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Cosa fare a Bussolengo (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Bussolengo: la fiera di San Valentino, Parco Natura Viva, giro in bicicletta a Bussolengo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Bussolengo?

Il comune di Bussolengo confina a nord est con Pescantina, a nord ovest con Pastrengo, a sud con Sona, a est con Verona, a ovest con Lazise e Castelnuovo del Garda.

La fiera di San Valentino

L’edizione 2024 della fiera si San Valentino ha avuto luogo da giovedì 8 a domenica 18 febbraio 2024 in piazza XXVI Aprile.

Durante la festa del Santo Patrono, il centro storico ai anima di esibizioni del corpo bandistico della città di Bussolengo, concerti di campane della chiesa di San Valentino ed esibizioni equestri della Fondazione Nazionale Giubbe Verdi.

La solennità della santa messa in onore del Santo Patrono si concilia con il clima spensierato, gioviale e coinvolgente di una sagra d’altri tempi all’insegna di giostre, spettacoli di cabaret ed esposizioni d’arte con affascinanti sculture ispirate al mondo faunistico.

Occasione ideale per le buone forchette, la fiera prevede spaziose aree di ristorazione in cui assaporare invitanti specialità enogastronomiche, da maccheroni al ragù di cavallo e al pomodoro a salsicce sfrigolanti alla griglia, per non parlare del classico e squisito risotto al tastasal.

Quest’ultimo è un impasto di carni suine salato, pepato e aromatizzato con chiodi di garofano e cannella. Il nome del prodotto deriva dall’usanza di assaggiarlo (in dialetto tastar) per valutare la corretto livello di salatura.

Se vi chiedete cosa fare a Bussolengo, la fiera di San Valentino è un’opportunità da non perdere per trascorrere la festa degli innamorati tra musica d’orchestra e concerti di gruppi tributo, invitanti tipicità culinarie, mostre zootecniche, sfilate di trattori d’epoca e visite guidate alla scoperta dei più significativi monumenti della città bussolenghese.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Comune di Bussolengo.

Giro in bicicletta a Bussolengo

Il punto di partenza dell’itinerario è l’area di parcheggio in Via Cesare Betteloni (45.473744906125, 10.84515087815189). Procedete in direzione della vicina chiesa Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maggiore passando per Via Borghetto. Lasciate alla vostra destra la facciata del luogo di culto e procedete a nord lungo Piazza Nuova all’ombra di un florido viale di tigli, poi svoltate a sinistra in Via Roma.

Seguite Via Roma per 650 metri, dopodiché svoltate a destra nella strada comunale Pol. Attraversato il ponte imboccate la pista ciclabile alla vostra sinistra.

La ciclovia asfaltata si snoda lungo il profondo canale della centrale idroelettrica all’ombra di acacie, pioppi, salici, ailanti, frassini, cipressi, olmi e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

Dopo 4,3 km imboccate Via dei Capitelli. Seguite Via dei Capitelli fino alla rotonda, prendete la terza uscita e procedete per 2 km in Via Due Porte, Via Brennero, Via Rovereto e Via G. Marconi, poi svoltate a sinistra in Via Morsella.

Procedete in direzione di Bussolengo lungo Via Morsella, Via della Carica e continuate su Via Pastrengo per 3 km fino alla rotonda. Prendete la terza uscita e continuate lungo Via Roma per 1 km, svoltate a destra in Piazza Nuova, poi di nuovo a destra in Via Borghetto per tornare al punto di partenza.

Parco Natura Viva

Situato in località Quercia, il Parco Natura Viva è un moderno Parco Zoologico fondato sul finire degli anni Sessanta. Con un’estensione di 42 ettari, la vasta oasi naturalistica ospita oggi diverse specie di animali protette.

Per maggiori informazioni in merito a questo splendido scrigno di biodiversità è possibile consultare il sito parconaturaviva.it e la pagina Facebook Parco Natura Viva.

Se vi chiedete cosa fare a Bussolengo, il Parco Natura Viva è una meta ideale per chi desideri inoltrarsi in un ambiente incontaminato e immerso nel verde a breve distanza dal centro storico di Verona e dal Lago di Garda.

Cosa fare a Pescantina (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Pescantina: la sagra di San Lorenzo, passeggiata a Pescantina, la chiesa di San Michele. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Pescantina?

Il comune di Pescantina confina a nord est con San Pietro in Cariano, a nord ovest con Sant’Ambrogio di Valpolicella, a sud con Bussolengo, a sud est con Verona, a ovest con Pastrengo.

La sagra di San Lorenzo

Secondo il calendario liturgico, il giorno dedicato a San Lorenzo è il 10 agosto. Nel comune di Pescantina, la celebrazione in onore del santo Patrono si svolge anche nei giorni precedenti a questa data.

Durante la sagra, la solennità della santa messa si concilia con l’atmosfera festosa e gioviale di una fiera d’altri tempi all’insegna di musica dal vivo, spettacoli d’orchestra, balli popolari e sfilate di trattori d’epoca.

Occasione ideale per le buone forchette, la tradizionale manifestazione prevede mostre mercato ricche di prodotti tipici e spaziose aree di ristorazione nelle quali è possibile scegliere tra invitanti pietanze, dagli gnocchi al ragù e il baccalà alla vicentina a fritture di pesce con polenta e panini goderecci con patate fritte, solo per menzionare alcune delle invitanti specialità del menù dell’evento.

Se vi chiedete cosa fare a Pescantina, la sagra di San Lorenzo è un opportunità da non perdere per trascorrere la bella stagione all’insegna di concerti, serate danzanti e tipicità enogastronomiche da assaporare nello splendido paesaggio dell’Adige all’estremità meridionale della Valpolicella.

L’ultima sera della sagra è conclusa da una straordinaria coreografia pirotecnica i cui sgargianti colori illuminano il cuore storico della città specchiandosi nelle acque de fiume Adige.

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza paesana è possibile consultare la pagina Facebook Pescantina Eventi.

L’edizione 2023 della sagra di San Lorenzo ha avuto luogo da giovedì 3 a giovedì 10 agosto in Piazza San Rocco, in Via Ponte e in Via Scuole.

Passeggiata a Pescantina

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in piazza San Rocco. Lasciate alle vostre spalle la candida facciata della chiesa di San Rocco e procedete a est sul Lungadige Giovanni Giacopini per circa 350 metri. Il sentiero prosegue lungo l’Alzaia dell’Adige all’ombra di noci, salici, pioppi, olmi, acacie e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

Il sinuoso tracciato guida il visitatore all’ex molino ad acqua del Progno. Situato in Via dei Pini, 10, questo affascinante esempio di archeologia industriale custodisce i macchinari anticamente impiegati per la molitura del granoturco e del frumento.

Il percorso continua lungo Via Porto e conduce in località Settimo, dove si trovano gli affascinanti ruderi di un acquedotto romano. Circondata da un vasto manto erboso punteggiato di alberi di caco, la struttura millenaria è formata da una fila di colonne in pietra e laterizio scandite in alcuni punti da arcate a tutto sesto.

Il tracciato asseconda le ampie anse dell’Adige ammantate di canne palustri, attraversa l’abitato di Nassar e conduce infine a Parona attraverso il LungoAdige 26 luglio 1944, incantevole viale incorniciato da floridi tigli, pini marittimi e ligustri.

La chiesa di San Michele

Situato nella frazione di Arcé in Via S. Michele, 26, il luogo di culto medievale originario del XII secolo si distingue per una struttura semplice e disadorna, conclusa da una copertura a doppio spiovente. Realizzata in ciottoli di fiume, la chiesa è accessibile tramite un massiccio portale ligneo affiancato da due finestre quadrate.

All’interno, l’aula unica e l’abside sono ingentilite da inestimabili affreschi trecenteschi. Al di sopra del portone d’ingresso si staglia una minuta apertura circolare. Inglobato nel lato ovest della chiesa, in corrispondenza dell’abside, si innalza la torre campanaria.

Se vi chiedete cosa fare a Pescantina, la chiesa di San Michele è uno dei più significativi esempi di architettura romanica veronese.

Cosa fare a Fumane di Valpolicella (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Fumane di Valpolicella: l’antica fiera di Marzo di Fumane, le cascate di Molina, Villa della Torre, la grotta di Fumane. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Fumane di Valpolicella?

Il comune di Fumane di Valpolicella confina a nord con Sant’Anna d’Alfaedo, a sud est con San Pietro in Cariano, a sud ovest con Sant’Ambrogio di Valpolicella, a est con Sant’Anna d’Alfaedo e Marano di Valpolicella, a ovest con Dolcè e Sant’Ambrogio di Valpolicella.

L’antica fiera di Marzo di Fumane

L’edizione 2024 dell’antica fiera di Marzo ha avuto luogo da venerdì 1 a lunedì 4 marzo in Piazza IV Novembre in corrispondenza della maestosa chiesa di San Zeno Vescovo.

In occasione della tradizionale manifestazione, il cuore urbano fumanese si anima di mercatini e laboratori artigianali, dove potrete assistere alla creazione di cesti intrecciati e altri caratteristici utensili in legno, un’area mercato con prodotti agricoli, esposizioni di trattori d’epoca e aree di ristorazione in cui gustare specialità che valorizzano la biodiversità del territorio.

Come ogni anno, il programma della fiera prevede competizioni sportive ed eventi podistici alla scoperta dei paesaggi da sogno della Valpolicella.

Se vi chiedete cosa fare a Fumane di Valpolicella, l’antica fiera di Marzo è un’occasione ideale per trascorrere del tempo in buona compagnia all’insegna di musica dal vivo, serate di danza e canti popolari, mostre mercato ed eccellenze enogastronomiche da assaporare in un accogliente borgo esteso alle pendici dei Monti Lessini.

Per maggiori informazioni in merito alla festosa ricorrenza paesana è possibile consultare la pagina Facebook Comune di Fumane di Valpolicella.

Le cascate di Molina

Come raggiungere le cascate di Molina?

Presso il bar ristorante La Creta, in Via B. Bacilieri, 145, si trova l’ingresso di tre aree parcheggio gratuite, non custodite, ombreggiate da noci, aceri, ciliegi, betulle e molte altre rigogliose piante d’alto fusto. Usciti dal parcheggio procedete a sud per circa 160 metri, dopodiché svoltate a sinistra e seguite Via B. Bacilieri per 200 metri, in direzione della chiesa di Sant’Urbano. Come riportato dalle indicazioni, tenete la destra e procedete in discesa in Via della Conciliazione fino ad arrivare alla biglietteria.

I tre sentieri ad anello che si inoltrano del parco sono divisi in base alla lunghezza e alla difficoltà. I sinuosi itinerari si addentrano nella densa vegetazione di tigli selvatici, aceri campestri, noccioli, ontani, frassini, olmi e felci di cervo, solo per citare alcune delle numerose specie vegetali che ammantano l’incontaminato sito naturalistico.

Lungo il percorso troverete alcuni ponticelli, scalinate in legno e terra battuta e tratti che si snodano tra rocce e radici scivolose, ma la fatica dell’escursione è ripagata dalle vedute scenografiche degli spettacolari salti d’acqua e delle profonde cavità naturali che rendono il parco delle cascate di Molina una delle più affascinanti mete naturalistiche della Lessinia.

La visita al parco è resa ancor più divertente dalla presenza di altalene, teleferiche e altre divertenti attrazioni per visitatori di ogni età.

Se vi chiedete cosa fare a Fumane di Valpolicella, il parco delle cascate di Molina è una meta imperdibile per chi desideri immergersi in un ambiente primordiale e fiabesco a pochi passi da un pittoresco borgo costellato di antichi mulini di pietra.

Per maggiori informazioni in merito al parco delle cascate di Molina è possibile consultare il sito parcodellecascate.it

Villa della Torre

Situata in Via della Torre, 25, Villa della Torre è uno dei più straordinari punti di riferimento storici e architettonici del comune di Fumane di Valpolicella.

Annunciata da una svettante torre coronata da una merlatura ghibellina, Villa della Torre è un’incantevole residenza rinascimentale risalente ai secoli XV e XVI, armoniosamente inserita in una rinomata tenuta vitivinicola avvolta da soleggiati declivi punteggiati di svettanti cipressi e olivi argentati.

Cosa fare a San Pietro in Cariano (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a San Pietro in Cariano: la sagra del patrono, giro in bicicletta a San Pietro in Cariano, la pieve di San Floriano Martire. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Pietro in Cariano?

Il comune di San Pietro in Cariano confina a nord est con Marano di Valpolicella, a nord ovest con Fumane, a sud con Verona, a est con Negrar di Valpolicella, a ovest con Sant’Ambrogio di Valpolicella e Pescantina.

La sagra del patrono

Secondo il calendario liturgico, il giorno dedicato a San Pietro Apostolo è il 29 giugno. Nel comune di San Pietro in Cairano la festa in onore del santo patrono si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data.

L’edizione 2023 si è svolta da sabato 24 giugno a domenica 2 luglio nel cuore urbano del paese.

Come ogni anno, la vivace ricorrenza popolare prevede spaziose aree di ristorazione nelle quali è possibile scegliere tra squisite pietanze che valorizzano i prodotti tipici e le ricette tradizionali del fertile territorio della Valpolicella.

Il menù della precedente edizione ha incluso invitanti specialità, sia goderecce che gourmet, come i bigoli all’anatra e al musso, il pollo allo spiedo con patate e lo squisito risotto al tastasal. Quest’ultimo è un impasto di carne suina salata, pepata e aromatizzata con chiodi di garofano, cannella, aglio e rosmarino. Il nome di questo prodotto deriva dalla consuetudine di assaggiare (tastar) il macinato per valutare il giusto livello di salatura.

Se vi chiedete cosa fare a San Pietro in Cariano, la sagra del patrono è un’occasione ideale per trascorrere la bella stagione all’insegna di musica dal vivo, concerti d’orchestra, serate danzanti, lotteria a premi ed eccellenze enogastronomiche da gustare nella cornice di un ospitale borgo storico a breve distanza dai Monti Lessini, dal centro storico di Verona e dal Lago di Garda.

Per maggiori informazioni in merito alla sagra del patrono è possibile consultare la pagina Facebook Sagra del Patrono – San Pietro in Cariano e la pagina Instagram sagrasanpietroincariano.

Giro in bicicletta a San Pietro in Cariano

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Via Chopin presso un parco alberato (45.51693710609796, 10.888325847477468). Procedete a est lungo Via Chopin per circa 250 metri fino all’incrocio con Via Valpolicella. Svoltate a destra e procedete fino alla rotonda. Prendete la terza uscita e seguite Via Don C. Biasi per poco più di un chilometro fino ad arrivare alla Pieve di San Floriano Martire.

Svoltate a sinistra in Via Valle di Pruviniano, attraversate l’abitato di Rugolin e continuate lungo la strada provinciale 34 tra rigogliosi vigneti fino a raggiungere il centro di Volgatara.

A questo punto (45.533311222443245, 10.910403315216733) svoltate a sinistra in Via Tobele e procedete per 400 metri fino all’intersezione. Girate a destra e procedete per 200 metri, poi svoltate a sinistra e procedete per 800 metri lungo le pendici di un’altura ammantata da floridi vigneti e punteggiata di eleganti cascine. Dalla posizione dominante del declivio si domina con lo sguardo lo straordinario paesaggio della Valle di Marano e della Valpolicella.

All’incrocio (45.53631349491172, 10.897978103329564) svoltate a destra e continuate a nord per 400 metri fino a raggiungere località Ca’ Zardin. Girate a sinistra e discendete le pendici del colle costellato di olivi argentati.

Seguite Via Osan di Sopra all’ombra di ciliegi selvatici fino ad arrivare a Fumane. Al bivio con Via Osan (45.54134460483075, 10.891494199664926), tenete la sinistra, poi, all’incrocio con Via Ponte Scrivan, svoltate a sinistra.

Procedete a sud lungo Via Ponte Scrivan e Via Casterna per circa 1,5 km. Al bivio, in corrispondenza di una casa rustica di pietra e uno svettante cipresso, tenete la destra in Via Volpare e continuate lungo Via San Francesco. All’incrocio tenete la sinistra in Via San Francesco e proseguite fino all’intersezione con la SP4. Svoltate a sinistra, procedete fino alla rotonda e prendete la prima uscita in L. V. Beethoven. All’incrocio con Via Chopin svoltate a sinistra per tornare al punto partenza.

La Pieve di San Floriano Martire

Risalente ai secoli XI, XII, il luogo di culto romanico si distingue per una facciata a salienti verticalmente tripartita e ornata da archetti pensili. Ai lati del fronte si estendono due ali porticate affrescate scandite da arcate a tutto sesto. Al di sopra del portale ligneo si staglia un rosone ornato da vetri policromi.

Internamente divisa in tre navate, la chiesa è ingentilita da pregiati altari marmorei e sculture lignee. Al lato nord della chiesa si innalza il campanile a base quadrata, sulla cui sommità si aprono quattro bifore in corrispondenza della cella campanaria.

Se vi chiedete cosa fare a San Pietro in Cariano, la Pieve di San Floriano Martire è uno dei più affascinanti punti di riferimento spirituali, culturali e architettonici del comune.

Cosa fare a Marano di Valpolicella: 3 idee

Scopri cosa fare a Marano di Valpolicella: il Tempio di Minerva, Villa Lorenzi, Buella, Benati, giro in bicicletta a Marano di Valpolicella Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Marano di Valpolicella?

Il comune di Marano di Valpolicella confina a nord con Sant’Anna d’Alfaedo, a sud con San Pietro in Cariano, a est con Negrar di Valpolicella, a ovest con Fumane.

Il Tempio di Minerva

Risalenti a circa 2600 anni fa, le rovine del tempio sono incastonate nel versante nord orientale del Monte Castelòn, le cui fertili pendici sono ricoperte da densi boschi e da rigogliosi vigneti.

Come testimoniato dai resti di offerte votive rinvenuti nel sito, il tempio era originariamente impiegato per lo svolgimento di riti propiziatori.

Dedicato al culto della dea Minerva a partire dai secoli II – I a.C, il complesso architettonico era racchiuso da un colonnato ed era decorato da affreschi e opere musive, di cui diverse campagne di scavo hanno riportato alla luce alcuni frammenti.

Come raggiungere il tempio di Minerva?

Partendo dal parcheggio in Via Val Verde (45.55796179918002, 10.909684933825407), lasciate alla vostra sinistra l’ingresso dell’azienda vinicola Corte Zardini e procedete a nord est in lieve salita per 180 metri, poi svoltate a sinistra. Procedete per 550 metri lungo la strada serpeggiante che circonda il colle, poi svoltate a destra per raggiungere il Santuario di Santa Maria Valverde.

Dal santuario imboccate il sentiero ombreggiato da cedri e abeti che conduce agli scavi archeologici, accessibili nell’ambito di visite guidate.

Se vi chiedete cosa fare a Marano di Valpolicella, il tempio di minerva è uno dei più affascinanti, misteriosi e romantici punti di riferimento culturali del comune, meta consigliata per gli appassionati di storia e per chi desideri fare una tranquilla passeggiata alla scoperta dei panorami da sogno della Valpolicella.

Villa Lorenzi, Buella, Benati (non visitabile)

Situata in località Canzago, Villa Lorenzi, Buella, Benati è un’incantevole residenza signorile settecentesca immersa nell’atmosfera fiabesca della Valle di Marano.

Il complesso è costituito da un candido corpo padronale, articolato su tre livelli, affiancato a est due adiacenze rustiche di pietra, a ovest da un’elegante area porticata. Quest’ultima è accessibile tramite un massiccio portale ligneo incorniciato da lesene ioniche.

Il portale d’ingresso del nucleo residenziale è affiancato da due finestre ornate da mascheroni. Le tre aperture sono ingentilite da un paramento a bugnato.

La Villa e le adiacenze incorniciano un grazioso giardino ben curato delimitato da un perimetro murario di pietra nel quale si aprono sinuosi cancelli in ferro battuto.

Giro in bicicletta a Marano di Valpolicella

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio della chiesa dei Santi Pietro e Paolo in Via Valpolicella, 41. Il primo tratto del percorso si snoda a sud lungo Via Valpolicella, attraversa l’abitato di Prognol lungo e prosegue lungo Via Cadiloi. Raggiunto il centro urbano di Volgatara, (45.533310421089716, 10.910430971061132) svoltate a destra in Via Tobele. Dopo 400 metri girate nuovamente a destra e procedete a nord lungo la sinuosa strada asfaltata, delimitata da muriccioli di pietra, che si estende attraverso luminosi rilievi collinari avvolti da vigneti soleggiati.

Dopo 190 metri, poco prima di uno scuro e svettante cipresso, svoltate a sinistra e procedete per 600 metri lungo il versante di un colle punteggiato di olivi argentati e ammantato da floridi vitigni. Dalla posizione privilegiata dell’altura si domina con lo sguardo lo spettacolare paesaggio collinare che incornicia la Valle di Marano.

Svoltate a destra e procedete all’ombra di un viale di cipressi. Il sentiero si inoltra per 2,5 km nel panorama agreste maranese ombreggiato da farnie, ciliegi, olmi, abeti e molte altre piante d’alto fusto.

Lungo il percorso (45.54659555885095, 10.908074612253616) troverete una maestosa quercia secolare immersa nel verde. Continuate lungo Via Canzago, dove si trovano le splendide Villa Porta e Villa Lorenzi, fino all’incrocio con la strada provinciale 34, dopodiché svoltate sinistra e procedete a nord per 500 metri fino a tornare al punto di partenza.

Cosa fare a Sant’Anna d’Alfaedo (VR): 4 idee

Scopri cosa fare a Sant’Anna d’Alfaedo (VR): la Fiera Agricola e la Festa Patronale, Ponte di Veja, Forte Tesoro, Croce Corno D’Aquilio. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Sant’Anna d’Alfaedo?

Il comune di Sant’Anna di Alfaedo confina a nord est con Ala, a nord ovest con Avio, a sud con Negrar di Valpolicella, a sud est con Grezzana, a sud ovest con Marano di Valpolicella, a est con Erbezzo e Grezzana, a ovest con Dolcè e Fumane.

La Fiera Agricola e la Festa Patronale

L’edizione 2023 della Fiera Agricola e Festa Patronale ha avuto luogo da mercoledì 26 a lunedì 31 luglio in Piazza Vittorio Emanuele e nel Teatro comunale in Via Giuseppe Verdi.

L’antica manifestazione contadina, la cui prima edizione risale al 1883, coincide con la commemorazione di Sant’Anna, la cui festa ricorre ogni 26 luglio.

Come ogni anno, in occasione dell’antica celebrazione il cuore urbano faetino si anima di spaziose aree di ristorazione nelle quali è possibile assaporare invitanti pietanze che valorizzano i prodotti e le ricette rappresentative della Lessinia. Protagonisti indiscussi del menù sono gli gnocchi sbatui, preparati con con farina di grano tenero, acqua, sale e conditi con burro e formaggio monte veronese.

Se vi chiedete cosa fare a Sant’Anna d’Alfaedo, la Fiera Agricola e la Festa Patronale è un’occasione ideale per trascorrere la bella stagione all’insegna di musica d’orchestra, serate di danza, esposizioni e sfilate di trattori e macchine agricole sia d’epoca che moderne, esibizioni equestri, vaste aree mercato con prodotti locali e laboratori artigianali per scoprire e apprendere le antiche conoscenze contadine che caratterizzano l’identità di questi territori.

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Sant’Anna d’Alfaedo.

Ponte di Veja

Situato in località Ponte Veja all’estremità orientale del comune a 602 m s.l.m, il Ponte di Veja è una spettacolare formazione geologica a forma di arco immersa nello scenario fiabesco di una sinuosa convalle ammantata da un florido bosco lambito da gelide cascate zampillanti.

La maestosa formazione geologica è il risultato del lento processo di erosione di un grande antro carsico, la cui volta calcarea crollò nel periodo compreso tra i 120 000 anni fa e la glaciazione Würm, risalente a 80 000 anni fa.

Raggiungibile tramite il sentiero E5, il possente arco sovrasta suggestivi antri carsici in cui sono stati rinvenuti reperti risalenti al periodo del Paleolitico Medio e Inferiore.

Forte Tesoro

Situato in Via Croce dello Schioppo, 14, il grandioso complesso militare prende il nome da Monte Tesoro, rigogliosa altura alberata ai cui piedi si trovano gli abitati di Corrubio, a ovest, di Giare, a est, mentre a sud si estendono una falegnameria e una ditta per la lavorazione del marmo.

Progettato nella seconda metà dell’Ottocento, il monumentale sistema difensivo fu edificato all’inizio del XX secolo per difendere i confini del Regno d’Italia da quelli dell’Impero Austro-Ungarico.

Armoniosamente inserita sulle verdi dorsali della Lessinia a nord di Verona, l’imponente fortificazione si adatta sapientemente all’orografia declinante del declivio, dalla cui posizione dominante si domina con lo sguardo lo splendido paesaggio della Valpantena.

Se vi chiedete cosa fare a Sant’Anna di Alfaedo, Forte Tesoro è uno dei più straordinari punti di riferimento storici e architettonici del Veronese, meta imperdibile sia per gli escursionisti che per gli appassionati di storia.

Croce Corno D’Aquilio

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in località Tomasi – Costa (45.6651843103978, 10.945931570607256). Seguendo il percorso 234, procedete in senso orario in direzione di Passo Rocca Pia. Il sentiero dei contrabbandieri regala vedute incantevoli della Val D’Adige. Raggiunta la vetta del colle, potete fare una pausa nell’accogliente Malga Preta di Sotto. Per tornare al punto di partenza potete seguire il sentiero 250.

Cosa fare a Negrar di Valpolicella (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Negrar: Palio recioto e amarone della Valpolicella, Villa Romana, escursione a Negrar e Pedemonte. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Negrar di Valpolicella?

Il comune di Negrar confina a nord con Sant’Anna d’Alfaedo, a sud con Verona, a est con Grezzana, a ovest con Marano di Valpolicella e San Pietro in Cariano.

Palio recioto e amarone della Valpolicella

L’edizione 2024 del Palio recioto e amarone della Valpolicella è previsto da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile in Via Giuseppe Mazzini e Corso Vittorio Emanuele.

Il programma della tradizionale manifestazione enoturistica prevede musica dal vivo, eventi culturali e degustazioni che valorizzano le specialità vinicole del territorio.

Se vi chiedete cosa fare a Negrar di Valpolicella, il palio recioto e amarone è un’occasione ideale per trascorrere la stagione primaverile in buona compagnia e assaporare eccellenze enogastronomiche nella cornice di un incantevole paese storico incastonato nel fertile paesaggio collinare della Lessinia.

Per maggiori informazioni in merito al Palio recioto e amarone della Valpolicella è possibile consultare la pagina Facebook PALIO Recioto e Amarone e il sito web proloconegrarvalpolicella.com.

Villa Romana

Situati in Via Villa, 6, i gloriosi resti di una splendida residenza rustica di età imperiale rappresentato uno dei più significativi punti di riferimento storici, artistici e culturali della regione.

A seguito del rinvenimento delle prime testimonianze archeologiche della domus romana, nella seconda metà dell’Ottocento, una serie di campagne di scavo condotte nel XX secolo riportarono alla luce un inestimabile mosaico pavimentale che adornava un’area porticata.

L’opera musiva è scandita da motivi geometrici che incorniciano rappresentazioni faunistiche, tra le quali si riconoscono un cervo o uno stambecco e diversi volati, tra cui alcuni fagiani, un rapace, forse un nibbio o una pernice e un colombo che mangia un frutto. Sinuosi motivi geometrici avvolgono il volto millenario di una dama dall’espressione malinconica, ritratta con abiti eleganti, gioielli e diademi. All’interno di in una cornice circolare si staglia una figura maschile barbuta con i capelli lunghi.

Escursione a Negrar

Il punto di partenza del breve itinerario è il parcheggio in Via Del Combattente. Usciti dal parcheggio procedete a sud in Via Del Combattente fino all’incrocio con Via S. Pio X.

Svoltate a destra e seguite Via S. Pio X per 200 metri, dopodiché attraversate il ponte pedonale alla vostra sinistra. Attraversate Piazza Vittorio Emanuele e Piazza Roma affiancando la parrocchia di Negrar.

All’incrocio svoltate a destra, poi subito a sinistra in Via Guglielmo Marconi. Dopo 180 metri tenete la sinistra e seguite Via Colle Masua per 1,1 km tra radiosi vigneti adagiati su gentili declivi soleggiati, eleganti cascine e maestose residenze signorili incorniciate da olivi argentati e svettanti cipressi.

Raggiunto il capitello di Battista Micheletti, ombreggiato da un castagno, tenete la sinistra in Via Masua. Delimitata da bassi muriccioli di pietra, la strada si estende sulla sommità si una luminosa altura punteggiata di olivi argentati e scandita da floridi vigneti.

Procedete a sud lungo Via Masua per quasi 3 km fino ad arrivare al centro storico di Pedemonte. All’incrocio svoltate a destra e seguite Via della Contea per 210 metri. All’intersezione svoltate a destra e procedete a nord per 2 km lungo Via G. Campostrini e Via Don C. Biasi fino in direzione della Pieve di San Floriano Martire.

Superato il San Floriano Cafè (Via Don C. Biasi, 35), tenete la destra e continuate verso nord per 900 metri, poi (45.52589997415579, 10.908227129180064), svoltate a destra in corrispondenza di una caratteristica torretta, ornata da una meridiana, alla cui base si trova una fontanella di pietra. Seguite Via Maregnago per 750 metri, dopodiché tenete la sinistra in località Sopravilla. La strada si snoda tra antichi caseggiati rurali avvolti da vitigni e rigogliosi boschi di querce, noccioli, carpini neri e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

La strada riporta al bianco capitello di Battista Micheletti, raggiunto il quale potete tornare al punto di partenza ripercorrendo a ritroso la strada che avete fatto all’andata.

Se vi chiedete cosa fare a Negrar, questo breve itinerario è indicato per chi desideri fare un giro in bicicletta piacevole e poco impegnativo durante il quale è possibile ammirare lo splendido panorama collinare di Negrar e di Pedemonte costellato di rinomate aziende vinicole.

Cosa fare a Erbezzo in provincia di Verona: 3 idee

Scopri cosa fare a Erbezzo: l’antica fiera del bestiame, le contrade di Erbezzo, la chiesa dei santi Filippo e Giacomo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Erbezzo?

Il comune di Erbezzo confina a nord con Ala, a sud con Grezzana, a est con Bosco Chiesanuova, a ovest con Sant’Anna d’Alfaedo.

L’antica fiera del bestiame

L’edizione 2023 dell’antica fiera del bestiame si è tenuta da giovedì 7 a domenica 10 settembre in corrispondenza del Palazzetto dello Sport Palalinte presso il Municipio di Erbezzo.

Come ogni anno, il programma della manifestazione prevede una vasta area mercato con prodotti a km0 che valorizza la biodiversità del territorio, da pregiate qualità di miele al latte fresco di Frisona, da formaggi d’alpeggio come il Monte Veronese DOP a salumi, carni, torte, biscotti artigianali cimbri e altri squisiti dolci tipici come la Sbrisolona di Erbezzo.

La manifestazione secolare include mostre fotografiche, convegni agricoli, corsi di conduzione del bestiame e laboratori per imparare la lavorazione della lana, dalla tosatura alla tessitura.

Se vi chiedete cosa fare a Erbezzo, l’antica fiera del bestiame è un’opportunità imperdibile per trascorrere la bella stagione all’insegna di mostre zootecniche, escursionismo equestre e specialità enogastronomiche di prima scelta da assaporare nella spettacolare cornice naturalistica dei Monti Lessini.

Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Antica Fiera del bestiame di Erbezzo.

Le contrade di Erbezzo

Partendo da Piazza dei combattenti, procedete a est passando tra l’ufficio postale e la Banca di Verona, dopodiché imboccate il sentiero erboso che si addentra in un florido bosco. L’itinerario panoramico conduce alla contrada Scalchi, caratteristico abitato di pietra in cui si trova il Caseificio Quelle del Baito. Dalla posizione privilegiata del borgo si domina con lo sguardo la spettacolare mole di luminosi colli alberati, il cui sinuoso profilo si perde all’orizzonte in trasparenti vibrazioni.

L’itinerario procede a sud lungo il Vajo dell’anguilla, antica valle fluviale immersa in un ambiente silenzioso e incontaminato sovrastato dalla grandiosa mole dei Monti Lessini. Il sinuoso sentiero forestale conduce a contrada contrada Genderli, accoglienti abitati rurali incorniciati da verdi declivi punteggiati di noci, ciliegi, abeti, cedri e altre rigogliose piante d’alto fusto.

Attraversate le contrade Stalla e Costa, si giunge all’estremità meridionale del percorso escursionistico, corrispondente a Contrada Portello (altitudine 794 metri). La seconda parte dell’itinerario conduce a Costamora, graziosa contrada adagiata su gentili declivi soleggiati costellati di salici, noci, querce che ombreggiano rustici secolari di pietra ammantati di edere e incorniciati da girasoli e orti ben curati.

Il sentiero procede a nord attraversando le contrade Costamatta, Vederle, Schioppi, Balestre e Chiomati. Quest’ultima si distingue per la presenza di uno splendido acero monumentale.

Il serpeggiante percorso montano devia a ovest e porta a contrada Stocchi. Attraversati gli abitati di Fasani di sotto e Fasani di sopra, l’itinerario supera il Vajo di Fasani e porta alla Chiesa di San Pietro. Raggiunto il luogo di culto continuate a nord per circa 170 metri, poi tenete la destra in direzione di contrada Larici, una delle località più fotogeniche di Erbezzo. Da contrada Manarini (45.63678913117203, 10.991149545855677), seguite il sentiero Erbezzo San Pietro. L’itinerario conduce al cimitero di Erbezzo, a pochi passi dalla chiesa dei santi Filippo e Giacomo.

La chiesa dei santi Filippo e Giacomo

Situata in Via Roma, 40, la chiesa dei santi Filippo e Giacomo delimita a sud Piazza dei combattenti. Il luogo di culto si distingue per una facciata a doppio spiovente affiancata da due ali porticate.

Accessibile tramite una scalinata a tre gradini, il massiccio portale ligneo chiodato è sormontato da una rappresentazione pittorica di san Filippo e san Giacomo, ai lati della quale si aprono due monofore a tutto sesto.

Distinto da una pianta a croce latina, il luogo di culto presenta una navata unica sovrastata da una volta a botte lunettata. All’interno della chiesa sono custodite preziose opere pittoriche, tra cui spicca un affresco raffigurante il sacro cuore di Gesù e altri santi, altari in marmi policromi, raffinate sculture lignee e un pregiato organo a canne settecentesco.

Se vi chiedete cosa fare a Erbezzo, la chiesa dei santi Filippo e Giacomo è uno dei più significativi punti di riferimento spirituali, culturali e architettonici del paese.

Cosa fare a Bosco Chiesanuova (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Bosco Chiesanuova: la festa dei gnochi sbatui, escursione a Bosco Chiesanuova, il Baito della coletta. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Bosco Chiesanuova?

Il comune di Bosco Chiesanuova confina a nord con Ala, a sud est con Cerro Veronese, a sud ovest con Grezzana, a est con Selva di Progno e Roverè Veronese, a ovest con Erbezzo e Grezzana.

La festa dei gnochi sbatui

L’edizione 2023 della festa dei gnochi sbatui ha avuto luogo martedì 15 agosto in corrispondenza della chiesa di San Benedetto e San Tommaso Apostolo.

Come ogni anno, in occasione della vivace ricorrenza il centro urbano si anima di mercatini, laboratori artigianali, chioschi e aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra squisite tipicità che valorizzano i prodotti e le ricette tradizionali del territorio. Protagonisti indiscussi dell’evento sono gli gnocchi di malga con la fioreta.

La fioretta è una ricotta morbida ottenuta facendo ribollire il siero ricavato dalla trasformazione del latte in formaggio d’alpeggio. Quando il siero raggiunge una temperatura di 60°C, la fioretta emerge in superficie e viene poi aggiunta alla farina fiore 00 per creare l’impasto degli gnocchi.

Se vi chiedete cosa fare a Bosco Chiesanuova, la festa dei gnochi sbatui è un’iniziativa ideale per trascorrere la bella stagione in buona compagnia all’insegna di musica dal vivo, fiumi di birra e specialità enogastronomiche da gustare nella splendida cornice di un accogliente borgo storico incastonato nei Monti Lessini.

Per maggiori informazioni in merito alla festa dei gnochi sbatui è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Bosco Chiesanuova.

Escursione a Bosco Chiesanuova

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Via degli Orti, 26 (45.62429030952593, 11.03078694865456). Procedete a nord lungo il candido sentiero ombreggiato da platani, olmi, noci, betulle, abeti e altre rigogliose piante d’alto fusto. Raggiunte le due graziose baite di Coletta continuate in direzione ovest lungo il sentiero che si inoltra nella florida vegetazione boschiva.

All’intersezione seguite il segnale 4 in direzione di Creci. Al bivio tenete la sinistra e procedete fino a raggiungere la radura in cui si trova contrada Creci, nei pressi di una dolina.

Seguite le indicazioni per contrada Turban, dopodiché continuate in direzione sud per arrivare all’incantevole abitato di Valbusa, una delle località più affascinanti e fotogeniche del comune. L’ultimo tratto del percorso sbuca nel parcheggio in Via Aleardo Aleardi (45.6229735277142, 11.01564512525927). A questo punto procedete a est lungo Via Aleardi, Via Spiazzi e attraversate Piazza Chiesa. Raggiunta Piazza Borgo (45.62204292483177, 11.03056665816592), svoltate a sinistra in Via Vittorio Veneto e procedete per circa 100 metri fino a tornare al punto di partenza.

Se vi chiedete cosa fare a Bosco Chiesanuova, le antiche contrade di Coletta, Creci, Turban e Valbusa sono solo alcune delle accoglienti contrade che punteggiano il territorio del comune. Consigliato sia agli escursionisti esperti sia a chi desideri fare una tranquilla passeggiata, questo breve percorso è ideale per trascorrere del tempo all’aria aperta, immergersi in boschi silenziosi e incontaminati e ammirare spettacolari vedute panoramiche dei Monti Lessini.

Le baite della Coletta

Incorniciate da splendidi boschi di conifere, le baite della Coletta sono due minute costruzioni di pietra, a pianta rettangolare, concluse da tetti a capanna. Risalenti alla prima metà del XVIII secolo, queste caratteristiche costruzioni sono state realizzate per la produzione di burro e formaggio.

Accessibili tramite massici portali lignei affiancati da finestrelle rettangolari, le pittoresche baite fanno parte del Museo Civico Etnografico di Bosco Chiesanuova e recano al loro interno gli utensili impiegati dai nostri avi per la lavorazione del latte.

Periodicamente il comune di Bosco Chiesanuova organizza dei laboratori per l’apprendimento dei metodi tradizionali dell’antica arte casearia.

Villa Benzi Zecchini a Caerano di San Marco (TV)

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Teatro di Villa Benzi Zecchini a Caerano di San Marco (TV).

Uno dei più significativi punti di riferimento culturali e architettonici di Caerano di San Marco, Villa Benzi Zecchini è un’incantevole dimora del XVII secolo immersa nel placido scenario dell’alta pianura trevigiana, delimitata a nord est dai declivi boscosi del Montello, a nord ovest dai luminosi colli asolani punteggiati di castelli medievali.

Situato in Via Montello, 61, il sontuoso palazzo si inserisce armoniosamente in un rigoglioso giardino ornato da cedri e magnolie, avvolti da aiole ben curate, e da molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

L’origine di Villa Benzi Zecchini

La storia del complesso nobiliare è legata agli investimenti che la famiglia veneziana dei Girardi, di origine bergamasca, aveva compiuto a Caerano di San Marco a partire dalla metà del XVI secolo.

Attestato in documenti notarili del 1555, l’iniziale acquisto di “campi dusentonovantatrè” nel territorio caeranese si ampliò nell’arco di un secolo fino a includere i due terzi dei fondi della municipalità.

Per volere dei proprietari, la vasta tenuta venne disboscata, i terreni aridi e sassosi bonificati e messi a coltura. Nel contempo furono ricostruite le case coloniche porticate e l’aia incorniciata dalla barchessa, la stalla, il forno e una serie di adiacenze rustiche.

Alla conversione dei terreni incolti in una florida tenuta agricola seguì la progettazione e l’edificazione della residenza gentilizia che è possibile ammirare oggi.

Custodito nella biblioteca marciana, un manoscritto del XVIII secolo definisce il candido palazzo “non meno magnifico di quello (che possedevano) a Venezia, con un brollo di cento campi tutti cinti di muro“.

Architettura di Villa Benzi Zecchini

Concepita come residenza estiva, la maestosa villa è costituita da un nucleo residenziale a pianta quadrata affiancato da due torri. Più alte rispetto al corpo centrale, le svettanti torrette laterali sono illuminate da tre monofore sovrapposte, sormontate da una finestrella ovale che si apre nel sottotetto.

Accessibile tramite un’elegante scalinata a sei gradini, l’ingresso meridionale è coronato da una finestra a lunetta, al di sopra della quale si staglia un blasone nobiliare. Il portale ligneo è affiancato da sei finestre, tre per lato.

La medesima soluzione, con monofora centrale e sei finestre laterali, si ripete al primo piano. Le tre aperture centrali al piano nobile si affacciano su un balcone sorretto da mensole di pietra e ingentilito da una sinuosa balaustra di ferro. Nel sottotetto si aprono sette finestrelle rettangolari, in asse con le sottostanti.

Ad accentuare lo sviluppo verticale dell’edificio sono due guglie piramidali, a base quadrata, concluse da una sfera.

Oltre alla scuderia, le cantine, i granai e le case per i gastaldi, il complesso agricolo includeva un grazioso laghetto, ora interrato.

L’oratorio secentesco di Villa Benzi Zecchini

Degno di nota è senz’altro il candido oratorio del 1610. Situato a est del palazzo, il luogo di culto si distingue per una facciata a doppio spiovente conclusa da due pinnacoli coronati da elementi di pietra sagomati.

Accessibile tramite un portone ligneo ornato esternamente dallo stemma gentilizio, la chiesetta custodisce un pregiato altare sulla cui mensa, realizzata in legno decorato a finto marmo, era collocata un tempo una pala della scuola del Veronese.

Villa Benzi Zecchini dal XIX secolo a oggi

Successivamente, il complesso passò ai Benzi-Zecchini, che ne mantennero la proprietà fino al 27 gennaio 1837, giorno della scomparsa dell’ultima erede del nobile casato, Caterina Casser ved. Benzi Zecchini. Come stabilito dalle disposizioni testamentarie di quest’ultima, i possedimenti dei Benzi Zecchini furono lasciati in eredità alla Pia Casa di Riposo di Venezia, con la condizione che un terzo dei suoi beneficiati fosse scelto tra i poveri di Caerano.

La Pia Casa di Riposo limitò tuttavia il diritto di fruizione ai legittimi beneficiati, il che portò a un contenzioso legale che si protrasse fino al 1863, anno in cui la Pia Casa di Riposo accettò “di pagare in perpetuo al Comune di Caerano l’annua somma di Fiorini 700 col quale prezzo essa provvederà ai bisogni dei propri poveri…“. Di conseguenza “dietro tale assegno perpetuo il Comune di Caerano rinunciava ad ogni e qualunque pretesa che avesse in passato creduto competerle” in merito al testamento.

A seguito dell’acquisizione della Villa da parte del Comune di Caerano di San Marco nel 1982, ebbe inizio un’accurata opera di ristrutturazione, conclusasi alla fine degli anni Ottanta, che riportò il complesso signorile all’antico splendore.

La Fondazione Villa Benzi-Zecchini

Nella seduta del 20 marzo 1990 il Consiglio Comunale “delibera di provvedere alla costituzione della “Fondazione” denominata “Villa Benzi – Zecchini” avente lo scopo di sollecitare la partecipazione e la fruizione pubblica del complesso storico immobiliare costituito da Villa Benzi – Zecchini con annesso Auditorium e parco.

L’attuale teatro ha una capienza di trecento posti ed è dotato di palcoscenico di 110 m² con graticcio, un boccascena di m. 8,5 di lunghezza, m. 4,8 di altezza e m. 10,5 di profondità.