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Cosa fare a Villaverla in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Villaverla: la sagra di San Domenico, Villaverla Summer Fest, l’oasi naturalistica di Villaverla. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Villaverla?

Il comune di Villaverla confina a nord est con Sarcedo e Montecchio Precalcino, a nord ovest con Thiene e Malo, a sud est con Caldogno e Dueville, a sud ovest con Isola Vicentina, a est con Montecchio Precalcino e Dueville, a ovest con Malo.

La sagra di san Domenico

La celebrazione di Domenico di Guzmán si svolge il 4 e l’8 agosto. Nel 2022 la sagra si è tenuta dal 5 all’8 agosto.

La tradizionale ricorrenza ha luogo in Piazza delle Fornaci dove troneggia la svettante mole cilindrica della ciminiera in mattoni rossi in corrispondenza del municipio.

Durante la fiera il comune si anima di vivaci bancarelle, piste da ballo in cui potersi scatenare al ritmo di talentuosi gruppi rock o danzare il liscio eseguito da abili e impeccabili orchestre, grandi aree di ristorazione in cui degustare specialità eno-gastronomiche di prima scelta, dai bigoli in salsa a portate di carne ai ferri tra cui non mancheranno la squisita luganega, insaccato suino speziato che ricorda la salamella, nonché costicine, braciole, salsicce dal grasso sfrigolante, piatti di trippa e spezzatino di asino il cui aroma si diffonde tra le lunghe panche di legno ben allineate da cui proviene il vocio allegro dei commensali affamati e festanti.

Per gli amanti di tipicità ittiche, il menù godereccio include pietanze a base di baccalà da assaporare con fette di polenta abbrustolita.

Se vi chiedete cosa fare a Villaverla, le calde serate estive dell’incantevole paese rurale del vicentino si illuminano dei riflettori del palco, delle luci elettriche intermittenti delle giostre e dei formidabili spettacoli pirotecnici creando un’atmosfera esuberante che coinvolge ogni anno sia la popolazione locale che visitatori di ogni età da ogni parte della regione, desiderosi passare in buona compagnia momenti di spensieratezza tra calici di vino, boccali di birra, cucina di prima scelta e musica dal vivo.

Villaverla summer fest

Come rivela lo stesso nome dell’evento, le occasioni per godere appieno dell’estate villaverlese di certo non mancano!

Nel 2022 Villaverla Summer Fest si è tenuta dal 5 all’8 agosto in Via Fornaci Vecchie. Lo stesso logo della manifestazione, non a caso, include la sagoma della ciminiera fumante simbolo tra i più rappresentativi dell’amena cittadina di campagna.

Partecipare al festival equivale a fare un tuffo nel passato per vivere, o rivivere, gli intramontabili successi che resero mitici gli anni ’80 e ’90. Ad elettrizzare il pubblico vi saranno anche formidabili dj dalle sonorità travolgenti. Nelle scorse edizioni si sono esibiti artisti del calibro di Andrea Martini e Marco Festa.

Tra aperitivi in piazza e talentuose band, V. S. F. è un appuntamento imperdibile per chi voglia trascorrere un’estate memorabile in questo splendido comune del vicentino.

Parco naturale e le risorgive

Località ideale per chi è alla ricerca di un ambiente salubre e silenzioso in cui passeggiare in tutta tranquillità, l’affascinante ed incontaminata area di risorgive è uno scrigno di biodiversità sottratto alla cementificazione e all’agricoltura intensiva nel quale la vegetazione arborea, arbustiva e floreale cresce rigogliosa e lussureggiante alimentata da freschi fiumiciattoli e dal polle sorgive gorgoglianti.

Passeggiando nella sconfinata estensione naturalistica all’ombra delle fronde di salici bianchi, gelsi, svettanti pioppi, platani e farnie troverete graziosi ponticelli che collegano le sponde erbose di limpidi fontanili da cui si scorge la folta vegetazione a gamberaja che ondeggia lenta, densa, verde e brillante sotto il pelo dell’acqua.

L’ingresso della riserva si trova in Via Palladio, 128, dove troverete diversi pannelli informativi e illustrativi che renderanno l’itinerario ancor più interessante.

Cosa fare a Monte di Malo in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Monte di Malo: la sagra della Madonna della Neve, la festa delle castagne, il buso della rana. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Monte di Malo?

Il comune di Monte di Malo confina a nord con San Vito di Leguzzano, a nord est con Malo, a nord ovest con Schio, a sud con Cornedo Vicentino, a est con Malo, a ovest con Valdagno e Cornedo Vicentino.

La sagra della Madonna della Neve

La celebrazione di Nostra Signora della Neve si tiene ogni anno nella prima metà di agosto. L‘edizione 2022 si è svolta dal 4 al 7 agosto nella località di Campipiani di Priabona. La festa commemora l’insolita, forse miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto del 358, a seguito della quale Papa Liberio decise di far erigere una basilica in onore di Maria sul monte Esquilino, sulla cui cima aveva avuto luogo la nevicata.

La sagra popolare si svolge in corrispondenza della chiesa della Madonna della Neve a Campipiani di sotto, graziosa contrada adagiata su verdi rilievi scanditi da terrazzamenti delimitati da muretti a secco e incorniciati da siepi di acacie, pioppi e salici.

L’incantevole borgo è racchiuso tra le alture alberate di Montepulgo a est e le cime del comune di Cornedo Vicentino a ovest, tra cui spiccano le vette di monte Nudo e di monte Verlaldo.

Appuntamento ideale per le buone forchette, la ricorrenza si svolge all’insegna dell’enogastronomia di prima scelta del territorio. Il ricco menù godereccio include pietanze di carne alla griglia come le costine e la luganega, insaccato di carne suina speziata da accompagnare con squisite peperonate, fette di polenta ai ferri e pane cotto in un antico forno medievale.

La fiera prevede inoltre piacevoli passeggiate lungo splendidi declivi boscosi da cui è possibile ammirare sconfinate vedute panoramiche che il florido patrimonio naturalistico del comune ha da offrire.

Se vi chiedete cosa fare a Monte di Malo e vi incuriosisce l’idea scoprire il vivace folclore di un ameno e tranquillo borgo collinare del vicentino, partecipare all’evento sarà un’esperienza memorabile!

La festa delle castagne

L’edizione 2022 della festa delle castagne si è svolta dal 29 ottobre al 1 novembre presso la chiesa di San Giuseppe in Via Europa, 11.

Reso fertile dall’elevata concentrazione di zolfo, magnesio, potassio, fosforo e calcio, il suolo lavico nell’area in cui troneggia il Muciòn, maestoso vulcano inattivo, presenta una notevole porosità che consente di trattenere l’acqua per lunghi periodi e favorire quindi lo sviluppo rigoglioso di antichi castagni.

Oltre alle deliziose caldarroste, protagoniste indiscusse dell’evento, potrete assaporare nelle grandi aree di ristorazione squisiti bigoli al ragù di cinghiale, polenta abbrustolita servita con il saporito scopetòn, termine dialettale per indicare l’aringa dell’Atlantico nonché prodotti caseari autoctoni, piatti contadini a base di patate e fagioli, verze e luganega, solo per citare alcune delle gustose portate, da accompagnare con tipicità vinicole di prima qualità, che caratterizzano la ricchezza enogastronomica del comune.

Per gli amanti del dolce non mancheranno inoltre frittelle fatte in casa vin brulè, bevanda a base di vino rosso, zucchero, chiodi di garofano, anice stellato e cannella, mela e scorza di arancia.

Per chi desideri assaporare specialità culinarie frutto di una terra salubre e lussureggiante, esplorare un ambiente incontaminato e contemplare i fuochi scoppiettanti dove si agitano le grandi padelle forate per cuocere le prelibate castagne dalla spessa buccia annerita, la festa delle castagne sarà un’appuntamento imperdibile!

Il buso della rana

Il buso della rana è la cavità naturale più profonda della regione Veneto. Accessibile dalla contrada Maddalena, la maestosa grotta carsica si addentra nelle viscere dell’altipiano Faedo-Casaron.

Laghi cristallini, suggestive concrezioni geologiche e sinuose fenditure creano un ambiente misterioso fatto di antri e cunicoli labirintici che con le loro forme imprevedibili e pericolose costituiscono uno scrigno sotterraneo dal fascino irresistibile, celato agli occhi dell’uomo per milioni di anni.

Per raggiungere il sito naturalistico potete lasciare l’auto presso il ristorante Incantamonte, dove sorge la vasta estensione erbosa del parco del buso della Rana.

Per maggiori informazioni utili ad affrontare al meglio questa incredibile avventura si consiglia di visitare il sito visitmontedimalo.it

Cosa fare a Malo in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Malo (VI): La sagra Molina di Malo, la chiesetta di San Valentino, la strada militare del monte Pian. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Malo?

Il comune di Malo confina a nord con Marano Vicentino, a nord est con Thiene, a nord ovest con San Vito di Leguzzano, a sud con Castelgomberto, a sud est con Isola Vicentina, a sud ovest con Cornedo Vicentino, a est con Thiene, Villaverla e Isola Vicentina, a ovest con San Vito di Leguzzano, Monte di Malo e Cornedo Vicentino.

La sagra Molina di Malo

La sagra Molina si svolge ogni anno nella prima metà di settembre. L’edizione 2022 si è tenuta il 9, 10 e 11 settembre in Via dell’industria, 4.

Dalle griglie ben allineate sulle braci roventi il profumo della carne sfrigolante si diffonde per le aree di ristorazione illuminate al neon da cui proviene il rimbombo del vocio allegro dei commensali affamati.

Protagoniste del ricco menù saranno la luganega, gustoso insaccato suino speziato simile alla salsiccia, prelibate quaglie cucinate ai ferri, ancor più squisite quando condite con olio d’oliva, timo e rosmarino e tagliatelle al ragù di quaglia.

Ad accompagnare le portate goderecce troverete fette di polenta gialla fumante dalle caratteristiche righe parallele annerite della cottura alla piastra, croccanti patatine fritte e crauti, saporita ricetta teutonica che consiste nel tagliare a sottili striscioline il cavolo cappuccio, mescolarlo con circa il 2% di sale e lasciarlo fermentare dalle due alle quattro settimane.

La strada militare del monte Pian e la chiesetta di San Valentino

Il sentiero accompagna il visitatore alla scoperta di splendide località naturalistiche solcate da vie militari realizzate durante una delle fasi più significative della prima guerra mondiale combattuta tra il 15 maggio e il 27 luglio 1916: la Battaglia degli Altipiani.

Più comunemente nota con il nome di Spedizione Punitiva, l’operazione militare pianificata dal capo di stato maggiore Franz Conrad prevedeva di penetrare i capisaldi italiani della Valdastico e della Vallarsa, conquistare Thiene e da lì dirigersi a Vicenza.

In previsione del possibile dilagare delle truppe austro ungariche nel vicentino era stata realizzata una linea di difesa che da Passo di Campogrosso si estendeva fino al capoluogo di provincia attraversando le Valli dell’Agno e della Leogra.

In corrispondenza del comune di Malo, una parte del complesso sistema viario bellico si articola lungo i rilievi alberati di Monte Piano, di monte Pulgo e Cereda.

Per raggiungere la sommità del Pulgo, l’itinerario consigliato ha inizio dal santuario di Santa Maria Liberatrice. Procedete in direzione sud est, in discesa, lungo Via Guglielmo Marconi tra pruni e alti cipressi. All’intersezione con Via del Colle procedete a sud ovest lungo Via Castello per 1,6 km. Raggiunta Contrà Lapi, procedete lungo Via Montepian per 1,7 km tenendo la destra.

Da questo tratto di strada in salita godrete di suggestive vedute dei rilievi collinari ammantati di dense formazioni boschive, vaste estensioni erbose e campi coltivati incorniciati da lunghe file di salici.

Arrivati ad un caseggiato rustico circondato da abeti, noci e cedri potete raggiungere, svoltando a sinistra, alla chiesetta di San Valentino, grazioso luogo di culto distinto da una facciata a capanna e da un campanile dalla cuspide conica.

Procedendo verso nord, Via Montepian vi condurrà dopo poco più di 1 km alla vetta del monte Piano, dalla quale si innalza una croce in metallo e calcestruzzo recante lungo il braccio verticale una serie di pannelli fotovoltaici che ne consentono l’illuminazione notturna.

La fatica dell’escursione è ripagata dallo spettacolare scenario della vallata sottostante e del panorama urbano di Malo simile ad un mosaico di case, campi coltivati e floride siepi delimitato all’orizzonte dalla colossale mole delle vette prealpine.

Se vi chiedete cosa fare a Malo e desiderate immergervi nell’incontaminato e silenzioso patrimonio arboreo e arbustivo che cresce rigoglioso sulla cima di incantevoli alture intrise di storia, visitare la strada militare del monte Pian potrebbe fare proprio al caso vostro!

Cosa fare a San Vito di Leguzzano (VI): 3 idee

Scopri cosa fare a San Vito di Leguzzano (VI): La sagra del Scopeton, il sentiero naturalistico, la chiesa dei santi Vito Modesto e Crescenzia. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Vito di Leguzzano?

Il comune di San Vito di Leguzzano confina a nord Schio, a sud est con Malo, a sud ovest con Monte di Malo, a est con Marano Vicentino, a ovest con Schio e Monte di Malo.

La sagra del Scopeton

La sagra del Scopeton si tiene ogni anno nella prima metà di ottobre per celebrare una delle specialità più caratteristiche e apprezzate della gastronomia sanvitese.

Spesso confuso con l’aringa, lo scopeton è il nome dialettale attribuito alla sardina dell’atlantico, prelibata qualità di pesce che da secoli fa parte dell’alimentazione veneta, particolarmente diffusa nelle classi sociali meno abbienti.

La preparazione della saporita tipicità ittica, generalmente conservata sotto sale, prevede di rimuovere accuratamente le sottili e quasi trasparenti spine che rimangono infilate nella carne bianca anche dopo aver asportato la lisca. Il pesciolino viene poi aperto, bagnato con olio d’oliva e adagiato sulla griglia. Non appena inizia a sfrigolare sopra il manto di braci, l’aroma comincia a diffondersi per la cucina e per le grandi aree di ristorazione gremite di commensali affamati.

A completare la pietanza è un filo d’olio d’oliva, immancabile tocco mediterraneo, e fette di polenta gialla fumante segnate delle righe annerite e parallele della cottura ai ferri che ne donano un aspetto ancor più appetitoso e invitante.

Oltre all’irresistibile menù di mare, l’evento prevede tranquille e appassionanti passeggiate alla scoperta delle località naturalistiche e culturali più significative del territorio.

Se vi chiedete cosa fare a San Vito Leguzzano e non sapete resistere a portate di pesce ricche e goderecce da accompagnare con qualità vinicole di prima scelta, partecipare alla sagra del scopeton farà sicuramente al caso vostro!

Il sentiero naturalistico

Il punto di partenza dell’itinerario è l’ampio parcheggio in Via Caduti di Malga Zonta. Dal Parcheggio, procedete a sud fino all’incrocio tra Via S. Rocco e Via S. Girolamo. All’intersezione girate a destra e procedete lungo Via S. Rocco per circa 80 metri, poi tenete la destra in Via Merlaro. Procedete lungo Via Merlaro per 400 metri tenendo la sinistra, dopodiché svoltate a destra nella strada sterrata che asseconda il corso del Refosco lungo le cui sponde crescono rigogliose siepi.

Giunti a Via Pianezza, percorrete la strada asfaltata tenendo la sinistra, attraversate il torrente e tenete la destra. Continuate in direzione sud ovest per circa un kilometro e mezzo lungo Via Merlaro e Via Molini all’ombra di floride acacie circondate da sconfinati campi di granoturco e da vaste estensioni erbose.

La strada asfaltata si fa più stretta e sinuosa, superate due caseggiati rurali e seguite il tracciato che si addentra nella densa formazione boschiva fino ad avvertire il suono sempre più intenso del croscio di una cascatella zampillante tra felci, tronchi ammantati di edera, rami spezzati e rocce velate di muschio.

Proseguite il cammino e superate Valle dell’asino, Valle Conta e Valle Gambaro fino ad arrivare al punto più elevato della passeggiata, dopodiché il sentiero si snoda in direzione nord est. Costeggiate il serpeggiante fiumiciattolo che accompagna ad un’incantevole radura per poi inoltrarsi nuovamente nell’ambiente primordiale del fitto manto arboreo e arbustivo. Oltre alla via in terra battuta riparata da folte chiome, l’intervento dell’uomo è tradito da un comodo camminamento in legno che supera il fiume.

La vegetazione silvana si dirada lasciando spazio a spettacolari vedute panoramiche di rilievi soleggiati da cui si intravede la chiesa di San Valentino Martire appollaiata sulla sommità di un colle disseminato di olivi.

La camminata procede per valle dell’orco, dove potrete ammirare la cascata più suggestiva dell’escursione, e conduce ad un piccolo borgo rurale in cui si trova una bella fontana di pietra di forma quadrangolare.

Seguite le indicazioni per Valle Bisele, attraversate un gruppetto di case rustiche a Leguzzano e immergetevi nel fiabesco scenario alberato di Valle Nogara da cui potrete raggiungere alte vette che regalano scorci paesaggistici mozzafiato della campagna circostante.

Salvo la presenza di divieti, potete procedere lungo l’itinerario fino ad arrivare al parco natura Agané, oasi incontaminata che si articola lungo le sponde di uno splendido specchio d’acqua.

Se vi chiedete cosa fare a San Vito di Leguzzano e siete appassionati di escursionismo, avventurarvi in questo lussureggiante patrimonio di biodiversità è un’esperienza certamente consigliata!

La chiesa parrocchiale di San Vito di Leguzzano

Erta sulla cima di una verde altura costellata di abeti, lauri, meli e altri alberi da frutto in Via Chiesa, 17, la chiesa parrocchiale sanvitese è accessibile tramite una candida scalinata che porta ad un elegante piazzale ornato da elaborati disegni geometrici e circondato da un raffinato parapetto.

In parte nascosto dalle fronde pungenti di un maestoso cedro dell’Atlante, il fronte della chiesa è ritmato da quattro possenti paraste che sorreggono architrave, fregio e frontone dentellato coronato da tre sculture.

Ulteriore elemento di pregio architettonico è lo svettante campanile ottagonale recante monofore a tutto sesto incolonnate lungo quattro degli otto lati del fusto. In corrispondenza della cella campanaria si aprono sedici archi disposti su due livelli separati da cornici dentellate. Nel registro inferiore gli archi sono incorniciati da semicolonne, in quello superiore sono sormontati da timpani triangolari.

Cosa fare a Marano Vicentino: 3 idee

Scopri cosa fare a Marano Vicentino: la sagra del Carmine, la festa del mais, la chiesa di Santa Maria Annunziata. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Marano Vicentino?

Il comune di Marano Vicentino confina a nord est con Zanè, a nord ovest con Schio, a sud con Malo, a est con Zanè e Thiene, a ovest con Schio e San Vito di Leguzzano.

La sagra del Carmine

La commemorazione della Vergine Maria del Monte Carmelo si tiene ogni 16 luglio anche se la celebrazione ha luogo anche nei giorni immediatamente precedenti successivi a questa data. L’edizione 2022 della sagra del Carmine si è svolta dal 15 al 18 luglio. Per tenervi aggiornati in merito al prossimo appuntamento della fiera si consiglia di visitare il sito del comune.

La fiera è allestita come ogni anno negli ampi spazi dei campi sportivi in Viale Europa e include vaste aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare squisite pietanze della gastronomia vicentina, tra cui prelibati bigoli e gnocchi al ragù d’anatra, patate fritte e specialità di carne sfrigolante alla griglia il cui aroma invitante si diffonde all’interno delle grandi tensostrutture. Non mancheranno fiumi di birra e qualità vinicole di prima scelta.

Alle solenni funzioni liturgiche l’evento concilia serate danzanti al ritmo di talentuosi gruppi rock, sonorità latino americane e orchestre per ballare il liscio.

La ricorrenza prevede inoltre tranquille passeggiate alla scoperta dell’ameno paesaggio rurale maranese e sarà conclusa da spettacolari scenografie di fuochi d’artificio.

Se vi chiedete cosa fare a Marano Vicentino e desiderate trascorrere l’estate all’insegna di musica dal vivo e tipicità locali da far venire l’acquolina in bocca, partecipare alla sagra del Carmine potrebbe fare proprio al caso vostro!

La festa del Mais

La festa del mais si svolge ogni anno nella prima metà di ottobre nell’area degli impianti sportivi in Viale Europa, 50. L’edizione 2022 della sagra si è tenuta dal 7 al 9 ottobre e riunisce sia la popolazione locale che turisti e avventori da ogni parte della regione.

A rendere la celebrazione folcloristica tanto coinvolgente sono le rievocazioni che tramandano le secolari attività artigianali e agricole che scandivano le giornate dei nostri nonni e bisnonni.

Fondamentale per il sostentamento della comunità, la coltura del granturco riuniva un tempo intere famiglie durante i lavori di aratura, di semina, di raccolta e di lavorazione del mais.

Le pannocchie venivano sgranate a mano nei cortili delle cascine, la molitura dei chicchi avveniva tramite pesanti macine azionate dalle acque di limpidi torrenti incanalate in rogge di pietra, i botoli venivano impiegati per accendere il fuoco e le foglie secche del mais venivano usate anche per creare elaborati cesti.

La farina di mais veniva mescolata e cotta in grandi paioli per preparare la polenta, alimento nutriente e ricco di carboidrati, proteine e sali minerali, diffusissimo nel nord Italia e soprattutto nelle comunità contadine.

Per vincere la noia, i bambini intrecciavano le foglie delle spighe di granturco per costruire bambole, animali, usavano i tutoli come barchette e si perdevano rincorrendosi nei labirinti di alti steli secchi allenando così, senza rendersene conto, creatività, intelligenza pratica e spirito di iniziativa, virtù che i moderni mezzi di comunicazione virtuali, la cui diffusione è sempre più pervasiva soprattutto tra i giovani, affievoliscono e rimpiazzano con superficiale intrattenimento sempre a portata di mano che tende ad atrofizzare l’immaginazione ed alienare dal sole e dalla natura.

Se vi chiedete cosa fare a Marano Vicentino e vi incuriosisce l’idea di fare un viaggio nel tempo per riscoprire le antiche usanze che legavano l’uomo alla terra in un clima spensierato all’insegna di laboratori artigianali, esibizioni di macchinari e trattori d’epoca e prodotti gustosi e salubri, visitare la festa del mais è un’esperienza certamente consigliata!

La chiesa di Santa Maria Annunziata

Erta nel centro storico del comune Via IV Novembre, 22, la parrocchia si distingue per una maestosa facciata neoclassica ritmata da quattro semicolonne corinzie che incorniciano due nicchie semicircolari ornate da due statue: a sinistra una figura alata, a destra una figura femminile, entrambe coronate da un’aureola.

A completare lo sviluppo verticale della struttura è il frontone triangolare dentellato culminante con tre eleganti sculture.

Accessibile tramite una candita scalinata, il luogo di culto è circondato da vegetazione arborea ben curata che include cedri scuri e imponenti, olivi dal tronco nodoso e pallido, svettanti cipressi, tassi dalle innaturali chiome tondeggianti e una magnolia dalle foglie lucide e brillanti al sole.

Cosa fare a Torrebelvicino, provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Torrebelvicino (VI): il castello di Belvicino, la sagra della Bondola, la Val Leogra, Monte Emma. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Torrebelvicino?

Il comune di Torrebelvicino confina a nord est con Schio, a nord ovest con Valli del Pasubio, a sud con Valdagno, a est con Schio, a ovest con Valli del Pasubio e Recoaro Terme.

La a Val Leogra e la Via Crucis

Il percorso panoramico della Val Leogra ha inizio dalla chiesa di San Lorenzo in Via 25 luglio, 33. In alternativa, potete lasciare l’auto al camposanto in Via Enrico Toti, 50.

Dalla parrocchia procedete verso nord tramite Via 25 luglio fino a raggiungere l’incrocio tra Via A. Rossi e Via Roma. Svoltate a destra e percorrete Via Roma e Via Breganze per 450 metri, dopodiché svoltate a sinistra in Via Leonardo da Vinci.

Seguite Via Leonardo da Vinci per 350 metri, girate a sinistra e continuate per circa 70 metri. A questo punto svoltate a destra, attraversate il ponticello e intraprendete il sentiero fino ad arrivare al borgo di Casalena.

Passeggiate lungo l’itinerario in direzione ovest tramite Via Casalena e Via Valle fino a giungere agli abitati di Rizzo, di Collareda, in cui si trova la graziosa chiesa campestre, e di Costalunga. Visitati i pittoreschi caseggiati circondati da prati racchiusi da sconfinate estensioni boschive, la tappa successiva è contrà Enna, dalla quale potrete godere di spettacolari vedute panoramiche di rilievi alberati dietro i quali troneggiano le maestose vette prealpine.

Da Piazza Arnaldo Fusinato dirigetevi a nord seguendo le indicazioni per la contrada Maule, dalla cui posizione dominante potrete abbracciare con lo sguardo il suggestivo scenario scandito dalle colossali montagne le cui creste innevate degradano nei declivi ammantati dalla florida vegetazione forestale punteggiata di minuscoli villaggi di pietra.

Se volete raggiungere Forte Enna continuate a nord, superate contrada Cortivo e avanzate fino ad arrivare al bivio tra Via Manozzo e Contrà Masetto. Girate a destra e passeggiate lungo la strada fiancheggiata da alte siepi. All’incrocio con Strada del Prà Lungo (45.74611833608983, 11.297696309780962), svoltate a destra, poi imboccate il tracciato alla vostra destra che serpeggia lungo il versante dell’altura e porta al forte e alla croce di Monte Emma.

Dalla contrada Maule, per tornare al punto di partenza, girate a destra e imboccate il sentiero sterrato che si articola verso sud est. Rispettate le indicazioni del sentiero 31 che conduce alla contrada Lago, superata la quale seguite l’itinerario scosceso tenendo la destra e, passando per la contrada di Tezze di Rizzo, imboccate la strada che porta a Rizzo dalla quale potrete tornare alla strada provinciale passando per la contrada Toffanini.

La sagra della Bondola

La sagra della Bondola si tiene ogni anno alla fine di maggio (l’edizione 2022 si è svolta dal 20 al 29 maggio) per celebrare il gustoso insaccato suino da cui l’evento prende il nome.

Tritate separatamente, carne e cotiche vengono mescolate a sale, pepe, cannella e chiodi di garofano, poi nuovamente impastate e inserite in una vescica di maiale o di vitello che dona al prodotto la caratteristica forma tondeggiante. Il prodotto viene poi legato a mano con dello spago alimentare, delicata attività necessaria ai fini della corretta preservazione della pietanza che, secondo la tradizione, dovrebbe essere gustata il giorno dell’assunzione.

La squisita specialità viene bollita e servita con crauti, fagioli, lenticchie o polenta da assaporare con qualità vinicole autoctone. Un’alternativa alla ricetta prevede di unire al macinato la lingua salmistrata (metodo di conservazione che prevede di sfregare la lingua con sale, pepe, un pizzico di salnitro e lasciata marinare con bacche di ginepro e qualche foglia di alloro).

Oltre a tramandare le prelibatezze del territorio frutto di antiche conoscenze contadine, la festa include eventi musicali, karaoke e serate danzanti per scatenarvi al ritmo delle vostre canzoni preferite.

Se vi chiedete cosa fare a Torrebelvicino e desiderate immergervi nell’atmosfera vivace e gioviale di un’incantevole cittadina del vicentino all’insegna dei sapori e degli aromi che rendono onore alla biodiversità gastronomica della regione veneto, partecipare alla sagra della Bandola potrebbe fare proprio al caso vostro.

Cosa fare a Valli del Pasubio, provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Valli del Pasubio (VI): la strada delle gallerie, la cascata Brazzavalle, la via dell’acqua. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Valli del Pasubio?

Il comune di Valli del Pasubio confina a nord con Posina, a nord ovest con Trambileno e Vallarsa, a sud con Recoaro Terme, a est con Schio, Torrebelvicino e Recoaro Terme, a ovest con Vallarsa.

La strada delle gallerie

La strada delle gallerie è una complessa via di comunicazione realizzata nel 1917 per collegare le località di Bocchetta Campiglia e il valico di Porte del Pasubio.

Con un dislivello superiore ai settecento metri, la strada secolare consentiva il trasporto di rifornimenti al riparo dal fuoco dell’esercito austro-ungarico.

Il punto di partenza è il parcheggio in località Bocchetta Campiglia (il costo è di 6 euro, in moneta). Qualora non vi fossero posti auto disponibili, il parcheggio più vicino si trova a Passo Xomo (45.77703441412732, 11.237681658758207). Salvo segnali di divieto, da qui potete procedere verso ovest tramite il sentiero che costeggia i pendii del monte inoltrandosi nella florida vegetazione boschiva fino a sbucare presso la Baita in corrispondenza dell’entrata dell’itinerario.

É vietato percorrere la mulattiera in bicicletta. Si consiglia di portare con sé dell’acqua ed una torcia elettrica dal momento che i tunnel non sono illuminati. É opportuno anche indossare un elmetto di sicurezza.

A rendere onore ai creatori dell’imponente opera di ingegneria è l’ingresso monumentale recante sulla sommità, in numeri romani, l’anno in cui è stata costruita la strada che attraversa il versante sud del colossale massiccio montuoso, l’iscrizione latina ex arduis perpetuum nomen, ovvero dalle imprese difficoltose deriva gloria imperitura, la XXXIII compagnia di minatori e le centurie che hanno lavorato incessantemente per nove mesi per rendere l’impresa possibile ed il Tenente Zappa, responsabile del progetto posto al comando dei lavori.

La strada si snoda attraverso un complesso sistema di cinquantadue gallerie che sfidano la titanica mole del Pasubio per circa 6 km. Avventura sconsigliata a chi è alla ricerca di una tranquilla passeggiata, il tragitto è piuttosto impegnativo ed è necessario fare particolare attenzione ai tratti scivolosi nei sinuosi e bui corridoi di pietra. La fatica dell’escursione è tuttavia ricompensata dalle spettacolari vedute di svettanti guglie, ripide pareti che precipitano a valle, lo sconfinato e vertiginoso panorama delle creste rocciose e delle vette alberate che si perdono all’orizzonte.

Se vi chiedete cosa fare a Valli del Pasubio e desiderate immergervi in uno scenario intriso di storia da cui poter abbracciare con lo sguardo alcune delle più straordinarie vedute paesaggistiche delle Prealpi vicentine, esplorare le gallerie del Pasubio sarà un’esperienza indimenticabile.

La cascata Brazzavalle

Vi sono due parcheggi a pagamento nelle vicinanze della cascata, uno di fronte al Rifugio Balasso (dove si trovano i parchimetri), sia per camper che per auto e roulotte, l’atro lungo la strada provinciale 46 presso l’XI tornante (45.76024170752272, 11.194778509952888).

A due passi dal Rifugio, la strada che porta all’incantevole meta naturalistica è segnalata da un cartello in legno che indica la direzione di Malga Prà.

Il sentiero si addentra nella densa vegetazione arborea e arbustiva assecondando il corso Le Fratte, vivace torrente che serpeggia tra grandi massi velati di muschio all’ombra delle alte fronde intrecciate.

Ad anticipare la veduta mozzafiato della cascata di Brazzavalle è il lontano e rilassante croscio il cui suono si intensifica sempre più fino a rivelare, in tutta la sua maestosità e potenza, il salto di trenta metri del bianco fiume zampillante e gelato che si getta da una candida parete di pietra.

La Via dell’acqua

Potete l’asciare l’auto presso la Casa Di Riposo Penasa in Via S. Rocco, 1, 36030 San Rocco (VI), la Via dell’acqua ha inizio in Via Radera e si articola per due kilometri e mezzo nel sereno ambiente fluviale del Leogra. La camminata è semplice e leggera, ideale per chi desideri contemplare la natura in tutta tranquillità. Uno dei più suggestivi punti di riferimento del percorso che accompagna alle pittoresche contrade vallensi è un’antica segheria ad acqua ancora in funzione.

Borghi di pietra secolari, località silenziose e incontaminate lambite da un freddo rivo osservabile da ponticelli e camminamenti in legno: visitare la via dell’acqua è un’attività certamente consigliata!

Cosa fare a Posina in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Posina: La sagra degli gnocchi, la strada tedesca, il laghetto di Posina. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Posina?

Il comune di Posina confina a nord con Laghi, a nord est con Arsiero, a nord ovest con Terragnolo, a sud con Valli del Pasubio, a sud ovest con Schio, a est con Arsiero, Velo d’Astico e Schio, a ovest con Terragno e Trambileno.

La strada tedesca

L’itinerario ha inizio dalla località di Lambre, pittoresco caseggiato avvolto da un’amena area boschiva lambita dal torrente Posina. Tra le antiche case di pietra si snoda un percorso segnalato da appositi cartelli che indicano la direzione della strada tedesca.

Immersa nella serena vegetazione arborea e arbustiva, il tracciato delimitato da muretti a secco tappezzati di muschio conduce a casa Betta, da cui ha inizio il sentiero che porta a passo di Colombo a 1390 m.s.l.m.

Lo sconfinato panorama forestale lascia spazio a svettanti guglie da cui spuntano folti ciuffi d’erba.

Particolarmente impegnativo, il cammino a questo punto si restringe racchiuso tra alte pareti rocciose e la fitta vegetazione di faggi. Durante l’escursione troverete delle affascinanti spelonche che si aprono nella dorsale.

Raggiunta la cima del monte Majo, la fatica dell’escursione viene ricompensata dalle spettacolari vedute paesaggistiche che si ammirano dalla vetta: la colossale mole dei rilievi montuosi scanditi da ripide costole e canaloni disseminati di chiome che si fondono in un denso manto scuro nettamente interrotto dalle malghe brillanti al sole che da quella distanza mi ricordavano piccole chiazze di alopecia.

Dalla sommità del monte coperta di abeti si scorgono il passo Xomo, valico tra il titanico massiccio del Pasubio e il Novegno. A valle, i tetti delle case riuniti in minuscoli agglomerati rossi cosparsi sui chiari declivi erbosi attraversati da sottili stradine bianche.

Lungo la discesa serpeggiante del crinale del monte Majo, piuttosto difficoltosa e scoscesa, troverete profonde grotte impiegate come postazioni e depositi durante la prima guerra mondiale. Arrivati alla contrada di Xausa (45.80337648158678, 11.255317533342296) potrete imboccare l’itinerario in direzione ovest che vi riporterà a Lambre.

La sagra degli gnocchi

Ogni anno alla fine di ottobre (l’edizione del 2022 della sagra degli gnocchi si è svolta il 30 ottobre), il centro posinate si anima di bancarelle e punti di degustazione al fine di valorizzare una delle eccellenze della cucina locale, frutto del delicato equilibrio tra una terra salubre e incontaminata ed il particolare microclima che caratterizza l’incantevole paesino racchiuso dalle Prealpi vicentine.

Considerato un alimento povero che caratterizza una popolazione contadina umile e laboriosa, il tubero coltivato nel piccolo comune dell’estremità nord occidentale del vicentino è un prodotto ricco di nutrienti, vitamine e minerali ideale per cucinare gustose pietanze il cui aroma e proprietà organolettiche costituiscono un aspetto significativo del patrimonio gastronomico di Posina, degno di essere preservato dal dilagare dell’omologazione alimentare che negli ultimi decenni ha compromesso il fragile mosaico di biodiversità di numerose culture a livello globale tramite l’esasperazione della coltivazione intensiva di risorse quali soia, mais frumento volte a facilitare le proposte delle imprese multinazionali.

Fertilizzato quasi esclusivamente con concime organico, il terreno prevalentemente sabbioso trattiene bene l’umidità e facilita la produzione di amidi che conferiscono alle patate una consistenza adatta per la preparazione degli squisiti gnocchi, protagonisti indiscussi dell’evento, che potrete assaporare nelle spaziose aree di ristorazione nel cuore del comune.

Durante la fiera vi potrete scaldare di fronte ai fuochi scoppiettanti su cui vengono arrostite le castagne dalla buccia annerita su grandi padelle e bere un vin brulè mentre passeggiate lungo il laghetto di Posina, stupendo specchio d’acqua cristallino a pochi passi da diversi bar e trattorie.

Se vi chiedete cosa fare a Posina e desiderate vivere appieno i colori e i sapori dell’autunno all’insegna di specialità prelibate di un’incantevole cittadina incastonata tra le montagne, partecipare alla sagra degli gnocchi è un’esperienza certamente consigliata!

Cosa fare a Velo d’Astico in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Velo d’Astico (VI): la sagra de San Martin, eremo di Meda, Castello di Velo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Velo d’Astico?

Il comune di Velo d’Astico confina a nord con Arsiero, a nord est con Cogollo del Cengio a sud con Schio, a sud est con Santorso, a est con Cogollo del Cengio, Piovene Rocchette e Santorso, a ovest con Posina.

La sagra de San Martin

Il giorno in cui si commemora San Martino è l’11 novembre, ma le celebrazioni a Velo d’Astico si svolgono anche nei giorni immediatamente precedenti e successivi a questa data.

L’edizione 2022 dell’antica sagra di San Martino si è svolta il 13 novembre in Piazza IV Novembre, ampia area lastricata di sanpietrini che attraverso un’elegante scalinata conduce ad uno spiazzo panoramico da cui si abbraccia con lo sguardo la vetta del Cimone, la cui colossale mole reca le indelebili tracce degli aspri e disperati conflitti tra il regio esercito italiano e le truppe-austroungariche durante la battaglia degli altipiani.

Il versante della montagna è ammantato di boschi le cui chiome si fondono in un denso manto verde interrotto da impressionanti strapiombi.

Alle sentite funzioni liturgiche dedicate al santo patrono la festa concilia iniziative volte a promuovere le specialità locali in una dimensione di svago e spensieratezza che, oltre a riunire la popolazione locale, attrae visitatori da ogni parte della regione per divertirsi in compagnia e riunirsi intorno al bagliore rosso di fiamme scoppiettanti su cui vengono arrostite le castagne.

In occasione della fiera il centro storico del paese si riempie di bancarelle colorate tra cui si diffondono i profumi di cannella e chiodi di garofano che rendono inconfondibile l’aroma del vin brulè, servito da un paiolo fumante appeso sopra il fuoco ad un alto treppiede.

Oltre alla squisita cucina tradizionale l’evento prevede musica dal vivo, attività ludiche per i bambini ed interessanti esposizioni che illustrano come si svolgevano le antiche attività artigianali che scandivano la quotidianità dei nostri avi.

Se vi chiedete cosa fare a Velo d’Astico, la sagra di San Martin è un’occasione più che consigliata per vivere l’autunno nell’atmosfera accogliente e gioviale di una fiera d’altri tempi in un un’incantevole paesino circondato dallo scenario mozzafiato delle Prealpi vicentine.

Il castello di Velo

Erto sulla cima di un colle alberato presso la sontuosa chiesa di San Martino e San Giorgio in Piazza San Martino 3, il possente rudere faceva parte di un’imponente fortificazione dell’X secolo.

Realizzata con scura roccia vulcanica che ne conferisce un’aura di fascino e di mistero, ciò che resta della formidabile costruzione millenaria consiste in una torre merlata a base circolare, in parte ricostruita in laterizio in seguito ad un’opera di restauro, cui si affianca un muro di pietra coronato da filo spinato e dalla scultura metallica di un’aquila dalle ali spiegate.

Accessibile tramite un arco a sesto acuto fiancheggiato da due bombe dalla forma affusolata risalenti alla prima guerra mondiale poggianti su massicci basamenti, la roccaforte medievale custodisce internamente cimeli e opere commemorative de primo conflitto mondiale.

Eremo di Meda

Appollaiato sulla sommità di una propaggine del monte Summano delimitata da ripide pareti di nuda roccia, l’eremo della concezione della beata Vergine Maria e dei Santi Giacomo e Giovanni è un grazioso luogo di culto raggiungibile tramite un serpeggiante itinerario che si insinua tra le case della frazione di Meda di sopra e si arrampica sul crinale dell’altura dalla quale potrete godere di stupende vedute paesaggistiche delle Prealpi vicentine e del vivace corso torrentizio dell’Astico.

Impiegata come postazione di artiglieria grazie alla sua posizione strategica, la montagna è attraversate dalle secolari gallerie scavate durante la prima guerra mondiale.

Se vi appassiona l’escursionismo e vi chiedete cosa fare a Velo d’Astico, l’eremo di Meda ed il monte su cui sorge sono località intrise di storia e irresistibile fascino naturalistico.

Cosa fare a Santorso in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Santorso: il parco di Villa Rossi, Bocca Lorenza, la sagra di Sant’Antonio. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Santorso?

Il comune di Santorso confina a nord con Velo d’Astico, a sud e a ovest con Schio, a est con Piovene Rocchette e Zanè.

Il parco di Villa Rossi

Situato in Via Santa Maria, Parco Rossi è una serena oasi che si estende ai piedi di Monte Summano, la cui gigantesca mole troneggia regale sulla pianura scandita da floridi campi e da scure siepi di pioppi, acacie, olmi e salici.

Costellato di alberi secolari, da fiorenti ippocastani a splendide magnolie dai rami tortuosi e dalle foglie lucide e brillanti al sole, l’antico giardino include anche svettanti cipressi ed eleganti abeti, solo per citare alcune delle numerose varietà arboree che compongono il delicato e lussureggiante patrimonio vegetale del parco.

Al carattere imprevedibile e suggestivo di un ambiente incontaminato, all’apparenza primordiale e selvatico, la pacifica area verde alterna le precise geometrie di siepi ben curate che si articolano intorno ad uno specchio d’acqua artificiale punteggiato di ninfee.

Attraversato da sinuosi itinerari che accompagnano il visitatore in una dimensione ammaliante e fiabesca che suscita stupore e meraviglia, il giardino è una meta ideale per chi è alla ricerca di un luogo tranquillo in cui passeggiare e contemplare l’atmosfera da sogno di uno splendido gioiello verde incastonato nel cuore santorsiano nel quale natura e architettura si fondono in modo equilibrato e incantevole.

Bocca Lorenza

Meta indicata per gli appassionati di escursionismo, Bocca Lorenza è una profonda spelonca che si insinua nelle viscere del versante meridionale del Monte Summano da cui sono emersi reperti, ora custoditi nel museo archeologico, che attestano la presenza umana in questo luogo migliaia di anni fa.

Partendo dal parcheggio in Via Salzena (45.73669737538856, 11.393335979613669), attraversate il Parco di Villa Rossi. Vi trovate in Via A. Rossi di fronte al sontuoso palazzo. Lasciate la facciata della dimora signorile alla vostra sinistra, procedete a est per pochi metri e imboccate Via dei Roveri alla vostra sinistra. Il sentiero, prevalentemente in salita, si snoda tra la densa vegetazione che asseconda i declivi del monte fino a condurre alla misteriosa grotta.

Per esplorare gli oscuri meandri della caverna è opportuno indossare scarpe da trekking, un casco di protezione e abbigliamento pesante per via delle basse temperature, intorno ai 13-14°.

Sagra di Sant’Antonio

L’anniversario della scomparsa di Antonio di Lisbona, avvenuta il 13 giugno 1231, viene celebrata in corrispondenza della chiesa di Timonchio in Via Roma 31 anche nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla morte del Santo.

Alle solenni celebrazioni liturgiche la sagra concilia l’atmosfera di una vivace fiera di paese che valorizza le specialità gastronomiche di origine contadina che distinguono la cucina vicentina. Nei grandi tendoni delle aree di ristorazione potrete assaporare pietanze prelibate come i bigoli all’arna, una qualità di spaghettoni preparati con pasta all’uovo conditi con squisito ragù d’anatra, tipicità di carne alla griglia come braciole, salsicce e costicine, insaccati stagionati dall’aroma affumicato da accompagnare con polenta alla piastra e patate fritte nonché gustose pizze cotte in forno a legna.

La festa prevede attività sportive e ludiche da svolgere all’aria aperta, dalle partite di calcetto e passeggiate all’aria aperta a serate danzanti durante le quali potrete scatenarvi al ritmo di talentuosi dj e tribute band che vi faranno rivivere i classici intramontabili del rock and roll.

Se vi chiedete cosa fare a Santorso e desiderate trascorrere l’estate in modo spensierato e divertente nella spettacolare cornice di formidabili rilievi montuosi ammantati di amene aree boschive, partecipare alla sagra di Sant’Antonio farà sicuramente al caso vostro!