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Cosa fare a Cesiomaggiore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Cesiomaggiore in Provincia di Belluno: rassegna miele e zafferano, il lago della Stua, la chiesa di Santa Maria Maggiore. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cesiomaggiore?

Il comune di Cesiomaggiore confina a nord con Gosaldo, a nord ovest con Sagron Mis, a sud est con Borgo Valbelluna, a sud ovest con Feltre, a est con Sospirolo, San Gregorio nelle Alpi e Santa Giustina, a ovest con Mezzano e Feltre.

Rassegna miele e zafferano

Nel 2023 la festa del miele e dello zafferano ha avuto luogo da venerdì 7 a domenica 9 luglio nel museo etnografico Dolomiti in Via Serravella, 1.

Il gruppo ApeRina ha realizzato un apiario didattico per consentire a partecipanti di ogni età di familiarizzare in tutta sicurezza con il mondo dell’apicoltura.

La manifestazione ha previsto mercatini con produzioni autoctone, laboratori didattici per la produzione di unguenti e di tessuti in cera d’api. Il programma dell’evento ha incluso degustazioni, conferenze e attività di animazione focalizzate sulla produzione di miele e zafferano.

Se vi chiedete cosa fare a Cesiomaggiore, visitare Serravella è un’occasione da non perdere per trascorrere la bella stagione nella cornice di un’incantevole località posta ai piedi delle Dolomiti Bellunesi.

Per maggiori informazioni in merito alle numerose iniziative del territorio è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Soranzen e la sezione eventi del sito comune.cesiomaggiore.bl.it.

Il lago della Stua

Uno degli itinerari più semplici per raggiungere il lago della Stua è il sentiero Natura della Val Canzoi. Il punto di partenza e di arrivo del percorso ad anello è l’area picnic al Preton.

Gioiello azzurro incastonato nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, il limpido specchio d’acqua artificiale riceve le acque dal torrente Caorame. Nato dalle profonde sorgenti del Sass de Mur, quest’ultimo si immette nel bacino della Stua e solca la luminosa Val Canzoi.

Il piacevole tracciato regala vedute panoramiche mozzafiato delle maestose vette Feltrine ammantate di carpini neri, faggi e pini silvestri.

Se vi chiedete cosa fare a Cesiomaggiore e desiderate immergervi in un’ambiente incontaminato, fiabesco e immerso nel verde, il lago della Stua e le vertiginose sommità del gruppo del Cimonega che incorniciano la Val Canzoi rappresentano una delle mete naturalistiche più affascinanti e fotogeniche del Bellunese.

La chiesa di Santa Maria Maggiore

Situata in Via Roma, 30, la chiesa di Santa Maria Maggiore si staglia nel cuore storico cesiolino ai piedi della colossale mole boscosa delle Dolomiti Bellunesi.

Rivolto a ponente, il luogo di culto bassomedievale si distingue per una candida facciata a doppio spiovente tripartita da due coppie di paraste di ordine ionico. Queste sorreggono l’architrave, il fregio e il frontone triangolare, al centro del quale campeggia un rosone circolare. A completare lo sviluppo verticale della chiesa sono tre sculture, la centrale delle quali raffigura la Madonna col Bambino.

Tre scalini conducono al portale ligneo, sormontato da un timpano curvo sorretto da due mensole. Inglobato nella struttura al fianco dell’abside, lo svettante campanile di 74 metri è concluso da un’elegante cuspide a bulbo poggiante su un tamburo ottagonale. Al di sotto della cella campanaria, sui lati nord, sud e ovest è collocato un orologio in numeri romani.

Se vi chiedete cosa fare a Cesiomaggiore, la chiesa neoclassica di Santa Maria Maggiore custodisce splendidi altari in marmi policromi, opere pittoriche plurisecolari e un elaborato capocielo sospeso sull’altare maggiore.

Oltre alla chiesa di Santa Maria Maggiore, il territorio di Cesiomaggiore include altri incantevoli luoghi di culto come la Chiesa di San Gregorio Taumaturgo in località Bordugo, sorta presso le sponde del torrente Caorame. Procedendo 800 metri a nord è possibile ammirare l’antica chiesa di Sant’Eurosia e di San Giovanni Battista, il cui grazioso campanile è inglobato nella facciata affrescata.

Cosa fare a Santa Giustina (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Santa Giustina in Provincia di Belluno: mostra mercato di Santa Giustina, passeggiata a Santa Giustina, la chiesa di Santa Giustina. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Santa Giustina?

Il comune di Santa Giustina confina a nord con San Gregorio nelle Alpi, a nord est con Sospirolo, a nord ovest e a ovest con Cesiomaggiore, a sud con Borgo Valbelluna, a est con Sedico.

Mostra mercato di Santa Giustina

L’edizione 2024 della Mostra Mercato di Santa Giustina ha avuto luogo da venerdì 27 settembre a domenica 6 ottobre in Piazza Maggiore.

Se vi chiedete cosa fare a Santa Giustina, la tradizionale ricorrenza valorizza le attività agricole, artigianali, gastronomiche e commerciali del territorio nella splendida cornice di un’affascinante cittadina armoniosamente inserita ai piedi delle Dolomiti Bellunesi.

Il programma dell’evento include fattorie didattiche e coinvolgenti escursioni alla scoperta del patrimonio storico e naturalistico di Santa Giustina.

Per maggiori informazioni in merito alla manifestazione è possibile consultare la pagina Facebook Mostra mercato Santa Giustina BL.

Passeggiata a Santa Giustina

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Piazza Maggiore, in corrispondenza della Chiesa Arcipretale di Santa Giustina. Attraversato il ponte sul vicino torrente, svoltiamo a destra in Via Piave. Dopo 210 metri giriamo a sinistra in Via Lodi, dopodiché teniamo la destra in Via Cal del Vento. La prima parte del percorso regala incantevoli vedute del centro storico santagiustinese dominato dall’imponente chiesa neoclassica, del serpeggiante corso del Veses e di antichi caseggiati rustici in pietra e mattoni a vista che punteggiano la campagna del Feltrino, racchiusa tra le Prealpi trevigiane e il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Teniamo la sinistra e procediamo in Via Cansei per circa 60 metri, poi al bivio teniamo la destra e seguiamo Via Umasna per 550 metri tra campi di granturco e folte siepi di acacie, noccioli e sambuchi che avvolgono una graziosa chiesa campestre. Superato il tunnel ferroviario procediamo fino all’incrocio con Via Piave.

La chiesa di Santa Libera e il Molino di Santa Libera

Svoltiamo a destra e seguiamo Via Piave per 600 metri tra dimore agresti avvolte da giardini ben curati e vaste distese erbose, punteggiate, nella stagione primaverile ed estiva, di margherite e ranuncoli. Particolarmente suggestiva è la Chiesa di Santa Libera a Salzan, minuto luogo di culto incorniciato da cipressi facilmente riconoscibile per il candido campaniletto inglobato nell’edificio.

All’intersezione svoltiamo a sinistra in Via del Molino, dove troveremo il Molino di Santa Libera, complesso molitorio di origine rinascimentale impiegato fino agli anni Ottanta del XX secolo per la produzione di farina di mais. All’incrocio con Via del Campo svoltiamo a destra e procediamo per 260 metri, poi giriamo a sinistra.

All’incrocio con Via XX Settembre svoltiamo a destra, attraversiamo il sottopasso ferroviario e continuiamo su Via XX Settembre fino a tornare alla Chiesa Arcipretale di Santa Giustina.

Se vi chiedete cosa fare a Santa Giustina, questo breve itinerario è consigliato a chi desideri immergersi in un verde e luminoso angolo di natura sovrastato dalla spettacolare mole di Cima Tre Pietre e del Monte Agnelezze.

La chiesa arcipretale di Santa Giustina

Situato in Piazza Maggiore, 1, il maestoso luogo di culto si distingue per una facciata a doppio spiovente, verticalmente tripartita da due coppie di semicolonne corinzie poggianti su piedistalli. Al di sopra delle semicolonne si stagliano l’architrave, il fregio e il frontone triangolare dentellato. Leggermente rientrante rispetto al filo della muratura, la sezione centrale del fronte è sovrastata da un’arcata con voluta in chiave d’arco.

Sormontato da un timpano triangolare sorretto da sinuose mensole, il massiccio portale ligneo è affiancato da due nicchie in cui sono inserite le statue di due santi.

Sovrastata da una volta a botte, la navata unica del luogo di culto è ingentilita da pregiati altari in marmi policromi, opere pittoriche plurisecolari e straordinarie sculture, tra cui spicca il crocifisso ligneo che adorna l’altare maggiore, al di sopra del quale campeggia un capocielo dorato.

Cosa fare a San Gregorio nelle Alpi (BL): 4 idee

Scopri cosa fare a San Gregorio nelle Alpi in Provincia di Belluno: Casera Ere, la cascata del Brentaz, la festa di San Felice, passeggiata a San Gregorio nelle Alpi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Gregorio nelle Alpi?

Il comune di San Gregorio nelle Alpi confina a nord e ad ovest con Sospirolo e Cesiomaggiore, a sud con Santa Giustina, a est con Sospirolo e Santa Giustina.

Casera Ere e i la cascata del Brentaz

Il punto di partenza dell’itinerario, consigliato agli amanti di escursionismo e di Mountain bike, è il parcheggio Ligont. Il parcheggio più vicino è situato lungo la strada Bianca che da Roncoi porta a Casera Ere (46.12513344206388, 12.026706510724717).

Partendo dal parcheggio Ligont, procediamo a nord ovest in direzione della chiesa dedicata alla Madonna del Caravaggio e ai Santi Pietro e Paolo. Lasciamo il luogo di culto alla nostra sinistra e proseguiamo a nord per 400 metri su strada asfaltata fino a trovare, alla nostra destra, le indicazioni per raggiungere Casera Ere e la cascata del Brentaz. Una delle mete più affascinanti per gli appassionati di fotografia che si chiedono cosa fare a San Gregorio nelle Alpi, quest’ultima è uno spettacolare salto d’acqua che da una vertiginosa parete di roccia si getta in una marmitta cristallina dai riflessi smeraldo.

Da qui inizia il percorso zigzagante che per 4,2 km si snoda sul fianco della montagna, inoltrandosi nella vegetazione di faggi, robinie e abeti che ricoprono il fitto sottobosco ammantato di felci.

Arrivati a Casera Ere, situata a 1.297 metri s.l.m., attraverso una breve sentiero si raggiunge il belvedere dal quale, nelle giornate limpide, lo sguardo può spaziare dalla Valbelluna ad Alpago alle Prealpi. Alle nostre spalle si ergono le montagne della Valscura e del Monte Pizzoc.

La festa di San Felice

L’edizione 2023 della festa di San Felice ha avuto luogo domenica 9 luglio 2023 in corrispondenza dell’omonima chiesa di Roncoi. Sovrastato dalle maestose Vette Feltrine, l’incantevole luogo di culto è adagiato sulle pendici boscose del Monte Pizzocco, la cui sommità, svettante a 2.186 metri di quota, domina il luminoso panorama della Valbelluna solcato dal gelido corso del fiume Piave.

Se vi chiedete a cosa fare a San Gregorio nelle Alpi, la celebrazione concilia la solennità della santa messa con l’atmosfera gioviale e spensierata di una vivace manifestazione all’insegna di tipicità gastronomiche e coinvolgenti attività ludico – sportive da svolgere all’aria aperta nello scenario mozzafiato del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco San Gregorio Nelle Alpi.

Passeggiata a San Gregorio nelle Alpi

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Piazza del Municipio, presso la chiesa di San Gregorio Papa e del camposanto di San Gregorio nelle Alpi. Da questa posizione panoramica, volgendo lo sguardo a sud si gode di una veduta ad ampio raggio dello splendido scenario della Valbelluna e delle vette prealpine che modulano il paesaggio all’orizzonte.

Procediamo a nord in direzione dell’osteria Leon de Oro. Allo stop svoltiamo a destra e seguiamo Via Caduti del Lavoro e Via Donada per circa 350 metri, dopodiché giriamo a destra e continuiamo in discesa verso località Barp, affiancando l’antica chiesa di Sant’Antonio Abbate. Armoniosamente inserito in un soleggiato giardino alberato, il candido luogo di culto prospicente la strada si distingue per una facciata a capanna austera e disadorna, alla quale è inglobato un grazioso campanile in mattoni a vista. Continuiamo lungo la sinuosa strada tra cascine secolari e muriccioli in pietra a vista ombreggiati da floride siepi.

All’incrocio svoltiamo a destra e proseguiamo per 1 km attraversando la frazione di Barp, accogliente borgo punteggiato di rustici plurisecolari e di moderne cascine.

Il tragitto si articola all’ombra di salici, betulle, aceri campestri, olmi, pioppi, robinie e carpini che ammantano il verde declivio. All’intersezione con località Fumach svoltiamo a destra e procediamo a ovest per 750 metri tra prati fioriti e siepi ben curate. Dopo aver superato un’elegante fontana di pietra troviamo alla nostra destra la scalinata di otto gradini che conduce alla minuta chiesa di San Bartolomeo, il cui campanile è incorporato nel fronte a doppio spiovente.

Lasciamo l’ingresso della chiesa alle nostre spalle e procediamo per 500 metri su Località Fumach, poi teniamo la destra e continuiamo su Località Fumach, Località Rive di Ignan e Via Casabellata tra antichi fienili in pietra a vista, rigogliosi vigneti e placidi boschi. L’itinerario passa per l’abitato di Paluch e si articola tra vaste distese erbose che digradano dolcemente a sud dove si delinea all’orizzonte il profilo delle Prealpi.

All’incrocio svoltiamo a destra in Via degli Alpini e superiamo il ponte sul Torrente Veses. All’intersezione successiva giriamo a destra e procediamo per 350 metri lungo la strada provinciale 13. A questo punto imbocchiamo Via Mas alla nostra destra. Dopo 160 metri, svoltiamo a sinistra e prendiamo la Via dell’acqua Veses – Santa Giustina in direzione di Località Velos.

All’intersezione con la sp13 (46.09251477479179, 12.026221931836714) svoltiamo a destra, attraversiamo le strisce pedonali e continuiamo su località Velos Donce per 180 metri, poi teniamo la destra su Via Velos. Salvo segnali di divieto, al bivio teniamo la destra e attraversiamo il ponte sul torrente, dopodiché seguiamo il sentiero sterrato (Via dell’Acqua) in direzione nord ovest fino a sbucare sulla strada asfaltata (46°05’47.1″N 12°01’01.7″E).

Se vi chiedete cosa fare a San Gregorio nelle Alpi, la Via dell’Acqua è un’itinerario ideale per chi desideri addentrarsi in una silenziosa e lussureggiante area ripariale solcata da un vivace ruscello zampillante tra rocce velate di muschio.

Svoltiamo a destra, dopo 130 metri giriamo nuovamente a destra in Via Maserolle. Seguiamo Via Maserolle per 120 metri, poi svoltiamo a sinistra e procediamo a nord in località Maserolle e località Calvai per 1 km. L’itinerario si snoda in lieve salita su strada asfaltata regalando affascinanti vedute paesaggistiche della radiosa campagna sangregorese racchiusa tra le Prealpi e le Vette Feltrine.

All’incrocio svoltiamo a destra e seguiamo Via Belvedere per circa 400 metri, poi giriamo a destra e procediamo in direzione del campanile di San Gregorio Papa.

A Villa Cariola Il Tartufo Nero della Lessinia

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Protagonista della Giornata delle Ville Venete e di una magica Serata di Gala

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Villa Cariola apre le sue porte agli amanti della buona cucina per due appuntamenti esclusivi all’insegna dell’eccellenza gastronomica del territorio: il pregiato tartufo nero della Lessinia.

Il 20 ottobre, la Villa che aderisce all’Associazione delle Ville Venete, in occasione della Giornata delle Ville Venete, propone al pubblico una serata nel suo Belvedere Panoramic Restaurant. Il ristorante, che accoglie i commensali nelle terrazze con vista panoramica e nelle eleganti sale interne, è immerso nella cornice unica delle colline del lago di Garda e intreccia i meravigliosi territori della Valpolicella. La sua particolare ubicazione lo rende location ideale per una cena romantica, un pranzo di lavoro o una piacevole serata tra amici. Nella serata del 20 ottobre, si potranno gustare i piatti à la carte, in un menu all’insegna di un goloso quanto pregiato fil noir: l’autoctono tartufo nero della Lessinia. La Villa dal 3 novembre chiude i battenti per la pausa invernale, mentre il Ristorante resterà aperto nei giorni venerdì, sabato e domenica, dalle ore 12.30 alle 15.00, dalle ore 18.30 alle 22.00.

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Più glamour la serata del 25 ottobre. Villa Cariola propone al pubblico un’esclusiva cena di gala, nella cornice unica di una villa veneta. Qui, il fascino dell’eleganza senza tempo incontra l’eccellenza gastronomica. Il tartufo nero, noto per le sue intense sfumature aromatiche, sarà il grande protagonista per una selezione di piatti raffinati e creativi. Si tratta di uno dei prodotti più pregiati del territorio veronese, che a Villa Cariola si potrà apprezzare, avvolti dalla bellezza di un’atmosfera lussuosa, ricercata e suggestiva. La cena sarà un viaggio sensoriale alla scoperta del tartufo nero, simbolo della Lessinia, zona rinomata per le sue tradizioni culinarie e la qualità dei suoi prodotti. Gli ospiti avranno l’opportunità di degustare piatti esclusivi e creativi, che esaltano al meglio le note aromatiche di questo autentico tesoro del territorio. La Cena è aperta a tutti gli appassionati della cucina di alta qualità e ai buongustai. I posti sono limitati, perciò si consiglia di prenotare in anticipo.

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Il 25 ottobre, il menù celebra il trionfo del foliage e l’arrivo dell’autunno con un risotto ai funghi porcini, accompagnato da una crema vellutata di tartufo nero, che esalta la ricchezza dei boschi dl territorio. Seguono i ravioli al nero di seppia ripieni di salmone, dove il burro al tartufo nero lega il piatto in un’armonia perfetta. A chiudere la serata, la torretta di filetto di vitella in manto San Daniele, un piatto di grande eleganza, reso speciale dall’abbinamento con i funghi prataioli e una salsa al tartufo. Infine, il semifreddo ai frutti rossi profumati al lime con terra di pistacchi e crema agli agrumi chiude trionfalmente una cena di grande stile e forte carattere.

Informazioni: https://www.villacariola.it

PRENOTAZIONI 045 6250012 | info@villacariola.it

La “Festa dei giochi veci e novi” torna a Parco Frassanelle domenica 13 ottobre,

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tra antichi passatempi, tuffi nella paglia, “treasure hunt” e spettacoli per tutti

Dalle 10 al tramonto nella grande tenuta del Papafava a Rovolon nel cuore dei Colli Euganei Patrimonio Unesco

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Frassanelle R Festa dei Giochi Veci e Novi

Rovolon (PD), 11 ottobre 2024 – E’ tempo di Festa dei Giochi Veci e Novi al Parco Frassanelle, a Rovolon, nel cuore dei Colli Euganei. Un grande classico che va a rendere omaggio al piacere di giocare a tutte le età. che ogni edizione si arricchisce di nuovi giochi ed attività.

Giunto alla nona edizione, l’evento permette a grandi e piccoli di cimentarsi con una miriade di giochi e di assistere a spettacoli di vario tipo adatti ai bambini. Si potranno riscoprire i giochi di un tempo (compresi i giochi antichi in legno)perdersi dentro il labirinto di paglia e tuffarsi nella paglia,immergersi nello spettacolo di magia e in quello delle marionette, testare le proprie abilità linguistiche con la Treasure Hunt anche in lingua inglese.

Ma non solo: numerologia, passeggiate e spettacoli con i rapaci, laboratori di tessitura, rilegatura giapponese.

festival gioco bambini

Per tutto l’arco della giornata saranno attivi i punti di ristoroAzienda Agricola “Valle Madonnina”“Birrificio Monterosso”“Le Delizie di Nonna Tea” e “Ambron: crepes dolci e salate” e Fritzy e Sprizzy. 

Biglietti sul sito: www.frassanelle.it Le bellezze del parco e delle sue grotte saranno visitabili da apertura sino al tramonto. E’ possibile prenotare la visita guidata alla villa (due ore circa), alle grotte ed al parco (orario: ore 11 e ore 15) sia tramite Whatsapp (+39 331 4249860), che tramite mail (info@frassanelle.it).

Ampio parcheggio su erba gratuito a disposizione all’ingresso della tenuta.

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Parco Frassanelle IST Festa dei Giochi Parco Frassanelle


INGRESSO
Biglietti a partire da 9€ (online).
Ridotto (4 – 14 anni): da 5€ (online).

Tickets: https://it.frassanelle.com/festa-dei-giochi-veci-novi-6/

Maggiori informazionihttps://it.frassanelle.com

Domenica 15 settembre tour tra le bellezze del Veneto, un viaggio tutto da “comporre” tra le Dimore Amiche

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Verona/Vicenza/Padova, 11 settembre 2024 – Un tour tra le bellezze del Veneto: è questo che propongono le Dimore Amiche questa domenica 15 settembre. Appuntamento con una visita speciale tutta da “comporre” durante la giornata.

Al mattino, in contemporanea, alle ore 10.30 vi aspettano: Villa Valmarana ai Nani (Vicenza), Castello di Thiene (Thiene provincia di Vicenza), Villa Da Schio (Castelgomberto in provincia di Vicenza), Villa Rosa (Rovolon, provincia di Padova); alle ore 11.00 apre Villa Sagramoso Sacchetti che presenta una visita all’Oratorio di San Giacomo (Verona); sia al mattino che al pomeriggio appuntamento al Parco Frassanelle (ore 11.00 e ore 15.00); mentre al pomeriggio apre Villa Angarano a Bassano del Grappa (Vicenza). A ciascuno poi la creatività nel comporre il proprio personalissimo tour di visite.

A chi chiede: “se non riuscissimo a visitare tutte le ville che vogliamo?” Facile: tra quattro settimane il tour esclusivo si ripeterà (la terza domenica del mese). 

Queste attività organizzate dalle Dimore Amiche del Veneto (tutte associate Adsi) sono orientate alla promozione e valorizzazione di dimore storiche ancora oggi abitate da quelle famiglie che le custodiscono da decenni. 

Il circuito di Adsi Dimore Amiche del Veneto (DAV) è nato nel 2020 con l’obiettivo di mettere a sistema le esperienze di ciascuna villa e valorizzare il patrimonio storico, architettonico e culturale del Veneto. Ingresso a pagamento, su prenotazione. 

Per prenotare le visite presso le Dimore Amiche: 

giardino castello di thiene facciata nord
Giardino Castello di Thiene facciata Nord

– Castello di Thiene a Thiene (Vicenza): visita speciale Dimore Amiche del Veneto alle ore 10.30 (a pagamento); 
prenotazione su www.castellodithiene.com

estate lush greenery hills
Parco Frassanelle

– Parco Frassanelle a Rovolon (Padova): visite speciale Dimore Amiche del Veneto alle ore 11.00 e 15.00 che include villa, parco e grotte (a pagamento); prenotazione su www.frassanelle.it ;

– Villa Angarano a Bassano (Vicenza): visita speciale Dimore Amiche del Veneto alle ore 15:00 (a pagamento);  prenota scrivendo a info@villanagarano.com;

– Villa da Schio a Castelgomberto (Vicenza): visita speciale Dimore Amiche del Veneto ore 11.00 (a pagamento);  prenotazione info@villadaschio.com

– Villa Rosa – Teolo (Padova): visita speciale Dimore Amiche del Veneto ore 10.30 (a pagamento); per prenotare francescabragarosa@gmail.com   

provincia di verona villa sagramoso sacchetti
provincia di VERONA Villa Sagramoso Sacchetti

– Villa Sagramoso Sacchetti Verona: visita speciale Dimore Amiche del Veneto ore 11.00 (a pagamento); per prenotare scrivere a sagramoso.alvise@gmail.com

– Villa Valmarana ai Nani (Vicenza): visita speciale Dimore Amiche del Veneto ore 10.30 (a pagamento); prenotazione su www.villavalmarana.com

Il Maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine (TV)

La fucina del Maglio dei Tonet a Francenigo di Gairaine TV
La fucina del maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine (TV).

Situato in Via del Palù, 18, il Maglio dei Tonet è un’affascinante esempio di archeologia protoindustriale armoniosamente inserito nella campagna di Francenigo, frazione di Gaiarine. Realizzato tra il 1902 e il 1909, l’impianto produttivo si rivolge su un ampio cortile ombreggiato da due bagolari presso l’antica residenza della famiglia Moro, meglio nota con il soprannome di Tonet.

Nelle officine presenti all’epoca nel territorio il fuoco era alimentato con mantici manuali, mentre il metallo rovente veniva plasmato esclusivamente a mano, con incudine e martello. Lorenzo Moro, capostipite dell’attività, sostituì ai metodi tradizionali impiegati nelle botteghe fabbrili del paese, più lenti e laboriosi, un ingegnoso sistema che consisteva nell’imbrigliare l’energia idrica di un vicino corso d’acqua per azionare la sega a nastro, il pesante maglio e il sistema di ventilazione dell’opificio che è possibile ammirare oggi.

La fiorente attività conciliava la competenza dei suoi figli Pietro e Domenico Moro, il primo abile fabbro-maniscalco, il secondo specializzato nel ramo della falegnameria e carpenteria, con l’efficienza del battiferro idraulico, rendendo possibile la produzione sia di utensili come badili, zappe, falci, vanghe, picconi, bidenti, catene e ferri di cavallo, sia di attrezzature più pesanti e complesse come erpici, aratri e vomeri.

La costruzione dei carri agricoli, le cui ruote erano rafforzate da un anello di ferro esterno, è frutto dell’esperienza maturata da Pietro Moro durante gli anni di leva al servizio dell’artiglieria reale. Il cerchione metallico veniva dilatato con il calore della forgia e avvolto alla ruota. Una volta gettato nell’acqua fredda, lo shock termico comprimeva l’anello metallico alla ruota creando un corpo unico di notevole robustezza e durabilità.

Il Maglio dei Tonet e la mensa del maglio a Gaiarine TV
A sinistra, l’abitazione ottocentesca della famiglia Moro, a destra, il Maglio dei Tonet. Al centro, una rigogliosa vite ombreggia una fontana di pietra.
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Florida vite situata tra la mensa del maglio e il Maglio dei Tonet.
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Antica fontana di pietra.

La mensa del maglio

Conclusa da una semplice copertura in laterizio, la dimora originaria della famiglia Moro è un edificio ottocentesco a due piani, a fianco del quale, nel primo decennio del Novecento, fu edificato l’opificio conosciuto come il Maglio dei Tonet. Con l’ampliamento dell’officina fabbrile, a partire dai primi anni Quaranta del Novecento, i locali dell’abitazione furono destinati a mensa per i dipendenti dell’impresa artigiana.

Edificio rurale

edificio rurale della famiglia moro maglio dei tonet a gaiarine tv
Edificio rurale a tre piani, affiancato da un fabbricato rustico e dalla mensa del maglio.

A ovest della mensa del maglio si innalzano un edificio rurale di fine anni Trenta e un fabbricato un tempo destinato a stalla e a granaio. Articolato su tre livelli, l’edificio rustico a pianta rettangolare è stato adibito nel corso degli anni a “casa del custode”.

La Fossa del Cimitero

invaso della fossa del cimitero maglio dei tonet a francenigo di gaiarine tv
Antico invaso della Fossa del Cimitero, realizzato tra il 1902 e il 1909.

Partendo dall’ampio cortile, l’itinerario museale si snoda nell’area retrostante al complesso architettonico lungo la deviazione della Fossa del Cimitero, sinuoso corso di risorgiva ombreggiato da ontani, acacie, bagolari, noccioli, platani, pioppi e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

Poco più a valle dell’officina fabbrile, l’omonimo corso d’acqua sfocia nel fiume Aralt. Quest’ultimo nasce nel comune di Orsago e scorre per circa dieci chilometri in direzione del centro abitato di Francenigo per poi immettersi nel Livenza.

Lungo il percorso è possibile osservare parte dell’invaso originale, ideato da Pietro Moro agli albori del XX secolo, e parte del muro di contenimento ristrutturato con il contributo del GAL (Gruppo di Azione Locale).

Da un comodo ponticello si gode di una veduta suggestiva delle tre roste dell’opificio, della vasca di carico velata di muschio, del corso esterno della Fossa del Cimitero e del lembo di terra erboso che separa le due diramazioni del corso d’acqua.

Le roste del Maglio dei Tonet

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La vasca di carico e le roste del Maglio dei Tonet. Sullo sfondo scorre la Fossa del Cimitero.

All’interno della fucina due robuste leve secolari, chiamate stanghe, consentono di alzare e abbassare le paratoie che regolano il flusso d’acqua della rosta principale e della rosta mediana, situata più in basso. Quest’ultima metteva in moto un trapano a colonna, non più presente, e la sega a nastro presso la quale si trovano due incalcatrici, strumenti impiegati per il riassetto delle lame nelle ruote dei carri.

La ruota più piccola, tramite un sofisticato sistema di cinghie e pulegge, mette in funzione il ventilatore che alimenta il fuoco della forgia.

La fucina del Maglio dei Tonet

La fucina e la segheria del Maglio dei Tonet a Gaiarine TV
La fucina e la segheria del Maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine (TV).
Albero di trasmissione del Maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine TV
Azionato dalla grande rosta, l’albero di trasmissione mette in moto i martelli a camme del Maglio dei Tonet.

Ricavato da un tronco di castagno di centovent’anni, l’albero motore ancorato alla ruota idraulica di dimensioni maggiori è imbragato con cerchioni di ferro a cui sono fissate le palmele (camme), ovvero le sporgenze che abbassano la coda dei due alberi perpendicolari a quello di trasmissione. Per effetto della forza di gravità, nel momento in cui la palmela abbandona l’asse del maglio la testa del martello dal peso di un quintale si abbatte sulla zhavata. Quest’ultima è composta da listelli di salice tenuti insieme da cemento armato, per fare in modo che il battente non sia eccessivamente traumatico.

macchina industriale storica
I due magli e le zhavate nella fucina del Maglio dei Tonet.
ruota metallica macchinari industriali
L’albero a camme che aziona i due magli.

La progettazione del fabbricato prevedeva che gli ambienti dell’edificio fossero distribuiti su due livelli distinti. L’area dedicata a fucina in cui si trovano la forgia, i due magli, l’incudine e il banco da lavoro è ribassata rispetto al bacino di raccolta al fine di sfruttare al meglio il salto d’acqua sulle roste. Il locale destinato a falegnameria sorge invece sul livello del piano di campagna per riparare il legno dall’umidità e da eventuali allagamenti.

Costituita da un basamento rettangolare in cemento, la struttura del battiferro è delimitata da pareti in mattoni a vista ed è conclusa da una copertura a doppio spiovente con coppi in laterizio.

La presenza di aperture semicircolari prive di serramento è fondamentale per assicurare la circolazione e il ricambio d’aria all’interno dell’ambiente cupo e fuligginoso della fucina.

Ampliamento del Maglio dei Tonet

Falegnameria del Maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine TV
Carri agricoli e aratri nella falegnameria del Maglio del Tonet. Per possedere uno di questi carri si doveva pagare una tassa comunale di proprietà. Di notevole interesse sono anche le ruote rivestite con cerchioni di ferro. Il ferro e l’acciaio impiegati per queste lavorazioni erano ricavati dai binari dismessi delle ferrovie di Mestre.

Al 1943 risale la costruzione dei due capannoni collocati a sud dell’opificio, realizzati per soddisfare le crescenti esigenze di spazio legate alla produzione di macchinari agricoli sempre più grandi e complessi.

Negli anni Cinquanta i fratelli Moro decisero di aprire una nuova fabbrica a Pordenone, mantenendo operativo l’antico maglio di Francenigo che all’epoca contava circa quindici dipendenti.

Nella stanza adibita a falegnameria si assemblavano carri e attrezzature agricole come erpici, aratri, assolcatori, rincalzatori, sarchiatori e ruspe. Sui banchi da lavoro, dotati di morse, sono ordinatamente disposti numerosi attrezzi di carpenteria: trivelle, seghe a mano, pinze, raspe, lime, pialle, punzoni, squadre e compassi.

attrezzi agricoli e di falegnameria maglio dei tonet a francenigo di gaiarine tv
Ruote di carro, vanghe, badili, seghe, compassi e altri utensili agricoli e di carpenteria appesi alla parete della sala adiacente alla fucina. A sinistra si nota una padella forata per cuocere le castagne.

Alla parete della sala sono affissi tre gioghi per i buoi, noti in dialetto con il termine dof, realizzati in legno di pioppo selvatico. Questo legname, raccolto sul greto del Tagliamento, era particolarmente indicato per la sua qualità resistente e flessibile.

il dof museo del maglio dei tonet a gaiarine tv
Il dof è il giogo per i buoi realizzato con legno di pioppo selvatico, selezionato per le sue caratteristiche di elasticità e robustezza.

L’allestimento include aratri, carrelli e due carri agricoli degli anni Venti del Novecento, uno dei quali dotato di attacco per animali.

Il deposito adiacente, ovvero l’officina, espone attrezzature più moderne, tra cui un trapano elettrico, una saldatrice, una smerigliatrice, una troncatrice e due torni. Appesa al muro si trova la bicicletta impiegata da Pietro Moro per la riscossione dei conti e con la quale, ogni settimana, percorreva più di cento chilometri per arrivare a Pieve di Cadore, dove abitava la sua fidanzata.

Bicicletta di Pietro Moro. Maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine TV
Bicicletta di Pietro Moro. Uno degli elementi più suggestivi dell’itinerario museale del Maglio dei Tonet.
banco da lavoro maglio dei tonet a gaiarine tv
Banco da lavoro nell’officina del Maglio dei Tonet.
tornio del maglio dei tonet a gaiarine
Antico tornio nell’officina del Maglio dei Tonet.

La riqualificazione del Maglio dei Tonet

rustic stone buildings open area
Lato ovest del Maglio dei Tonet in mattoni a vista.
rustic building complex
Il Maglio dei Tonet e i due locali adiacenti, in origine adibiti a falegnameria e officina, oggi dedicati a sale espositive.

Attivo fino agli anni Settanta del secolo scorso, il Maglio dei Tonet attraversò un periodo di abbandono e negli anni Novanta rischiò di essere smantellato. Fortunatamente la famiglia Moro e Gianmario Pezzin, allora presidente dell’ARCUF (Associazione Ricreativa Culturale Francenigo) si opposero alla demolizione del complesso architettonico e si impegnarono a mantenere vivo il grande valore non solo affettivo, ma anche storico e culturale di una delle realtà imprenditoriali più importanti del territorio.

Nel 2004, la famiglia Moro donò il Maglio dei Tonet al comune di Gaiarine. Grazie a un’iniziativa finanziata dal GAL, la struttura dell’antico opificio idraulico fu restaurata, resa nuovamente funzionale e trasformata in un itinerario museale coinvolgente e dinamico.

Guidati da Luigino Celotto, soprannominato il figlio del maglio, visitare l’antico opificio è al tempo stesso un’interessante esperienza formativa e un appassionante viaggio sensoriale, durante il quale il suono delle ruote mosse dall’acqua, il calore della forgia, il profumo del carbone e il martellare ritmico del possente maglio sul metallo incandescente costituiscono il cuore pulsante di una realtà di inizio Novecento ancora pervasa da un’atmosfera medievale.

laboratorio artigianale storico
Tornio e bicicletta di Pietro Moro. Maglio dei Tonet a Gaiarine (TV).
antique industrial machine
Seghetto alternativo “Rapid”, anni Quaranta del Novecento. Macchinario elettrico utilizzato per il taglio dei pezzi più grossi di ferro. Maglio dei Tonet a Francenigo di Gaiarine (TV).

Per maggiori informazioni in merito all’offerta didattica e alle modalità di prenotazione, si consiglia di visitare la sezione apposita del sito del comune di Gaiarine.

Centinaia di apprendisti maghi affollano Thiene e il suo Castello, ha aperto oggi la Scuola di Magia Italiana

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Un evento per ragazzi al quale occorre iscriversi un anno prima per seguire le lezioni;
gli aspiranti maghetti per andare a lezione di incantesimi e pozioni arrivano da tutta Italia

Scuola di Magia Castello di Thiene i ragazzi vengono accolti in Castello
Scuola di Magia Castello di Thiene – i ragazzi vengono accolti in Castello

Thiene (Vicenza), 27 agosto – Ha aperto nel pomeriggio di oggi la Scuola di Magia Italiana, al Castello di Thiene, per tre appuntamenti imperdibili ed originali: il primo fino al 29 agosto, a seguire dal 30 agosto al primo settembre e poi dal 6 all’8 settembre. La città di Thiene si anima tra mantelli colorati e un roteare di bacchette magiche. Fan del maghetto più celebre al mondo sono arrivati in centinaia da tutta Italia – vestiti di tutto punto e con appunto l’inevitabile bacchetta – per vivere questa straordinaria esperienza, della durata di tre giorni. Si tratta di una vera e propria scuola, con tanto di corsi di magia, lezione di pozioni, esame finale e consegna del diploma. Per accedere ai corsi serve passione e determinazione dato che i posti per frequentare si esauriscono in tempi brevissimi e occorre prenotarsi ormai un anno prima per garantirsi lo status di apprendista mago.

«I partecipanti – spiega Francesca di Thiene, comproprietaria del Castello di Thiene – dopo aver ricevuto la lettera di ammissione, vengono accolti nel castello; da quel momento inizia l’avventura: tre giorni all’interno di una vera scuola di magia”.
Il successo di questo evento sta nella professionalità degli attori della Scuola di Magia Italiana che rendono l’iniziativa unica e particolarmente realistica grazie a costumi e scenografie. Il resto lo fanno le sale della location – il Castello di Thiene – che vengono allestite ad hoc. All’evento partecipano ragazzi e ragazze delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Scuola di Magia Castello di Thiene bacchette magiche da sceegliere
Scuola di Magia Castello di Thiene – bacchette magiche da scegliere

Una Domenica di cultura

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il 18 agosto torna la giornata con le Dimore Amiche, 5 viste guidate in Veneto

Verona/Vicenza/Padova, 16 agosto 2024 – La domenica dedicata alle Dimore Amiche del Veneto torna il 18 Agosto che aprono per una serie di visite guidate d’eccezione. Appuntamento in provincia di Padova, a Parco Frassanelle (ore 17.00), a Vicenza Villa Da Schio (ore 11.00), Villa Valmarana ai Nani (ore 10.30), Castello di Thiene (ore 10.30), a Verona Villa Sagramoso (ore 11.00 solo chiesetta). Si tratta di un evento culturale che punta alla promozione e valorizzazione delle dimore storiche ancora oggi abitate dalle famiglie che le custodiscono da decenni.  Il circuito di Adsi Dimore Amiche del Veneto (DAV) è nato nel 2020 con l’obiettivo di mettere a sistema le esperienze di ciascuna villa e valorizzare il patrimonio storico, architettonico e culturale del Veneto. Ingresso a pagamento, su prenotazione. 

Per prenotare le visite presso le Dimore Amiche: 

– Villa Valmarana ai Nani (Vicenza): ore 10.30 (a pagamento) prenotazione www.villavalmarana.com

– Villa da Schio Castelgomberto (Vicenza): ore 11.00 (a pagamento) prenotazione https://www.villadaschio.com/calendario-aperture

– Castello di Thiene – Thiene (Vicenza): ore 10.30 (a pagamento) prenotazione su www.castellodithiene.com

Giardino Castello di Thiene facciata Nord R
Giardino Castello di Thiene facciata Nord

– Villa Sagramoso Sacchetti Verona: ore 11.00 (a pagamento) scrivere a sagramoso.alvise@gmail.com

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provincia di VERONA Villa Sagramoso Sacchetti

– Parco Frassanelle – Rovolon PD: visite guidata villa, parco e grotte, ore 17.00, (a pagamento) prenotazione www.frassanelle.it

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Parco Frassanelle

Cosa fare a Borgo Valbelluna: (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Borgo Valbelluna in Provincia di Belluno: i laghetti della Rimonta, il Castello di Zumelle, La grotta azzurra. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Borgo Valbelluna?

Il comune di Borgo Valbelluna confina a nord con Santa Giustina, a nord est con Sedico, a nord ovest con Cesiomaggiore, a sud con Follina, a sud est con Cison di Valmarino e Revine Lago, a sud ovest con Miane e Valdobbiadene, a est con Limana, a ovest con Feltre e Quero Vas (Setteville).

Escursione a Borgo Valbelluna

Il punto di partenza dell’itinerario è Piazza Lentiai Crivellaro, nel cuore storico di Borgo Valbelluna. Di fronte a voi si trova il lato sud della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Svoltate a destra in Via dei Martiri e procedete a est affiancando la graziosa Piazza Chamarande, incorniciata da incantevoli edifici d’epoca e da tre ippocastani che svettano al fianco di una caratteristica abitazione terrazzata.

I laghetti della Rimonta

Oltrepassato il torrente Rimonta svoltate a sinistra e seguite Via Bardies fino a raggiungere l’ingresso del sentiero naturalistico dei laghetti della Rimonta.

Il piacevole percorso ad anello si snoda per 2,5 km tra ontani, abeti, noci, pioppi, salici e molte altre rigogliose piante lambite da limpidi specchi d’acqua sorti dalla confluenza del fiume Piave e dell’omonimo torrente.

Lo splendido panorama lacustre è punteggiato di sculture in legno raffiguranti gigantesche formiche operaie, meticolose riproduzioni in scala di funghi ombreggiati dalle chiome di aceri e frassini, un enorme ragno intento a tessere la propria tela, leggendari serpenti marini e altre creature del mondo naturale e folclorico che popolano questo ambiente fiabesco.

Conclusa la visita all’oasi ripercorrete Via Bardies fino all’incrocio con la strada provinciale 1, svoltate a sinistra e procedete per circa 100 metri, poi girate nuovamente a sinistra, continuate su Via Bardies per quasi 300 metri e superate il ponte sulla strada provinciale 1 alla vostra destra. Delimitato da muriccioli a secco e floridi ciliegi, il tragitto si articola su Via Bardies e Via Corte tra luminosi declivi boscosi ed eleganti cascine. Superate l’abitato di Corte e continuate in direzione dell’abitato di Tallandino, dove si trova l’antica chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia. A questo punto procedete a est su Via Corte, Via Rive di Villa e Via Loreto per raggiungere il centro di Villa di Villa.

Il castello di Zumelle

All’incrocio tra Piazza Indipendenza e Via Castello di Zumelle svoltate a destra in direzione di Tiago e procedete per 1 km addentrandovi nel sereno panorama della media valle del Piave sovrastata dalle Dolomiti e dalle Prealpi Bellunesi.

Al bivio tenete la sinistra, poi dopo 200 metri tenete di nuovo la sinistra e procedete per 1,2 km assecondando il saliscendi di verdi alture alberate. Raggiunta la chiesa di San Donato svoltate a sinistra per arrivare al parcheggio del castello di Zumelle.

Situata in Via San Donà, 4, l’imponente roccaforte si staglia sulla sommità di un colle lambito dal Torrente Terche e domina con la propria formidabile mole la vallata sottostante.

Risalente all’epoca romana, questo gioiello di architettura militare rappresenta lo scenario ideale per ospitare coinvolgenti iniziative come la Fiera della Perdonanza, evento imperdibile per chi si chiede cosa fare a Borgo Valbelluna. In occasione dell’appassionante rievocazione storica, il possente maniero e il parco lussureggiante che lo circondano si animano di musici, acrobati, artigiani, dame e cavalieri in sgargianti abiti e armature medievali per guidare i visitatori in un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo.

La grotta azzurra

Per arrivare alla tappa conclusiva del percorso seguite il sentiero sterrato che partendo dal parcheggio del castello di Zumelle si addentra nella densa vegetazione boschiva fino a sbucare in Via Tiago. Svoltate a destra e procedete in discesa per circa 70 metri fino a trovare alla vostra sinistra l’imbocco del sentiero di circa 2 km che conduce alla forra del torrente Rui.

Punto di riferimento per gli appassionati di escursionismo che si chiedono cosa fare a Borgo Valbelluna, la profonda cavità naturale è sovrastata da ripide pareti di roccia stratificata ed è alimentata da zampillanti cascate che si gettano nello specchio d’acqua cristallino, i cui brillanti riflessi turchese e verde smeraldo rendono questa località una delle mete più suggestive e fotogeniche dell’itinerario.