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Cosa fare a Cerro Veronese: 3 cose da fare

Scorpi cosa fare a Cerro Veronese: Monte Croce, il trail dei Folendari, il Coale del Mondo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cerro Veronese?

Il comune di Verro Veronese confina a nord con Bosco Chiesanuova, a sud e a ovest con Grezzana, a est con Roverè Veronese.

Monte Croce e la cappella del Redentore

Partendo dal municipio di Cerro Veronese, in Piazza Don Angelo Vinco, 4, procedete a ovest fino all’incrocio con Via Barbarani Berto. Svoltate a sinistra e procedete per 190 metri fino all’incrocio con Via Lessini. Attraversate la strada e continuate per circa 60 metri in Viale Belvedere, poi svoltate a sinistra in Via del Sole. Dopo 300 metri troverete l’accesso alla strada che porta alla sommità del colle.

Sulla cima del verde colle alberato si staglia un’incantevole cappella a base ottagonale edificata agli albori del XX secolo.

Quattro scalinate di pietra conducono ad altrettanti portali lignei, coronati da un archivolto a ogiva e sormontati da una finestra trilobata. Ai maestosi ingressi si alternano quattro monofore trilobate ad arco acuto, alte e sottili.

Se vi chiedete cosa fare a Cerro Veronese, Monte Croce è un’incantevole altura erbosa dalla cui posizione privilegiata si domina con lo sguardo lo spettacolare paesaggio dei Monti Lessini.

Il Coale del Mondo

Una delle tappe più affascinanti del Trail dei Folendari, il Coale del Mondo è una profonda cavità naturale immersa nei boschi lessinici nella quale sono stati rinvenuti utensili risalenti al periodo compreso tra il Paleolitico superiore e l’età del rame.

Il Trail dei Folendari

Il punto di partenza dell’itinerario è il municipio di Cerro Veronese in Piazza Don Angelo Vinco, 4. Procedete a est, in discesa, lungo via Rotteglia all’ombra di platani, cedri, ailanti, aceri e robinie.

Dopo 400 metri imboccate il sentiero sterrato che si addentra nella densa vegetazione boschiva, procedendo a sud per circa 350 metri. In prossimità di contrada Foldruna il sentiero curva a sinistra e procede a nord salendo un declivio punteggiato di ciliegi.

All’incrocio con Via Capel del Prete svoltate a sinistra e procedete per 200 metri, dopodiché, in corrispondenza di un caseggiato rustico, imboccate il sentiero alberato alla vostra destra che circonda il florido colle. A questo punto (45.57259465849332, 11.05549134507811), il sentiero svolta bruscamente a sinistra, discende rapidamente il declivio alberato e sbuca in Via Pissarotta.

Attraversate la strada (45.57652716210425, 11.057035191862173) e riprendete il percorso che si inerpica sull’altura verdeggiante. Raggiunta l’estremità orientale del percorso, a sud degli abitati di Puvel e di Contrada Garonzi, il sentiero si dirige nuovamente in Via Pissarotta (45.58349295865132, 11.052331546249945) e procede a ovest addentrandosi nella folta vegetazione di faggi, frassini, noccioli, olmi e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

La tappa successiva del percorso è contrada Gonzoni. Attraversate il grazioso abitato e imboccate Via Bocca di Vento. Seguite la strada sterrata all’ombra di noci, acacie e ciliegi. Dopo 450 metri svoltate a destra in Via Ghiacciaia, poi a sinistra e attraversate il sottopasso. All’incrocio tenete la destra e procedete lungo Via M. Castellani per 100 metri, svoltate a destra, poi subito a sinistra in Via B. Gigli.

Seguite Via B. Gigli per 270 metri, dopodiché procedete lungo il sinuoso sentiero alberato che conduce al Coale del Mondo.

L’itinerario prosegue a sud ovest in direzione di Corrubio prima di voltare a est e assecondare il dislivello impegnativo del Vajo di Vesterle. L’ultimo tratto del percorso sbuca in Via Vesterle (45.575431900094166, 11.039466574515712). Tenete la destra e procedete fino all’incrocio con Via Giacomo Muraro, poi svoltate a sinistra. All’incrocio con Via Lessini girate a sinistra e procedete per 230 metri, dopodiché svoltate a destra e percorrete Via Dall’Oca Bianca e Via Barbarani Berto per 130 metri fino a tornare al punto di partenza.

Per maggiori informazioni in merito all’appassionante itinerario naturalistico è possibile consultare il sito web traildeifolendari.it.

Cosa fare a Grezzana in provincia di Verona: 4 idee

Scopri cosa fare a Grezzana: la sagra della Madonna della cintura, il castello di Falasco, Villa Giusti Bevilacqua, Villa Arvedi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Grezzana?

Il comune di Grezzana confina a nord con Cerro Veronese, a nord ovest con Erbezzo e Bosco Chiesanuova, a sud con Verona, a est con Roverè Veronese e Verona, a ovest con Sant’Anna d’Alfaedo e Negrar.

La sagra della Madonna della cintura

Secondo il calendario liturgico, la Madonna della cintura si celebra ogni prima domenica di settembre. L’edizione 2023 della sagra della Madonna della cintura ha avuto luogo da giovedì 31 agosto a lunedì 4 settembre nel centro urbano grezzanese.

In occasione della vivace ricorrenza il cuore storico del paese si anima di grandi aree di ristorazione nelle quali è possibile assaporare squisite tipicità tradizionali che valorizzano il patrimonio enogastronomico del fertile territorio della Lessinia.

Il menù della precedente edizione ha previsto rinomate pietanze come i bigoli all’anatra, i bigoli al musso, il risotto all’isolana, costine di maiale e carnè salà con fagioli e verdure grigliate, taglieri di affettati, baccalà con polenta e pizza cotta in forno a legna da assaporare con freddi boccali di birra e vini doc.

Se vi chiedete cosa fare a Grezzana, la sagra della Madonna della cintura è un’opportunità ideale per trascorrere la fine della bella stagione all’insegna di musica rock, pop, disco, concerti d’orchestra e serate danzanti, ricette goderecce e dolci fatti in casa, eccellenze vinicole, fiumi di birra ed emozionanti spettacoli pirotecnici.

Per maggiori informazioni in merito all’evento, è possibile consultare le pagine Facebook Sagra Della Madonna Della Cintura di Grezzana, Sagra Della Madonna Della Cintura di Grezzana e il sito web prolocogrezzana.it.

Il castello di Falasco

Situata in Località Basalovo di Stallavena, la possente torre medievale è addossata alla parete strapiombante di un’altura rocciosa, dalla cui posizione privilegiata si domina con lo sguardo lo spettacolare panorama della Valpantena.

Innalzata per volere della famiglia Turrisendi, la costruzione difensiva e di avvistamento risale con ogni probabilità ai secoli XIII e XIV.

La storia della fortificazione è legata a Francesco Falasco, ex possidente terriero divenuto sgherro della famiglia Cozza, il quale aveva trovato rifugio negli antichi ruderi del castello dopo aver perso i propri beni. Grazie alla sua posizione strategica e difficilmente accessibile, nel corso del XVII secolo la torre divenne la base operativa di una spietata banda di briganti.

Villa Giusti Bevilacqua

Situata in Via Madonnina, 1, Villa Giusti Bevilacqua fu costruita nel 1580 per volere della famiglia Giusti. L’elegante residenza gentilizia presenta al piano terra, in posizione mediana, tre aperture a tutto sesto incorniciate da un elegante paramento a bugnato.

Conosciuta anche come Palazzo rosso per il colorito che ne decora gli esterni, la villa è impreziosita da inestimabili affreschi, tra cui spicca una rappresentazione di Mosè salvato dalle acque che abbellisce il piano nobile.

Villa Arvedi

Situata in Via Conti Allegri, nella frazione di Cuzzano (45.5113273636004, 11.013687687112101), Villa Arvedi è un gioiello di architettura barocca elegantemente inserito alle pendici dei colli della Valpantena ammantati di boschi rigogliosi, punteggiati di olivi argentati e scanditi da floridi vigneti per la produzione di Valpolicella DOC, Amarone della Valpolicella e Recioto DOC.

Fondata nella prima metà del XV secolo dalla nobile famiglia Dal Verme, la sontuosa proprietà fu acquistata nel XVII secolo dagli Allegri, i quali finanziarono l’ampliamento del grandioso complesso architettonico nobiliare e lo trasformarono in una fiorente tenuta agricola. Nel 1824 la magione passò agli Arvedi. Le vaste e luminose sale della dimora signorile sono ingentilite da splendidi affreschi di natura allegorica, leggendaria e bellica.

Se vi chiedete cosa fare a Grezzana, Villa Arvedi e lo splendido giardino all’italiana che la incornicia sono una delle mete culturali e naturalistiche più affascinanti della regione Veneto.

Cosa fare a Roverè Veronese (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Roverè Veronese: antica fiera agricola, escursione a Roverè Veronese, il Museo del Bosco. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Roverè Veronese?

Il comune di Roverè Veronese confina a nord con Bosco Chiesanuova, a sud con Verona, a est con Selva di Progno, Velo Veronese e San Mauro di Saline, a ovest con Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese e Grezzana.

Antica fiera agricola di Roverè Veronese

L’edizione 2023 della fiera agricola ha avuto luogo martedì 9 maggio in corrispondenza della chiesa parrocchiale in Piazza Vittorio Emanuele, 4. In occasione della vivace ricorrenza tradizionale, il cuore urbano roverese si anima di mercatini dell’artigianato, chioschi e aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra invitanti specialità che valorizzano i prodotti tipici del fertile territorio della Lessinia.

Come ogni anno, il programma dell’evento prevede coinvolgenti iniziative volte a tramandare ai più giovani la sapienza manuale e le antiche conoscenze dei nostri avi, dalla lavorazione del legno e la tessitura della lana alla produzione di formaggi.

Se vi chiedete cosa fare a Roverè Veronese, l’antica fiera agricola è un’occasione ideale per vivere la stagione primaverile in buona compagnia nella cornice di un incantevole borgo storico incastonato nei Monti Lessini, assistere a esposizioni di macchinari agricoli, sia d’epoca che moderni, assaporare squisite specialità enogastronomiche e visitare pittoresche contrade e antichi mulini avvolti da boschi incantati.

Per maggiori informazioni in merito alla manifestazione è possibile consultare il grupo Facebook PRO LOCO ROVERE’ VERONESE.

Escursione a Roverè Veronese

Il punto di partenza dell’itinerario è Piazza Vittorio Emanuele, 4. Lasciate alle vostre spalle la facciata della chiesa parrocchiale e procedete in Via San Marco. Dopo 140 metri imboccate il sentiero alberato che sbuca in Via General Cantore. Procedete lungo Via General Cantore per 740 metri, attraversando un pittoresco abitato adagiato su una verde altura, dopodiché (45.592886972078325, 11.07549581258557) tenete la sinistra nel sentiero che conduce a un fabbricato rurale incastonato tra luminosi rilievi erbosi (45.593836214921936, 11.078440651369705).

Il sentiero procede a nord est assecondando il declivio di un colle ammantato di faggi e abeti fino a sfociare nel sentiero sterrato in Contrada Vajo. Dopo circa 280 metri tenete la sinistra e procedete a nord ovest fino a raggiungere un grazioso abitato rurale, superato il quale il percorso procede a ovest serpeggiando tra fabbricati rustici secolari. Il sentiero regala suggestive vedute panoramiche di ameni declivi erbosi punteggiati di noci, olmi e altre floride piante d’alto fusto. Attraversate la strada e imboccate Via Baito Jegher, procedendo in direzione sud ovest.

Arrivati al Ristorante & Albergo Jegher, imboccate il sentiero sterrato delimitato da un basso muricciolo di pietra che sfocia in Contrada Erbisti (45.604611021961304, 11.067293213381284). Dopo pochi metri il sentiero si addentra nuovamente nella folta vegetazione arborea.

A questo punto (45.60265563479552, 11.059859584629315) tenete la destra e procedete in discesa all’ombra di abeti, tigli, faggi e betulle fino a raggiungere lo splendido abitato di Scardon. Raggiunto un caseggiato arancione a tre piani (45.60422759925563, 11.054038833329432) svoltate a destra e seguite la seconda parte del sentiero dei Cimbri.

Dopo qualche centinaio di metri il sentiero svolta bruscamente a sinistra e continua verso sud, estendendosi ai margini del declivio boscoso e affiancando gli abitati di Campari e Frustoli. L’ultimo tratto del percorso si snoda tra la densa vegetazione arborea del Vaio di Salaorno fino ad arrivare al punto di partenza in Piazza Vittorio Emanuele, 4.

Il Museo del Bosco

Come raggiungere il Museo del Bosco?

Partendo dal parcheggio in Via San Francesco (45.593746816570295, 11.067650624569003), procedete a nord est per circa 300 metri, dopodiché svoltate a destra e procedete in contrada Vajo fino a raggiungere la destinazione.

Se vi chiedete cosa fare a Roverè Veronese, il museo del bosco è una galleria d’arte costellata di sgargianti e fantasiose opere pittoriche di Gianni Franceschini ombreggiate dalla maestosa volta arborea di faggi e betulle.

Il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto (TV)

Teatro Accademico 1
Il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto (TV). Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.

Situato in Via Giuseppe Garibaldi, 4, il Teatro Accademico è un capolavoro di architettura settecentesca progettato nel 1746 da Francesco Maria Preti (Castelfranco Veneto: 19 maggio 1701 – 23 dicembre 1774), lo stesso ideatore del maestoso Duomo di Santa Maria Assunta e San Liberale e di Villa Pisani a Stra (VE).

Costruito tra il 1754 e il 1780, il Teatro Accademico fu commissionato dalla Società degli Accademici, prestigioso circolo culturale molto attivo in Castelfranco i cui più illustri esponenti includevano eminenti matematici come Jacopo e Giordano Riccati.

Concepito come teatro anatomico, ovvero come luogo di riunione di accademici per lo svolgimento della loro attività scientifica, la struttura si distingue per una pianta quadrata, il cui centro corrisponde al centro della platea. Su precisa richiesta della committenza, Francesco Maria Preti realizzò un ambiente che fosse fruibile sia nelle ore diurne, attraverso la naturale illuminazione del sole, sia di notte, con l’uso di candele, fiaccole e torce.

Caratteristica saliente dell’edificio è la sua acustica perfetta, eccezionalmente udibile in ogni suo punto grazie all’applicazione della Media Armonica Proporzionale, formula matematica concepita da Giovanni Rizzetti. Ai lati della platea si aprono due incantevoli logge simmetriche, ritmate da candide colonne concluse da capitelli corinzi dorati.

Dal 1853 al 1858 si svolsero i lavori di costruzione dell’atrio e della facciata, realizzati sui disegni dell’ingegnere Antonio Barea di Castelfranco.

Nel 1858, l’ingegner Antonio Barea e l’architetto veneziano Giambattista Meduna ricevettero dal conte Francesco Revedin, podestà cittadino, l’incarico di ristrutturare il Teatro Accademico. Tale intervento determinò un radicale cambiamento del progetto originale del Preti. Lo zoccolo in bugnato rustico fu eliminato, le eleganti serliane furono murate. Il soffitto fu abbattuto e le decorazioni del Canaletto che ne ingentilivano la superficie furono sostituite da affreschi e tempere del pittore veneziano Sebastiano Santi.

Il nuovo apparato decorativo della volta raffigura l’allegoria dell’Immortalità, seduta tra le personificazioni della Virtù e della Gloria mentre dispensa corone di alloro a letterati, scienziati e artisti nativi di Castelfranco.

Nel 1970 la municipalità di Castelfranco Veneto acquistò il Teatro Accademico e lo riportò all’antico splendore attraverso una minuziosa opera di restauro. Eseguito dal 1973 al 1977, tale intervento diede nuova vita al Teatro in qualità di sede di eventi culturali, convegni, spettacoli teatrali e mostre.

Se state pianificando una visita a Castelfranco Veneto, vi consigliamo di leggere anche 10 cose da fare a Castelfranco Veneto.

Teatro Accademico 2
Panoramica degli interni del Teatro Accademico di Castelfranco Veneto (TV). Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.

Per informazioni in merito alla segreteria, alla biglietteria e alle richieste di utilizzo è possibile consultare il sito del comune di Castelfranco Veneto.

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Si ringraziano il comune di Castelfranco Veneto, lo IAT e l’Archivio Città di Castelfranco Veneto per la gentile collaborazione. Fotografie di Francisco Marques.

Le mura e la torre civica di Castelfranco Veneto (TV)

Mura
Le mura di Castelfranco Veneto (TV). Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.

Scopri l’origine delle possenti mura e della torre civica di questa straordinaria città medievale.

La storia di Castelfranco, città fortificata tra le più affascinanti e meglio preservate della regione, è saldamente legata alla sua posizione strategica nel cuore del Veneto. Situata a pochi chilometri da Venezia, Padova, Vicenza e Treviso, la roccaforte medievale era un fiorente crocevia commerciale che metteva in comunicazione l’Europa occidentale e orientale, la Repubblica di Venezia e il Sacro Romano Impero.

Un tempo muniti di ponti levatoi e saracinesche (sostituite nel corso del Cinquecento da ponti in muratura) i principali accessi al centro cittadino si aprono a est (la porta di Treviso o porta franca) e a ovest (la porta di Cittadella), mentre gli ingressi pedonali sono collocati a nord e a sud.

Il toponimo di Castelfranco Veneto

Mura e Statua del Giorgione 1
Statua di Giorgione e Mura di Castelfranco Veneto (TV). Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.

Il nome del comune deriva dall’unione delle parole “castello” e “franco”. Quest’ultima si riferisce all’esenzione dal pagamento delle tasse che il comune di Treviso aveva concesso agli abitanti della roccaforte in virtù del loro impegno a difenderla dai vicini padovani e vicentini.

Le mura di Castelfranco Veneto

Fondato negli ultimi anni del XII secolo, l’insediamento militare si erge sulla sommità di un terrapieno erboso lambito dall’Avenale e dal Musonello, le cui acque sono convogliate in un profondo fossato che asseconda il perimetro murario castellano.

Con uno spessore di 1,7 metri, le mura in mattoni a vista del complesso architettonico poggiano su un massiccio basamento realizzato con ciottoli di fiume e scarti di muratura legati da calce idrata. Erte a difesa della cittadella medievale da otto secoli, le possenti mura alte 17 metri formano un imponente quadrato di mattoni rossi lungo 230 metri per lato, delimitato ai vertici da svettanti torri angolari e munito di due torri mediane.

La torre civica

Edificata nel 1246, anno in cui Ezzelino da Romano aveva deciso di rafforzare le difese della cittadella, la torre dei morti si staglia al centro della cortina muraria meridionale, mentre la torre civica si innalza per 43 metri lungo le mura orientali, dominando con la propria spettacolare mole la porta franca.

La grandiosa opera di architettura militare narra come un libro antico alcuni dei capitoli più significativi della storia di Castelfranco Veneto.

Torre Civica 1
Torre civica di Castelfranco Veneto e porta franca. Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.
Torre Civica 2
Particolare dell’orologio e del Leone di San Marco sul lato est della torre civica. Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.

Sulla parete est della torre civica spicca un orologio in numeri romani sormontato da uno splendido Leone Marciano in pietra d’Istria, il cui candore risalta sulla superficie uniforme in mattoni rossi della possente costruzione. Installati entrambi nel 1499, sia il Leone di San Marco che l’incantevole orologio simboleggiano il glorioso dominio della Repubblica di Venezia sulla città di Castelfranco Veneto dal 24 gennaio 1339 al 12 maggio 1797.

A ricordare la breve parentesi di governo carrarese, nel periodo compreso tra il 1380 e il 1388, è il carro rosso su campo bianco dipinto sulla volta della porta di Treviso.

Durante la guerra di Cambrai, combattuta dal 1509 al 1517, la cortina muraria si rivelò inadatta a reggere l’urto dell’artiglieria di epoca rinascimentale, come testimoniato dal crollo di una parte delle mura cittadine.

Persa ormai del tutto la propria funzione difensiva, nel XIX secolo la fortificazione si elevò a simbolo più rappresentativo della città, gioiello di urbanistica medievale che diede i natali al celebre Giorgione, altissimo interprete del colorismo veneto della seconda metà del Quattrocento.

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Si ringraziano il comune di Castelfranco Veneto, lo IAT e l’Archivio Città di Castelfranco Veneto per la gentile collaborazione. Fotografie di Francisco Marques.

Cosa fare a Velo Veronese: 3 cose da fare

Scopri cosa fare a Velo Veronese: il Cóvolo di Camposilvano, la festa del Monte Purga, la Valle delle sfingi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Velo Veronese?

Il comune di Velo Veronese confina a nord con Roverè Veronese, a nord est con Selva di Progno, a sud est con Badia Calavena, sud ovest con San Mauro di Saline, a est con Selva di Progno e Badia Calavena, a ovest con Roverè Veronese e San Mauro di Saline.

La festa del Monte Purga

L’edizione 2023 della festa del Monte Purga ha avuto luogo da venerdì 4 a lunedì 7 agosto in Piazzale Crosara.

Come ogni anno, la manifestazione prevede grandi e comode tendostrutture nelle quali è possibile gustare tipicità caserecce da far venire l’acquolina in bocca, da grigliate miste e funghi con fette di polenta alla piastra, salsicce alla griglia con fagioli e hamburger gourmet con patate fritte a squisite ricette tradizionali come gli gnocchi di malga e il risotto al tastasal. Quest’ultimo è un prodotto caratteristico del veronese costituito da un impasto di carni suine salato, pepato e aromatizzato con chiodi di garofano, aglio, rosmarino e cannella.

Ideale per la preparazione di hamburger, per condire risotti e piatti di pasta, il tastasal prende nome dall’abitudine di assaggiare (tastar) l’impasto per assicurarsi che la salatura sia al punto giusto.

Se vi chiedete cosa fare a Velo Veronese, la festa del Monte Purga è un’occasione ideale per trascorrere la bella stagione all’insegna di concerti di musica pop, rock e disco, serate danzanti, fiumi di birra e specialità goderecce da assaporare nella splendida cornice di un’ospitale borgo rurale incastonato nel cuore della Lessinia, meta ambita da escursionisti provenienti da ogni parte del Paese.

Per informazioni in merito alla festa del Monte Purga è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco di Velo Veronese e la pagina Instagram prolocoveloveronese.

Il Cóvolo di Camposilvano

Situato nell’omonima frazione di Velo Veronese, in prossimità del Museo Geopaleontologico di Camposilvano, il covolo di Camposilvano è una grotta naturale profonda ottanta metri, la cui volta è crollata a seguito del lento processo di erosione meccanica dell’acqua.

Le rocce carbonatiche non sono solubili in acqua pura, tuttavia, la presenza di acqua miscelata con anidride carbonica trasforma il carbonato di calcio (non solubile) in bicarbonato di calcio (solubile). Il fenomeno carsico determina la creazione di solchi e fenditure nelle quali si infiltra l’acqua piovana, la quale, incidendo la roccia sempre più in profondità, forma nel corso di milioni di anni profonde voragini, gole, forre, inghiottitoi e misteriosi antri, la cui atmosfera fiabesca ha dato vita nel corso del tempo ad affascinanti leggende animate da folletti, spiritelli, fate, streghe e altre creature incantate legate al folclore locale.

Raggiungibile attraverso un’agevole scalinata affiancata da un parapetto in legno, la caverna è formata da Rosso Ammonico, roccia sedimentaria del periodo giurassico. Con una larghezza di settanta metri e un’altezza di trentacinque metri, lo spettacolare cratere carsico è uno scrigno di biodiversità avvolto da felci, abeti, faggi, betulle e molte altre rigogliose piante d’alto fusto che incorniciano ripide pareti rocciose velate di muschio.

Valle delle sfingi

Come raggiungere la Valle delle sfingi

Partendo dal parcheggio di Camposilvano (45.62542172518844, 11.089483462443386), procedete a nord per 550 metri, poi svoltate a destra e seguite l’itinerario sterrato denominato il Fungo.

Circondata da un florido manto di vegetazione forestale, la sinuosa valle è punteggiata di candidi monoliti calcarei pazientemente scolpiti dagli agenti atmosferici.

Se vi chiedete cosa fare a Velo Veronese, la Valle delle sfingi e il Covolo di Camposilvano sono due delle località naturalistiche più fotogeniche della Lessinia, mete imperdibili per gli amanti per chi desideri immergersi in un ambiente incontaminato, luminoso e immerso nel verde.

Cosa fare a Selva di Progno (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Selva di Progno: la fiera del Derlo, escursione a Selva di Progno, Giazza Ljetzan. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Selva di Progno?

Il comune di Selva di Progno confina a nord con Ala, a sud con Badia Calavena, a est con Crespadoro e Vestenanova, a ovest con Bosco Chiesanuova, Velo Veronese.

La fiera del Derlo

L’edizione 2023 della fiera del Derlo ha avuto luogo da venerdì 29 a domenica 1 ottobre in Via Trento.

Come ogni anno, la tradizionale ricorrenza prevede spaziose tendostrutture nelle quali è possibile scegliere tra squisite tipicità enogastronomiche che valorizzano i prodotti del territorio.

In occasione dell’evento il cuore urbano del paese si anima di caratteristici mercatini e laboratori artigianali nei quali vengono realizzati i tradizionali cesti da cui la fiera prende il nome, realizzati con legno intrecciato e impiegati per il trasporto di utensili e prodotti agricoli.

Se vi chiedete cosa fare a Selva di Progno, la fiera del Derlo è un’iniziativa ideale per trascorrere la stagione autunnale all’insegna di musica dal vivo, specialità goderecce, serate di danza, emozionanti spettacoli pirotecnici e percorsi podistici alla scoperta dello straordinario patrimonio paesaggistico della Val d’Illasi e del Gruppo del Carega.

Per maggiori informazioni in merito alla fiera del Derlo è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Selva di Progno.

Escursione a Selva di Progno

Il punto di partenza del percorso è la Chiesa di Santa Maria Assunta in Piazza IV Novembre, 7. Procedete a nord per 230 metri, poi svoltate a destra in Via Giorgio Anselmi. Seguite Via Giorgio Anselmi per 750 metri, dopodiché tenete la sinistra e continuate in Via Anselmi per 400 metri.

Una volta raggiunta la contrada Piazzoli (mt.625) imboccate il sentiero alla vostra destra che asseconda il declivio alberato.

L’itinerario si addentra nella densa vegetazione boschiva che ammanta il florido colle fino a portare a una limpida sorgente sgorgante da rocce velate di muschio. La tappa successiva del percorso è Contrà Fiori. Attraversate il grazioso abitato di pietra e procedete a est per 1 km (lungo il percorso troverete due rinomate trattorie). All’incrocio svoltate a sinistra e seguite la strada provinciale 17a per 1 km, dopodiché svoltate a sinistra, procedete per circa 65 metri e imboccate la strada alla vostra destra per Contrada San Giorgio.

Al bivio (45.630934388170765, 11.15739428092231) tenete la sinistra fino ad arrivare in Contrada Spagnoletti. Procedete a ovest all’ombra di platani, noci, aceri campestri, ailanti, pioppi, abeti, frassini e molte altre rigogliose piante d’alto fusto fino a giungere in contrada Naiss, dove è situato l’Osservatorio Astronomico del Parco della Lessinia.

All’incrocio con Via Bellavista svoltate a destra e procedete per circa 350 metri. In corrispondenza della curva (45.639004014087995, 11.145808025633116) troverete alla vostra sinistra, ombreggiata da un nocciolo, la segnaletica per il monte Torla.

Il sentiero affianca l’Azienda Agricola il Cuco e porta al rifugio Monte Torla. L’itinerario prosegue a nord attraverso la vasta e luminosa malga costellata di doline, dopodiché discende il versante ovest dell’altura e conduce all’antico abitato di Giazza passando per la contrada Prusti di Sotto. Il percorso è scosceso ma regala vedute suggestive di splendide cascate avvolte da boschi incantati.

Raggiunta la frazione di Giazza potete tornare al punto di partenza procedendo lungo Via Osti passando per Piazza Don Domenico Mercante e, attraversata Contrà Ferrazza, lungo la pista ciclopedonale Giazza e la strada provinciale 10.

Giazza Ljetzan

Se vi chiedete cosa fare a Selva di Progno, Giazza Ljetzan è una frazione del comune situata tra la Val d’Illasi e la Val di Revolto. Uno dei punti di riferimento più affascinanti dell’antico borgo cimbro è la foresta demaniale regionale di Giazza, oasi naturalistica costellata di carpini, ornielli, aceri campestri, abeti bianchi e rossi, faggi e noccioli. Con un’estensione di 1904 ettari, la maestosa formazione boschiva fa parte del Parco Naturale Regionale della Lessinia.

Cosa fare a San Mauro di Saline (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a San Mauro di Saline: la sagra dei marroni, l’eremo di San Moro, escursione a San Mauro di Saline. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Mauro di Saline?

Il comune di San Mauro di Saline confina a nord con Velo Veronese, a sud est con Tregnago, a sud ovest con Verona, a est con Velo Veronese e Badia Calavena, a ovest con Roverè Veronese e Verona.

La sagra dei marroni

L’edizione 2023 della sagra dei Marroni ha avuto luogo da sabato 28 a domenica 29 ottobre nel cuore urbano del comune.

L’ultimo appuntamento della vivace ricorrenza popolare ha previsto affascinanti spettacoli di sbandieratori, serate danzanti con orchestre di liscio, spettacolari coreografie pirotecniche e concorsi per premiare le migliori qualità di castagne che nei fertili e soleggiati colli salinesi trovano l’ambiente ideale per crescere rigogliose.

Se vi chiedete cosa fare a San Mauro di Saline, la sagra dei marroni è un’occasione ideale per trascorrere la stagione autunnale all’insegna di musica dal vivo e specialità enogastronomiche da assaporare nella splendida cornice di un’accogliente paese rurale incastonato nei maestosi rilievi della Lessinia sud-orientale.

L’eremo di San Moro

Erto sulla cima di una silenziosa altura alberata, l’eremo di San Moro è un’incantevole complesso architettonico monastico la cui presenza nel territorio salinese è documentata dalla prima metà del XII secolo.

Dedicato a San Leonardo, il luogo di culto di pietra si distingue per una facciata a doppio spiovente in stile romanico. di fronte alla quale si stagliano la torre campanaria e un grazioso portico. Internamente scandita in tre navate, la pieve è ingentilita da un inestimabile apparato pittorico e scultoreo. La navata centrale è sovrastata da un’elegante copertura a capriate lignee, mentre le navate laterali sono concluse da raffinate coperture a crociera.

Se vi chiedete cosa fare a San Mauro di Saline, l’eremo di San Moro è uno dei più significativi punti di riferimento spirituali e storici del comune.

Escursione a San Mauro di Saline

Il punto di partenza dell’escursione è la chiesa di San Mauro di Saline in Via Parrocchia. In alternativa è possibile lasciare l’auto nel vicino parcheggio in Via Monte Moro (45.566549658956724, 11.114445634783452). Lasciate la facciata della chiesa alle vostre spalle, svoltate a destra e procedete a sud in Via Parrocchia, Via Ferrari e Via Dosso Nardari per 210 metri, dopodiché svoltate a destra seguendo le indicazioni per la sorgente San Mauro.

L’itinerario si addentra nella florida vegetazione boschiva che ammanta il colle fino a condurre a un limpido torrente, dopodiché prosegue in direzione sud ovest e sbocca su Via Sella (45.56664055079218, 11.099176574920744), in prossimità di un pittoresco caseggiato rustico. Svoltate a destra e procedete per circa 20 metri, poi seguite il sentiero sterrato che serpeggia a nord all’ombra di floridi castagni. Continuate lungo Contrada Somellini attraversando l’amena altura erbosa costellata di castagni, noci, robinie, abeti, querce, aceri campestri, noccioli e molte altre piante d’alto fusto.

Superata l’azienda agricola Castagna Silvano tenete la destra e procedete in discesa lungo il sentiero sterrato fino all’incrocio con la strada provinciale 16. Svoltate a destra e procedete a sud per 900 metri, poi tenete la sinistra lungo la strada provinciale che si estende ai margini di un bosco di abeti. Alla vostra sinistra si domina con lo sguardo la dorsale montuosa che delimita il confine occidentale della Val d’Illasi.

Al bivio tenete la destra in Via Monte Muro. Dopo circa 300 metri continuate lungo il sentiero che conduce all’eremo di San Moro.

Conclusa la visita discendete il versante ovest del colle. Al bivio (45.56385566102379, 11.117105062953893) tenete la sinistra lungo il sentiero in discesa che sfocia su Via Roma (45.56493881405293, 11.11578283828239). Tenete la destra e procedete in direzione del centro urbano, a circa 200 metri di distanza, fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di San Mauro di Saline.

Cosa fare a Badia Calavena (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Badia Calavena: Antica fiera dei Bogoni, Monte Pecora, Abbazia Benedettina di Calavena. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Badia Calavena?

Il comune di Badia Calavena confina a nord con Selva di Progno, a sud con Tregnago, a est con Vestenanova, a ovest con Velo Veronese e San Mauro di Saline.

Antica fiera dei Bogoni

L’edizione 2023 dell’Antica fiera dei Bogoni ha avuto luogo da venerdì 1 a domenica 3 dicembre a Sant’Andrea di Badia Calavena.

In dialetto veronese, i bogoni sono le chiocciole tradizionalmente raccolte in primavera e consumate durante l’inverno e nel periodo della Quaresima.

L’antica consuetudine di dare inizio al mercato prima dell’alba nasce dall’intenzione di evitare il pagamento della decima un tempo imposta dall’Abbazia di Badia Calavena.

Durante la manifestazione potrete degustare squisite pietanze a base di chiocciole, assaporare rinomati tartufi e partecipare a pittoreschi mercatini dell’artigianato.

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza è possibile visitare la pagina Facebook Pro Loco Badia Calavena e il sito www.fieradeibogoni.it.

Monte Pecora

Come raggiungere il Monte Pecora

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio presso l’Abbazia di Calavena in Piazza Mercato, 14. Affiancate il lato nord della chiesa abbaziale, poi tenete la sinistra e affrontate i tornanti della strada provinciale 36, dopodiché continuate in direzione sud est per 3,3 km.

Il percorso offre vedute panoramiche mozzafiato dei sinuosi rilievi collinari che definiscono il confine orientale della Val d’Illasi. La florida vegetazione di frassini, carpini, robinie, aceri campestri e roverelle che ricopre i colli si alterna a suggestivi terrazzamenti disseminati di noci e ciliegi e delimitati da muriccioli di pietra.

Una volta raggiunto il ristorante La Collina in Via Collina, 1, lasciate alla vostra destra Via Righetti e seguite la strada in salita in direzione di Bolca e Sprea. Dalla posizione privilegiata del Monte Pecora (869 m.), sulla cui sommità svetta una torre eolica di 65 metri, si domina con lo sguardo un paesaggio fiabesco, modulato dalle dorsali montuose della Lessinia costellate di olivi argentati e ammantate di boschi secolari che incorniciano amene estensioni prative brillanti al sole e antichi caseggiati rustici.

Raggiunto il candido capitello di pietra tenete la destra e procedete a nord per 2,3 km lungo la dorsale montuosa. A questo punto (45.58527291093915, 11.182767489928233) tenete la sinistra nella stradina serpeggiante che conduce a un grazioso gruppetto di case di pietra incastonato tra i colli.

Attraversate l’antico villaggio e procedete a nord fino all’incrocio, dopodiché seguite la strada provinciale 36 b a nord ovest in direzione di Sprea. Superate il camposanto procedete fino a raggiungere la maestosa chiesa neoclassica di Sprea, dopodiché continuate lungo la strada provinciale per 5 km in direzione sud ovest, discendendo il versante boscoso del colle ombreggiato da acacie, carpini, olmi, pioppi, ontani e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

All’incrocio svoltate a sinistra e procedete a sud lungo la strada provinciale 10 per 2,1 km affiancando il torrente Illasi. Una volta raggiunto Palazzo Fritz, in Via Roma, 3, svoltate a sinistra e procedete per 400 metri fino a tornare al punto di partenza.

La chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia

Situata in Piazza Mercato, 18, il complesso architettonico monastico è accessibile tramite una splendida chiesa neoclassica del XIX secolo. Internamente scandito in tre navate, il luogo di culto è collegato allo straordinario chiostro incorniciato da un portico sormontato da un elegante loggiato, entrambi ritmati da eleganti arcate a tutto sesto.

Se vi chiedete cosa fare a Badia Calavena, la chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia è un gioiello di arte, storia e architettura nonché uno dei più significativi punti di riferimento spirituali e culturali della Val d’Illasi.

Cosa fare a Vestenanova (VR): 3 idee

Scopri cosa fare a Vestenanova: la festa del turista, la chiesa di San Leonardo, escursione a Vestenanova. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Vestenanova?

Il comune di Vestenanova confina a nord con Crespadoro, a sud con San Giovanni Ilarione, a est con Crespadoro, Altissimo, San Pietro Mussolino e Chiampo, a ovest con Selva di Progno, Badia Calavena e Tregnago.

La festa del turista

L’edizione 2023 della festa del turista ha avuto luogo da giovedì 03 a martedì 08 Agosto in Piazza Pieropan.

In occasione della vivace ricorrenza, il cuore storico vestenese si anima di chioschi e aree di ristorazione in cui scegliere tra gustose specialità enogastronomiche. Il programma prevede mercatini dell’artigianato, concerti d’orchestra, mostre di pittura e percorsi podistici tra colli soleggiati e incantevoli boschi secolari.

Se vi chiedete cosa fare a Vestenanova, la festa del turista è un’iniziativa ideale per trascorrere la bella stagione all’aria aperta all’insegna di arte, artigianato e invitanti tipicità goderecce nella serena cornice di un paese campestre incastonato della Val d’Alpone.

Per informazioni in merito al prossimo appuntamento della festa del turista è possibile consultare il sito www.prolocovestenanova.it e la pagina Facebook Pro Loco Vestenanova – Eventi.

La chiesa di San Leonardo

Situata in Via Chiesa, 30, la maestosa chiesa si innalza sulla sommità di un’altura da cui si gode di spettacolari vedute della Val d’Alpone. Accessibile tramite un’elegante scalinata, l’ingresso del luogo di culto è anticipato da un pronao tetrastilo di ordine corinzio. Il colonnato sorregge la trabeazione formata dall’architrave modanato, dal fregio e dal frontone triangolare dentellato.

La vasta e luminosa aula unica della chiesa è sovrastata da un soffitto a padiglione lunettato ingentilito da un affresco raffigurante San Leonardo rivolto alla Vergine Maria.

Affiancato da due coppie di lesene corinzie, il grande portale ligneo timpanato è affiancato da due nicchie in cui sono inserite le statue di Sant’Agostino a sinistra, di San Vincenzo de’ Paoli a destra.

Se vi chiedete cosa fare a Vestenanova, la chiesa di San Leonardo è un gioiello di architettura neoclassica armoniosamente inserito in una delle località naturalistiche più scenografiche della provincia di Verona.

Escursione a Vestenanova

Il punto di partenza dell’itinerario è la sede del comune in Piazza Roma, 1. Lasciate l’ingresso del municipio alle vostre spalle e procedete a est per circa 40 metri, dopodiché svoltate a destra in Via Risorgimento.

Dopo 20 metri svoltate di nuovo a destra, in discesa, seguendo le indicazioni per la chiesa romanica del XII secolo. Procedete lungo Via Centro per 1,6 km, assecondando il declivio di un colle disseminato di acacie, ciliegi, platani, tigli, aceri campestri, cedri e molte altre rigogliose piante d’alto fusto.

A questo punto (45.569266588361685, 11.21701701774336) girate a destra seguendo le indicazioni per la chiesa romanica. Una volta raggiunta la chiesa dei santi Zenone e Urbano imboccate il sentiero che conduce all’antica chiesa di Sant’Antonio Abbate, appollaiata sulla cima di un’altura alberata.

Conclusa la visita tornate alla chiesa dei santi Zenone e Urbano, poi procedete in salita lungo la strada asfaltata che attraversa un gruppetto di case (45.57015346547966, 11.218358387393698).

All’incrocio tenete la destra e continuate a nord per 5 km lungo Via Togni, Via Cavagile e Via le Cole. Il percorso si snoda sulla cima di un’altura ombreggiata da abeti, frassini, noci, aceri e faggi, regalando suggestive vedute panoramiche di sinuosi pendii erbosi che si estendono all’orizzonte.

Una volta arrivati all’abitato di Bolca (45.59462063799155, 11.206994915635226) svoltate a destra e procedete a sud lungo la strada provinciale 17 per 4 km passando per le contrade di Zovo, Ragano e Mettifoghi. Raggiunto il capitello alla vostra sinistra(45.57468869556306, 11.23224821041609), svoltate a destra in Via Monte Grappa e procedete per 450 metri fino a tornare al punto di partenza.