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Canto Armonico: Il massimo esperto è veneto e si chiama Giovanni

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Chi è Giovanni Bortoluzzi?

Giovanni Bortoluzzi, musicista a tutto tondo e insegnante di canto armonico, co-fondatore del sito www.cantoarmonico.eu, ci racconta la sua storia in un’intervista esclusiva, spiegandoci come si è avvicinato al canto armonico e in cosa consiste questa particolarissima tecnica di canto.

La nostra Intervista

Ciao Giovanni, per cominciare perché non ci racconti un po’ di te?

“Ho 33 anni, nato e cresciuto nelle campagne a nord di Treviso. Adoro passare il tempo all’aria aperta e stare con gli amici. Le mie passioni sono la musica, e costruire strumenti musicali.”

Quando è nata la tua passione per la Musica?

“Fin da piccolo, mio padre mi ha sempre fatto ascoltare tanta buona musica, e lo fa tutt’ora!
All’età di 18 anni ho preso in mano una chitarra. Qualche mese dopo, una band del paese cercava un bassista…e da lì è iniziata l’avventura.
Niente di speciale insomma, milioni di musicisti hanno iniziato esattamente in questo modo!”

Quanti strumenti musicali sai suonare?

Strumento armonico a corda


“Ad un buon livello so suonare il flauto irlandese, la chitarra, il basso elettrico e la batteria. So dove mettere le mani sulla tastiera di un pianoforte, ma mi fermo lì.
Poi… mi diletto con la respirazione circolare nel didgeridoo e nel bawu cinese, mentre in Sardegna ho imparato a sostenere qualche ritmo sostenuto con gli scacciapensieri.

Sono un tipo molto curioso, e questo mi porta a ricercare continuamente strumenti nuovi. Ogni strumento mi dà l’opportunità di conoscere diversi stili e approcci alla musica, accrescendo così il mio bagaglio culturale. Attualmente mi sto esercitando molto con uno strumento Tuvano, “Igil”, un particolare violoncello a due corde: un’esperienza a dir poco emozionante, quella degli strumenti ad arco!”

Domanda un po’ banale ma… genere musicale preferito?

“Spaghetti western! Da Ennio Morricone a Franco Micalizzi per intenderci.”

Tra tutti gli strumenti che sai suonare ed il tuo singolare genere preferito, mi incuriosisce sapere di più sulla tua carriera da musicista !

“Sono stato fortunato ad iniziare con il basso elettrico, perché è uno strumento che ti insegna a stare al servizio della musica, ad affinare l’ascolto e l’interplay.
Ho iniziato facendo da bassista in gruppi blues: ho imparato moltissimo sul palco, soprattutto alle jam session. Ho suonato molto anche la chitarra, in una tribute band, ed in alcuni jazz ensemble.
Non ho mai spiccato il volo ma di esperienza ne ho portata a casa tanta.
La carriera vera e propria è iniziata con la scoperta del canto armonico.”

Veniamo a noi: che cos’è il Canto armonico e come funziona?

“Il canto armonico è la capacità di gestire gli armonici della voce come se fossero uno strumento musicale a sé stante. Controllando il timbro e l’emissione del fiato, si può imparare a selezionare gli armonici e creare dei pattern melodici e ritmici. L’effetto che fa è sempre sorprendente.”

Giovanni Bortoluzzi Canto Armonico

Hai accennato più volte al Canto Difonico. È errato chiamarlo Armonico? Sono sinonimi o sono due tipi di canto differenti?

“Fino a poco tempo fa si è parlato di sinonimi. In realtà sono due cose diverse.
Il “Canto armonico” è apparso a partire dagli anni 70, frutto però di un’errata traduzione dall’inglese “overtone singing”, che tradotto correttamente diventa “cantare l’armonico”, o “cantare gli armonici”.
Il termine giusto accettato oggi è “Canto Difonico”, in quanto di-fonare indica in modo esplicito l’azione di produrre due suoni.
Canto Armonico si continua ad usare per indicare un qualsiasi tipo di canto che in qualche modo porta armonia e benessere. Canto armonico, canto armonioso, canta che ti passa… siamo sempre lì!
Canto Difonico è invece in linea con l’inglese Overtone Singing, con il francese Chant Diphonique, con il tedesco Obertongesang, e via dicendo.”

Quando è nata e perché la tua passione per il Canto armonico?

“Forse volevi dire Canto Difonico…eheh…Facciamo che per comodità continueremo a chiamarlo canto armonico!
Ad ogni modo è capitato per puro caso. Un giorno, navigando su internet alla ricerca di informazioni dettagliate sugli armonici come fenomeno acustico, mi sono ritrovato a guardare un video tutorial proprio di canto armonico.
L’insegnante era Miroslav Grosser, di Berlino, che divenne di lì a poco il mio mentore a distanza, dato che in Italia non avevo ancora trovato un insegnante in linea con le mie esigenze.
La passione è nata fin da subito, come un colpo di fulmine ed è decollata quando, dopo pochi mesi, mi sono reso conto che in Italia il canto armonico non era stato ancora esplorato in modo approfondito, e questo mi ha dato una forte spinta motivazionale e…eccomi qui, insegnante e ricercatore di tecniche di canto armonico!”

Che tipo di studi ed esercizi bisogna affrontare per imparare a padroneggiare quest’arte?

“L’Ascolto. È l’ascolto la chiave che apre le porte del canto difonico. È fondamentale spendere molto tempo ad ascoltare, con attenzione, anche le più piccole sfumature presenti nei suoni.
Poi, verrebbe da pensare che ci vuole tanta pratica… in realtà ritengo sia più importante la qualità degli esercizi, e non la quantità di tempo spesa fare esercizi inefficaci.
(Anni fa frequentai un corso durante il quale l’insegnante sottolineò più volte di aver studiato per vent’anni sotto la guida di maestri Asiatici. Ciononostante non era in grado di creare nemmeno una semplice melodia, mentre la maggior parte dei miei allievi, oggi, dopo un giorno o addirittura qualche ora, riesce già ad accennare delle melodie ben definite.)”

Ci sono altri tipi di canto armonico?

“Ce ne sono diversi ma i principali sono due: quello tradizionale Tuvano e quello sviluppatosi a partire dagli anni ’90 in Germania. Il Tuvano è il più antico, ha moltissime varianti stilistiche curate nei minimi dettagli.
Nella repubblica di Tuva, oltre che una forma d’arte, il canto difonico è soprattutto una disciplina, una filosofia di vita.

Il tipo di canto difonico diffusosi in occidente è definibile contemporaneo, e tecnicamente si ispira solo in parte alla scuola Tuvana. A voler addentrarsi nello specifico, ci sono veramente tante modalità con cui si possono cantare gli armonici.
A tal proposito nel 2019, assieme ad un team di medici ricercatori, abbiamo pubblicato un importante studio sul canto difonico che ora è su Pubmed®.
Si tratta di un’analisi accurata di tutti i tipi di canto difonico eseguiti in risonanza magnetica in tempo reale (real-time MRI). Un’esperienza a dir poco magnifica, ho passato circa otto ore cantando all’interno del macchinario della risonanza magnetica, che emette un rumore assordante quando è in funzione!”

Giovanni Bortoluzzi Conferenza Canto Difonico

Ci hai accennato che esistono anche strumenti armonici, che tipo di strumenti sono? Ce ne puoi parlare più nel dettaglio?

“Sì, sono strumenti il cui funzionamento prevede prevalentemente l’utilizzo degli armonici naturali: lo scacciapensieri è l’esempio più evidente, ma ne esistono molti altri, tra cui il flauto armonico slovacco nelle sue due varianti Koncovka e Fujara, entrambi realizzabili con tubi in PVC. Io stesso ne ho costruiti a decine, è facile e divertente, e soprattutto low cost.

Altri esempi interessanti si trovano nella famiglia degli ottoni, in particolare la tromba: dotata di soli tre pistoni, sfrutta numerose combinazioni di armonici naturali per formare le scale.
Pensiamo al “silenzio”: una melodia costruita unicamente con armonici naturali.”

Nel titolo dell’intervista abbiamo detto che sei il massimo esperto in Italia come studioso ed insegnante di canto armonico. Vuoi commentare questa affermazione?

Fin dai miei primi corsi come insegnante ho dato il massimo per divulgare il canto difonico nella maniera più completa e aggiornata possibile, ma non ho fatto tutto da solo. Ho avuto la fortuna di incontrare molti altri cantanti con i quali ho potuto condividere esperienze e imparare moltissimo. In particolar modo Walter Mantovani, di Torino, amico con il quale ho passato notti insonni a fare ricerche e a studiare le possibilità degli armonici, e Ilaria Orefice, cantante di Oristano, una delle pochissime throat singer italiane. Con loro abbiamo creato la prima scuola di Canto Difonico in Italia, la “Sherden Overtone Singing School”, che negli ultimi anni è diventata uno dei punti di riferimento per gli appassionati di canto difonico d’Italia e di tutto il mondo.
Non so se si possa parlare di primato, ma ciò che conta veramente è che l’arte del canto difonico venga sempre più riconosciuta ed apprezzata per quella che è veramente:
un modo per esprimersi a livello artistico, ma anche una disciplina con cui ritrovare benessere, equilibrio, e forza per affrontare la vita di tutti i giorni.

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Monumento della Grande Guerra – La prima Guerra Mondiale a Maserada sul Piave.

Dove si trova il Monumento della grande guerra delle truppe italiane e britanniche ?

Il monumento  della Prima Guerra Mondiale a si trova in Via Spartaco Latini a Salettuol di Maserada sul Piave in provincia di Treviso (TV).

Il sito commemorativo è collocato in corrispondenza dell’argine del Piave a pochi passi dalla graziosa oratorio di San Rocco in Via Salettuol, 31052 Salettuol (TV), superata la quale ha inizio il sereno percorso naturalistico dell’oasi del Codibugnolo.

Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale celebra le eroiche gesta dei soldati italiani e britannici che combatterono accanitamente e respinsero l’avanzata austro-ungarica durante la battaglia del Solstizio tra il 15 e il 24 giugno 1918.

La battaglia del Solstizio

Accuratamente pianificata dal marzo del 1918, l’offensiva austro-ungarica prevedeva di attaccare il fronte italiano attraverso tre operazioni:

  • Dal Passo del Tonale, valico alpino al confine tra Lombardia e Trentino-Alto Adige avrebbe avuto luogo la cosiddetta operazione Lawine (valanga) con il duplice obiettivo di creare un diversivo che distraesse gli italiani dalle più importanti manovre offensive in Veneto e di compiere un’avanzata strategica in direzione della valle dell’Oglio, per poi raggiungere le porte di Milano.
  • L’operazione Radetzky prevedeva che l’esercito sarebbe partito dall’Altopiano d’Asiago per dirigersi verso la pianura vicentina.
  • l’operazione Abrecht aveva come obiettivo lo sfondamento della linea del Piave in direzione Treviso.

Nonostante le difficoltà che avevano indebolito l’esercito austro-ungarico, come la penuria di viveri, armi e munizioni e la diserzione di duecentomila unità ungheresi (esasperate dalle privazioni della guerra e animate dallo spirito di rivolta che avrebbe portato alla totale disgregazione del già decadente Impero), il giovane Carlo I ordinò di eseguire l’offensiva sul fronte italiano il 15 giugno 1918.

Lo svolgimento della battaglia

Occupato il Montello e conquistata Nervesa, gli invasori furono costretti a retrocedere a causa dei massicci bombardamenti italiani e francesi e dagli attacchi dell’aviazione italiana che mitragliava il nemico e abbatteva le passerelle collocate sul Piave al fine di impedire il regolare trasporto di rifornimenti.

Durante la loro avanzata gli austriaci riuscirono a invadere il territorio delle Grave di Papadopoli, isola fluviale situata tra i comuni di Maserada, Cimadolmo e Spresiano. Bersagliati dalle granate austro-ungariche, gli italiani si ritirarono verso Maserada per riorganizzare la linea difensiva e preparare il contrattacco.

Il 15 giugno, giorno in cui ebbe inizio l’offensiva austriaca, la brigata Veneto dovette ritirarsi a causa del fuoco preparatorio dell’artiglieria nemica. Le truppe austro-ungariche si dirigono a Salettuol e si avvicinano a Fontebasso e a casa Pozzobon. La feroce controffensiva della brigata Veneto si rivelò determinante per respingere l’avanzata nemica.

Lo stesso giorno, la brigata Caserta presentava un reggimento in prima linea e uno in riserva, pronti a reggere l’urto dell’assalto austro-ungarico e a respingerlo dopo accaniti ed eroici scontri.

Le truppe nemiche guidate dal feldmaresciallo Borojević riuscirono ad occupare e mantenere le posizioni a Fagaré, Candelù, Zenson e Fossalta fino a quando, il 25 giugno 1918, l’imperatore Carlo I diede l’ordine di ritirata. Una volta abbandonate le postazioni sul Montello e a Nervesa, la Terza Armata italiana rioccupò il Delta del Piave.

Il tentativo dell’esercito austro-ungarico di sfondare la linea del Piave si rivelò un disastroso fallimento e il costo in termini di vite umane fu pesantissimo per entrambi gli schieramenti. Tra le vittime italiane si contano novantamila morti, mentre le vittime austro-ungariche contano circa centoventimila perdite tra feriti, morti e prigionieri.

Il 27 ottobre 1918 le forze della X armata guidata dal conte di Cavan attraversò il corso del fiume Piave in seguito ad un massiccio bombardamento preparatorio e raggiuse le Grave di Papadopoli. Come riportato dal cippo commemorativo nella foto qui sopra, le forze britanniche della VII divisione inglese con il sostegno delle truppe italiane, dell’artiglieria italiane e grazie ai reparti del Genio Pontieri, furono in grado di spingersi fino al fiume Livenza.

L’Oratorio di San Rocco a Maserada sul Piave

Dove si trova l’oratorio di San Rocco a Maserada sul Piave?

L’oratorio di San Rocco si trova in Via Salettuol, 31052 Maserada sul Piave (TV).

A causa della prossimità all’argine del fiume Piave, il luogo di culto secolare fu ricostruito in diverse occasioni per via delle frequenti inondazioni. L’oratorio sorge a pochi passi dal solenne monumento ai caduti della prima guerra mondiale ed è situata a pochi passi dall’oasi naturalistica del Codibugnolo.

Storia dell’oratorio di San Rocco a Maserada sul Piave

Dedicata in origine al culto di San Giovanni Battista, l’oratorio di San Rocco fu costruita nella seconda metà del XVIII secolo e riedificata negli anni immediatamente successivi alle devastazioni del primo conflitto mondiale. Fortunatamente sopravvissuta ai bombardamenti, la pala raffigurante San Rocco è attualmente custodita all’interno dell’edificio.

La struttura dell’oratorio di San Rocco

L’oratorio a base rettangolare presenta una sola navata illuminata da finestre culminanti con un arco a tutto sesto ed è sovrastata da un pregiato soffitto a cassettoni in legno (tipologia di soffitto in cui degli incavi di forma regolare formano eleganti motivi geometrici, generalmente a forma di scacchiera).

Il presbitero, coperto da una volta a botte, è in posizione leggermente sopraelevata rispetto alla navata centrale.

Il campanile dell’oratorio di San Rocco

La torre campanaria, a base quadrata, presenta una struttura in laterizio culminante con la cella campanaria, nella quale quattro aperture a tutto sesto sono sovrastate dalla cuspide a base ottagonale.

San Rocco

Quando è vissuto San Rocco?

San Rocco, nato a Montpellier tra il 1345 e il 1350, è morto a Voghera, in provincia di Pavia, tra il 1376 e 1379. Nato in una famiglia nobile e benestante, Rocco di Montpellier ricevette a partire dalla prima infanzia una formazione cristiana che lo avrebbe portato nel corso della sua vita a maturare un’intensa e significativa devozione verso Gesù Cristo e la Vergine Maria.

Il pellegrinaggio di San Rocco

In seguito alla scomparsa dei genitori Rocco decise di liberarsi della maggior parte dei suoi beni materiali ed intraprendere un lungo e faticoso pellegrinaggio verso Roma passando per la Toscana. A rendere il viaggio spirituale particolarmente pericoloso era l’epidemia di peste che afflisse l’Europa negli anni 1367 e 1368.

Il terribile morbo non fu sufficiente a frenare la risolutezza del giovane francese, la cui fede incrollabile lo motivò ad intraprendere il lungo e pericoloso cammino verso Roma.

Dopo aver raggiunto la Toscana si diresse ad Acquapendente in provincia di Viterbo, città nella quale Rocco, in seguito all’apparizione di un angelo, si rivelò capace di guarire i malati di peste benedicendoli con il segno della croce.

Ripreso il viaggio, il pellegrino raggiunse Roma per assistere gli appestati e fu ricevuto da papa Gregorio XI, impressionato per lo zelo e compassione del giovane.

Sulla via del ritorno

In viaggio di ritorno verso Montpellier, Rocco fu contagiato dalla peste quando si trovava a Piacenza. Al fine di non diffondere il contagio, il pellegrino si ritirò in una località isolata in prossimità del fiume Trebbia e fu salvato dall’intervento di un signore del luogo e del suo fedele cane che per primo aveva trovato il giovane viandante e aveva cominciato a portagli del pane preso dalla tavola del padrone.

Dopo essersi ripreso Rocco continuò ad assistere i malati di peste a Piacenza e una volta portato a termine il suo compito riprese la via per Montpellier.

In una località lombarda, Rocco fu arrestato per essersi rifiutato di identificarsi. Il governatore del luogo, suo zio da parte di padre, non riconobbe il nipote nel vederlo e Rocco, dopo essersi negato di rivelare il proprio nome, fu imprigionato. Il Santo perse la vita tra il 1376 e il 1379, a seguito delle continue torture e privazioni.

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Maserada sul Piave

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Dove si trova la Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Maserada sul Piave?

La Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, parrocchia della frazione di Candelù, si trova in Piazza S. Pio X, 1, 31052 Candelù (TV)

Architettura della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Maserada sul Piave: la pianta

Il luogo di culto presenta una pianta divisa in tre navate separate da ampie arcate a tutto sesto, ai cui lati, in prossimità della maestosa facciata in pietra, sono collocate due cappelle a base semicircolare al cui interno è possibile ammirare in quella di sinistra uno splendido altare, in quella di destra il fonte battesimale.

La navata centrale culmina con il presbiterio con abside semicircolare.

Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Maserada sul Piave : la facciata

La grandiosa facciata dell’antico luogo di culto presenta al centro un arco a tutto sesto che precede il portone ligneo. L’ampia arcata centrale è affiancata da due archi a tutto sesto di dimensioni inferiori.

Il grande rosone presenta ai lati due sottili aperture verticali.

Il campanile della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo

Il campanile della parrocchia di Candelù presenta un massiccio basamento a base quadrata. L’alta torre campanaria, realizzata in mattoni rossi, è esternamente ornata da lesene (risalto verticale in una parete muraria che ricorda la forma di una colonna) raccordate da archetti pensili.

Gli interni della Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo

Sovrastato da un elaborato soffitto a capriate lignee, il pavimento della chiesa presenta un suggestivo motivo geometrico a scacchiera, illuminato da sottili monofore in corrispondenza dell’abside.

San Filippo

Filippo (Betsaida, 5 circa – Ierapoli, 80), uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo, era un pescatore nato in Betsaida, piccola cittadina della Gaulanitide presso il lago Tiberaide al confine con la Galilea, come riportato dal Vangelo di Giovanni.

Gli episodi evangelici più significativi relativi alla vita del santo riguardano:

  • l’annuncio del Messia a Natanaele, il cui nome significa “dono di Dio”. Nonostante l’originale scetticismo di Natanaele, che alla notizia dell’avvento di Gesù risponde “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”, il giovane accetta l’invito di Filippo di incontrare il Salvatore e infine lo riconosce come figlio di Dio.
  •  la sua partecipazione al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Prima del miracolo, Gesù aveva infatti chiesto a Filippo, per metterlo alla prova, dove fosse possibile procurare il pane per sfamare tanta gente. 

Secondo la tradizione, Filippo sarebbe stato martirizzato a Hierapolis per aver convertito al cristianesimo la moglie di un proconsole pagano.

San Giacomo

Vissuto durante il I secolo d.C., Giacomo il Minore era figlio di Alfeo (fratello di San Giuseppe, padre putativo di Gesù) e Maria di Cleofa, quindi cugino paterno di Gesù.

In seguito alla morte di Giacomo il Maggiore, Giacomo il Minore lo sostituisce in qualità di capo della Chiesa di Gerusalemme. Durante il concilio di Gerusalemme Giacomo cerca di promuovere e favorire la convivenza pacifica tra cristiani di origine giudaica e cristiani di origine pagana.

Il martirio di San Giacomo, probabilmente condannato alla lapidazione, si verificò durante l’impero di Nerone tra gli anni 61 e 62 d.C.

Il Santo sarebbe stato martirizzato per essersi rifiutato di rinnegare la fede in Cristo e di dissuadere il popolo dal professare il cristianesimo.

5 Ville antiche a Maserada sul Piave

1 Villa Papadopoli-Rossi

Dove si trova Villa Papadopoli-Rossi?

Villa Papadopoli-Rossi si trova in Via Demetrio Rossi, 2, Maserada sul Piave, a pochi passi da Piazza San Francesco(TV).

Appartenuto ad una facoltosa famiglia di origine greca, il sontuoso corpo padronale si intravede attraverso il raffinato cancello metallico e le fronde sempreverdi di alti e maestosi cedri.

In parte nascosto da un raffinato cancello metallico e dalle fronte sempreverdi di alti e maestosi cedri, il sontuoso complesso architettonico si distingue per l’elegante corpo padronale culminante con un abbaino che ne conclude lo sviluppo verticale e recante al piano nobile un candido parapetto in pietra.

Ulteriore elemento di spicco è il grazioso luogo di culto secolare affacciato su Via Demetrio Rossi.

2 Villa Vitturi: una delle più affascinanti ville a Maserada sul Piave

Dove si trova Villa Vitturi?

Villa Vitturi si trova in Via Saltore 1, 31052 Saltore, Maserada sul Piave (TV).

Villa Vitturi

Articolato su tre piani e affiancato da una splendida barchessa, il corpo centrale della maestosa residenza è diviso verticalmente in tre sezioni, la centrale delle quali, più elevata rispetto alle laterali, culmina con un pregiato timpano classico sormontato da pinnacoli che concludono lo sviluppo verticale della sontuosa dimora gentilizia.

La villa è immersa nel sereno scenario naturale di un vasto parco secolare nel quale sorgono un laghetto con una graziosa isoletta, una grotta e un piccolo tempio cristiano.

L’edenico ambiente rurale in cui si inserisce la nobile abitazione, gli ampi saloni luminosi e le eleganti suite, rendono Villa Vitturi la località ideale per celebrare matrimoni, cerimonie e festeggiamenti che prevedono un elevato numero di invitati. Il fascino antico della vasta estensione boschiva sembra invitare gli ospiti ad immergersi nell’atmosfera tranquilla ed incontaminata di una secolare oasi di pace, spettacolare punto di partenza per esplorare le meraviglie della Regione Veneto.

3 Villa Astori

Dove si trova Villa Astori?

Villa Astori si trova in Via Roma 88, Maserada sul Piave (TV).

Il raffinato edificio storico è attualmente sede della scuola dell’infanzia e dell’Istituto Suore Maestre S. Dorotea, comunità di riposo di suore anziane.

La villa presenta un corpo centrale affiancato a due corpi di altezza inferiore. Il corpo padronale si distingue per il grande abbaino con raffinate volute laterali e terminante con un timpano sormontato da tre pinnacoli.

Oltre alla barchessa (edificio di servizio tipico delle ville venete adibito a deposito e ad ambiente di lavoro) la proprietà disponeva di una splendida cappella in onore di San Luigi Gonzaga, gesuita proclamato santo da papa Benedetto XIII nel 1726.

4 Villa Sugana Saltore Caccianiga

Dove si trova Villa Sugana Saltore Caccianiga?

Il cancello d’ingresso di Villa Sugana Saltore Caccianiga si trova lungo la strada provinciale 92, numero 62, nella frazione di Saltore a Maserada sul Piave (TV)

A pochi passi da Villa Vitturi, immersa in un’ampia area boschiva, villa Sugana Saltore Caccianiga è una magnifica residenza gentilizia accessibile tramite un lungo viale alberato.

La villa a pianta quadrata si sviluppa su tre piani e risulta divisa verticalmente in tre sezioni, la centrale delle quali presenta un abbaino culminante con un timpano. Nel corso degli anni furono aggiunti fabbricati di servizio affianco e sul retro dell’edificio.

Antonio Caccianiga

(Treviso,1823 ; Maserada sul Piave, 1909). Illustre giornalista, romanziere prolifico e politico italiano, Antonio Caccianiga è stato cofondatore nel 1848 della rivista umoristica Lo spirito folletto, nonché autore di articoli teatrali e musicali.

Tornato in patria dalla Francia nella metà del XIX secolo, Antonio Caccianiga si ritirò in questa sontuosa villa al confine tra Maserada sul Piave e Carbonera. Fermo oppositore dell’ingerenza austriaca in Italia, Caccianiga fu anche deputato e, in seguito alla sconfitta dell’Austria, venne eletto podestà e sindaco di Treviso.

5 Palazzo Zandi Schioppalalba

Dove si trova Palazzo Zandi Schioppalalba?

Palazzo Zandi Schioppalalba si trova in Via del Borgo, 18, Varago di Maserada sul Piave (TV).

Una delle testimonianze più significative in merito alla storia dello splendido palazzo è quella riportata da Renato Schioppalalba, discendente di Signori veneziani che in questa intervista ha parlato della sua vita, dall’infanzia alle esperienze vissute durante la prima e la seconda guerra mondiale.

In questo link troverete la pregiata litografia raffigurante Palazzo Zandi Schioppalalba. Qualora vi interessasse ammirare la collezione completa di litografie potete visitare la sezione litografie nel sito dell’autore, l’architetto Iginio Marangon.

Chiesa di San Giorgio a Maserada sul Piave

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Dove si trova la Chiesa di San Giorgio a Maserada sul Piave?

La Chiesa di San Giorgio si trova in Piazza Papa Roncalli, 1, 31052 Maserada sul Piave (TV). 

Lo stile architettonico della Chiesa

La chiesa di San Giorgio concilia in modo equilibrato e armonioso elementi di architettura e scultura neoclassica e barocca, riconoscibili nella maestosa facciata realizzata nel XIX secolo, e nei secolari altari marmorei di pregiata fattura, realizzati sia in stile neoclassico che in stile barocco.

La chiesa di San Giorgio presenta una navata unica che, intersecandosi con il transetto di lunghezza inferiore, forma un angolo retto che riproduce la forma del crocifisso della croce cristiana, ovvero una pianta a croce latina, terminante con un abside a base semicircolare.

Chiesa di San Giorgio a Maserada sul Piave: la struttura

Il solenne edificio di culto svettante nel cuore di Maserada è stato realizzato con mattoni in laterizio ed elementi in pietra. La copertura della navata presenta una volta a schifo, mentre il presbiterio è sovrastato da una volta a vela.

Chiesa di San Giorgio a Maserada sul Piave: la facciata

La candida facciata della parrocchia, venne realizzata secondo i canoni dell’architettura Neoclassica, riconoscibili dalle colonne di ordine corinzio che sorreggono il frontone. Ornamenti caratteristici dello stile corinzio di notevole valore estetico sono i capitelli ornati da foglie d’acanto stilizzate.

Gli affreschi della Chiesa di San Giorgio a Maserada sul Piave

Una volta entrati nello splendido edificio sacro, è sufficiente alzare lo sguardo per rimanere colpiti dallo spettacolare ciclo di affreschi raffiguranti gli episodi biblici. In corrispondenza del presbiterio è possibile ammirare la rappresentazione del Cristo risorto, mentre le pareti dell’abside recano gli affreschi dell’Adorazione dei Magi e della Cena di Emmaus.

La cena di Emmaus

L’affresco illustra l’episodio tratto dal vangelo di Luca relativo alla comparsa di Gesù Cristo a due suoi seguaci in viaggio verso la città di Emmaus, dopo che il Sepolcro che doveva accogliere le spoglie del Messia era stato trovato vuoto. Cleofa e l’altro discepolo gli confidarono il sentimento di tristezza che li affliggeva a causa del martirio subito da Gesù. Gesù Cristo convinse i discepoli a cenare con lui e durante il pasto, mentre Il figlio di Dio spezzò il pane, i discepoli riconobbero il Salvatore.

Il campanile

La torre campanaria della parrocchia di Maserada sul Piave, riscostruita in seguito ai devastanti bombardamenti della Grande Guerra e recentemente restaurata, culmina con una suggestiva cuspide a cipolla in lamiera veneziana.

Parrocchia di Santa Maria Assunta a Varago

Dove si trova la chiesa di Santa Maria Assunta a Maserada sul Piave?

La parrocchia di Santa Maria Assunta si trova in Via Don Pastega, 5, 31052 Varago di Maserada sul Piave (TV)

La struttura della parrocchia Santa Maria Assunta a Maserada sul Piave

La parrocchia di Varago presenta una navata unica lungo la quale sono state ricavate due nicchie per i confessionali e quattro cappelle in cui gli altari, collocati in posizione sopraelevata, sono accessibili attraverso gradini in marmo rosso.

Vetrate policrome nella parrocchia di Santa Maria Assunta

Altari e sculture sacre

La pavimentazione

Il pavimento della chiesa si contraddistingue per un suggestivo disegno geometrico a scacchiera formato da pregiate lastre di marmo bianco e rosso.

La facciata

Quattro lesene culminanti con un finto capitello ionico poggiano ognuna su un massiccio piedistallo modanato. Le colonne decorative scandiscono la facciata in tre settori riccamente affrescati con scene bibliche ed evangeliche. Al centro della facciata è collocato il portale d’accesso sormontato da un elegante timpano. Al di sopra delle lesene spicca la candida trabeazione classica dal timpano dentellato, ornato in corrispondenza dei vertici da tre statue raffiguranti la Madonna, in posizione sommitale, e due Santi collocati lateralmente.

Il campanile

Il maestoso campanile della parrocchia di Santa Maria Assunta a Varago di Maserada sul Piave poggia su un massiccio basamento. La torre campanaria in laterizio è ornata da lesene raccordate da archetti pensili. Le campane sono visibili attraverso bifore ricavate nella cella campanaria sormontata dalla cuspide a base ottagonale.

Quando venne costruita la parrocchia di Santa Maria Assunta?

L’attuale chiesa fu realizzata dove sorgeva il precedente luogo di culto, distrutto dai devastanti bombardamenti della Grande Guerra.

Pietro del Fabro

Nato a Moruzzo in Friuli-Venezia Giulia nel 1893. Conseguito il diploma di laurea nel 1929, esercitò la professione di architetto fino all’anno della sua morte nel 1971.
Tra gli edifici monumentali di maggior rilievo da lui ideati meritano di essere menzionati:

  • Il cimitero monumentale di Verona edificio a base ottagonale sormontato da una cupola di cemento al cui interno sono custoditi i resti di 3989 caduti della prima guerra mondiale. Il Sacrario è preceduto da un solenne pronao in cui quattro colonne di ordine dorico sorreggono la trabeazione recante sul fregio l’iscrizione latina MORTUIS IN BELLO MCMXV MCMXVIII. 
  • l’ossario di Bassano del Grappa: il grandioso edificio in gotico veneziano a croce latina, distinto da una grande cupola ottagonale cui si accostano due campanili di 60 mt. La facciata è scandita da quattro paraste che ne anticipano il profilo a salienti. Al di sopra dei tre portali di accesso, dei quali quello centrale è di dimensioni superiori, si stagliano tre rosoni: quello centrale con diametro di dieci metri, quelli laterali di misura inferiore.
  • Il Sacrario militare di Fagarè Situato in Via Postumia Est, 89, 31048, San Biagio di Callalta, il Sacrario è un candido edificio marmoreo realizzato in stile neoclassico degli anni trenta del XIX secolo. Il monumento presenta un ampio porticato a forma di esedra recante al centro nove navate con volte a tutto sesto. La cappella collocata nella navata centrale è ornata dal mosaico l’Apoteosi e dalle sculture bronzee che rappresentano “Angeli in Preghiera”. Le navate laterali accolgono i resti dei Caduti nelle battaglie del Piave.

Tempietto Madonna delle Vittorie a Maserada sul Piave

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Dove si trova il tempietto Madonna delle Vittorie a Maserada sul Piave?

Il tempietto Madonna delle Vittorie si trova in Via Madonna delle Vittorie a soli 350 metri dalla chiesa parrocchiale di San Giorgio.

La storia del tempietto Madonna delle Vittorie

Risale a quasi trecento anni or sono la tradizione secondo cui la giovane Zanetta Bariviera avrebbe assistito all’apparizione della Vergine Maria a Maserada sul Piave, il 9 luglio 1722. La Beata Vergine, avvolta da lucenti vesti dorate, si sarebbe manifestata agli occhi della piccola testimone quando questa aveva solo quattro anni. 

La miracolosa visione si verificò in seguito alla costruzione del grazioso tempietto commissionato nel 1721 dall’ambasciatore della Serenissima Carlo Ruzzini. La fenomenale apparizione è tutt’ora oggetto di solenni celebrazioni.

Architettura del Tempietto Madonna delle Vittorie

Il santuario presenta una pianta rettangolare in cui due colonne e un gradino separano l’aula dal presbiterio (l’area del luogo di culto cristiano situata in fondo alla navata centrale, dedicata alle funzioni liturgiche).

La facciata del tempietto Madonna delle Vittorie

La suggestiva facciata del santuario, realizzata in mattoni a vista, presenta due colonne di ordine dorico (le cui prime testimonianze dell’ordine dorico risalgono al VII secolo a.C.).

L’ingresso e l’altare maggiore

Le imponenti colonne affiancano il maestoso portone d’ingresso e sorreggono la trabeazione in pregiata pietra d’Istria, cui si accede attraverso tre gradini marmorei.
L’icona sacra della Madonna delle Vittorie cui è dedicato il tempietto è incorniciata da piccole colonne marmoree sovrastate dalla trabeazione con il classico timpano triangolare.

La navata centrale

L’ambiente è illuminato grazie a finestre ad arco in vetro policromo racchiuse da un archivolto (elemento architettonico ornamentale che accompagna il prospetto di un arco) e reca splendide decorazioni secolari in corrispondenza del presbiterio.

La pavimentazione

Il pavimento della sacrestia è un magnifico esempio di terrazzo alla veneziana, tipologia di pavimentazione la cui antichissima origine deriva dall’antica Grecia, in cui porfidi e marmi colorati sono cementati da calce graniglia fine e cocciopesto fino creando un suggestivo effetto cromatico.

Il pavimento del presbiterio e della navata sono realizzati in pregiato marmo rosso e bianco.

Elementi ornamentali

Elementi ornamentali di notevole rilevanza artistica e storica sono la croce collocata al di sopra del timpano, i pinnacoli in ferro battuto e le minute campane nel grazioso campanile a vela situato sul lato est.

Oratorio delle Grazie a Breda di Piave

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Dove si trova l’oratorio delle Grazie a Breda di Piave?

L’oratorio delle Grazie è situato in Piazza D. Olivi, 31030 Breda di Piave (TV).

Incorniciato da palme e cipressi, il candido luogo di culto è costituito da un’unica navata a pianta rettangolare conclusa da un’abside semicircolare, ubicata a nord.

Una scalinata di cinque gradini conduce all’ingresso dell’oratorio, rivolto sul sagrato. Il portale ligneo è affiancato da due paraste di ordine tuscanico che sorreggono l’architrave, il fregio recante l’iscrizione “Madonna delle Grazie” e il frontone triangolare.

Inglobato nella struttura, a destra della chiesa si eleva un piccolo campanile a base quadrata.

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Il fiume Piave

Confine naturale tra i comuni di Breda di Piave e Ponte di Piave, il fiume sacro alla Patria rappresenta una località imperdibile per chiunque desideri immergersi nell’ambiente incontaminato del nostro territorio, ammirarne la bellezza naturale in ogni stagione e lasciarsi ammaliare dal mormorio delle acque del fiume Piave.

Veduta del fiume Piave a Saletto di Breda di Piave

Gelido nastro argentato dal corso mutevole e spesso impetuoso, il fiume Piave ha definito nel corso dei secoli diversità dialettali, usanze e tradizioni, marcato confini, favorito commerci e offerto risorse. Uno dei simboli più significativi della Grande Guerra, il Piave ha reclamato le anime di migliaia di soldati che in questi luoghi hanno combattuto per respingere gli eserciti austro-ungarico e tedesco negli anni 1917 e 1918.

Trincee a Saletto di Breda di Piave

Le trincee rinvenute a Saletto di Piave e accuratamente restaurate dal gruppo dei Caimani del Piave, appartenenti all’associazione culturale Argine Maestro, rappresentano una testimonianza dell’incrollabile valore, coraggio e spirito di sacrificio che permisero ai soldati italiani, con il supporto delle divisioni alleate, di frenare e respingere l’avanzata austro-tedesca a seguito alla disfatta di Caporetto.

Trincea restaurata a Saletto di Breda di Piave

Mulino Marchesin – Ristorante Rosa Rosae

Oltre al Molino della Sega, (antico fabbricato impiegato per la molitura di grano e frumento, con annessa segheria) la cui memoria è mantenuta viva da un candido monumento di roccia carsica collocato al confine tra Breda di Piave e San Biagio di Callalta, l’ex Mulino Marchesin (Via Molino 1, Breda di Piave) è stato un baluardo di notevole importanza durante la Grande Guerra.

In questo fabbricato di origine cinquecentesca, il 18 giugno 1918 cadde il biellese Costantino Crosa, Capitano degli Alpini cui era stato ordinato di presidiare il vecchio mulino sulla linea del Piave. Bersagliati dai bombardamenti austro-tedeschi, il Capitano ventinovenne e i suoi uomini furono in grado di respingere l’offensiva nemica in una delle fasi più delicate del conflitto lungo la linea del Piave.

Il sapiente processo di ristrutturazione ha riportato all’originario splendore il Mulino Marchesin, valorizzandone l’anima antica. Lo splendido edificio ospita oggi la rinomata Locanda e ristorante Rosa Rosae.

Villa Spineda dal Vesco

Villa Spineda dal Vesco a Breda di Piave TV
Facciata meridionale di Villa Spineda dal Vesco a Breda di Piave (TV).

Commissionata dal conte Giacomo Spineda all’architetto Giovanni Miazzi, Villa Spineda dal Vesco è un’affascinante proprietà del XVIII secolo armoniosamente inserita nel cuore della Marca Trevigiana. Situata in Via Alvise dal Vesco 3, la residenza gentilizia è costituita da un corpo centrale a tre piani al quale si affiancano due barchesse porticate simmetriche.

Ingentilita dal blasone della famiglia Spineda, la facciata meridionale della dimora signorile prospetta su un ampio giardino alberato ornato da una pregiata fontana di pietra. Le vaste e luminose sale dell’abitazione nobiliare sono decorate da inestimabili affreschi di Giuseppe Bernardino Bison, celebre artista attivo nel trevigiano intorno al 1793. La fiorente area agricola che si estende a nord di Villa Spineda dal Vesco, oggi coltivata a seminativo, è attraversata da un vialetto prospettico incorniciato da rigogliosi filari di vite. Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.villaspinedadalvesco.com.

Affreschi della chiesa della Conversione di San Paolo

Quando si entra nel maestoso luogo di culto, ingentilito da uno straordinario patrimonio di opere pittoriche e scultoree, si rimane colpiti dal grandioso affresco di Antonio Beni che adorna il soffitto della navata centrale, raffigurante la Conversione di San Paolo.

Addossato all’abside della parrocchia si innalza una torre medievale, l’originario campanile della chiesa.

Bosco Galileo

Con un’estensione di 25.000 m², il bosco Galileo è un piccolo polmone verde circondato dal vasto scenario rurale del comune di Breda di Piave. A rendere il bosco Galileo una meta imperdibile per gli amanti della natura sono le limpide risorgive che lambiscono maestose querce, carpini, frassini, noccioli, ontani e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

Bosco Galileo Breda di Piave foto 5

Bosco degli ontani

Vegetazione arborea nel Bosco degli Ontani

Il radioso scenario del Bosco degli Ontani sorge in corrispondenza di un lieve avvallamento fluviale da cui affiorano le risorgive cristalline che confluiscono nell’alveo del fiume Musestre. Attraverso una comoda passerella in legno che si addentra nella florida vegetazione boschiva potrete contemplare le spettacolare varietà di specie avicole, anfibie e ittiche che in questo luogo trovano il loro habitat.

Chiesetta di san Giovanni Battista

Sorta su un verde fazzoletto di terra lambito dalle acque del Musestre a Pero di Breda di Piave, l’antichissima chiesa di San Giovanni Battista risale a più di novecento anni fa.

Parrocchia di Santa Maria Immacolata a Saletto di Piave

Rinata dalle proprie macerie nella prima metà del XX secolo, dopo che era stata rasa al suolo dai bombardamenti della Grande Guerra, la parrocchia di Santa Maria Immacolata è caratterizzata da un’imponente facciata a salienti rivolta su Piazza Vittorio Emanuele II.

La chiesa è accessibile tramite un candido protiro ai cui lati si stagliano le immagini dei santi Pietro e Paolo. Sovrastata da un magnifico controsoffitto ligneo carenato, la navata del luogo di culto è adornata da magnifici altari marmorei, pregiate sculture, affreschi mozzafiato.