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Cosa Vedere a Farra di Soligo: 3 cose da vedere

Scopri cosa vedere a Farra di Soligo: Tre località di inestimabile valore storico, artistico e paesaggistico.

Dove si trova Farra di Soligo?

Farra di Soligo confina a nord con Valdobbiadene, Miane, Follina e Pieve di Soligo, a sud con Vidor, Moriago della Battaglia e Sernaglia della Battaglia, a ovest con Pieve di Soligo, a est con Valdobbiadene e Vidor.

Santuario di Collagù nel comune di Farra di Soligo

Una delle località di maggior interesse storico-naturalistico della provincia di Treviso è il suggestivo santuario di Collagù, antico luogo di culto piacevolmente immerso nello splendore verdeggiante della campagna collinare che contraddistingue la frazione di Soligo. Il nome del borgo deriva con ogni probabilità dalla conformazione della sommità del colle in prossimità della quale sorge il santuario.

Risalente con ogni probabilità ai luoghi di culto di epoca romana, il tempio millenario dedicato alla Madonna Addolorata costituiva una meta spirituale in corrispondenza della quale pellegrini e devoti svolgevano processioni e celebrazioni per favorire la crescita del raccolto e la vendemmia. 

In seguito a una fase di decadimento durante i secoli XVII e XVIII, la casata illustre dei Bottari De Castello fece edificare negli anni trenta del Novecento la splendida chiesetta in stile neo-romanico della quale spicca il meraviglioso affresco che adorna il suo candido portico.

Partendo da Soligo si giunge a piedi all’eremo di San Gallo e continuando verso destra a nord di Col del Fer si seguono le indicazioni che conducono a Collagù.

Chiesetta di San Vigilio

Situata in via S. Vigilio, 31010 Farra di Soligo (TV), lo splendido luogo di culto rappresenta uno degli esempi di architettura sacra più suggestivi della Marca Trevigiana grazie al valore storico e artistico della sua antica struttura e del prezioso ciclo di affreschi che ne decora gli interni. Sorto sulla sommità di Col S. Martino, il santuario si eleva in una posizione vantaggiosa da cui è possibile ammirare spettacolari scenari panoramici della vallata sottostante.   

Armoniosamente inserito nel radioso contesto della campagna collinare trevigiana, il tempio millenario fu realizzato nel X secolo e sottoposto ad accurati interventi di ristrutturazione nel corso dei secoli XV e XVI, per poi essere restaurato nel 1979 (anno in cui furono costruite le scale che conducono alla cima della torre campanaria e risanato il coperto della chiesa).

Sopra l’altare è possibile ammirare uno splendido altorilievo ligneo raffigurante i Santi Virgilio, S. Antonio Abate e S. Eustachio, mentre le pareti recano sul lato destro una tela di S. Antonio Abate realizzata dal maestro Cima di Villa. Sul lato sinistro un’opera pittorica attribuita  a G. Modolo mostra S. Giuseppe nell’atto di lavorare in presenza di Maria e Gesù.

Degno di nota è anche il pregiato pavimento in cotto rivestito di piastrelle in laterizio ingegnosamente disposte a formare suggestivi disegni geometrici.

Torri di Credazzo

L’imponente complesso fortificato troneggia incontrastato sulla cima di suggestivi rilievi collinari che si estendono tra Farra di Soligo e Col San Martino, cui fa da sfondo lo straordinario scenario dolomitico.

La maestosa struttura, in origine parte del sontuoso Castello di Credazzo (edificato e successivamente ampliato dal X al XIII secolo), offre scorci panoramici mozzafiato della vallata sottostante e del Quartier del Piave.

Gli spettacolari resti di quello che in origine costituiva un più ampio e articolato sistema di roccaforti (cui facevano parte i castelli limitrofi di Soligo e di Col San Martino), includono un mastio a nord, una casa torre e una torre scudata a sperone rivolta a sud, collegate da un’alta cinta muraria attraversata da affascinanti cortili interni.

Le prime testimonianze scritte che menzionano il castello di Credazzo risalgono al 1233, anno in cui il fortilizio apparteneva alla famiglia illustre dei da Camino. Altre versioni attestano la costruzione della fortificazione nel X secolo per volere dei nobili Collalto, come indicato da un diploma del 980 tramite il quale l’Imperatore Ottone II conferiva all’omonima famiglia veneta il territorio che si estendeva tra i fiumi Soligo e Raboso.

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