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Altezza del Campanile di Breda di Piave

Qual è l’altezza del campanile di Breda di Piave?

Il campanile della parrocchia di Breda di Piave è alto 63,70 metri.

Dove si trova il campanile di Breda di Piave?

Il campanile della chiesa della conversione di San Paolo si trova in Via Roma, 4, 31030 Breda di Piave (TV).

Storia del campanile di Breda di Piave. Quando è stato edificato?

Il campanile di Breda di Piave, la cui costruzione è legata al desiderio di commemorare i caduti della Grande Guerra, venne completato nel 1931.

Il campanile di Breda di Piave: la struttura.

La base del campanile di Breda di Piave (8 × 8 metri), doveva far parte di un monumento in onore dei caduti della Grande Guerra.

La torre campanaria in mattoni a vista presenta alla base un’elegante tessitura a blocco, mentre la canna del campanile presenta una tessitura alla gotica.

Realizzate dall’antica fonderia De Poli di Vittorio Veneto, sono state riportate al loro originario splendore, così come il quadrante dell’orologio in numeri arabi.

Antica Fonderia De Poli

Una delle più antiche fonderie in Italia, l’antica fonderia De Poli venne fondata più di cinquecento anni fa, nel 1453. Oltre alla creazione di pregevoli campane, la cui notevole fattura ha impreziosito luoghi di culto in tutta la regione, da Ceneda, a Trieste, a Venezia, lo stabilimento artigianale si è occupato nel corso dei secoli anche della produzione di mortai, pestelli e bocche da fuoco.

Da una prospettiva stilistica, il campanile progettato da Luigi Candiani concilia elementi dell’architettura neoclassica e barocca, come l’ornamento ad arco collocato al di sotto della cella campanaria.

Perché visitare il campanile di Breda di Piave?

  • Con un’altezza di quasi 64 metri, la torre campanaria restaurata dalla ditta Artedilia di Vittorio Veneto è uno dei più alti campanili della provincia di Treviso.
  • Una volta entrati nella splendida chiesa neoclassica è sufficiente alzare lo sguardo per ammirare lo spettacolare affresco raffigurante la Conversione di San Paolo, eseguito dal maestro Antonio Beni. Antiche documentazioni attestano l’origine millenaria dello splendido luogo di culto, la cui presenza è testimoniata a partire dal secolo XI.
  • Edificata tra il XII e XIII secolo, l’antica torre, inglobata nella struttura della chiesa di San Paolo e impiegata come campanile fino agli anni trenta del Novecento, avrebbe fatto parte in origine del castello di Brayda, complesso fortificato presidiato secoli orsono dall’ordine dei cavalieri templari.

3 dei migliori agriturismi a Breda di Piave

Cerchi agriturismi a Breda di Piave? Circondati da vaste estensioni di vigneti e dalle rigogliose chiome di alberi secolari, scopri tre dei migliori agriturismi del piccolo comune del trevigiano, a pochi passi dalle splendide risorgive del Bosco degli Ontani e del Bosco Galileo, gemme incontaminate di Breda di Piave, nonché ameni panorami solcati dal freddo corso del Piave, località ideali per chi ama tenersi in forma a contatto con la natura. Volete saperne di più?

Cerchi un agriturismo a Breda di Piave? Avvolti da vigneti e alberi secolari, a pochi passi dalle risorgive del Bosco degli Ontani e del Bosco Galileo, questi agriturismi sono perfetti per chi ama la natura e il relax.

Agriturismo Terra di Zosagna

Dove si trova l’azienda agricola Terra di Zosagna?

Terra di Zosagna si trova in Via A. dal Vesco, 2, 31030 Breda di Piave (TV).

L’agriturismo Terra di Zosagna è situato a pochi passi da Villa Spineda dal Vesco, sontuoso palazzo settecentesco progettato dall’architetto Giovanni Mazzi e ingentilito da affreschi di Giuseppe Bernardino Bison.

Immerso nel sereno panorama rurale di Breda di Piave, l’elegante casolare settecentesco presenta ampi appartamenti e confortevoli camere con bagno indipendente.

Un accurato restauro ha restituito al complesso plurisecolare il suo antico splendore. L’arioso portico, scandito da archi a tutto sesto, si rivolge su un radioso e ben curato giardino.

Per verificare la disponibilità degli alloggi e per maggiori informazioni in merito ai comfort e servizi disponibili, si invita a consultare il profilo dell’agriturismo nel sito booking.com.

Agriturismi a Breda di Piave: Ca’ Del Gelso

Dove si trova l’agriturismo Ca’ Del Gelso?

L’agriturismo Ca’ del Gelso è situato in Via Levada, 1, 31030 Breda di Piave (TV).

La confortevole cascina, tradizionale caseggiato rustico recentemente restaurato, si trova in prossimità della limpida fascia di fontanili di cui è possibile ammirare le acque cristalline avvolte da rigogliosa vegetazione palustre.

Scorcio di risorgiva nel Bosco degli Ontani a Breda di Piave

La calorosa dimora rurale si trova a pochi chilometri dal fiume Piave, gelido nastro d’argento il cui scorrere irregolare e spesso impetuoso ha definito nel corso del tempo usi e costumi popolari, plasmato e definito varietà dialettali e che, durante la prima guerra mondiale, è stato teatro importanti battaglie tra l’esercito austro ungarico e il Regio Esercito.

Avvolta da un rigoglioso giardino, Ca’ del Gelso vanta un’ampia piscina con vista sulle ordinate distese di vigneti dell’azienda agricola per la produzione del Prosecco.

Per informazioni in merito ai servizi dell’agriturismo e alla disponibilità degli appartamenti, è possibile di visitare il sito www.cadelgelso.com e chiamare i numeri

Tel. +39 0422 600 723
Cell. +39 338 21.70.768

oppure inviare una mail all’indirizzo info@cadelgelso.com

Agriturismo al Leccio

Dove si trova l’agriturismo al Leccio?

L’azienda agricola al Leccio si trova in Via Spesse, 1, 31030 Pero di Breda di Piave (TV).

L’atmosfera accogliente, la qualità degli ingredienti prodotti localmente, l’amore per la gastronomia autoctona e il rispetto per la tradizione rivelano la passione con cui la famiglia Romanello conduce uno dei più rinomati agriturismi del comune.

Per maggiori informazioni in merito alla storia dall’azienda agricola, al menù, e per effettuare una prenotazione, si invita a consultare il sito dell’agriturismo al Leccio o di chiamare il numero 366 342 5424.

Vivai a Breda di Piave: 5 dei migliori vivai a Breda di Piave

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Vivai a Breda di Piave: veduta del Piave

In questo articolo sono riportati i contatti, gli indirizzi e altre informazioni utili relative ai cinque dei migliori vivai di Breda di Piave, comune del trevigiano confinante con San Biagio di Callalta, il cui territorio include diverse aziende specializzate da decenni nel settore del vivaismo.

1 De Zottis spa

Dove si trova l’azienda De Zottis spa?

De Zotti spa si trova in Via Argine Piave a Saletto di Breda di Piave (TV), a pochi passi dal dal fiume sacro alla Patria.

De Zottis spa

Operante da decenni nel settore della produzione, cura, mantenimento e vendita di una vasta varietà di fiori, arbusti, alberi ornamentali e da frutto, De Zottis spa è una delle migliori aziende vivaistiche nel comune di Breda di Piave e nella provincia di Treviso.

De Zottis Spa: servizi

Forte di anni di esperienza, il personale altamente qualificato di De Zottis spa offre una vasta gamma di servizi tesi a:

  • valorizzare e tutelare l’ambiente e il verde pubblico tramite l’ideazione e la realizzazione di parchi e giardini.
  • la manutenzione e il rinnovamento di aree verdi e il recupero della funzionalità ecologica.
  • interventi di cura e mantenimento della vegetazione stradale, recupero e smaltimento di rifiuti, potatura e sfalcio in corrispondenza di strade, autostrade e scarpate autostradali.
  • applicazione di segnaletica stradale orizzontale e verticale mobile e fissa.
  • opere di rimboschimento e di prevenzione di dissesto idrogeologico.

Per essere sempre aggiornati in merito alle ultime novità dell’azienda leader nel settore delle piante ornamentali è possibile visitare il sito ufficiale www.dezottis.it oppure chiamare il numero 0422 686080.

2 Vivai Boiago

Dove si trova la ditta Vivai Boiago?

L’azienda agricola Vivai Boiago si trova in Via Argine Piave, 26, 31030 Breda di Piave (TV).

A rendere l’azienda di casa Boiago una delle aziende vivaistiche più affidabili nel comune di Breda di Piave sono la competenza, la dedizione e il duro lavoro maturati in più di mezzo secolo di esperienza.

Con oltre seicento riscontri positivi e più di cinquecento giardini progettati e realizzati con la massima cura e precisione, i Vivai di casa Boiago offrono un ampio ventaglio di servizi:

  • coltivazione e vendita di specie arboree, arbustive e floreali di elevata qualità.
  • ideazione di spettacolari parchi e giardini, la cui realizzazione rappresenta una vera e propria forma d’arte che combina creatività e conoscenze approfondite del settore botanico al fine di rispettare e soddisfare le esigenze della committenza.
  • Accurati servizi di manutenzione volti a garantire la crescita rigogliosa delle piante tramite interventi di potature, concimazioni e annaffiature.

Per maggiori informazioni in merito alle varietà arboree, arbustive e floreali disponibili e ai diversi servizi offerti dall’azienda, è possibile consultare il sito ufficiale o chiamare il numero 0422686073

3 Mosole Galiano e Figli

Dove si trovano i vivai di Mosole Galiano e Figli?

L’azienda Mosole Galiano e Figli si trova in Via Dei Casoni 21, Saletto 31030 Breda di Piave (TV).

I vivai di Mosole Galiano e Figli: servizi

Nata agli inizi del XX secolo, l’azienda era inizialmente specializzata nella coltivazione e nella vendita di pioppi, per poi includere diverse varietà di arbusti e alberi ornamentali a partire dalla seconda metà del Novecento.

I vivai di Mosole Galiano e Figli sono un punto di riferimento per gli amanti della botanica, del giardinaggio e per chiunque desideri trascorrere un piacevole fine settimana alla scoperta del florido e rigoglioso patrimonio di biodiversità floreale, arborea e arbustiva del nostro territorio.

Oltre alla vendita di pregiate specie arboree e arbustive, l’azienda si dedica alla progettazione di aiuole, parchi e giardini.

Per maggiori informazioni potete chiamare il numero 0422 686010.

4 Fulvio Pio Loco Piante

Dove si trova l’azienda Fulvio Pio Loco Piante?

Gli splendidi vivai dell’azienda Fulvio Pio Loco Piante si trovano in Via dei Casoni, 47 31030 Saletto di Breda di Piave (TV)

Fulvio Pio Loco Piante: servizi

Professionalità, esperienza e zelo maturati nel corso di generazioni sono la chiave dell’eccellenza dei servizi offerti dall’azienda vivaistica bredese. La ditta è specializzata nel settore del vivaismo, del giardinaggio e del garden design, ovvero l’arte e la tecnica della progettazione, realizzazione e riqualificazione di aree verdi pubbliche e private.

Per informazioni in merito ai servizi e alle consulenze offerte dalla ditta Fulvio Pio Loco Piante, è possibile visitare il sito web www.piantepioloco.it e la pagina Facebook Fulvio Pio Loco Piante, o chiamare il numero 0422 98784.

5 Grandi vivai Mosole Roberto

Dove si trova l’azienda vivaistica Grandi Vivai Mosole Roberto?

Grandi Vivai Mosole Roberto si trova in Via dei Casoni, 4, 31030 Breda di Piave (TV)

L’azienda leader nel settore del giardinaggio si dedica:

  • all’ideazione, creazione e manutenzione di parchi e giardini, pubblici e privati.
  • alla coltivazione e commercializzazione di alberi, sia ornamentali che da frutto, di pregiate specie arbustive e di sgargiati varietà floreali, la cui vendita include la spedizione e la consegna a domicilio.
  • alla vendita di una vasta gamma di elementi decorativi per personalizzare il vostro giardino, nonché un’ampia scelta di concimi, di terriccio e torba.

Per ottenere maggiori informazioni in merito alle varietà arboree, arbustive e floreali disponibili, ai servizi offerti da Grandi Vivai Mosole o per richiedere un preventivo è possibile visitare il sito dell’azienda o chiamare i seguenti numeri:

  • tel. 0422 686016
  • cell. 348 4041347

Le trincee a Saletto di Breda di Piave

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Trincea a Saletto di Piave restaurata dal gruppo “I Caimani del Piave” dell’associazione Argine Maestro

Oltre al Molino della Sega e al Molino Marchesin, punti strategici di grande rilievo durante le fasi finali della Prima Guerra Mondiale sul fronte del Piave, il recupero e il restauro di due trincee a Saletto di Breda di Piave contribuiscono a preservare la memoria storica del conflitto e del territorio che ne fu teatro.

Proprio in questi luoghi, lungo le sponde del fiume sacro alla Patria, si svolse poco più di cento anni fa la battaglia d’arresto tra il Regio Esercito e le divisioni austro-ungariche.

Nel novembre del 1917, combatterono per la prima volta i giovani soldati della classe 1899, il cui sacrificio contribuì alla vittoria dell’esercito italiano.

Dove si trovano le trincee rinvenute nel comune di Breda di Piave?

Le trincee si trovano in Via dei Casoni, 47, (45.73568822345746, 12.393769925658578) e in Via del Passo, 7, in corrispondenza della spiaggia di Saletto (45.72595309406234, 12.406816258454327).

Il restauro delle trincee della Grande Guerra è il risultato della passione, zelo e duro lavoro dell’associazione culturale Argine Maestro e del gruppo di rievocazione storica di Saletto dei Caimani del Piave, animati dal desiderio di promuovere e difendere il patrimonio storico del territorio.

La disfatta di Caporetto e la resistenza lungo il Piave

Alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917 il tuonare assordante di 2000 pezzi di artiglieria austro-tedesca annunciò l’inizio della battaglia che avrebbe segnato la più pesante sconfitta nella storia del Regio Esercito. Il martellante bombardamento delle batterie nemiche sul fronte italiano stanziato lungo il fiume Isonzo, unito all’impiego del micidiale gas fosgene, anticiparono l’assalto della XIV armata del generale Otto von Below, composta da sette divisioni tedesche e otto divisioni austro-ungariche.

Oltre a sterminare la quasi totalità dei soldati sulla prima linea di difesa sull’Isonzo, i massicci bombardamenti colpirono anche le retrovie.

Il fuoco dell’artiglieria nemica e gli esplosivi che i reparti speciali austro-tedeschi avevano piazzato con successo alle spalle dello schieramento italiano, compromisero le linee di comunicazione tra i reggimenti del Regio Esercito aumentando il panico tra i soldati superstiti, la cui ritirata si sarebbe presto trasformata in una fuga disordinata e caotica.

Lo sfondamento della fanteria austro-tedesca.

Le prime postazioni a essere travolte furono quelle collocate sul monte Rombon, nel comune di Plezzo, e in corrispondenza della conca di Tolmino.

Alle otto di mattina ebbe inizio l’offensiva della fanteria austro-tedesca, la cui avanzata si alternava all’intenso fuoco di artiglieria.

La strategia vincente messa in atto dalle forze nemiche, definita tattica dell’infiltrazione, consisteva nello sfondare i punti deboli dello schieramento italiano e, facendo leva sull’effetto sorpresa e su pesanti bombardamenti preparatori, penetrare rapidamente e il più possibile in profondità nella retroguardia avversaria. Alle ore 15:00 gli austro-tedeschi avevano già raggiunto Caporetto.

Il 25 e 26 ottobre 1917, dopo aver occupato il monte Stol, le cime del Kolovrat e del Globocak, il Monte Nero e il Monte Maggiore, le forze austro-germaniche sfondarono le ultime linee di difesa italiane e dilagarono in pianura, rendendo inevitabile la ritirata generale dell’esercito italiano.

Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati

Vista invernale del fiume piave a saletto di breda

Dopo una breve ritirata lungo le sponde del Tagliamento, il 9 novembre le forze italiane riuscirono a organizzare uno schieramento lungo il fiume Piave, la cui difesa avrebbe determinato le sorti della guerra.

Durante i mesi di novembre e dicembre 1917 si svolse una cruenta e decisiva battaglia d’arresto, durante la quale l’esercito italiano, animato da incredibile risolutezza e ardore, fu capace di bloccare e infine respingere l’avanzata dei reggimenti austro-ungarici e tedeschi.

In corrispondenza del Molino della Sega, 16 e il 17 novembre 1917, ebbero il battesimo di fuoco i ragazzi del ’99, giovanissimi soldati la cui tenacia e coraggio li rese capaci di atti eroici determinanti per l’esito vittorioso della Grande Guerra.

visitate il sito del Comune di Breda di Piave

Villa Spineda Dal Vesco a Breda di Piave (TV)

Dove si trova Villa Spineda dal Vesco?

Villa Spineda dal Vesco si trova in Via Alvise Dal Vesco 3, 31030 Breda di Piave, Treviso (TV).

Architettura di Villa Spineda dal Vesco

La progettazione della residenza signorile, edificata nell’ultimo decennio del XVIII secolo, fu commissionata dal conte Giacomo Spineda (1753-1820) all’architetto Giovanni Miazzi (Bassano del Grappa: 2 agosto 1698 – 19 luglio 1797), allievo e collaboratore di Francesco Maria Preti.

Armoniosamente inserito in un radioso parco di 125.000 m², il complesso architettonico neoclassico è costituito da un nucleo residenziale a tre piani al quale si affiancano due candide barchesse simmetriche.

Orientate secondo l’asse est-ovest, le ali porticate sono scandite da tre arcate a tutto sesto, alle quali si alternano quattro finestre rettangolari adornate da vasi di pietra. La barchessa occidentale è collegata a un edificio rustico a due piani, anch’esso porticato.

La facciata sud di Villa Spineda dal Vesco

La facciata meridionale della residenza signorile è ritmata al primo piano da una serie di lesene culminanti con capitelli compositi.

Rivolta su un raffinato parapetto, la finestra al centro del piano nobile è sormontata dal blasone della famiglia Spineda. Incorniciato da un cartiglio di pietra, lo stemma reca la croce dell’ordine di Santo Stefano di Toscana ed è concluso dalla corona comitale di bronzo.

A completare lo sviluppo verticale della facciata è il frontone triangolare, ingentilito da vasi acroteriali, al centro del quale spicca un rosone con una stella a otto punte.

Gli interni di Villa Spineda dal Vesco a Breda di Piave

Gli affreschi di Villa Spineda dal Vesco

Le opere pittoriche che decorano le sale della Villa sono frutto del genio di Giuseppe Bernardino Bison (Palmanova, 16 giugno 1762 ; Milano, 24 agosto 1844) celebre artista attivo nel trevigiano intorno al 1793.

Il ciclo di affreschi di Villa Spineda dal Vesco si distingue per una straordinaria qualità scenografica che conferisce alle figure umane, animali e mitologiche un carattere vitale, esuberante e dinamico.

Varcato l’ingresso della Villa è sufficiente alzare lo sguardo per ammirare lo splendido affresco, raffigurante l’allegoria della Marca Trevigiana, che adorna il soffitto del salone centrale. Le pareti del salone al pian terreno sono adornate da rappresentazioni delle quattro stagioni.

Le architetture dipinte catturano l’attenzione dello spettatore con illusioni prospettiche di notevole impatto scenico. Tra queste si distinguono i due ampi archi a tutto sesto che incorniciano un verdeggiante giardino all’italiana, nel quale un levriero si abbevera a una fontana a forma di delfino.

Le decorazioni pittoriche includono sgargianti motivi floreali che si alternano a figure di amorini spensierati e gioiosi.

Il salotto della contessa e il piano nobile

Nel salotto della contessa a sud est emerge la figura solenne e radiosa del mitico Apollo, Dio del Sole, delle arti, della musica, della poesia, delle profezie e delle arti mediche. Al fianco della divinità olimpica si delinea la maestosa figura di Pegaso, mitologico cavallo alato.

Dedicata al mito di Pan, antica divinità silvana dalle sembianze di un fauno, la stanza a nord est si distingue per un magistrale trompe-l’œil nel quale uno sconfinato panorama celeste avvolge la personificazione di Zefiro in compagnia di due amorini. L’incarnazione del vento primaverile è ritratta con lo scettro in una mano, mentre con l’altra accarezza un cigno.

Al piano nobile spiccano due putti giocosi che sorreggono il blasone degli Spineda, posto al di sopra di un mascherone. La composizione è collocata tra due archi a tutto sesto aperti su un balcone dipinto, dalla cui prospettiva illusoria si può contemplare un paesaggio incantato.

Dal monumentale palazzo classico che si impone a sinistra, lo sguardo dell’osservatore si dirige verso il panorama naturalistico a destra, costellato di antiche dimore rurali immerse nel verde, fino a scorgere il profilo di una montagna lontana che si perde dolcemente all’orizzonte avvolta da chiare nubi.

La scena è incorniciata da un drappo rosso a cui è appesa una scimmietta, che una pittoresca figura invita a scendere.

L’affresco che adorna la cupola al piano nobile raffigura le nozze di Ercole e Deianira. Tra gli invitati alla cerimonia si riconoscono le figure aggraziate di Zefiro e Flora, mentre al centro della scena si staglia il Carro del Sole. La celebrazione è allietata da putti musici e da due muse suonatrici di liuto.

Le vicende mitiche e passionali proseguono diramandosi nei luminosi ambienti dei saloni della villa: il salone delle divinità, delle rovine, dei continenti e degli animali.

Il parco di Villa Spineda dal Vesco

La facciata meridionale di Villa Spineda dal Vesco prospetta su un vasto giardino cinto da alte siepi ben curate e ornato da una pregiata fontana di pietra. Il parco è adornato da floride piante d’alto fusto, tra cui spiccano maestose magnolie, salici piangenti e uno svettante cipresso. La vasta area agricola che si estende a nord di Villa Spineda dal Vesco, oggi coltivata a seminativo, è attraversata da un vialetto prospettico incorniciato da rigogliosi filari di vite.

Parrocchia di Santa Maria Immacolata a Saletto di Piave

Dove si trova la parrocchia di Santa Maria Immacolata di Saletto di Piave?

La parrocchia di Santa Maria Immacolata si trova in Piazza Vittorio Veneto, 5 – 31030 Breda di Piave (TV).

A quando risale la costruzione della parrocchia di Santa Maria Immacolata?

La parrocchia di Santa Maria Immacolata fu edificata dopo che i tragici e devastanti bombardamenti della Prima Guerra Mondiale avevano raso al suolo la chiesa preesistente.

Architettura della parrocchia di Santa Maria Immacolata a Saletto di Piave

La maestosa chiesa parrocchiale, riconoscibile per la splendida facciata a salienti con mattoni a vista, presenta una navata unica sovrastata da uno spettacolare soffitto ligneo carenato che ricorda la chiglia rovesciata di un vascello. L’elaborato controsoffitto, pur non avendo una significativa valenza strutturale, costituisce uno degli elementi maggiormente suggestivi del solenne luogo di culto, capace con la sua trama elaborata di catturare l’attenzione e affascinare fedeli e visitatori.

L’altare maggiore, collocato al di sotto di una cupola, è affiancato da due altari minori dedicati alla Madonna e a Sant’Antonio, entrambi sovrastati da semi-cupole.

La facciata della parrocchia di Santa Maria Immacolata a Saletto di Piave

La facciata a salienti della chiesa, tripartita da quattro pilastri sporgenti che ne sottolineano la verticalità, presenta al di sotto del cornicione superiore un registro di archetti pensili con valenza ornamentale.

La parte superiore della facciata è costituita da mattoni a vista mentre la sezione inferiore include le raffigurazioni dei Santi Pietro e Paolo.

Il maestoso portone in legno, sovrastato da un ampio rosone in vetro policromo, è accessibile tramite il candido protiro, piccolo portico a cuspide formato da una volta a botte sorretta da colonne di ordine corinzio.

Apparato decorativo della Parrocchia di Santa Maria Immacolata

La zona absidale reca un pregevole affresco raffigurante il trionfo dell’Immacolata realizzato da Antonio Beni.

Altri splendidi esempi di arte sacra e suppellettili ecclesiastiche sono la scultura di Sant’Antonio e una secolare pila dell’acquasanta.

Chiesetta di San Giovanni Battista a Breda di Piave

Dove si trova la chiesetta di San Giovanni Battista?

L’antichissima chiesetta di San Giovanni Battista è armoniosamente inserita nello scenario rurale di Pero, frazione del comune di Breda di Piave.
Situato in prossimità del Musestre, placido fiume di risorgiva, il luogo di culto millenario sorge su un fazzoletto di terra a pochi passi dalla Parrocchia di San Giacomo di Musestrelle, nel comune di Carbonera.

A quale pieve apparteneva la chiesa di San Giovanni Battista?

La chiesa di pietra, a navata unica, presenta una facciata a capanna semplice e disadorna, incorniciata da cipressi e olivi. Al di sopra del portone in legno e della finestrella con una graticola, emerge in rilievo il candido profilo della croce.

La graziosa torre campanaria culmina con una cuspide a base ottagonale, su cui è innestata una croce metallica. Al di sotto della cuspide, quattro bifore permettono di intravedere le campane.

Come si accede alla chiesetta di San Giovanni?

Per accedere alla chiesetta di San Giovanni Battista è necessario superare il cancello situato in corrispondenza dello stabilimento Ramon Flavio S.R.L., in Via Silvio Pellico, 32, 31030 Breda di Piave (TV). Una volta varcato il cancello si prosegue per circa centro metri fino a raggiungere un filare di pioppi cipressini lungo il perimetro dello stabilimento. Da lì si continua seguendo il sentiero affiancato dal corso del Musestre fino a raggiungere la chiesetta circondata dai campi, in un luogo solitario e quieto.

Perché visitare la chiesetta di San Giovanni Battista?

Meta imperdibile per gli appassionati di storia e per gli amanti di escursioni a piedi e in bicicletta, attratti da quell’atmosfera serena e riposante che solo la natura è in grado di offrire, la chiesa dedicata a Sancte Iohannes rappresenta un monumento culturale, religioso e architettonico di inestimabile valore, oltre a essere una delle chiese più antiche non solo del comune di Breda di Piave, ma dell’intera provincia di Treviso.

Raggiungere l’incantevole chiesetta realizzata più di 900 anni fa e ammirarne la semplice e affascinante struttura, immersa nella campagna di Pero solcata dal silenzioso corso del Musestre, vi regalerà un piacevole ricordo di uno degli angoli di storia e natura più significativi del territorio.

Il Molino della Sega a Breda di Piave

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Dove si trova il Molino della Sega?

Il Molino della Sega è situato in Via Molino Sega, Breda di Piave (TV).

A chi è dedicato il Molino della Sega?

Il Molino della Sega è un monumento realizzato per commemorare i soldati protagonisti dell’aspro e decisivo conflitto che ebbe luogo il 16 e 17 novembre 1917 lungo il corso del fiume Piave durante la Prima guerra mondiale.

Il Molino della Sega celebra l’eroismo e il valore dei fanti, dei bersaglieri e dei ragazzi del ’99 che hanno contrastato l’avanzata delle truppe austro-ungariche in seguito alla tremenda disfatta di Caporetto, avvenuta dal 24 ottobre al 12 novembre 1917.

Da Caporetto al Molino della Sega

L’efficacia della travolgente incursione austro-germanica risultò dall’abilità del Comando nemico di convogliare le forze di sfondamento per colpire settori limitati delle linee italiane tra Tolmino e Plezzo e penetrare in profondità in territorio avversario.

Pianificato per la notte del 24 ottobre 1917, il poderoso attacco austro-tedesco prevedeva di:

  • colpire la conca di Plezzo verso la stretta di Saga, in direzione di Tarcento e del Tagliamento.
  • superare la testa di ponte di Tolmino e raggiungere Caporetto risalendo il fiume Isonzo.
  • occupare le alture di Jeza, Krad e Kolovrat, operazione necessaria per dilagare nella valle dello Judrio.

Alle ore 2:00 del 24 ottobre ebbe inizio il pesante bombardamento di artiglieria di copertura che avrebbe preceduto l’assalto delle truppe austro-tedesche.

Gli errori del Comando italiano

In seguito alla vittoria riportata sull’Altopiano della Bainsizza, occupato dalle truppe italiane il 29 agosto 1917, Cadorna ordinò di interrompere l’offensiva.
La resistenza dell’esercito austro-ungarico e l’approssimarsi della rigida stagione invernale avevano portato Cadorna a ritenere che eventuali controffensive nemiche avrebbero avuto luogo non prima della primavera del 1918.

L’atteggiamento rilassato e fiducioso che l’Alto Comando aveva trasmesso alle truppe venne scosso dalle sempre più frequenti informazioni che prigionieri e disertori avevano diffuso tra i reparti della II Armata in merito a un incombente e devastante attacco austriaco e tedesco.

Rientrato a Udine il 19 ottobre, Cadorna si convince della pericolosità e imminenza di una controffensiva nemica quando mancano solo cinque giorni al massiccio sfondamento austro-tedesco, tempo insufficiente per riorganizzare adeguatamente le truppe e preparare un efficace schieramento difensivo in grado di reggere l’urto dello impeto avversario.

Il cannoneggiamento a lunga gittata e l’impiego del gas fosgene disintegrò le postazioni italiane causando un ripiegamento caotico con esiti devastanti: 12.000 morti, 31.000 feriti e 300.000 prigionieri.

Il Piave e la resistenza

In seguito alla ritirata gli italiani si attestano lungo il fiume Piave.  Il 15 novembre giunge a Carbonera un battaglione di ragazzi del ’99, giovanissimi coscritti nati nell’ultimo decennio del XIX secolo che avrebbero rafforzato le linee di difesa italiana lottando strenuamente per contrastare l’impeto austro-tedesco e respingere l’invasore dal fronte del Piave.

I primi scontri ebbero inizio all’alba del 16 novembre 1916 tra Candelù e Casa Folina. I primi battaglioni nemici a tentare l’attraversamento del Piave furono annientati dalle truppe italiane.

Più a sud, tra Negrisia e Faè, alle 5:30 iniziarono i primi scontri di artiglieria che si sarebbero conclusi con sanguinose cariche alla baionetta.

Nonostante l’ardore e la risolutezza dei soldati italiani, i fanti del 92° reggimento boemo riuscirono a guadare il Piave e raggiungere la riva opposta, invadendo l’area compresa tra Molino della Sega e Fagarè.

La controffensiva italiana

Per placare l’incursione del nemico, un battaglione dispiegato dal Molino della Sega al Castello venne inviato a Fagarè, lasciando sguarnita l’area che presidiava in origine. I reparti austro-ungarici approfittarono dello sbilanciamento di forze per occupare il tratto fra il Molino della Sega e Castello. Il 92° reggimento boemo riuscì in questo modo a impossessarsi di una postazione di artiglieria e catturare 400 soldati italiani, tra cui il maggiore Melloni.

Dopo aver conquistato il Molino della Sega, il nemico invase prima San Bartolomeo, poi Fagarè. Lo sforzo congiunto del reggimento 153° Novara, proveniente da Zenson e della 3ª Brigata Bersaglieri che da Cavriè si sarebbe diretta a San Bartolomeo, unito agli strategici bombardamenti di artiglieria volti a rallentare i rifornimenti nemici, avrebbe permesso di circondare e respingere il nemico.

Fu proprio in questa circostanza che i ragazzi del ’99 ebbero il battesimo di fuoco dando prova di incrollabile coraggio e spirito di sacrificio nel combattere in prima linea contro gli schieramenti nemici. Il contribuito dei giovani soldati si rivelò fondamentale per riconquistare San Bartolomeo, Fagarè, snidare le postazioni di mitragliatici posizionate in corrispondenza di Casa Marinello, in prossimità del Molino della Sega, e infine scacciare definitivamente i reparti dell’esercito austro-ungarico dal fronte del Piave.

Il Molino della Sega oggi

Sito in prossimità dei corsi d’acqua Zero e Piavesella, il monumento dedicato agli eroi protagonisti dei micidiali scontri contro l’esercito austro-ungarico sul fronte del Piave consiste in un candido blocco di roccia carsica ricevuto in dono dal Comune di Gradisca d’Isonzo, sul quale è innestata una colonna al cui apice è collocata una lanterna permanentemente illuminata.

In occasione di commemorazioni e cerimonie pubbliche, le bandiere di Trento, Trieste, Gorizia, Udine e Roma sono issate sui cinque pennoni che circondano il monumento, mentre il pennone più elevato è dedicato al tricolore.

A ricordo dell’antico Molino, due antiche macine per la molitura del frumento e del granoturco.

Comune di Breda di Piave: il territorio

La morfologia dell’area comunale si caratterizza per la presenza di suoli prevalentemente argillosi cui si alternano estensioni sabbioso-limose e ghiaiose strettamente correlate alla presenza del fiume Piave, il cui corso, proveniente dalla stretta di Nervesa, ha portato alla formazione di depositi ghiaiosi visibili nel contesto golenale del fiume.

La superficie del Comune di Breda di Piave si distingue per aree caratterizzate da depositi fluviali e calcarei trasportati dal corso del fiume, da un’area sabbioso-limosa della pianura alluvionale e un’area limoso-argillosa tra Breda di Piave e Saletto, a Pero e Vacil.

Morfologia del territorio di Breda di Piave: idrografia

Fiumi, ruscelli e risorgive nel Comune di Breda di Piave

Il territorio di Breda di Piave si estende su una vasta pianura alluvionale caratterizzata dalla presenza dei bacini idrografici dei fiumi Piave e Sile e del bacino scolante della Laguna di Venezia.

I principali corsi d’acqua che percorrono il territorio del Comune di Breda di Piave comprendono:

  • il Piave, il cui corso delimita il confine tra Breda di Piave e Ponte di Piave.
  • la Piavesella, la cui sorgente si trova tra Maserada sul Piave e Candelù. Presso Fagarè il fiume forma due rami, uno dei quali confluisce nel Piave, l’altro continua il suo corso prendendo il nome di canale Zero.
  • il Meolo: corso di risorgiva la cui sorgente si trova in località Campagne, a est del centro di Breda. Il fiume scorre in direzione nord-ovest/sud-est e attraversa il territorio di San Biagio di Callalta. In corrispondenza del piccolo abitato di Meolo, l’omonimo fiume si dirama sfociando nel Vallio a sud, mentre il corso storico del Meolo sfocia nel canale di bonifica Colatore Principale e in parte nel canale Fossetta.
  • il Mignagola, il Musestre, il Vallio, il Pero, il Meoletto e il Fossalon, oltre al Bagnon e il Fosso della Vacca.

Morfologia del territorio di Breda di Piave: Le risorgive

Il territorio del comune di Breda di Piave si estende nell’area destra del gigantesco conoide del Piave di Nervesa nella zona tra l’alta e la bassa pianura in cui si incontrano le aree detritiche ghiaiose più grossolane e quelle limoso-argillose più fini.
Le acque alluvionali filtrano attraverso il terreno ciottoloso e ghiaioso in alta pianura, altamente permeabile, formando la falda freatica.

Per effetto della forza di gravità, il corso d’acqua sotterraneo raggiunge la bassa pianura, dove viene a giorno a causa del terreno meno permeabile.

Conosciuto anche come megafan alluvionale, il conoide è una vasta area a ventaglio composta da rocce sedimentarie, formata per l’azione erosiva di un corso d’acqua allo sbocco di una valle.
Il megafan di Nervesa risale al Tarantiano, o Tardo Pleistocene, epoca che va da 126.000 a 11.700 anni fa.

Dove si trovano le principali risorgive del Comune di Breda di Piave?

Dalle 9 risorgive attive nel Comune di Breda hanno origine numerosi corsi d’acqua:
Il Fossalon e il Musestrelle, lunghi rispettivamente 2,6 e 3,4 km, nascono a Vacil e sono entrambi affluenti di destra del Musestre.
Quest’ultimo, con un’estensione di 30 km, è affluente di sinistra del fiume Sile.

I siti naturalistici più affascinanti in cui trovare limpidi fontanili a Breda di Piave sono il Bosco degli Ontani e il Bosco Galileo Galilei. Il primo è un piccolo biotipo a pochi passi dal centro del comune in cui è possibile ammirare, oltre alle terse e fredde sorgenti, uno splendido boschetto di Ontano nero, maestosi platani e rigogliose specie ripariali come l’erba gamberaia e la brasca delle lagune.

Realizzato alla fine degli anni ’90, il Bosco Galileo si caratterizza per un vasto patrimonio di biodiversità arborea e arbustiva che include l’acero campestre, l’acero riccio e l’acero montano, nonché diversi esemplari di biancospino, carpino, nocciolo, frassino, farnia, farnetto e roverella, solo per citarne alcuni. Da comodi punti di osservazione collocati lungo l’itinerario è possibile contemplare incantevoli sorgenti che lambiscono la vegetazione boschiva dell’oasi naturalistica.

Bosco Galileo nel Comune di Breda di Piave

Sentiero del Bosco Galileo Breda di Piave

Dove si trova il Bosco Galileo?

Il Bosco Galileo è situato in Via Niccolò Moretti, 14, 31030 Breda di Piave (TV), presso il Circolo Culturale Ricreativo Il Filo’, a breve distanza dal Bosco degli Ontani.

scorcio sentiero bosco galileo

Storia del Bosco Galileo

Al 1989 risale la proposta della scuola media statale “G. Galilei” di realizzare un bosco nel territorio comunale di Breda di Piave, a fronte delle emergenze ambientali legate in particolare alla fascia delle risorgive.

Ottenuti i finanziamenti nel 1996, l’amministrazione affidò al prof Renzo Trevisin, laureato in scienze forestali, la progettazione e la direzione dei lavori, che si conclusero nel 1997.

L’opera di rimboschimento fu preceduta da una serie di interventi preliminari, consistenti nella rimozione di siepi infestanti e di piante morte o schiantate, cui seguirono le operazioni di aratura, fresatura e concimazione del terreno. A completamento delle lavorazioni, venne realizzata una pacciamatura a “onde”, caratterizzante l’andamento curvilineo dei filari.

Le risorgive nel Bosco Galileo

Situato a un’altitudine compresa tra i 20 e i 21 m s.l.m., il Bosco Galileo presenta un terreno a grana fine, il cui impasto argilloso-sabbioso determina l’affioramento sul piano campagna dei fontanassi del rio Rul, la cui profondità di falda oscilla tra i 180 e i 120 cm.

L’impianto di latifoglie è stato realizzato mantenendo le piante spontanee, presenti principalmente lungo i corsi d’acqua, e mettendo a dimora giovani piante arboree e arbustive autoctone, al fine di riprodurre le caratteristiche dell’antico querco-carpineto planiziale veneto, in particolare dei boschi relitti presenti sporadicamente nella pianura veneta orientale.

Distribuita in tutta la Pianura Padana, la fascia dei fontanili che attraversa da nord-ovest a sud-est il territorio di Breda di Piave sorge dal punto di incontro tra la pianura permeabile e quella impermeabile.

La sua ampiezza dipende dalla profondità della falda, della geomorfologia del territorio e della granulometria del terreno.

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Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

Cos’è una risorgiva?

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Risorgiva nel Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

La risorgiva è un affioramento della falda sul piano campagna. Essa viene a formarsi quando le acque provenienti dai ghiacciai e dalle precipitazioni piovose e nevose penetrano nei terreni della montagna e dell’Alta Pianura, costituiti da sedimenti a granulometria grossolana ed elevata permeabilità come ciottoli, ghiaie o ghiaie miste a sabbie. Le correnti sotterranee affiorano in superficie quando entrano a contatto coi sedimenti più fini e meno permeabili della Bassa Pianura, formati da argille e argille miste a limo.

Il filtraggio attraverso gli interstizi del sottosuolo ghiaioso dell’Alta Pianura, unito ai fini sedimenti alluvionali che l’acqua di falda smuove quando viene a giorno, producendo piccole bolle, determina la limpidezza cristallina dei fontanili. La temperatura costante delle sorgenti, conosciute in dialetto come fontanassi, oscilla tra i 12 e i 14 C°.

La purezza delle acque di risorgiva, unita alla salubrità della zona umida in cui sorgono, crea le condizioni favorevoli allo sviluppo di un complesso scrigno di biodiversità faunistica e vegetale.

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Veduta aerea Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

La fauna del Bosco Galileo

Fino a pochi secoli fa da un la Pianura Padana era ammantata da una vasta distesa forestale dominata da farnie (Quercus robur), roveri (Quercus petraea) e roverelle (Quercus pubescens), in associazione con carpini bianchi (Carpinus betulus) e altre specie arboree e arbustive come il nocciolo, l’acero campestre e di monte, l’olmo, l’orniello.

Con la comparsa delle popolazioni neolitiche, circa 7.000 anni fa, ebbero inizio le prime modificazioni delle comunità animali e dei loro habitat.

Nel corso dei secoli, l’espansione industriale e urbana unita ai disboscamenti effettuati per ampliare le superfici coltivabili, ha ridotto drasticamente queste formazioni boschive, di cui oggi rimangono pochi lembi conosciuti come boschi relitti.

La variabilità dei microambienti boschivi, in termini di specie arboree e arbustive, età degli alberi, densità del soprassuolo, alternanza di zone boscate e radure, determina il numero di specie che li possono abitare.

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Veduta aerea di Breda di Piave dal Bosco Galileo (TV).

Mammiferi nel Bosco Galileo

L’arvicola campestre

L’arvicola campestre, (Microtus arvalis) è un mammifero erbivoro che si nutre di semi, frutti, foglie, corteccia e radici. Con una dimensione variabile dai 9 cm agli 11 cm, cui si aggiungono 3-4 cm di coda, l’Arvicola campestre costruisce nidi e gallerie sottoterra, ad una profondità quasi mai superiore ai 30 cm.

Il riccio

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Riccio presso il Bosco Galileo. Breda di Piave (TV).

Il riccio comune (Erinaceus eurapeus) è un piccolo mammifero onnivoro, la cui dieta include vegetali, frutta e insetti come scarabei, bruchi, millepiedi, lumache senza guscio e lombrichi, nonché porcellini di terra, raramente giovani topi, carogne e piccole uova che gli uccelli covano a terra.

Specie notturna, solitaria e territoriale, il riccio comune vive ai margini dei boschi di latifoglie e nelle zone cespugliate, ma anche in aree suburbane e rurali, in orti e giardini, habitat nei quali trova scorte di fieno, rami secchi e fogliame, materiali con i quali costruisce la propria tana.

Il riccio europeo ha una lunghezza che va dai 22 cm ai 30 cm e ha una pelliccia di color grigio-marrone. L’adulto ha dai 6.000 agli 8.000 aculei, peli modificati, vuoti all’interno e resi rigidi dalla chitina, con cui si protegge dai predatori e dalle cadute.

Il topo selvatico

Il topo selvatico (Apodemus Sylvaticus) misura 9 cm più 9 cm di coda. Questo piccolo roditore è tendenzialmente notturno e forma gruppi familiari. Ghiotto di semi, frutta, gemme, funghi, insetti e lumache, il topo selvatico deposita scorte di cibo in gallerie o tunnel.

La volpe

Con una dimensione di 60-80 cm più 30-50 cm di coda, la volpe (Vulpes vulpes) è un mammifero onnivoro che si ciba di invertebrati, piccoli mammiferi, uccelli, uova e carcasse. Le volpi pesano dagli 8 ai 10 kg e comunicano tramite segnali olfattivi (urina, feci e secrezioni ghiandolari).

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Veduta aerea del Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

Anfibi, insetti e pesci nel Bosco Galileo

La rana agile

Osservabile lungo le aree riparie nei boschi planiziali relitti e nelle aree agricole delimitate da siepi e fossati, la rana agile (Rana dalmatina) deve il suo nome alla rapidità dei suoi balzi, la cui lunghezza può raggiungere i due metri.

Anfibio anuro della famiglia dei Ranidi, la rana agile si adatta anche a terreni asciutti e si nutre di materiale vegetale allo stadio larvale, di insetti quando diventa adulta.

Con una lunghezza massima di 9 cm, presenta un corpo slanciato e un muso appuntito. I maschi sono di dimensioni inferiori e presentano arti più robusti. La colorazione dorsale varia dal bruno al giallastro al rossastro; il ventre è biancastro, con una caratteristica banda scura che va dall’occhio all’angolo della bocca.

Il rospo comune

Della famiglia delle Bufonidae è il rospo comune (Bufo Bufo), tipico delle zone rurali che conservano siepi, boschi e zone incolte ma presente anche in parchi e giardini. La dieta del girino è vegetariana, mentre l’adulto si nutre di insetti, lombrichi, lumache e piccoli vertebrati.

Il rospo comune è l’anfibio più grande d’Europa, con dimensioni medie di 5-9 cm per i maschi, e 8-15 cm per le femmine.

La colorazione del dorso è tende al marrone scuro, con macchie brune o nerastre, il ventre presenta una tonalità più chiara.

La natrice dal collare

La natrice dal collare (Natrix natrix) è il serpente europeo più comune. Si può incontrale lungo le rive dei corsi d’acqua e degli stagni, nelle paludi e nella pozze.

Serpente non velenoso della famiglia dei Colubridi, la natrice dal collare si nutre di anfibi, pesci, invertebrati e piccoli mammiferi. Per difendersi, secerne dalle ghiandole anali una sostanza nauseabonda.

Riconoscibile per le due mezzelune chiare che ne coronano il capo, la natrice dal collare è un’abile nuotatrice. Durante la stagione fredda si ripara nelle fenditure nella roccia, nelle tane dei roditori e nelle cavità degli alberi.

Di dimensioni maggiori rispetto ai maschi, le femmine misurano fino ai 150 cm.

Le Libellule

Le libellule sono insetti Anisotteri, dal greco ἄνισος (anisos) “disuguale”, e πτερόν (pte-rón), “ala”), sottordine degli Odonati caratterizzato dalle ali posteriori più larghe di quelle anteriori.

Il loro ciclo biologico è suddiviso in due fasi: una larvale, completamente acquatica, e una adulta, terrestre e alata.

Il collo sottile, capace di girare in tutte le direzioni, unito all’ampiezza degli occhi composti da migliaia di ommatidi, conferisce alle libellule un campo visivo molto esteso.

Al torace sono collegate le zampe e le ali; l’addome è sottile e molto lungo. Le ali sono molto grandi, generalmente trasparenti.

Legate all’ambiente acquatico, le libellule depongono le uova in acqua o sui fusti delle piante acquatiche. A seconda della specie, lo sviluppo delle larve può durare da 1 a 4 anni.

Si nutrono di mosche, effimere, zanzare e moscerini, che catturano in volo sopra gli specchi d’acqua.

I Gerridi

I Gerridi (Gerris sp.) o insetti pattinatori, si spostano sul pelo dell’acqua sfruttandone la tensione superficiale.

Dotati di corpo e gambe esili e allungate, si nutrono di insetti sia acquatici che terresti. Quando questi ultimi cadono in acqua, producono piccole onde sul pelo dell’acqua che permettono ai Gerridi di localizzarli.

Lo spinarello

Un tempo lo spinarello (Gasterosteus aculeatus) era una specie comune nei fontanili; oggi la sua presenza è divenuta molto più sporadica a causa delle profonde alterazioni ambientali.

Nella stagione riproduttiva, il maschio attrae la femmina con i riflessi sgargianti della sua livrea argentata, guidandola a deporre le uova nel nido da lui costruito con piante acquatiche.

Avifauna del Bosco Galileo

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Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

L’allocco

Rapace notturno lungo dai 37 ai 43 cm, l’allocco (Strix aluco) si confonde facilmente con la corteccia degli alberi grazie alla tonalità del suo piumaggio che dal grigio sfuma nel bruno-rossastro. La sua capacità di mimetizzarsi gli permette di cogliere di sorpresa i piccoli roditori, gli uccelli, gli anfibi e gli invertebrati di cui si nutre.

La capinera

Lunga circa 14 cm, la capinera (Sylvia atricapilla) si nutre principalmente di insetti e bacche. Il maschio si caratterizza per una tonalità grigio-cenere, la femmina di colore bruno, con calotta rosso ruggine o marrone.

Della famiglia dei Silvidi, la capinera è un volatile nidificante che predilige zone con fitto sottobosco di rovo, sambuco o rampicanti, tra i quali costruisce il nido.

La cinciallegra

La cinciallegra (Parus major) raggiunge i 15 cm di lunghezza. Della famiglia dei Paridi, è un volatile sedentario che compie spostamenti altimetrici durante la cattiva stagione. Utilizza muschio, peli e piume per costruire il suo nido all’interno di cavità come vecchi alberi o nidi di picchio abbandonati.

La cinciarella

Della famiglia dei Paridi è anche la cinciarella, (Parus caeruleus). Molto simile alla cinciallegra nelle abitudini di vita, la cinciarella si nutre prevalentemente di insetti come farfalle, ditteri, cavallette e delle loro larve, ma anche di invertebrati, di semi e frutti.

Lunga dai 10 ai 12 cm, nidifica in cavità su alberi o muri e il suo nido viene riutilizzato per anni.

La civetta

La civetta (Athene noctua) è un rapace notturno degli strigiformi, ordine di volatili che ingoiano la preda intera e, dopo averla digerita, ne rigurgitano gli scarti.

La civetta misura 21 cm. Si caratterizza per occhi gialli e una testa larga e appiattita. Il piumaggio è grigio-bruno screziato di bianco, più scuro nella parte superiore.

Il codibugnolo

Della famiglia degli Egitalidi, il codibugnolo (Aegithalos caudatus) è un volatile sedentario, visibile soprattutto in inverno, quando si riunisce in gruppi familiari per spostarsi alla ricerca di cibo. Il nido, di forma ovale, viene realizzato di norma tra i cespugli utilizzando erba, muschio, licheni e ragnatele. Si nutre principalmente di semi e piccoli frutti.

Il colombaccio

Con una lunghezza dai 40 ai 42 cm (Columba palumbus), il colombaccio si ciba di semi, bacche e frutta (in inverno soprattutto faggiole e ghiande), a volte di piccoli invertebrati.

Il fringuello

Il fringuello (Fringilla coelebs) si serve del becco corto e forte per rompere i semi di cui si nutre, ma si ciba anche di frutti e insetti. Il maschio ha un piumaggio colorato rispetto alla femmina, bruno-giallastra.

Migratore parziale, è gregario con altri fringillidi soprattutto in inverno, ma non nel periodo di cova. Il nido è a forma di coppa, foderata con muschio, licheni e piume.

La ghiandaia

Della famiglia dei Corvidi, la ghiandaia (Garrulus glandarius) è un volatile sedentario che frequenta soprattutto boschi di latifoglie. La sua dieta include ghiande, cereali, nocciole e altri vegetali, nonché insetti, uova e piccoli animali. Ha l’abitudine di sotterrare semi per creare provviste di cibo.

La ghiandaia ha una lunghezza di circa 33 cm, ha una voce gracchiante e può imitare canti di altri uccelli o rumori.

Il picchio rosso maggiore

Il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è un volatile sedentario che vive sia nei boschi che negli ambienti alberati artificiali. Con una lunghezza di circa 22 cm, si nutre di semi ricchi di grassi e di insetti del legno.

Per forare il legno e catturare le prede, il picchio rosso maggiore si serve rispettivamente del robusto becco a scalpello e della lunga lingua. Quest’ultima, avvolta intorno al cranio, protegge il cervello dagli impatti causati dai colpi del becco durante il processo di creazione del nido, il cui foro d’entrata ha un diametro di circa 5 cm e una profondità di 30 cm.

Il picchio verde

Con una lunghezza di circa 32 cm, il picchio verde (Picus viridis) frequenta ambienti alberati vari, prediligendo i boschi radi. Si nutre di formiche, larve e altri insetti che trova nei tronchi degli alberi. Il suo nido ha un foro d’entrata di 6 cm e una profondità di 38 cm.

Si caratterizza per un volo ondulato con lunghe pause ad ali chiuse. Il suo richiamo è simile a una risata squillante: kyu-kyu-kyu-kyu.

Il rigogolo

Con una lunghezza di 23 cm, il rigogolo (Oriolus oriolus) si caratterizza per un volo rapido con lunghe ondulazioni e impennate per raggiungere il posatoio. Predilige aree boschive con alberi decidui, sui quali costruisce il nido all’incrocio di due o più rami.

Il maschio si distingue per il piumaggio nero delle ali e una livrea giallo dorata, mentre la femmina e gli esemplari giovani presentano un manto verde oliva e il becco bruno.

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Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

La flora nel Bosco Galileo

La carice

La carice (Carex sp. pl.) è una pianta igrofila che forma fitte associazioni lungo i bordi dei corsi d’acqua. Le infiorescenze sono simili a spighette alla sommità del fusto. Rigide e taglienti, le foglie a sezione triangolare venivano tagliate e seccate per impagliare le sedie, rivestire esternamente i fiaschi, ricavare lettiera per il bestiame e come combustibile.

Il falasco

Il falasco (Cladium mariscus) è una pianta della famiglia delle Cyperaceae caratterizzata da un fusto robusto, cavo e foglie alterne, seghettate e taglienti, dotate di una nervatura centrale sporgente nella parte inferiore.

L’equiseto

L’equiseto (Equisetum sp. pl.) è un genere di felci della famiglia delle Equisetaceae. Alla fine dell’invero compaiono i fusti legnosi privi di foglie, destinati alla riproduzione. In estate crescono i fusti vegetativi con gruppi di foglie in corrispondenza dei nodi.

Specie vegetali simili agli equiseti erano presenti sulla terra già 350 milioni di anni fa. L’equiseto è conosciuto anche come coda cavallina. La sua etimologia deriva infatti dal latino “Equus, i”, cioè cavallo e “saeta, ae” (crine, pelo, setola).

L’equiseto è una pianta ricca di sali minerali, di silicio, potassio, calcio, magnesio e zinco nonché flavonoidi, saponine, fitosteroli e alcaloidi.

Vegetazione arborea nel Bosco Galileo

Con un’estensione di 2,51 ettari, il Bosco Galileo è distinto in tre settori riconoscibili dalla composizione floristica: una zona a bosco misto, una con prevalenza di querce (Quercus) e ontani (Alnus), una con prevalenza di querce e frassini (Fraxinus).

Il Carpino

Delle circa ventiquattro specie di Carpino conosciute, la più diffusa è il Carpino bianco (Carpinus betulus), albero della famiglia delle Betulacee caratterizzato da un tronco leggermente scanalato, liscio e chiaro; le foglie sono ovate o oblunghe, acute con margine doppiamente seghettato.

La parola Carpino deriva con ogni probabilità da carpentum, parola latina che indica una carrozza o un carro a due ruote usato per occasioni solenni, oppure un carro da guerra, costruiti con questa qualità di legno.

Al genere Ostrya appartiene anche il Carpino nero (O. carpinifolia), specie rustica e resistente agli incendi, impiegata come specie pioniera per colonizzare radure e aree denudate.

Il Frassino

Capace di raggiungere i trenta metri di altezza, il Frassino presenta una chioma folta e rotondeggiante, con foglie caduche, lanceolate e seghettate ai margini, imparipennate (il termine imparipennate si riferisce alla disposizione a coppie delle foglie ai lati della rachide, al cui apice cresce una foglia isolata). Il tronco, dal portamento slanciato, presenta una corteccia grigio chiara.

Appartenente alla famiglia delle Oleacee, il frassino trae il proprio nome dal greco φράγμα (phrágma), cioè “chiusura”, “barriera”, “siepe”, forse in riferimento alla densa chioma che lo caratterizza. Le specie più diffuse in Europa sono il Frassino comune (F. excelsior), l’Orniello (F. ornus) e l’Ossicarpo (F. oxycarpa), il cui nome deriva dal greco ὀξύς (oxýs), “acuto”, “aguzzo”, e da καρπός (carpós), “frutto”, in riferimento alla forma acuminata della samara.

Presente soprattutto nell’Europa meridionale, in Asia Minore e tra la Tunisia e il Marocco, quest’ultimo è conosciuto anche come frassino meridionale (Fraxinus angustifolia), in riferimento alle sue foglie strette (angustus, folium).

Il legno resistente e flessibile del Frassino è adatto alla costruzione di remi, sci, utensili agricoli, assi, armi, lance e archi grazie alla sua capacità di assorbire vibrazioni e colpi. Le foglie, raccolte a fine giugno ed essiccate, vengono usate fin dall’antichità per preparare infusi con proprietà diuretiche, analgesiche, antiossidanti e antinfiammatorie.

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In primavera, il Frassino maggiore (o Frassino comune) è facilmente riconoscibile dai piccoli fiori porporino-scuri, detti samare, raggruppati in pannocchie pendule con un’unica ala allungata. Una volta cadute al suolo, le samare germinano non prima di 17-18 mesi.

Oltre a sanguinelle, noccioli e biancospini, non si può non citare l’ontano nero, da cui prende il nome il vicino Bosco degli Ontani.

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L’Ontano

Amante dei terreni umidi, l’Ontano è cresce tipicamente lungo i fossati, i fiumiciattoli campestri e nelle torbiere, dove forma associazioni con Salici e Pioppi. Le sue foglie sono verdi scuro, decidue, obovate, cuneate alla base, con apice arrotondato e retruso (rientrante).

Anch’esso della famiglia delle Betulacee, l’Ontano nero o comune (Alnus glutinosa) è ideale per bonificare terreni poveri, umidi e malsani grazie ai batteri contenuti nelle sue tortuose radici, in grado di assimilare l’azoto atmosferico e di trasferirlo alla pianta.

Gli amenti maschili sono cilindrici, quelli femminili globosi, formati da scaglie legnose simili a piccole pigne.

L’Acero

Adatto a vivere anche nel sottobosco, l’Acero campestre (Acer campestre) è un albero della famiglia delle Sapindaceae, la cui altezza raggiunge gli 8-10 metri.

L’etimologia della parola Acero deriva dall’aggettivo latino acer, ovvero acuminato, con possibile riferimento alla forma acuta delle foglie e della chioma.

La Farnia

Le Querce si distinguono in Querce sempreverdi e Querce a foglia caduca. Appartenente a quest’ultimo gruppo, la specie europea più diffusa è la Farnia (Quercus robur e Pedunculata), riconoscibile per le foglie obovate dai margini lobati e i piccioli molto brevi, di 4-5 mm.

Capace di raggiungere i 50 metri di altezza, la farnia è un albero molto longevo che supera in media i 300–400 anni, ma può arrivare anche oltre i 600. Attaccate a un lungo peduncolo sottile, le ghiande hanno una cupola verdastra, emisferica.

Il suo legno è tra i più apprezzati per i mobili, le botti e i parquets.

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Bosco Galileo Scorcio Risorgiva

Vegetazione arbustiva nel Bosco Galileo

La Sanguinella

La Sanguinella (Cornus sanguinea) è un arbusto della famiglia delle Cornacee, il cui nome deriva dalla tonalità rossastra dei suoi rami e dal colore violaceo delle foglie. Queste sono ovali con apice acuto e presentano nervature ricurve.

Tra maggio e giungo spuntano i fiori bianchi e profumati. Se il clima è favorevole, a settembre e ottobre vi è una seconda fioritura. Tra la fine di agosto e ottobre maturano i frutti, piccole drupe non commestibili la cui colorazione va dal verde al nero-bluastro.

Il Nocciolo

Il Nocciolo (Corylus avellana) appartiene alla famiglia delle Betulacee. Il nome del genere deriva dal greco kòris (κορύς), elmo, in riferimento all’involucro che copre la nocciola. I semi, crudi o tostati, sono ideali per l’estrazione di olio commestibile e per la produzione di dolci, cosmetici e saponi.

Il Nocciolo predilige un clima mite ma resiste a temperature relativamente basse. La sua crescita è favorita da terreni neutri, fertili, di medio impasto. Il suo apparato radicale è adatto a consolidare declivi franosi e scarpate stradali.

Il legno tenero è ottimo in ebanisteria per piccoli lavori artigianali ed è un ottimo combustibile.

Caratterizzato da un tronco eretto e ingrossato alla base, il Nocciolo è una specie ad andamento cespuglioso, con foglie decidue, alterne, dal margine dentato-seghettato, cuoriformi alla base, acuminate all’apice.

Il Biancospino

Di marzo per la via
della fontana
la siepe s’è svegliata
tutta bianca,
ma non è neve,
quella: è biancospino
tremulo ai primi
soffi del mattino.

Il biancospino. Umberto Saba

Appartenente alla famiglia delle Rosaceae, il Biancospino (Crataegus monogyna) è un arbusto cespuglioso e spinoso il cui nome scientifico deriva dal greco κραταιός (krataios), cioè “forte”, “potente”, in riferimento alla robustezza e longevità della pianta, e ὀξύς (oxys) cioè aguzzo, per indicare gli aculei presenti sui rami.

Le foglie caduche sono alterne, ovali o romboidali. Hanno dai tre ai sette lobi dall’apice dentellato.

Da marzo a giungo spuntano i fiori bianchi e profumati, riuniti in corimbi con cinque petali a margine arrotondato e dai quindici ai venti stami violacei.

In autunno si riempie di grappoli formati da piccole drupe rosse di tondeggianti e carnose, contenenti un seme giallo-bruno.

Bosco Galileo a Breda di Piave in provincia di Treviso TV
Bosco Galileo a Breda di Piave (TV).

Il Prugnolo spinoso

Della famiglia delle Rosaceae è anche il Prugnolo spinoso (Prunus spinosa), arbusto spontaneo appartenente allo stesso genere del ciliegio, dell’albicocco, del mandorlo, del pesco.

Alto tra i 2,5 e i 5 metri, il Prugnolo spinoso presenta foglie caduche, ovate, verde scuro. da marzo a inizio aprile i rami si ricoprono di un candido manto floreale. Tra i mesi di settembre e ottobre maturano i frutti, drupe tondeggianti di colore rosso-violaceo e ricoperte da una patina detta pruina.

Ottime per preparare marmellate, confetture, salse, gelatine, liquori e sciroppi, le prugne contengono un unico seme duro, hanno una polpa carnosa, succulenta, ricca di vitamina C, tannini e fibre, a cui devono la loro proprietà diuretica e depurativa.

La Fusaggine

Il nome scientifico della Fusaggine (Euonymus europaeus) deriva dal greco antico Εὐώνυμον (euṓnymon), composto da εὖ (éu), “bene”, e ὄνομα (ónoma), “nome”, “rinomanza”, “riputazione”, “celebrità”, “gloria”.

Già citato dal botanico e filosofo greco Teofrasto (IV sec. a.C.), il termine Euonymus potrebbe tradursi con “di buona fama”, “di buon nome” o “di buon auspicio”, denominazione scaramantica legata alla tossicità di questa pianta, velenosa in ogni sua parte.

Caratterizzato da un fusto eretto, questo arbusto deciduo raggiunge un altezza che va dai tre agli otto metri, presenta foglie ovato-lanceolate, con apice acuminato e margine seghettato. In tarda primavera spuntano i fiori, ermafroditi, di colore bianco-verdastro.

La Fusaggine è conosciuta anche come berretta del prete per la forma dei suoi piccoli frutti autunnali, di colore rosso-arancione, simili al copricapo dei cardinali.

Veduta aerea di Breda di Piave TV
Veduta aerea di Breda di Piave (TV) dal Bosco Galileo.