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PRIMAVERA IN FIORE DA NONNO ANDREA:

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RACCOLTA TULIPANI, WORKSHOPS E GIORNATE ALL’ARIA APERTA

Tulipani Nonno Andrea
Primavera in fiore da nonno Andrea: raccolta tulipani, workshops e giornate all’aria aperta

Villorba (TV) – Con l’arrivo della primavera, l’Azienda Agricola Nonno Andrea si trasforma in un’oasi di colori, profumi ed esperienze immersive nella natura. A partire dal 21 marzo circa (data da confermare), prenderà il via la tanto attesa auto raccolta degli oltre 200 mila tulipani, un’esperienza unica tra orti e frutteti in fiore. Ogni settimana aggiorneremo lo stato della fioritura sul nostro sito e sui canali social.

Oltre alla raccolta, le Giornate di Primavera offriranno una serie di giornate speciali per tutta la famiglia. Nei weekend sarà possibile partecipare a laboratori creativi e giochi all’aria aperta, con il suggestivo volo degli aquiloni giganti sopra i campi di tulipani, attività di fattoria didattica per i più piccoli e la possibilità di gustare deliziosi piatti nella nostra area food tra i frutteti.

Tra gli appuntamenti da non perdere:
29-30 marzo: Aquiloni in campagna e laboratori creativi: in questo weekend ci sarà il volo di aquiloni giganti sopra i campi di tulipani e workshops dove i bimbi potranno creare aquiloni di carta!
5-6 aprile: Giochi di primavera e laboratori creativi: un weekend pieno di giochi primaverili all’aria aperta!
12-13 aprile: Giochi di campagna a squadre: per tutto il weekend giochi a squadre per bambini in mezzo ai frutteti!
Inoltre, la primavera porta con sé un ricco programma di workshops creativi dedicati agli adulti: creazione di coroncine di fiori, ceramica, profumo botanico e molto altro (info e iscrizioni ai workshops su www.nonnoandrea.it).
Le Giornate di Primavera da Nonno Andrea sono un’occasione perfetta per riconnettersi con la natura, scoprire il fascino della campagna e vivere esperienze autentiche all’aria aperta.

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Primavera in fiore da nonno Andrea: raccolta tulipani, workshops e giornate all’aria aperta

Per accedere ai campi di tulipani chiediamo un acquisto minimo di 3 tulipani a 5 euro. Tutti i tulipani extra vengono 1 euro l’uno. I bambini sotto 1 metro di altezza entrano direttamente, senza acquistare i tulipani.

Orari: tutti i giorni, domeniche incluse, dalle 9:00 alle 19:00 (consultare i canali social e sito Nonno Andrea per verificare lo stato della fioritura)

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Primavera in fiore da nonno Andrea: raccolta tulipani, workshops e giornate all’aria aperta

Per maggiori informazioni sulla raccolta dei tulipani, per il programma completo delle attività e tutti gli aggiornamenti: www.nonnoandrea.it, canali social Nonno Andrea e 0422 444670

Contatti:

Azienda agricola Nonno Andrea, via Campagnola 72/b – Villorba (TV)

E-mail: info@nonnoandrea.it – tel. 0422-444670

Azienda Agricola Nonno Andrea

Nonno Andrea è un’azienda agricola biodiversa situata a Villorba, Treviso. Coltiviamo e trasformiamo materie prime di alta qualità, offrendo prodotti freschi e sostenibili. Oltre alla produzione agricola, organizziamo esperienze nella natura, come il Villaggio delle Zucche e l’auto-raccolta di tulipani e girasoli, promuovendo il contatto diretto con l’ambiente. Siamo anche una fattoria didattica, offrendo laboratori e attività educative per avvicinare grandi e piccoli al mondo agricolo

Cosa fare a Pedavena (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Pedavena in Provincia di Belluno: la festa dell’orzo, passeggiata a Pedavena e Feltre, la chiesa di San Giovanni Battista. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Pedavena?

Il comune di Pedavena confina a nord, a est e a sud con Feltre, a ovest con Sovramonte e Fonzaso.

La festa dell’orzo

L’edizione 2024 della festa dell’orzo ha avuto luogo da venerdì 12 a domenica 14 luglio in corrispondenza della storico birrificio in Pedavena.

Come ogni anno, durante la festosa ricorrenza il cuore storico di Pedavena si anima di sgargianti sfilate di tamburini e sbandieratori in abiti tradizionali, di concerti d’orchestra e di raduni di trattori d’epoca. Il vasto parco alberato del birrificio più grande d’Italia rappresenta la cornice ideale per fare tranquille passeggiate, sorseggiare un boccale di birra e visitare i classici mercatini di Pedavena.

Momento clou dell’evento è la tradizionale apertura della botte, simbolo di riconoscenza nei confronti di tutti i lavoratori coinvolti nella produzione della birra Pedavena nonché occasione per accogliere il futuro con ottimismo.

Se vi chiedete cosa fare a Pedavena, la festa dell’orzo è un’appuntamento imperdibile per trascorrere la bella stagione all’insegna di musica dal vivo, invitanti tipicità gastronomiche e naturalmente specialità birricole di prima scelta.

Per maggiori informazioni in merito alla manifestazione è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Pedavena e il sito fabbricainpedavena.it.

Passeggiata a Pedavena e Feltre

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio del campo sportivo Sant’Antoni Murle. All’incrocio con Via Murle svoltate a sinistra e procedete per 400 metri fino all’intersezione. Girate a sinistra e seguite Via Trieste per 300 metri, lasciando alla vostra destra la candida facciata della chiesa di San Giovanni Battista, rivolta su un ameno giardino punteggiato di querce, tigli e ippocastani.

Svoltate a sinistra e seguite Viale Vittorio Veneto per poco più di 200 metri all’ombra di floridi tigli, poi attraversate il ponticello sul torrente Colmeda alla vostra sinistra. Il comodo percorso pedonale e ciclabile scuola birrai Carlo Rizzarda sbuca in Via Galileo Galilei.

Svoltate a sinistra e seguite Via Galileo Galilei fino all’incrocio con Via Sega Bassa. Girate a destra e procedete per 1 km lungo Via Sega Bassa e Via Cassie, poi imboccate la pista ciclabile alla vostra sinistra che si immerge nella densa vegetazione di robinie, pioppi, noci, salici e mote altre rigogliose piante d’alto fusto lambite da un limpido corso d’acqua. All’incrocio con Via Giuseppe Segusini girate a sinistra e procedete per 80 metri, poi svoltate a destra in Via Boscariz.

Procedete a sud per 550 metri lungo Via Boscariz e Via Mario Gaggia, dopodiché continuate lungo la passeggiata Arturo Paoletti per 250 metri. Attraversate la passerella alle Vittime del Lavoro, poi svoltate a sinistra in Via delle Tezze. Alla rotatoria prendete la prima uscita e procedete ai margini delle mura di Feltre lungo Via 31 ottobre, Largo Panfilo Castaldi, Via Roma, Via Campo Giorgio, Via Campo Mosto e Via Francesco Crispi. In alternativa potere salire la scalinata in Via Campo Giorgio che conduce al suggestivo sentiero della sentinella (46.01716263560423, 11.90795009426058).

Tenete la sinistra in Via Borgo Ruga e procedete per 60 metri, poi svoltate a sinistra in in Lorenzo Luzzo in direzione del centro storico. Superato il maestoso ingresso di pietra del quartiere Port’Oria, il cui simbolo è un’aquila bicipite nera in campo oro, il percorso si addentra nel cuore storico feltrino tramite Via Lorenzo Luzzo e Via Mezzaterra, affiancando il museo civico di Feltre, la sede municipale e Piazza Maggiore.

Lasciate alla vostra sinistra Piazza Trento e Trieste e girate a destra in Via Paradiso. Lungo la strada troverete alla vostra destra il museo diocesano Belluno Feltre, alla vostra sinistra la Cappella di Palazzo De Mezzan S. Gaetano. Raggiunta Piazza Maggiore affiancate il lato est della Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano e discendete il Colle delle Capre passando per il Bosco drio le Rive. In alternativa potete passare nuovamente per Port’Oria, svoltate a sinistra in Via Pietro Marescalchi, poi di nuovo a sinistra in Viale Guglielmo Marconi.

Svoltate a sinistra in Via Guglielmo Marconi, poi a destra in Via Martiri della Libertà. Dopo circa 200 metri girate a sinistra in Via Padre G. Bovio. All’incrocio (prima del ponte) svoltate a destra in Via Mario Gaggia per ripercorrere a ritroso la strada che riporta al punto di partenza.

La chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista

Situato in Via Tornaol, 9, il luogo di culto di origine medievale è accessibile tramite un portale ligneo sormontato da un frontone curvo spezzato, ai lati del quale si aprono due finestre coronate da un timpano triangolare.

In asse con le aperture sottostanti, nel registro superiore due nicchie con statue di santi affiancano una finestra centrale.

Se vi chiedete cosa fare a Pedavena, la chiesa custodisce inestimabili opere pittoriche eseguite tra i secoli XVI e XVIII.

Cosa fare a Longarone: 5 attrazioni imperdibili

Scopri cosa fare a Longarone in Provincia di Belluno: l’abitato di Dogna, la diga del Vajont, il borgo di Codissago, la cappella della Madonna della Salute, il Museo dei Zatèr. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Longarone?

Il comune di Longarone confina a nord est con Ospitale di Cadore, a nord ovest con Val di Zoldo, a sud con Ponte nelle Alpi, a sud est con Soverzene, a sud ovest con Belluno e Sedico, a est con Erto e Casso, a ovest con La Valle Agordina.

Cosa fare a Longarone: I sentieri della Memoria a Longarone

Dall’abitato di Dogna alla gola del Vajont

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio del camposanto di Dogna (46.26151535518504, 12.31392222983558), incantevole località sovrastata a sud est dalla solenne vetta innevata del Monte Toc e del Col Nudo, a ovest dall’imponente mole boscosa del Monte Megna, del Monte Talvena e del Monte Fieno. Lasciamo alla nostra sinistra l’ingresso del cimitero e procediamo su Via Dogna per circa 180 metri, dopodiché teniamo la destra e procediamo all’ombra di una siepe di acacie.

Dopo aver superato due tornanti e una lunga gallerie continuate sulla strada che si snoda lungo la forra del torrente Vajont. Le visioni straordinarie del corso d’acqua racchiuso da vertiginose pareti rocciose rendono questo percorso è consigliato ad appassionati di escursionismo a Longarone e di fotografia in cerca di ispirazione su cosa fare a Longarone. Particolarmente suggestive sono le vedute panoramiche ammirabili dal Ponte Tubo, dalla cui prospettiva è possibile abbracciare con lo sguardo il gelido torrente serpeggiante alla base della profonda gola e la colossale mole della diga del Vajont, formidabile opera di ingegneria idraulica che dai suoi 261 metri di altezza domina l’abissale solco vallivo e il paese di Longarone lambito dal fiume Piave.

Dalla Diga del Vajont al borgo di Codissago

Cosa vedere a Longarone: Museo dei Zatèr e Menadàs de la Piave a Longarone

Dopo aver superato le gallerie dell’ENEL, il percorso discende l’altura alberata e conduce all’abitato di Codissago, passando per Pascoli. Armoniosamente inserito tra la sommità del Monte Salta, svettante a 2.039 metri s.l.m, e il limpido corso del fiume Sacro alla Patria, l’accogliente borgo è noto per l’antica tradizione degli zattieri di Longarone, come attestato dall’interessante percorso espositivo del Museo delle zattere e degli zattieri in Via Gianni d’Incà, 1.

La chiesa parrocchiale e la cappella della Madonna della Salute di Longarone

Degne di nota sono senz’altro la chiesa di Santa Maria Assunta e la cappella medievale internamente ingentilita da un affresco raffigurante la Madonna della Salute con il Bambino, tra i Santi Rocco e Sebastiano.

Il percorso continua in direzione sud per circa 2 km lungo Via Dogna fino a tornare al punto di partenza.

Per maggiori informazioni in merito agli itinerari a Longarone legati alla storia della comunità di Longarone e della diga del Vajont è possibile consultare il sito percorsidellamemoria.it e la pagina Facebook I Percorsi Della Memoria.

Il sentiero riportato è il più breve dei tre percorsi della memoria di Longarone, lunghi rispettivamente 9 km, 17 km e 25 km. Questa esperienza è consigliata a chi desideri visitare Longarone e i suoi incantevoli borghi montani e addentrarsi nell’atmosfera senza tempo di splendide foreste che ammantano i versanti di maestose montagne.

Per approfondire la storia della catastrofe che il 9 ottobre del 1963 ha coinvolto il paese di Longarone e gli abitati di Pirago, Maè, Villanova, Rivalta Frasèin, Col delle Spesse, Il Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana, San Martino, Faè ed Erto, causando la morte di 1090 persone a seguito della frana del Monte Toc nel bacino della diga, si consiglia di visitare il Museo Longarone Vajont Attimi di Storia, situato in Piazza Gonzaga, 1, e di consultare il sito www.attimidistoria.it.

Domande Frequenti

Cosa visitare vicino Diga del Vajont?

Nei dintorni della Diga del Vajont si possono visitare: il Museo Longarone Vajont – Attimi di storia che documenta la tragedia del 1963; i Sentieri della Memoria con tre percorsi panoramici (9, 17 e 25 km); il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane con la sua natura incontaminata; il Museo degli Zattieri a Codissago; e il caratteristico borgo di Erto con le sue case in pietra. Tutti questi luoghi offrono un mix di storia, cultura e bellezze naturalistiche a breve distanza dalla diga.

Quanto distava Longarone dalla diga del Vajont?

Longarone dista circa 7 km seguendo la strada più breve e circa 2 km in linea d’aria dalla diga del Vajont.

Come si vive a Longarone?

Adagiata in posizione privilegiata lungo la Valle del Piave, Longarone regala ai suoi abitanti un ritmo quotidiano sereno e benefico per il benessere. Questo centro bellunese custodisce un patrimonio storico considerevole, dove edifici sacri e testimonianze architettoniche di epoca medievale punteggiano il territorio con eleganza.

Quali sono i paesi vicini a Longarone?

Il comune di Longarone, situato nella provincia di Belluno, è circondato da diverse località che ne delineano i confini geografici: Ospitale di Cadore, Val di Zoldo, Ponte nelle Alpi, Soverzene, Belluno e Sedico, Erto e Casso e La Valle Agordina.
Questa posizione strategica rende Longarone un importante crocevia tra le diverse vallate dolomitiche.

Cosa fare a Zoppè di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Zoppè di Cadore in Provincia di Belluno: casera Rutorto, Rifugio Venezia, il Monte Pelmo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Zoppè di Cadore?

Il comune di Zoppè di Cadore confina a nord e a est con Vodo di Cadore, a sud e a ovest con Val di Zoldo.

Escursione da Zoppè di Cadore al Rifugio Venezia a Vodo di Cadore

Dal centro di Zoppè a Malga Livan

Il punto di partenza dell’escursione è il parcheggio in Via La Vara (46.38772169197995, 12.172364488943998), a pochi passi dal centro di Zoppè. Procediamo in lieve discesa su Via La Vara per circa 600 km, in direzione sud est. Dalla sinuosa strada asfaltata che si snoda lungo il declivio erboso, si abbraccia con lo sguardo la mole boscosa del Col de Pian e del Monte Ponta, ai cui piedi si estende l’abitato di Tamai, incantevole borgo punteggiato di caratteristici tabià e dimore in legno e pietra a vista.

Lasciamo alla nostra destra l’alloggio turistico Casa di Heidi, passiamo presso un’area picnic con quattro tavoli, due dei quali coperti da gazebo, otto panche, una bella fontana ricavata da un tronco e un barbecue collocato ai piedi di un larice. Superiamo un antico fienile e continuiamo sulla strada principale che affianca l’Elisuperficie Zoppè di Cadore fino ad arrivare all’agriturismo Malga Livan.

Da Malga Livan al sentiero CAI 493

Imbocchiamo la comoda strada asfaltata che si snoda ai margini di Malga Livan e procediamo in lieve salita all’ombra di un maestoso bosco di conifere. Dopo 650 metri raggiungiamo un’edicola in legno con la Croce del Cristo Saldo nella Tempesta. Nelle giornate limpide, volgendo lo sguardo a nord si rimane colpiti dalla solenne cima innevata del Monte Antelao, che dai suoi 3.263 metri s.l.m. troneggia su una sconfinata distesa di conifere.

Da Casera Rutorto al Rifugio Venezia

Al bivio seguiamo il sentiero CAI 493 alla nostra sinistra. Ben segnalato, il percorso si snoda nella densa vegetazione di conifere, le cui chiome punenti lasciano intravedere scorci paesaggistici di rara bellezza delle Dolomiti Cadorine. Raggiunta località Tornichè a 1693 metri di quota, seguiamo le indicazioni per casera Rutorto. Situata a 1.670 metri s.l.m., la casera è affiancata da una mandra, struttura a ferro di cavallo impiegata come ricovero per gli animali.

Il versante meridionale del Monte Pelmo

La tappa successiva dell’itinerario è il Tabià Belvedere, a 1.750 metri di altitudine, raggiunto il quale si continua sul comodo percorso CAI 493 fino a raggiungere quota 1.800 metri s.l.m. Da qui si continua sul CAI 471, da cui si gode di una visione mozzafiato del Monte Pelmo. Percorso consigliato agli appassionati di escursionismo e di fotografia che si chiedono cosa fare a Zoppè di Cadore, il tracciato si sviluppa lungo le ripidi pareti della Croda di Penna e conduce a una splendida area panoramica da cui si possono contemplare la spalla sud e la spalla est del Pelmo, erte rispettivamente a 3.061 metri s.l.m. e 3.034 metri s.l.m.

Sulla Via del Ritorno

La vista si fa ancor più spettacolare una volta arrivati a passo Rutorto, a 1931 metri di quota, in cui troviamo, incastonata ai piedi del Pelmo, il rifugio Venezia. Dopo aver ammirato lo straordinario paesaggio delle Dolomiti Cadorine, ritorniamo a Zoppè seguendo il CAI 471 e 493.

Se vi chiedete cosa fare a Zoppè di Cadore, l’itinerario è privo di difficoltà tecniche ed è adatto anche a escursionisti non esperti che desiderano immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo incastonata nel cuore delle Dolomiti.

Cosa fare a Val di Zoldo (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Val di Zoldo in Provincia di Belluno: il sentiero 534, la Casera di Mezzodì, il Rifugio Angelini. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Val di Zoldo?

Il comune di Val di Zoldo confina a nord con Selva di Cadore, a sud con Longarone, a est con Vodo di Cadore, Zoppè di Cadore, Cibiana di Cadore e Ospitale di Cadore, a ovest con Alleghe, Taibon Agordino, Agordo e La Valle Agordina.

Cosa fare a Val di Zoldo? Escursione al Rifugio Giovanni Angelini

Il punto di partenza dell’itinerario si trova in località Baron, incantevole borgo di Forno di Zoldo dominato dalle regali cime innevate dello Spiz di Mezzodì e del Monte Tamer. Volgendo lo sguardo a ponente, l’incantevole abitato di montagna regala suggestive visioni panoramiche del monte Civetta.

Possiamo lasciare l’auto nel parcheggio in Piazza Cav. Uff. Apollonio Santin, 6. Attraversato il ponte sul Rio Jordao teniamo la sinistra su Via Pramper. Dopo circa 250 metri superiamo il ponte sull’omonimo corso d’acqua e teniamo la sinistra, poi continuiamo in direzione di Baron.

La salita iniziale e la flora del sottobosco

Dopo circa ottanta metri troviamo alla nostra destra le indicazioni per il sentiero (534 46.34403178826088, 12.178167032360824). L’itinerario si addentra nella densa vegetazione di un rigoglioso bosco esteso ai margini di una luminosa distesa erbosa, punteggiata, nelle stagioni primaverile ed estiva, di sgargianti specie floreali, dagli occhi della Madonna ai ranuncoli, dai trifogli alla valeriana officinale.

Dalla Casera di Mezzodì al Rifugio Angelini Sopra l’ Sass

Il sentiero si articola all’ombra di faggi e conifere, le cui chiome ombreggiano il florido sottobosco costellato di felci e solcato da limpidi fiumiciattoli zampillanti tra rocce velate di muschio. Attività consigliata agli appassionati di escursionismo che si chiedono cosa fare a Val di Zoldo, questa piacevole passeggiata è ideale per chi desideri addentrarsi in un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo, il cui profondo silenzio sembra interrotto dal gorgoglio di vivaci ruscelli e dalla lontana eco dei campanacci delle vacche al pascolo.

La prima parte del tracciato prevede una salita piuttosto impegnativa che dalla quota iniziale di 851 metri, in circa un’ora e un quarto di cammino raggiunge un’altitudine di 1.240 metri s.l.m. La pendenza a questo punto diminuisce e dopo un dislivello di circa cento metri, il sentiero conduce in circa mezz’ora di cammino alla Casera de Mezodì. Situata a 1349 metri s.l.m., l’ospitale ricovero alpino si inserisce armoniosamente in un ameno prato fiorito sovrastato dalle ripide pareti rocciose dello Spiz di Mezzodì Nord, la cui cima svetta a 2317 metri s.l.m.

Conclusa la visita al rifugio riprendiamo il percorso lungo il CAI 534 che si inoltra nuovamente nel bosco di conifere. La fatica del tragitto è ampiamente ricompensata dalle straordinarie vedute del Monte Pelmo, del Gruppo del Bosconero, del Monte Civetta e degli Spiz di Mezzodì che si possono ammirare dal belvedere.

Situata a 1680 metri s.l.m., il rifugio Angelini è un’ospitale struttura avvolta dall’altopiano degli Spiz di Mezzodì, dalla cui posizione privilegiata si gode di una veduta mozzafiato delle Pale di San Sebastiano.

Sulla via del ritorno

Per concludere il percorso ad anello deviamo per il sentiero CAI 525. Il tratto finale dell’itinerario discende il verde declivio ammantato di pini e larici, attraversa dei graziosi ponticelli di legno, uno dei quali conduce in località Sant’Antonio, a pochi passi dal punto di partenza.

Per maggiori informazioni in merito ai servizi e al calendario di apertura del rifugio è possibile consultare il sito rifugiosoralsass.com e la pagina Facebook Rifugio Angelini Sora ‘l Sass.

Cosa fare a Comelico Superiore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Comelico Superiore in Provincia di Belluno: la chiesa di San Leonardo, escursione a Col Quaternà, la Cascata del Pissandolo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Comelico Superiore?

Il comune di Comelico Superiore confina a nord con l’Austria, a sud con Auronzo di Cadore, a est con San Nicolò di Comelico e Danta di Cadore, a ovest con Sesto.

Cosa fare a Comelico superiore? L’escursione a Col Quaternà

Vedute panoramiche del Comelico dalla chiesa di San Leonardo

Con un dislivello di 946 metri, il sentiero di 9,6 km prevede un tempo di percorrenza di circa tre ore.

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Via San Lucano presso la chiesa di San Leonardo, il cui campanile in si staglia nell’abitato di Casamazzagno. Edificato a metà cinquecento, l’incantevole luogo di culto sorge su un soleggiato declivio erboso punteggiato di antichi fienili e di caratteristiche dimore in pietra e legno. Dalla posizione panoramica dell’altura si gode di una veduta ad ampio raggio del Gruppo Montuoso Centrale, esteso a nord est, di cui fanno parte il Monte Longerin (2571 m s.l.m.), il Monte Schiaron (2246 m s.l.m.) e il Monte Zovo (1943 m s.l.m.).

A sud troneggia il Monte Tudaio (2.114 m s.l.m.), mentre a sud est si staglia il gruppo delle Terze, formato dai Monti Terza Grande (2.586 m s.l.m.), Terza Media (2.455 m s.l.m.) e Terza Piccola (2.334 m s.l.m.). A sud ovest si impongono alla vista il solenne Monte Aiarnola (2456 metri) e le ripide cime innevate di Cima Bagni (2.983 m s.l.m.), della Croda dei Toni (3.094 m s.l.m.), del Monte Popera (3.046 m s.l.m.) di Cima Undici (3.092 m s.l.m.) e della Croda Rossa (2.965 m s.l.m.).

Il segnavia 148 si snoda lungo la Costa della Spina, attraversa Col de La Crodada e conduce alla cima del Col Quaternà. Le indicazioni per il sentiero 148 si trovano in località Le Federe in corrispondenza di un crocifisso ligneo, presso il quale una targa metallica ricorda il passaggio, il 3 luglio 1987, in questo luogo del Santo Padre Giovanni Paolo II.

Alla volta del Col Quaternà

Il sinuoso tracciato si addentra in un silenzioso bosco di conifere in cui troviamo le indicazioni per il sentiero 149 che conduce in località Sommo, a 1.750 m s.l.m. Esperienza consigliata a escursionisti e appassionati di ciclismo che si chiedono cosa farea a Comelico Superiore, l’escursione per raggiungere la cima del Col Quaternà (2503 m s.l.m.) regala spettacolari vedute paesaggistiche delle vette del centro Cadore e del Sistema n°5 Dolomiti UNESCO. Dalla posizione privilegiata dell’altura di origine vulcanica si rimane colpiti dalle splendide visioni del gruppo del Popera, del Col Rosson, del Monte Cavallino, del Monte Palombino, di Cima Vallona, del Longerin e della Val Comelico.

La presenza di trincee e di fortificazioni militari sulla costa del Col Quaternà attestano la funzione strategica del monte nel corso della prima e della seconda guerra mondiale. Il maestoso colle è pervaso da un’atmosfera di pace e tranquillità in cui è facile lasciarsi cullare dal suono di limpidi fiumiciattoli e dalla eco dei campanacci delle vacche al pascolo. Nelle stagioni primaverile ed estiva, le vaste distese erbose che ammantano il monte si tingono delle sgargianti tonalità di ranuncoli, occhi della Madonna, genzianelle, rododendri e di splendidi esemplari di Epilobio, o camenèrio, riconoscibile per i fiori che dal magenta sfumano nel rosa pallido.

Cascata del Pissandolo

Località molto ambita da appassionati di fotografia che si chiedono cosa fare a Comelico Superiore, la Cascata del Pissandolo è il fragoroso salto d’acqua che il torrente Padola compie gettandosi dalle scoscese pareti rocciose del Passo di Monte Croce Comelico. Gelido nastro bianco incorniciato da rigogliosi abeti, la cascata rappresenta senza dubbio una delle località più affascinanti del comune.

Cosa fare a Danta di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Danta di Cadore in Provincia di Belluno: la chiesa di Santa Barbara, le torbiere di Danta, N’Ota a Danta. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Danta di Cadore?

Il comune di Danta di Cadore confina a nord est con San Nicolò di Comelico, a nord ovest con Comelico Superiore, a sud e a ovest con Auronzo di Cadore, a est con Santo Stefano di Cadore.

La chiesa di Santa Barbara

Armoniosamente inserita in un luminoso declivio erboso, la chiesa di Santa Barbara è situata in Via Doriguzzi Rossin, a pochi passi dal camposanto di Danta di Cadore.

Edificato agli albori del XX secolo, il candido luogo di culto si distingue per una facciata a doppio spiovente, semplice e disadorna, dietro la quale si staglia uno splendido bosco di conifere.

Biotopo Torbiere di Danta

Con un’estensione di duecento ettari, la torbiera è una vasta area umida caratterizzata da un accumulo di torba, tipologia di terreno formatosi da resti vegetali acquatici. Compreso tra la Val di Ciampo, la Val Mauria, Cercenà e Palude Mauria, questo incantevole scrigno di biodiversità è visitabile tramite un comodo sentiero attrezzato che permette di contemplare un’ambiente incontaminato nel suo stato primigenio. Lungo il piacevole sentiero, intervallato da ponticelli di legno, è possibile ammirare il silenzioso panorama di vasti canneti e saliceti che crescono rigogliosi lungo le sponde del Rio Cercenà.

Superato un maestoso bosco di abeti bianchi e rossi in cui trovano rifugio graziosi caprioli, il tracciato regala una veduta suggestiva di un’ampia area tappezzata di soffice muschio, punteggiata, nelle stagioni primaverile ed estiva, di floride piante come il mirtillo minore, distinguibile per le bacche rosso-scuro e i fiori violetti, nonché numerosi esemplari di piante carnivore. Degna di nota è senz’altro la vasta formazione di pini mughi che ammanta la torbiera, situata in Località Cercenà.

Se vi chiedete cosa fare a Danta di Cadore, visitare le torbiere di Danta è un’esperienza consigliata a chi desideri addentrarsi in un’oasi naturalistica immersa in una dimensione di pace e di silenzio e scoprire il ricco patrimonio arboreo, arbustivo, floreale e faunistico che prolifera in una fertile area non corrotta dall’intervento umano.

N’Ota a Danta

L’edizione 2024 di N’Ota a Danta ha avuto luogo martedì 13 agosto. In occasione della vivace manifestazione popolare il cuore storico del paese si riempie di laboratori artistici e artigianali volti a preservare attività quali l’intaglio del legno, la filatura, la tessitura, la produzione di farina e la preparazione di squisite pietanze locali secondo metodi rigorosamente tradizionali.

Accompagnati dalla banda musicale che sfila per le vie del paese, taglialegna, calzolai, sarte, lavandaie e cuoche in abiti d’epoca animano il centro dantino creando un’atmosfera sospesa nel tempo in cui regnano allegria e spensieratezza, un vero e proprio crocevia di culture che ogni anno attira visitatori non solo dal Cadore, dal Comelico e dalla Pusteria, ma da ogni parte della regione.

Se vi chiedete cosa fare a Danta di Cadore, la festosa ricorrenza è un’occasione da non perdere per assaporare genuine tipicità enogastronomiche e trascorrere in buona compagnia momenti di giovialità nella cornice di un luminoso borgo incastonato nel cuore del Comelico. Le cime innevate delle Dolomiti che avvolgono l’accogliente borgo di pietra rappresentano un punto di riferimento per escursionisti e appassionati di ciclismo che desiderano esplorare alcune delle località più fotogeniche dei Monti Pallidi.

Per maggior informazioni in merito alle iniziative culturali volte a tramandare gli antichi mestieri che in passato scandivano la quotidianità di questo ospitale paesino di montagna, è possibile consultare la pagina Facebook Gruppo Chèi d’la Béla Stèla

Cosa fare a San Nicolò di Comelico (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a San Nicolò di Comelico in Provincia di Belluno: il Rifugio de Dòo, il Monte Zovo, il Sasso Grigio. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Nicolò di Comelico?

Il comune di San Nicolò di Comelico confina a nord con l’Austria, a sud con Danta di Cadore, a est con San Pietro di Cadore e Santo Stefano di Cadore, a ovest con Comelico Superiore.

Escursione sul Monte Zovo

Dalla chiesa di Costa al rifugio De Dòo

Il punto di partenza dell’itinerario si trova in località Costa, in cui è possibile lasciare l’auto nel parcheggio retrostante la Chiesa di San Daniele di Costa. Il rifugio De Dòo è raggiungibile anche in auto.

La chiesa di San Daniele

Ricostruito nel XIX secolo, il luogo di culto di origine seicentesca si distingue per una candida facciata a doppio spiovente rivolta a ovest. Incorniciato da un motivo ornamentale a finto bugnato, il massiccio portale ligneo è sormontato da un’ampia finestra semicircolare. A concludere lo sviluppo verticale della struttura, internamente affrescata, è il frontone triangolare, recante al centro del timpano un’apertura quadrilobata. Inglobato nel lato nord dell’edificio, lo svettante campanile presenta un orologio in numeri arabi, collocato al di sopra della cella campanaria sui lati nord, sud e ovest.

Lasciamo alle nostre spalle la facciata della chiesa e seguiamo Via Costa per 450 metri passando affianco al camposanto di San Nicolò di Comelico. A questo punto (46.59112583827159, 12.532291855441855) troviamo le indicazioni per il sentiero CAI 165.

Il panorama del Comelico

La sinuosa strada panoramica attraversa una soleggiata estensione prativa punteggiata di antichi fienili e di caratteristiche dimore in legno e pietra a vista. Nelle stagioni primaverile ed estiva, la verde distesa si tinge delle sgargianti tonalità di ranuncoli e occhi della Madonna. Nelle giornate limpide, volgendo lo sguardo a sud è facile rimanere incantati dalla solenne mole innevata del gruppo dei Brentoni e del Popera, di cui si distinguono le vette del Monte Col (2079 metri s.l.m.) del Monte Aiarnola (2456 metri s.l.m.), della Croda da Campo (2712 metri s.l.m.), di Cima Bagni (2983 metri s.l.m.) e della Croda dei Toni (3.094 metri s.l.m.).

Il Rifugio De Dòo

Con un dislivello di circa 4 km, la comoda carrareccia si snoda tra boschi di conifere e luminose estensioni erbose per circa 4 km fino ad arrivare al Rifugio De Dòo.

Situato a 1862 metri di quota, il Rifugio de Dòo si inserisce armoniosamente ai piedi di Monte Zovo. Dalla terrazza panoramica della baita si gode di una splendida veduta ad ampio raggio dei boschi che ammantano le solenni vette del Comelico. Realizzato interamente in legno, il rifugio rappresenta una meta ideale per appassionati di ciclismo e per gli escursionisti che desiderano raggiungere la cima del Monte Zovo, svettante a 1943 metri di altitudine.

Per maggiori informazioni in merito ai servizi e al menù del rifugio, è possibile consultare il sito www.rifugiodedoo.it.

Cosa fare a San Nicolò di Comelico? Dal Monte Zovo al Sasso Grigio

Conclusa la sosta al rifugio seguiamo il sentiero 165a per raggiungere, in circa quindici o venti minuti, la vetta del Monte Zovo (l’escursione inizia circa cento metri prima del rifugio De Dòo). Piacevole e priva di difficoltà tecniche, la passeggiata è adatta anche a famiglie con bambini. Scendendo in direzione del Rifugio de Dòo, troviamo un bivio che con le indicazioni per Sasso Grigno (1896 metri s.l.m.) ombreggiato da un maestoso bosco in cui regna un profondo silenzio.

Cosa fare a San Pietro di Cadore (BL): 3 idee

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Dove si trova San Pietro di Cadore?

Il comune di San Pietro di Cadore confina a nord con L’Austria, a sud e a est con Santo Stefano di Cadore, a ovest con San Nicolò di Comelico.

Escursione a San Pietro di Cadore

Per raggiungere la Piana di Vissada, l’area per parcheggiare più vicina si trova all’imbocco del sentiero CAI 169 (46.60269431793448, 12.59176056231045). Partendo dal Rifugio Forcella Zovo, il percorso ad anello si snoda per circa 9 km con un dislivello di circa 600 metri, attraversa la Piana di Vissada e, superata la Forcella San Daniele, riporta al punto di partenza tramite i sentieri CAI 165 e 154.

In alternativa si può affrontare la salita di quasi 4 km partendo dalla chiesa di San Francesco d’Assisi.

Dalla Chiesa di San Francesco d’Assisi al Rifugio Forcella Zovo

Il punto di partenza dell’itinerario è la Chiesa di San Francesco d’Assisi in Via Pradetto, 7. Caratterizzato da una facciata a capanna rivolta a sud ovest, l’antico luogo di culto in pietra a vista è scandito lateralmente da una serie di monofore a sesto acuto, decorate con vetri policromi. Sormontato da un’ampia finestra rettangolare, l’elegante portale ligneo è anticipato da un protiro concluso da una copertura a doppio spiovente. La chiesa sorge sul limitare di uno scosceso declivio erboso, dalla cui posizione privilegiata, volgendo lo sguardo a sud, si gode di una veduta straordinaria del Monte Terza Piccola (2334 metri s.l.m.) del Monte Terza Media (2455 metri s.l.m.) e del Monte Terza Grande (2586 metri s.l.m.).

Nato dalle sorgenti dell’altopiano di Casera Razzo, il torrente Frison solca la sinuosa vallata che separa il gruppo delle Terze, situate tra le Alpi Carniche e le Dolomiti, dall’imponente mole boscosa del Monte Col (2079 metri s.l.m.), del Monte Brentoni e del Monte Pupera Valgrande.

Procediamo a nord est in direzione del Rifugio Forcella Zovo, raggiungibile in auto. Seguiamo Via del Popolo per 500 metri, poi teniamo la sinistra e continuiamo a nord su strada asfaltata per 3,2 km fino ad arrivare alla cappella dedicata alla Beata Vergine Maria. La prima parte dell’itinerario attraversa luminose estensioni prative punteggiate di antichi fienili e di pittoresche dimore in muratura e legno circondate da silenziosi boschi di larici e abeti. Nelle stagioni primaverile ed estiva, le vaste distese prative si tingono delle sgargianti tonalità di ranuncoli e occhi della Madonna.

Situato a 1606 metri di quota, il rifugio Forcella Zovo è un accogliente ricovero montano incastonato nel cuore della Val Comelico. Punto di riferimento per escursionisti e appassionati di ciclismo che si chiedono cosa fare a San Pietro di Cadore, il rifugio è un punto di partenza ideale per raggiungere La Valle di San Pietro di Cadore o Costalta. Per informazioni in merito alla disponibilità e ai servizi del rifugio è possibile consultare il sito www.rifugioforcellazovo.it.

Dal rifugio Forcella Zovo alla Piana di Vissada

Da qui imbocchiamo il sentiero CAI 169 (46.60269431793448, 12.59176056231045) Dopo circa un quarto d’ora di cammino troviamo la deviazione per il sentiero della Grande Guerra. Procediamo lungo il tracciato per la Piana di Vissada, lungo il quale si rimane incantati dal solenne panorama delle Prealpi Carniche. In corrispondenza della Forcella Zovo il sentiero è lambito da un torrente cristallino che alimenta una cascata.

Superato il cancello procediamo in direzione dello spettacolare altipiano brillante al sole. La vallata è pervasa da un’atmosfera di profonda pace in cui è piacevole lasciarsi cullare dal vivace gorgoglio del gelido corso d’acqua e dall’eco dei campanacci delle vacche al pascolo. Varcata la soglia del Bivacco Vissada, armoniosamente inserito nel cuore della vallata, troviamo una stufa a gas, una cucina economica a legna, due tavoli, una griglia a gas, credenze con delle provviste (pasta, riso, polenta, sale, pepe ecc.), alcune moka e un lavello con detersivi per lavare i piatti. Accessibile tramite una scaletta di legno, il soppalco include diverse brande. Il bivacco è anche dotato di un bagno.

Meta imperdibile per gli amanti di alpinismo che si chiedono cosa fare a San Pietro di Cadore, il comodo rifugio è il punto di partenza per il percorso ad anello che si inoltra nella densa vegetazione di pini mughi fino a portare al Monte San Daniele. Raggiunto il monte, si procede con particolare cautela lungo il sentiero CAI 165 che attraversa un ghiaione. Superata la parte più delicata del tragitto lungo il declivio roccioso dell’altura, ci si addentra nel bosco e si scende fino ad arrivare in località Pradetti, in cui si trova un piccolo bivacco privato.

A questo punto seguiamo il sentiero CAI 154 per tornare al Rifugio Forcella Zovo tramite una comoda strada che attraversa un’ampia radura.

Cosa fare a Santo Stefano di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Santo Stefano di Cadore in Provincia di Belluno: la fiera dei Santi, il bivacco Cialdon, il Monte Col. Volete saperne di più? prima di tutto…

Dove si trova Santo Stefano di Cadore?

Il comune di Santo Stefano di Cadore confina a nord con l’Ost Tirol e della Carinzia, a sud con Vigo di Cadore, a est con Forni Avoltri e Sappada, a ovest con San Nicolò di Comelico, Danta di Cadore e Auronzo di Cadore.

La fiera dei Santi

Nel comune di Santo Stefano di Cadore, la fiera dei Santi si svolge ogni anno il 2 e il 3 novembre. In occasione della manifestazione, le cui più antiche testimonianze risalgono alla metà del XIII secolo, il cuore storico comelicense si anima di una vivace mostra mercato che promuove l’artigianato e le specialità enogastronomiche del territorio.

Nata 768 anni orsono come fiera per la compravendita di bestiame, prodotti agricoli e utensili legati alle attività produttive locali, la storica celebrazione di origine medievale rappresenta un punto d’incontro tra le culture del Cadore, del Comelico e della Pusteria, oltre ad essere un’occasione per trascorrere momenti di allegria e spensieratezza in buona compagnia, gustando un bicchiere di vino o un boccale di birra accanto al fuoco scoppiettante in cui vengono cucinate le castagne.

Se vi chiedete cosa fare a Santo Stefano di Cadore, la fiera dei Santi è un appuntamento da non perdere per trascorrere la stagione autunnale all’insegna di musica dal vivo e tipicità da assaporare nella cornice di un’accogliente cittadina incastonata nel cuore delle Dolomiti del Comelico.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza popolare è possibile consultare la pagina Facebook Fiera dei Santi.

Escursione a Santo Stefano di Cadore: il bivacco Cialdon e il Monte Col

Il punto di partenza dell’escursione è il parcheggio presso il Monaco Sport Hotel Ristorante “La Žìria” in Via Lungo Piave, 60. Prendiamo il sentiero 330 in direzione di Monte Col e Val Grande. Il tracciato presenta una pendenza piuttosto impegnativa, adatta a escursionisti allenati.

Il cammino si addentra in un bosco di conifere che ombreggia una piccola fontanella velata di muschio, raggiunta la quale dovremo affrontare gli ultimi centocinquanta metri di dislivello per arrivare al Bivacco Cialdon.

Armoniosamente inserito su una luminosa distesa erbosa incorniciata da abeti e larici, l’accogliente ricovero alpino include una tavola con cinque posti a sedere, due letti di cui uno a castello, una cucina economica e una credenza. Una scaletta di legno porta alla mansarda, in cui si trovano altri materassi. Sulla trave è incisa la scritta “REGOLA DE SASTEFI 1996”. Alla parete di fronte all’ingresso è appeso uno specchio. Come riportato da un’avviso all’interno del bivacco: “Se amate la montagna dovete lasciare questo rifugio pulito e in ordine”.

Se vi chiedete cosa fare a Santo Stefano di Cadore, il Bivacco Cialdon è una meta ideale per chi desideri immergersi in un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo in cui regnano la pace e un profondo silenzio. Nelle notti limpide è facile rimanere incantati dalla brillante volta stellata che sovrasta le vette del Comelico.

Monte Col

Conclusa la sosta al bivacco si riparte in direzione del Monte Col a 2079 metri s.l.m. La salita è ripida e ma la fatica dell’escursione è ricompensata dalle vedute mozzafiato che si possono ammirare dalla posizione privilegiata dell’altura. Volgendo lo sguardo a nord si rimane colpiti dalla visione del Monte Schiaron e di cima Vallona, al confine con l’Austria. A nord ovest si stagliano solenni le vette delle Dolomiti Orientali dominate dalla Croda dei Toni, mentre a sud si impone la maestosa mole rocciosa di Monte Brentoni.