo di evento desideriate. Gli spazi all’aperto, ampi e ben curati, possono accogliere fino a trecento ospiti, con la possibilità di organizzare eventi gastronomici e culturali, esibizioni teatrali, festival e rievocazioni storiche.

617993 3f62521ac19a44208e41e28a3ecf0518mv2
Giardino con piscina a Villa Pera, Gaiarine (TV).

Architettura di Villa Pera

Cortile interno di Villa Pera a Gaiarine TV 2
Cortile interno di Villa Pera, Gaiarine (TV).

La proprietà nobiliare è costituita da un corpo padronale a tre piani, la cui costruzione ebbe inizio nel 1670, intorno al quale si articolano a spirale gli annessi impiegati per la lavorazione e l’immagazzinamento dei prodotti agricoli.

Verticalmente tripartita, la facciata rivolta a nord ovest è ornata da due statue in pietra bianca tenera del XVIII secolo simboleggianti l’estate e l’inverno. Conclusa da un frontone triangolare, la parte mediana del prospetto è ingentilita al primo piano da un elegante poggiolo.

Culminante con una chiusura ad arco, la facciata principale reca al piano nobile, in posizione centrale, un terrazzino coronato da un timpano triangolare. Quest’ultimo è sormontato dallo stemma della famiglia Pera raffigurante un leone e un albero di pere. Al di sopra del blasone campeggia un orologio astronomico a lato del quale, in basso a destra, è riportata la locuzione latina: “gutta cavat lapidem” ovvero “la goccia scava la pietra”.

La distribuzione degli ambienti nel nucleo residenziale rispecchia il classico schema del palazzo veneziano, con salone passante e quattro stanze laterali. Tradizionalmente, la sala di rappresentanza si articola tra la porta de tera e la porta de mar, rivolte rispettivamente verso la calle e verso il rio. Nel caso di Villa Pera, l’ingresso principale è posto di fronte a quello che si affaccia sul cortile interno.

Varcato l’ingresso a sud-ovest, si rimane colpiti dal pregiato terrazzo veneziano che impreziosisce il luminoso salone principale. Alla nostra destra troviamo gli studi. Alla nostra sinistra si apre l’area domestica con un raffinato salottino e le scale che conducono al piano nobile, in cui si trova un’elegante sala in asse con quella sottostante.

Alle pareti sono disposti quadri di origine francese e un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, San Rocco e San Sebastiano, rimosso poco dopo la fine della prima guerra mondiale da una cappella seicentesca prossima alla demolizione.

617993 30e9f0a6be1942239e12ed8844382128mv2
Il cortile interno di Villa Pera a Gaiarine (TV).

Attraversato il cortile interno, ombreggiato da un alto salice tortuoso e incorniciato sul lato est da una florida pergola di vite, si accede a un’ampia sala con caminetto capace di ospitare fino a cento persone. Al di sopra della sala è situato il granaio, dalla cui posizione privilegiata, si gode nelle giornate limpide di una veduta mozzafiato del Cansiglio.

617993 be2e8bc6d97248569c9232abbdc35fbamv2
Cortile interno di Villa Pera con salice e pergola di vite.

Impiegati per l’essiccamento e lo stoccaggio del granturco, del frumento, del tabacco e dei bachi da seta, i vasti ambienti del granaio venivano arieggiati tramite delle aperture all’altezza del pavimento e al di sopra delle finestre. All’occorrenza, i locali venivano riscaldati con dei bracieri collocati lungo le pareti. Prima che venisse installata una carrucola per il sollevamento dei carichi, i sacchi di cereali venivano trasportati in spalla dai mezzadri su una scalinata di pietra.

Lungo il lato est del complesso edilizio si estendono la cantina, con botti d’epoca in legno di castagno, e il locale di lavorazione dell’uva con soffitto in travi a vista, in grado di ospitare centocinquanta persone. L’ingresso della cantina è affiancato da una scala di legno che conduce al Museo Arti e Mestieri de ‘na Volta, appassionante itinerario espositivo che custodisce oggetti della vita contadina locale a partire dagli albori del XIX secolo.

Da sempre appartenuta alla stessa famiglia, Villa Pera è associata all’AVV(Associazione Ville Venete) all’ARVV (Associazione Regionale Ville Venete), all’ADSI (Associazione Dimore Storiche Italiane).

Se desiderate vivere un’esperienza indimenticabile nella cornice di una spettacolare residenza signorile del XVII secolo, Villa Pera e il suo affascinante parco romantico rappresentano lo scenario ideale per celebrare eventi di grande rilievo in un contesto di raffinatezza, serenità ed eleganza fuori dal comune.

Il Museo Arti e Mestieri de na volta a Gaiarine

0

Dove si trova il Museo Arti e Mestieri de na volta?

Allestito in uno dei granai di Villa Pera, affascinante proprietà signorile armoniosamente inserita nel centro storico di Gaiarine, il Museo Arti e Mestieri de na volta custodisce un ampio mosaico di testimonianze che definivano la quotidianità, le tradizioni, il lavoro agricolo e artigianale degli abitanti del territorio a partire dagli albori del XIX secolo.

Prima della fine della mezzadria negli anni Settanta del Novecento, la vasta tenuta della famiglia Pera costituiva una realtà autosufficiente, nella quale un articolato insieme di adiacenze rustiche, necessarie all’amministrazione dell’azienda agricola, si sviluppava intorno al maestoso corpo padronale risalente alla seconda metà del Seicento.

La prima parte del percorso espositivo presenta numerosi strumenti adoperati dai muratori, tra cui una serie di stampi per realizzare tubi e blocchi di cemento, a dimostrazione del livello di autonomia della comunità rurale, capace di provvedere in modo indipendente anche alla manutenzione dei fabbricati e delle abitazioni dei mezzadri.

Il larin e la vita domestica: il cuore della casa contadina

La successiva area tematica è dedicata al larin, il focolare domestico intorno al quale ci si riuniva per mangiare e scaldarsi. Ordinatamente disposti su una credenza troviamo mortai, pestelli, macina pepe, un passapomodoro, un macina carne, una grattugia per il formaggio, uno speo da osei (spiedo per uccelli) e un tosta caffè, o bala da cafè, arnese di ferro formato da due lunghi manici a cui sono collegate due semisfere che si chiudono a tenaglia.

Accanto a una cucina economica con diverse pentole e pentolini, catturano la nostra attenzione una panera per la farina e un contenitore di vetro per la conservazione della carne sotto sale o sotto grasso. A lato di una tipica tavolata contadina con una brocca per il vino e delle sedie rustiche, notiamo un antico seggiolone che all’occorrenza fungeva da vasino.

Bagno e camera da letto nell’Ottocento

Dopo aver contemplato un accogliente salottino arredato con mobili d’epoca e riscaldato da una stufa, lo sguardo si posa su un’elegante scrivania, superata la quale, troviamo alla nostra destra una camera da letto con un bagno da camera, dei passeggini degli anni Sessanta dell’Ottocento, una culla, un baule contenente la dota, ovvero il corredo, un armadio con delle camicie da notte e un comodino, all’epoca chiamato lateral in quanto posizionato a lato del letto.

Nelle notti invernali, quest’ultimo veniva riscaldato con un braciere (mònega) inserito in un telaio di legno formato da due coppie di assicelle ricurve (prete), messo sotto le coperte circa mezz’ora prima di coricarsi. Alcuni scaldaletto, più rudimentali, erano ricavati dai bossoli della prima guerra mondiale. Degno di nota è anche il paion, materasso imbottito di brattee di mais (scarthoz), recante due fori che permettevano di riassettarlo ogni mattina. L’allestimento museale include una vasca da bagno dotata di ruote che ne consentivano lo spostamento da una stanza all’altra.

Fare il bucato nel XIX secolo

Prima della diffusione della moderna lavatrice, la biancheria veniva lavata in un mastello con la lisciva, detergente ottenuto facendo decantare la cenere nell’acqua bollente. Il recipiente di legno aveva un foro alla base che consentiva all’acqua e alla lisciva di defluire. Per evitare che i panni ostruissero l’apertura una volta rimosso il tappo, una mascella di maiale veniva posizionata al di sopra del foro. La biancheria pulita veniva poi risciacquata nel fiume con il lavador, oppure nel mastello con la tavola da lavar.

Bachicoltura e sericoltura: dalla foglia di gelso alla seta

Un tempo costellata di rigogliosi gelsi destinati ad alimentare i bachi da seta, la tenuta di Villa Pera era sede di una fiorente attività di bachicoltura. Dei numerosi strumenti adoperati tradizionalmente in questo settore, il museo Arti e Mestieri de na volta espone un’antica incubatrice, impiegata in primavera per mantenere le uova dei bachi da seta a una temperatura controllata, e un igrografo, apparecchio utilizzato per misurare il livello di umidità. Al momento della schiusa, le larve iniziavano a nutrirsi delle foglie di gelso, all’epoca sminuzzate con il tajafoia.

Il ciclo vitale del baco da seta

Il ciclo biologico del baco da seta prevede cinque età e quattro mute. I circa 55.000 esemplari racchiusi in un’oncia di uova raggiungono una dimensione di nove centimetri ciascuno, arrivano a occupare una superficie complessiva di 60 m² e richiedono nove quintali di foglie di gelso per il loro nutrimento.

Per mantenere pulite le larve dai residui della muta, al termine di ogni stadio di crescita venivano distesi sopra i bachi da seta dei fogli di carta forata, successivamente ricoperti con foglie di gelso fresche. La dimensione dei fori variava in base all’età e quindi alla dimensione della larva. Una volta raggiunta la superficie del foglio, le larve venivano trasferite su dei graticci.

Raggiunta la quinta età, il baco da seta, che nel frattempo ha assunto una colorazione bianco satinata, smette di alimentarsi e cerca un sostegno su cui arrampicarsi per dedicarsi alla filatura del bozzolo. I rami disposti verticalmente per ricreare la cosiddetta “salita al bosco” sono stati sostituiti in tempi recenti da supporti di plastica, disinfettabili e riutilizzabili, che rendono più facile la raccolta dei bozzoli. Uno strumento formato da una serie di bacchette di ferro aveva la funzione di pulire i bozzoli prima del processo di filatura, dal quale si ricavava una seta grezza destinata a successive fasi di lavorazione e raffinazione.

Arti e Mestieri del lavoro agricolo e artigianale

Conclusa la visita dedicata all’antica arte della bachicoltura, il percorso museale illustra alcune bilance secolari e numerosi strumenti per la vinificazione tra cui pigiatrici, torchi, un solfitometro, una tappatrice e una pompa irroratrice manuale. La collezione include un alambicco per la distillazione della grappa chiamato tamburlan.

Tra gli strumenti che facilitavano i lavori nell’azienda agricola troviamo una sgranatrice (sgarba panoce), sia manuale che meccanica, una selezionatrice per sementi, un giogo (dof), un aratro, un erpice detto grapa, un erpice a maglie (erpese), un tajafien, una seminatrice, all’epoca trainata dai buoi, una gerla per il trasporto di fieno e foglie, un macina barbabietole, un trinciaforaggio, degli sgabelli e dei secchi utilizzati durante la mungitura e degli apparecchi per la lavorazione del latte, tra cui una zangola per il burro (burcio a mantega) e una scoladora per il formaggio. Gli attrezzi impiegati per la pesca includono una nassa e una fiocina.

Una serie di zappe, rastrelli, forche, falci e falcetti fa da sfondo alla bicicletta del panetier, alla bicicletta del contadino e alla bicicletta del barbiere a domicilio. Quest’ultima è munita di rasoi, spazzole, forbici, pettini e contenitori per la schiuma da barba accuratamente riposti in una valigia collocata di fronte al manubrio. Accanto a una pietra per affilare i coltelli (mola par usar cortei) troviamo dei raffinati ombrelli per ripararsi dal sole disposti su alcune valigie e bauli d’epoca. Prima di accedere alla sala del marangone, la nostra curiosità è attirata dal racolon, strumento che nei giorni della Settimana Santa sostituiva il suono delle campane per avvisare i fedeli della Messa.

La sala da lavoro del falegname custodisce un gran numero di pialle, squadre, seghe, compassi, martelli, scalpelli, trapani a manovella, un tornio a mano e molti altri strumenti per realizzare carri, botti, mobili e tutto ciò che era richiesto nell’ambito della gestione della tenuta. Nel periodo della Resistenza, un’apertura segreta permetteva ai partigiani di rifugiarsi al di sotto delle assi del pavimento di questa stanza.

Intrattenimento e modernità: dal giradischi alla sala cinema

Il settore più moderno del museo custodisce diversi modelli di radio, giradischi, mangiadischi e televisori, uno dei quali, risalente al 1954, è uno dei primi televisori del comune di Gaiarine.

Uno degli ambienti più suggestivi del museo è la sala dedicata al cinema, in cui si trovano un proiettore a manovella degli anni Trenta e uno elettrico degli anni Cinquanta, entrambi dotati di un camino per disperdere le emissioni di fumo prodotte dalla combustione degli elettrodi. In un angolo della stanza è allestita una fucina con la forgia, l’incudine e gli attrezzi del fabbro e del maniscalco. A lato di questa troviamo due carrozze leggere con capote, una delle quali dotata di fanali a candela, tutt’ora recanti i contrassegni del pagamento del bollo.

Al centro della stanza è posizionato un orologio da campanile del 1926 a carica manuale. Dopo aver osservato alcune fotografie e strumenti della banda musicale di Gaiarine degli anni Venti, tra cui un piccolo pianoforte, una fisarmonica, un mandolino e un clarinetto, ci avviamo verso l’area inerente alla tessitura, dove troviamo esposte delle macchine per maglie, delle macchine da cucito sia a pedale che da tavolo, accurate riproduzioni di telai perfettamente funzionanti, un attrezzo per realizzare funi e una macchina per sfibrare la canapa da cui si ricavava fibra tessile.

Il settore dedicato ai pompieri di Gaiarine comprende una scala di legno per salire, una di corda per scendere e una pompa a bilanciere manuale di fine Ottocento. Significative testimonianze della prima guerra mondiale includono una portantina statunitense e delle brandine dell’ospedale di Gaiarine. La parte conclusiva del percorso espositivo mostra la postazione dell’orologiaio Toni Marchesin e un banco da lavoro da calzolaio, conosciuto in dialetto come “scarper“.

Visitare il Museo Arti e Mestieri de na volta: un’esperienza memorabile

Visitare il museo Arti e Mestieri de na volta è un’opportunità consigliata a chi desideri scoprire il profondo legame che unisce le radici culturali del territorio al nostro presente. Un’accurata selezione di oggetti splendidamente conservati racconta l’evoluzione della vita domestica e del duro lavoro agricolo e artigianale a partire dai primi anni dell’Ottocento, riportando alla luce le usanze dell’epoca e guidandoci attraverso alcuni dei momenti storici più significativi del XX secolo.

A rendere questa visita un’esperienza indimenticabile, per la quale ringraziamo la famiglia Riello Pera e l’Associazione Vigili del Fuoco Volontari di Gaiarine, è l’affascinante cornice di Villa Pera e del suo radioso parco alberato secolare, la cui bellezza vi lascerà col fiato sospeso.

Al via in Veneto le Settimane del Foliage

0

dal 17 novembre al 1° dicembre eventi dedicati nelle Dimore Amiche che ogni weekend ospitano iniziative dedicate alle Magiche Atmosfere d’Autunno

Foliage Dimore Amiche 2
Foliage Dimore Amiche Veneto


Padova/Vicenza/Verona, 11 novembre 2024
 – Sono al via le Settimane del Foliage in Veneto: dal 17 novembre all’1° dicembre le Dimore Amiche del Veneto – rete di eccellenza che riunisce quelle Dimore Storiche Adsi (Associazione dimore Storiche Italiane, sezione Veneto) che sono ancora oggi vissute dalle famiglie che da secoli le abitano – organizzano viste guidate dedicate al più romantico dei simboli autunnali: benvenuto Foliage – Magiche Atmosfere d’Autunno. 

In Veneto, le prossime tre settimane di foliage saranno ricche di eventi in sette dimore tra Padova, Vicenza e Verona: Parco Frassanelle, Villa Rosa, Villa Valmarana ai Nani, Castello di Thiene, Villa Sagramoso Sacchetti, Villa Angarano, Villa da Schio regaleranno ai visitatori l’emozione dei giardini storici che si trasformano in paesaggi fiabeschi.

Tra gli appuntamenti da non perdere, quelli con i paesaggisti che da anni seguono i parchi delle Dimore Amiche. Pamela Nichele è una di loro, paesaggista che lavora in Italia e all’estero: a lei abbiamo chiesto come comporre la palette perfetta in una sorta di caccia al tesoro tra i colori d’autunno. “Il Ginko e il Tiglio sono i due re del giallo – spiega Nichele – e quando le loro foglie virano dal verde allora sappiamo che l’autunno è proprio arrivato. La natura trova sempre il modo per ‘raccontarsi’, basta saper cogliere i suoi segnali”. Parlando ancora di colori, prosegue Nichele “l’Acero o il Liquidambar ci regalano le tinte rosse, la Nyssa invece vira le sue foglie verso l’arancio; per legare il tutto con le giuste sfumature non può mancare il giallo arancio tipico del Faggio”. 

Il foliage, infatti è quella variazione autunnale del colore delle foglie degli alberi dal verde al giallo e alle diverse gradazioni del rosso, che è causato dalla diminuzione della clorofilla: con il diminuire dell’irraggiamento solare, il colore verde diventa meno visibile e prevalgono gli altri pigmenti (non più mascherati dalla clorofilla) come i carotenoidi, che conferiscono il tipico colore giallo-bruno. Le tinte rosso e porpora di alcune piante dipendono invece da un diverso gruppo di pigmenti, gli antociani, che, a differenza dei carotenoidi, non sono sempre presenti nelle piante, ma vengono prodotti in autunno. L’evento naturale incanta ogni anno migliaia di persone, affascinate dalle mille sfumature che i boschi regalano ai visitatori.

Foliage Dimore Amiche Veneto
Foliage Dimore Amiche Veneto

Ecco il calendario di FOLIAGE – MAGICHE ATMOSFERE D’AUTUNNO e come prenotarle:

𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐨𝐬𝐚 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏𝟕 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝟏𝟎:𝟎𝟎- 𝟏𝟏:𝟑𝟎-𝟏𝟒:𝟑𝟎

costo 18,00 euro

Info e prenotazioni: mail francescabragarosa@gmail.com e cellulare +39 347 7204658

Visita con Sinigaglia Monica del vivaio Fior di Rosa

𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐀𝐧𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐨 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏𝟕 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟏:𝟎𝟎, 𝟏𝟒:𝟎𝟎, 𝟏𝟓:𝟑𝟎

Ingresso: € 18,00 a persona, ridotto sotto i 12 anni € 10,00

Al termine della visita si possono assaggiare i vini biologici della cantina di famiglia “Le Vie Angarano”.

La prenotazione è obbligatoria: info@villaangarano.com, 0424503086.

Visita con Stefano Farronato, arboricoltore che segue la manutenzione del parco

𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐃𝐚 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐨 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟒 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟏:𝟑𝟎, 𝟏𝟒:𝟎𝟎, 𝟏𝟓:𝟑𝟎

ingresso: € 15,00 intero – € 8,00 ridotto over 70 anni

 ingresso gratuito per diversamente abili e under 6 anni

Prenotazione obbligatoria: info@villadaschio.com; informazioni al numero 335 64 55 820

Visita con Pamela Nichele paesaggista 

𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐅𝐫𝐚𝐬𝐬𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟒 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚: 𝟏𝟏:𝟎𝟎, 𝟏𝟒:𝟑𝟎

Biglietto adulto 16€

Ridotto (4-14 anni) 11€

Over 70/studenti (15-25 anni 15,00€

Bambini fino a 3 anni Gratis

Info e prenotazioni: www.frassanelle.it 

Visita con gli operatori del parco

𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐚𝐥𝐦𝐚𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐚𝐢 𝐍𝐚𝐧𝐢 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏 𝐃𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟏:𝟑𝟎, 𝟏𝟒:𝟎𝟎

€ 20 intero comprensivo di ingresso e visita guidata a Palazzina, Foresteria e bosco, laboratorio e calice finale.

€ 10 ridotto sotto i 12 anni

Info e prenotazioni: info@villavalmarana.com

Visita con Marzia Voltolina, in arte Artemisia, operatrice olistica

𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐡𝐢𝐞𝐧𝐞 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏 𝐃𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚: 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟎:𝟎𝟎, 𝟏𝟏:𝟑𝟎, 𝟏𝟒:𝟎𝟎

Ingresso 18,00€

Info e prevendita: www.castellodithiene.com

Visita con Pamela Nichele paesaggista 

𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐚𝐠𝐫𝐚𝐦𝐨𝐬𝐨 𝐒𝐚𝐜𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢 – 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟏 𝐃𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒

𝐓𝐮𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚: 𝟏𝟏:𝟎𝟎, 𝟏𝟒:𝟏𝟓 𝐞 𝟏𝟔:𝟎𝟎

15 euro il biglietto intero

Bambini entro i 14 anni gratuito

Dai 15 anni ai 25 e dai 70 in su 10 euro.

Invalidi con anche 1 accompagnatore gratuiti.

La visita si potrà tenere anche in lingua inglese, eventualmente suddividendola in 2 gruppi.

Info e prenotazioni: sagramoso.alvise@gmail.com +39 348 0172982

Visita con il comproprietario Alvise Sagramoso

Foliage Dimore Amiche Veneto 3 copia
Foliage Dimore Amiche Veneto

Cosa fare a Ponte nelle Alpi (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Ponte nelle Alpi in Provincia di Belluno: la sagra di Polpet, le cascate di Cornolade, giro in bicicletta a Ponte nelle Alpi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Ponte nelle Alpi?

Il comune di Ponte nelle Alpi confina a nord con Longarone, a sud con Alpago, a est con Soverzene e Alpago, a ovest con Belluno.

La sagra di Polpet

L’edizione 2024 della sagra di Polpet si è svolta da giovedì 29 agosto a domenica 8 settembre nell’omonima frazione di Ponte nelle Alpi.

Il programma dell’evento prevede serate di liscio, concerti di musica rock e disco ed esibizioni di danza al ritmo di travolgenti sonorità latino americane. Il menù della festa include specialità goderecce come il frico, le penne con ricotta e pastin, succulente grigliate miste, nonché squisite pietanze che valorizzano tipicità gastronomiche italiane e internazionali.

Se vi chiedete cosa fare a Ponte nelle Alpi, la sagra di Polpet è un evento da non perdere per trascorrere la bella stagione all’insegna di serate di musica dal vivo e invitanti piatti da assaporare nella cornice di un’incantevole località racchiusa tra il Monte Serva e il Col Nudo.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale manifestazione è possibile consultare il sito internet polpetlasagra.it e la pagina Facebook Polpet La Sagra.

Le cascate di Cornolade

Come raggiungere le cascate di Cornolade?

Partendo dal parcheggio del camposanto di Quantin, prendiamo il sentiero che si snoda in località Cornolade chiamato Itinerario Rio Bars – Cornolade – Roncan.

Il comodo percorso asfaltato asseconda i verdi pendii alberati di Valle Maggiore ombreggiati da betulle, aceri campestri, faggi, noccioli e molte altre rigogliose piante d’alto fusto. Discendiamo il declivio tenendo la sinistra per poco più di 1,5 km fino a raggiungere l’imbocco del sentiero che guida allo straordinario salto d’acqua. Una delle località naturalistiche più fotogeniche e affascinanti del comune, le cascate di Cornolade sono una meta imperdibile per chi si chiede cosa fare a Ponte nelle Alpi.

Escursione a Ponte nelle Alpi e Soverzene

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio presso la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Rosario in Via Marconi, 53. Da questa posizione panoramica si gode di una veduta suggestiva del gelido corso del fiume Sacro alla Patria sovrastato a est dalle vette del Col Nudo e del Col Mat, a ovest dall’imponente mole boscosa del Monte Serva.

Dal parcheggio passiamo dietro la chiesa lasciando l’abside alla nostra sinistra e procediamo per poco più di cento metri fino a trovare l’imbocco della pista ciclopedonale Pontalpina. Anziché attraversare il Ponte ferroviario sul fiume Piave, seguiamo la pista ciclabile in discesa, in direzione est.

All’incrocio svoltiamo a sinistra, affianchiamo l’impianto di betonaggio e il campo da calcio, poi teniamo la destra e imbocchiamo la pista ciclabile Via Regia che si snoda lungo il Canale Cellina. Dopo 700 metri, al bivio teniamo la destra e continuiamo lungo il candido sentiero sterrato che si addentra nella densa vegetazione di salici, olmi, pioppi, ontani e robinie.

Il sentiero emerge dal silenzioso bosco ripariale e si articola su asfalto lungo il tratto Soverzene-Soccher, ai piedi del Monte Dolada. Seguiamo il comodo percorso ciclopedonale per circa 6 km in direzione nord, mentre lo sguardo si perde nella candida distesa di ciottoli attraversata dal cristallino corso del fiume Piave. Degna di nota è anche la centrale idroelettrica Achille Gaggia a Soverzene, presso la quale sorge la tappa conclusiva del percorso, ovvero l’antico Mulino dei Savi, complesso molitorio settecentesco impiegato per la produzione della farina da polenta.

Halloween: due appuntamenti imperdibili in Veneto,

0

Panini Onti e Fantasmi dei Conti al Parco Frassanelle (31/10) e Incubo al Castello di Thiene (1-2/11)

Frassanelle Halloween Night
Frassanelle Halloween Night

Padova/Vicenza, 28 ottobre 2024 – In arrivo il weekend di Halloween: in Veneto, tra Padova e Vicenza ecco due appuntamenti all’insegna dell’originalità. La notte del 31 ottobre a Padova, più precisamente a Rovolon, nel cuore dei Colli Euganei – patrimonio UNESCO – il Parco Frassanelle vi invita a “Panini Onti ed i Fantasmi dei Conti”. Nel buio fitto della notte, il parco sarà illuminato solo da qualche torcia e dalla luna, lungo questo percorso, per raggiungere le Grotte e la Villa, vi attenderanno strani personaggi e figure spettrali… Da non perdere poi il contest fotografico per chi si presenterà al Parco con il look più originale. E ancora laboratori, passeggiate sui pony, falò, tarocchi e carte. Adatto a grandi e piccoli. Apertura parco ore 18:00 fino alle 24:00. Biglietti disponibili su www.frassanelle.it;

Frassanelle Halloween Night costumi 2
Frassanelle Halloween Night costumi
castellodithiene
Castello di Thiene

In provincia di Vicenza invece al Castello di Thiene spazio a Incubo: l’incredibile percorso immersivo che si svilupperà nelle sale dell’antica dimora. Cosa potrà mai succedere? Preparatevi ad un viaggio oscuro e spaventoso, guidati dagli attori di Caraval Spettacoli, tra misteriose figure e inquietanti personaggi… Un percorso per decisamente fatto impavidi dal cuore forte. Avrete coraggio? Il percorso si sviluppa a turni – sotto i 14anni è obbligatorio essere accompagnati oltre che coraggiosi – con partenza ogni 15 minuti; orario: dalle 18.30 alle 23.30. I biglietti sono disponibili (solo prevendita online) su www.castellodithiene.com

Entrambe le dimore fanno parte di Adsi Veneto e del circuito Dimore Amiche del Veneto.

Castello di Thiene Castellodithiene Notturno
Castello di Thiene Castello di Thiene notturno

Cosa fare a Soverzene (BL): 3 idee


Scopri cosa fare a Soverzene in Provincia di Belluno: la sagra di Soverzene, il Lago di Val Gallina, giro in bicicletta a Soverzene. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Soverzene?


Il comune di Soverzene confina a nord con Longarone, a nord est con Erto e Casso, a sud est con Alpago, a sud ovest con Ponte nelle Alpi.

La sagra di Soverzene

L’edizione 2024 della vivace ricorrenza ha avuto luogo da venerdì 2 a domenica 4 agosto in corrispondenza del circolo culturale di Soverzene, presso la sede municipale in Via Val Gallina, 5.

Se vi chiedete cosa fare a Soverzene, la tradizionale festa paesana è un’occasione da non perdere per trascorrere la bella stagione all’insegna di invitanti specialità gastronomiche e freddi boccali di birra da gustare nella cornice di una splendida località incastonata nelle Dolomiti Bellunesi.

Per maggiori informazioni in merito alla manifestazione è possibile consultare la pagina Facebook Circolo Culturale Soverzene.

Il Lago di Val Gallina

Partendo dal cimitero di Soverzene in Via Roma (46.201724569121964, 12.304254382827496), procediamo a nord lungo la SP 11 fino alla rotonda. Prendiamo la terza uscita e seguiamo Via Val Gallina per 550 metri. Al bivio, in corrispondenza di un capitello votivo in pietra e muratura, teniamo la destra e attraversiamo una luminosa estensione prativa lungo la strada che si inerpica sul fianco scosceso della montagna, dalla cui posizione panoramica, volgendo lo sguardo a ponente, si gode di una veduta mozzafiato del Monte Serva, del Monte Zervoi e del Monte Pelf.

Superato l’ottavo tornante, dopo circa 450 metri attraversiamo la galleria (non illuminata) e continuiamo in direzione est per circa un chilometro e mezzo seguendo la strada asfaltata ombreggiata da betulle, robinie, abeti, salici, noci e molte altre rigogliose piante d’alto fusto. Procediamo lungo il percorso che si articola parallelamente alla valle solcata dal torrente Gallina, poi al bivio teniamo la sinistra in discesa e continuiamo per 750 metri fino a trovare un ampio piazzale situato a breve distanza dalla diga.

Imponente opera di ingegneria idraulica di metà Novecento, la diga della Val Gallina regala dai suoi ottantanove metri di altezza delle straordinarie vedute del profondo bacino idrico e delle spettacolari vette boscose che si riflettono sulle sue limpide e gelide acque.

Giro in bicicletta da Soverzene a Castello Lavazzo

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio del camposanto in Via Roma, a breve distanza dalla Centrale Idroelettrica Achille Gaggia. All’incrocio con la strada provinciale 11 giriamo a destra e procediamo per 600 metri fino alla rotonda, prendiamo la terza uscita e seguiamo Via Val Gallina per 450 metri fino a trovare, alla vostra sinistra, l’imbocco della Pista Ciclabile Via Regia.

Il piacevole percorso ciclabile asfaltato offre vedute suggestive della densa vegetazione boschiva lambita dal Piave e dei maestosi declivi del Monte Zervoi, del Monte Dolada, del Col Mat, del Col Nudo e del Monte Toc, la cui grandiosa mole domina lo specchio d’acqua cristallino del Lago di Val Gallina.

Passiamo sotto il Ponte sul Piave e teniamo la destra fino all’incrocio, svoltiamo a sinistra e procediamo in lieve salita, poi giriamo di nuovo a sinistra nella strada ombreggiata da un carpino nero.

Superato il sottopasso teniamo la sinistra e attraversiamo Provagna, grazioso paesino punteggiato di abitazioni secolari in pietra a vista, affiancando la Chiesa dei Santi Fermo e Rustico. All’incrocio svoltiamo a destra continuiamo a nord su Via Dogna. Dopo circa 3 km si giunge all’abitato di Codissago, pittoresco abitato ai piedi di Monte Salta dal quale si diramano diversi itinerari che portano alla Ferrata Falesia di Casso, alla diga del Vajont e alla Falesia di Erto.

Dopo aver superato il Ponte sul Piave, teniamo la destra in Via Giovanni Uberti in direzione del centro di Castello Lavazzo, tappa conclusiva del percorso, in cui si trovano il Museo della Pietra e degli Scalpellini e la Chiesa Pievanale dei Santi Quirico e Giulitta, svettante su una ripida altura rocciosa.

Se vi chiedete cosa fare a Soverzene, questo itinerario ciclabile è consigliato a chi desideri contemplare formidabili panoramiche del fiume Sacro alla Patria, visitare antichi borghi di pietra, incantevoli chiese e torri medievali incastonate nelle Dolomiti Bellunesi.

Cosa fare a Seren del Grappa (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Seren del Grappa in Provincia di Belluno: la festa dei Moroni, il sentiero dei Fojaroi, la chiesa di Santa Maria Immacolata. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Seren del Grappa?

Il comune di Seren del Grappa confina a nord con Feltre, a sud est con Pieve del Grappa, a sud ovest con Valbrenta, a est con Setteville, a ovest con Fonzaso, Arsié e Valbrenta.

La festa dei Moroni a Seren del Grappa

L’edizione 2024 della festa dei moroni ha avuto luogo sabato 12 a domenica 20 ottobre negli impianti sportivi di Rasai.

Se vi chiedete cosa fare a Seren del Grappa, la festa dei Moroni è un’occasione da non perdere per vivere la stagione autunnale in buona compagnia all’insegna di musica d’orchestra, serate di danza, laboratori artigianali, suggestive dimostrazioni di intaglio del legno e degustazioni di squisite pietanze a base di castagne e moroni feltrini.

Per informazioni in merito alla manifestazione è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Seren del Grappa e il sito www.comune.serendelgrappa.bl.it 

Il sentiero dei Fojaroi

Il punto di partenza dell’itinerario è la chiesa parrocchiale di San Luigi Gonzaga, in corrispondenza della sede del gruppo degli Alpini nella frazione di Pian della Chiesa.

Lasciamo l’ingresso del camposanto alla nostra sinistra e procediamo lungo Via Valgranda in direzione di Motta. Dopo circa 600 metri si raggiunge un pittoresco borgo di pietra adagiato su un luminoso declivio boscoso, poco prima del quale si trova l’imbocco del sentiero dei Fojaroi, itinerario ad anello che si articola nell’area feltrina del Massiccio del Grappa.

La prima tappa del percorso è un grazioso capitello a edicola dedicato alla Madonna. Il sinuoso cammino si addentra nella densa vegetazione di felci, aceri e faggi fino a portare al Col dei Bof. Situato a 680 metri s.l.m., l’incantevole abitato si adagia su una verde altura costellata di noci, robinie, querce, noccioli, abeti e molte altre rigogliose piante d’alto fusto. Dalla prospettiva privilegiata del colle si domina con lo sguardo lo straordinario panorama montuoso che avvolge il paese.

Il tracciato si immerge nello splendido bosco ammantato di ornielli, cornioli, carpini bianchi e roverelle, le cui chiome ombreggiano sgargianti specie floreali come la cornetta dondolina, la pervinca minore e la bocca di lupo.

Il percorso ben segnalato conduce ai fojaroi, antiche costruzioni legate alle attività di pascolo in alta quota sapientemente inserite nel soleggiato pendio della montagna.

Se vi chiedete cosa fare a Seren del Grappa, questo appassionante itinerario di 9 km è consigliato agli appassionati di escursionismo desiderosi di esplorare un luogo fiabesco e sospeso nel tempo in cui scoprire alcune delle più affascinanti località storiche, culturali e naturalistiche del Basso Feltrino.

La chiesa di Santa Maria Immacolata

Situato in Piazza Monte Grappa, il candido luogo di culto si distingue per una maestosa facciata a doppio spiovente, orientata a nord ovest, verticalmente tripartita da quattro semicolonne corinzie poggianti su alti basamenti. A completare lo sviluppo verticale del fronte sono l’architrave, il fregio e il frontone triangolare.

Anticipato da tre scalini, il massiccio portale ligneo è sormontato da un timpano sorretto da due sinuose mensole.

Il campanile in pietra a vista che si erge al fianco della chiesa è concluso da una svettante cuspide poggiante su un tamburo ottagonale. Al di sotto della cella campanaria campeggiano tre orologi in numeri arabi.

Incorniciata da acacie, abeti, aceri, betulle e pruni, la luminosa aula unica del luogo di culto è ingentilita da un pregiato organo a canne, da splendidi altari in marmi policromi e da inestimabili affreschi che decorano il soffitto della navata.

Volgendo le spalle al massiccio portale d’accesso, lo sguardo spazia sullo straordinario paesaggio montano di Seren del Grappa, dominato dal Monte Roncon e solcato dal serpeggiante corso del fiume Piave.

Cosa fare a Fonzaso (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Fonzaso in Provincia di Belluno: l’eremo di San Micel, Raduno auto moto de na olta, la parrocchia della Natività di Maria. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Fonzaso?

Il comune di Fonzaso confina a nord con Sovramonte, a sud con Seren del Grappa, a est con Pedavena, Feltre e Seren del Grappa, a ovest con Lamon e Arsiè.

L’eremo di San Micel

Come raggiungere l’eremo di San Micel?

Il punto di partenza dell’itinerario che conduce all’eremo di San Micel è Piazza Chiesa, in corrispondenza della parrocchia della Natività di Maria. Come indicato dal cartello presso il campanile del luogo di culto, per arrivare all’eremo lasciamo alle nostre spalle la facciata della chiesa e procediamo in direzione ovest per circa cento metri, poi si svolta a destra in Via Lucco. Un grazioso capitello di legno segnala l’inizio del sentiero che si articola sul fianco del Monte Avena.

Con un dislivello di circa cento metri, il tracciato si snoda tra muriccioli di pietra velati di muschio, ombreggiati dalla densa vegetazione arborea che ammanta il declivio del monte. A quota 550 metri s.l.m., una rientranza nella ripida parete rocciosa ospita il candido oratorio di San Michele e l’abitazione del custode del fuoco. Anticamente, quest’ultimo assumeva il ruolo di vedetta per controllare che non si verificassero incendi a valle e, se necessario, per allertare la popolazione suonando la campana posta sulla sommità della postazione di guardia.

Nelle giornate limpide, dalla prospettiva dominante dell’altura si abbraccia con lo sguardo lo straordinario panorama del paese a valle in cui si distingue la cuspide aguzza del campanile della chiesa da cui siamo partiti.

Se vi chiedete cosa fare a Fonzaso, l’eremo di San Micel è una meta imperdibile per chi desideri intraprendere una tranquilla passeggiata alla scoperta di uno dei più significativi punti di riferimento storici, culturali e paesaggistici del Basso Feltrino.

Raduno auto moto de na olta

L’edizione 2024 del raduno di auto e moto d’epoca ha avuto luogo il 7 luglio nelle principali vie e piazze del paese.

Se vi chiedete cosa fare a Fonzaso, il “raduno auto moto de na olta” è un appuntamento da non perdere per gli appassionati di motori desiderosi di trascorrere la bella stagione nella cornice di un’incantevole cittadina situata tra le pendici del monte Avena e del Monte Grappa.

In occasione della tanto attesa manifestazione il cuore fonzasino ospita straordinarie vetture da competizione italiane e internazionali, dalla Bentley 3 litre e la Lotus eleven, gioielli dell’automobilistica britannica, all’Alfa Romeo 1900 CSS e la Vernasca Silver Flag, solo per menzionare alcune delle automobili che hanno percorso il giro turistico, non competitivo, dell’ultima edizione.

Per maggiori informazioni in merito alle prossime edizioni dell’evento è possibile consultare il sito prolocofonzaso.it e la pagina Facebook Pro Loco Fonzaso APS

La parrocchia della Natività di Maria

Situato in Piazza Chiesa, 2, il luogo di culto sorge ai piedi del versante meridionale del Monte Avena, la cui grandiosa mole boscosa sovrasta il centro storico di Fonzaso.

La chiesa medievale si distingue per una facciata a capanna rivolta a ovest, verticalmente tripartita da quattro paraste ioniche erte su alti basamenti. Lievemente affioranti dal filo della muratura, le paraste sorreggono l’architrave, il fregio e il frontone, al cui apice si staglia una croce metallica, mentre al centro del timpano campeggia un’apertura circolare.

Ai lati del portale ligneo centinato, anticipato da tre scalini, si innalza una coppia di semicolonne ioniche poggiante su un piedistallo. Al di sopra dell’ingresso, coronato da un timpano triangolare, è collocata una targa recante l’iscrizione “(“D.O.M e alla Natività della Beata Vergine Maria”)”.

La luminosa aula unica del luogo di culto presenta sei nicchie laterali in cui sono inseriti pregiati altari in marmi policromi. Degno di nota è senz’altro la svettante torre campanaria, alta quasi ottanta metri, che si innalza al fianco della chiesa.

Cosa fare a Lamon (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Lamon in Provincia di Belluno: la festa del fagiolo, la chiesa di San Pietro, la cascata del Salton. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Lamon?

Il comune di Lamon confina a nord con Cinte Tesino, a nord ovest e a ovest con Castello Tesino, a sud con Arsiè, a est con Canal San Bovo, Sovramonte e Fonzaso.

La festa del fagiolo di Lamon

L’edizione 2024 della festa del fagiolo di Lamon ha avuto luogo da venerdì 20 a domenica 22 settembre nel centro storico lamonese, accogliente borgo incorniciato dalle vette del Monte Coppolo, a nord, e del Col Perer a sud.

Se vi chiedete cosa fare a Lamon, la festa del fagiolo di Lamon è un’occasione da non perdere per trascorrere gli ultimi giorni della stagione estiva all’insegna di musica dal vivo, invitanti specialità gastronomiche e mostre mercato che valorizzano le rinomate tipicità del territorio.

Per essere sempre aggiornati in merito al programma della vivace ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Lamon e il sito www.prolocolamon.it.

La chiesa di San Pietro

Situato in Via San Pietro, il luogo di culto medievale si erge sulla sommità di un’altura ammantata di abeti, cipressi, robinie, tigli e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

L’antica chiesa di pietra si distingue per un’austera facciata a capanna, rivolta a occidente. Sui lati nord, sud e ovest del declivio alberato si estende il camposanto di Lamon. Adagiata sul pendio del colle, una lunga scalinata di pietra e ciottoli conduce all’ingresso meridionale della chiesa, a fianco del quale si può ammirare un affresco raffigurante San Cristoforo, riconoscibile per il bastone di palma, mentre porta in spalla Gesù Bambino.

Scandite da arcate a tutto sesto, le tre navate della chiesa sono decorate da splendide opere pittoriche e da un pregiato organo a canne.

Se vi chiedete cosa fare a Lamon, la chiesa di San Pietro è un gioiello di arte e architettura sacra, dalla cui posizione privilegiata, volgendo lo sguardo a sud, si abbraccia con lo sguardo la maestosa mole di Col Perer e di Cima di Lan, ai cui piedi si estende il gelido lago di Senaiga.

La cascata del Salton

Come raggiungere la cascata del Salton?

Il punto di partenza del percorso la chiesa di San Donato, frazione di Lamon. Lasciate l’ingresso della chiesa alla vostra destra e affiancate il camposanto di Lamon. Al bivio tenete la sinistra e procedete a ovest per circa 100 metri, dopodiché prendete la strada asfaltata che si snoda in discesa in direzione sud, attraversando una soleggiata vasta area prativa che ammanta un declivio alberato.

Il borgo di Molin di Sotto e il Boal Santo

In corrispondenza di una fontana di pietra si trovano le indicazioni per la cascata. La prima parte del sentiero è asfaltata e cementata, poi si prosegue lungo la stradina sterrata che serpeggia lungo il fianco del monte boscoso.

Il tracciato attraversa un’amena area pianeggiante chiamata Pian. Questa fiabesca località è punteggiata di antichi caseggiati in pietra e legno, tra i quali si staglia una chiesa plurisecolare coronata da un grazioso campanile a vela. In questo luogo era presente un mulino con una macina alimentata dal vicino corso d’acqua chiamato Boal Santo.

La tappa successiva del percorso è il borgo di Molin di Sotto, caratteristico caseggiato immerso nel verde le cui abitazioni sono state costruite ricavando parte del materiale da costruzione da una vicina fortezza romana. Da questa prospettiva si domina con lo sguardo l’affascinante panorama della forra.

La Cascata del Salton, tra ripide forre e boschi incantati

Adatto a escursionisti esperti, l’itinerario si fa più scosceso e conduce al fondo della Val Senaiga attraverso tre ponticelli in legno e acciaio che regalano panoramiche suggestive di cascatelle zampillanti tra rocce velate di muschio e dell’omonimo torrente da cui la valle prende il nome.

Dopo aver superato una ripida parete rocciosa, l’ultima parte del sentiero in terra battuta si addentra nel bosco fino a portare alla Cascata del Salton, che con i suoi trenta metri di altezza rappresenta una delle località più straordinarie Alpi Feltrine.

Cosa fare a Sovramonte (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Sovramonte in Provincia di Belluno: la festa de San Dordi, passeggiata a Sovramonte, il Monte Piavone. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Sovramonte?

Il comune di Sovramonte confina a nord con Imer, a nord est con Mezzano, a nord ovest con Canal San Bovo, a sud con Fonzaso, a est con Feltre e Pedavena, a ovest con Lamon.

La festa de San Dordi

Secondo il calendario liturgico, il giorno dedicato a San Giorgio è il 23 aprile. Nel 2024, la festa de San Dordi ha avuto luogo da martedì 23 a domenica 28 aprile in corrispondenza della chiesa di San Giorgio nella frazione di Sorriva.

La celebrazione concilia la solennità della santa messa e della processione in onore del santo con l’atmosfera gioviale e spensierata di una sagra d’altri tempi all’insegna di concerti di beneficienza e squisite tipicità enogastronomiche, dalla menestra de San Dordi allo polenta con lo schiz.

Quest’ultima è una specialità casearia ricavata dalla cagliata del latte munto nelle soleggiate malghe del feltrino e del bellunese. Il nome del prodotto deriva dalla consuetudine di raccogliere la cagliata che fuoriusciva dalla forma di legno impiegata durante la fase di pressatura del formaggio.

Se vi chiedete cosa fare a Sovramonte, la festa de San Dordi è un’occasione da non perdere per trascorrere la stagione primaverile in buona compagnia nella straordinaria cornice dell’altipiano sovramontino.

Per maggiori informazioni in merito alla prossima edizione della tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Sovramonte

Passeggiata a Sovramonte

Il punto di partenza del breve itinerario è il parcheggio in località Servo, in corrispondenza della chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta.

La chiesa di Santa Maria Assunta

Accessibile tramite una scalinata di dodici gradini,. il luogo di culto altomedievale si distingue per una facciata a doppio spiovente austera e disadorna, nella quale è inglobato il campanile quattrocentesco. Realizzato in stile romanico gotico, quest’ultimo domina dai suoi 36 metri di altezza il cuore storico del borgo. Illuminata da finestre semicircolari e da un’apertura circolare che si staglia al di sopra del portale ligneo, la navata unica della chiesa è adornata da pregiate sculture lignee e da splendidi altari decorati da opere pittoriche plurisecolari.

Gli abitati di Marcoi e Sorriva

All’uscita del parcheggio svoltate a sinistra e seguite la strada provinciale 473 per 1 km, dopodiché svoltate a sinistra in Via Sorriva e attraversate l’abitato di Marcoi. Procedete per 600 metri lasciando alla vostra destra la palestra comunale, sede della fiera dell’innovazione, il campo da calcio di Sovramonte e l’incantevole chiesa di San Giorgio Martire, erta su una luminosa altura.

Dopo aver superato il camposanto di Sorriva, girate a sinistra e continuate per 650 metri tra caseggiati campestri, rigogliosi giardini alberati e campi di granturco e fagioli. Tenete la destra in Via Ponterra e proseguite in direzione nord est per poco più di 1 km passando per l’abitato di Sorriva. Raggiunto il Bar al Giardino, tenete la sinistra in Via Sorriva e procedete a nord inoltrandovi nella densa vegetazione di abeti, noci, robinie, aceri campestri, betulle e molte altre rigogliose piante d’alto fusto che ricoprono il verde declivio.

Il borgo di Zorzoi e la chiesa di San Zenone

Dopo circa 1 km troverete alla vostra sinistra uno spiazzo erboso con due tavoli e delle panche, una delle quali ricavata da un tronco, e un capitello votivo ligneo ombreggiato da una betulla.

Tenete la sinistra e continuate a nord in direzione dell’abitato di Zorzoi, grazioso borgo di origine romana adagiato sui pendii boscosi del Monte Castello. Degna di nota è la Chiesa della Beata Vergine Maria del Rosario di Pompei, la cui cuspide aguzza si staglia nel cuore del paese. Seguite i tornanti che serpeggiano tra le antiche dimore in legno e pietra a vista che punteggiano il borgo.

Alla vostra sinistra, all’ombra di un noce, troverete l’imbocco della sinuosa scalinata di pietra che conduce alla Chiesa di San Zenone.

La Casera di Col dei Mich e Casera Marini

Continuate in direzione est fino al segnale di stop (46.066508298923566, 11.779279472484784). Tenete la sinistra e proseguite a sud est per 450 metri, poi tenete la destra e continuate lungo la strada asfaltata da cui è possibile ammirare la caratteristica casera a gradoni di Col dei Mich e Casera Marini, adagiate su un verde declivio costellato, nella stagione primaverile ed estiva, di ranuncoli e valeriana. Dopo aver superato il capitello di Roda (46°03’59.4″N 11°46’45.4″E), continuate per altri 90 metri fino all’incrocio, dopodiché svoltate a destra e continuate in discesa per 700 metri lungo la strada che si snoda tra le antiche abitazioni di pietra del centro di Servo. Lasciate alla vostra sinistra la sede municipale e procedete in salita per tornare all’area parcheggio da cui siete partiti.

Il Monte Piavone

Dai suoi 2.235 metri di altitudine, l’imponente mole del Monte Piavone sovrasta il maestoso gruppo delle Vette Feltrine. Avvicinandosi alla sommità della montagna, la lussureggiante vegetazione di faggi, abeti bianchi, larici e abeti rossi lascia spazio a boschi di pini mughi, rododendri e larici, le cui chiome pungenti incorniciano vaste aree prative subalpine.

Se vi chiedete cosa fare a Sovramonte, il vibrante patrimonio floreale e faunistico della riserva del Monte Piavone rappresenta una delle mete escursionistiche più affascinanti e fiabesche della provincia di Belluno.