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Villa Zuccareda Binetti a Montebelluna (TV): la Fondazione Sportsystem

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Veduta aerea di Villa Zuccareda Binetti a Montebelluna TV. fondazione sportsystem panoramica
Veduta aerea di Villa Zuccareda Binetti a Montebelluna (TV).

Dove si trova Villa Zuccareda Binetti?

Situata in Vicolo Zuccareda 5, Montebelluna (TV) Villa Zuccareda Binetti sorge sulla sommità di un radioso colle ammantato di ciliegi selvatici, olmi, magnolie, noci, tigli, abeti, cedri, robinie, ontani, sambuchi e rovi, regalando vedute naturalistiche riposanti e suggestive soprattutto nella stagione primaverile.

Architettura di Villa Zuccareda Binetti

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Villa Zuccareda Binetti (XVI-XVII sec.) a Montebelluna (TV), sede della Fondazione Sportsystem.

Adagiata sull’amento declivio erboso all’ombra di rigogliosi faggi, un’elegante scalinata di pietra conduce all’ingresso del maestoso complesso architettonico.

Simmetrica e verticalmente tripartita, la facciata meridionale della villa presenta alla base un corpo centrale aggettante nel quale si aprono tre finestre rettangolari. Le tre monofore sono affiancate da massicci pilastri ingentiliti da lesene doriche.

Al piano superiore, in posizione centrale, una porta e due finestre laterali si affacciano su un terrazzo delimitato da una sinuosa balaustra di ferro. Da questa prospettiva, la candida gradinata indirizza lo sguardo verso gli antichi palazzi, le case e i condomini del cuore urbano di Montebelluna, simili da questa distanza a minuscole tessere musive che sfumano all’orizzonte.

Volgendosi a ovest si scorgono la chiesa neoclassica di Santa Maria in Colle e la sua torre campanaria dalla svettante cuspide aguzza, incorniciate dai cedri e cipressi del vicino cimitero storico, con alcune sepolture delle personalità di spicco della Montebelluna dell’800, e da un alto muro di contenimento in ciottoli e mattoni a vista che asseconda il dislivello dell’altura in cui sorge il complesso ecclesiastico.

In asse con le aperture sottostanti, le tre monofore centrali al secondo piano si affacciano su un parapetto di pietra ornato da sinuosi motivi geometrici, alcuni dei quali ricordano dei fiori a otto petali. A coronare lo sviluppo verticale della struttura è un corpo sommitale mediano, posto al di sopra del cornicione, illuminato da tre bifore sormontate da un frontone ricurvo.

La storia di Villa Zuccareda Binetti

Commissionata dallo storico e letterato Bartolomeo Burchelati (Treviso, 13 giugno 1548 ; 29 settembre 1632) come residenza di villeggiatura, la dimora rinascimentale fu progettata e costruita tra i secoli XVI e XVII. Dopo alcuni secoli di abbandono, la proprietà fu accuratamente ristrutturata nella prima metà del XIX secolo per volere del nuovo proprietario, l’avvocato Giovanni Ferro.

L’incantevole abitazione gentilizia passò in seguito alla famiglia Zuccareda e successivamente, per matrimonio, alla famiglia Binetti.

Luogo di rifugio e incontro per i patrioti italiani durante il Risorgimento, la villa divenne sede di diversi comandi militari del Regio Esercito nel corso della prima guerra mondiale. Durante l’occupazione nazifascista, il sontuoso palazzo fu adibito a magazzino per gli armamenti.

Dal dopoguerra ai primi anni Ottanta, il complesso fu destinato a convitto per persone sordomute per volontà delle sorelle Binetti, ultime eredi della famiglia. Acquistato dal comune di Montebelluna nel 1982, l’immobile divenne sede del Museo dello Scarpone nel 1984.

La Fondazione Sportsystem

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Le ampie e luminose sale di Villa Zuccareda Binetti ospitano oggi la sede della Fondazione Sportsystem, il cui obiettivo è “di valorizzare e innovare la cultura industriale del Distretto dello Sportsystem”. Le iniziative e attività della Fondazione includono:

  • corsi di formazione tecnica specializzata nel settore della calzatura sportiva
  • incontri ed eventi mirati a promuovere innovazione, ricerca e sostenibilità
  • l’osservatorio economico che acquisisce e condivide periodicamente con le aziende del territorio i dati statistici ed economici del distretto
  • Il Museo della Fondazione Sportsystem, allestito nel primo e secondo piano della villa

Il Museo della Fondazione Sportsystem

Originariamente noto come Museo dello Scarpone, il Museo della Fondazione Sportsystem ha visto la luce nel 1984 grazie alla collaborazione sinergica tra diciotto aziende e calzaturifici del territorio. Custodi di un antico patrimonio di conoscenze artigianali tramandate nel corso di generazioni, queste imprese hanno unito le forze per dare vita a un’istituzione intesa a valorizzare e preservare la tradizione e l’arte calzaturiera.

Il Museo ospita circa 1.400 brevetti, oltre 4.000 cataloghi di aziende locali e dei principali concorrenti internazionali nonché una biblioteca specializzata con oltre 3.000 riviste storiche, libri specializzati e un archivio di tesi.

L’itinerario museale si articola in otto sale, dal secondo al primo piano, con un’estensione complessiva di 200 m². I 2.500 cimeli conservati includono utensili, macchinari e modelli di scarponi che ripercorrono l’evoluzione dell’arte calzaturiera nel montebellunese a partire dai primi anni del XIX secolo.

A testimonianza delle radici di quest’antica attività artigianale nel territorio è la sala dell’Ottocento, nella quale è custodito un deschetto con gli attrezzi utilizzati all’epoca e un registro del 1808 intitolato “Quinternetto delle Arti e dei Mestieri del Comune di Montebelluna” nel quale è documentata la presenza di ben 10 calzolai in una comunità di circa 5.000 abitanti.

Procedendo in ordine cronologico, il piano inferiore mostra diversi scarponi da montagna degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta del XX secolo, tra cui alcuni modelli ideati per lo sci da discesa. Degne di nota sono senz’altro le calzature d’alpinismo impiegate dagli scalatori Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, passati alla storia nel 1954 per essere stati i primi a conquistare il K2, una delle vette più impervie della catena himalayana che con i suoi 8.611 m di altezza rappresenta la più alta montagna del mondo dopo l’Everest.

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La Galleria dei Campioni nel Museo della Fondazione Sportsystem. Villa Zuccareda Binetti a Montebelluna (TV).

La stanza successiva illustra l’evoluzione tecnica degli scarponi negli anni Cinquanta e Sessanta. Protagonisti della sala sono gli scarponi indossati da Zeno Colò e quelli indossati da Anton (Toni) Sadler, vincitore di tutte le gare di sci alpino dei Giochi Olimpici Invernali di Cortina nel 1956.

La sezione successiva approfondisce l’innovazione delle scarpe sportive attraverso l’utilizzo di materiali sintetici, la cosiddetta “rivoluzione della plastica”. Il percorso prosegue con l’esposizione di mosaici, campioni in cuoio e gesso, stampi e modelli essenziali per la realizzazione degli scarponi da sci dalla fine degli anni Settanta agli anni Ottanta.

Tra le calzature più rappresentative di questo periodo è opportuno citare il Moon Boot, di cui sono esposti diversi modelli.

Uno dei fiori all’occhiello del Museo è la Galleria dei Campioni, nella quale sono esposte calzature originali autografate dai grandi atleti che le hanno indossate, da Bjorn Borg, Boris Becker, Gabriella Dorio, Manuela di Centa e Zico ad Alain Prost, Roberto Baggio, Ronaldo, Filippo Inzaghi e Mauro Icardi, solo per citarne alcuni.

Fondazione Sportsystem mette a disposizione i propri spazi per organizzare eventi sia pubblici che privati. Collabora inoltre con l’Associazione CombinaAzioni Festival, che in Villa Zuccareda Binetti organizza l’annuale Festival CombinAzioni, uno dei più interessanti appuntamenti culturali del territorio.

Se vi chiedete cosa fare a Montebelluna, Villa Zuccareda Binetti è una meta ideale per chi desideri ammirare spettacolari panorami naturalistici, visitare le ampie e luminose stanze di una maestosa residenza storica e intraprendere un appassionante percorso volto a promuovere il valore dello sport e le antiche tradizioni artigianali che stanno alla base del successo del Distretto dello Sportsystem di Asolo e Montebelluna.

Per informazioni in merito ai giorni di apertura, agli orari e alle visite si invita a consultare il sito fondazionesportsystem.com.

Il parco di Villa Zuccareda Binetti

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Elegante parco alberato con pozzo di pietra. Villa Zuccareda Binetti a Montebelluna (TV).

Il grandissimo parco di Villa Zuccareda Binetti rappresenta infine un vero e proprio polmone verde della città. Incorniciato da alberi da frutto e da fiori, è a partire dalla primavera il luogo ideale per pic-nic, eventi sportivi e giochi all’aperto. In estate il parco ospita numerosi appuntamenti di teatro e letture all’interno del programma culturale della Biblioteca di Montebelluna. Da alcuni anni ospita infine il CineLuna, rassegna di cinema all’aperto del Cinema Italia di Montebelluna.

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Incontro gruppo scout nello splendido giardino alberato di Villa Zuccareda Binetti.
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CineLuna, rassegna di cinema all’aperto del Cinema Italia di Montebelluna.

Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato al Castello di Thiene

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Lo spettacolo interattivo arriva al Castello di Thiene sabato 25 e domenica 26 Novembre

L’evento, organizzato da Jar Creative Group, si sviluppa nelle sale della dimora con la partecipazione attiva del pubblico

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Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato: sabato 25 e domenica 26 Novembre al Castello di Thiene.

Thiene (Vicenza), 22 novembre 2023 – Appuntamento sabato 25 e domenica 26 novembre 2023 al Castello di Thiene con Jar Creative Group e lo spettacolo “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”. Come sempre Jar propone spettacoli interattivi dove i gli spettatori diventano protagonisti della storia spostandosi da una sala all’altra del Castello. Uno spettacolo per tutta la famiglia con scenografie mozzafiato, personaggi incredibili il tutto miscelato in una storia coinvolgente che vi terrà il fiato sospeso.

Gli spettacoli si svolgono a rotazione dalle 14:00 fino alle 18:30 (ogni 30 minuti, durata show 55 minuti) sia sabato che domenica.

Per prenotare: www.castellodithiene.com

Info:

Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato
Sabato 25 e domenica 26 novembre 2023
Turni spettacolo: ogni 30 minuti, dalle ore 14.00 alle 18.30 (durata spettacolo 55 minuti circa)

Castello di Thiene – Corso Giuseppe Garibaldi, 2, 36016 Thiene (Vicenza)UFFICIO STAMPA
CASTELLO DI THIENE
tel. 3357734841
tel. 049 4907116

Il Museo di Villa Lattes di Istrana

Prospetto sud di villa Tamagnini Lattes Istrana TV
Prospetto sud di villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).

Dove si trova il Museo di Villa Lattes?

Situato in Via Nazario Sauro, 50, il museo è ospitato nei vasti e luminosi ambienti di Villa Tamagnino Lattes, incantevole dimora signorile progettata dall’architetto Giorgio Massari (Venezia: 13 ottobre 1687 ; Venezia: 20 dicembre 1766) per il facoltoso commerciante veneto Paolo Tamagnino e per sua moglie Pisana Bianconi.

Tra le opere più significative del Massari è opportuno menzionare Palazzo Grassi, grandioso edificio nobiliare rivolto sul Canal Grande e la chiesa di Santa Maria del Rosario, affacciata sul Canale della Giudecca. In provincia di Treviso, Giorgio Massari progettò Villa Pola Pomini a Barcon di Vedelago, Villa Perussini a Castelcucco ed eseguì un intervento di risistemazione di Villa Cornér della Regina a Cavasagra di Vedelago.

Architettura di Villa Tamagnino Lattes

Villa Tamagnini Lattes a Istrana TV
Villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV). Il corpo padronale, le barchesse e il giardino alberato ornato da statue.

Articolata su due piani, la dimora padronale è conclusa da un volume centrale sopraelevato che si estende per l’intero vano passante. Il timpano che corona il corpo sommitale della villa si collega al cornicione tramite due ali spioventi arcuate, di gusto tardo barocco.

Affiancato da tre finestre per lato, il portale d’accesso è concluso da un archivolto ingentilito da una testa scolpita, collocata sulla chiave d’arco.

La medesima scelta stilistica con monofora centrale archivoltata, affiancata da finestre architravate, si ripete anche nel piano nobile e nel corpo timpanato. Le tre aperture centrali nel piano nobile e nel volume sommitale sono ornate da candidi parapetti.

Le barchesse, il giardino, il brolo

Le barchesse di Villa Tamagnini Lattes 1
Barchessa di villa Tamagnino Lattes, Istrana (TV)
Le barchesse di Villa Tamagnini Lattes a Istrana TV
Portico della barchessa di villa Tamagnino Lattes, Istrana (TV)

Disposte simmetricamente, le barchesse si collegano ai lati del nucleo residenziale tramite due corpi terrazzati nei quali si apre un’arcata centinata. Le ali porticate sono ritmate ciascuna da sei arcate a tutto sesto sorrette da massicci pilastri.

Barchessa di Villa Tamagnino Lattes a Istrana TV
Barchessa di Villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).

Le estremità delle barchesse presentano una lieve curvatura che asseconda il perimetro del muro di cinta, avvolgendo un rigoglioso giardino all’italiana di forma ovale costellato di cedri, pini marittimi, tigli, abeti e ligustri.

La Fontana dei Putti di Villa Tamagnino Lattes a Istrana TV 1
La Fontana dei putti realizzata su disegno dell’architetto Guido Costante Sullam (Venezia, 5 luglio 1873 ; 17 ottobre 1949) Villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).

Delimitato da un muro di ciottoli e mattoni a vista, il brolo retrostante alla villa presenta due peschiere simmetriche, ora interrate, ornate da plinti con busti marmorei di Cesari e da due sculture allegoriche di Orazio Marinali (Angarano, 24 febbraio 1643 ; Vicenza, 6 aprile 1720), ombreggiate dalle chiome di maestosi cedri e tigli.

Parco di Villa Tamagnino Lattes a Istrana TV
Parco di Villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).

Oltre ai fabbricati rurali di servizio, voluti da Bruno Abramo Lattes per agevolare i lavori nella tenuta agricola, la proprietà include sul lato ovest un oratorio a pianta ottagonale in cui sono custodite la pala d’altare dell’Assunta e il telèro a soffitto con il Padre Eterno. Eseguite da Jacopo Amigoni (Napoli, 1682 ; Madrid, 1752), le due opere risalgono al 1715, anno di inaugurazione della Villa.

Villa Tamagnini Lattes a Istrana. Il parco a nord 1
Il parco a nord di villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).
Oratorio di villa Tamagnini Lattes Istrana TV
Oratorio di Villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).

Il Museo di Villa Lattes

L’itinerario museale espone incantevoli opere pittoriche, documenti storici e inestimabili carillon, nonché affascinanti cimeli che l’avvocato Bruno Lattes, ultimo proprietario della villa, collezionò durante i suoi viaggi in Africa, Asia e India dopo aver abbandonato l’attività forense nel 1932.

Il Tamburino. Villa Tamagnini Lattes. Istrana TV
Il Tamburino, automa settecentesco custodito nel salone d’ingresso di Villa Tamagnino Lattes
La scimmia che suona il banjo. Villa Tamagnini Lattes a Istrana
La scimmia che suona il banjo. Automa esposto nella sala dei carillon in Villa Tamagnino Lattes.

A dare il benvenuto nell’ampio salone al piano terra è il Tamburino, automa della seconda metà del XVIII secolo in eccellente stato di conservazione. Lo straordinario valore di questo cimelio, non a caso ritenuto il simbolo del Museo di Villa Lattes, risiede nel delicato equilibrio tra la fine lavorazione del volto e del corpo in legno, intagliati e dipinti, la minuziosa fattura della divisa dell’esercito veneziano e il sofisticato congegno, tutt’ora funzionante, che consente all’antico pupazzo meccanico di aprire e chiudere gli occhi, inclinare la testa, sorridere e muovere le braccia per suonare il tamburo.

Rovine Romane olio su tela attribuito a Marco Ricci. Museo di Villa Lattes a Istrana TV
“Rovine Romane”, olio su tela attribuito a Marco Ricci (1676 – 1730). Salone d’ingresso di Villa Tamagnino Lattes a Istrana (TV).

Sulla parete a sinistra è possibile ammirare l’opera “Rovine Romane”, olio su tela attribuito a Marco Ricci (Belluno, 5 giugno 1676 ; Venezia, 21 gennaio 1730).

La pianista. Museo Villa Lattes di Istrana TV
La pianista. Sala dei carillon, Museo di Villa Lattes di Istrana (TV).
Esposizzione di carillon al piano nobile di Villa Lattes Istrana TV
Esposizione di carillon. Museo di Villa Lattes a Istrana (TV).

Nel piano nobile sono esposti diversi carillon, uno più originale e pittoresco dell’altro: dall’elegante pianista che suona un valzer alla simpatica scimmia che suona il banjo, dalla bambola giocoliera al pagliaccio che suona l’arpa, dall’illusionista alla gabbietta con l’uccellino, solo per citarne alcuni.

Uno dei carillon più cari a Bruno Lattes consiste in un quadro raffigurante un vivace paesino cui fanno da sfondo montagne innevate e boschi di conifere. Sulla destra, lo sguardo è indirizzato verso un limpido fiume solcato da due imbarcazioni e attraversato da due ponti di pietra. A sinistra, la scena è dominata dalla svettante torre dell’orologio, le cui lancette segnano realmente l’ora grazie al meccanismo nascosto dietro la tela.

Se desiderate contemplare i ritratti di Giorgio Massari, di Pisana Bianconi e dell’avvocato Bruno Lattes, lasciarvi ammaliare da antichi carillon, gioielli di arte e meccanica, visitare i radiosi giardini alberati e le luminose sale di una splendida villa settecentesca, visitare il Museo di Villa Lattes sarà un’esperienza indimenticabile!

Per maggiori informazioni in merito a Villa Tamagnino Lattes, ai giorni di apertura del Museo, agli orari e ai biglietti si invita a consultare il sito museovillalattes.it.

Particolare del ritratto di Bruno Lattes Villa Tamagnini Lattes a Istrana TV
Particolare del ritratto dell’avvocato Bruno Lattes. Museo di Villa Lattes di Istrana (TV).

Cosa fare a Pressana in provincia di Verona: 4 idee

Scopri cosa fare a Pressana: la festa del prosciutto crudo, la festa bavarese, Villa Cainaqua, Bevilacqua, Candio, Villa Querini Stampalia. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Pressana?

Il comune di Pressana confina a nord con Cologna Veneta, a sud est con Montagnana, a sud ovest con Minerbe, a ovest con Roveredo di Guà, a est con Veronella.

La festa del prosciutto crudo

L’edizione 2023 della festa del prosciutto crudo ha avuto luogo da venerdì 28 a domenica 30 luglio 2023 nella frazione di Caselle di Pressana.

Il programma dell’evento prevede degustazioni guidate del rinomato prosciutto DOP Crosare accompagnato dallo squisito gnocco fritto e da vini di prima qualità selezionati dalle cantine del territorio all’interno della splendida cornice storica e architettonica di Villa Gaudio.

La sagra include diverse attività coinvolgenti, tra cui raduni di auto, moto e trattori d’epoca, concorsi di pittura e di fotografia, sfilate di moda e intrattenimento con giocattoli artigianali e attività ludiche d’altri tempi.

Se vi chiedete cosa fare a Pressana, la festa del prosciutto crudo è un’opportunità per trascorrere la bella stagione in un accogliente paesino rurale della Bassa Padovana tra musica dal vivo, serate danzanti ed eccellenze enogastronomiche del territorio.

Per essere sempre aggiornati in merito alla manifestazione si invita a consultare la pagina Facebook PRO LOCO Pressana.

La festa Bavarese

L’edizione 2023 della festa bavarese a Pressana ha avuto luogo da venerdì 27 a domenica 29 ottobre in corrispondenza dei giardini comunali in Via 4 novembre.

Occasione consigliata per le buone forchette, la festa prevede spaziose e comode tendostrutture nelle quali è possibile scegliere tra invitanti specialità teutoniche da leccarsi i baffi, dagli invitati bretzel ai succulenti bratwurst e weiswurst da gustare con crauti, patate e birre tedesche di prima qualità prodotte artigianalmente.

Se vi chiedete cosa fare a Pressana e desiderate immergervi nella vivace e pittoresca atmosfera dell’Oktoberfest tra fiumi di birra e tipicità da far venire l’acquolina in bocca, partecipare alla festa Bavarese potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito alla festa Bavarese è possibile visitare le pagine Facebook PRO LOCO Pressana e Consulta Giovanile Pressana.

Villa Cainaqua, Bevilacqua, Candio

Situata in Via Damiano Chiesa, 32, Villa Cainaqua, Bevilacqua, Candio è uno dei più affascinanti edifici storici di Pressana e della Bassa Veronese. Gli interni dell’antico palazzo sono nobilitati da straordinari affreschi rinascimentali.

Originario del XV secolo, il maestoso complesso architettonico è armoniosamente inserito in un rigoglioso giardino alberato a breve distanza dalla chiesa di Santa Maria Maddalena di Caselle. Una candida scalinata balaustrata a due rampe conduce a un massiccio portale ligneo coronato da una finestra semicircolare.

A concludere lo sviluppo verticale della dimora signorile è un corpo sopraelevato, ornato da un’elegante merlatura, che svetta sulla sommità della struttura in posizione mediana.

Villa Querini Stampalia

Situato in Via Giovanni XXIII, 24, il sontuoso palazzo cinquecentesco è immerso nella radiosa campagna pressanese scandita da rigogliosi vigneti e campi di granturco.

Delimitata da un muro perimetrale in mattoni a vista, l’aia include al suo interno un antico pozzo di pietra ed è costellata di pregiate sculture ombreggiate da cedri, palme e cipressi.

La facciata meridionale presenta due trifore con archi a tutto sesto, dei quali quelli laterali sono murati. La trifora al piano terra è ritmata da semicolonne ioniche mentre quella al piano nobile, ingentilita da una balaustra metallica, è scandita da semicolonne corinzie.

Le due trifore sono affiancate da quattro finestre rettangolari, architravate. Al di sopra del piano nobile si aprono quattro finestrelle quadrate.

L’incantevole costruzione è conclusa da una copertura a doppio spiovente coronata da merli a coda di rondine.

La proprietà (privata) è accessibile tramite un grazioso ingresso formato da due archi ribassati sorretti da pilastri ornati da stemmi nobiliari.

Cosa fare ad Albaredo d’Adige (VR): 3 idee

Scopri cosa fare ad Albaredo d’Adige: la sagra di San Rocco, la chiesa di Santa Maria Assunta, il panorama del fiume Adige. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Albaredo d’Adige?

Il comune di Albaredo d’Adige confina a nord e a est con Veronella, a sud con Bonavigo, a ovest con Belfiore, Ronco all’Adige e Roverchiara.

La sagra di San Rocco

Il calendario liturgico commemora San Rocco il 16 agosto. Nel comune di Albaredo d’Adige, la festa in onore del santo si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data. L’edizione 2023 della sagra di San Rocco si è svolta da domenica 13 a mercoledì 22 agosto e lunedì 27 agosto in corrispondenza del centro parrocchiale.

Come ogni anno, la manifestazione prevede ampie e comode aree di ristorazione nelle quali è possibile scegliere tra specialità sia caserecce che gourmet che valorizzano i prodotti e le ricette del luogo, dalla costata ai ferri al rinomato risotto con lo straculo (pregiato taglio di carne del quarto posteriore del bovino), dall’appetitoso arrosto con patate e verdure grigliate, da assaporare con eccellenze vinicole del territorio e freddi boccali di birra, alla squisita torta della nonna, solo per menzionare alcune delle invitanti tipicità del menù dell’evento.

Il programma della sagra include raduni di moto e d’auto d’epoca, mercatini a km 0, la ricca pesca di beneficienza, serate di ballo con orchestre ed elettrizzanti concerti di gruppi tributo per rivivere alcuni dei più grandi successi di musica rock italiana e internazionale.

Gli appassionati di sport possono partecipare a coinvolgenti itinerari naturalistici nell’ambito della Caminada dei tre archi, organizzati in tre percorsi ciclopedonali di 7, 8 e 12 km che si snodano nell’incantevole panorama agreste della Bassa Veronese.

Se vi chiedete cosa fare ad Albaredo d’Adige, la sagra di San Rocco concilia la solennità della processione e della santa messa con il clima gioviale e spensierato di una fiera paesana d’altri tempi all’insegna di musica dal vivo, serate di liscio, emozionanti spettacoli pirotecnici e specialità enogastronomiche di prima qualità nella serena cornice di un accogliente paesino cittadina rurale solcato dall’Adige.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco Albaredo d’Adige.

La chiesa di Santa Maria Assunta

Situata in Via Chiesa, 25, la chiesa di Santa Maria Assunta è rivolta su una graziosa piazza lastricata di sanpietrini incorniciata da palme, aceri, tigli, bagolari, cedri e cipressi.

La facciata neoclassica del maestoso luogo di culto è verticalmente tripartita da quattro paraste di ordine ionico, al di sopra delle quali si stagliano l’architrave, il fregio e il frontone triangolare coronato da una croce di pietra.

Raggiungibile tramite quattro candidi scalini, il massiccio portale ligneo è affiancato da colonne ioniche che sorreggono un timpano triangolare aggettante sormontato da una croce metallica. Al di sopra del portale campeggia un’elegante apertura circolare inserita in una cornice modanata.

Internamente la chiesa è ornata da splendidi altari in marmi policromi, da sculture e ornamenti dorati e da un organo a canne di rara fattura.

Se vi chiedete cosa fare ad Albaredo d’Adige, la chiesa di Santa Maria Assunta è uno dei più importanti punti di riferimento spirituali, artistici e culturali della comunità.

Il panorama del fiume Adige

Partendo dal parcheggio in Via dei Barcari, procedete a est lungo la pista ciclopedonale ombreggiata da lunghi filari di platani in direzione della Scuola secondaria di primo grado “Renato Simoni”. All’incrocio con Via del Sole svoltate a destra. All’intersezione successiva girate a sinistra in Via Teiolo. Dopo 150 metri imboccate Via Lora, alla vostra destra. Alla fine della Via, salvo segnali di divieto, tenete la destra nella strada asfaltata che porta alla sommità dell’argine e svoltate a sinistra.

Per circa 2 km, il sentiero regala vedute suggestive dell’Adige e della florida vegetazione di olmi, querce, acacie, frassini, carpini, salici e molte altre piante d’alto fusto che crescono rigogliose lungo gli argini serpeggianti del fiume.

Cosa fare a Concamarise in provincia di Verona: 3 idee

Scopri cosa fare a Concamarise: la festa di Sant’Antonio Abate, Villa Verità, ex Chiesa antica dei Santi Lorenzo e Stefano. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Concamarise?

Il comune di Concamarise confina a nord con Bovolone, a sud con Sanguinetto, a est con Cerea, a ovest con Salizzole.

La festa di Sant’Antonio Abate

Il calendario liturgico celebra Sant’Antonio Abate il 18 gennaio. L’edizione 2023 della festa in onore del santo si è svolta domenica 15 gennaio nelle principali vie e piazze del paese.

Come ogni anno il programma dell’evento prevede spaziose e comode tendostrutture nelle quali è possibile scegliere tra squisite specialità sia caserecce che gourmet che valorizzano i prodotti del territorio, dal rinomato risotto di Conca con clinto, lombata e monte veronese, al bollito di carne con lingua, cotechino, cren e pearà (salsa veronese di origine contadina realizzata con midollo, pangrattato, brodo di carne, olio d’oliva, sale e pepe). Il menù include l’invitante moretta alla piastra, salume tipico veronese servito con fette di polenta fumante ed eccellenze vinicole del territorio.

Ad animare il cuore storico della cittadina agreste vi saranno esposizioni di trattori d’epoca, mercatini e laboratori artigianali che illustrano gli antichi mestieri dei nostri avi, nonché prove di aratura e pittoresche sfilate.

Se vi chiedete cosa fare a Concamarise e desiderate conoscere il vivace folclore di un’incantevole cittadina rurale della Bassa Padovana, la sagra paesana concilia la solennità della santa messa in onore di sant’Antonio Abate con l’atmosfera allegra e spensierata di una festa paesana d’altri tempi all’insegna di musica dal vivo, serate danzanti, esposizioni artigianali, mostre zootecniche e specialità enogastronomiche da far venire l’acquolina in bocca.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile visitare le pagine Facebook Festa di Sant’Antonio Abate – Concamarise, Noi S. Lorenzo-Concamarise e Pro Loco Concamarise.

Villa Verità

Situata in Via Piazza, XII, la sontuosa proprietà è racchiusa da un perimetro murario in mattoni a vista, all’interno del quale si estende un florido giardino alberato ottocentesco.

Uno dei più antichi e significativi punti di riferimento del comune di Concamarise, il complesso architettonico nobiliare è costituito da una serie di corpi di fabbrica disposti a elle, articolati intorno a una maestosa torre colombaia.

Partendo dall’Ex Chiesa antica dei Santi Lorenzo e Stefano, lasciate alle vostre spalle la piazza incorniciata da ailanti, querce e ippocastani e tenete la destra in Via Piazza fino a raggiungere il recinto murario della proprietà ricoperto da un denso manto di edera.

Immerso in una vasta tenuta agricola, il corpo padronale si articola su tre piani ed è internamente ingentilito da incantevoli affreschi.

Ex Chiesa antica dei Santi Lorenzo e Stefano

Situato in Via Piazza, 39, il luogo di culto si distingue per una facciata a doppio spiovente rivota verso una graziosa piazza in parte lastricata, in parte in acciottolato, adornata da due statue.

Il fronte è verticalmente scandito da lesene, doriche nel registro inferiore, ioniche nel registro superiore. Sormontato da un timpano triangolare sorretto da sinuose mensole, il massiccio portale ligneo della chiesa è affiancato da due monofore concluse da archi a tutto sesto.

Nel registro superiore, tra le due coppie di lesene ioniche si apre una nicchia con arco a tutto sesto. A concludere lo sviluppo verticale della struttura sono l’architrave, il fregio e il frontone triangolare dentellato coronato da una croce metallica.

Al fianco della chiesa si innalza lo svettante campanile a base quadrata nel quale campeggia un orologio in numeri romani. Nella cella campanaria si aprono quattro eleganti bifore.

Se vi chiedete cosa fare a Concamarise, l’ex chieda dei Santi Lorenzo e Stefano è internamente adornata da splendide sculture, altari in marmi policromi e affreschi plurisecolari.

Cosa fare a Gazzo Veronese: 3 idee

Scopri cosa fare a Gazzo Veronese: la festa dell’anatra, Villa Parolin Poggiani, giro in bicicletta a Gazzo Veronese. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Gazzo Veronese?

Il comune di Gazzo Veronese confina a nord con Nogara, a nord est con Sanguinetto, a nord ovest con Sorgà, a sud con Serravalle a Po, a sud est con Ostiglia, a sud ovest con Sustinente.

La festa dell’anatra

L’edizione 2023 della festa dell’anatra si è svolta da venerdì 1 a martedì 5 settembre in corrispondenza di Villa Parolin Poggiani in Via Piazza Pio Forini, 5.

Come ogni anno, ad animare le serate di festa vi saranno spaziose tendostrutture nelle quali potrete assaporare tipicità caserecce da far venire l’acquolina in bocca, da squisite fettuccine al ragù d’anatra al prelibato risotto col tastasal, macinato di carne di maiale salata e pepata. Il menù include taglieri di affettati e formaggi, cotechino con fagioli e la succulenta anatra al forno con patate da gustare con qualità vinicole del territorio e freddi boccali di birra.

Se vi chiedete cosa fare a Gazzo Veronese, la festa dell’anatra è un’occasione per trascorrere la bella stagione in compagnia della propria famiglia e dei propri amici nella serena cornice di un accogliente cittadina rurale della Bassa Veronese tra musica dal vivo, serate danzanti e specialità enogastronomiche da leccarsi i baffi.

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza popolare si consiglia di visitare le pagine Facebook Antica Sagra di Gazzo Veronese e Proloco GAZZO veronese.

Villa Parolin Poggiani

Situata in Via Piazza Pio Forini, 5, Villa Parolin Poggiani sorge in un vasto giardino alberato delimitato a ovest da un limpido canale dagli argini ammantati di salici. A nord dell’edificio si trovano la canonica e l’antica chiesa romanica di Santa Maria Maggiore.

Articolato su tre livelli, la maestosa dimora rinascimentale è accessibile tramite un massiccio portone ligneo concluso da un arco a tutto sesto, accessibile tramite un’elegante scalinata.

Se vi chiedete cosa fare a Gazzo Veronese, Villa Parolin Poggiani è uno dei più straordinari punti di riferimento architettonici e culturali del comune.

Giro in biciletta a Gazzo Veronese e Ostiglia

Il punto di partenza dell’itinerario consigliato è il parcheggio del camposanto di Gazzo Veronese in Via Colombana. Procedete a sud lungo Via Paglia per 550 metri fino all’incrocio, poi svoltate a destra. Procedete per circa 240 metri costeggiando un parco alberato, poi girate a sinistra. Attraversate il centro urbano passando affianco a Villa Mirandola, superata la quale procedete in Via Codalunga e tenete la sinistra in Via Cantarane.

Seguite Via Cantarane per 1,1 km addentrandovi nel sereno panorama agreste gazzense scandito da campi di granturco e da vasti boschi di pioppi.

All’incrocio svoltate a destra in Via Ceraole. Procedete per 1,5 km in Via Ceraole e Via Dosso del Pol lungo la sinuosa strada asfaltata che si inoltra nella campagna punteggiata di eleganti cascine e affascinanti casolari abbandonati divorati dalla vegetazione infestante.

All’incrocio svoltate a destra e continuate per 1,3 km tra floridi campi di granturco, poi tenete la destra nello sterrato che si snoda parallelamente al canale. Dopo circa 500 metri attraversate il canale e, salvo segnali di divieto, svoltate a destra.

Costeggiate la lussureggiante Oasi del Busatello fino a raggiungere un ponticello, superato il quale svotate a sinistra e procedete lungo il sentiero che porta all’incrocio con Via Chiesone. Svoltate a destra superate la chiesa di San Pietro in monastero e procedete lungo Via Chiesone, Piazza Piani di S. Pietro in Valle e Via Olmo per 2,3 km.

All’intersezione svoltate a destra e procedete per 1,8 km passando presso la chiesa di San Prosdocimo e poco più avanti l’ex mulino di Gazzo Veronese. Svoltate a sinistra in Via Paglia per tornare al punto di partenza.

Cosa fare a Sanguinetto in provincia di Verona: 3 idee

Scopri cosa fare a Sanguinetto: il castello di Sanguinetto, l’antica sagra dei Rofioi, la chiesa di San Giorgio Martire. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Sanguinetto?

Il comune di Sanguinetto confina a nord con Concamarise, a nord est con Cerea, a nord ovest con Salizzole, a sud e a est con Casaleone, a ovest con Nogara e Gazzo Veronese.

Il castello di Sanguinetto

Situato in Via Dietro Castello, la maestosa fortificazione in mattoni a vista è stata edificata nella seconda metà del XIV secolo per volere della potente famiglia scaligera al fine di proteggere il proprio feudo.

Articolato intorno a un chiostro porticato scandito da ampie arcate a tutto sesto, il complesso architettonico a pianta quadrangolare è difeso da imponenti torri con merli a coda di rondine e da un mastio ritmato da beccatelli avvolto da magnolie, cedri e cipressi.

Se vi chiedete cosa fare a Sanguinetto e desiderate immergervi nell’atmosfera fiabesca di un’affascinante roccaforte medievale, visitare il castello di Sanguinetto sarà un’esperienza indimenticabile.

L’antica sagra dei Rofioi

La manifestazione si svolgeva in origine il 12 di settembre in occasione del Santo Nome di Maria. Oggi l’antica sagra dei Rofioi ha luogo ogni seconda domenica di settembre. L’edizione 2023 della sagra dei Rofioi ha avuto luogo da venerdì 8 a domenica 10 settembre nelle principali vie e piazze di Sanguinetto.

Organizzato dalla Proloco le Contrà, la tradizionale ricorrenza valorizza i rofioi, il dolce più rappresentativo della comunità di Sanguinetto. Farina, zucchero, cedrini (cedro candito), latte, uova, burro, amaretti, cacao, mandorle e grappa sono alcuni degli ingredienti che, secondo una ricetta segreta tramandata dal XIX secolo, vengono sapientemente dosati per realizzare lo squisito dolce fritto artigianale.

Dal momento che il dolce è prodotto esclusivamente a mano nel comune di Sanguinetto, partecipare all’antica sagra dei Rofioi è un’opportunità ideale per assaporare questa rinomata tipicità dolciaria DeCo (denominazione comunale).

Ad animare il cuore storico del paese durante le giornate di festa vi saranno anche grandi parchi di divertimento con giostre brillanti di luci elettriche colorate, la ricca pesca di beneficienza, spettacoli musicali e serate di ballo su comode piste d’acciaio, nonché spaziose e comode aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra squisite specialità del territorio, sia goderecce che gourmet, da gustare con freddi boccali di birra ed eccellenze vinicole locali.

Se vi chiedete cosa fare a Sanguinetto, l’antica sagra dei rofioi è un evento dedicato a chi desideri trascorrere del tempo in un’incantevole cittadina medievale tra musica dal vivo, serate danzanti e specialità enogastronomiche da far venire l’acquolina in bocca!

Per maggiori informazioni in merito all’antica sagra dei Rofioi è possibile visitare la pagina Facebook Pro Loco le Contrà Sanguinetto e il sito prolocolecontra.it.

La chiesa di San Giorgio Martire

Situata in Piazza Duomo, 1, la chiesa di San Giorgio Martire è uno dei più affascinanti punti di riferimento architettonici del comune. Incorniciato da un ameno giardino in cui crescono un cedro, un acero, un faggio, palme e splendidi oleandri, il luogo di culto è rivolto su una graziosa piazzetta quadrangolare in acciottolato, delimitata a est da corso Emanuele II, in cui crescono due pallidi olivi, una palma e un rigoglioso albero di San Bartolomeo.

La chiesa si distingue per una monumentale facciata neoclassica, a doppio spiovente, verticalmente tripartita da due coppie di semicolonne ioniche poggianti su alti basamenti. Ai lati del portale si aprono due nicchie in cui sono inserite a sinistra la statua di San Giorgio, ritratto con la spada, lo scudo, il mantello militare e il drago ai suoi piedi, a destra la statua di San Giuseppe, riconoscibile la scure che impugna nella mano destra.

Il massiccio portale ligneo è sormontato da un timpano triangolare aggettante sorretto da due sinuose mensole. Al di sopra delle semicolonne si stagliano l’architrave, il fregio e il frontone triangolare coronato da un’elaborata croce metallica.

La vasta e luminosa navata unica della chiesa è ingentilita da pregiati altari in marmi policromi e da splendidi affreschi che adornano il soffitto e l’abside.

L’Abbazia di Santa Maria di Pero a Monastier di Treviso

1679
Il chiostro della Meridiana, Abbazia di Santa Maria di Pero.

Dove si trova l’Abbazia di Santa Maria di Pero?

Situata in Via Monastero, 3, l’Abbazia di Santa Maria di Pero è l’edificio più antico di Monastier di Treviso (il toponimo del paese deriva infatti dalla parola “monasterium”) nonché uno dei più significativi punti di riferimento storici, architettonici e culturali della regione Veneto.

Le origini dell’Abbazia di Santa Maria di Pero

Fondata intorno al 958 d.C durante il Sacro Romano Impero a seguito di una donazione di Ottone I, il complesso abbaziale sorge nella serena cornice rurale della Bassa Trevigiana solcata dal limpido corso del Meolo. Anticamente chiamato Pero, questo importante snodo fluviale consentiva fiorenti traffici commerciali con la Laguna di Venezia.

Edificato in prossimità della Via Claudia Augusta, strada romana del I secolo d.C. che collegava la Pianura Padana alla Baviera, l’organismo architettonico si adatta sapientemente al fertile scenario campestre di Monastier di Treviso, scandito da floridi vigneti, sconfinati campi di granturco, candidi viali di pioppi cipressini, filari di platani e dense siepi di olmi, salici, acacie, pioppi e noci.

Dai monaci benedettini alla soppressione napoleonica

Armoniosamente inserito in un parco secolare costellato di cedri, pini marittimi, robinie, faggi e molte altre piante d’alto fusto, il monastero conobbe il periodo di massimo splendore a partire dal 1479, anno in cui la proprietà passò a una congregazione Benedettina e venne affidata all’Abate di San Giorgio Maggiore in Venezia. Alla dominazione della Serenissima seguì quella di Napoleone, durante la cui supremazia, nel 1807, fu imposta la soppressione degli ordini monastici. Nel 1837 l’Abbazia di Santa Maria di Pero fu acquistata dalla famiglia nobile veneziana Ninni, di origine greca.

L’Abbazia di Santa Maria di Pero nella prima guerra mondiale

Durante la battaglia di Caporetto (24 ottobre – 12 novembre 1917), l’avanzata degli eserciti tedesco e austro-ungarico costrinse i soldati del Regio Esercito ad una ritirata di 150 km, stabilendo la nuova linea di difesa lungo il fiume sacro alla patria.

In questa fase del conflitto l’Abbazia di Santa Maria di Pero funse da ospedale da campo e ospitò Ernest Hemingway, all’epoca appena diciottenne, il quale si era arruolato come volontario e aveva prestato servizio come autista di autoambulanza dell’American Red Cross. Il giovane scrittore si occupava, inoltre, di comunicare informazioni ai soldati e di fornire loro generi di conforto nelle trincee. L’autore statunitense avrebbe poi ricordato le sue esperienze di guerra in questi territori nelle sue opere “Addio alle armi” (A Farewell to Arms) e “Di là dal fiume e tra gli alberi” (Across the River and Into the Trees).

Con un’altezza di 44 metri, la torre campanaria dell’Abbazia di Santa Maria di Pero veniva impiegata come posto di vedetta per segnalare l’avvicinamento delle truppe e degli aerei nemici. Per tale ragione, l’artiglieria austro-ungarica bersagliò il campanile colpendo però la chiesa abbaziale, di cui oggi rimangono solo le rovine.

Nei decenni successivi alla guerra la famiglia Ninni Riva continuò a vivere in questo gioiello di architettura. A partire dai primi anni 2000, grazie a meticolosi interventi di restauro, l’Abbazia di Santa Maria di Pero è stata riportata al suo originario fascino.

Il chiostro della Meridiana

Così chiamato per la presenza di due meridiane quattrocentesche, il chiostro rinascimentale è impreziosito da pregiate decorazioni a fresco e da un bassorilievo raffigurante San Giorgio che uccide il drago.

Incorniciata da ampie e ariose arcate a tutto sesto, l’area centrale del chiostro è in parte lastricata, in parte ingentilita da un giardino ben curato in cui crescono un rigoglioso olivo e uno scuro cipresso.

Adibito a ospedale militare durante la Grande Guerra, il cortile interno dell’ex monastero può ospitare fino a duecento persone e rappresenta l’ambiente ideale per organizzare incontri ed eventi memorabili, come riunioni aziendali, in un contesto riservato e suggestivo.

Il portico dell’Abate

Ritmato da un incantevole colonnato che sorregge ampie arcate a tutto sesto, il portico settentrionale dell’Abbazia di Santa Maria di Pero è stato restaurato nel 2015. Con una capienza di centoventi persone, il portico dell’Abate regala vedute mozzafiato dell’ameno scenario rurale della tenuta e del limpido corso del Meolo, i cui sinuosi argini erbosi si estendono a breve distanza dal compendio.

Il Portico del Torchio

In grado di accogliere centodieci persone, i vasti e luminosi ambienti del portico custodiscono un torchio della metà del Novecento, ancora funzionante.

La sala del Torchio

Al di sopra del portico del Torchio, la Sala del Torchio può ospitare fino a cento persone. Ultimati nel 2021, i lavori di restauro hanno valorizzato il raffinato terrazzo alla veneziana e le eleganti geometrie delle travature in legno plurisecolari.

La sala della Regola

Gli ambienti del refettorio dei monaci dell’Abbazia di Santa Maria di Pero fungono oggi da esposizione di fotografie originali, tratte dall’archivio di famiglia, che illustrano il complesso abbaziale all’epoca della prima guerra mondiale. Il valore storico della sala è arricchito dalla presenza di una carrozza antica, da botti secolari, anticamente usate per la conservazione del vino.

La Sala del Camino

L’atmosfera intima e riservata della sala, con travi a vista, è dominata dalla presenza del grande camino, ancora funzionante.

La Sala di San Giorgio

Con una capienza di settanta persone, la luminosa Sala di San Giorgio è nobilitata da una collezione di opere d’arte appartenenti alla famiglia Ninni Riva.

Il Brolo

Con un’estensione di 9000 m², il brolo è un’oasi di pace disseminata di pioppi, querce e noci. Se vi chiedete cosa fare a Monastier di Treviso, l’Abbazia di Santa Maria di Pero include tre splendide stanze ideali per chi desideri soggiornare nella dimensione intima e sospesa nel tempo di un’abbazia millenaria immersa nel verde.

l’Abbazia di Santa Maria di Pero concilia il fascino antico di un’accogliente e maestosa opera di architettura medievale con le più moderne comodità per garantire un’esperienza indimenticabile e fuori dal comune all’interno di una cornice naturalistica romantica e fiabesca.

Per maggiori informazioni in merito alle camere, alle suites e alle eccellenze vinicole prodotte nella tenuta vitivinicola si consiglia di visitare il sito abbaziadipero.it.

Cosa fare a San Pietro di Morubio (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a San Pietro di Morubio: la sagra di San Gaetano, Corte domenicale Verità, giro in bicicletta a San Pietro di Morubio. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Pietro di Morubio?

Il comune di San Pietro di Morubio confina a nord con Isola Rizza, a nord est con Roverchiara, a nord ovest con Bovolone, a sud con Cerea, a est con Roverchiara e Angiari, a ovest con Bovolone.

La sagra di San Gaetano

Il calendario liturgico celebra San Gaetano il 7 agosto e la festa in suo onore, nel comune di San Pietro di Morubio, si svolge anche nei giorni precedenti a questa data. L’edizione 2023 della Sagra di San Gaetano ha avuto luogo da giovedì 3 a martedì 8 agosto in Via Vittorio Veneto.

Il programma della sagra paesana prevede spaziose e comode aree di ristorazione nelle quali è possibile scegliere tra appetitose pietanze sia caserecce che gourmet. Il menù include lasagne e maccheroni al ragù d’asino, succulente braciole, costine e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con fette di polenta alla piastra e verdure alla griglia, prelibate tagliate di manzo, pastizzà de musso (spezzatino d’asino) e cotechino con pearà, caratteristica salsa di origine veronese per accompagnare il bollito preparata con pan grattato, midollo di bue, brodo di carne, sale, pepe, parmigiano e olio evo.

Oltre alle squisite pietanze del menù, da gustare con qualità vinicole di prima scelta e freddi boccali di birra, potrete ordinare invitanti dessert da gustare con un caffè e una buona grappa.

Se vi chiedete cosa fare a San Pietro di Morubio, la sagra di San Gaetano è un’opportunità per trascorrere la stagione estiva in compagnia dei propri amici e della propria famiglia nel cuore di una graziosa cittadina rurale della Bassa Veronese all’insegna di musica dal vivo, serate danzanti, tipicità enogastronomiche e spettacoli pirotecnici mozzafiato.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Sagra San Gaetano San Pietro di Morubio.

Corte domenicale Verità

Situata in Via V. Veneto, 64, la Corte domenicale Verità è uno dei monumenti più rappresentativi del comune di San Pietro di Morubio.

Articolato su tre livelli, il corpo padronale del sontuoso edificio seicentesco è accessibile tramite un elegante portico-loggia ritmato da tre arcate a tutto sesto. In asse con le tre arcate della loggia, al primo piano si aprono tre finestre archivoltate, la centrale delle quali di dimensioni maggiori.

Ai lati della loggia e della trifora al piano nobile si aprono in tutto quattro coppie di finestre rettangolari, sormontate da archi a tutto sesto. Nel mezzanino si stagliano quattro finestrelle quadrangolari, delle quali quelle alle estremità sono murate.

Il corpo centrale della residenza signorile è affiancato da due adiacenze a due piani, da cui si sviluppano bue barchesse.

Il complesso architettonico è rivolto su una piazza con una fontana di pietra circolar, ornata da aiole ben curate.

Giro in bicicletta a San Pietro di Morubio

Il punto di partenza del breve itinerario è il parcheggio del parco pubblico in Via Giacomo Leopardi, 6. Attraversate l’area di verde urbano costellata di tigli fino ad arrivare all’incrocio in Via Aurelio Gobetti, poi svoltate a sinistra. Dopo 230 metri, all’incrocio, svoltate a destra. Percorrete Via Belbrolo per 1,8 km, dopodiché svoltate a destra in Via Casalino. Percorrete Via Casalino per 1,1 km, poi svoltate a destra. Procedete per 1,4 km addentrandovi nella florida campagna morubiana, punteggiata di graziosi caseggiati rurali avvolti da sconfinate estensioni di granturco scandite da siepi di noci, betulle, salici, pioppi e lecci.

All’incrocio con Via Santa Teresa svoltate a destra. Alla rotonda prendete la prima uscita e proseguite per 450 metri, poi svoltate a destra in Via Pozzo. Percorrete Via Pozzo per poco più di un chilometro, poi continuate lungo Via Miniello e tenete la destra in Via Pedagno. Attraversate il centro del paese all’ombra di maestosi filari di tigli, lasciate alla vostra sinistra la Corte Domenicale e continuate lungo Via Vittorio Veneto per 400 metri fino alla rotonda. Prendete la prima uscita. Alla rotatoria successiva prendete la terza uscita in Via Aurelio Gobetti. Dopo 300 metri girate a sinistra in Via Giacomo Leopardi per tornare al punto di partenza.