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Cosa fare a Portobuffolè: 10 cose da fare a Portobuffolè

Cosa fare a Portobuffolè: 10 cose da fare a Portobuffolè | VenetoClub
Quercia secolare a Prà dei Gai Portobuffolè

Cosa fare a Portobuffolè: Pra’ dei Gai e la quercia secolare

I Pra’ dei Gai costituiscono un vasto polmone ecologico che per 340 ettari si estende tra i comuni di Portobuffolè, Mansuè e Gorgo al Monticano in provincia di Treviso e del comune di Prata in provincia di Pordenone.

Lo splendido polmone verde offre suggestive vedute panoramiche sulla sterminata estensione prativa in parte coltivata, in parte dedicata al pascolo.

A determinare la notevole fecondità del terreno è la presenza della Livenza, le cui sponde, ricche di vegetazione arborea, arbustiva e ripariale, sono spesso soggette a straripamenti che causano l’allagamento dell’oasi naturalistica,

L’ambiente florido e ubertoso dei Pra’ dai Gai è legato inoltre al corso del Rasego, torrente di risorgiva nato a Fontanelle e affluente della Livenza.

Di notevole interesse ambientale, una maestosa quercia secolare che troneggia nell’immensa nella verdeggiante estensione prativa.

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Pra’ dei Gai a Portobuffolè

Il GiraLivenza

Il percorso ciclabile si articola attraverso il Friuli Venezia Giulia e il Veneto assecondano il corso del fiume Livenza, il cui andamento sinuoso nasce dalle sorgenti friulane ai piedi delle montagne del gruppo del Cansiglio-Cavallo e si snoda per circa 115 km attraverso le province di Pordenone, Treviso e Venezia fino a raggiungere il comune di Caorle e sfociare nell’Adriatico.

Per gli amanti di ciclismo che si chiedono cosa fare a Portobuffolè, il GiraLivenza è un itinerario naturalistico imperdibile!

Visita Ponte Friuli

Ponte Friuli è il Primo ponte in pietra ad essere edificato sulla Livenza.

Costruito nel 1780 al posto del più antico ponte levatoio in legno, Ponte Friuli sorge lungo quel tratto della Livenza deviato agli inizi del XX secolo a causa delle numerose alluvioni e della sempre minore rilevanza che il trasporto navale assumeva in questa città, anticamente sede di un fiorente porto fluviale per il commercio di materie pregiate.

Porta Friuli

Le ampie arcate, erte sopra il canale un tempo percorso dalla Livenza e ora coperte da un placido manto erboso, conducono a Piazza Vittorio Emanuele attraverso la spettacolare Porta Friuli (così denominata in quanto accoglieva ospiti provenienti dall’omonima regione), ad ornare la quale, colpiscono con il loro incantevole fascino la bocca della verità scolpita nella roccia, il maestoso leone Marciano sul cui libro si stagliano le parole “Diritti e doveri dell’uomo e del cittadino” in sostituzione della precedente iscrizione latina Pax tibi Marce (pace a te, Marco), nonché il troncato dipinto di nero e argento, stemma della potente casata medievale dei Caminesi, in formidabile stato di conservazione.

Visita al Monte di Pietà

Risalente al XV secolo, il monte di pietà è un istituto volto a concedere prestiti a basso tasso di interesse. Istituito dalla repubblica di Venezia e finanziato con i denari e i beni confiscati alla comunità giudaica che era stata allontanata dalla città, il monte di pietà di Portobuffolè aveva il duplice obbiettivo di agevolare persone in difficoltà finanziaria e di contrastare il fenomeno dell’usura.

Edificato affianco al Palazzo Pretorio, il monte di pietà reca pregiate decorazioni pittoriche sulla facciata raffiguranti le virtù cardinali e teologali: La Fama, distinguibile per il simbolo delle trombe, la Giustizia, riconoscibile per la bilancia, la Carità, intorno alla quale si distinguono le figure di diversi fanciulli, mentre l’ultima figura è raffigurata con un arco e una faretra e rappresenta forse la predicazione.

Ulteriore elemento di notevole interesse storico e artistico è il leone marciato con il libro chiuso racchiuso da un tondo.

visita alla Torre Civica

Uniche sopravvissute del sistema fortificato in origine costituito da sette torri, le mura medievali della svettante costruzione difensiva conciliano il carattere austero e possente dei baluardi medievali alla qualità estetica dello stile rinascimentale, individuabile nei fregi cinquecenteschi che ingentiliscono la facciata in mattoni della massiccia torre militare e al tempo stesso testimoniano l’evoluzione artistica e culturale che nel corso dei secoli ha distinto l’anima dinamica e vitale di Portobuffolè.

Concepita per proteggere l’antico castello realizzato nel cuore della città, la torre civica fu convertita in prigione e al suo interno, in corrispondenza dell’orologio, è ancora visibile l’apertura dalla quale i reclusi venivano calati.

Per gli appassionati di architettura e arte alla ricerca di cosa fare a Portobuffolè,

Attualmente, questo scrigno di storia e cultura è aperto al pubblico ed accoglie oggi il museo della civiltà contadina e dell’artigianato dell’Alto Livenza, itinerario che espone reperti legati al alvoro agricolo, all’allevamento e all’artigianato (dalla falegnameria alla filatura e tessitura) prima che i moderni processi di meccanizzazione e produzione in serie rendessero questi utensili obsoleti.

Ammira il Duomo di Portobuffolè

Situata in Piazza Vittorio Emanuele, 2, 31040, la chiesa di San Marco evangelista rappresenta il centro della vita spirituale della comunità di Portobuffolè.

Consacrato il 22 ottobre 1559, l’austero luogo di culto presenta una elegante facciata a capanna recante archetti pensili in corrispondenza dei cornicioni. Sia gli alti finestroni ad arco che il rosone collocato al di sopra del portone ligneo sono stati murati ma contribuiscono con la loro figura ad alleggerire la candida mole della chiesa.

Internamente, l’ampia e luminosa navata è affiancata da due navate laterali di dimensioni inferiori risultanti da un ampliamento del XX secolo.

Dedicato al Santo Patrono a cui è intitolata la chiesa, spicca sul soffitto la raffinata rappresentazione pittorica del Trionfo di san Marco e san Prosdocimo, nonché la traslazione di San Tiziano, di Sant’Antonio e San Francesco.

Proveniente da Portogruaro, l’altare maggiore in marmo risale al 1760 ed è ornato dalle statue di San Marco e di San Prosdocimo. Gli altari laterali, dedicati a Sant’Antonio e alla Madonna del rosario, risalgono rispettivamente al 1700 e al 1762.

Oltre allo spettacolare organo a canne realizzato dalla casa Callido di Venezia, si distinguono per valore storico e per la pregiata fattura il battistero ottagonale in pietra, costruito nella metà del XVI secolo e uno splendido crocifisso trecentesco forse di scuola tedesca collocato alla destra dell’altare maggiore.

Visita la casa di Gaia da Camino

Situata in Via Businello, 2, 31019 Portobuffolè (TV), la sontuosa casa torre medievale fu la dimora di Gaia da Camino a partire dal 1293.

Figlia di Gherardo III da Camino, la nobildonna aveva sposato nel 1291 il cugino Tolberto III. I coniugi, signori di Portobuffolè, avevano stabilito qui la loto loro maestosa abitazione.

La facciata della residenza gentilizia si distingue per la presenza di suggestive bifore trilobate scandite da raffinati capitelli a fiore di loto.

Il piano terra ospitava la servitù mentre il primo e secondo piano, decorati da sgargianti affreschi, erano riservati ai signori. Una delle più minuziose opere pittoriche illustra una panoramica di Portobuffolè nel suo periodo di massimo splendore in cui tutte e sette le torri proteggevano il castello e la città cinta da mura.

Gli affreschi al primo piano raffigurano militari con indosso lucenti armature quattrocentesche e le personificazioni delle arti e delle scienze.

In corrispondenza di una finestra si distinguono i ritratti di un uomo e una donna, secondo alcuni ricercatori identificabili con i coniugi Gaia e Tolberto da Camino, secondo un’altra tesi dovrebbero rappresentare le figure leggendarie di Achille e Pentesilea.

Un altro affresco in prossimità delle scale illustra l’episodio biblico del peccato originale.

Al piano superiore colpiscono per la creatività e la finezza dell’esecuzione i favolosi scenari urbani di Treviso e Portobuffolè.

Se vi chiedete cosa fare a Portobuffolè, la casa di Gaia da camino è una delle località più affascinanti della regione Veneto.

Visita la Chiesa di San Rocco

Situata in Via Roma, 27, 31040 Portobuffolè (TV), la chiesa di San Rocco fu consacrata nel 1538 e dedicata al culto di San Rocco, pellegrino e taumaturgo francese vissuto nel XIV secolo e considerato capace di proteggere dal terribile morbo della peste.

La facciata della chiesa, recante due alte finestre ad arco tra le quali si staglia il rosone, è volta verso la strada che la separa da una vasta estensione prativa dalla quale si intravede la cima della torre civica.

All’interno dell’ampia navata sono custoditi un pregevole altare cinquecentesco in pietra con una scultura della Madonna seduta su una seggiola con il Bambino Gesù sulle ginocchia, e statue in legno di San Sebastiano, San Valentino e San Rocco. Degna di nota è anche una fine rappresentazione pittorica dell’ultima cena.

Oratorio di Santa Teresa

Situato in Via Roma, 31040 Portobuffolè (TV), il candido luogo di culto è l’oratorio di Villa Cellini-Giustinian, splendida residenza signorile del XVII secolo.

Intitolato a Santa Teresa, religiosa e mistica iberica vissuta nel XVI secolo, l’edificio presenta una maestosa facciata scandita da paraste che sostengono il frontone ornato da modanature a dentello.

Il massiccio portone ligneo è sovrastato da una timpano ad arco spezzato al centro del quale si staglia il busto di Santa Teresa.

A completare lo sviluppo verticale della struttura, tre acroteri raffiguranti Fede, Speranza e Carità ornano i vertici del timpano della chiesa.

I sontuosi interni dell’edificio recano spettacolari affreschi ottocenteschi eseguiti dall’artista Sebastiano Santi. Le opere rappresentano il trionfo di Santa Teresa e delle virtù teologali.

Altri elemento di enorme pregio sono le candide statue in marmo di Carrara dell’Immacolata, San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova nonché un suggestivo crocifisso ligneo rosso intagliato da Andrea Brustolon (1662 – 1732).

Le luminose vetrate e il sapiente contrasto cromatico generato dai ricercati motivi geometrici della pavimentazione testimoniano la notevoe abilità artistica e artigianale veneta del XVIII secolo.

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