Scopri cosa fare a Boara Pisani: la sagra del capitello, la chiesa di San Zenone, giro in bicicletta a Boara Pisani. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Boara Pisani?
Il comune di Boara Pisani confina a nord con Pozzonovo, a sud con Rovigo, a est con Anguillara Veneta, a ovest con Stanghella e Vescovana.
La sagra del capitello
La sagra del capitello si svolge ogni anno tra i mesi di maggio e giugno nel cuore storico Boarese. L’edizione 2023 della manifestazione ha avuto luogo da giovedì 1 a domenica 4 giugno in corrispondenza del campo sportivo di Sabbatina.
La celebrazione concilia la solennità della Santa Messa e della processione con l’atmosfera spensierata e gioviale di una fiera popolare d’altri tempi all’insegna di musica dal vivo, serate danzanti e invitanti specialità enogastronomiche che valorizzano le ricette e i prodotti del territorio.
Se vi chiedete cosa fare a Boara Pisani e desiderate conoscere il folclore e le tradizioni di un vivace paesino rurale della Bassa Padovana lambito dal corso dell’Adige, partecipare alla sagra del capitello potrebbe fare proprio al caso vostro!
Per essere sempre aggiornati in merito ai prossimi appuntamenti della sagra del capitello potete visitare la pagina Facebook Pro Loco di Boara Pisani.
La chiesa di Santa Maria della Neve
Situata in Piazza Caduti, 4, il luogo di culto settecentesco si distingue per una maestosa facciata convessa scandita da quattro semicolonne corinzie poggianti su un massiccio basamento in mattoni rossi.
Le candide semicolonne affiancano il portale ligneo e le due nicchie laterali in cui sono inserite, a sinistra, la statua di San Pietro, riconoscibile per il simbolo delle Chiavi del cielo, a destra, la statua di San Paolo con la spada al suo fianco, simbolo della parola di Dio.
Al di sopra del rosone ottagonale si staglia la trabeazione coronata da un elegante frontone curvo interrotto.
All’interno della chiesa è custodito uno spettacolare altare in marmi policromi adornato dalle statue di Pietro e Paolo e da opere pittoriche raffiguranti i Misteri del Rosario.
Giro in bicicletta a Boara Pisani
Il punto di partenza dell’itinerario consigliato è il parcheggio della chiesa di Ca’ Bianca in Via Gallo, 1. Lasciate l’ingresso del luogo di culto alle vostre spalle e svoltate a destra in direzione dell’argine dell’Adige. Dopo 180 metri svoltate a destra in Via Ca’ Bianca. Dopo 60 metri tenete la sinistra, in salita, e continuate per altri 130 metri, poi tenete la destra nella pista ciclabile.
Procedete per circa 4 km lungo la pista ciclabile che costeggia il sinuoso corso del fiume Adige attraversano la sconfinata campagna scandita da campi di granturco, vasti parchi alberati e floridi vigneti fino a raggiungere il ponte sull’Adige.
Attraversato il ponte svoltate a sinistra e percorrete Via Lungo Adige per 4,3 km tra l’argine del fiume costellato di salici, ontani, olmi, pioppi, gelsi, sambuchi e canne comuni e la vasta pianura punteggiata di case rurali e fabbricati rustici immersi nel verde.
Dopo appunto 4,3 km tenete la destra nella stradina sterrata che discende l’argine, poi procedete a sud lungo Via Goito. Dopo 500 metri svoltate a destra e seguite Via Curtatone per 3,6 km. La strada si inoltra tra campi di frumento estesi a perdita d’occhio e attraversa il centro urbano di Boara Polesine.
Poco prima del cimitero di Boara Polesine svoltate a destra in Via Montebello e proseguite lungo Piazza Vittorio Emanuele passando affianco alla chiesa di San Zenone. Girate a sinistra in Via Lungo Adige, superate nuovamente il ponte sull’Adige e procedete a ritroso fino a tornare al punto di partenza.
Se vi chiedete cosa fare a Boara Pisani, il percorso ciclabile suggerito offre splendidi scorci panoramici del paesaggio agreste, fluviale e urbano boarese e rodigino.
Scopri cosa fare a Pozzonovo: Pozzonovo in festa, la chiesa della Natività della Beata Vergine, Idrovora Ca’ Giovannelli, Villa Centanini. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Pozzonovo?
Il comune di Pozzonovo confina a nord con Monselice, a sud est con Anguillara Veneta, a sud ovest con Boara Pisani, a est con Monselice, Tribano e Anguillara Veneta, a ovest con Monselice, Solesino, Stanghella e Boara Pisani.
Pozzonovo in festa
Pozzonovo in festa di svolge ogni primavera nel mese di giugno.
L’edizione 2023 della festa ha avuto luogo da venerdì 9 a domenica 18 giugno nell’area commerciale lungo la Monselice-Mare. In occasione del lieto evento troverete spaziose e comode aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare invitanti specialità goderecce, da costine, salsicce, braciole e galletti alla griglia serviti con fette di polenta alla piastra e patate fritte a bigoli e tagliatelle al ragù, fritture di pesce e pizze cotte in forno a legna da gustare con qualità vinicole del territorio e freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva. Per concludere in dolcezza potrete scegliere tra squisite paste e torte artigianali.
Ad animare ulteriormente le serate di festa vi saranno spettacoli di cabaret e serate danzanti al ritmo di DJ, gruppi tributo e orchestre di liscio.
Se vi chiedete cosa fare a Pozzonovo, partecipare a Pozzonovo in festa è un’occasione ideale per trascorrere la stagione primaverile all’insegna di tipicità enogastronomiche e musica dal vivo nella serena cornice di un accogliente paesino rurale della Bassa Padovana.
Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza popolare è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Pozzonovo.
Chiesa della Natività della Beata Vergine
Situata in Via Roma, 25, l’imponente mole in mattoni a vista del luogo di culto settecentesco si distingue per una maestosa facciata verticalmente tripartita da quattro lesene poggianti su basamenti. Culminanti con candidi capitelli corinzi, le lesene affiancano il massiccio portale ligneo, sormontato da un timpano ricurvo aggettante, e le due nicchie laterali ospitanti due statue, di cui quella a destra raffigura sant’Agnese.
A completare lo sviluppo verticale del fronte è la trabeazione formata da architrave, fregio e frontone triangolare dentellato. Quest’ultimo ornato sulla sommità da tre statue. Al di sopra del portone d’ingresso si staglia l’iscrizione “D.O.M. MARIAE NASCENTI ET DIVO ATHANASIO”.
Illuminati da incantevoli lunette con vetri colorati, l’aula unica della chiesa è nobilitata da pregiati altari marmorei e da una scultura della Madonna in trono col Bambino. Inserita nella cappella absidiale sinistra, la scultura in terracotta policroma è un’inestimabile opera rinascimentale quattrocentesca.
Se vi chiedete cosa fare a Pozzonovo, la chiesa della Natività della Beata Vergine è uno dei più spettacolari monumenti artistici e architettonici del comune.
Idrovora Ca’ Giovannelli
Situata in Via Ca’ Giovannelli (coordinate: 45.14983185385826, 11.84041593843523) l’idrovora Ca’ Giovannelli è un suggestivo esempio di archeologia industriale immerso nella campagna pozzonovana.
Risalente agli anni venti del Novecento, l’impianto idrovoro è stato realizzato per bonificare l’area del Consorzio Gorzon Inferiore e Bacino del Navegale.
Attraverso due grandi canali, l’idrovora svasa le acque della zona sotto i Colli Euganei, nei territori corrispondenti ai comuni di Pozzonovo, Solesino, Granze e Stanghella.
Villa Centanini
Situata in Via Tezzon in località Capolcastro, la splendida residenza signorile cinquecentesca è costituita da un nucleo residenziale cui si affiancano due grandi e ariosi fabbricati porticati a tre piani scanditi da tre ampie arcate. Avvolto da un ameno parco alberato, il corpo padronale è scandito al centro da due colonne ioniche sopra le quali si stagliano tre finestre quadrangolari. A concludere in altezza la struttura è un timpano triangolare, elegante e disadorno.
Degno di nota è il grazioso terrazzo in stile liberty da cui si eleva una torretta, balaustrata, ritmata da tre arcate a tutto sesto per lato.
La festa dell’asparago si svolge ogni anno tra i mesi di aprile e maggio. L’edizione 2023 della festa dell’asparago ha avuto luogo da venerdì 28 a lunedì 1 maggio e da sabato 6 a domenica 14 maggio.
L’evento valorizza una delle eccellenze più rappresentative della cittadina rurale attraverso mostre mercato con prodotti agricoli locali, punti degustazione, convegni e incontri tecnici inerenti all’agricoltura sostenibile e alla cultura dell’asparago, protagonista indiscusso della manifestazione.
Come ogni anno, la fiera prevede una spaziosa e comoda area di ristorazione (Stand Gastronomico in Area Feste in Via Deledda) nella quale è possibile scegliere piatti squisiti a base di asparagi, dal classico binomio asparagi e uova a pietanze gourmet come la vellutata di asparagi, risotto e pasticcio di asparagi, gnocchi con asparagi e speck e frittata di asparagi. Il menù include inoltre saporite fritture di pesce, musso in tocio con polenta, galletti alla brace e molto altro!
Se vi chiedete cosa fare a Tribano e desiderate trascorrere la stagione primaverile nella cornice di un ameno paesino agreste della Bassa Padovana, la festa dell’asparago si svolge all’insegna di coinvolgenti itinerari naturalistici, raduni di auto e moto d’epoca, prove di equitazione, spettacoli musicali e danzanti, sfilate di moda e naturalmente invitanti specialità realizzate con prodotti autoctoni genuini e gustosi.
Per essere aggiornati in merito al prossimo appuntamento della festa è possibile consultare la pagina Facebook Proloco Tribano ed il sito prolocotribano.it.
La torre civica
Uno dei più notevoli punti di riferimento culturali e architettonici del comune, la svettante costruzione medievale troneggia nel cuore tribanese in Piazza Martiri della Libertà, 8.
Recentemente restaurata, la candida torre medievale alta trenta metri si innalza in prossimità di un Castellaro, rilievo naturale sul quale, intorno all’anno mille, la famiglia Estense aveva fatto costruire una fortezza. La rocca sarebbe stata in seguito rasa al suolo per ordine di Ezzelino III da Romano.
Dalla sommità della torre civica, conclusa da un’elegante merlatura, si ammira uno spettacolare panorama che si estende a perdita d’occhio sui Colli Euganei, sulla sconfinata pianura e sulle maestose vette alpine.
Parrocchia di San Martino
Situato in Via Barbarigo, 2, il monumentale luogo di culto settecentesco si distingue per un’incantevole facciata tardo-barocca.
Ingentilita da un elegante motivo a dentelli, una cornice modanata scandisce orizzontalmente il fronte in due ordini.
L’ordine inferiore è ritmato da lesene ioniche sovrapposte, poggianti su alti basamenti. Le lesene incorniciano il maestoso portale d’accesso e due nicchie laterali ospitanti le statue di San Pietro a sinistra, riconoscibile per i simboli delle chiavi e del Libro aperto, di San Paolo a destra, riconoscibile per la spada che simboleggia la parola di Dio.
Il portone d’accesso è coronato da una lunetta con una decorazione in altorilievo che illustra il momento in cui San Martino, raffigurato a cavallo, recide con la spada un lembo della propria clamide per porgerlo al mendicante seminudo, inginocchiato, in preda ai morsi del gelo.
Il portale e la lunetta sono racchiusi da un paramento ingentilito da lesene ioniche sormontate da un frontone ricurvo, interrotto al centro dalle sculture di due amorini.
In asse con quelle sottostanti, le quattro lesene corinzie del registro superiore affiancano una grande monofora centrale a tutto sesto. Ai lati si aprono due nicchie con le statue di santi.
A completare lo sviluppo verticale della struttura è il frontone triangolare dentellato sormontato da quattro sculture.
La vasta e luminosa navata è nobilitata da raffinati altari in marmi policromi, da un elaborato capocielo dorato che si staglia nell’abside, da una splendida pala d’altare attribuita a Palma il giovane e da spettacolari affreschi tra cui spiccano il Trionfo di San Martino, le virtù teologali e le virtù cardinali che adornano il soffitto dell’aula.
Se vi chiedete cosa fare a Tribano, la chiesa di San Martino è un’inestimabile monumento di architettura, arte e storia che aspetta solo di essere visitato!
La vegetazione acquatica che prolifera nel sito boschivo è costituita da specie idrofitesommerse quali:
L’erba gamberaia (Callitriche stagnalis), riconoscibile per le foglie affioranti di forma lanceolata (forma ellittica dalle estremità appuntite) raccolte a rosette e dal fusto che può raggiungere lunghezze superiori ai 40 cm.
La brasca delle lagune, idrofila radicante la cui altezza varia generalmente dai 10 ai 15 cm e di larghezza compresa tra i 50 e 90 cm. Il nome scientifico della pianta erbacea, Potamogeton pectinatus, deriva dall’aspetto delle foglie decidue che sembrano essere pettinate dalla corrente.
La presenza di varietà elofite palustri è attestata da specie quali:
La sedanina (Berula erecta) erba perenne dal fusto tuboloso alto fino a 90 cm, caratterizzata da infiorescenze bianche formate da ombrelle irregolari a 10-20 raggi (di cui è possibile ammirare la fioritura a giugno e ad agosto) e foglie con margine seghettato.
Il coltellaccio maggiore (Sparganium erectum), pianta acquatica elofita perenne distinguibile per le radici carnose rizomatose ancorate al fondo della limpida fonte sorgiva, da cui emergono fusti eretti coperti da ampie foglie a lamina intera e dalla consistenza generalmente coriacea. Le foglie basali sono piuttosto lunghe e disposte a ventaglio, mentre quelle lungo il fusto sono più brevi e guainanti il fusto. Le infiorescenze sono ramificate e presentano una forma globosa di colore verde chiaro. I fiori maschili hanno una posizione superiore a quelli femminili.
Flora del Bosco degli Ontani
Tra le specie arboree che ammantano l’area boschiva spicca l’Alnus glutinosa, da cui l’area naturalistica prende il nome. Caratterizzato da foglie di forma ovato-ellittica, dall’apice ottuso e introflesso, l’Ontano nero predilige le sponde di fiumi e ruscelli e presenta robuste radici sommerse dall’acqua, osservabili grazie alla limpidezza della polla sorgiva.
Il sottobosco arbustivo è ricoperto da una fitto manto di edera che spesso si intreccia con arbusti quali il salice grigio, il ligustro, il sambuco, il viburnum opulus (meglio noto come pallone di maggio o palla di neve per i soffici fiori candidi che sbocciano nella stagione primaverile, assumendo una forma sferica).
Il sottobosco erbaceo si caratterizza per una presenza diffusa di primule, felce maschio, sigillo di salomone maggiore (dai fiori biancastri e tubolosi), carice pendula e carice ascellare. Quest’ultima è una pianta rara di origine caucasica che predilige territori umidi e ombreggiati ed è riconoscibile per i fusti esili recanti una sezione triangolare, per le infiorescenze simili a spighe e per i frutti di color verde giallastro dotati di becco.
Il Bosco degli Ontani è meta ideale per chi desidera immergersi nell’atmosfera senza tempo di un’incantevole oasi naturalistica lambita da sorgenti cristalline.
Il festival prevede musica Live di gruppi nazionali e internazionali i cui generi spaziano dal Folk, al Rock, al Metal. Nelle grandi aree di ristorazione potrete assaporare specialità enogastronomiche anche per vegani, vegetariani e celiaci. Naturalmente vi saranno spine con birre artigianali, Idromele, sidro, Ippocrasso, cocktails, bibite e acqua.
Estesa lungo le grave del Piave in Via Bortolina, a San Michele di Piave, la vasta area erbosa in cui si svolge il Feffarkhorn ospita ogni anno oltre 40 banchetti artigianali che compongono il mercatino tematico del suggestivo revival della storia e cultura celtica.
Ad aspettarvi troverete laboratori ricchi di manufatti in legno, cuoio e ferro realizzati da esperti artigiani, cantine itineranti, misteriose tende di druidi e alchimisti illuminate da bracieri medievali, locande in cui gustare boccali di idromele e pietanze goderecce degne di un re. A rendere l’atmosfera ancor più vivace e coinvolgente vi saranno spettacoli musicali con tamburi e cornamuse, il rituale di accensione del fuoco sacro (previsto per venerdì 8 settembre alle 19:15) tra fiaccole e incensi naturali, nonché un’area campeggio per vivere appieno l’atmosfera mistica e senza tempo del tanto attesto festival celtico di fine estate.
Cosa significa Feffarkhorn?
Feffarkhorn è il termine cimbro per indicare il Mazariol, magica creatura silvana che la tradizione popolare veneta descrive come un folletto solitario dal volto rugoso e dall’espressione spesso arcigna, dalla lunga barba e capelli grigi. Vestito di rosso, il Mazariol indossa un manto, un cappello rosso e scarpe a punta.
Secondo la leggenda, durante le invasioni di Attila, lo spiritello dei boschi sarebbe riuscito a sconfiggere gli Unni soffiando sui fuochi dei loro accampamenti, incendiando le loro pelli, disturbando il sonno dei soldati tirando loro i capelli, rovesciando i tegami e i paioli col rancio e intrecciando tra loro le code dei loro destrieri.
Caratterizzato da un’indole irriverente e maliziosa, il Feffarkhorn è molto potente ed è in grado di scagliare pericolosi incantesimi per irretire i sensi e piegare le sue vittime al proprio volere.
Chi per dispetto o per disattenzione ne calpestava le minuscole impronte, cadeva preda delle sue stregonerie e si trovava costretto a seguirne le tracce in uno stato di ipnosi. Raggiunta la grotta del mostriciattolo, lo sventurato visitatore diventava così suo servo. In altre occasioni, il Mazariol ingannava chi gli dava la caccia facendogli perdere l’orientamento e abbandonandolo in mezzo al bosco. Da qui nasce il detto “No cascar ‘entro te le peche (orme) del Mazariol“.
Veduta aerea del castello di San Salvatore, immerso nei colli e cinto da mura medievali.
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Come accedere al Castello di San Salvatore?
Annunciato dalla svettante mole della torre del Mastio, il castello di San Salvatore è accessibile tramite un romantico viale di ciottoli che conduce all’imponente Porta Nord, attraversa il borgo tra mura merlate e torri scudate e varcato l’affascinante ponte levatoio, guida sino al cuore del castello.
Le romantiche vestigia medievali di Palazzo Ottaviano e dei Palazzi Comitali sembrano fondersi coi gentili declivi di Susegana, ingentiliti da floridi vigneti e ammantati da boschi lussureggianti. Affacciandosi da un immenso terrazzo verde, si può godere il paesaggio dalla pianura fino a Venezia.
Terrazza panoramica ornata da candide statue, con elegante parapetto in ferro battuto.
La storia del Castello di San Salvatore
Le origini della famiglia Collalto
Le più antiche testimonianze legate alla storia del casato dei Collalto risalgono al 958, anno in cui il re d’Italia Berengario emise un diploma con il quale donava a Rambaldo, l’antenato dei Collalto, il bosco del Montello e della Curtis di Lovadina, vasta pianura di prati, pascoli e vigneti ai piedi delle colline trevigiane.
La fondazione dei castelli di Collalto e di San Salvatore, edificati tra i maestosi rilievi Prealpini e il gelido nastro argentato del fiume Sacro alla Patria, risale ai secoli XII e XIII, epoca in cui l’illustre famiglia di origine longobarda governava i territori della Marca Trevigiana con il titolo di Conti di Treviso.
Sorto sulla cima di un colle alberato a difesa dei guadi, il grandioso, ieratico fortilizio strategico si adatta sapientemente al paesaggio collinare che lo avvolge. L’equilibrata sintesi tra gli incontaminati pendii verdeggianti e la solenne imponenza dell’antico complesso architettonico evoca uno scenario fiabesco, sospeso nel tempo, che a distanza di secoli desta fascino e meraviglia in chi ha la fortuna di ammirare questo luogo incantato, scandito da rigogliosi vitigni baciati dal sole, punteggiato di ulivi argentati e costellato di maestosi alberi secolari che rivaleggiano in altezza con le mura di pietra, le graziose porte a rivellino e le svettanti torri merlate dell’inespugnabile fortezza medievale.
Uno dei complessi fortificati più estesi d’Europa, il castello di San Salvatore arrivò presto a raggiungere una superficie di 30.000 m² tra la rocca dedicata alla corte e il borgo abitato da contadini e artigiani.
Il castello di San Salvatore al tramonto.
Il castello di San Salvatore tra arte, mito, guerra e poesia
Durante il periodo di stabilità della Pax Veneziana e nel corso del Rinascimento, il castello di San Salvatore si affermò come un prospero punto di riferimento culturale per musicisti, pittori, letterati e poeti. Divenuto sfondo privilegiato dei dipinti del celebre artista Cima da Conegliano, il castello della famiglia Collalto ospitò Monsignor Giovanni Della Casa, che in questa spettacolare cornice scrisse il suo celebre Galateo.
E tra le ‘selve d’arbori e fronde’ tutt’intorno al Castello di San Salvatore, Gaspara Stampa, erudita poetessa vissuta nel Cinquecento, cantò nelle sue meravigliose ‘Rime’ l’amore straziante per Collaltino di Collalto.
Al 1599 risale lo straordinario “Torneo della Barriera” indetto dal Conte Antonio IV in occasione delle sontuose nozze della figlia Matilde: un teatro d’armi destinato ad entrare nella storia al quale parteciparono oltre quattromila persone.
Il ramo moravo della famiglia Collalto
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento il giovane Rambaldo XIII, appena sedicenne, decise di rinunciare alle proprie prerogative comitali e di mettersi al servizio dell’Imperatore d’Austria, distinguendosi in significative imprese militari. Grazie al proprio valore, coraggio e intelligenza strategica, Rambaldo XIII ottenne come ricompensa diversi castelli e possedimenti in Moravia.
A testimonianza del saldo legame tra i rami trevigiano e moravo della famiglia Collalto, una legge di famiglia prevedeva che, nel momento in cui uno dei due rami si fosse estinto, privo cioè di una discendenza maschile, l’altro ramo sarebbe subentrato.
Palazzo Odoardo
Veduta diurna di Palazzo Odoardo e delle mura medievali durante un giorno di festa. Sullo sfondo si stagliano incantevoli colli boscosi.
Aspirante alla prestigiosa carica di doge della Serenissima, il Conte Odoardo fece erigere nel XVIII secolo un sontuoso palazzo come simbolo del proprio prestigio e potere.
Imperatori, principi e nobili di ogni titolo e rango, grandi condottieri, artisti talentuosi e illustri prelati scelsero la Corte dei Collalto e i vasti e luminosi ambienti di Palazzo Odoardo come sede prediletta di incontri e decisioni, teatro di feste straordinarie e scenario di eventi degni di memoria.
Nel 1762 all’età di sei anni, il giovane Wolfgang Amadeus Mozart tenne il suo primo concerto viennese a Palazzo Collalto nella capitale austriaca.
Veduta notturna di Palazzo Odoardo e delle mura medievali del castello di San Salvatore.
La prima Guerra Mondiale
Durante la battaglia di Caporetto, combattuta dal 24 ottobre al 17 novembre 1917, il Regio Esercito cedette all’urto dell’avanzata austro-tedesca, ritirandosi di circa 150 km dal fronte dell’Isonzo alla linea del Piave, dove mise in atto un’eroica e tenace resistenza.
Bersagliato dall’artiglieria italiana nelle successive fasi del conflitto, il complesso architettonico fu gravemente danneggiato. Ciononostante, la famiglia Collalto non si perse d’animo e avviò un’appassionata fase di recupero dello straordinario patrimonio storico-artistico del Castello di San Salvatore. I lavori di restauro si conclusero nel 2003 con l’inaugurazione, da parte del Principe Manfredo, del nuovo castello che si propone oggi di tornare agli antichi fasti quale splendida ambientazione per eventi indimenticabili.
Cena di gala nei sontuosi ambienti del castello di San Salvatore.
Gli eleganti pavimenti in terrazzo alla veneziana, le pregiate tappezzerie e i preziosi lampadari in vetro di Murano che nobilitano gli ambienti dei saloni delle feste si integrano armoniosamente ai meravigliosi spazi open-air, generando un’atmosfera da mille e una notte ideale per accogliere spettacoli e cene di gala, concerti e sfilate di moda; e ancora: convegni, meeting e incentive aziendali, eventi, feste, shooting fotografici e matrimoni indimenticabili. Per ogni evento, la parola d’ordine è una sola: eccellenza.
Le camere sono dedicate al Principe e alla Principessa, titolo nobiliare di casa Collalto di origine asburgica di cui solamente il capo della famiglia e la moglie possono fregiarsi dal lontano 1822.
Suggestiva veduta serale del Castello di San Salvatore.
La Principessa Isabella Collalto de Croÿ nella bottaia storica della cantina Collalto.
Dal 2007, Isabella Collalto de Croÿ segue personalmente la cantina Conte Collalto e dal 2018 anche il castello San Salvatore.
Primogenita del Principe Manfredo e della Principessa Trinidad di Collalto, la Principessa Isabella Collalto de Croÿ è erede della storica e unica tradizione del casato dei Collalto. Dal 1110, la nobile famiglia ha presidiato queste colline, divenute nel tempo il cuore nobile del prosecco, mettendone a frutto la fertilità, con particolare predilezione per la cura e lo sviluppo dei vigneti e del vino.
Le eccellenze vinicole della cantina Collalto
L’eccellenza dei vini prodotti nella cantina millenaria, da sempre di proprietà della famiglia Collalto, è il risultato dei sapienti processi di vinificazione tramandati dall’illustre casato di generazione in generazione, uniti al delicato microclima e alle caratteristiche minerali del suolo in cui ogni vitigno è coltivato.
Il castello San Salvatore a Susegana (TV) 19
Il castello San Salvatore a Susegana (TV) 20
Alla fine del XIX secolo, il conte Ottaviano Antonio, chiamato anche “il conte agricoltore”, era membro del consiglio della scuola enologica di Conegliano. Socio di maggioranza del primo Comizio Agrario, il conte diede inizio alla costruzione della moderna cantina a Susegana con uffici, alcuni alloggi, scuderie e moderni macchinari.
l’Ottaviano, spumante sui lieviti, è dedicato proprio al conte agricoltore, uno dei pionieri del prosecco che con la propria lungimiranza e idee innovative contribuì a porre le basi della moderna enologia. Il prosecco “sui lieviti” rappresenta infatti le origini dell’attuale prosecco spumante.
“Ottaviano” nasce dall’idea di riproporre, in chiave moderna, la tradizione della famiglia Collalto, come lo sono l’eccellente Brut Millesimato, “Isabella”, Charmat lungo, che porta il nome della Principessa Isabella Collalto de Croÿ, ed il Rosé Spumante Extra-Dry “Violette”, prodotto da uve Manzoni Moscato, incrocio di Raboso Piave e Moscato d’Amburgo, che porta il nome della figlia della principessa.
Violette Rosé Incrocio Manzoni Moscato Spumante Extra-Dry, nato sulle colline attorno al castello di San Salvatore.
Coltivato dal 1700 grazie al Conte Antonio Rambaldo, il Wildbacher, ormai autoctono, è una delle qualità vinicole più rinomate della tenuta della nobile famiglia. Al prof. Luigi Manzoni si deve invece la produzione, dai primi decenni del Novecento, dei pluripremiati Incrocio Manzoni.
Itinerari enoturistici
Degustazione e tour tra i vigneti della tenuta Collalto in fuoristrada. Sullo sfondo, viale di cipressi e le mura merlate del castello di San Salvatore.
La vasta tenuta di 146 ettari, dei quali 100 vocati alla produzione del Prosecco, rappresenta lo scenario ideale per organizzare visite ai vigneti in bicicletta o in fuoristrada. Da qui si gode di una veduta privilegiate dei rigogliosi colli dorati del Prosecco Superiore DOCG, patrimonio Unesco dal 2019.
Nello store, il turista potrà scegliere di acquistare, oltre ai vini della produzione Conte Collalto, altri prodotti d’eccellenza come il Gin, la Grappa, l’Amaro: tutti prodotti a chilometro zero realizzati dalla cantina.
Collalto Lodge e i Tours guidati
Tour tra vigneti della storica tenuta della famiglia Collalto.
L’emozionante viaggio sensoriale si articola tra le cantine storiche e i vitigni autoctoni nel cuore delle colline della Marca Trevigiana, scenario da sogno in cui potrete conoscere le antiche tecniche di vinificazione della tenuta e partecipare a degustazioni vinicole che si svolgono nella Sala del Vino, location dal fascino magico e antico.
Panorama mozzafiato del Castello di San Salvatore circondato dalle colline del Prosecco, da boschi, pascoli e uliveti.
I coinvolgenti tour che il visitatore avrà la possibilità di intraprendere includono:
Il Tour Gourmet, tour in cantina e nella bottaia storica con la degustazione di 4 vini, accompagnati da un tagliere di deliziosi prodotti locali.
Il Tour Riserve guida il visitatore alla scoperta delle gemme della cantina Collalto. Attraverso la visita alla cantina e alla bottaia storica il turista scoprirà dove e come vengono prodotte le grandi eccellenze della selezione Collalto, terminando la visita con la degustazione di alcuni tra i vini più prestigiosi prodotti dalla Cantina.
Il Tour degli Incroci Manzoni ci porta invece alla scoperta della storia degli Incroci Manzoni, creati dal Professor Luigi Manzoni, professore della Scuola Enologica di Conegliano tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, grazie al contributo della Famiglia Collalto.
Il Tour della Vite al Calice è un’esperienza immersiva nella storica tenuta dei Collalto. Un tuffo tra vigneti, cantina e bottaia. Degustazione itinerante tra natura e storia ai piedi dell’incantevole Castello di San Salvatore.
Il Tour delle tenute è dedicato agli avventurosi che desiderano salire a bordo di un fuoristrada storico per ammirare i vigneti ai piedi del Castello di San Salvatore. Una visita davvero esclusiva tra panorami mozzafiato assaporando i vini della cantina che ha fatto la storia.
Le occasioni di intrattenimento offerte dalla cantina celebrano il legame tra i ritmi della natura e l’antica e nobile tradizione della produzione vinicola.
Brindisi tra i vigneti storici. Castello di San Salvatore.
I prossimi eventi sono previsti per il 7 e l’8 ottobre con la Festa di fine vendemmia, quando la cantina festeggerà per due serate la fine della vendemmia con musica live, food trucks e ovviamente l’ottimo vino!
Durante la Castagnata di San Martino, prevista per l’11 novembre, il vino sposerà le castagne per una giornata all’insegna delle tradizioni e della convivialità.
La Principessa Isabella Collalto de Croÿ ci dà il benvenuto nella tenuta secolare della famiglia Collalto.
L’iniziativa – sold out da qualche mese – quest’anno si moltiplica per tre: dal 29 al 31 agosto, dall’ 1 al 3 settembre e dall’8 al 10 settembre, ed è dedicata a bimbi e ragazzi dai 6 ai 13 anni
Castello di Thiene. Scuola di Magia. Gli Allievi scelgono la bacchetta.
Thiene (Vicenza), 27 agosto 2023 – “Se hai ricevuto la lettera di ammissione puoi entrare e partecipare alla Cerimonia del Cappello”… Così il Castello di Thiene, dimora del ‘400 in provincia di Vicenza, si appresta a trasformarsi nella scuola di magia più famosa di sempre; i fan del maghetto più celebre al mondo arriveranno da tutta Italia – vestiti di tutto punto e con bacchetta magica d’ordinanza – per vivere una straordinaria esperienza, della durata ininterrotta di tre giorni (e due notti); si tratta della Scuola di Magia Italiana: dal 29 al 31 agosto, dall’1 al 3 settembre e dall’8 al 10 settembre i giovani maghi coloreranno la città di Thiene. Per l’occasione, le sale e le stanze del Castello di Thiene verranno allestite a tema con decorazioni scenografiche, capaci di catapultare i giovani ospiti in un mondo magico e fantastico tra lezioni di incantesimi, scuola di pozioni, misteri da risolvere, creature fantastiche da scovare e spettacoli più che magici: il tutto caratterizzato da un realismo straordinario.
L’evento è sold-out da mesi: «I ragazzi che parteciperanno – racconta Francesca di Thiene, comproprietaria del Castello – dopo aver ricevuto la lettera di ammissione, saranno accolti nel castello, suddivisi nelle 4 Case, e avranno l’occasione di vivere per tre giorni all’interno di una vera scuola di magia; quelli che invece hanno già frequentato la “Scuola” negli anni precedenti, potranno proseguire gli studi e conseguire il titolo di mago apprendista. È un evento che riscuote un successo straordinario, anno dopo anno; i posti si esauriscono sempre in pochissimi giorni».
Per i ragazzi ospiti dell’evento, un programma di intrattenimento gestito da attori, teatranti e scenografi professionisti: «Il nostro obiettivo – spiega il team di Scuola di Magia Italiana – è trasportare i partecipanti in un altro mondo, un mondo popolato da maghi e streghe e permeato di magia. Ogni partecipante ed ogni membro dello staff indosserà un costume appropriato e impersonerà un personaggio 24 ore su 24 senza mai uscire dalla parte».
Castello di Thiene. Scuola di Magia. La Cerimonia del Cappello.
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 32
Indice
Scopri informazioni utili in merito al programma, alla lotteria, al menù, alle promozioni (è arrivata la BEER CARD del Palio), alla sfilata storica nel cuore storico di Montebelluna. Per essere sempre al corrente sugli ultimi aggiornamenti della festosa ricorrenza si invita a consultare la pagina Facebook Palio del Vecchio Mercato ed il sito ilpalio.it.
Programmazione del Palio del Vecchio mercato nel 2023
Mercoledì 30 agosto
20.30 Apertura Manifestazione e consegna delle chiavi della città al Presidente dell’Ente Palio
21.00 Spettacolo con esibizione delle 11 damigelle delle contrade del Palio, in collaborazione con Dance Studio
23.00 Elezione della Damigella del XXXIII Palio del Vecchio Mercato
Giovedì 31 agosto
20.30 Presentazione delle squadre del Palio del Vecchio Mercato
22.30 Estrazione Pajete per la griglia di partenza delle qualifiche
23.00 Rosso let’s party
Venerdì 1 settembre
21:00 Opening – Sibode Dj – Live
22:00 Lo Stato Sociale
00.00 La Banda della Lambada – Dj Set
Sabato 2 settembre
08.00 “Marcà de na volta”, durante tutta la giornata. Chiusura ore
19.00.
15.30 XXXIII Palio del Vecchio Mercato – Le Qualifiche.
17.30 IV Palio del Vecchio Mercato Femminile
21.00 Opening – Herman Medrano & Kalibro – Live
22.00 Piotta
00.00 Dj Shocca – Sacramento Tour – feat. Frank Siciliano – Dj Set
Domenica 3 settembre
09.30 S. Messa e benedizione dei carri. A seguire sfilata verso il Municipio con l’accompagnamento della Banda Musicale della Città di Montebelluna
11.00 Pesatura dei Carri – Area Pedonale Ex Corso Mazzini
15.00 Sfilata storica con partenza da Piazza Colonna
17.00 XXXIII Palio del Vecchio Mercato – La Gara
19.00 Radio Wow Live Experience
Lunedì 4 settembre
12.00 Estrazione dei premi della Lotteria presso Sede Ente Palio Città di Montebelluna
20.30 Premiazione delle squadre maschili e femminili
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 33
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 34
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 35
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 36
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 37
Primi
Pasta al pomodoro
Pasta al ragù – Ristorante Cescato
Gnocchi al pomodoro
Gnocchi al ragù – Ristorante Cescato
Pasticcio del Montello – Ristorante Cescato
Secondi
Piatto Sardee (sarde in saor, sarde al forno, polenta e pane) – le papere
Mezzo Polletto (350 g) con patate
Formaggio Dobbiaco alla piastra con polenta
würstel con patate
Stracchino Nonno Nanni con porchetta e polenta
Stracchino Nonno Nanni con verdure grigliate e polenta
Bistecca di cavallo con pane
Seppie in umido con polenta
Trippe con pane
Contorni
Patate fritte
Fagioli
Verdure grigliate
Funghi misto bosco
3 fette di polenta o pane
La Beer Card del Vecchio Mercato
XXXIII Palio del Vecchio Mercato: edizione 2023 38
Stanco di fare la coda alla cassa? Quando hai sete cerchi il chiosco meno affollato? Quest’anno non pensarci più, è arrivata la BEER CARD del Palio! Acquistala una volta e avrai 10 birre bionde + 1 bionda in omaggio! Dimentica la coda alla cassa, risparmi tempo e ti disseti prima! È valida dal 30 agosto al 4 settembre, solo per birra bionda!
L’origine del Palio del Vecchio Mercato, in breve
La storia della vivace ricorrenza affonda le proprie radici nell’istituzione, avvenuta più di mille anni fa, del Vecchio Mercato, snodo di attività mercantili che si svolgevano sulla sommità di un declivio alberato piacevolmente inserito nel punto in cui la fertile pianura incontrava i maestosi pendii prealpini.
La posizione privilegiata e strategica del colle favorì lo sviluppo di un fiorente crocevia di traffici commerciali presidiato e protetto dal diritto feudale.
Nel 1157, nell’ambito delle controversie tra Federico I Barbarossa e papa Adriano IV durante la Dieta di Besançon, l’imperatore dei romani affrancò il Mercato dal Vescovo di Treviso che deteneva il feudo di Montebelluna.
Al 1872 risale la decisione del Sindaco di Montebelluna, conte Domenico di Zuccareda, di trasferire l’antico mercato in pianura, decretando così la nascita della Montebelluna Moderna.
Il Palio del Vecchio mercato ricorda l’impegnativo tragitto che mercanti provenienti da tutto il Lombardo-Veneto dovevano affrontare per raggiungere la sommità dell’altura a 250 m s.l.m.
La sfida prevede che cinque atleti per ognuna delle undici contrade, con un cambio di due, spingano un carro dal peso non inferiore di 380 kg dal Municipio fino a Piazza Colonna a Mercato Vecchio, un percorso di dura salita lungo 2000m.
Scopri cosa fare ad Anguillara Veneta: San Gaetano Festival, Villa Arca del Santo, la chiesa di Sant’Andrea. Volete saperne di più? Prima di tutto…
Indice dei contenuti
Dove si trova Anguillara Veneta?
Il comune di Anguillara Veneta confina a nord con Bagnoli di Sopra, a nord est con Agna, a nord ovest con Tribano, a sud con San Martino di Venezze, a sud ovest con Rovigo, a est con Cavarzere, a ovest con Pozzonovo e Boara Pisani.
San Gaetano Festival
Secondo il calendario liturgico, il giorno dedicato a San Gaetano è il 7 agosto. Ad Anguillara Veneta, la celebrazione dedicata al santo si svolge anche nei giorni precedenti a questa data.
L’edizione 2023 del San Gaetano Festival ha avuto luogo da venerdì 4 a lunedì 6 agosto in Piazza Matteotti.
Appuntamento da non perdere per gli amanti di pietanze gustose e caserecce, come ogni anno l’evento prevede comode e spaziose aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare bigoli e gnocchi all’anatra, al pomodoro e al ragù di carne, costate di bovino, galletti ai ferri, succulente costine, salsicce, braciole, lonza e pancetta sfrigolanti alla griglia servite con polenta alla piastra, croccanti patate fritte, ottimi vini locali, calici di prosecco e rabosello… e non finisce qui!
Il ricco menù prevede squisite pizze da gustare con freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva.
Le serate della fiera sono ulteriormente animate da espositori ricchi di manufatti, accessori di moda e capi d’abbigliamento, un parco divertimenti brillante di luci elettriche e naturalmente le esibizioni di gruppi tributo per rivivere alcuni dei più grandi successi di musica rock italiana e internazionale, dalle cover di Vasco Rossi agli intramontabili Queen.
Se vi chiedete cosa fare ad Anguillara Veneta e desiderate vivere la stagione estiva tra musica dal vivo, fiumi di birra e specialità goderecce da far venire l’acquolina in bocca nella cornice di un amena cittadina rurale all’estremità meridionale della Bassa Padovana, il San Gaetano Festival potrebbe essere l’evento adatto a voi!
Per maggiori informazioni in merito alla vivace e dinamica manifestazione potete visitare la pagina Facebook AnguillarAttiva.
Villa Arca del Santo
Situata in Via Santo, 18, Villa Arca del Santo è uno dei più affascinanti monumenti del comune di Anguillara Veneta. Elegantemente integrata in un vasto parco alberato incorniciato da svettanti pioppi cipressini, il complesso architettonico originario del XV secolo è costituito da un corpo centrale a pianta rettangolare, a due piani, sorto a breve distanza dal placido corso del Gorzone.
La facciata sud è ingentilita al piano nobile da una loggia con trifora balaustrata, sormontata da un timpano triangolare. Anche l’altro fronte reca al primo piano un’apertura a tre luci con parapetto, ma senza timpano.
Concepita per dare ai frati della Veneranda Arca di Sant’Antonio una sede per lavorare e amministrare i possedimenti agricoli della Basilica del Santo di Padova ad Anguillara Veneta, la dimora padronale è affiancata da due oratori, dei quali quello di destra è dotato di torre campanaria.
La chiesa di Sant’Andrea
Situata in Piazza Giacomo Matteotti, 23, la possente mole in mattoni rossi della chiesa neogotica si distingue per una maestosa facciata a doppio spiovente. Il fronte è ritmato da quattro lesene raccordate da un motivo ad archetti pensili che asseconda i rampanti del tetto.
Inserito in una cornice delimitata da due colonne, il massiccio portale ligneo è sormontato da una lunetta, raffigurante il santo su sfondo oro, racchiusa da un arco a doppia ghiera. Al di sopra del portale ligneo si staglia un grazioso rosone con dodici raggi.
Nelle sezioni laterali della facciata, nell’area compresa tra il rosone e il portale d’ingresso, si aprono due alte e sottili monofore che alleggeriscono l’imponente struttura coronata da tre candide statue.
Degna di nota è senz’altro la torre campanaria svettante a lato della parrocchia, culminante con una cuspide aguzza.
Se vi chiedete cosa fare ad Anguillara Veneta, la chiesa di Sant’Andrea custodisce uno spettacolare patrimonio di opere pittoriche e scultoree di inestimabile valore tra cui una pala del XVII secolo e un altare attribuito ad Antonio Bonazza, scultore padovano vissuto tra il XVII e il XVIII secolo.
Scopri cosa fare a Bagnoli di Sopra: Villa Widmann Borletti, Friularo Festival, la parrocchia di San Michele Arcangelo. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Bagnoli?
Il comune di Bagnoli confina a nord con Conselve, a nord est con Arre, a sud con Anguillara Veneta, a est con Arre e Agna, a ovest con Tribano.
Villa Widmann Borletti
Situata in Via G. Garibaldi, 35, Villa Widmann Borletti è uno dei più importanti monumenti storici e culturali del comune di Bagnoli di Sopra.
Armoniosamente inserito nella sconfinata pianura della Bassa Padovana, il nucleo rinascimentale della residenza gentilizia è originario di un antico monastero, le cui cantine furono poi acquisite dai committenti della villa.
Articolato intorno ad un radioso parco impreziosito da quarantuno statue, il complesso settecentesco include un teatro e sontuosi fabbricati di servizio tra cui stalle, granai, magazzini, scuderie e una torre piccionaia.
Se vi chiedete cosa fare a Bagnoli di Sopra, Villa Widmann Borletti è un gioiello di architettura internamente impreziosito da spettacolari affreschi dell’artista veneziano Giovanni Battista Pittoni.
Friularo Festival
L’edizione 2022 del Friularo Festival ha avuto luogo sabato 19 e domenica 20 novembre nella splendida cornice di Villa Widmann Borletti.
Il programma prevede itinerari guidati alla scoperta del maestoso complesso architettonico del XVIII secolo, delle inestimabili opere pittoriche che ne ingentiliscono gli interni e del radioso parco della dimora signorile.
Oltre a valorizzare il patrimonio artistico dell’incantevole cittadina rurale, l’evento promuove l’antica cultura contadina e la tradizione vinicola del territorio attraverso esposizioni di macchinari ed attrezzature agricole, mostre mercato di prodotti agricoli e artigianali, aree di ristorazione in cui potrete degustare specialità che attestano la qualità delle materie prime e delle ricette semplici, genuine e invitanti che distinguono l’identità di questa graziosa comunità agreste.
Se desiderate vivere la stagione autunnale nell’ameno parco alberato di una nobile dimora secolare di campagna, assaporare eccellenze vinicole in affascinanti cantine storiche, il Friularo Festival esalta i colori e le fragranze dell’autunno offrendovi squisite castagne cotte su fuochi scoppiettanti, appetitose ricette a base di funghi, affettati e tipicità casearie servite con polenta e calici di pregiati vini locali, solo per citare alcune delle prelibatezze del menù.
Ad animare ulteriormente le serate di festa vi saranno spettacoli teatrali, esibizioni di prestigiatori e mostre d’arte che renderanno la vostra esperienza ancor più coinvolgente.
Per maggiori informazioni in merito alla manifestazione enogastronomica potete visitare la pagina Facebook Friularo Festival.
La parrocchia di San Michele Arcangelo
Situata in Piazza Martiri d’Ungheria, 27, la candida mole del luogo di culto neoclassico si staglia nel cuore storico begnolese.
Un’elegante cornice dentellata divide la maestosa facciata in due ordini sovrapposti. Il registro inferiore è ritmato da sei lesene ioniche poggianti su alti basamenti, due alle estremità del fronte, le altre quattro, disposte in coppie, incorniciano il portale d’accesso.
Il massiccio portale ligneo è affiancato da quattro finestre quadrangolari (quelle in basso di altezza superiore) allineate verticalmente. Ingentilita da un sinuoso motivo geometrico in ferro, la finestra a lunetta che corona il portone è sormontata da un archivolto, adornato, in corrispondenza della chiave di volta, da un mascherone.
La fascia modanata che separa i due registri funge da cornice di un grande frontone ricurvo, anch’esso dentellato, che si staglia al centro del fronte al di sopra delle due coppie di lesene ioniche.
La sommità del frontone è interrotta da una monofora a tutto sesto che campeggia al centro del registro superiore. Nobilitata da una candida serliana, l’apertura centinata è fiancheggiata da sei lesene corinzie in asse con le sottostanti.
A concludere lo sviluppo verticale della struttura è il frontone triangolare, abbellito da due guglie e recante al centro del timpano un orologio in numeri romani.
Se vi chiedete cosa fare a Bagnoli di Sopra, la chiesa di San Michele Arcangelo custodisce raffinati altari in marmi policromi ornati da sculture di amorini svolazzanti, straordinarie opere pittoriche ed un brillante capocielo dorato.
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