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Cosa fare ad Auronzo di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare ad Auronzo di Cadore in Provincia di Belluno: la ciclabile Auronzo – Tre Cime, il rifugio La Zopa, il rifugio Monte Agudo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Auronzo di Cadore?

Il comune di Auronzo di Cadore confina a nord est con Sesto, a nord ovest con Dobbiaco, a sud con Calalzo di Cadore, a sud est con Domegge di Cadore, Lozzo di Cadore e Vigo di Cadore, a sud ovest con San Vito di Cadore, a est con Comelico di Cadore, Danta di Cadore e Santo Stefano di Cadore, a ovest con Cortina d’Ampezzo.

Il Monte Agudo

La ciclabile Auronzo – Tre Cime

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio presso gli impianti di risalita Auronzo, in corrispondenza del ponte di legno (46.560196533426556, 12.419768310259437). La prima parte del percorso si articola in direzione nord ovest lungo la ciclopedonale Auronzo – Misurina che costeggia la riva destra dell’Ansiei, affluente del Piave nato dalle sorgenti cristalline del Lago d’Antorno, a breve distanza dal Lago di Misurina.

Il sentiero per la Val Darin

Ombreggiato dalla densa vegetazione di abeti, pioppi, salici, acacie e molte altre rigogliose piante d’alto fusto, il sentiero regala vedute suggestive della candida distesa di ciottoli levigati dal tortuoso fiume torrentizio. Raggiunto il Ponte in Via Val Darin, lasciamo la ciclabile e imbocchiamo la strada per la Val Darin in direzione sud ovest.

Sovrastato dalle pendici alberate delle Marmarole, il sinuoso tracciato si addentra nell’atmosfera fiabesca di un antico bosco di aghifoglie dominato dalla maestosa cima innevata del Cimon del Froppa che si staglia all’orizzonte. Agli occhi del visitatore si apre la spettacolare visione di silenziose foreste lambite da un gelido corso d’acqua brillante al sole.

Lo Chalet La Rotonda e il Rifugio La Zopa

Procediamo su strada asfaltata fino a trovare alla nostra destra lo Chalet La Rotonda (Via Val da Rin, 3), dopodiché procediamo sulla strada principale per circa un chilometro e mezzo e attraversiamo il ponte sul torrente alla nostra sinistra, come indicato dalla segnaletica in legno per La Zopa (km 3, min. 40) e per il rifugio Monte Agudo.

Superato il ponte, la mulattiera ben segnalata procede tra svettanti abeti, le cui chiome pungenti offrono riparo a scoiattoli e caprioli.

Da rifugio La Zopa al rifugio Monte Agudo

Situato a 1360 metri s.l.m., il rifugio La Zopa è armoniosamente inserito in una luminosa estensione prativa intorno alla quale troneggiano le cime rocciose delle Marmarole. Da qui il tracciato si snoda lungo la pista da sci fino a condurre alla sommità del Monte Agudo, meta ideale per sciatori e appassionati di escursionismo che si chiedono cosa fare ad Auronzo di Cadore.

Vedute Panoramiche dal Monte Agudo

La fatica del camminata è ricompensata da vedute panoramiche mozzafiato delle Dolomiti Orientali, del gruppo Popera e della Croda dei Toni, la cui mole raggiunge i 3.094 metri di altitudine. Dalla posizione privilegiata monte Agudo (1663 mt.), volgendo lo sguardo a ovest si rimane incantati dall’imponenza delle Marmarole (Croda Bianca: 2841 mt. ; Cresta degli Invalidi: 2783 ; Cimon del Froppa: 2932, Punta Teresa: 2868 mt. ; Cima Sella Est: 2851 mt.)

A sud si stagliano i Monti del Comelico, a sud ovest lo sguardo abbraccia le Dolomiti Ampezzane, tra le quali emerge per solennità e imponenza la Tofana di Mezzo (3244 mt.). A nord ovest si scorgono i Cadini di Misurina e le Tre Cime di Lavaredo (Cima Ovest: 2973 mt. ; Cima Grande: 2999 mt. ; Cima Piccola 2857 mt.)

A sud est si può contemplare il Lago di Auronzo, gioiello azzurro incastonato tra le Marmarole, le Dolomiti Orientali e il Gruppo dei Brentoni.

Dopo aver ammirato il paesaggio eccezionale dal rifugio Monte Agudo, punto di riferimento per chi si chiede cosa fare ad Auronzo di Cadore, si procede a ritroso fino al rifugio La Zopa, dopodiché si imbocca il sentiero 271 per tornare al punto di partenza.

Cosa fare a Calalzo di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Calalzo di Cadore in Provincia di Belluno: Giro ad anello del rifugio Chiggiato, la Val Vedessana, la Valle d’Òten. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Calalzo di Cadore?

Il comune di Calalzo di Cadore confina a nord con Auronzo di Cadore, a sud con Pieve di Cadore, a sud ovest con Vodo di Cadore e Borca di Cadore, a ovest con San Vito di Cadore e est con Domegge di Cadore.

Giro ad anello del Rifugio Chiggiato

La chiesa della Beata Vergine del Caravaggio

Il punto di partenza dell’itinerario è l’ampia area parcheggio presso la chiesa della Beata Vergine del Caravaggio. Situato in Via A. de Bon, il candido luogo di culto è accessibile tramite un elegante portone ligneo, coronato da una vetrata policroma inserita in un arco a sesto acuto. Sovrastato da un luminoso rosone, il portale è affiancato da due monofore slanciate, anch’esse concluse da un arco a ogiva ornate da vetri colorati. La facciata a doppio spiovente della chiesa è rivolta a sud est, verso lo straordinario panorama del Gruppo Montuoso Monfalconi e degli Spalti di Toro.

La Val Vedessana

Procediamo a nord ovest in direzione del Bar Alpino, in corrispondenza del quale si trovano le indicazioni per il sentiero che in circa tre ore conduce al Rifugio Chiggiato. Superato il ponte sul torrente Molinà, al bivio teniamo la destra e imbocchiamo il sentiero che si addentra nella Val Vedessana. Il percorso in asfalto si inoltra nella densa vegetazione di un bosco di conifere lambito da un tortuoso corso d’acqua, fino a portare in località La Stua, a 1150 metri s.l.m.

Il sentiero 261 e il Rifugio Chiggiato

Da qui seguiamo le indicazioni per il sentiero 261 che in circa due ore ci porterà a destinazione. A questo punto affrontiamo i nove tornanti che si snodano sul declivio ammantato di abeti, le cui chiome pungenti ombreggiano una casetta di legno e un capitello con un crocifisso. Lungo il sentiero, accuratamente segnalato, troviamo una graziosa edicola votiva recante l’iscrizione: “Qui transitò il 19.07.1988 K. Wojtyła Papa Giovanni Paolo II“.

Vedute paesaggistiche delle Dolomiti dal Monte Negro

Il precorso procede in salita senza presentare difficoltà tecniche né pendenze particolarmente impegnative fino a portare al Rifugio Chiggiato. Situato a 1911 metri s.l.m., l’accogliente ricovero alpino si inserisce armoniosamente sulla sommità del Col Negro, meta ideale per gli appassionati di fotografia che si chiedono cosa fare a Calalzo di Cadore. Dalla posizione privilegiata del rifugio, avvolto da una soleggiata area prativa, si gode di una veduta ad ampio raggio delle solenni vette rocciose delle Marmarole, catena montuosa dolomitica incastonata nel cuore del Cadore tra la Val D’Ansiei a nord, la Val D’Oten a sud, il gruppo del Sorapiss a ovest, il Monte Antelao a sud ovest.

La via del ritorno passando per la Valle d’Òten.

Nelle giornate limpide, volgendo lo sguardo a sud est si scorgono le cime degli Spalti del Toro. Conclusa la visita, il cammino riprende scendendo lungo il sentiero 260. La pendenza in discesa è decisamente più ripida, si consiglia quindi l’uso dei ramponi nelle giornate innevate. l’ultimo tratto dell’itinerario si sviluppa lungo il torrente d’Òten e il torrente Molinà passando per la località Praciadelan e per l’area picnic Cima Tuoro.

Se vi chiedete cosa fare a Calalzo di Cadore, l’escursione è consigliata a chi desideri immergersi in silenziose foreste incantate solcate da torrenti cristallini zampillanti tra rocce velate di muschio e contemplare alcune delle più spettacolari e fotogeniche visioni panoramiche delle Dolomiti del Cadore.

Cosa fare a Lozzo di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Lozzo di Cadore in Provincia di Belluno: la Roggia dei Mulini, la strada del Genio, il Pian dei Buoi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Lozzo di Cadore?

Il comune di Lozzo di Cadore confina a nord con Auronzo di Cadore, a sud con Domegge di Cadore, a est con Auronzo di Cadore, Vigo di Cadore e Lorenzago di Cadore, a ovest con Auronzo di Cadore e Domegge di Cadore.

Escursione a Pian dei Buoi

Partenza da Borgata Prou

Il parcheggio si trova in Via da Rin, (46.48668586187801, 12.4388197004999) in prossimità della centrale di Leo e di un incantevole complesso molitorio situato lungo il rio Rin conosciuto come la Roggia dei Mulini, località consigliata agli appassionati di fotografia che si chiedono cosa fare a Lozzo di Cadore. Da questa prospettiva si gode di una veduta suggestiva del Monte Froppa e del Monte Cridola.

All’uscita del parcheggio svoltiamo a sinistra e seguiamo Via da Rin in direzione nord est per 450 metri, svoltiamo a sinistra e seguiamo le indicazioni per il Pian dei Buoi, raggiungibile tramite la strada del Genio.

Partenza dal centro di Lozzo di Cadore

Partendo dal parcheggio in Piazza Tiziano, procediamo a nord affiancando la facciata della chiesa vecchia di Lozzo di Cadore. All’incrocio con Via Roma svoltiamo a destra.

Dopo 160 metri giriamo a sinistra e continuiamo su Via Padre Marino da Cadore, passando presso una fontana a base ottagonale e il monumento ai caduti di Lozzo di Cadore. Quest’ultimo è costituito da un corpo di granito sormontato da quattro candide colonnine, al di sopra delle quali un’aquila con le ali spiegate poggia su un cannone.

Nelle giornate limpide, dalla posizione privilegiata di Piazza IV Novembre, volgendo lo sguardo a sud est si scorgono le maestose vette del Monte Montanel e del Monte Cridola.

Borgata Prou e la chiesa di San Rocco

Lasciamo alla nostra destra l’ingresso del municipio e del Museo e delle Attività di Trasformazione e del Latte, dopodiché proseguiamo su Via San Rocco fino a giungere la borgata di Prou. Qui troviamo la chiesa ottocentesca di San Rocco, incorniciata da antiche abitazioni e fabbricati in legno e pietra a vista. Il candido luogo di culto reca al di sopra del portale ligneo l’iscrizione: “D.O.M. E.S.R.H.T.D. MDCCCLVII” (Deo Optimo Maximo et Sancto Rocho Hoc Templum Dicatum 1857: Questo tempio è dedicato a Dio Ottimo e Massimo e a San Rocco).

All’incrocio svoltiamo a destra e procediamo per 220 metri, poi teniamo la sinistra e seguiamo le indicazioni per il Pian dei Buoi. Procediamo lungo la sinuosa strada asfaltata per 700 metri e seguiamo la segnaletica per i rifugi Ciareido, Bajon e per il Pian dei Buoi.

La strada del Genio e il Pian dei Buoi

La strada del Genio è una via militare realizzata agli albori del XX secolo per collegare Lozzo di Cadore al Pian dei Buoi. La posizione privilegiata dell’altipiano rappresentava infatti un luogo adatto alla costruzione di diverse opere strategiche come caserme, ricoveri e fortificazioni, la più significativa delle quali prende il nome dal Col Vidal. Percorribile sia in auto che in bicicletta a orari prestabiliti sia in salita che in discesa, la tortuosa strada a corsia singola si caratterizza per numerose gallerie e venticinque tornanti, in gran parte ombreggiati dalla densa vegetazione boschiva che ammanta l’altura.

Una volta raggiunto il Pian dei Buoi, meta ideale per e ciclisti che si chiedono cosa fare a Lozzo di Cadore, la fatica dell’escursione è ricompensata dalle vedute mozzafiato delle Marmarole a est, della Croda dei Toni a nord, del Monte Cridola a sud est.

Cosa fare a Lorenzago di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Lorenzago di Cadore in Provincia di Belluno: il Lago di Lorenzago, il parco dei sogni, il sentiero del Papa. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Lorenzago di Cadore?

Il comune di Lorenzago di Cadore confina a nord con Vigo di Cadore, a sud con Domegge di Cadore, a est con Forni di Sopra, a ovest con Lozzo di Cadore e Domegge di Cadore.

Lorenzago di Cadore, antico borgo circondato dalle Dolomiti

Incastonato nel cuore del Cadore, il centro storico di Lorenzago è dominato a est dal Monte Miaron (1780 metri s.l.m), a sud est dal Monte Cridola (2.581 metri s.l.m), a sud ovest dal Monte Antelao, che con i suoi 3264 metri si aggiudica la medaglia d’argento in qualità di seconda montagna più alta delle Dolomiti, preceduto dalla Marmolada (3.343 m) e seguito da la Tofana di Mezzo (3 244 metri s.l.m), una delle montagne più spettacolari delle Dolomiti Ampezzane.

A ovest del paese si innalza il Cimon del Froppa, la cui sommità, svettante a 2931 metri di altitudine, si impone sul gruppo delle Marmarole. A nord est troneggia la colossale mole della Croda dei Toni o Cima Dodici e del Monte Paterno, alte rispettivamente 3.094 metri s.l.m e 2.746 metri s.l.m.

Il Lago di Lorenzago, il Lago di Cadore, il Lago di Santa Caterina

Punto di partenza per appassionati di alpinismo desiderosi di scalare alcune delle più formidabili vette dolomitiche, Lorenzago di Cadore rappresenta una meta ideale per svolgere tranquille passeggiate lungo il Piave, il cui corso alimenta il Lago di Lorenzago e il Lago di Cadore, specchi d’acqua cristallini incorniciati da maestosi boschi di conifere.

Per gli amanti del turismo lacustre, poco più a nord del centro lorenzaghese, a circa un quarto d’ora in macchina, si trova il Lago di Santa Caterina, gelido bacino artificiale sorto negli anni Trenta del Novecento a seguito della costruzione della diga per arginare il corso dell’Ansiei.

Cosa fare a Lorenzago di Cadore: il parco dei sogni

Da Piazza Calvi al Parco dei Sogni

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in piazza Calvi di fronte alla Chiesa dei Santi Ermacora e Fortunato Martiri. Lasciamo alla nostra sinistra la facciata del luogo di culto e procediamo fino all’incrocio con Via Cesarol, poi svoltiamo a sinistra. All’incrocio con la strada statale 52 svoltiamo a destra e proseguiamo per circa ottanta metri fino a raggiungere il municipio, dopodiché imbocchiamo Via Pecol alla nostra sinistra.

Seguiamo Via Pecol per 400 metri fino al bivio, poi teniamo la sinistra e seguiamo le indicazioni per il parco dei sogni. Località ideale per chi voglia addentrarsi in un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo in cui la natura e il silenzio regnano incontrastati, il parco dei sogni è una placida oasi costellata di larici e abeti, le cui chiome pungenti offrono riparo a scoiattoli e caprioli.

La densa vegetazione del parco è lambita dal torrente Piova e da un grazioso stagno, presso il quale una grotta accoglie una statuina della Madonna.

Il sentiero del Papa

L’inizio del sentiero si trova in Via Pecol, in prossimità del Tennis Club “Pesin”. La prima parte del percorso ad anello, adeguatamente segnalato, si inoltra in un rigoglioso bosco di conifere e affianca il Castello Mirabello. Da località Pecosta si procede in direzione di località Stabiere, dalla cui posizione privilegiata si gode di una veduta suggestiva del Monte Cridola e del Monte Miaron, in cui è stato costruito l’omonimo forte della prima guerra mondiale.

Il sinuoso tracciato boschivo conduce al sentiero Regine Pacis, raggiunto il quale si procede all’ombra di un bosco di faggi fino ad arrivare a Croera, da cui si scorgono le cime del Monte Civetta (3.220 m), del Monte Pelmo (3.168 m) e del Monte Antelao.

Il sentiero attraversa la Val de Palù e Stabie e porta a Passo Mauria. In corrispondenza della strada statale 52 si segue la strada sterrata che riporta a Lorenzago.

Cosa fare a Vigo di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Vigo di Cadore in Provincia di Belluno: il borgo di Pelos, il torrente Piova, la forra di Romotoi, Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Vigo di Cadore?

Il comune di Vigo di Cadore confina a nord con Santo Stefano di Cadore, a nord ovest con Auronzo di Cadore, a sud con Forni di Sopra, a sud ovest con Lorenzago di Cadore, a est con Sappada, Prato Carnico e Sauris di Sotto, a ovest con Auronzo di Cadore e Lozzo di Cadore.

Escursione da Pelos alla Forra dei Romotoi

Dalla chiesa di San Bernardino di Siena al Ponte sul torrente Piova

Il punto di partenza dell’itinerario è Piazza S. Bernardino a Pelos, frazione del comune di Vigo di Cadore, in corrispondenza della Chiesa di San Bernardino da Siena. Incorniciato da affascinanti abitazioni ristrutturate in legno e pietra a vista, il luogo di culto quattrocentesco sorge nel cuore storico del borgo di montagna, dalla cui posizione panoramica, nelle giornate limpide, si gode di suggestive vedute paesaggistiche del Col Vidal a nord ovest, del Monte Cridola e del Montanel a sud, a est del gruppo del Brentoni nelle Alpi Carniche, a ovest delle Marmarole.

Da località Mandre alla Forra di Romotoi

Dalla Piazza procediamo a sud est lungo Via Giuseppe Fabbro per circa 750 metri, fino a trovare, alla nostra sinistra, poco prima del Ponte sul Piova, il sentiero 358 che si addentra nella folta vegetazione di conifere lambita da un tortuoso corso d’acqua cristallino.

L’itinerario è ideale per chiunque voglia scoprire cosa fare a Vigo di Cadore e desideri addentrarsi nell’atmosfera magica di boschi secolari, lasciandosi trasportare dal suono rilassante di gelidi torrenti che scorrono tra le rocce. Un’esperienza che invita a immergersi nella natura incontaminata, avvolti dalla serenità e dalla bellezza senza tempo di un paesaggio che sembra uscito da un sogno.

Raggiunta Località Mandre si trovano le indicazioni per il percorso attrezzato della Forra di Romotoi. Nel corso di milioni di anni, l’incessante lavorio dell’omonimo torrente ha saputo plasmare come un paziente scultore le vertiginose geometrie della profonda insenatura, le cui pareti verticali sovrastano il torrente zampillante tra sassi e rocce levigate dalla corrente d’acqua.

Una volta giunti alla forra, una serie di funi metalliche, scale a pioli e ponti sospesi permettono di affrontare la salita tra fragorose cascate e rocce velate di muschio. Percorso ideale per gli appassionati di fotografia chi si chiedono cosa fare a Vigo di Cadore, il sentiero che attraversa la Forra di Romotoi regala scorci panoramici suggestivi del misterioso corridoio di roccia, dalla cui sommità, nelle giornate in cui il cielo è terso, i raggi del sole generano uno spettacolo di luci e ombre da lasciare col fiato sospeso.

Dopo aver attraversato la forra, in località Romotoi (1180 metri s.l.m) teniamo la sinistra e procediamo a nord ovest in direzione di Costa (1126 metri s.l.m), poi discendiamo il declive alberato seguendo le indicazioni del CAI 338 fino ad arrivare a Dumelle (1165 metri s.l.m) dove il sentiero si snoda nuovamente lungo il torrente Piova. A questo punto abbandoniamo il sentiero CAI 338 e teniamo la sinistra per tornare in località Mandre, da cui si procede a ritroso fino a tornare al punto di partenza.

L’escursione non è priva di difficoltà tecniche, è richiesta infatti particolare attenzione lungo il percorso che si addentra nel canyon, il cui attraversamento richiede l’equipaggiamento da ferrata.

Se non sapete resistere alle spettacolari visioni di silenziose foreste e sinuose valli scavate nella roccia, potrebbe interessarvi la lettura dell’articolo che abbiamo avuto piacere di dedicare al Parco Grotte del Caglieron in località Breda, a Fregona (TV), sovrastato dalla svettante mole boscosa del Monte Pizzoc e dell’altipiano del Cansiglio.

Cosa fare a Domegge di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Domegge di Cadore in Provincia di Belluno: il Rifugio Cercenà, il rifugio Padova, il rifugio Tita Barba. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Domegge di Cadore?

Il comune di Domegge di Cadore confina a nord con Auronzo di Cadore, a sud con Cimolais, a est con Lozzo di Cadore, Lorenzago di Cadore e Forni di Sopra, a ovest con Calalzo di Cadore e Pieve di Cadore.

Alla volta del Rifugio Cercenà

Il punto di partenza dell’itinerario è l’area parcheggio in località Navarre (46.457282429452626, 12.421440623203337), a nord del Ponte di Domegge. Poco più a sud, il corso del fiume Piave confluisce nel Lago di Cadore, gelido specchio d’acqua formatosi a metà Novecento con la costruzione della diga sul fiume Sacro alla Patria in Località Sottocastello.

Incastonato nel cuore della Valle del Cadore, il limpido bacino artificiale è sovrastato a nord dalla colossale mole innevata del Monte Brentoni, svettante a 2.548 metri s.l.m. A est, le rive del lago lambiscono le pendici boscose del Monte Cridola, del Crodon di Giaf e degli Spalti del Toro. A ovest si staglia la vetta del Monte Antelao, che dai suoi 3.264 metri di quota si conquista la medaglia d’argento come seconda vetta più alta delle Dolomiti.

Lasciamo alle nostre spalle la sponda sinistra del Piave e imbocchiamo la strada della Val Talagona in direzione sud ovest, seguendo le indicazioni per il rifugio Padova e il rifugio Cercenà. Il precorso asfaltato si snoda per 4 km all’ombra di faggi e abeti.

Dal rifugio Cercenà al rifugio Padova

Situato a 1050 metri di altitudine nel gruppo della Crìdola, il ricovero alpino si inserisce armoniosamente in una rigogliosa area prativa solcata da un limpido torrente. Meta ideale per fare una pausa, gustare un caffè di moka e assaporare tipicità gastronomiche del territorio, da taglieri di affettati a selezioni di formaggi di prima qualità, questo ameno angolo di natura è reso ancor più vivace dalla presenza di caprette, maiali e asinelli.

Conclusa la tappa al rifugio Cercenà si riprende il cammino seguendo la strada che si snoda lungo il torrente Talagona. Dopo poco meno di 4 km si arriva al Rifugio Padova, situato a 1287 metri s.l.m. in località Pra di Toro. Riconoscibile per il tetto e gli scuri di colore rosso, l’incantevole baita di pietra e legno è avvolta da un’assolata estensione erbosa incorniciata dalle sommità del Montanel, del Cridola, del Crodon di Giaf e degli Spalti di Toro.

Il fiorente parco alberato ospita un parco giochi con casette di legno, scivoli e sculture di animali, gnomi e altre magiche creature che abitano il bosco.

Dal rifugio Padova al Rifugio Tita Barba

A questo punto seguiamo le indicazioni per il sentiero 352 per il rifugio Tita Barba. Il sentiero conduce al Casel de Col, graziosa casetta di legno di fronte alla quale si trova una panchina ricurva rivolta su una postazione per accendere il fuoco. All’interno del Casel si trova un paiolo appeso a un treppiede.

Dopo aver superato un ponticello su un torrente zampillante si prosegue verso località Valle, raggiunta la quale prendiamo il sentiero sulla destra che affianca un bivacco e conduce a località Le Palù, a 1660 metri di altitudine.

Da qui il tracciato attraversa la luminosa Casera Verdocia, meta ideale per gli appassionati di fotografia che si chiedono cosa fare a Domegge di Cadore, da cui si gode di una veduta ad ampio raggio dei principali gruppi montuosi del Comelico e del Cadore.

La conclusione del giro ad anello

Dopo aver visitato il rifugio Tita Barba, a 1821 metri di quota, il sentiero si articola a sud est fino a raggiungere i 1910 metri di quota. In corrispondenza di Forcella Spe il tracciato attraversa una vasta distesa di ghiaia e pietrisco, dopodiché si addentra nel bosco e ci riporta in località Valle, dove si ricongiunge al sentiero che abbiamo percorso all’andata.

Se vi chiedete cosa fare a Domegge di Cadore, l’itinerario è piuttosto impegnativo ma la fatica dell’escursione è ricompensata da visioni panoramiche mozzafiato del cuore delle Dolomiti del Cadore.

Cosa fare a Pieve di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Pieve di Cadore in Provincia di Belluno: Colle San Dionisio, Capanna Tita Panciera, Rifugio Antelao. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Pieve di Cadore?

Il comune di Pieve di Cadore confina a nord con Calalzo di Cadore, a sud Perarolo di Cadore, a sud est con Cimolais, sud ovest con Valle di Cadore, a est con Domegge di Cadore e Cimolais, a ovest con Vodo di Cadore.

Escursione a Pieve di Cadore

Da Pozzale a Colle San Dionisio

Il punto di partenza dell’itinerario è Piazza Margherita nel centro storico di Pozzale, incantevole paesino punteggiato di antiche dimore alpine in pietra e legno. Incastonato nel cuore delle Dolomiti del Cadore, l’accogliente abitato si inserisce armoniosamente tra le pendici boscose del Monte Zucco, a sud, il Lago di Cadore a est, Colle San Dionisio a ovest e il Monte Tranego a nord.

Dalla piazza procediamo a nord su Via Centrale e Via Sopracolle in direzione della Vecchia Chiesetta di Sant’Antonio. La facciata del luogo di culto, esternamente austero e disadorno, è orientata a sud ovest verso un giardino ben curato, ornato da un cipresso e da gerani incorniciati da muriccioli di pietra velati di muschio. Degno di nota è il grazioso campanile di pietra, inglobato nella parete nord dell’edificio sacro.

Continuiamo su Via Sopracolle per circa 350 metri fino a raggiungere il bivio in cui sono riportate le indicazioni per il rifugio Prapiccolo e per il rifugio Antelao. Imbocchiamo la strada alla nostra sinistra e addentriamoci nella foresta di abeti che ricopre il declivio. La prima parte del percorso si snoda su strada asfaltata, poi prosegue quasi completamente su strada bianca.

Vedute Paesaggistiche dal Monte Tranego

Privo di difficoltà tecniche, il tracciato presenta dei tratti scoscesi che possono rappresentare una sfida per gli escursionisti poco allenati. Una volta raggiunta la sommità del Monte Tranego la fatica della camminata è ricompensata dalle vedute mozzafiato del Lago di Cadore, gelido specchio d’acqua dolomitico sovrastato dalle solenni cime rocciose degli Spalti del Toro e del Monte Duranno.

Nelle stagioni primaverile ed estiva, il sottobosco ombreggiato da maestose conifere si riempie di sgargianti specie floreali come la Saponaria ocymoides, dal caratteristico colore rosa intenso, di candidi gigli, di ranuncoli e barbe di becco. Dalla posizione privilegiata del Tranego, svettante a 1849 metri di quota, si rimane colpiti dall’imponente mole rocciosa del Monte Antelao che si staglia all’orizzonte.

Da Capanna Tita Panciera al Colle Dionisio

La tappa successiva del percorso è Capanna Tita Panciera, recentemente ristrutturata, presso la quale si trova una fontana ricavata da un tronco da cui sgorga acqua potabile. Situato a 1693 metri s.l.m., il rifugio alpino è incastonato nella Forcella Antracisa, luminoso avvallamento situato tra il Monte Tranego e Colle Dionisio.

Da Colle San Dionisio al rifugio Antelao

A breve distanza dal rifugio, deviamo di pochi metri a sinistra dalla strada che porta al Rifugio Antelao e seguiamo le indicazioni che in circa mezz’ora conducono al Colle Dionisio. Il sentiero erboso porta a una cengia piuttosto stretta e prima di protezioni che si articola lungo un’area interessata da una frana. Particolare attenzione è richiesta nell’attraversare un ponticello di legno un po’ traballante.

Dopo aver suonato la campana della Chiesetta di San Dionisio e aver goduto dello straordinario panorama montano dalla cima dell’omonimo colle, meta imperdibile per gli appassionati di fotografia che si chiedono cosa fare a Pieve di Cadore, si riparte alla volta del Rifugio Antelao (1796 metri di altitudine), raggiungibile tramite il sentiero 251.

La via del ritorno

Una volta tornati alla Capanna Tita Panciera si procede a sud lungo il sentiero 250 in direzione di Pozzale, passando per il rifugio Pra Piccolo (chiuso), a 1400 metri s.l.m, da cui può contemplare il gruppo delle Marmarole. Qui finisce il sentiero boschivo e inizia la strada che riporta al centro di Pozzale. Se vi chiedete cosa fare a Pieve di Cadore, l’itinerario è consigliato a chi desideri immergersi nell’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo di antichi boschi e ammirare alcune delle panoramiche più affascinanti del Cadore.

Cosa fare a Cencenighe Agordino (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Cencenighe Agordino in Provincia di Belluno: El Troi de le Ial, La fiera di Sant’Andrea, La chiesa di Sant’Antonio Abate. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cencenighe Agordino?

Il comune di Cencenighe Agordino confina a nord est con San Tomaso Agordino, a nord ovest con Vallada Agordina, a est e a sud con Taibon Agordino, a ovest con Canale d’Agordo.

El Troi de le Iàl

Il punto di partenza del sentiero delle carbonaie si trova a circa 3 km a est del centro urbano di Cencenighe Agordino, nella frazione di Bastiani. Dopo aver lasciato la macchina nel parcheggio del piccolo paesino si intraprende una sinuosa mulattiera, piuttosto scoscesa, che nell’arco di venti minuti conduce all’abitato di Bricol, situato a 1097 metri s.l.m.

Nel dialetto locale, il termine “iàl” si riferisce alle radure in cui si produceva il carbone attraverso la lenta combustione del legname, procedimento che poteva durare fino a due settimane. Ricavato principalmente da faggi e abeti rossi, il legno era sapientemente disposto intorno a un camino e veniva in seguito coperto di rami e terra battuta. Dopo aver acceso internamente la catasta, venivano praticati dei fori per garantire la circolazione dell’aria.

L’itinerario boschivo è stato ripristinato e valorizzato al fine di mantenere viva la memoria di questa storica tradizione che per secoli ha costituito un elemento fondamentale dell’economia del territorio.

Se vi chiedete cosa fare a Cencenighe Agordino, el Troi de le Iàl serpeggia nella densa vegetazione boschiva guidando il visitatore alla scoperta di ben ventinove iàl, iniziativa ideale per gli appassionati di escursionismo alla ricerca di un luogo immerso nel verde e nel silenzio.

La fiera di Sant’Andrea

Secondo il calendario liturgico il giorno dedicato a Sant’Andrea è il 30 novembre. Nel comune di Cencenighe Agordino, la celebrazione del Santo Patrono non coincide sempre con questa data.

L’edizione 2023 della fiera di Sant’Andrea ha avuto luogo sabato 25 e domenica 26 novembre nel Centro Turistico Culturale Nof Filo’ in Via XX Settembre, 19.

Se vi chiedete cosa fare a Cencenighe Agordino, partecipare a questa antica manifestazione è un’occasione consigliata per trascorrere la stagione autunnale all’insegna di specialità enogastronomiche, mercatini artigianali e giri coi pony nella cornice di un accogliente paese di montagna sovrastato dalle vette del Civetta, del Moiazza, del Pelsa, delle Pale di San Lucano e del Monte Anime.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Cencenighe e il sito prolococencenighe.it.

La chiesa di Sant’Antonio Abate

Incastonato nel cuore storico cencenighese in Piazza Vecchia, 1, il luogo di culto settecentesco è accessibile tramite un portale ligneo finemente intagliato, rivolto a nord ovest, incorniciato da semicolonne ioniche che sorreggono un timpano triangolare spezzato.

Al di sopra del portale campeggiano le sculture in legno di due figure leonine, disposte di profilo l’una di fronte all’altra, ai cui lati si aprono due finestre semicircolari. Un’altra apertura, quadrilobata, si staglia sulla sommità del fronte.

Le tre luminose navate del luogo di culto custodiscono pregiate opere d’arte sacra che includono il maestoso altare maggiore realizzato in pino cembro, opere pittoriche di rara fattura tra cui emerge per il valore storico e la qualità dell’esecuzione una pala del XVII secolo che illustra Sant’Antonio Abate, San Rocco e San Sebastiano.

Degno di nota è lo svettante campanile, inglobato nella struttura, coronato da una cuspide a bulbo poggiante su un tamburo ottagonale.

Se vi chiedete cosa fare a Cencenighe agordino, la parrocchiale di sant’Antonio Abate è un vero e proprio gioiello di arte sacra sovrastato da maestose alture alberate lambite dal limpido torrente Bois.

Cosa fare a Canale d’Agordo (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Canale d’Agordo in Provincia di Belluno: la baita bivacco Giovanni Paolo I, la baita dei Cacciatori, la sagra di San Giovanni Battista. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Canale d’Agordo?

Il comune di Canale d’Agordo confina a nord con Rocca Pietore, a sud con Primiero San Martino di Castrozza, a est con Vallada Agordina, Cencenighe Agordino e Taibon Agordino, a ovest con Falcade e Primiero San Martino di Castrozza.

Baita Bivacco Giovanni Paolo I

Il punto di partenza dell’escursione è l’area parcheggio a Colmean (coordinate: 46.37756782534322, 11.890597536682323). Situato a 1274 metri s.l.m, l’accogliente paesino della Valle del Bois si adagia su un luminoso declivio erboso circondato da foreste di abeti. Da questa prospettiva lo sguardo spazia sui vicini abitati di Feder, Tegosa e Caviola fino alle vette di Cima Pape, Cima Mulaz, Cima di Campido e Cima del Focobon che si stagliano maestose all’orizzonte.

Ombreggiata da conifere e affiancata da cataste di tronchi, all’inizio del percorso si trova una graziosa casetta di legno presso la quale un’insegna ci invita a rispettare l’ambiente, tenendolo pulito.

Seguiamo il sentiero nº 689 in direzione della Baita dei Cacciatori. Il sinuoso tracciato si addentra nel bosco punteggiato di rocce velate di muschio lambite da un limpido torrente. Nei mesi autunnali e invernali, gli osservatori più fortunati possono scorgere diverse specie di funghi e splendidi fiori di zafferano.

Durante il tragitto è facile rimanere incantati dalla visione della grandiosa mole innevata delle Pale di San Martino e delle Cime d’Auta, svettanti a 2623 metri s.l.m.

La Baita dei Cacciatori

Il rifugio si inserisce armoniosamente ai piedi delle Cime D’Auta a 1751 metri di altitudine in una posizione panoramica di rara bellezza. Meta ideale per gli appassionati di alpinismo e di fotografia, la Baita dei Cacciatori include un’ampia terrazza dalla quale si gode di una vista mozzafiato delle Pale di San Martino e di Passo San Pellegrino, punto di riferimento per sciatori provenienti da ogni parte d’Europa.

Baita Papa Giovanni Paolo I

A questo punto si affrontano gli ultimi 114 metri di dislivello che ci separano dalla baita Papa Giovanni Paolo I. Situato a 1865 metri s.l.m., il ricovero alpino reca al di sopra dell’ingresso una targa recante l’iscrizione: “Amico, questo è un angolo di paradiso, godilo e difendilo come cosa tua!”.

Lo spazioso rifugio include due lunghi tavoli di legno, una stufa economica e un camino di pietra (sopra il quale è sospeso un gancio per appendere una pentola), intorno al quale è disposta una panca in legno semicircolare. In un angolo si trovano un’accetta, una sega, una pala e altri attrezzi per fare pulizia. Attraverso una scala a pioli si sale in mansarda.

Se vi chiedete cosa fare a Canale d’Agordo, la Baita Papa Giovanni Paolo II è una meta consigliata agli amanti della natura che desiderino immergersi in un ambiente in cui regnano il silenzio e la natura incontaminata. Visitare questo rifugio incastonato nel favoloso scenario delle Dolomiti, patrimonio dell’UNESCO sarà un’esperienza memorabile.

La sagra di San Giovanni Battista

Il giorno dedicato a San Giovanni Battista è il 24 giugno. Nel comune di Canale d’Agordo, l’edizione 2024 della festa dedicata al Santo Patrono si è svolta da venerdì 21 a lunedì 24 giungo nel centro storico del paese.

Se vi chiedete cosa fare a Canale d’Agordo, la tradizionale celebrazione concilia la solennità della santa messa con il clima gioviale e spensierato di una sagra sagra d’altri tempi all’insegna di parchi di divertimenti, coinvolgenti fiere mercato, lotterie di beneficienza e specialità enogastronomiche del territorio da gustare in comode aree di ristorazione.

Cosa fare a San Tomaso Agordino (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a San Tomaso Agordino in Provincia di Belluno: La festa dell’orzo e della birra artigianale, Rifugio Sasso Bianco, la chiesa di San Tomaso Apostolo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Tomaso Agordino?

Il comune di San Tomaso Agordino confina a nord con Rocca Pietore, a sud con Cencenighe Agordino, a est con Alleghe e Taibon Agordino, a ovest con Vallada Agordina.

La festa dell’orzo e della birra artigianale

L’edizione 2024 della festa dell’orzo e della birra artigianale ha avuto luogo da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre nel centro storico del paese, in corrispondenza della chiesa di Celat.

Se vi chiedete cosa fare a San Tomaso Agordino, partecipare a questa coinvolgente manifestazione è un’occasione da non perdere per trascorrere la bella stagione all’insegna di musica dal vivo, mostre mercato con splendide creazioni artigianali (in cui spiccano le caratteristiche calzature agordine), esposizioni artistiche e specialità gastronomiche locali da assaporare con freddi boccali di birra artigianale nella cornice di un incantevole borgo alpino sovrastato dalla spettacolare mole innevata del Monte Civetta e della Marmolada.

Per maggiori informazioni in merito alla celebrazione popolare è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco San Tomaso Ag.

Rifugio Sasso Bianco

Il punto di partenza dell’itinerario è l’abitato di Piaia, grazioso paesino adagiato sulle pendici boscose del Sasso Bianco a 1175 metri s.l.m. Punteggiato di candide dimore di pietra e legno, fienili secolari e fontane da cui sgorga acqua cristallina, il borgo mostra le indicazioni per Tabiài de Ciamp, Rifugio Sasso Bianco e Cima Sasso Bianco. La strada forestale si snoda per La Costa, Mont del Sol, la Costa de le Palote (1625 metri) regalando delle vedute mozzafiato sui Monti dell’Agner, delle Pale di San Martino, la cima della Vezzana e cima Mulaz.

Dopo circa un’ora e venti di cammino la strada forestale, a tratti un po’ ripida, lascia spazio al sentiero scosceso che si addentra nella densa vegetazione di conifere lambita da gelidi torrenti.

Dopo aver affrontato un dislivello di 665 metri, il tracciato conduce al rifugio Sasso Bianco, adagiato su una luminosa distesa prativa, dalla cui posizione privilegiata lo sguardo abbraccia i ripidi versanti rocciosi del Monte Civetta.

Per maggiori informazioni in merito ai servizi offerti dall’accogliente rifugio alpino è possibile consultare il sito www.rifugiosassobianco.it. Da qui si possono seguire le indicazioni per il Sasso Nero e il Sasso Bianco, raggiungibili in circa un’ora di cammino, da dove si possono contemplare alcune delle visioni più fotogeniche dell’escursione.

Se vi chiedete cosa fare a Sa Tommaso Agordino, questo itinerario è consigliato a chi desideri esplorare una località montana silenziosa e immersa nel verde circondata dalle maestose vette dolomitiche patrimonio dell’UNESCO.

La chiesa di San Tomaso Apostolo

Il luogo di culto di origine medievale si staglia nel cuore santomasino a breve distanza dal planetario Cieli Dolomitici, in Via Celat, 9.

Rivolta a sud ovest, la facciata a capanna della chiesa è adornata da un’opera pittorica sbiadita, situata tra una piccola apertura quadrilobata e il portale d’accesso. Quest’ultimo è affiancato da due semicolonne che sorreggono un timpano spezzato, coronato da due spioventi di legno. Sui bordi del fronte si distingue l’ordinata disposizione delle pietre angolari.

Addossato alla struttura, il campanile è ritmato da una serie di monofore e bifore che si aprono nella cella campanaria. Atre otto monofore si aprono nel tamburo ottagonale, coronato da una cuspide metallica a bulbo sulla cui sommità spicca un angelo dorato.

Uno dei più significativi punti di riferimento spirituali, storici, architettonici e culturali del comune, la chiesa di Celat custodisce inestimabili affreschi, tele ottocentesche e il pregiato altare maggiore della metà del XIX secolo.