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Cosa fare a Ospitale di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Ospitale di Cadore in Provincia di Belluno: il sentiero CAI 483, la Casera Val Bona, il Bivacco Campestrin. Sentiero delle Casere. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Ospitale di Cadore?

Il comune di Ospitale di Cadore confina a nord con Valle di Cadore, a nord est con Perarolo di Cadore, a nord ovest con Cibiana di Cadore, a sud con Longarone, a est con Perarolo di Cadore ed Erto e Casso, a ovest con Val di Zoldo.

Lambito dal sinuoso corso del fiume Piave, il comune di Ospitale di Cadore si estende nello splendido scenario della Val Tovanella, racchiusa tra le vette innevate del Gruppo del Bosconero e del Sasso di Toanella.

Il sentiero CAI 483

Il punto di partenza dell’itinerario per il Bivacco Campestrin è il parcheggio presso il campetto da calcio in Via di Sopra (46.33182006224941, 12.323879142351029). Lasciate alla vostra sinistra l’ingresso del parcheggio e procedete per circa sessanta metri a sud est attraverso il grazioso borgo montano, poi tenete la destra e continuate su Via di Sopra fino a trovare la segnaletica per il bivacco.

Seguendo il CAI 483 ci si immerge in un florido bosco lambito da gelidi torrenti fino ad arrivare a un ponte da cui si può contemplare una limpida cascata zampillante tra rocce velate di muschio.

La Casera Valbona

In poco meno di un’ora il sentiero ben segnalato conduce a Casera Valbona, accogliente rifugio alpino situato a 1783 metri di altitudine. Armoniosamente inserita nella Val di Gares in una luminosa area prativa circondata da conifere, la casera era in origine impiegata durante la monticazione e rappresenta oggi un punto di riferimento per gli escursionisti diretti al bivacco Campestrin.

All’interno del rifugio si trovano due tavoli con panche di legno, un lavandino, un ampio camino e una stufa economica. Il piano superiore è accessibile tramite una scala in legno. All’esterno si trova una fontana da cui sgorga acqua cristallina, non potabile.

Il Bivacco Campestrin

A questo punto si seguono le indicazioni per il bivacco Campestrin lungo il sentiero forestale. Inizialmente il tracciato si presenta scosceso, ma la pendenza diminuisce gradualmente nella seconda parte del sentiero. In prossimità del rifugio si passa affianco a una legnaia, presso la quale è collocato un cartello con su scritto: “Ciao. Sono la legna che deve andare al bivacco, portami con te e saprò scaldarti come solo io so fare!!!”.

Situato a 1658 metri s.l.m. l’incantevole rifugio di pietra si staglia solitario in una soleggiata distesa erbosa sovrastata dalla grandiosa mole di Sassolungo di Cibiana e di cima Sfornioi Nord. Una porta decorata di bianco e azzurro dà accesso alla cucina dotata di stufa economica, una tavola con con degli sgabelli, delle mensole in cui sono riposte stoviglie, pentole, padelle e due moka. In fondo alla stanza si trovano due letti a castello e un armadio con delle coperte. Dal soffitto in travi a vista pende un elegante candelabro.

All’esterno si trova un’area barbecue, dei tavoli con delle panche, una fontana ricavata da un tronco e una legnaia. Per tornare al punto di partenza è sufficiente percorrere a ritroso l’itinerario 483 che abbiamo seguito all’andata.

Se vi chiedete cosa fare a Ospitale di Cadore, l’escursione per il Bivacco Campestrin è consigliata a chiunque desideri immergersi nel cuore delle Dolomiti, esplorare antichi boschi pervasi da un’atmosfera fiabesca in cui regnano pace e silenzio, e ammirare alcune delle località naturalistiche più fotogeniche e affascinanti della provincia di Belluno.

Privo di difficoltà tecniche, il percorso prevede un dislivello di circa mille metri, ma la fatica dell’escursione è ripagata da vedute paesaggistiche di straordinaria bellezza.

Cosa fare ad Alleghe (BL): 3 idee

Scopri cosa fare ad Alleghe in Provincia di Belluno: La cascata Ru de Rialt, Rifugio Vazzoler, Rifugio Attilio Tissi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Alleghe?

Il comune di Alleghe confina a nord con Selva di Cadore, a nord ovest con Colle Santa Lucia, a sud con Taibon Agordino, a est con Val di Zoldo, a ovest con Rocca Pietore e San Tomaso Agordino.

La cascata Ru de Rialt

Il punto di partenza della passeggiata è il parcheggio in Corso Venezia, in corrispondenza dell’abitato di Masarè (46.398727611616664, 12.013951954519921). Lasciamo il lago alla nostra sinistra e procediamo a nord est per circa 150 metri, dopodiché svoltiamo a destra e seguiamo Via dei Pini per 220 metri. A questo punto si continua in Via Giovanni Pascoli affiancando un campo da tennis. Dopo aver superato la sezione cacciatori di Alleghe seguiamo la segnaletica e prendiamo il sentiero sterrato zigzagante che in breve tempo conduce allo zampillante salto d’acqua.

Con un dislivello di duecento metri, il sentiero che porta alla cascata Ru Col Aut prevede un’ora di cammino tra andata e ritorno. Se vi chiedete cosa fare ad Alleghe, questa piacevole gita è adatta a chi desideri fare una tranquilla passeggiata alla scoperta di una delle località più suggestive del comune.

L’abitato di Masarè è anche punto di partenza di coinvolgenti itinerari panoramici che si articolano lungo le sponde del limpido specchio d’acqua esteso tra i comuni di Alleghe e Rocca Pietore, formatosi nella seconda metà del XVIII secolo a seguito di una frana che sbarrò il corso del Cordevole.

Rifugio Attilio Tissi

Dal rifugio Capanna Trieste al rifugio Vazzoler

Il punto di partenza dell’itinerario è il rifugio Capanna Trieste, situato a 1135 metri di altitudine nella splendida cornice della Val Corpassa (Taibon Agordino), sovrastata dalla svettante mole di Torre Trieste.

Il percorso si snoda lungo il sentiero 555 in direzione del gruppo del Civetta. Superato un ponticello su un gelido torrente si affrontano i nove tornanti, il primo dei quali a 1231 metri di altitudine, che si inerpicano sul fianco del Monte Civetta. Il tracciato panoramico regala vedute mozzafiato della Val Corpassa e di salti d’acqua scenografici che lambiscono ripide alture ammantate di conifere.

Seguiamo le indicazioni per il rifugio Vazzoler, incantevole baita alpina circondata dal maestoso scenario delle Dolomiti (per maggiori informazioni in merito a questa affascinante località montana immersa nel verde e nel silenzio è possibile consultare il sito rifugiovazzoler.com).

Dal rifugio Vazzoler al rifugio Attilio Tissi

A questo punto si imbocca il sentiero 560, procedendo ai piedi di Torre Venezia. Il percorso sterrato, a tratti scosceso, si articola tra boschi di abeti incontaminati e luminose estensioni prative solcate da fiumiciattoli cristallini, costellate in primavera ed estate di ranuncoli e occhi della Madonna.

La segnaletica dipinta su una roccia indica la direzione per il rifugio Tissi, a un quarto d’ora di cammino. Armoniosamente inserito sulla sommità del Col di Rean a 2.250 m s.l.m., il rifugio Attilio Tissi sorge in una posizione panoramica da cui è possibile contemplare la vertiginosa parete nord ovest del Monte Civetta, una delle mete più fotogeniche dell’escursione. Dal punto in cui si innalza la svettante croce si domina con lo sguardo il Lago di Alleghe, delimitato a ovest dal Monte Piz. Per maggiori informazioni sul rifugio alpino è possibile visitare il sito rifugiotissi.com.

Se vi chiedete cosa fare ad Alleghe, la fatica dell’escursione, la cui percorrenza prevede circa quattro ore di cammino, è ripagata da vedute straordinarie del cuore delle Dolomiti.

Cosa fare a Livinallongo del Col di Lana: 3 idee

Scopri cosa fare a Livinallongo del Col di Lana in Provincia di Belluno: il castello di Andraz, escursione da Passo Val Parola al Col di Lana, il bivacco brigata alpina. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Livinallongo del Col di Lana?

Il comune di Livinallongo del Col di Lana confina a nord est con Badia, a nord ovest con Corvara in Badia, a sud con Rocca Pietore, a est con Cortina d’Ampezzo e Colle Santa Lucia, a ovest con Canazei.

Il castello di Andraz

Situata in località castello (46.50451092614746, 11.989110366851014), la maestosa roccaforte medievale si erge solitaria su uno sperone roccioso ai piedi di Sass de la Stria, dalla cui posizione dominante era possibile osservare le strade provenienti da Belluno, Agordo, Bressanone, Val Badia e Ampezzano.

Avvolto da un’aura di antico fascino e mistero, il castello di Andraz è uno dei più significativi punti di riferimento storici e culturali del comune, meta ideale per chi si chiede cosa fare a Livinallongo del Col di Lana. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.castellodiandraz.it.

Da Passo Valparola a Col di Lana

Il punto di partenza dell’itinerario è il Rifugio Passo Valparola, ospitale rifugio alpino circondato da una luminosa distesa erbosa situato a 2168 metri s.l.m, a breve distanza dal Lago di Valparola. Il gelido specchio d’acqua è sovrastato a est dal Monte Lagazuoi, a sud da Sass de Stria, a ovest dal gruppo del Settass.

La prima parte del tracciato si articola lungo le pareti del Settass, catena montuosa delle Dolomiti settentrionali la cui vetta più alta raggiunge i 2571 metri di quota.

Seguiamo il sentiero storico del Col di Lana n° 23 e attraversiamo brillanti declivi erbosi costellati, nelle stagioni primaverile ed estiva, di ranuncoli, margherite, occhi della madonna e di Vicia Cracca, riconoscibile quest’ultima per i fiori viola riuniti in caratteristiche infiorescenze a spighe.

Il bivacco Sief e la Siefhangstellung

L’itinerario conduce al bivacco Sief (46.51444571223031, 11.95878901899351), dalla cui posizione panoramica, a 2270 metri di quota, si gode di una veduta spettacolare del passo Sief e del Col di Lana, una delle località più fotogeniche del percorso. Il ricovero alpino sorge a breve distanza da una postazione austroungarica della Wasserwache, risalente al primo conflitto mondiale.

Dopo aver superato il Passo Sief, il sentiero sterrato conduce alla sommità dell’omonimo monte affiancando la trincea costruita lungo la cresta dell’altura, conosciuta in tedesco come Siefhangstellung, ovvero postazione sul fianco dello Sief. Una targa riporta che la posizione austriaca, a 2424 metri di altitudine, è rimasta saldamente in mano austriaca sino alla fine della Grande Guerra. Particolarmente suggestivo è il cratere della mina del Sief, esito di una deflagrazione innescata dagli austroungarici il 21 ottobre 1917 nel contesto della guerra delle mine.

Il bivacco Brigata Alpina di Cadore e la chiesa del Col di Lana

Attraverso una delle gallerie scavate nella roccia si scorge la straordinaria mole del Col di Lana.

La tappa conclusiva del percorso è il Bivacco Brigata Alpina Cadore, situata sul Col di Lana a 2462 metri s.l.m. in corrispondenza della graziosa chiesetta del Col di Lana. Circondata dalle Dolomiti bellunesi patrimonio UNESCO, quest’ultima è riconoscibile per la graziosa torre campanaria sormontata da una croce metallica.

Se vi chiedete cosa fare a Livinallongo del Col di Lana, questa escursione è consigliata a chi desideri immergersi nell’ambiente silenzioso e incontaminato delle Dolomiti e visitare i luoghi in cui si sono svolti alcuni dei più aspri scontri del primo conflitto mondiale.

Cosa fare a Selva di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Selva di Cadore: il borgo di Toffol, Malga Pien de Vacia, il Piz del Corvo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Selva di Cadore?

Il comune di Selva di Cadore confina a nord est con San Vito di Cadore, a nord ovest con Colle Santa Lucia, a sud est con Val di Zoldo, a sud ovest con Alleghe, a est con San Vito di Cadore e Borca di Cadore, a ovest con Colle Santa Lucia.

Anello Piz del Corvo

Partenza da Toffol

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio situato nell’abitato di Toffol, frazione di Santa Fosca (46.44951245038203, 12.059648362589586). L’accogliente borgo montano è lambito da un gelido torrente che aziona le roste di un mulino di pietra impiegato per la macinazione del grano e per la panificazione.

In corrispondenza del complesso molitorio, ombreggiati da aceri e abeti, si trovano i resti di una fornace da calce ottocentesca, ulteriore testimonianza delle tradizioni e degli antichi mestieri che nel corso dei secoli hanno definito l’identità di questo incantevole paesino.

Degna di nota è anche la chiesa di Sant’Osvaldo di Northumberland, situata in Via Landria, 68. Incorniciato da caratteristiche dimore di pietra, fontane cristalline e fienili di legno conosciuti come tabià, il luogo di culto è concluso da una copertura a doppio spiovente coronata da un grazioso campanile di legno.

Dal borgo di Toffol a Malga Pien de Vacia

Dal parcheggio procedete a ovest e seguite Via Perazze per poco più di un chilometro e mezzo, circondati dalla densa vegetazione di una foresta di conifere. Poco dopo aver superato un ponte su un limpido corso d’acqua si arriva a Malga Pien de Vacia, dalla cui posizione, a 1818 metri s.l.m., si scorgono le vette del Monte Pelmo, la cima est e la cima ovest del monte Crot.

Una volta arrivati a Piera de l’Auta si abbandona la strada asfaltata e si imbocca la strada forestale, seguendo il sentiero 466 in direzione di Piz del Corvo, raggiungibile in circa due ore. Il tracciato conduce a Mondeval de Sota (N 46° 27′ 32” E 12° 05′ 46”) luminosa vallata dolomitica estesa a 1921 metri di altitudine. Da qui si prosegue a sinistra e si affrontano i circa trecento metri di dislivello che ci separano dalla vetta del Piz del Corvo.

La parte conclusiva dell’itinerario si articola lungo il versante meridionale del Monte Mondeval attraversando la Valaza (N 46° 27′ 19” E 12° 04′ 57”). L’ultimo tratto del cammino è molto ripido ma la fatica dell’escursione è ampiamente ripagata dalle formidabili vedute paesaggistiche che si possono ammirare dalla sommità del monte.

Da questa posizione è possibile abbracciare con lo sguardo il gruppo della Croda da Lago-Cernera e della cima d’Ambrizzola, dell’Altopiano del Mondeval e di Malga Prendera, dominata a nord dal Becco di Mezzodì e da Rocheta de Prendera. A sud la vista spazia sulla soleggiata Val Fiorentina in cui si distinguono gli abitati di Selva di Cadore e Santa Fosca, sovrastati a sud dai declivi boscosi di Cima Fertazza.

Dopo aver contemplato lo straordinario panorama dolomitico dalla posizione privilegiata del Monte, si discende l’altura fino a trovare le indicazioni per Toffol d’Andria, a un’ora e mezza di cammino (46°27’24.0″N 12°04’38.0″E).

La tappa successiva del percorso è il Pont de Sass (N 46°27’52” E 12°04’26”) a 2103 metri s.l.m., una delle mete più fotogeniche del tragitto.

A questo punto seguiamo il sentiero 465 per Toffol l’Andrìa che in un’ora e dieci minuti ci riporta a Santa Fosca. Se vi chiedete cosa fare a Selva di Cadore, l’itinerario ad anello Piz del Corvo è un’escursione consigliata a chiunque desideri immergersi nel cuore delle Dolomiti e ammirare alcune tra le più affascinanti e fotogeniche località naturalistiche del Bellunese.

Cosa fare a Colle Santa Lucia (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Colle Santa Lucia: l’Altavia dell’orso, Col de Larcionei, Malga Colcuc. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Colle Santa Lucia?

Il comune di Colle Santa Lucia confina a nord con Cortina d’Ampezzo, a sud con Alleghe, a est con San Vito di Cadore e Selva di Cadore, a ovest con Livinallongo del Col di Lana e Rocca Pietore.

Altavia dell’orso

Il punto di partenza dell’itinerario ad anello è la piazza in Via Villagrande a Colle Santa Lucia, accogliente paese ladino circondato dalle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO (è consigliata inoltre una visita alla chiesa di origine medievale di Santa Lucia). In corrispondenza della pro loco (Via Villagrande, 57) si trovano le indicazioni per l’Altavia dell’Orso, riconoscibili per il segnavia di colore arancione.

Dalla piazza procedete a nord lungo la strada provinciale 251 per circa 120 metri, dopodiché svoltate a sinistra in Via Riz, dove si trova la segnaletica del Auta Via Del Ors. Con un dislivello di 500 metri, il percorso si snoda per poco più di 10 km senza presentare difficoltà tecniche. Dopo 180 metri tenete la sinistra e seguite Via Soppause per 600 metri. A questo punto svoltate a destra e procedete a nord attraversando località Sopradaz, incantevole abitato punteggiato di caratteristiche dimore di montagna e di fienili di legno secolari, poi imboccate il sentiero alla vostra sinistra che si addentra nel bosco di conifere solcato da limpidi fiumiciattoli.

I due itinerari, quello arancione e quello verde, si ispirano al romanzo “La pelle dell’orso” di Matteo Righetto, come attestano le numerose citazioni del racconto presenti lungo il sentiero.

Lungo il tragitto, lambito da una cascatella cristallina, è possibile osservare i segni lasciati dalla tempesta del Vaia, che dal 26 al 30 ottobre 2018 causò gravi danni nell’area montana delle Dolomiti e delle Prealpi venete.

Col de Larcionei e la borgata di Larzonei

La fatica dell’escursione è ricompensata dalle spettacolari vedute paesaggistiche della Val Fiorentina, incorniciata dal Monte Pelmo, dal Monte Civetta e dal gruppo del Cernera. Dopo aver superato una salita piuttosto impegnativa, (46°27’38.0″N 12°00’17.9″E) il sentiero discende il declivio alberato in direzione di Col de Larcionei.

Dalla posizione privilegiata del borgo di Larzonei, sorto ai piedi del Monte Pore a 1577 metri s.l.m, si intravedono le vette del Piz Boè e della Marmolada. Avvolto da una luminosa area prativa delimitata da maestose foreste di abeti, l’antico abitato costellato di caratteristici tabià si articola intorno alla candida chiesa di San Silvestro, il cui campanile è coronato da una svettante cuspide.

Da qui il tracciato intercetta la strada de la Vena, percorso che si estende dalle miniere del Fursil situate alla base del Monte Pore al Passo Valparola. Il nome dell’itinerario si riferisce appunto alle vene minerarie presenti nel territorio.

Malga ColCuc e conclusione dell’itinerario

A questo punto il sentiero guida il visitatore in direzione di Col Cuc. Il cammino procede lungo il fianco della soleggiata altura erbosa punteggiata, nelle stagioni primaverile ed estiva, di margherite, ranuncoli e occhi della Madonna, e conduce a un ponticello di legno su un gelido corso d’acqua.

Dopo aver contemplato una visione mozzafiato del Monte Sella, del Monte Migon, del Sasso Bianco e del Monte Civetta, da Col Cuc ha inizio l’ultimo tratto dell’escursione che riconduce al cuore storico di Colle Santa Lucia. Se vi chiedete cosa fare a Colle Santa Lucia, l’Altavia dell’Orso è un itinerario consigliato a chi desideri addentrarsi in un ambiente incontaminato, immerso nel verde e nel silenzio durante il quale è facile rimanere incantati da straordinarie panoramiche delle Dolomiti.

Cosa fare a Perarolo di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Perarolo di Cadore in provincia di Belluno: il giro ad anello della Val Montina, il ponte tibetano, la casera Valmontina. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Perarolo di Cadore?

Il comune di Perarolo di Cadore confina a nord est con Pieve di Cadore, a nord ovest con Valle di Cadore, a sud con Erto e Casso, a sud est con Cimolais, a sud ovest con Ospitale di Cadore, a est con Pieve di Cadore e Cimolais, a ovest con Valle di Cadore e Ospitale di Cadore.

Anello della Val Montina

Ci troviamo nella frazione di Ansogne. Il punto di partenza dell’escursione è l’area parcheggio situata poco più a sud del distributore Beyfin, lungo la strada statale 51, presso la palestra di arrampicata su roccia ai piedi di Cima Montagna (46.37649784479519, 12.3602826104796). Se vi chiedete cosa fare a Perarolo di Cadore, l’escursione è consigliata a chi desideri scoprire alcuni dei paesaggi più fotogenici del territorio, dalla ripida forra pazientemente scolpita da un torrente cristallino a straordinarie visioni della Valle fluviale che potrete contemplare dalla posizione privilegiata della cengia che si sviluppa sul fianco del monte.

Il ponte tibetano della Valmontina

Il tracciato affianca la zona industriale di Ansogne addentrandosi nella densa vegetazione di conifere fino a condurre al ponte sospeso che collega le sponde del torrente Valmontina. Una delle località più affascinanti dell’itinerario, la passerella offre una veduta suggestiva della vertiginosa forra sovrastata a sud dal Sasso di Mezzodì, svettante a 1.882 m s.l.m., a est dalle maestose cime innevate degli Spalti di Toro-Monfalconi.

La Casera Valmontina

Volgendosi a est la vista spazia sul corso del fiume Piave e della Valmontina, gelido torrente dolomitico che solca l’omonima valle dominata a oriente dalla dorsale del Monte Duranno, a occidente dalla colossale mole di Cima dei Preti (2.703 m).

La tappa successiva dell’itinerario è la casera Val Montina, accogliente rifugio alpino armoniosamente inserito in una luminosa estensione prativa circondata da boschi di abeti. Procediamo lungo il sentiero natura che si inoltra nella foresta regionale della Val Montina, tutelata da Veneto Agricoltura. La cengia che si articola lungo la forra presenta, in alcuni punti, parapetti di legno e corde di protezione.

I ponti di legno e la forra

Giunti all’incrocio procediamo in discesa lungo il sentiero sterrato seguendo le indicazioni per il percorso escursionistico (il cartello riporta che il 18 luglio 2020 il ponte era rotto, ma è stato riparato), prestando sempre la massima attenzione, fino ad arrivare a un ponte di legno da cui si possono ammirare zampillanti cascate gettarsi nel limpido torrente che scorre alla base della forra.

Seguiamo il sentiero in salita, con il sostegno della corda fissa, in direzione del secondo ponte. Da qui lo sguardo domina le scoscese pareti rocciose della gola, dalle cui buie profondità proviene l’eco roboante di cascate e di impetuosi corsi d’acqua.

Per affrontare la pendenza del percorso e il terreno leggermente sdrucciolevole ci si può aiutare con una fune metallica. Dopo aver superato i due ponti l’itinerario procede in salita nel bosco, poi si continua lungo la cengia che sporge dal versante ovest del monte con l’ausilio di un passamano.

Il tratto conclusivo del tracciato regala una panoramica formidabile della valle fluviale in cui si trova la Centrale idroelettrica Val Montin.

Se vi chiedete cosa fare a Perarolo di Cadore, il giro ad anello della Valmontina si snoda per circa 4,7 km e rappresenta uno degli itinerari naturalistici più appassionanti per esplorare il cuore delle Dolomiti. Con un dislivello di 350 metri, il sentiero guida il visitatore in un’atmosfera incantata e primordiale il cui silenzio è interrotto solo dal fragore di spettacolari cascate.

Cosa fare a Cibiana di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Cibiana di Cadore: Il Monte Rite, il Rifugio Dolomites, il museo delle nuvole. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cibiana di Cadore?

Il comune di Cibiana di Cadore confina a nord e a est con Valle di Cadore, a sud est con Ospitale di Cadore. a sud ovest con Val di Zoldo, a ovest con Vodo di Cadore e Val di Zoldo.

Rifugio Dolomites

Passo Cibiana e parcheggio

Il punto di partenza dell’escursione è Passo Cibiana (1530 metri s.l.m), valico alpino sovrastato a nord dal Monte Rite, erto a 2.183 metri di quota, a sud dalle cime rocciose di Sfornioi Nord e di Sassolungo di Cibiana, svettanti rispettivamente a 2.410 metri e 2.413 metri sul livello del mare.

Racchiusa da maestosi declivi ammantati da boschi di conifere, la forcella rappresenta una meta ideale per escursionisti e desiderosi di scoprire alcune delle più affascinanti vedute panoramiche delle Dolomiti bellunesi e friulane.

Punteggiato di baite, antichi tabià e accoglienti rifugi, Passo Cibiana è un punto di riferimento anche per appassionati di sci, data la vicinanza della pista da fondo Deona. Quest’ultima include diversi percorsi ad anello che si estendono per 2, 3, 4, 5 e 7,5 km, il più breve dei quali è completamente illuminato. In prossimità del punto di partenza si trova il parcheggio a pagamento, disponibile anche per i camper (Park passo Cibiana).

La strada navetta e il sentiero 479

La prima parte del percorso si snoda lungo una comoda mulattiera che dopo circa un chilometro conduce a un bivio. Come indicato dalla mappa, da qui si può scegliere se affrontare i tornanti della comoda strada di servizio percorsa dal bus navetta (tempo di percorrenza stimato: due ore), oppure imboccare il sentiero 479 che porta al rifugio in circa un’ora e mezza.

Raggiunta la vetta, la fatica dell’escursione è ampiamente ripagata dalla spettacolare visione delle solenni cime dolomitiche che sovrastano la forcella e l’incantevole abitato di Cibiana di Cadore. Dalla posizione dominante del Monte Rite è possibile abbracciare con lo sguardo le sommità del Monte Crissin (2503 metri), di Monte Popera Valgrande (2520 metri), di Monte Peralba (2964 metri), di Monte Brentoni (2548 metri) e Terza Grande (2586 metri), del Montanel (2461 metri), del Crodon di Scodavacca (2389 metri), del Monte Cridola (2581 metri), del Monfalcon di Forni (2309 metri) e del Monfalcon di Montanaia (2453 metri), del Picco di Roda (2229 metri), di Monte Pramaggiore (2478 metri), di Cima Sella (2334 metri), di Cima Laste (2555 metri) e Cima dei Preti (2703 metri).

Il museo delle Nuvole

Raggiunta la vetta del monte Rite, a 2181 metri sul livello del mare, si rimane colpiti dalla luminosa struttura in vetro e metallo del Messner Mountain Museum Dolomites. La moderna costruzione si integra sapientemente all’architettura di un’imponente fortezza militare della prima guerra mondiale nella quale è allestita l’esposizione permanente.

Se vi chiedete cosa fare a Cibiana di Cadore, il museo delle nuvole è una meta imperdibile per chi desidera concludere l’itinerario partecipando a un’esperienza culturale indimenticabile, dedicata alle opere d’arte della collezione del celebre alpinista Reinhold Messner e a numerosi reperti geologici e archeologici che narrano l’antica storia delle solenni alture dolomitiche che circondano il museo, dal Monte Civetta al Monte Schiara, dal Cimon della Pala alla Marmolada, dal Monte Pelmo al massiccio delle Tofane.

Se vi chiedete cosa fare a Cibiana di Cadore, il rifugio Dolomites, a 2160 metri d’altitudine, è una tappa ideale per riposarsi prima di intraprende il viaggio di ritorno lungo la comoda mulattiera. Il tracciato si estende infatti per 13 km e presenta un dislivello di 600 metri.

Cosa fare a Valle di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Valle di Cadore in provincia di Belluno: l’antica strada Regia, il Ponte Rualan, la chiesa dei Santi Andrea e Giovanni Battista. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Valle di Cadore?

Il comune di Valle di Cadore confina a nord con Pieve di Cadore, a sud con Ospitale di Cadore, a est con Pieve di Cadore e Perarolo di Cadore, a ovest con Vodo di Cadore e Cibiana di Cadore.

Dal Borgo di Damos alle pendici del Monte Zucco

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio lungo Viale Dolomiti presso la Vecchia Stazione di Valle di Cadore, situata ai piedi del maestoso gruppo montuoso Antelao. Procedete in discesa lungo Viale Dolomiti passando per la scuola primaria di Valle di Cadore. All’incrocio svoltate a sinistra e seguite Via XX Settembre (strada statale 51) per 550 metri, poi svoltate a destra in Via Edmondo de Amicis.

Per chi guida il camper…

Dall’area di sosta camper in Via Chiemis (46.41555381980843, 12.338488285212732), procedete a nord ovest in lieve salita per 300 metri. All’intersezione girate a sinistra e percorrete la strada statale 51 di Alemagna per 160 metri, dopodiché imboccate Via Edmondo de Amicis alla vostra sinistra.

La chiesa della Santissima Trinità

A questo punto si continua su Via Edmondo de Amicis per 300 metri fino ad arrivare alla chiesa della Santissima Trinità, candido luogo di culto seicentesco avvolto da una luminosa estensione prativa. Anticipato da una gradinata di pietra, il portale ligneo è sormontato da una finestra semicircolare al di sopra della quale si staglia una rappresentazione pittorica della Santissima Trinità. L’affresco raffigura in posizione centrale Cristo crocifisso sovrastato dalla colomba, simbolo dello Spirito Santo, con Dio Padre che sorregge la croce.

A lato ovest del luogo di culto si innalza il campanile a base quadrata, anch’esso accessibile tramite un portone centinato.

La strada regia e il ponte di Rualan

Dalla chiesa riprendiamo il cammino in direzione sud per circa 130 metri fino a trovare, alla nostra sinistra, una fontana di pietra presso la quale si trovano le indicazioni per il ponte di Rualan, raggiungibile tramite l’Antica Strada Regia. La via romana millenaria di snoda in discesa addentrandosi nella densa vegetazione di noccioli, pioppi, abeti, robinie e molte altre rigogliose piante d’alto fusto fino a portare al Ponte Rualan. Delimitato da un parapetto e concluso da una copertura a doppio spiovente, il ponte ligneo collega le sponde dell’omonimo torrente che solca il declivio alberato.

Proseguendo il cammino lungo la via romana, volgendo lo sguardo a nord ovest si scorge la candida mole della chiesa di San Martino Vescovo, luogo di culto di origine medievale circondato da alture boscose.

Il tracciato conduce ai ruderi di due fabbricati presso i quali sorge una teleferica dismessa un tempo impiegata per calare i tronchi nel torrente dolomitico Boite, affluente destro del Piave.

A questo punto seguiamo le indicazioni per Perarolo, tenendo la destra. Lungo il sentiero erboso si intravede uno scorcio suggestivo della ferrovia che mette in comunicazione Belluno e Calalzo di Cadore. Il sinuoso itinerario ammantato di felci conduce alla crepa de – Tita, da cui inizia una discesa piuttosto scoscesa fiancheggiata da una staccionata in legno non molto robusta. Superato il cartello recante l’iscrizione “La Polsa del Nono” il sentiero si articola lungo il versante meridionale del Monte Zucco, ai cui piedi scorre il fiume Boite, località panoramica imperdibile per chi si chiede cosa fare a Valle di Cadore.

Oltrepassata l’area interessata alcuni anni fa da una frana, il sentiero si addentra nella folta boscaglia fino a portare al casello di una vecchia linea ferroviaria che conduceva alla galleria del Monte Zucco. Seguiamo le indicazioni per Damos, saliamo la scaletta metallica e continuiamo in lieve salita fino a incrociare un sentiero leggermente più ampio in terra battuta. Svoltiamo a destra in direzione Damos.

La chiesa dei Santi Andrea e Giovanni Battista

Il sentiero alberato conduce alla chiesa dei Santi Andrea e Giovanni Battista e al camposanto degli abitanti di Damos. Decorato da splendidi affreschi del XIV secolo, l’antico luogo di culto è avvolto dalle maestose vette del Monte Antelao, del Monte Pelmo, del Monte Rite, di Croda Cuz, del Monte Boschet e di Cima dei Preti.

Presso la chiesa si trova un punto panoramico da cui si può ammirare il corso del Boite e del fiume Piave, dominati dalla Croda Cuz. Teniamo la destra lungo il sentiero che in meno di mezz’ora porta al bivio per Valle di Cadore e Perarolo di Cadore. Teniamo nuovamente la destra in direzione di Valle di Cadore per tornare al punto di partenza.

Se vi chiedete cosa fare a Valle di Cadore, questo piacevole percorso ad anello è consigliato a chi desideri immergersi nel verde e nel silenzio e ammirare alcuni dei paesaggi più fotogenici del Cadore.

Cosa fare a Vodo di Cadore (BL): 3 idee

Scopri cosa fare a Vodo di Cadore in provincia di Belluno: Malga Ciauta, la cascata del Ru de Àssola, Rifugio Venezia. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Vodo di Cadore?

Il comune di Vodo di Cadore confina a nord con Borca di Cadore e San Vito di Cadore, a sud con Val di Zoldo, Zoppè di Cadore, Cibiana di Cadore e Valle di Cadore, a est con Pieve di Cadore e Valle di Cadore, a ovest con Borca di Cadore e Val di Zoldo.

Da Villanova a Malga Ciauta

Il punto di partenza dell’itinerario si trova a Villanova di Borca di Cadore, nel parcheggio situato presso il capitello della Madonna (46.4432878630363, 12.189324709348854). Dal capitello procediamo in lieve salita per circa 30 metri, poi teniamo la sinistra e seguiamo il percorso che si snoda in direzione sud-est lungo un ampio sentiero che si addentra nella maestosa vegetazione di conifere, le cui chiome pungenti ombreggiano il florido sottobosco ricoperto di felci e, durante la stagione primaverile ed estiva, di ranuncoli selvatici.

Il sinuoso itinerario conduce a una graziosa baita alle cui spalle troneggia la solenne cima del Monte Antelao. Seguiamo le indicazioni per Malga Ciauta fino a quando, usciti dal bosco, ci si trova di fronte all’imponente mole del Monte Pelmo, la cui sommità, svettante a 3.168 metri s.l.m. domina la luminosa valle solcata dal torrente Boite.

Da Ponte di Cancia a Malga Ciauta

Un altro sentiero per raggiungere Malga Ciauta parte dal cimitero Borca di Cadore. Attraversato il ponte di Cancia si segue il sentiero 476. Accuratamente segnalata, la prima parte del percorso che si immerge nel bosco si articola su strada asfaltata. Dopo circa un quarto d’ora di cammino, seguiamo la deviazione che in pochi minuti ci porta alla cascata del Ru de Àssola, la cui bellezza scenografica è anticipata dal suo inconfondibile suono crosciante.

Delimitato da una staccionata di legno, il cammino risulta leggermente difficoltoso per la presenza delle spesse radici che ricoprono il tracciato in terra battuta, ma la fatica dell’escursione è ampiamente ricompensata dalla spettacolare visione del salto d’acqua, simile da questa prospettiva a un sottile nastro bianco tra ripide pareti rocciose.

Dopo aver contemplato la cascata e il gelido torrente attraversato da un ponticello di tronchi, ci ricongiungiamo al sentiero 476 che porta alla strada asfaltata. Svoltiamo a sinistra e affrontiamo la salita, a tratti con una pendenza impegnativa, fino ad arrivare a un bivio. Lasciamo la strada asfaltata e inoltriamoci nel bosco seguendo le indicazioni per il sentiero 476, per Malga Ciauta e Rifugio Venezia, meta imperdibile per chi si chiede cosa fare a Vodo di Cadore.

Da Malga Ciauta al Rifugio Venezia

Il tracciato conduce a una comoda mulattiera lungo la quale si sviluppano i sentieri 475 e 476. Teniamo la sinistra e procediamo in salita fino ad arrivare a Malga Ciauta, soleggiata zona di pascolo situata a 1561 metri s.l.m. Dalla posizione dominante della casera si gode di una panoramica mozzafiato del Monte Antelao, del Monte Rite e del Monte Penna.

A questo punto seguiamo il sentiero 475 per raggiungere il Rifugio Venezia. Appollaiato su una verde altura sulle pendici orientali del Monte Pelmo, l’accogliente rifugio alpino sorge a 1947 metri s.l.m.

Se vi chiedete cosa fare a Vodo di Cadore, la piacevole escursione che da Borca di Cadore conduce al rifugio Venezia è ideale sia per alpinisti esperti intenti a sfidare le impervie pareti del Monte Pelmo, sia per escursionisti alle prime armi desiderosi di avventurarsi nel cuore delle Dolomiti, ammirare malghe assolate in cui pascolano vacche e asinelli e riposarsi in ospitali rifugi alpini incorniciati da boschi di conifere.

Cosa fare a San Vito di Cadore (BL): 4 idee

Scopri cosa fare a San Vito di Cadore in provincia di Belluno: il cimitero napoleonico, Lago di Mosigo, Rifugio Senes, Rifugio Larin. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Vito di Cadore?

Il comune di San Vito di Cadore confina a nord est con Auronzo di Cadore, a nord ovest con Cortina d’Ampezzo, a sud con Borca di Cadore, a sud est con Vodo di Cadore, a sud ovest con Selva di Cadore, a est con Calalzo di Cadore, a ovest con Colle Santa Lucia.

Escursione a San Vito di Cadore

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Via Roma, in prossimità di Casa Amabile e del Bar San Marco. Procedete a sud lasciando alla vostra destra l’ingresso dell’Hotel Marcora, poi svoltate a sinistra in Via E. del Favero. Dopo pochi metri svoltate a sinistra e seguite la comoda pista ciclabile che si snoda nel centro sanvitese.

Superata una candida edicola dedicata alla Madonna Addolorata, il percorso attraversa il parco giochi Caduti del Vajont. Delimitata da una siepe ben curata, la tranquilla area verde è ombreggiata da tigli, aceri, platani e altre rigogliose piante d’alto fusto.

Il cimitero napoleonico

Dopo aver attraversato il sottopasso procediamo fino all’intersezione con Via Annibale de Lotto. Svoltiamo a sinistra e affianchiamo il cimitero napoleonico, edificato a seguito dell’emanazione dell’editto di Saint-Cloud del 12 giugno 1804, cui fa da sfondo la svettante mole innevata di Punta Sorapiss.

Conclusa la visita riprendiamo la pista ciclabile e continuiamo per 800 metri in direzione nord inoltrandoci in una maestosa foresta di abeti. Prendiamo la laterale sinistra che discende il declivio erboso (Via P. F. Calvi). Attraversiamo la Strada Statale Alemagna, lasciando alla nostra destra un capitello e una fontana di pietra (Regole di San Vito di Cadore 2007) e imbocchiamo la strada serpeggiante che conduce alla chiesa della Beata Vergine della Salute nella frazione di Chiappuzza.

Passeggiata in riva al Lago di Mosigo

Attraversiamo la strada e procediamo in direzione sud ovest lungo Via Marcora e Via Mosigo. All’incrocio svoltiamo a destra e costeggiamo il campo da calcio, poi giriamo a sinistra in Via Al Lago e procediamo fino ad arrivare al Lago di Mosigo, incantevole bacino lacustre artificiale sorto sul finire degli anni Venti del Novecento. Incastonato nel cuore delle Dolomiti Ampezzane, lo specchio d’acqua è circondato da un comodo percorso ad anello ombreggiato da un bosco di conifere, meta ideale per gli amanti della natura che si chiedono cosa fare a San Vito di Cadore.

Dopo aver concluso la passeggiata in riva al lago, torniamo al campo da calcio e all’incrocio svoltiamo a sinistra in Via Mosigo, attraversiamo il ponte da cui si gode di una veduta mozzafiato del torrente Boite e seguiamo la strada asfaltata che si addentra nella densa vegetazione di abeti rossi, le cui chiome pungenti ombreggiano il florido sottobosco punteggiato di ranuncoli, gigli rossi, fiori di stecco e Achillea millefoglie.

Il rifugio Senes e il rifugio Larin

Raggiunto il capitello della Madonna, collocato ai margini di una luminosa area prativa, continuiamo a sud est lungo la strada asfaltata fino ad arrivare al rifugio Senes, meta ideale per contemplare la solenne cima del Monte Pelmo.

La tappa successiva dell’itinerario è il rifugio Larin, situato a meno di 300 metri a sud est. Dal rifugio Larin procediamo lungo la via asfaltata per 1,7 km, dopodiché teniamo la destra in Via degli Alpini, in corrispondenza di una legnaia con tronchi ordinatamente accatastati a lato della strada. Una volta usciti dal bosco attraversiamo il ponte sul Boite e svoltiamo a sinistra in Via Senes, dopodiché svoltiamo a destra nella strada statale per tornare dopo pochi metri di cammino al parcheggio da cui siamo partiti.

Se vi chiedete cosa fare a San Vito di Cadore, questa piacevole escursione è consigliata a chi desideri scoprire alcune delle località naturalistiche più affascinanti e fotogeniche del comune, da radiose valli dominate dalle vertiginose sommità del Monte Antelao, del Monte Pelmo, di Punta Sorapiss e di Croda da lago, a silenziose foreste incantate, lambite da torrenti zampillanti e gelidi specchi d’acqua.