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Villa Fiorita a Monastier di Treviso

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Cancello e prospetto di rappresentanza di Villa Fiorita a Monastier di Treviso.

Dove si trova Villa Fiorita?

Situata in Via Giovanni XXIII, 1, Villa Fiorita sorge in località Fornaci a Monastier di Treviso, nella limpida fascia di fontanili compresa tra il Sile e il Piave.

La verde distesa della bassa pianura trevigiana in cui la proprietà nobiliare si inserisce è solcata dal Vallio e dal Meolo, gelidi fiumicelli di risorgiva le cui acque hanno favorito i commerci e lo sviluppo rurale di questo fertile territorio da sempre vocato all’agricoltura.

Oltre a plasmare l’assetto urbano del paese, il Meolo ha contribuito a delineare l’organizzazione strutturale dell’Abbazia di Santa Maria di Pero, capolavoro di architettura millenario recante le cicatrici della prima guerra mondiale.

Villa Fiorita e l’Abbazia di Santa Maria di Pero

La proprietà gentilizia è ubicata a sud-est del complesso monastico, la cui fondazione è legata a un lascito di Ottone I del 958 d.C.
Il nome del compendio, da cui trae origine il toponimo del comune, richiama l’antica denominazione del Meolo, affiorante dalle sorgenti cristalline in località Campagne a Breda di Piave.

Il corso d’acqua che costeggia l’Abbazia a nord fu determinante nel definirne l’articolazione spaziale, alimentando con le proprie acque il brolo di novemila metri quadri che rende il nucleo benedettino, con il suo chiostro rinascimentale, gli ariosi portici e lo svettante campanile di quarantaquattro metri, uno dei più affascinanti punti di riferimento culturali e naturalistici della regione.

Il fiume attraversa quindi il centro del paese, lambisce il confine sud-ovest del comune e prosegue in direzione sud fino raggiungere l’omonimo abitato in provincia di Venezia, dove confluisce nel Vallio a circa venti chilometri dalla propria fonte.

La presenza del porto pirense, prospero crocevia di traffici fluviali, unitamente alla via Claudia Augusta, strada romana del I secolo d.C che da Hostilia e Altinum conduceva al Danubio, diede impulso alla fiorente economia di questo incantevole angolo di Pianura Padana, il cui paesaggio, scandito da rinomati vigneti di Prosecco avvolti da siepi rigogliose, è nobilitato dalle sontuose dimore che l’aristocrazia imprenditoriale veneziana fece erigere nell’ambito di una capillare rivoluzione agraria, di cui la villa veneta costituiva il baricentro monumentale ed economico.

Storia di Villa Fiorita

Villa Fiorita dal XVII al XX secolo

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Mappale del 1680 raffigurante l’Abbazia di Santa Maria di Pero e la casa colonica in località Fornaci.

Concepita come residenza di villeggiatura, la proprietà signorile fu costruita nel periodo compreso tra il 1680 e il 1710 per volere della famiglia Bragadin. Tale datazione si evince dai registri d’estimo dell’epoca, dai quali risulta che prima del 1680 esisteva in questo luogo solo una grande casa colonica.

Una delle ventiquattro famiglie Patrizie che costituirono Venezia, i Bragadin, in origine Ipato, sono annoverati nel libro d’oro come Dogi, Patriarchi, Senatori e procuratori di S. Marco.

La proprietà dell’illustre casato è così descritta in un mappale del 1713:

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Mappa catastale del 1713 che illustra l’Abbazia di Santa Maria di Pero e la casa dominicale di N.H. Alvise Bragadin, con barchesse e dodici casette in località Fornaci.

«Il N.H. Alvise Bragadin ha un pezzo di terra A.P.V. con casa Dominicale, Barchesse e dodici casette in loco detto Fornaci tenute da diversi, di campi 26 e quarti 3. Confina a mattina col N.H. Vincenzo Bragadin, a mezzodì la strada e N.D. Lucrezia Foscarini, a monte il Monastero di San Giorgio Maggiore. La casa dominicale è tenuta ad affitto dal N.H. Domenico Gritti».

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Testo del mappale del 1713 di Villa Fiorita a Monastier di Treviso.
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Seconda parte del testo del mappale di Villa Fiorita, anno 1713.

Appartenuta agli inizi dell’Ottocento al sig. Tramonti, contabile e segretario comunale del comune di Monastier, la proprietà passò nel 1873, durante il dominio austriaco, ai conti Ninni, nobili veneziani originari di Salonicco, i quali, acquistando nello stesso anno il vicino monastero della Madonna di Pero e molti terreni circostanti crearono uno dei più grandi possedimenti della zona.

Monastier di Treviso durante la prima guerra mondiale

Durante la Grande Guerra, l’Abbazia di Santa Maria di Pero ospitò diversi reparti militari e un distaccamento della Croce Rossa Americana, nella quale si era arruolato l’allora diciannovenne Ernest Hemingway.

La facciata della chiesa abbaziale, unico elemento superstite del luogo di culto oltre alla torre campanaria, risparmiata dai colpi d’artiglieria austriaci, rappresenta una significativa testimonianza dell’impatto del primo conflitto mondiale sul territorio.

I costi di ricostruzione della chiesa arcipretale, realizzata in stile neoromanico in località Fornaci dal 1923 al 1927, furono a tal punto onerosi da portare la Banca d’Italia, nel 1934, a commissariare la Cassa rurale di Monastier.

Ernest Hemingway, da Casa Botter a Villa Fiorita

Con lo scoppio della battaglia del solstizio, il futuro premio Nobel per la letteratura fu trasferito lungo la linea del fronte del Basso Piave. Provenendo da Schio, il giovane volontario giunse a Fossalta di Piave sul finire di giugno del 1918. A Monastier di Treviso alloggiò a Casa Botter, nella quale era allestito il Posto di Ristoro numero 14 dell’American Red Cross.

Durante il suo servizio nell’ARC, Ernest Hemingway dava soccorso ai soldati impegnati nella guerra di trincea, spostandosi lungo i sinuosi sentieri di campagna che mettevano in comunicazione Fossalta di Piave con le località di Monastier, Fornaci e Pralongo. Quest’ultima è nota per l’antico santuario della Madonna Nera, adibito a ospedale militare, che vide la presenza del celebre giornalista e scrittore.

La partecipazione di Ernest Hemingway a questa fase cruciale del conflitto è documentata anche a Villa Albrizzi e a Villa Fiorita. Descritta come “la casa dei bachi da seta” in insonnia, una delle brevi storie dell’antologia I quarantanove racconti (The Fifth Column and the First Forty-Nine Stories), Villa Albrizzi destinò parte dei suoi ambienti alla “Casa del Soldato”.

Residenza estiva del conte Emilio Ninni, nell’ultimo anno di guerra Villa Fiorita fu abbandonata e occupata dalle truppe militari e dalla American Red Cross. Oggi, i suoi vasti e luminosi ambienti fanno da cornice a una mostra dettagliata che ripercorre le vicende che coinvolsero Ernest Hemingway in questi luoghi martoriati dalla guerra, dalle quali il giovane ufficiale trasse ispirazione per i romanzi Addio alle armi e Al di là del fiume, sotto gli alberi, capolavori in cui sono descritte le località di Monastier e Fornaci.

Nella notte dell’otto luglio, mentre trasportava un soldato italiano ferito, il giovane volontario fu colpito dalle schegge di una granata di mortaio e da un proiettile di mitragliatrice. Ricoverato all’ospedale di Milano, Ernest Hemingway fu insignito della croce di guerra americana e della medaglia d’argento italiana per il valore dimostrato al fronte.

Villa Fiorita dagli anni Settanta a oggi

Villa Fiorita antica
Nel 1932 il Dott. Guido Prosdocimo prese in affitto Villa Fiorita dai Conti Ninni e la trasformò in ospedale.

Adibita a ospedale nel 1932 dal dott. Guido Prosdocimo, Villa Fiorita fu acquistata nel 1970 dal Dott. Calvani, fondatore del gruppo Sogedin, il quale ne cambiò la destinazione d’uso trasformandola in casa di cura.

Il successo dell’attività rese necessaria la costruzione un nuovo edificio per ospitare le attività sanitarie. Con il trasferimento di tali servizi nella nuova struttura, la villa fu oggetto di un’accurata ristrutturazione e trasformata in un albergo di lusso, coerentemente con la sua originaria vocazione di residenza per il soggiorno e il benessere.

Il gruppo Sogedin

Il gruppo Sogedin si configura come una realtà complessa e articolata in grado di coniugare competenze in ambito sanitario, socio-assistenziale, educativo e ricettivo.

Convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, la Casa di Cura Giovanni XXIII, nella quale operano oltre ottanta medici e più di quattrocento paramedici, è dotata di tecnologie radiologiche all’avanguardia. A questa realtà si affianca un centro medico specialistico con oltre trentacinque medici.

Sede del centro servizi all’anziano, “Villa delle Magnolie” dispone di centoottanta posti letto, ospita un centro Alzheimer e uno per le dimissioni ospedaliere, mentre l’asilo micro-nido “La casa sull’albero” risponde alle esigenze del territorio e dei dipendenti del gruppo Sogedin.

A completare il quadro delle attività è il gruppo alberghiero Sogedin Hotels, che gestisce quattro alberghi per un totale di oltre quattrocentocinquanta camere distribuite nel territorio veneziano.

Architettura di Villa Fiorita

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Il giardino, il corpo padronale e le barchesse di Villa Fiorita.

Il prospetto di rappresentanza di Villa Fiorita

Articolata su tre livelli compreso il sottotetto, la dimora signorile è conclusa da una sopraelevazione mediana passante sulla quale si imposta una copertura a doppio spiovente.

Ingentilito in facciata da un timpano triangolare finemente modanato, al di sotto del quale si aprono due finestre, il volume sommitale è coronato ai vertici da tre guglie a forma di vaso. La medesima soluzione stilistica si ripete alle estremità del tetto del corpo centrale.

Simmetrica e verticalmente tripartita, la facciata del nucleo residenziale presenta finestre rettangolari sia al pianterreno che al primo piano. Queste ultime affiancano tre portefinestre archivoltate che danno su un candido poggiolo. Al di sopra della chiave dell’arco, una raffinata cornice separa la trifora dal volume timpanato soprastante. Il mezzanino è ritmato da quattro fori ovali, in asse con le aperture sottostanti.

L’ingresso, ai cui lati si dispongono due finestre dal profilo mistilineo con sinuose inferriate, è anticipato da un’elegante pensilina i cui sostegni ricordano i pali “da Casada” veneziani. Decorati da una spirale rossa, questi sono conclusi da un pinnacolo dorato a forma di sfera, adornato da un motivo a foglia e culminante con un puntale.

L’edificio centrale prosegue simmetricamente nelle ali laterali a due piani che si estendono per l’intera profondità del corpo centrale, conferendo al complesso una volume compatto.

l’Oratorio e le barchesse di Villa Fiorita

Ortogonali rispetto allo sviluppo della villa, due corpi di fabbrica a pianta rettangolare si protendono a sud inquadrando un’ampia area pavimentata con listelli di cotto disposti a spina di pesce. Ai toni caldi del cortile fa eco il manto erboso che ne contorna il perimetro, ombreggiato agli angoli da quattro olivi tortuosi dalle chiome fronzute.

L’oratorio dedicato a S. Francesco di Paola, realizzato in una delle barchesse senza il permesso abbaziale, ottenne l’indulgenza il 4 luglio 1736.

I fabbricati laterali presentano sul lato meridionale un avancorpo nel quale si apre un luminoso ingresso ad arco ribassato. Questo è nobilitato da un timpano ricurvo al di sopra del quale si apre un foro quadrilobato. A concludere lo sviluppo verticale della struttura è un frontone triangolare che si raccorda al tetto a padiglione della barchessa.

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Giardino alberato, cancello e prospetto di rappresentanza di Villa Fiorita a Monastier di Treviso.

Il cancello d’ingresso e la fontana di Villa Fiorita

Due statue di donna cinte da raffinati drappeggi, una delle quali reggente una cornucopia, sormontano i pilastri a cui è incardinato il cancello che dà accesso alla villa.

Posta tra l’elegante cancello e l’ingresso di rappresentanza, al centro della corte si staglia una fontana formata da due vasche concentriche, i cui zampillanti giochi d’acqua convergono nella scultura di una giovane dama avvolta da eleganti panneggi.

Con lo sguardo rivolto al cielo, la figura femminile è ritratta in una posa solenne e aggraziata, con le braccia distese lungo i fianchi mentre regge delicatamente una ghirlanda di fiori che ne adorna i lunghi capelli ondulati e le ricade sulle spalle.

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Fontana con giochi d’acqua e dettaglio di statua di fronte all’ingresso di Villa Fiorita.

Armoniosa sintesi tra civiltà di villa e civiltà di giardino, Villa Fiorita si rivolge su un lussureggiante parco costellato di cedri, olivi, magnolie, aceri, palme, robinie, pini marittimi e molte altre floride piante d’alto fusto incorniciate da siepi ben curate.

Simbolo del glorioso passato della Repubblica di Venezia, la dimora storica racchiude in sé i principi fondativi del concetto di villa veneta, intesa come ameno luogo di otium e al tempo stesso fulcro di un’efficiente realtà produttiva in ambito agricolo. Tale modello trova corrispondenza in Villa Fiorita nell’equilibrio tra la magnificenza del corpo padronale e la funzionalità delle maestose adiacenze rustiche.

Villa Fiorita è un punto di riferimento per chi desideri scoprire lo straordinario patrimonio paesaggistico e architettonico della bassa pianura trevigiana, nonché approfondire gli avvenimenti che colpirono Monastier durante la Grande Guerra attraverso il vissuto di uno dei più grandi scrittori del Novecento, autore di alcuni dei più celebri capolavori letterari sulla Prima guerra mondiale.

Villa Navagero Erizzo a San Biagio di Callalta (TV)

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Parco e prospetto nord di Villa Navagero Erizzo a Rovarè, San Biagio di Callalta (TV).

Ringraziamo Elena Santagà per il materiale fotografico e per le accurate analisi di Gino Santagà e di Luciano Vanzella.

Quando si arriva a Rovarè, frazione del comune di San Biagio di Callalta, si rimane colpiti dalla maestosità di un complesso signorile immerso nella fertile campagna della bassa pianura trevigiana, nella rigogliosa fascia dei fontanili compresa tra il Sile e il Piave.

Uno dei rari esempi di Villa Veneta rimasta intatta in tutte le sue strutture, Villa Navagero Erizzo è incorniciata da un parco di quasi cinque ettari, attraversato da oltre due chilometri di viali e giardini all’italiana nei quali si sprigiona, con l’arrivo della primavera, un trionfo di luce e colori da lasciare col fiato sospeso.

Il complesso si trova a breve distanza dalla candida chiesa neoclassica di San Mauro Abate. Contornato da lecci, cedri e cipressi, il luogo di culto del XVIII secolo sorge lungo il placido corso del Meolo, le cui sponde erbose ricevono l’ombra di salici piangenti e svettanti pioppi cipressini.

Rinomato per la produzione del prosecco e di vini D. O. C., il territorio della gioiosa Marca in cui la villa si inserisce armoniosamente è solcato da una fitta rete di fiumi di risorgiva ad andamento meandriforme, tra cui il Nerbon, il Musestre, il già citato Meolo, il Rio Piavesella e il Vallio, le cui limpide acque, serpeggianti tra floridi vigneti e folte siepi di acacie, ontani, olmi, aceri, gelsi e molte altre piante d’alto fusto, sono convogliate nel fossato che secoli orsono delimitava i fastosi giardini della grandiosa Villa Da Lezze, capolavoro perduto di Baldassarre Longhena.

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Parco di Villa Navagero Erizzo a Rovarè, San Biagio di Callalta (TV).

Il restauro di Villa Navagero Erizzo

Fino a otto anni fa, quando la villa era destinata esclusivamente a residenza privata, il prospetto settentrionale della dimora storica si poteva solo intravedere attraverso l’elegante cancello principale, in Via XXV Aprile. Ornato dallo stemma dei Navagero, quest’ultimo è incardinato a pilastri bugnati coronati da statue, raffiguranti a destra una dama avvolta in eleganti panneggi, a sinistra un guerriero con elmo, armatura e mantello, armato di lancia e scudo. Le due solenni figure vegliano sulla proprietà gentilizia, tutt’ora pervasa da un’aura di fascino e mistero.

Acquistato da Gino Santagà sul finire degli anni Settanta del Novecento, il complesso nobiliare è stato sottoposto nell’arco di trent’anni a minuziosi interventi di restauro e riqualificazione. I lavori hanno interessato la villa padronale, la cappella privata, le ex stalle, gli appartamenti della barchessa est, nonché il rifacimento integrale dei tetti e dei pavimenti della barchessa ovest, con l’obiettivo di riportare all’autentico splendore il complesso monumentale.

Da cinque anni, Elena Santagà cura l’organizzazione di eventi in villa e nella barchessa sia in occasione di matrimoni, compleanni, convegni ed eventi privati sia creando eventi pubblici in collaborazione con Biennale Ville Venete e Grande Galà della Moda, con appuntamenti ricorrenti con l’Alto Artigianato Italiano che vedono la partecipazione di alcuni tra i migliori Artigiani italiani.

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Statua del generale Filopemene di fronte a una teoria di colonne classiche, cui fa da sfondo una quinta di cipressi. Parco di Villa Navagero Erizzo a Rovarè di San Biagio di Callalta (TV).

Storia di Villa Navagero Erizzo

La famiglia Navagero

Sebbene la nomina a Podestà di Treviso di Giovanni Navagero nel 1420 costituisca la prima attestazione del legame tra la nobile famiglia veneziana e il territorio della Marca, le più antiche evidenze documentarie di una residenza dei Navagero nella campagna di Rovarè, completa di pertinenze funzionali alla gestione della tenuta agricola, compaiono per la prima volta nel testamento di Bernardo Navagero (datato 16 luglio 1576), probabile nipote dell’omonimo cardinale e vescovo di Verona (Venezia 1507 ; Verona 1565).

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Facciata meridionale di Villa Navagero Erizzo rivolta su antico pozzo di pietra, collocato nel punto di incontro di due vialetti perpendicolari che attraversano il giardino.

È tuttavia verosimile ritenere che la casa dominicale fosse già esistente nella prima metà del Cinquecento e che fosse luogo di villeggiatura di Andrea Navagero (Venezia, 1483 ; Blois, 8 maggio 1529), poeta, umanista e fine letterato nonché stretto collaboratore di Aldo Manuzio, ritenuto uno dei più grandi editori e tipografi di tutti i tempi.

A sostegno di questa ipotesi concorrono gli Epigrammi di Andrea Navagero, in cui l’autore, immortalato in compagnia di Agostino Beazzano nel ritratto di Raffaello del 1516, delinea scene di vita nella campagna trevigiana e riferimenti alla residenza campestre di Rovarè.

Particolare degno di nota è inoltre l’anno 1595, inciso nella campana dell’oratorio.

Dai registri d’estimo del 1710 apprendiamo che la sontuosa proprietà comprendeva un “brolo arativo, prativo, vitato con palazzo dominicale et sue barchesse, giardino orto e tutte le sue abentie et pertinenze, il tutto recintato di muro, sono campi 4 1\2”. La coeva mappa catastale restituisce l’immagine dell’abitazione con piano nobile rialzato e un piano superiore, caratterizzato da cinque finestre di ridotta altezza.

Tale configurazione, unitamente a elementi quali gli stemmi delle famiglie Navagero e Papadopoli che adornano il caminetto al pianterreno e le decorazioni in marmi policromi dello scalone, lascia supporre che l’intervento di sopraelevazione dell’originario corpo cinquecentesco abbia visto il coinvolgimento di Baldassare Longhena nella seconda metà del XVII secolo, periodo in cui l’architetto era impegnato a Rovarè per l’edificazione di Villa Da Lezze.

Alla morte dell’ultimo esponente della casata, anch’esso chiamato Andrea, già decemviro e triumviro nonché munifico sostenitore della Dominante nella guerra del Peloponneso, la proprietà fu acquisita dalla famiglia Erizzo, la quale proseguì gli interventi di valorizzazione del complesso edilizio e della fiorente proprietà terriera.

Tra le testimonianze cartografiche più significative della proprietà emerge un disegno dell’agrimensore Alberto Cian, raffigurante una veduta aerea vivacemente colorata del complesso monumentale, del brolo e del giardino barocco nella località di “Roverè”, toponimo che nel 1811 cambiò nell’attuale “Rovarè”.

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Fontana con zampillanti giochi d’acqua orata da statue di ippocampi nel parco di Villa Navagero Erizzo, Rovarè di San Biagio di Callalta (TV).

La famiglia Erizzo

Ultimo discendente della casata dogale, Niccolò II Guido Erizzo (1761 – 1847) si distinse per la fine abilità di interpretare e assecondare i profondi mutamenti nel panorama geopolitico europeo tra i secoli XVIII e XIX, dal tramonto della Repubblica di Venezia all’invasione napoleonica, dalla dissoluzione del Regno d’Italia all’affermazione del Regno Lombardo-Veneto. Ne sono prova i numerosi onori ricevuti: cavaliere dell’Ordine della Corona Ferrea, Conte dell’Impero asburgico, Consigliere e Gran Ciambellano dell’Imperatore, nonché Gran Maggiordomo del Regno Lombardo-Veneto.

Oltre al suo riconosciuto acume politico, Guido Erizzo diede prova di ingegno e spirito d’iniziativa in ambito edilizio, destinando, con criteri funzionali e decorativi, i materiali recuperati dalla demolizione della vicina Villa Da Lezze al miglioramento della proprietà signorile, come documentato da Alberto Cian nel “Catastro e Disegni dei Beni fondi spettanti all’agenzia di Rovarè” del 1842.

Tali interventi compresero l’ampliamento delle pertinenze agricole, delle cantine e delle stalle adiacenti ai corpi di fabbrica del complesso, la costruzione del porticato tra l’edificio padronale e la Foresteria e la realizzazione, all’interno di quest’ultima, dell’abitazione a uso invernale, pavimentata con terrazzo alla veneziana, nel quale è inscritto il monogramma “G.E.”, con la data 1811 e lo stemma degli Erizzo (azzurro, a banda d’oro recante, in alto, un porcospino, in basso, una “E” alla gotica).

Al 1818, anno riportato nella targa dedicatoria, risale invece la costruzione del nuovo oratorio.

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Ingresso meridionale di Villa Navagero Erizzo e Viale di cipressi.
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Viale prospettico di Villa Navagero Erizzo, elaborato cancello di ferro con lo stemma dei Navagero.

Villa Navagero Erizzo dal 1847 a oggi

Nel 1847, con la morte senza discendenti diretti di Guido Erizzo, la proprietà fu ereditata dal marchese Guido Bandini. Nel 1850 fu della signora Maria Gaspari Balolarini, la quale nel 1851 rivendette l’intero possedimento ai dalla Rovere di Treviso.

Acquisita da Tatiana Levada, Villa Navagero Erizzo fu venduta da quest’ultima all’industriale immobiliare Gastone Gasparello e, nell’ottobre 1977, acquistata da Gino Santagà, il quale avviò, sotto la supervisione della Soprintendenza, l’accurato intervento di restauro di tutti gli edifici del complesso (villa padronale, cappella privata, ex stalle, appartamenti nella barchessa est, rifacimento dei tetti e dei pavimenti della barchessa ovest), di cui oggi possiamo ammirare gli straordinari risultati.

Architettura di Villa Navagero Erizzo

Il corpo padronale

La casa dominicale, a pianta quadrata, è costituita da un piano rialzato di fattura cinquecentesca al quale fu aggiunto, con ogni probabilità nella seconda metà del Seicento, il piano nobile. Conclusa da una copertura a doppio spiovente, la sopraelevazione mediana risalente al 1901 si estende per l’intera profondità del corpo di fabbrica, a coronamento dello sviluppo verticale dell’edificio.

I prospetti di Villa Navagero Erizzo

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Prospetto settentrionale di Villa Navagero Erizzo. A sinistra, facciata dell’oratorio
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Prospetto meridionale di Villa Navagero Erizzo.

Sormontata da un timpano a profilo triangolare, la facciata del volume sommitale presenta due finestre rettangolari collocate ai lati di una nicchia centinata.

Una cornice marcapiano separa le finestre centinate al pianterreno da quelle rettangolari al primo piano.

Queste ultime affiancano una portafinestra dal profilo ad arco a tutto sesto che si apre, al centro della facciata, su un poggiolo in leggero aggetto, in asse con il portale d’ingresso la finta apertura del volume timpanato soprastante. Sia il poggiolo che le cornici delle finestre sono finemente realizzate in pietra d’Istria.

Elementi araldici e decorativi

Sul fronte settentrionale, all’altezza del piano nobile, campeggiano gli stemmi marmorei dei Navagero e degli Erizzo con elmo, volute e piumaggi. Lo stemma della famiglia Marino, imparentata con i Dalla Rovere allora proprietari del complesso, si staglia sulla facciata del timpano abitabile.

Il prospetto meridionale è adornato da un orologio solare e uno zodiaco con paesaggi affrescati in monocromo, probabilmente della fine del XIX secolo. Al pianterreno, protagonista della sala nord-ovest è il caminetto ornato da elementi decorativi in marmo rosato e stucchi baroccheggianti, tra i quali si distinguono il blasone dei Navagero e il simbolo della fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

Gli interni di Villa Navagero Erizzo

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Sala a nord-ovest al piano terra di Villa Navagero Erizzo con pregiato caminetto con alzata in stucco.

Il tradizionale impianto planimetrico a schema veneziano si riflette sia nella composizione dei prospetti, simmetrici e verticalmente tripartiti, sia nella distribuzione degli ambienti interni, comprendenti otto stanze laterali, quattro per piano, articolate introno ai saloni passanti al pianterreno e al piano nobile. Caratterizzati da pavimenti in terrazzo alla veneziana e soffitti alla sansovina, i due livelli sono collegati da un incantevole scalone con poggiolo in pietra d’Istria e ballatoio in marmi policromi.

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Salone al primo piano di Villa Navagero Erizzo con pavimento in terrazzo veneziano e soffitto alla sansovina. A sinistra si notano i due archi in pietra d’Istria con chiavi di volta raffiguranti volti femminili. Alla parete opposta campeggiano gli stemmi dei Navagero (verde a due bande d’oro, con una croce d’argento in alto a destra) e degli Erizzo.

Uno degli elementi di maggior pregio architettonico del complesso signorile, lo scalone è racchiuso da una coppia di arcate con cornici modanate in pietra d’Istria. Queste sono coronate da chiavi di volta raffiguranti, al pian terreno, guerrieri baffuti con elmi piumati, al piano soprastante, volti femminili dalle eleganti acconciature.

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Scalone al pianterreno. Archi modanati in pietra d’Istria con mascheroni in chiave di volta raffiguranti guerrieri baffuti, entrambi con elmo piumato.

La presenza a San Biagio di Callalta dell’insigne architetto Baldassarre Longhena (Venezia, 1597 ; 18 febbraio 1682), impegnato nella seconda metà del XVII secolo nella realizzazione di Villa Da Lezze, unitamente ai caratteri stilistici dello scalone, che richiamano la monumentalità di quello della “Fondazione Cini” nell’isola di S. Giorgio a Venezia, lascia supporre che anche lo scalone della Villa di Rovarè sia da attribuirsi alla mano del Longhena.

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Scalone con poggiolo in pietra d’Istria di Villa Navagero Erizzo, attribuito a Baldassare Longhena.
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Ballatoio in marmi policromi dello scalone di Villa Navagero Erizzo a Rovarè, San Biagio di Callalta (TV).

Le barchesse e l’oratorio di Villa Navagero Erizzo

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Sottotetto con capriate a vista della barchessa di Villa Navagero Erizzo. Rovarè di San Biagio di Callalta (TV).

Ortogonali allo sviluppo della villa, due maestose barchesse a pianta rettangolare si protendono verso il giardino e il brolo della proprietà nobiliare. Le ampie arcate a tutto sesto che arieggiano i monumentali corpi di fabbrica, parte delle quali è stata chiusa nei primi anni del Novecento, sono intervallate da paraste di ordine tuscanico.

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Botti di rovere al piano terra della barchessa di Villa Navagero Erizzo.
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Barchessa di Villa Navagero Erizzo, con pavimento in legno e soffitto con travi a vista.
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Salone al pianterreno di Villa Navagero Erizzo.

Perfettamente allineata con il prospetto di rappresentanza dell’edificio principale e con le testate delle due barchesse, la facciata dell’oratorio si pone in continuità con tale linguaggio architettonico. Concretizzatasi nel 1818 per volere dell’allora proprietario Guido Erizzo, questa scelta stilistica è osservabile nelle paraste tuscaniche che incorniciano il portale d’accesso della cappella.

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Un glicine in fiore lascia cadere i suoi petali su un ponticello. A destra, sullo sfondo, spicca la facciata dell’oratorio di Villa Navagero Erizzo, ritmata da lesene tuscaniche sopra le quali si staglia il timpano con apertura quadrilobata.

Dedicato alla Madonna del Rosario, l’oratorio accoglie una pregevole tela di Francesco Trevisani di inizio Settecento, in origine raffigurante la Vergine del Carmelo, sapientemente rimaneggiata per rispondere alla nuova intitolazione.

Realizzato nell’Ottocento da Guido Erizzo, l’affascinante portico che mette in comunicazione la dimora padronale alla Foresteria è sorretto dalle colonnine di marmo recuperate dalle cedraie di Villa Da Lezze.

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Magnolia da fiore e statua di Apollo e Dafne. Sullo sfondo, portico di collegamento tra il corpo padronale e la Foresteria sorretto dalle colonne della cedraia di Villa Da Lezze.

Comunicante con l’ameno panorama agreste del trevigiano tramite un lussureggiante parco alberato plurisecolare, Villa Navagero Erizzo concilia l’ideale rinascimentale di civiltà di villa, nel quale la dimora padronale è al tempo stesso residenza di villeggiatura, luogo di otium e punto focale di un’efficiente azienda agricola, con la raffinatezza scenografica del barocco veneziano espressa da uno dei suoi più autorevoli interpreti.

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Parco alberato di Villa Navagero Erizzo a San Rovarè di San Biagio di Callalta (TV). In primo piano una magnolia da fiore.

Arte e Artigianato a Villa Navagero Erizzo

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Il 23, 24 e 25 maggio, in collaborazione con Biennale Ville Venete, Villa Navagero Erizzo apre le sue porte a un’esperienza sensoriale tra arte, alto artigianato, architettura storica, musica ed eccellenze del territorio.

Oltre all’imperdibile spettacolo multimediale “eVenti diVersi”, di Sergio Trapanotto, il programma dell’evento include una Cena di Gran Gala nelle sale della villa padronale, con accompagnamento musicale a pianoforte di Mattia Cortivo, compositore e pianista.

Per info e prenotazioni visitate il sito https://www.villanavagero.it/prossimi-eventi

Il 25 maggio alle ore 16:00, la storica cantina di Villa Navagero Erizzo ospiterà una Masterclass dedicata a dieci etichette di vini eroici, in collaborazione con il progetto Vini Eroici.

Vini Eroici a BVV Biennale Ville Venete

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Villa Navagero Erizzo Rovarè di San Biagio (TV)

Il 25 maggio alle ore 16:00, in collaborazione con il progetto Vini Eroici, la storica cantina di Villa Navagero Erizzo ospiterà una Masterclass dedicata a dieci etichette di vini eroici, con degustazione guidata da Alessandra Dinato, ideatrice del progetto L’Assaggiastorie, e Alvaro De Anna, fondatore di Vini da Terre Estreme.

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Per info: www.biennalevillevenete.com – www.pilotagreen.it
Per prenotazione: https://www.eventbrite.it

Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto (TV)

Facciata sud Villa Chiminelli. Castelfranco Veneto TV
1 Prospetto di rappresentanza interamente affrescato di Villa Chiminelli.

Dove si trova Villa Chiminelli?

Villa Chiminelli e giardino allitaliana Castelfranco Veneto TV
2 Il giardino all’italiana di Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto.

Villa Chiminelli è situata al civico 1 di Via Lama a S.Andrea oltre il Muson, a circa sei chilometri a sud-ovest delle svettanti mura turrite in mattoni rossi di Castelfranco Veneto. Celebre per aver dato i natali a Giorgione, la cittadella medievale fortificata sorge nel cuore della pianura padana a breve distanza dalle città di Treviso, Padova e Vicenza.

Il toponimo dell’amena località campestre in cui sorge la dimora cinquecentesca è legato al Muson dei Sassi, sofisticata opera di ingegneria idraulica realizzata nel XVII secolo per volere della Dominante. All’altezza di Castelfranco Veneto, il canale rettilineo convoglia parte delle acque del Muson Vecchio per indirizzarle verso il Brenta, il cui corso sfocia nel mare Adriatico a sud di Chioggia.

Tumultuoso nel suo primo tratto, il Muson Vecchio nasce come torrente dalle sorgenti affioranti ai piedi del massiccio del Monte Grappa, discende i declivi soleggiati dell’Asolano e solca la placida pianura verso la Laguna di Venezia.

La storia di Villa Chiminelli

Scorcio di Villa Chiminelli e adiacenza rustica
3 Da sinistra a destra: barchessa, portico di ingresso e loggia di Villa Chiminelli all’ombra di magnolie.

Commissionata da Francesco Soranzo, pievano a S.Andrea dal 1563 al 1595, Villa Chiminelli fu edificata in qualità di abitazione canonica su un preesistente immobile già documentato in un atto divisorio del 1477.

Permutata con la Curia alla morte del committente nel 1597, la dimora storica passò ai Piacentini nel 1614. La villa appartenne ai Tiepolo dal 1852 al 1944, anno in cui il complesso nobiliare fu acquisito dalla famiglia Chiminelli, attuale proprietaria.

Gioiello di arte e architettura rinascimentale, Villa Chiminelli è ingentilita sia internamente che esternamente da affreschi di Benedetto Caliari, fratello di Paolo Veronese, e della sua scuola.

La datazione dell’apparato decorativo è riconducibile al 1578, anno impresso su una tavella sottotegola rinvenuta in loco, coincidente con l’insediamento di Francesco a Vescovo di Treviso.

Architettura di Villa Chiminelli

Prospetto sud Villa Chiminelli SantAndrea oltre il Muson Castelfranco Veneto TV
4 Loggia di Villa Chiminelli a S.Andrea oltre il Muson, Castelfranco Veneto (TV).

Il volume compatto del nucleo residenziale è costituito dal piano seminterrato adibito a cantina, dal piano nobile rialzato interamente decorato a fresco e dal piano superiore, un tempo destinato a granaio.

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5 Cantina di Villa Chiminelli con candido soffitto a volta ribassata.

La planimetria della casa dominicale riflette lo schema compositivo del palazzo veneziano con salone centrale passante, quattro sale laterali e loggia di ingresso. L’impianto tradizionale si riflette sia nella distribuzione interna, sia nella composizione dei prospetti.

Completano il complesso edilizio due adiacenze porticate a pianta rettangolare situate a ovest, a lato della villa, e la raffinata cappella gentilizia accessibile dal portico di accesso.

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6 Cappella gentilizia di Villa Chiminelli.

Gli affreschi di Villa Chiminelli, al confine tra realtà e illusione

Orientata a sud verso il giardino all’italiana, la facciata principale del corpo padronale è interamente affrescata con una serie di elementi architettonici di ispirazione palladiana, finemente dipinti con la tecnica del trompe l’œil.

Realizzata in terretta gialla, l’opera illusionistica consta di due coppie di colonne corinzie scanalate, dipinte su uno sfondo a finto bugnato su cui si staglia lo stemma gentilizio della famiglia Soranzo. Sorretto da una figura maschile e da una femminile, lo scudo trinciato d’oro e azzurro è in asse con la triplice aperura della loggia, accessibile tramite una breve scalinata ornata da statue settecentesche raffiguranti le Quattro Stagioni.

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7 Statua raffigurante la Primavera. In secondo piano, statua dell’Inverno.
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8 Statua, personificazione dell’Estate.
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9 Statua dell’Autunno.

L’ampio e luminoso atrio è scandito da finte lesene corinzie che riquadrano figure di musici, poggianti su alti piedistalli. Sulla volta, all’interno di medaglioni, gioiosi amorini volteggiano tra nuvolette sullo sfondo di un cielo terso. Due cornici ovate avvolgono cantori e angeli suonatori di tromba, liuto e violino. L’apparato decorativo include strumenti musicali, festoni vegetali con fiori e frutti nonché spartiti dipinti sui fregi sovrastanti le porte laterali.

Affreschi sulla volta della loggia di Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto. TV
10 Volta affrescata della loggia di Villa Chiminelli con putti, cantori e angeli musicanti.
Spartiti dipinti sul fregio della porta est della loggia di Villa Chiminelli Castelfranco Veneto TV
11 Particolare del fregio con spartito dipinto. Porta laterale della loggia.
Spartiti dipinti sul fregio della porta laterale della loggia di Villa Chiminelli. Castelfranco Veneto TV
12 Spartito dipinto sopra la porta laterale della loggia.

Prima di accedere al salone principale, l’attenzione si sofferma sul blasone della famiglia Corner, protettrice di Francesco Soranzo, che campeggia sulla parete nord.

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13 Porta est della loggia, accesso alla sala di musica.
Loggia di Villa Chiminelli 1
14 Porta ovest della loggia di Villa Chiminelli.

Gli affreschi al piano nobile

Salone centrale di Villa Chiminelli. Castelfranco Veneto TV
15 Il salone di rappresentanza affrescato di Villa Chiminelli.

Incorniciati da architetture illusionistiche, straordinari paesaggi affrescati amplificano lo spazio percepito del salone di rappresentanza, generando una profondità immaginaria di ampio respiro.

Intervallati da finte colonne corinzie, gli archi, le logge e le finestre dipinte al piano nobile si aprono su gentili declivi assolati, costellati delle vestigia di civiltà antiche circondate da verdi alture che sfumano dolcemente all’orizzonte.

Uno splendore di forme, luci e colori fa eco alla sconfinata campagna veneta che avvolge la villa e la lussureggiante tenuta agricola, percorsa da un lungo viale di cipressi e pioppi cipressini.

Pilastri decorativi sorreggono un ampio arco a tutto sesto, al di sotto del quale si erge una fontana con una scultura in posa aggraziata, con le braccia sollevate sopra il capo. Ai suoi lati osserviamo tre figure femminili, ombreggiate da alberi lussureggianti che risaltano sulla volta celeste.

Affreschi di Villa Chiminelli a a Castelfranco Veneto TV
16 Salone di rappresentanza di Villa Chiminelli. All’interno di un’edicola affrescata, la personificazione della Prudenza si guarda allo specchio.

Nella parete opposta, al di sotto da un grande arco, un concerto campestre si svolge all’ombra di alberi verdeggianti. Tra gli strumenti si riconoscono il liuto, il violino e il violoncello.

Le Virtù Cardinali, Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza sono inserite nei pannelli laterali all’interno di edicole, cui fanno da sfondo ariosi panorami rurali che si estendono oltre finte balaustre. Al di sopra delle porte laterali si osservano le personificazioni monocrome delle Quattro Stagioni. Le sovrapporte centrali recano le immagini di “Susanna e i Vecchioni” e “Samaritana al pozzo”.

Al centro della sala, un sontuoso lampadario pende dall’incantevole soffitto alla sansovina, le cui travature originali sovrastano il pregiato pavimento a terrazzo veneziano.

La sale laterali al piano nobile

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17 Armatura nella loggia di Villa Chiminelli.
Madonna in trono con bambino sala di musica a Villa Chiminelli TV
18 Madonna in trono con Bambino nella sala di musica. Piano nobile di villa Chiminelli.

La porta est della loggia conduce alla sala di musica, adornata da un trionfo di festoni e trofei che contornano una gran varietà di strumenti musicali.

Al di sopra del camino di marmo campeggia una Madonna in trono con Bambino circondata da putti, mentre nella sovrapporta troviamo le effigi di Maria Maddalena e S. Gerolamo.

Sulla parete nord, nobilitata dalle figure monocrome della Fede, della Carità e della Speranza, lesene ioniche scanalate affiancano un’ampia arcata, decorata con un motivo a ovuli e dardi. Questa si apre su un vivace paesaggio lambito da un tortuoso fiumiciattolo zampillante. Al di là del ponticello di pietra che ne collega le sponde, tra le chiome di alberi frondosi, un obelisco si staglia davanti a un piccolo borgo da cui si innalza una torre, sovrastata dalle montagne che dominano lo sfondo.

Nella stanza a mattina la decorazione si articola in una serie di medaglioni monocromi a soggetto religioso, incorniciati da motivi floreali. Ampie finestre dipinte danno su ameni scenari agresti incorniciati da alberi da frutto.

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19 Sansone che abbatte le colonne del tempio. Sala a mattina al piano nobile di villa Chiminelli.
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20 Il sacrificio di Isacco. Sala a mattina al piano nobile di villa Chiminelli.

Una candida finestra dipinta, finemente modanata, si apre su un mondo a noi lontano: in primo piano, sulla sinistra, domina la scena un albero carico di frutti maturi. In secondo piano, lo sguardo si posa sulle rovine di un antico arco, oltre il quale scorre un corso d’acqua solcato da piccole imbarcazioni. All’orizzonte, i profili di imponenti alture si perdono in tenui vibrazioni sui toni del verde e dell’azzurro.

Particolare affresco nella sala a mattina al piano nobile di villa Chiminelli a SantAndrea oltre il Muson Castelfranco Veneto TV
21 Particolare di affresco nella sala a mattina al piano nobile di villa Chiminelli.

Nella sala a sera, un medaglione al centro di ogni parete illustra episodi biblici contornati da pampini, putti alati e trofei d’armi dipinti con armature e stendardi. Al di sopra del camino in marmo di Verona, si rimane colpiti dalla raffigurazione del martirio di Santa Giustina.

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22 Ingresso della sala a sera al piano nobile di villa Chiminelli.

La cucina

La cucina di Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto TV
23 La cucina di Villa Chiminelli.

A ovest si trova la cucina, ubicata al livello del portico di ingresso. L’anima del focolare domestico è un elegante caminetto ornato da piastrelle policrome. Al di sopra della mensola in cui sono disposti ordinatamente piatti e caraffe di ceramica colorata, troviamo un fucile ad avancarica appeso alla cappa. Sulla parete opposta troviamo una sgargiante quinta di legno dipinta. Illuminata da un sinuoso lampadario a bracci, la cucina è uno degli ambienti più accoglienti della dimora storica.

Dal pianerottolo si accede all’ala ottocentesca e al piano superiore adibito a granaio, con travature del tetto a vista.

Cucina di Villa Chiminelli Castelfranco Veneto TV
24 L’accogliente cucina di Villa Chiminelli a S.Andrea oltre il Muson, Castelfranco Veneto (TV).

Il giardino di Villa Chiminelli

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25 Veduta del giardino all’italiana di Villa Chiminelli dalla loggia d’accesso.

Dalla posizione sopraelevata dell’ingresso meridionale, lo sguardo è indirizzato lungo il viale centrale che dal giardino all’italiana conduce all’antico cancello, incardinato a pilastri di mattoni coronati da statue, superato il quale prosegue all’ombra di cipressi e pioppi cipressini che si estendono a perdita d’occhio nella vasta tenuta della villa, regalando una veduta prospettica da lasciare col fiato sospeso.

Punteggiato di statue di pietra, suggestivi reperti e antichi pozzi, il giardino della residenza signorile è adornato da gelsomini e limoni profumati, ligustri, cedri dell’Atlante, cedri del Libano, magnolie, tigli, lecci, abeti e molte altre rigogliose piante d’alto fusto, le cui floride chiome oltrepassano il muro affrescato che delimita la proprietà sul lato est, rivaleggiando in altezza con la candida mole della vicina chiesa neoclassica di Sant’Andrea Apostolo.

Pozzo nel giardino allitaliana di Villa Chiminelli Castelfranco Veneto TV
26 Uno dei raffinati pozzi nel giardino all’italiana di Villa Chiminelli a S.Andrea oltre il Muson, Castelfranco Veneto (TV).

Le quattro siepi di bosso che incorniciano il viale rispecchiano i criteri di equilibrio e simmetria del giardino rinascimentale, basati sulla concezione classica della villa come luogo in cui ci si può dedicare, oltre che all’amministrazione della tenuta, anche all’otium, cioè alla conversazione, alla cultura, allo svago intellettuale. In tale contesto, l’ordine della “natura costruita” del giardino all’italiana mette in comunicazione Villa Chiminelli con il paesaggio circostante, dove trovano spazio l’orto, il brolo e i campi coltivati.

Paesaggio affrescato muro est giardino di villa Chiminelli a Castelfranco Veneto TV
27 Paesaggio invernale con montagne e antiche rovine. Muro del giardino di Villa Chiminelli.
Volto di donna affresco muro est giardino villa Chiminelli Castelfranco Veneto TV
28 Volto di donna affrescato sul muro del giardino di Villa Chiminelli.

La tenuta di Villa Chiminelli

Viale prospettico di Villa Chiminelli a SantAndrea oltre il Muson Castelfranco Veneto TV
29 Viale prospettico di cipressi e pioppi cipressini, anticipato da colonne, della tenuta della famiglia Chiminelli.

Scandito dalla regolare successione di filari allevati a Sylvoz, doppio capovolto, il vigneto ottocentesco adiacente la villa è stato riportato all’originario splendore in continuità con la vocazione originaria della villa veneta, concepita dalla nobiltà veneziana come centro nevralgico di un insediamento produttivo, nel quale la maestosità della casa dominicale si concilia con la funzionalità delle pertinenze rustiche, necessarie alla gestione dell’azienda agricola.

La felice posizione del vigneto di Villa Chiminelli, nella fertile area doc della Marca Trevigiana, presenta il microclima e il terroir ideali per la maturazione delle uve gradevolmente aromatiche da cui nasce “Terre di Giorgione”, il cui nome si ispira al progetto Ville di Giorgione, promosso dal Comune di Castelfranco Veneto.

Il Prosecco DOC Treviso Extra Dry prodotto nella tenuta di Villa Chiminelli si presenta alla vista di colore giallo paglierino con riflessi dorati e spuma persistente. All’olfatto offre un profumo piacevolmente fruttato; al palato risulta asciutto, armonico e vellutato, espressione dell’identità di un territorio da sempre vocato alla produzione di eccellenze vinicole.

Il Museo Conciario

All’interno di un annesso rurale a ovest della Villa, un ricco mosaico di macchinari e utensili impiegati nel settore conciario tiene vivo il ricordo della Scamosceria del Grappa, una delle più fiorenti realtà produttive del Bassanese di cui si può tutt’ora ammirare l’insegna.

Insegna Scamosceria del Grappa nel museo conciario di Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto TV
30 Insegna “Scamosceria del Grappa” nel museo conciario di Villa Chiminelli.

Sorta lungo il corso del Brenta, la storica azienda della famiglia Chiminelli trae origine dalla fabbrica “per acconciar pelli camozine ad uso di Germania” fondata a Bassano nel 1773 da B. Jonoch.

Museo conciario di Villa Chiminelli. SantAndrea oltre il Muson Castelfranco Veneto TV
31 Museo conciario della famiglia Chiminelli a S.Andrea oltre il Muson, Castelfranco Veneto (TV).

All’interno del rustico in mattoni a vista, tra antichi bottali, torchi e cavalletti per lavorare le pelli, troviamo alcuni carriaggi e carrozze secolari.

Museo Conciario di Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto TV
32 Carrozze, carriaggi e cavalletti nel museo conciario della famiglia Chiminelli.

Il Museo Agricolo

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33 Barchessa porticata sull’ala ovest dei Rustici. Al primo piano è allestito il Museo Rurale e Artigianale di Villa Chiminelli.

Allestito al primo piano della barchessa porticata di fine Settecento, situata tra il giardino e il Museo Conciario, il Museo Rurale e Artigianale guida il visitatore alla scoperta di oltre mille oggetti che definivano la quotidianità, le tradizioni, le attività agricole e artigianali del nostro passato. Il percorso espositivo, articolato in sezioni tematiche, comprende strumenti utilizzati nella selvicoltura, nel lavoro dei campi, in ambito tessile e nella cucina tradizionale.

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34 Barchessa a due piani a lato di Villa Chiminelli.

Il Museo Etnografico

Museo etnografico villa Chiminelli a Castelfranco Veneto TV
35 Museo etnografico al primo piano dell’ala ovest dei Rustici. Villa Chiminelli a Castelfranco Veneto (TV).

Tra le rarità custodite al primo piano dell’ala ovest dei Rustici, spiccano cavallucci a dondolo, un dettagliato mappamondo di legno, un biciclo in ottimo stato di conservazione, strumenti musicali, attrezzature sportive come sci e un vogatore di legno, nonché vasche, lavabi, carte da gioco e preziose stampe d’epoca di intramontabile fascino storico. La collezione è arricchita da macchine per la stampa, grammofoni e proiettori, significative testimonianze dei radicali cambiamenti tecnologici e sociali introdotti dalla rivoluzione industriale.

Museo etnografico a Villa Chiminelli Castelfranco Veneto TV
36 Cavallucci a dondolo nel Museo etnografico di Villa Chiminelli, Castelfranco Veneto (TV).

Perché visitare Villa Chiminelli

Giardino allitaliana di Villa Chiminelli con fontana centrale
37 Veduta del giardino all’italiana di Villa Chiminelli. Oltre la fontana e il cancello si estende il viale di cipressi e pioppi cipressini della tenuta.

Spettacolari affreschi illusionistici, eseguiti da maestri della scuola veneta, si pongono in continuità con l’architettura di sapore palladiano di una prestigiosa residenza della seconda metà del Cinquecento, proseguendo idealmente nel viale prospettico che ne attraversa il lussureggiante giardino e la rinomata tenuta. Da questo sapiente dialogo tra arte, natura e architettura nasce l’armoniosa sintesi tra la civiltà di villa e la civiltà di giardino di cui Villa Chiminelli costituisce un mirabile esempio.

In questo luogo magico, nel cuore della pianura padana, gli ampi e luminosi ambienti della dimora rinascimentale e delle adiacenze rurali circondate dal verde rappresentano il contesto ideale per svolgere conferenze, congressi, cerimonie, eventi memorabili di ogni genere in un’atmosfera fiabesca in cui sembra sfumare il confine tra sogno e realtà.

Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV)

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Villa Maria a Pezzan di Carbonera TV veduta aerea
Veduta aerea del complesso di Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV). La Villa, la barchessa, l’oratorio, la torre colombara.
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Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV).

Dove si trova Villa Maria?

Fiume Melma presso Villa Maria a Pezzan di Carbonera
Fiume Melma. Parco alberato di Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV).

Situato in Via Grande di Pezzan 72, il complesso seicentesco di Villa Maria (ex Villa Lebreton) si inserisce nel rigoglioso paesaggio campestre di Pezzan di Carbonera a nord-est di Treviso, nell’area della limpida fascia dei fontanili compresa tra il Sile e il Piave.

I dodici fiumi di risorgiva che solcano da nord a sud il territorio comunale, tra cui il Melma e i suoi tributari, il Piovesan e il Rul, nonché il rio Polise, il Bagnon, il Mignagola e il Musestrelle, affluenti del Musestre, sono stati sfruttati sin dall’antichità per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’artigianato. I loro corsi venivano convogliati nei canali di irrigazione e nelle rogge di numerosi mulini, falegnamerie, cartiere e magli che fin dal Medioevo hanno caratterizzato il paesaggio di questo incantevole angolo della gioiosa Marca Trevigiana.

Fiume Melma nel parco alberato di Villa Maria a Pezzan di Carbonera TV
Fiume Melma nel parco alberato di Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV).

Impiegato per secoli per la navigazione e il trasporto fluviale, il sinuoso corso del Melma, le cui principali sorgenti affiorano in località “Le Fontane Bianche” a Lancenigo, attraversa il placido panorama agreste di Carbonera, un tempo punteggiato di case coloniche e di casoni realizzati in legno, paglia e canne, circondati da vaste distese di campi coltivati incorniciati da folte siepi.

Prima di sfociare nel Sile a Silea, il fiume scorre all’interno dei parchi di Villa Maria e di Villa Gradenigo, ora Pellegrini, e lambisce le proprietà di Villa Bianchini e Villa Avogadro.

Queste sono solo alcune delle magnifiche ville venete che costellano il territorio di Carbonera, testimonianze dell’espansione del dominio veneziano su terraferma a partire dal XIV secolo. Fulcro di vasti insediamenti produttivi, esse coniugano la maestosità del corpo padronale con la funzionalità degli imponenti edifici rurali essenziali per l’amministrazione del possedimento fondiario.

Scorcio della casa padronale e della barchessa dal parco alberato di Villa Maria. Pezzan di Carbonera TV
Scorcio della casa padronale e della barchessa. Parco alberato di Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV).

Le origini di Villa Maria

Come riportato nelle mappe del catasto veneziano agli albori del Settecento, la proprietà signorile apparteneva al signor Pietro Castelli di Venezia.

Dai registri d’estimo dell’epoca apprendiamo che: “L’antescritto signor Pietro (Castelli da Venetia) ha un pezzo di terra broiliva con un palazzo, giardino, barchesse, caneve, stalle et con una casa di coloni con un cortivo. Confina a mattina la strada, a mezodì esso signor Pietro con beni sotto Carbonera, parte la Melma, a sera ed a monte la detta Melma. De campi 4.” (Archivio di Stato, Treviso, Archivio Storico Comunale, B. 1194, c.273v, n° 98).

Ulteriori terreni e immobili del sig. Castelli sono documentati a Pezzan, dove possedeva settantasette campi circa, sei casette, un casone, una casa da coloni, una casa di muro coperta di coppi, una fornace ad uso di pietre e coppi. A Biban e a Carbonera la proprietà del nobiluomo includeva trentanove campi, una casetta, un casone, una casa colonica, una casa muratta, soleratta, coperta a coppi con cortivo et orto.

Nel XIX secolo, il complesso costituito dalla casa di villeggiatura, un giardino, l’oratorio e il prato, la casa del gastaldo e la casa del massaro, apparteneva al signor Gaio Sebastiano del fu Antonio, uno dei maggiori proprietari fondiari di Pezzan (Archivio di Stato di Venezia, Catasto Napoleonico, Sommarione, 1084, Pezzan di Melma).

Architettura di Villa Maria

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Villa Maria e barchessa di Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV).

Di probabile fattura seicentesca, il nucleo residenziale a pianta quadrata si caratterizza per un volume compatto, ripartito in tre piani compreso il sottotetto, che rispecchia la tradizionale struttura del palazzo veneziano con salone passante e stanze laterali.

Rivolto a sud, il prospetto di rappresentanza è simmetrico e verticalmente tripartito. Delle sette finestre ad arco tondo presenti al piano nobile, le tre centrali si aprono su un elegante poggiolo di pietra. Il finestrone mediano, più ampio e in asse con il portale d’ingresso, offre una veduta privilegiata del parco alberato ottocentesco della residenza nobiliare.

Facciata di Villa Maria a Pezzan di Carbonera TV
Prospetto meridionale di Villa Maria a Pezzan di Carbonera (TV).

Al secondo piano, uno stemma di pietra campeggia tra sei finestrelle quadrangolari, poste in asse con le aperture sottostanti. Sotto la linea di gronda, una cornice con motivo a dentelli circoscrive la sommità dell’edificio, coronato da un tetto a quattro falde.

Le pareti laterali del salone al piano nobile recano tre raffigurazioni pittoriche di panorami rurali, firmate F. Bressanin. Gli affreschi che adornano il soffitto del salone rappresentano tre putti e una figura femminile.

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Villa Maria, barchessa e oratorio a Pezzan di Carbonera (TV).

La barchessa, l’oratorio, la torre colombara

Un volume intermedio mette in comunicazione il corpo centrale con l’imponente barchessa porticata. Conclusa da un piano superiore ridotto, quest’ultima è scandita da cinque arcate a tutto sesto.

La proprietà include sul lato sinistro del cancello d’entrata un candido oratorio, il cui restauro si è concluso nel 2019. Prospicente Via Grande di Pezzan, la facciata del luogo di culto reca al di sopra del portale la scritta: Ave Maria.

È plausibile che le famiglie proprietarie della cappella, rispettivamente i Gaggio, i dal Maschio e i Lebreton, fossero le stesse proprietarie della villa veneta che conosciamo oggi come Villa Maria. Con l’ausilio dei padri maristi, nel 1950 la proprietà nobiliare divenne un istituto per il recupero e il reinserimento di una quarantina di minorenni. Nel 1985 il Ministero di Grazia e Giustizia diede il complesso di Villa Maria in concessione ventennale al comune di Carbonera.

Sul retro si innalza una torre colombara in buono stato di conservazione, l’unica nel comune di Carbonera.

Il parco di Villa Maria

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Il parco ottocentesco di Villa Maria (ex Villa Lebreton) contrappone alla simmetria e al rigore geometrico del giardino all’italiana il calcolato disordine del giardino all’inglese, le cui linee sinuose e imprevedibili invitano a inoltrarsi in un ambiente lussureggiante e all’apparenza primigenio, suscitando stupore e meraviglia.

Il parco accoglie un’ampia varietà di specie arboree, sia autoctone (abete, cipresso, pino, tasso, acero, albero di Giuda, carpino, faggio, frassino, leccio, ligustro, olmo campestre, ontano, pruno, quercia, tiglio, platano occidentale) sia esotiche come la palma, il pioppo americano, il cedro deodara, il kaki (Diospyros kaki) originario della Cina centro-meridionale, la magnolia grandiflora, proveniente dalla costa sud-orientale degli Stati Uniti, e l’albizzia, diffusa nelle aree tropicali di Africa, Asia e Australia.

La presenza di flora esotica nei parchi delle ville venete sottolinea il desiderio della committenza di affermare il proprio prestigio sociale ed economico, marcando una netta separazione tra la monumentalità, lo splendore e la ricercatezza del giardino signorile e l’uniformità della campagna circostante.

Tale proposito trova conferma nel grande cedro svettante di fronte alla facciata della villa, scelto come albero di rappresentanza per il suo portamento regale e la sua imponente altezza capace di raggiungere i quaranta metri.

Riaperto al pubblico il 9 agosto 2020 dopo molti anni di abbandono, il Parco di Villa Maria è tornato al suo antico splendore grazie agli interventi di riqualificazione che hanno coinvolto l’associazione “Volontari per Carbonera”. I lavori di ripristino dell’area verde hanno compreso la potatura degli alberi, la rasatura del prato, la rimozione di erbe infestanti, di piante malate, di vecchi tronchi e di alberi caduti. Oggi, il parco di Villa Maria rappresenta un luogo ideale per svolgere attività sportive e iniziative culturali a cui l’intera comunità può partecipare in un’atmosfera fiabesca in cui il tempo sembra essersi fermato.

Villa Maria barchessa e torre colombara a Pezzan di Carbonera TV
Villa Maria, barchessa e torre colombara a Pezzan di Carbonera (TV).

Villa Zanetti a Villorba in provincia di Treviso

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Villa Zanetti a Villorba (TV).

Dove si trova Villa Zanetti?

Il complesso signorile di Villa Zanetti è ubicato lungo la Statale 13 Pontebbana, importante via di comunicazione tra Venezia e il confine austriaco.

Avvolte da giardini lussureggianti attraversati da candidi viali alberati, le numerose residenze signorili che si affacciano sul suo primo tratto, il Terraglio, storico asse viario documentato fin dal XIII secolo, sono inestimabili testimonianze della “civiltà di villa” che dalla seconda metà del Cinquecento rende il paesaggio rurale veneto unico nel suo genere.

L’espansione veneziana in terraferma: nasce la “civiltà di villa”

La scoperta del continente americano e il conseguente spostamento dell’asse commerciale nell’Oceano Atlantico, unitamente ai conflitti con l’Impero Ottomano per il controllo del Mediterraneo Orientale e del Mar Egeo, incentivarono la Repubblica di Venezia a estendere i propri domini nell’entroterra veneto tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI.

Tale espansione rispondeva, oltre che al rapido mutamento dell’orizzonte geopolitico, a esigenze legate all’approvvigionamento di derrate alimentari e alla gestione delle risorse forestali, fondamentali per la costruzione delle imbarcazioni e dei milioni di pali che costituiscono le fondamenta della città di Venezia.

Nella metà del Cinquecento, l’aristocrazia veneziana investì ingenti capitali nella terraferma, realizzando opere di bonifica e introducendo nuove colture nel contesto di una rivoluzione agraria che gravitava intorno alla villa veneta, punto focale del possedimento fondiario in cui la magnificenza del corpo padronale si coniugava con la funzionalità del fabbricati necessari alla conduzione delle attività produttive.

Nei secoli XVII e XVIII si assiste alla diffusione di insediamenti agricoli nei quali la villa veneta, pur presentando i caratteri del palazzo urbano, si discosta dal tessuto compatto inserendosi armoniosamente nella campagna che circonda le mura cittadine. Questo fenomeno caratterizza in particolare la città di Treviso, il cui intorno è costellato di edifici nobiliari recanti elementi architettonici generalmente associati all’edilizia urbana, di cui Villa Zanetti costituisce un mirabile esempio.

Le origini di Palazzo Trentin

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Foto storica di Villa Zanetti. Villorba (TV).

Le prime attestazioni cartografiche di Villa Zanetti, un tempo denominata Palazzo Trentin, risalgono al XVIII secolo. Tuttavia, la sua vicinanza all’antico borgo di Sant’Artemio, in cui si conservano tracce di edifici cinquecenteschi, avvalora l’ipotesi che la barchessa, primo nucleo edificato del complesso, risalga al secolo precedente.

Tale ipotesi trova conferma nella data 1624, osservabile sul lato nord del corpo centrale di Villa Zanetti, seguita dall’anno 1928, a testimonianza delle opere di restauro a cui fu sottoposto il complesso edilizio.

Al periodo compreso tra il 1798 e il 1805 risale l’inserimento di Palazzo Trentin nella Kriegskarte di Anton von Zach, la Carta del Ducato di Venezia. Il documento illustra un lungo viale alberato che percorreva la vasta proprietà terriera, allora comprendente l’intera superficie dell’attuale ippodromo, a ovest del corpo padronale, collegando quest’ultimo ai territori di Fontane.

Architettura di Villa Zanetti

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Prospetto di rappresentanza di Villa Zanetti a Villorba (TV).

Nel Catasto Austriaco del 1842 è riportata la planimetria del complesso edilizio con la barchessa e la dimora gentilizia. Il volume compatto e stereometrico del prospetto di rappresentanza, rivolto a est verso la Pontebbana, rispecchia nelle forme i caratteri stilistici del palazzo suburbano, esito di molteplici interventi di ristrutturazione e restauro l’ultimo dei quali risalente alla fine degli anni Venti del Novecento.

Articolato su tre livelli, il prospetto principale è ingentilito al pianterreno da un rivestimento a finto bugnato intonacato. Concluso da un timpano triangolare spezzato, il portale centrale al piano nobile e le due finestre che lo affiancano si aprono su un elegante terrazzino. Lo sviluppo verticale della facciata è coronato da un cornicione continuo nobilitato da piccoli pinnacoli centrali.

La barchessa di Villa Zanetti

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Villa Zanetti e Barchessa a Villorba (TV).

Comunicante con il nucleo residenziale tramite un volume intermedio dagli stilemi novecenteschi, loggiato e terrazzato, la barchessa di Villa Zanetti mantiene i caratteri tradizionali degli annessi rustici delle ville venete.

Varcato l’ingresso dell’edificio rurale secentesco si accede al maestoso androne ingentilito da nicchie e affreschi. Alzando lo sguardo si rimane colpiti dall’elaborato soffitto scandito da grandi capriate lignee, che attraversano per intero la luce architettonica della barchessa.

Gli interni della residenza nobiliare presentano pavimenti alla veneziana, caminetti marmorei e stuccature ornamentali di pareti e soffitti. Le boiseries in legno pregiato e i tessuti parietali conferiscono ai luminosi ambienti del palazzo un’atmosfera accogliente e raffinata che si concilia con lo splendore del parco secolare.

Il parco di Villa Zanetti e la “civiltà del giardino”

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Parco alberato di Villa Zanetti a Villorba (TV).

“Se Venezia a una peschiera volessimo paragonare (…), il Trevigiano sarebbe il suo giardino.

Bonifacio, Giovanni. Istoria di Trevigi. 1591.

L’equilibrio tra estetica e funzione su cui si basa la tradizione del giardino veneziano prende forma nel grande brolo ellittico esteso nell’area meridionale della proprietà. Quest’ultimo è incorniciato da quattro varietà di vite da tavola, che intrecciandosi formano una rigogliosa e ombreggiata galleria.

La destinazione produttiva dell’orto interno dialoga armoniosamente con gli elementi ornamentali che lo circondano, costituiti da una luminosa collinetta per la meditazione punteggiata di peonie, una fontana, una voliera, una piccola serra seminterrata, graziosi capitelli e raffinate statue immerse nel verde.

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Statua nel parco di Villa Zanetti a Villorba (TV).

Il vivace gorgoglio di due limpidi ruscelli allieta le passeggiate lungo i candidi percorsi in ghiaia libera che si addentrano in questo splendido scenario naturale. Prima di ricongiungersi nel parco di Villa Margherita, i due corsi d’acqua si separano nel punto più settentrionale del giardino, solcando l’uno il limitare della proprietà al confine con l’Ippodromo, l’altro l’esterno di Villa Zanetti.

Degna di nota per il suo notevole valore paesaggistico, una teoria di alberi secolari intervallati da piccoli cespugli si estende lungo il lato occidentale della proprietà per circa mezzo chilometro, regalando vedute prospettiche di grande suggestione.

Punto nello Spazio di Arnaldo Pomodoro

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Punto nello Spazio, opera di Arnaldo Pomodoro. Villa Zanetti, Villorba (TV).

Posta di fronte al prospetto di rappresentanza per volere di Massimo Zanetti, la scultura girevole Punto nello Spazio di Arnaldo Pomodoro ruota in modo lento e costante su un asse inclinato a 45° tracciando idealmente il volume di una sfera il cui movimento mette in comunicazione l’opera con lo spazio circostante.

Come precisa il Maestro: “Le due facce del disco sono segnate con aggetti acuminati – denti, tiranti, cunei, frecce – sporgenti da un fondo materico e corrugato che ricorda le venature dell’osso di seppia o le tracce lasciate sulla sabbia dalle onde del mare, e il bordo esterno è liscio: quasi un punto sospeso senza forma né peso”.

L’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara a Quinto di Treviso

l’Oasi del Mulino Cervara: tra le sorgenti del Sile e il cuore di Treviso

Si ringrazia Erminio Ramponi per il materiale fotografico e informativo necessario alla realizzazione dell’articolo.

Il Sile allOasi di Cervara
Il Sile all’Oasi di Cervara.

Con un’estensione di venticinque ettari, l’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara è l’ultima grande zona umida ancora integra lungo la fascia delle risorgive dell’Alto Sile, nonché uno dei principali punti di accesso e fruizione del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile.

Ricadente per il novanta per cento nel comune di Quinto di Treviso e per il restante dieci per cento in quello di Morgano, la palude di Cervara è stata inserita dalla Regione Veneto nella Rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) per il rifugio della fauna selvatica e la conservazione della flora spontanea del Sile.

Nato dai limpidi fontanassi nelle località di Cavasagra e Casacorba di Vedelago, il sinuoso fiume di risorgiva attraversa la campagna della gioiosa Marca fino a confluire nella palude di Santa Cristina.

L’abbondanza d’acqua che caratterizza questo fertile biotopo di elevato pregio naturalistico, ribassato rispetto al piano campagna, è documentata sin dal XIV secolo, quando questa verde distesa di pascoli, acquitrini, torbiere, stagni, fontanili e paludi era definita “Maretto” o “Marettuol”.

Dopo aver superato l’area urbana di Quinto di Treviso, il Sile lambisce gli abitati di Canizzano e Sant’Angelo, quindi fa il suo ingresso a Treviso provenendo da ponente, dove riceve le acque del ramo più grosso del Botteniga all’altezza di Ponte Dante, dedicato al Sommo Poeta per aver immortalato la città nel verso della Divina Commedia: «e dove Sile e Cagnan s’accompagna,» (Paradiso IX, 49).

l’Oasi naturalistica Cervara: un ecosistema da difendere

Il canale della rosta
Il canale della rosta.

Questo prezioso serbatoio di biodiversità è stato sottratto agli interventi di sfalcio e bonifica attuati fino a pochi decenni or sono al fine di preservare gli habitat dedicati alla pesca, alla caccia di acquatici, in particolare del Beccaccino (Gallinago gallinago) e per predisporre il terreno alla produzione di legna ed erbe palustri come canée (cannucce), paère (coltellaccio) e paèrossi (tifa), utilizzate come lettiera o cibo per gli animali di stalla, fino al più classico impiego dei carici per impagliare.

In assenza dell’intervento umano, le zone caratterizzate da ristagno idrico tendono tuttavia a trasformarsi in densi boschi umidi dove prosperano pioppi neri, salici bianchi, salici cenerini, saliconi e ontani neri, avanzando gradualmente a discapito di canneti, cariceti e prati umidi.

Il Trifoglio Fibrino: un prezioso relitto glaciale

I periodici interventi di sfalcio di alcuni lembi di palude, essenziali per preservare gli ambienti palustri dal naturale processo di reimboschimento, contribuiscono alla salvaguardia di specie vegetali di importanza comunitaria come il Trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata).

La temperatura costante di 10-12 °C delle risorgive crea infatti un microclima che consente a questo candido fiore montano, diffuso intorno ai laghi alpini, sugli Appennini e in ambiente scandinavo, di sopravvivere in una delle due stazioni di fioritura nella torbiera dell’Oasi naturalistica Cervara.

Il Mulino dell’Oasi Cervara

Varcato l’ingresso dell’Oasi naturalistica Cervara, in Via Cornarotta, 50, si rimane colpiti dallo splendore di un antico complesso molitorio restaurato, la cui più antica testimonianza, risalente al 1325 e attualmente custodita nell’Archivio di Stato di Treviso, riguarda “l’acquisto di Domenego de Strassio di una ruota di mulino a Cervara e che alla sua morte verrà lasciata in donazione al monastero di S. Paolo”.

Gli interventi di riqualificazione hanno previsto la ricostruzione delle due ruote di legno, la sostituzione delle macine di pietra e il ripristino dei meccanismi che azionano sia l’antico impianto di molitura del grano, sia la più moderna macina a cilindri di metallo.

Il recupero del mulino medievale offre uno spaccato sulle fiorenti realtà produttive che centinaia di anni or sono plasmavano il paesaggio, l’economia e la società lungo il corso dell’Alto Sile.

L’importanza attribuita all’attività molitoria nel territorio raggiunse il suo apice verso la metà del XVI secolo, quando ben trentatré ruote giranti erano documentate a Quinto e a Santa Cristina.

Il funzionamento del mulino

L’acqua convogliata nell’invaso aziona le due ruote idrauliche che trasferiscono il moto rotatorio alla macina “corrente”, al centro della quale è presente un foro per il passaggio dei cereali. La macina sottostante, detta “giacente”, è anch’essa dotata di un foro attraversato dall’albero verticale del mulino.

Uno dei più significativi esempi di archeologia industriale nella regione Veneto, il mulino plurisecolare attraversò una fase di degrado dal 1965 al 1984, anno in cui il comune di Quinto di Treviso acquistò l’isola di S. Cristina e istituì la riserva naturale comunale, avviando il restauro del patrimonio edilizio della Palude.

La peschiera e il casone dell’Oasi naturale Cervara

In prossimità del complesso molitorio, la peschiera alimentata dalle acque del Piovega conserva i pali che reggevano una griglia inclinata, al di sotto della quale una cassetta di legno permetteva di raccogliere il pesce, soprattutto anguille.

A pochi passi dalla peschiera, lungo il sentiero che si addentra nella folta vegetazione boschiva della riserva, sorge la ricostruzione di un antico ricovero per contadini e pescatori chiamato casone.

Conclusa da una copertura dai ripidi spioventi, la primitiva costruzione, realizzata con rami e canne palustri presso le sponde dei corsi d’acqua, fu in seguito sostituita da una struttura rettangolare in mattoni e pietre, con tetto a quattro falde in legno e canniccio.

I progetti che rendono Cervara una riserva unica nel suo genere

Visita guidata domenicale
Visita guidata domenicale.

Poiché il Parco si sostiene esclusivamente attraverso i biglietti d’ingresso, la riserva organizza visite guidate, laboratori per bambini, momenti di incontro con la fauna e molti altri progetti innovativi, resi possibili da una gestione continuativa dal 2002, con l’obiettivo di coniugare la conservazione naturalistica con la fruizione del sito da parte di migliaia di visitatori ogni anno.

Un nido per la cicogna

Prima nidificazione in liberta 2015
Prima nidificazione in libertà 2015

Il progetto Un nido per la Cicogna ha favorito il ritorno e la nidificazione della Cicogna bianca (Ciconia ciconia) lungo l’alto corso del Sile dopo un’assenza dall’Italia di ben cinque secoli.

Dalla primavera del 2009 l’Oasi naturalistica Cervara ospita una grande voliera che dà rifugio a due coppie di cicogne. Oltre alla voliera, sono stati realizzati pali con piattaforme per la nidificazione per incentivare la sosta degli esemplari selvatici che sempre più frequentemente sorvolano la nostra provincia.

Periodici interventi di sfalcio garantiscono aree idonee alla permanenza e all’alimentazione del maestoso planatore, ghiotto di pesci, rettili, anfibi, piccoli mammiferi come topi e arvicole, nonché grossi insetti quali coleotteri, cavallette e lombrichi.

Un’ulteriore misura di tutela è stata introdotta nel 2018 in collaborazione con il gruppo Terna, che ha installato due piattaforme metalliche sulla sommità dei tralicci presenti nell’Oasi per agevolare la nidificazione, a cui la Cicogna si dedica da febbraio ad aprile. Contestualmente, la linea elettrica è stata messa in sicurezza per prevenire eventuali guasti dovuti alla caduta di materiale legnoso dai nidi.

Nel 2015, le prime nascite di cicognini in libertà all’interno di due nidi situati sopra la voliera hanno segnato un importante traguardo nella ricolonizzazione dell’area.

La migrazione della cicogna

Cicogne bianche nalla palude
Cicogne bianche nella palude.

All’arrivo dell’autunno, le due principali popolazioni europee di cicogne migrano in Africa seguendo rotte distinte. Quella orientale passa per il Bosforo, la Turchia e la penisola del Sinai per poi raggiungere la valle del Nilo. Quella occidentale attraversa Francia e Spagna, supera lo stretto di Gibilterra e prosegue verso il Marocco.

Il terzo corridoio migratorio prevede di sorvolare l’Italia, in direzione dello stretto di Messina e del Canale di Sicilia, per arrivare in Tunisia. A rendere questa rotta meno frequentata è l’assenza di correnti termiche ascensionali nell’ampio tratto di Mediterraneo che separa la penisola dalle coste nord Africane.

Tuttavia, la tutela legale di questa specie avicola unita a una maggiore sensibilità naturalistica, che si riflette in progetti come “Un nido per la Cicogna”, hanno contribuito a un aumento del numero di esemplari di Ciconia Ciconia nel nostro paese.

I capanni per i fotografi

Teleobiettivi al capanno del martino
Teleobiettivi al capanno del martino.

Avviato nel 2010, il progetto Capanni Cervara è stato realizzato per consentire agli appassionati di fotografia naturalistica di immortalare i volatili che popolano la riserva, tra i quali spicca il Martin pescatore, la specie più rappresentativa dell’area protetta.

Il Capanno dei Picchi
Il Capanno dei Picchi.

Le risorse economiche derivanti dalla prenotazione dei confortevoli capanni fotografici vengono reinvestite nella manutenzione della palude, affinché i fotografi possano contribuire a preservare gli habitat naturali dell’Oasi.

Ogni anno dai trecento ai quattrocento fotografi provenienti da tutta Italia e dalle nazioni vicine, come Svizzera e Austria, visitano l’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara.

LOsservatorio del Porciglione
L’Osservatorio del Porciglione.

La selva dei gufi

Scolaresca nella Selva dei Gufi
Scolaresca nella Selva dei Gufi.

Nel 2012, l’Oasi naturalistica Cervara ha avviato il progetto La Selva dei Gufi con l’obiettivo di creare il primo centro italiano dedicato alla conoscenza dei rapaci notturni. Attualmente, il personale dell’Oasi si prende cura di tre Barbagianni, di un Alloco, di un Allocco degli Urali, di un Gufo comune e di un Gufo reale chiamato ObiWan.

Le attività didattiche e divulgative rivolte a scuole e visitatori prevedono opportunità di incontro ravvicinato con alcune specie di notturni in occasione de Il volo dei Gufi, che si tiene nel fine settimana.

Obi il gufo reale in volo
Obi il gufo reale in volo.

Le zone umide

L’importanza di preservare le zone umide risiede nella loro capacità di ridurre il rischio di dissesto idrogeologico, regolando i livelli delle falde acquifere e prevenendo così il rischio di alluvioni.

Il delicato ecosistema palustre funge inoltre da depuratore naturale, in grado di facilitare la decomposizione microbica delle sostanze organiche.

Avifauna dell’Oasi Cervara e del Parco del Sile

Airone cenerino
Airone cenerino.

Le numerose specie avicole che l’Oasi Cervara e il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile si impegnano a tutelare comprendono la Garzetta (Egretta garzetta), la Poiana (Buteo buteo), il germano reale (Anas platyrhyncos), l’Airone cenerino (Ardea cinerea) e la Folaga (Fulica atra). Appartenente alla famiglia dei Rallidi, quest’ultima è riconoscibile per il piumaggio nero che contrasta con il candore del becco e del prominente scudo frontale.

La Garzaia dell’Oasi naturalistica di Cervara

Aironi cenerini, Garzette, Nitticore, Aironi guardabuoi e Marangoni minori vivono nella Garzaia di Cervara, sorta nei primi anni Ottanta, che con le sue duecento coppie di nidificanti è una delle più importanti dell’entroterra veneto.

Il Martin Pescatore: un acrobata dei corsi d’acqua

Martini in amore
Martini in amore.

L’ambiente palustre della riserva costituisce l’habitat ideale del martin pescatore (Alcedo atthis), che popola stagni e torrenti nutrendosi di anfibi, piccoli pesci e insetti che cattura con spettacolari tuffi acrobatici.

Questo piccolo e agile volatile si distingue per il lungo becco e per la vivace livrea: il capo, le ali e la coda sfoggiano tonalità turchese e verde scuro, mentre l’addome presenta una caratteristica sfumatura rossiccia. Durante la nidificazione, scava cunicoli sotterranei profondi fino a un metro, dove depone le uova al riparo da predatori e intemperie.

Il Porciglione, il “maialino” della palude

L’habitat del Porciglione (Rallus aquaticus, Linnaeus, 1758) è costituito da canneti di Phragmites e distese di vegetazione palustre, tra cui Iris, coltellacci, carici e tife (Typha latifolia), riconoscibili per i caratteristici frutti cotonosi a forma di sigaro. Per la nidificazione predilige ambienti umidi caratterizzati da acque stagnanti o a lento corso, sia dolci che salmastre.

Il suo piumaggio presenta una colorazione bruno-olivastra con screziature nere nella parte superiore del corpo, mentre guance, collo, torace e addome sono di un grigio intenso. I fianchi sono neri con striature bianche.

Il richiamo del Porciglione si distingue per una serie di grugniti seguiti da uno stridio simile a quello di un maialino.

Il Tuffetto

Dal corpo tondeggiante e dal capo rosso-castano, il Tuffetto, (Tachybaptus ruficollis Pallas, 1764) costruisce nelle zone d’acqua dolce il nido galleggiante in cui depone le uova, coprendole di vegetazione palustre per proteggerle dai predatori. Elusivo e difficilmente osservabile, il Tuffetto rivela la propria presenza con il suo caratteristico richiamo trillante.

Rettili, anfibi e mammiferi nell’Oasi naturalistica Cervara

L’Oasi naturalistica Cervara ospita numerose specie di rettili, anfibi e piccoli mammiferi legati agli ambienti umidi. Nelle calde giornate estive, la tartaruga d’acqua (Emys Orbicularis) ama sostare al sole lungo le rive degli stagni, mentre nella stagione autunnale si immerge nel fango della riva prima di entrare in letargo. L’Arvicola (Arvicola terrestris), grazioso mammifero adatto alla vita acquatica, rosicchia la vegetazione ripariale che fiorisce lungo le rive dei torrenti.

I Serpenti non velenosi dell’Oasi di Cervara

Le tre specie di serpenti che abitano l’Oasi naturalistica Cervara sono la Natrice dal collare (Natrix natrix), riconoscibile per le due mezzelune chiare che ne coronano il capo, la Natrice tessellata (Natrix tessellata), la specie di colubro europeo più legata agli ambienti acquatici, in cui caccia i piccoli pesci che costituiscono la sua dieta, e il Biacco (Coluber viridiflavus).

Più aggressivo rispetto alle natrici, quest’ultimo si nutre di piccoli roditori, uccelli, rettili, rane, girini, coleotteri e lumache. Durante il giorno ama assorbire la luce solare, mentre nelle ore notturne trova rifugio sotto un masso e nelle tane dei roditori.

Gli anfibi dell’Oasi Cervara

La piccola Rana di Lataste (Rana latastei) è una piccola rana rossa endemica della Pianura Padana legata ai boschi umidi di pianura dominati da ontani, farnie e carpini bianchi, dove si nutre di insetti e lombrichi. Durante l’inverno trova riparo nelle fenditure del terreno, mentre a marzo depone le uova presso stagni, pozze e corsi d’acqua.

Dalla vivace colorazione verde, la Raganella (Hyla intermedia) è dotata di caratteristiche ventose sulle estremità delle dita, grazie alle quali è in grado di arrampicarsi con destrezza sugli alberi e sulle erbe palustri, dove cattura gli insetti con le zampe anteriori, mentre la Rana verde minore (Rana esculenta), rimane immobile tra la vegetazione della riva in attesa di catturare la preda con uno scatto fulmineo della sua lunga lingua adesiva.

Il tritone punteggiato (Triturus vulgaris) trascorre la prima parte della sua vita, da aprile a giugno, negli stagni o nei fiumi privi di forte corrente, dove si riproduce, dopodiché si trasferisce in luoghi umidi e ombrosi, trovando rifugio sotto le pietre e nelle cavità del legno in decomposizione.

Flora e Fauna del bosco igrofilo

Il paesaggio del bosco igrofilo è caratterizzato da densi boschi di Ontano nero, le cui tortuose radici, contenenti batteri in grado di fissare l’azoto nel terreno, rendono questo albero ideale per bonificare terreni poveri, umidi e malsani. Sovrastati da maestose farnie e svettanti pioppi, i sinuosi itinerari della riserva regalano una visione suggestiva delle chiome frondose del salice cenerino (Salix cinerea) e del salice bianco (Salix alba), piante fondamentali per consolidare le sponde dei corsi d’acqua.

La fauna del sottobosco

In questo ambiente primordiale e brulicante di vita, i pioppi neri offrono riparo a scoiattoli, picchi, lodolai e pipistrelli, ombreggiando il denso manto di felci palustri, canne e tife in cui si nasconde il Moscardino (Moscardinus avellanarius), un piccolo ghiro notturno che si nutre di noci, nocciole, frutti succosi e germogli.

Dalla fine dell’inverno fino a luglio, il paesaggio del bosco igrofilo è reso ancor più incantevole grazie alla fioritura della Calta palustre (Caltha palustris), i cui vivaci fiori dorati risaltano nel verde rigoglioso della vegetazione.

I mammiferi del bosco

Tra i mammiferi che popolano questo ecosistema vi sono il Tasso (Meles meles) e la Volpe (Vulpes vulpes). Il Tasso, schivo e prevalentemente notturno, si nutre di carne e di frutta prima di ritirarsi nella propria tana durante il letargo, mentre la Volpe, attiva anche nei mesi invernali, costruisce il proprio rifugio tra arbusti e folte siepi.

I volatili della riserva

Fra marzo e aprile, l’osservatore attento può scorgere, nascosto nel folto della fascia arbustiva, il nido della nitticora, un piccolo airone elegante e sfuggente che si nutre principalmente all’alba e al crepuscolo.

Le tranquille giornate primaverili nell’Oasi naturalistica Cervara sono animate dal vivace tamburellare del Picchio verde (Picus viridis) e del rosso maggiore (Picoides major), che utilizzano il becco come uno scalpello per incidere il tronco degli alberi e scavare il nido in cui depongono e proteggono le sue uova.

La vegetazione del bosco umido offre al Pendolino (Remiz pendulinus) il materiale adatto per costruire il suo nido sospeso, intrecciando steli e fili d’erba attorno a ramoscelli di salice, che poi fodera con pappi cotonosi di salice e tifa per creare un morbido rivestimento.

Il Gufo Comune (Asio otus) presenta un piumaggio grigio-bruno che gli permette di mimetizzarsi con gli alberi su cui si apposta per tendere agguati ai roditori, piccoli uccelli e insetti, prevalentemente coleotteri.

Assetto istituzionale

Dal 2023, le cooperative Alcedo e Simili si rapportano istituzionalmente con il Comune di Quinto di Treviso e con il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile per la conservazione naturalistica dell’Oasi e per l’organizzazione dei servizi a sostegno del turismo naturalistico e dei progetti faunistici, sia realizzati che da realizzare nel parco.

Ad affiancare l’impegno degli enti pubblici, dal 2023 anche il CentroMarca Banca, banca di Credito Cooperativo, sostiene alcuni importanti progetti di miglioramento all’interno dell’area protetta.

Se vi chiedete cosa fare a Quinto di Treviso, l’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara è una riserva incontaminata immersa nel quieto paesaggio campestre della Marca Trevigiana.

Le terse acque del Sile, i cui silenziosi meandri danno vita al vibrante patrimonio di biodiversità faunistica e vegetale che anima questo luminoso polmone verde, alimentano un complesso molitorio medievale avvolto da un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo, creando un delicato equilibrio in cui storia, ecologia, panorami mozzafiato e passione per la natura coesistono in armonia.