Scopri cosa fare a Tregnago: Grandolfo Tre Valli, il castello di Tregnago, la ciliegia d’oro, l’antica fiera di San Martino. Volete saperne di più? Prima di tutto…
Con un dislivello di 1290 metri, l’itinerario ciclabile si snoda per 43 km tra la Val d’Illasi, la Val Tramigna e la Val di Mezzane lungo le propaggini meridionali dei Monti Lessini.
Il percorso panoramico offre vedute spettacolari di gentili rilievi alberati punteggiati di eleganti cascine e di pittoreschi fabbricati rustici avvolti da ciliegi e olivi argentati.
Percorrere la Grandolfo tre Valli è un’esperienza consigliata a chi desideri immergersi in un ambiente naturalistico silenzioso, incontaminato, disseminato di torri e castelli medievali incorniciati da boschi secolari e vigneti che si estendono a perdita d’occhio.
Per consultare la mappa dell’itinerario si consiglia di visitare il sito granfondotrevalli.com.
Il castello di Tregnago
Situato in Via Castelli (45.51578921716555, 11.168616126938106) l’antico castello sorge sul Monte Precastiolo (m. 587), altura erbosa costellata di cedri, cipressi, abeti, pini marittimi, acacie e molte altre piante d’alto fusto.
Ciò che resta del complesso fortificato medievale, edificato tra i secoli XI e XII sui resti di una struttura di epoca romana, sono le rovine della torre a base pentagonale e la torre dell’orologio, a base quadrata. Quest’ultima, coronata da una merlatura guelfa, presenta una bifora su ogni lato della cella campanaria. Coperta da un denso manto di edera, la torre dell’orologio è ingentilita da un affresco del XIV secolo che illustra la Madonna col Bambino e una figura ritratta in ginocchio.
Come raggiungere il castello di Tregnago
Partendo da Piazza Mercato, procedete a sud in Via San Martino per circa 100 metri, poi svoltate a sinistra in Vicolo Castello. Seguite Vicolo Castello per 250 metri, dopodiché imboccate il sinuoso sentiero alla vostra sinistra che conduce alla torre dell’orologio.
La ciliegia d’oro
La 62° Mostra Provinciale “La ciliegia d’oro” ha avuto luogo da sabato 17 a lunedì 19 luglio 2023 in Piazza Abramo Massalongo e nelle principali vie del paese.
Il programma della manifestazione prevede serate musicali e danzanti, aperitivi in piazza e spaziose aree di ristorazione nelle quali assaporare specialità enogastronomiche del territorio. La festa prevede inoltre mercatini artigianali e aree dedicate agli agricoltori per la vendita delle ciliegie prodotte localmente.
Se vi chiedete cosa fare a Tregnago, la mostra provinciale della ciliegia d’oro è un’opportunità per trascorrere la stagione estiva in uno splendido paese della Val d’Illasi, tra antichi castelli circondati da boschi secolari, incantevoli dimore signorili, vigneti soleggiati e floridi ciliegi che in questi fertili colli trovano l’ambiente ideale per crescere rigogliosi.
L’antica fiera di San Martino
L’edizione 2023 dell’antica fiera di san Martino ha avuto luogo da venerdì 10 a domenica 12 novembre nel cuore storico tregnaghese.
Occasione imperdibile per le buone forchette, l’evento prevede chioschi e stand gastronomici in cui gustare braciole e salsicce alla piastra da accompagnare con patate fritte e pearà, squisita salsa di origine contadina preparata con pan grattato, midollo di ossa si bue, olio d’oliva, brodo di carne e pepe fresco macinato.
Se vi chiedete cosa fare a Tregnago, l’antica fiera di San Martino è una piacevole iniziativa per trascorrere la stagione autunnale all’insegna di musica dal vivo e tipicità goderecce da far venire l’acquolina in bocca.
Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare le pagine Facebook Pro Loco Città di Tregnago e Proloco Tregnago.
Portella d’organo raffigurante l’Annunciazione. Bottega di Cima da Conegliano. Pinacoteca del Museo Civico. Archivio fotografico del comune di Conegliano.
Portella d’organo raffigurante S. Giovanni Battista e S. Taddeo. Bottega di Cima da Conegliano. Archivio fotografico del comune di Conegliano.
Sede del Museo Civico di Conegliano a partire dal 1946, la Torre della Campana custodisce inestimabili opere pittoriche, documenti cartografici e cimeli archeologici che attestano il valore del patrimonio storico e culturale della città di Conegliano.
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La sezione archeologica
Tra i reperti preistorici rinvenuti nel territorio e attualmente esposti nella sezione archeologica spicca una macina a sella in pietra di 6.000 anni fa, nonché diversi utensili in selce, frammenti di vasi in ceramica e resti alimentari che testimoniano la frequentazione di quest’area dal Neolitico all’Eneolitico (fine IV – III millennio a.C.) da parte di una comunità legata alla cultura dei vasi a bocca quadrata, diffusa in Italia settentrionale durante il V millennio a.C.
Negli anni Settanta del Novecento, i ritrovamenti affiorati durante il restauro di Casa Cima hanno confermato la presenza di insediamenti umani sul colle durante l’età del Bronzo nel periodo compreso tra il XIV-XIII sec. a.C. Organizzati su terrazzamenti, tali gruppi umani erano dediti all’agricoltura, alla pastorizia e alla lavorazione della ceramica. Le aree di scavo in località Campolongo e nelle zone limitrofe hanno riportato alla luce resti di abitazioni rustiche di epoca romana in area centuriata.
Il vasto mosaico di rinvenimenti storici spazia da un gigantesco dente di mammut, spade e asce dell’età del Bronzo e del Ferro e una stele funeraria del I sec. a.C. in cui sono ritratti con ogni probabilità due magistrati. Tali reperti sono emersi rispettivamente in località Monticella, a Revine Lago, Falzé di Trevignano, Colfosco di Susegana e Campolongo.
Affreschi del Museo civico di Conegliano
Varcato l’accesso della Torre della Campana, è facile rimanere colpiti dall’affresco rinascimentale che un tempo ingentiliva l’area absidiale della chiesa di S. Antonio Abate dei Canonici Lateranensi di Conegliano, luogo di culto non più esistente. Eseguito nel 1514 da Giovanni Antonio de’ Sacchis, meglio noto come il Pordenone, l’affresco ritrae Maria Maddalena, Santa Caterina e due santi che affiancano una rappresentazione della Madonna col Bambino. Quest’ultima presenta caratteri stilistici diversi rispetto al testo del complesso.
Degni di menzione sono senz’altro i tre affreschi di Palù di Fossamerlo, San Vendemiano (TV). Le opere quattrocentesche ritraggono la Madonna in trono tra Santi, la Crocifissione e l’Ultima Cena. Quest’ultima è attribuita a Giovanni Charlier, noto come Giovanni di Francia. Particolari significativi sono l’assenza di forchette e la presenza di gamberi rossi di fiume sulla tavola imbandita, dettagli osservabili anche nell’Ultima Cena che decora le pareti della Chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave, realizzata dalla stesso autore.
Attribuito a Giovanni di Francia è anche l’affresco raffigurante episodi della vita di San Pietro, staccato dalla minuta chiesa di Zoppè a San Vendemiano.
La Pinacoteca
Pinacoteca del Museo Civico di Conegliano. Al centro: La consegna delle chiavi a San Pietro di Palma il Giovane, a sinistra e a destra le portelle d’organo raffiguranti rispettivamente l’Annunciazione e i santi Giovanni Battista e Taddeo. Archivio fotografico del comune di Conegliano.
Tra le opere più importanti presenti nella pinacoteca meritano una citazione le portelle d’organo raffiguranti l’Annunciazione della Beata Vergine e i Santi Giovanni Battista e Taddeo della Bottega di Cima da Conegliano, datate tra il 1510 e il 1517 e La Consegna delle Chiavi a San Pietro realizzata da Palma il Giovane tra il 1614 e il 1616.
Nel 1987, Maria Teresa Ancillotto Mazzarolli donò al museo otto dipinti, tra cui si distinguono il San Girolamo penitente attribuito a Jusepe de Ribera, detto Spagnoletto (Xàtiva, 17 febbraio 1591 ; Napoli, 2 settembre 1652) e una raffigurazione della Madonna col Bambino, copia della Zingarella di Antonio Allegri detto il Correggio (Correggio, agosto 1489 ; Correggio, 5 marzo 1534).
Di Francesco da Milano (pseudonimo di Francesco Pagani), pittore lombardo del XVI secolo, è possibile ammirare la Sacra Conversazione. Oltre all’incantevole ritratto di scuola veneta dell’Ambasciatore Antonio Foscarini, la collezione include il ritratto dell’Ammiraglio Vittore Garzoni di Pietro della Vecchia (Venezia, 1603 ; Vicenza, 8 settembre 1678).
L’itinerario museale espone pregiate sculture di Arturo Martini (Treviso, 11 agosto 1889 – Milano, 22 marzo 1947) e un ovale di terracotta di fine Seicento raffigurante la Gloria di Sant’Antonio di Andrea Brustolon, esponente del barocco veneziano (Belluno, 20 luglio 1662 – Belluno, 25 ottobre 1732).
La sala del Camino
Protagonista della sala al primo piano è uno spettacolare camino veneziano, la cui foggia ricorda quella del corno dogale. Arredata con mobilio tardo rinascimentale, la Cucina è adornata da affascinanti e ben conservate armature dello stesso periodo. La sala espone inoltre sei masse e misure campione della Repubblica Veneta per il controllo di liquidi, delle granaglie e di altri prodotti.
Casa Cima, la cucina con camino quattrocentesco. Archivio fotografico del comune di Conegliano.
Interni di Casa Cima da Conegliano. Archivio fotografico del comune di Conegliano.
Uno dei poli culturali del cuore storico di Conegliano, la Casa natale di Giovanni battista Cima (1459 o 1460 ; 1517 o 1518) è situata in Via G. B. Cima, 24 tra l’ex convento di San Francesco e il Duomo di Santa Maria Assunta e San Leonardo.
Dei documenti del 1516 e del 1578 hanno permesso a Vincenzo Botteon e Antonio Aliprandi, studiosi del celebre artista, di individuare la casa del pittore. Restituita all’antico splendore grazie al mecenatismo di Camillo Vazzoler (1897 ; 1977), la dimora del pittore rinascimentale espone al piano terra una suggestiva collezione di reperti ceramici, olle, tazze carenate e dolii dell’età del Bronzo (XIV-XIII sec. a.C.) emersi durante i lavori di restauro.
Al piano superiore, dove si trovava la vera abitazione del pittore, graziosa e accogliente, è presente sull’intonaco del XV secolo una scritta autografa di Giovanni Battista Cima: “1492 adì 9 otubrio”.
Sede della Fondazione Cima, ideata per promuovere conferenze e studi sull’artista, Casa Cima esibisce fedeli riproduzioni delle opere del pittore.
Il 9 e 10 Marzo c’è il Castello Incantato con le Avventure di Belle, un Weekend di Magia al Castello di Thiene.
9 e 10 Marzo 2024: le Avventure di Belle al Castello di Thiene.
Thiene (VI), 28 febbraio 2024 – In un’atmosfera da favola, il Castello di Thiene si appresta ad aprire le sue porte per un evento decisamente magico: il “Castello Incantato: le Avventure di Belle”, un family show interattivo che promette di incantare grandi e piccini. L’appuntamento è fissato per sabato 9 e domenica 10 marzo per un weekend di pura magia.
Un Viaggio Incantato
Preparatevi a varcare la soglia del Castello di Thiene e a immergervi in un mondo dove la fantasia diventa realtà. “Il Castello Incantato: le Avventure di Belle è un’esperienza interattiva unica, che porta in scena una delle fiabe più amate di tutti i tempi. Attraverso giochi, laboratori creativi e attività immersive, i partecipanti avranno l’opportunità di interagire direttamente con i personaggi della celebre storia, vivendo momenti indimenticabili” spiega Francesca di Thiene, comproprietaria del Castello.
Aiuto! La Bestia è scomparsa
Il clou dell’evento sarà la scomparasa della Bestia proprio durante i preparativi del grande matrimonio con Belle. Quindi Lumiere, Mrs Brick e tutti i curiosi ospiti del castello avranno bisogno dell’aiuto di grandi e piccini per salvare la situazione. Ci sarà il lieto fine? Vissero tutti felici e contenti? Tutto è da scoprire al Castello Incantato di Thiene. L’ingresso è a pagamento, necessaria prenotazione; il Sabato si accede dalle 14 alle 18 (inizio percorso ogni ora); la Domenica dalle 10 alle 17 (inizio percorso ogni ora).
La direzione artistica del percorso interattivo è a cura della performer Maria Teresa D’Uggento. Evento realizzato da Feshion Eventi in collaborazione con “L’Atelier di Giulia Eventi”
**Informazioni sui Biglietti**
– Biglietto adulti (oltre 11 anni): 12€ – Biglietto bambini (2-11 anni): 10€ – Ingresso gratuito per i bambini sotto i 2 anni
Il ticket comprende: – Ingresso al percorso – Show – Un laboratorio per i bimbi
Orari: Sabato: dalle 14 alle 18 (inizio percorso ogni ora) Domenica: dalle 10 alle 17 (inizio percorso ogni ora)
Non perdete l’occasione di vivere un’esperienza magica e indimenticabile. Vi aspettiamo al Castello di Thiene per condividere insieme un’avventura che rimarrà impressa nel cuore di grandi e piccini.
Esterni di Casa Marta-Pellizzari in Piazza San Liberale. Archivio della Città di Castelfranco Veneto.
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Casa Marta-Pellizzari
Situata nel cuore storico castellano in Piazza San Liberale, l’abitazione originaria del XIV secolo presenta al primo piano una graziosa semifinestra lobata, chiaro riferimento all’architettura gotica.
Ai secoli XV e XVI risale la costruzione della loggia, anch’essa al primo piano, la cui colonnina in pietra tenera ricorda quelle della loggia del Barco della Regina Corner ad Altivole.
Nella seconda metà del XVII secolo i Marta acquistarono l’edificio dai Barbarella. La dimora passò poi alla famiglia Zabottini, che la abitò dal 1700 al 1810. Nel 1831 la casa fu ristrutturata per volere dell’allora proprietario Francesco Trevisan, il quale ordinò l’abbattimento del settore rivolto verso il lato est del Duomo. Risalente al periodo dell’intervento ottocentesco, un elegante muro di cinta si erge in corrispondenza dell’area demolita. La casa passò in seguito alla famiglia Pellizzari.
Ingresso di Casa Marta-Pellizari, sede del Museo Casa Giorgione dal 9 maggio 2009. Archivio della Città di Castelfranco Veneto.
Interventi di restauro e ristrutturazione di Casa Marta-Pellizzari
Negli anni 1973 e 1974, grazie al sostegno della municipalità, un accurato intervento di restauro realizzato su progetto dello Studio di architettura Bellavitis & Valle di Venezia riportò la Casa di Giorgione all’antico splendore.
Dal 2002 al 2003 Casa Marta-Pellizzari fu sottoposta a un’opera di ristrutturazione e restauro curata e finanziata dalla Fondazione Cassamarca. La progettazione fu affidata allo studio Carli-Moschino di Padova, gli indirizzi e supervisione alla Soprintendeza ai Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto e alla Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico del Veneto.
I più recenti interventi di restauro hanno ridato lustro a un fregio e a un ciclo di affreschi del XVI secolo con scene bibliche e paesaggistiche, realizzati da frescanti veneti.
Il Museo Casa Giorgione
Inaugurato il 9 maggio 2009 in occasione del cinquecentenario della morte di Giorgione (1477-1478 circa ; 1509-1510 circa), il Museo è allestito nelle affascinanti sale di Casa Marta-Pellizzari, incantevole dimora medievale nella quale lavorò il Maestro di Castelfranco, uno dei massimi esponenti della pittura tonale veneta.
Elementi chiave dell’itinerario museale sono la Pala di Giorgione, custodita nella cappella dei Costanzo all’interno del Duomo, il Fregio delle arti liberali e meccaniche, situato al primo piano di Casa Marta-Pellizzari e la casa stessa, i cui sontuosi ambienti rappresentano la cornice storica e architettonica ideale per ospitare i cento pezzi originali del percorso espositivo.
La Pala di Giorgione nella cappella Costanzo. Duomo di Santa Maria Assunta e San Liberale. Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.
Situata nel Duomo di Santa Maria Assunta e San Liberale in Vicolo del Cristo, 14, la Pala fu commissionata a Giorgione da Tuzio Costanzo, condottiero messinese al soldo della Repubblica di Venezia, per commemorare la scomparsa del figlio Matteo, morto di febbri a Ravenna durante una campagna militare della Serenissima tra il 1503 e il 1504. Altre ipotesi di datazione fanno risalire l’opera intorno all’anno 1500.
Muzio Costanzo, padre di Tuzio, aveva ottenuto il titolo di viceré di Cipro in riconoscimento del suo aiuto al re cipriota Giacomo II di Lusignano nel cacciare i Genovesi dall’Isola di Famagosta nel 1464.
Situata a destra del presbiterio, la Pala ritrae al centro della composizione la Madonna in trono con il Bambino. Al di sotto del trono si staglia il massiccio sarcofago in porfido, ingentilito dal blasone della committenza.
La scelta di questo prezioso materiale, impiegato nei sepolcri di imperatori romani e di sovrani normanni e svevi in Sicilia, sottolinea la nobiltà e il prestigio militare del casato dei Costanzo.
Il sarcofago è affiancato a destra da san Francesco, a sinistra da san Nicasio, santo armigero raffigurato mentre impugna nella mano sinistra il vessillo dell’ordine gerosolimitano, lo stesso ordine religioso e cavalleresco a cui appartenevano Tuzio e altri membri della sua famiglia.
I due santi rivolgono lo sguardo allo spettatore e devoto, invitandolo a partecipare a una dimensione intima e contemplativa, mentre la Vergine e il Bambino rivolgono i loro sguardi accorati in basso, verso il sarcofago.
Pala di Giorgione nel Duomo di Santa Maria Assunta e San Liberale. Archivio della Città di Castelfranco Veneto. Foto di Francisco Marques.
L’opera introduce elementi di innovazione significativi rispetto alle convenzioni stilistiche delle pale d’altare orizzontali, nelle quali la Sacra Conversazione si svolgeva tradizionalmente all’aperto, e di quelle verticali, nelle quali l’ambiente aulico ed ecclesiastico della conversazione era separato dallo spazio esterno.
Nella Pala di Giorgione, la posizione sopraelevata del trono rispetto alla cortina di velluto rosso crea un armonioso collegamento visivo tra l’ambiente pavimentato, scandito da un rigoroso motivo a scacchi bianchi e neri, e lo sconfinato paesaggio campestre che svanisce dolcemente all’orizzonte in delicate vibrazioni.
Il villaggio turrito in rovina incastonato tra i colli alberati e le due figure armate immerse nel verde raffigurano il tema della guerra, portatrice di morte e lutto.
Realizzata tramite la magistrale sovrapposizione di velature cromatiche, l’atmosfera che pervade il radioso panorama collinare inonda di luce e di colore il trono della Vergine col Bambino, avvolgendo l’architettura pittorica in primo piano e accentuandone la profondità.
La collocazione dei due santi ai lati del sepolcro forma la base di un triangolo isoscele al cui apice si staglia il trono con la Vergine. La verticalità piramidale che caratterizza la composizione è sottolineata dalla spiccata e quasi innaturale altezza del trono, di cui non si vede la fine dello schienale, aspetto interpretabile come un simbolico passaggio dal mondo fisico a quello ultraterreno.
Orari d’apertura
da settembre a giugno: lunedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 08:00 alle 11:45 e dalle 15:00 alle 17:45 martedì e venerdì dalle 09:00 alle 11:45 e dalle 15:00 alle 17:45 domenica: dalle 15:00 alle 17:45
da luglio ad agosto: lunedì, mercoledì e giovedì dalle 08:00 alle 11:45 e dalle 15:00 alle 17:45 martedì e venerdì dalle 09:00 alle 11:45 e dalle 15:00 alle 17:45 sabato dalle 09:00 alle 11:45 e dalle 15:00 alle 18:45 domenica dalle 15:00 alle 18:45
La Pala non è visitabile durante le funzioni né la mattina di domenica e i festivi: martedì e venerdì ore 8.15 / tutte le sere ore 19 / domenica ore 7.00 – 8.30 – 10.00 – 11.15
Fregio delle arti liberali e meccaniche (1502 – 1503)
Fregio est delle arti liberali e meccaniche al primo piano di Casa Marta-Pellizzari. Archivio della Città di Castelfranco Veneto.
Con un’estensione superiore ai quindici metri, il fregio delle arti liberali e meccaniche è un ciclo di affreschi che ingentilisce la fascia sommitale delle pareti est e ovest del primo piano di casa Marta-Pellizzari. L’affresco monocromo in terra gialla presenta delicati effetti chiaroscurali ottenuti con l’uso di biacca e bistro.
Una delle chiavi di lettura più note dell’opera individua nell’enigmatico fregio della parete est una riflessione sul carattere transitorio dell’esistenza umana e nell’apprendimento delle arti liberali un mezzo per dare significato alla propria vita attraverso il perseguimento della Virtus e della Fama.
Divise in arti del trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia), le arti liberali costituiscono un corpus di discipline relative all’espressione linguistica e all’astrazione numerica e concettuale. Contrapposte al carattere pratico e manuale delle arti meccaniche, le arti liberali permettono di affinare il pensiero critico e la capacità di discernimento, essenziali per comprendere il messaggio di salvezza della Bibbia e superare la propria condizione di essere materiale.
Prima parte del Fregio est delle arti liberali e meccaniche di Giorgione raffigurante libri, strumenti di misurazione astronomica, cartigli con citazioni latine tratte dalla Bibbia, dal De Catilinae coniuratione di Sallustio, dalle Sententiae di Publilio Siro e congiunzioni astrali.
Secondo l’interpretazione in chiave astrologica di Manlio Pastore Stocchi, Silvio D’Amicone e Augusto Gentili, il fregio allegorico è legato alla presenza a Castelfranco Veneto di Giovan Battista Abioso, matematico, medico, astronomo e astrologo campano che aveva trovato in Giorgione un ottimo interlocutore per confrontare il proprio pensiero.
Secondo tale chiave di lettura il Fregio raffigura i gravi squilibri cosmici e terreni annunciati da un pronostico basato sullo studio dei corpi celesti. All’epoca di Giorgione, l’astronomia era funzionale alle previsioni astrologiche, le quali a loro volta servivano a formulare previsioni su eventi e vicende umane.
La disposizione di libri, calamai e occhiali nella prima sezione del fregio indica il profondo studio teorico e scientifico su cui si basava l’astrologia, disciplina teorizzata da Giovanni Battista Abioso nel suo Dialogus in Astrologiae defensionem del 1494 e da Giovanni da Monteregio nell’opera Epytoma in Almagestum Ptolomei, del 1496.
La presenza di una clessidra e di due cartigli recanti le frasi latine “Umbre transitus est tempus nostrum“, ovvero “la nostra vita è il passaggio di un’ombra” (Liber Sapientiae, II, 5) e “Sola virtus clara aeternaque habetur“, cioè “la sola virtù è ritenuta illustre ed eterna” (Sallustio, De Catilinae coniuratione, I.), sottolineano il rapido e inesorabile passaggio del tempo e la caducità della vita umana. Tra le due iscrizioni è ritratto il volto di un anziano sapiente, forse Averroé.
Ai numerosi strumenti di misurazione dei moti celesti, tra i quali si individuano un sestante, una sfera armillare, squadre, compassi, un astrolabio e un regolo a squadra, segue la raffigurazione della grande congiunzione di Saturno, Giove e Marte in Cancro annunciata per il 1503-1504, dell’eclissi di sole del 1502 e dell’eclissi totale di luna del 1504, considerate portatrici di disordine cosmico.
I due cartigli successivi, tra i quali si trova un medaglione con l’immagine di un un anziano barbuto, riportano frasi latine che esaltano la ragione e la saggezza “Qui in suis actibus ratione duce diriguntur iram celi effugere possunt” e “Fortuna nemini plus quam consilium valet” (Publilio Siro).
Seconda parte del Fregio est delle arti liberali e meccaniche di Giorgione. Questa sezione tratta il tema della guerra, di pittura, medicina e musica.
La situazione drammatica predetta dagli eventi astronomici illustrati nella prima sezione del fregio est si concretizza nel tema della guerra, rappresentato in posizione centrale.
Nell’ultima parte del Fregio, Giorgione eleva la pittura e la medicina, tradizionalmente classificate come arti meccaniche, al pari della musica, inclusa nelle arti del quadrivio per la sua natura matematica. A testimonianza di un mondo ormai privo di equilibrio, gli strumenti musicali raffigurati giacciono abbandonati, muti e privi di corde.
L’iscrizione leggibile nel penultimo cartiglio recita: “Si prudens esse cupis in futura prospectum intende,” ovvero: “se vuoi essere saggio volgi lo sguardo al futuro”. Tale monito ravvisa nel senno e nella lungimiranza l’unico modo per garantire un futuro positivo all’umanità e alle arti.
Il fregio della parete ovest è con ogni probabilità un’imitazione speculare del fregio della parete est, ma non particolarmente profondo nei contenuti. Nel fregio ovest lo spazio è occupato da oggetti affastellati inerenti al mondo bellico, musicale, funerario, alla misurazione del tempo, all’equitazione, alla navigazione e all’arte.
Si ringraziano il comune di Castelfranco Veneto, lo IAT e l’Archivio Città di Castelfranco Veneto per la gentile collaborazione. Fotografie di Francisco Marques.
Scopri cosa fare a San Giovanni Ilarione: la sagra delle castagne e del Vin Durello, la chiesa di San Giovanni Battista, giro in bicicletta a San Giovanni Ilarione. Volete saperne di più? Prima di tutto…
L’edizione 2023 della sagra delle castagne si è svolta da giovedì 5 a lunedì 9 ottobre in Piazza XXIV Maggio, di fronte alla parrocchia di Santa Caterina in Villa.
In occasione dell’evento, il cuore storico della cittadina si anima di numerosi chioschi e di spaziose aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra invitanti pietanze goderecce, dal risotto al tastasal, bigoli all’anatra e spätzle con panna e speck a prelibate grigliate miste e cotechino con pearà (salsa preparata con midollo di bue, burro, pangrattato, brodo di carne e pepe), solo per menzionare alcuni dei piatti del menù della precedente edizione.
Protagonisti indiscussi dell’evento sono le eccellenze enogastronomiche nate dai floridi castagneti e dai vigneti soleggiati che nel fertile territorio della Val d’Alpone trovano le condizioni ottimali per crescere rigogliosi.
Se vi chiedete cosa fare a San Giovanni Ilarione, la sagra delle castagne e del Vin Durello è un’iniziativa ideale per trascorrere la stagione autunnale all’insegna di musica dal vivo, serate danzanti e squisite tipicità che caratterizzano l’identità culturale e l’anima agricola dell’incantevole e ospitale comunità ilarionese incorniciata dai Monti Lessini.
Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco San Giovanni Ilarione.
La chiesa di San Giovanni Battista
Situata in Piazza del Costo, 17, la chiesa di San Giovanni Battista sorge sulle vestigia di un castello medievale, oggetto di contesa nel XIII secolo tra i Malacappella e il comune di Vicenza. A seguito del tentativo fallito di conquistare la roccaforte nel 1241, i vicentini riuscirono a sconfiggere i Malacappella l’anno successivo, grazie alla loro alleanza con Ezzelino da Romano. Dalla posizione privilegiata del maestoso luogo di culto ottocentesco si gode di una spettacolare veduta della luminosa vallata e delle pendici boscose dei monti Lessini.
Giro in bicicletta a San Giovanni Ilarione
Il punto di partenza del breve itinerario è il parcheggio in Piazza XXIV Maggio, in corrispondenza della Parrocchia Di Santa Caterina In Villa. Lasciate alle vostre spalle l’ingresso del luogo di culto e imboccate Via Monfalcone. Seguite per 1,8 km Via Monfalcone e Via Colombara, inoltrandovi nel sereno panorama agreste ilarionese punteggiato di caseggiati rurali avvolti da sconfinate distese di vigneti, ciliegi e olivi che assecondano i gentili declivi erbosi della Val d’Alpone.
Una volta raggiunto il capitello (45.519527507667796, 11.256027320648625), tenete la sinistra e procedete a nord. Percorrete i tornanti che assecondano il dislivello dell’altura, poi continuate in Via Gecchele e Via Cerina fino all’incrocio con la strada provinciale. Svoltate a sinistra e continuate a ovest per 1 km, poi svoltate a destra nella stradina che dà accesso a un pittoresco abitato rustico. Salvo segnali di divieto, tenete la sinistra lungo il sentiero sterrato che si snoda tra un fiorente vigneto e un bosco lussureggiante.
Raggiunto il tornante continuate in discesa per circa 75 metri, poi imboccate Via Ruggi per arrivare alla splendida chiesa romanica di San Zeno, luogo di culto di pietra circondato da radiosi colli che disegnano il proprio sinuoso profilo all’orizzonte. Conclusa la visita tornate sulla strada principale, svoltate a sinistra e procedete per 500 metri fino all’incrocio, poi svoltate a destra.
Dopo 450 metri troverete alla vostra sinistra l’accesso alla parrocchia di San Giovanni Battista. Conclusa la visita alla chiesa discendete il colle ombreggiato da cedri, acacie e cipressi, affiancate il camposanto di San Giovanni Ilarione e continuate lungo Via Allegri fino a tornare in piazza XXIV Maggio.
Il parco dei Fossili si snoda nell’ambiente primordiale e incontaminato della Val Nera, all’estremità orientale del Parco Naturale Regionale della Lessinia, articolandosi tra diversi siti di notevole rilievo paleontologico.
Se vi chiedete cosa fare a Roncà, il parco dei Fossili è una meta imperdibile per chi desideri immergersi in una splendida oasi storico-naturalistica nella quale l’atmosfera fiabesca di antiche foreste e cascate incantate si fonde al sereno paesaggio campestre punteggiato di pallidi olivi, ammantato di ciliegi lussureggianti e scandito da pregiati vigneti di Soave DOC e Durello.
L’antico palio dei Mussi
L’edizione 2023 dell’antico palio dei Mussi ha avuto luogo da venerdì 21 a mercoledì 26 luglio nella frazione di Terrossa.
La manifestazione celebra il legame tra animali, terra e uomo prima che la meccanizzazione dell’agricoltura sostituisse le bestie da soma come i buoi e gli asini, un tempo necessari per assistere i contadini nel lavoro nei campi.
La tradizionale corsa del Palio è anticipata dalla sfilata folcloristica dei carri delle contrade. Occasione consigliata per le buone forchette, l’evento prevede spaziose aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra diverse specialità goderecce da far venire l’acquolina in bocca, da succulente grigliate miste e fritture di pesce a squisiti piatti di pasta al ragù e di musso con polenta, da gustare con eccellenze vinicole del territorio e freddi boccali di birra.
Se vi chiedete cosa fare a Roncà, l’antico palio dei mussi è un’iniziativa ideale per trascorrere la stagione estiva all’insegna di musica dal vivo, serate di danza e spettacoli pirotecnici mozzafiato nello splendido scenario di un ospitale paese campestre incorniciato dai Monti Lessini.
Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza popolare è possibile consultare le pagine Facebook Antico Palio Dei Mussi Di Terrossa e Roncà Verona Pro Loco.
Giro in bicicletta a Roncà
Il punto di partenza dell’itinerario è la chiesa di Santa Maria Annunziata in Piazza G. Marconi, 9. Lasciate la facciata del luogo di culto alle vostre spalle e imboccate Via Giuseppe Garibaldi, alla vostra destra, passando tra l’Enosteria Da Andrei e il Municipio di Roncà. All’incrocio svoltate a destra e seguite Via Santa Maria per 4,3 km. La strada serpeggia lungo il versante del declivio alberato con un dislivello di circa 350 metri. Il percorso regala panoramiche incantevoli dei monti Lessini che incorniciano il paese a valle, avvolto da rigogliosi vigneti che si estendono a perdita d’occhio.
Il percorso si estende ai margini della lussureggiante area faunistica della Lessinia, come indicato da alcuni pannelli informativi presenti lungo il percorso (45.4894085507133, 11.290565093231251).
La sommità della fertile altura è costellata di olivi argentari e scandita dalla regolare successione dei filari di vite ombreggiati da acacie, querce, aceri e ciliegi. Raggiunta la candida chiesa neoclassica di San Pietro Apostolo in Brenton svoltate a sinistra e percorrete Via Neri per 1,4 km tra distese prative soleggiate e boschi secolari. All’incrocio svoltate a sinistra e procedete a sud per 3,7 km tra graziose dimore rustiche avvolte da vitigni. Raggiunto un grazioso abitato campestre (45.48280047885794, 11.276791560895402) svoltate a sinistra e continuate lungo Via Campanari fino all’incrocio con Via Cortecavaggioni, poi svoltate a sinistra. Seguite Via Cortecavaggioni e Via Calvarina per 400 metri, poi svoltate a sinistra e seguite Via Papa Giovanni XXIII e Via Giuseppe Garibaldi fino a tornare a Piazza G. Marconi.
Scopri cosa fare a Montecchia di Crosara: la sagra delle ciliegie, il duomo di Santa Maria, giro in bicicletta a Montecchia di Crosara. Volete saperne di più? Prima di tutto…
Indice dei contenuti
Dove si trova Montecchia di Crosara?
Il comune di Montecchia di Crosara confina a nord con San Giovanni Ilarione, a sud est con Gambellara, a sud ovest con Monteforte d’Alpone, a est con Roncà e Gambellara, a ovest con Cazzano di Tramigna e Soave.
La sagra delle ciliegie
L’edizione 2023 della sagra della ciliegie si è svolta da giovedì 08 a lunedì 12 giugno nel cuore urbano del paese. La manifestazione valorizza uno dei fiori all’occhiello della comunità monscledense, le dolci e croccanti ciliegie che nel fertile territorio della Val D’Alpone trovano le condizioni ottimali per crescere rigogliose.
Il programma dell’evento prevede escursioni guidate tra i ciliegi nonché punti di degustazione, spaziose aree di ristorazione, la tradizionale mostra delle ciliegie di Montecchia di Crosara e parchi di divertimento per i più piccoli.
Se vi chiedete cosa fare a Montecchia di Crosara, la sagra delle ciliegie è un evento ideale per trascorrere la stagione estiva all’insegna di musica dal vivo, serate di danza, spettacoli pirotecnici mozzafiato e squisite tipicità enogastronomiche da gustare nell’incantevole scenario agreste veronese incorniciato dalle pendici dei Monti Lessini.
Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco Montecchia di Crosara.
Giro in bicicletta a Montecchia di Crosara
Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in Via Sant’Antonio (45.47733375536071, 11.262471887397155), in alternativa potete lasciare l’auto in Via San Pietro, in corrispondenza del campo sportivo comunale. Partendo da Via San Pietro, lasciate il campo da calcio alla vostra sinistra e procedete a sud fino all’incrocio, poi tenete la sinistra in Via S. Antonio. Dopo 400 metri, poco prima del ponte, imboccate la pista pedonale alla vostra sinistra.
Il sentiero si articola per circa un chilometro e mezzo tra il corso del torrente Alpone e floridi vigneti che si estendono a perdita d’occhio.
All’incrocio con Via Roma, girate a sinistra e attraversate il centro urbano del paese incorniciato da abitazioni porticate, bar, ristoranti ed eleganti dimore storiche avvolte da magnolie, olivi e cedri.
Superata Piazza Umberto I, svoltate a destra e procedete lungo Via Duomo, affiancando la maestosa chiesa di Santa Maria. Procedete lungo la strada delimitata da muriccioli di pietra ammantati di edera, rosmarino, ciuffi di erba muraiola e ombreggiati dalle chiome di olivi, fichi e folte piante rampicanti del genere clemantis dalle infiorescenze bianche e profumate.
Superate la breve galleria e continuate lungo Via San Giovanni e Via Zaffaini per 1,3 km, addentrandovi nel paesaggio agreste monscledense scandito da rigogliosi declivi boscosi e vigneti soleggiati di Soave DOC e di Durello. Al bivio tenete la sinistra in Via Buricci e seguite i tornanti che assecondando il versante dell’altura erbosa, costellata di olivi argentati, ciliegi, robinie, querce, aceri campestri e molte altre floride piante d’alto fusto. Dalla posizione privilegiata del pendio si gode di una veduta ad ampio raggio del paese a valle e del sinuoso profilo dei colli alberati che si delinea all’orizzonte.
All’incrocio con Via Cesari svoltate a sinistra e tenete la sinistra in Via Rio Albo. Procedete lungo l’itinerario panoramico per 1,3 km, poi all’intersezione svoltate a sinistra e continuate in Via Rio Albo per 160 metri. All’incrocio svoltate a destra, procedete per 160 metri fino alla rotatoria e prendete la prima uscita. Alla rotonda successiva imboccate la seconda uscita e seguite Via San Pietro per 800 metri fino a tornare al punto di partenza.
Il Duomo di Santa Maria
Situato in Piazzetta Don Gaetano Danieli, 5, il luogo di culto di origine medievale è incastonato nel cuore urbano del comune.
Un’elegante scalinata di venticinque gradini conduce al massiccio portale ligneo che dà accesso alla chiesa. L’imponente ingresso è ingentilito da una cornice modanata, sormontata da due mensole che sorreggono l’architrave. Quest’ultimo, ornato da motivi vegetali, è concluso da un timpano triangolare dentellato aggettante, coronato da una croce.
La candida facciata neoclassica è scandita da due lesene corinzie, collocate alle estremità del fronte, e da due semicolonne, anch’esse di ordine corinzio, che affiancano il portale. Al di sopra delle semicolonne giganti si stagliano l’architrave, il fregio e il frontone triangolare coronato da tre statue, raffiguranti la Madonna in posizione centrale, San Pietro (riconoscibile per il simbolo delle Chiavi del cielo) alla sua destra e San Pio X alla sua sinistra.
Se vi chiedete cosa fare a Montecchia di Crosara, il Duomo di Santa Maria è uno dei più antichi e significativi punti di riferimento spirituali, architettonici e artistici del paese insieme alla chiesa romanica di San Salvatore e la chiesa dei Santi Pietro e Biagio.
Romantica veduta serale della città di Conegliano dal Colle di Giano. Archivio fotografico del comune di Conegliano
La Torre di Guardia del Castello di Conegliano, incorniciata da pini marittimi. Archivio fotografico del comune di Conegliano
I grandiosi resti del complesso fortificato, la cui fondazione risale agli albori dell’XI secolo, si ergono sulla cima di una verde altura ammantata di acacie, olmi campestri, carpini, ligustri, ippocastani, gelsi, sambuchi e molti altri arbusti e piante d’alto fusto che ne assecondano i gentili declivi. Cinta da poderose mura e profondi fossati, a partire dal XII secolo l’area castrense includeva le prigioni, una domus comunis e il palazzo del podestà.
Nominata per la prima volta nel 1296, Porta Ser Belle testimonia il prestigio delle famiglie signorili che abitavano l’area fortificata. Sovrastato da una torre medievale, il sontuoso varco che dà accesso al castello da nord fu di proprietà del dominus e consorte Corradino Belle fino alla sua morte, avvenuta nel 1313.
Analogamente al castello degli Ezzelini a Bassano del Grappa e a quello degli Scaligeri a Marostica, la costruzione e l’ampliamento della roccaforte di Conegliano definirono l’ordinamento territoriale della città, dando vita a una realtà urbanistica che nel XIII secolo aveva al proprio apice il maestoso castello.
Il formidabile complesso architettonico era al tempo stesso espressione di dominio militare e punto di riferimento amministrativo del borgo medievale. Adagiata tra la base del pendio boscoso e le rive del Monticano, la cittadella era sede di fiorenti attività commerciali, di istituzioni religiose e di carità.
Nel XIV secolo, con la supremazia degli Scaligeri e dei Carraresi, il sistema difensivo raggiunse la massima espansione con la costruzione di una fortezza imponente, protetta da diverse torri e circondata da una cortina muraria comunicante con un sofisticato reticolo di fossati.
Il giardino del Castello
Raggiunta l’area sommitale del colle, il denso manto arboreo che ricopre i versanti del declivio lascia spazio alle rigorose geometrie di un giardino all’italiana terrazzato, accessibile tramite una scalinata di pietra. A gara con il mondo naturale, lo svettante mastio rivaleggia in altezza con eleganti schiere di cipressi che incorniciano raffinate aiole. Queste sono definite da siepi di bosso e attraversate da due stradine di ghiaia perpendicolari. Nel punto di incontro tra i due vialetti è posizionata una vera da pozzo, formata da tre gradini ottagonali e ingentilita da motivi fitomorfi.
A est del Castello si estende il Piazzale San Leonardo, splendida area panoramica in acciottolato al centro della quale spicca un pozzo di pietra, circondato da quattro gradini ottagonali concentrici. Situata all’estremità orientale del piazzale, la chiesa di Sant’Orsola ingloba l’abside e una cappella laterale della chiesa di San Leonardo, la cui presenza è documentata dal 1179. Sopravvissuta alla prova del tempo è anche la candida torre campanaria del più antico luogo di culto medievale, ingentilita da graziose bifore.
Dalla posizione privilegiata del piazzale, all’ombra di alti pini marittimi da cui proviene un aroma fresco e balsamico, volgendo lo sguardo a nord si gode di una veduta fiabesca dei colli morenici che delimitano a sud la Val Lapisina, modulando il paesaggio all’orizzonte con il loro sinuoso profilo.
A sud, la vista spazia sul centro storico di Conegliano costellato di abitazioni storiche porticate, di campanili e chiese affrescate. Lo sguardo si posa sul Monticano, il cui corso attraversa il cuore urbano della città per poi serpeggiare tra i vigneti e i frutteti che definiscono il paesaggio agreste della pianura trevigiana.
Sul versante meridionale del luminoso colle si staglia nel verde la candida mole neoclassica di Villa Gera, il cui maestoso pronao ottastilo rappresenta uno dei più affascinanti simboli della città di Conegliano.
Il Mastio
Erto a protezione della corte di guardia interna, la possente torre merlata narra come un libro i vari capitoli che ne hanno segnato la storia, dall’epoca della sua fondazione alle diverse fasi di ricostruzione e ampliamento susseguitesi nel corso dei secoli.
Al periodo di dominazione scaligera risalgono le sottili feritoie strombate che si aprono come profondi solchi nelle pareti della struttura in mattoni a vista. Le minute finestre centinate al piano superiore risalgono invece alla ristrutturazione del 1467.
Coronata dall’antistorica merlatura ghibellina, la parte apicale della torre è l’esito di una ricostruzione della metà del XIX secolo, eseguita dopo che la cella campanaria e il sovrastante posto di vedetta erano crollati nel 1491.
A partire dal 1946, i regali ambienti della Torre di Guardia ospitano il Museo Civico in cui sono custoditi inestimabili opere pittoriche, documenti plurisecolari e reperti archeologici che testimoniano le antiche radici storiche e culturali della città di Conegliano.
Giardino all’italiana nella zona sopraelevata della rocca, con vera da pozzo al centro ombreggiata da cipressi. Archivio fotografico del comune di Conegliano
Affiancata da cipressi, la Torre di Guardia coronata da merli ghibellini proietta la propria ombra sul soffice manto erboso del giardino in una limpida giornata. Archivio fotografico del comune di Conegliano
Scopri cosa fare a Cazzano di Tramigna: la festa delle ciliegie, la vecia via della lana, i ruderi del Castello della Bastia, le risorgive del Fiume Tramigna. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Cazzano di Tramigna?
Il comune di Cazzano di Tramigna confina a nord est con San Giovanni Ilarione, a nord ovest con Tregnago, a sud est con Soave, a sud ovest con Colognola ai Colli, a est con San Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara e Soave, a ovest con Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli.
La festa delle ciliegie
L’edizione 2023 della festa delle ciliegie ha avuto luogo da venerdì 2 a martedì 6 giugno in corrispondenza della chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire.
In occasione della vivace manifestazione, il cuore storico dell’ospitale cittadina agreste si anima di spaziose e comode aree di ristorazione nelle quali è possibile assaporare invitanti pietanze che valorizzano i prodotti del territorio.
Il programma dell’evento prevede corsi di cucina per i più giovani, punti di degustazione, esposizioni di trattori d’epoca e coinvolgenti laboratori all’aperto per tramandare antiche arti e mestieri. Come ogni anno, la mostra provinciale delle ciliegie veronesi si conclude con la premiazione delle ciliegie ritenute di qualità superiore.
Se vi chiedete cosa fare a Cazzano di Tramigna, la festa delle ciliegie è un’iniziativa ideale per trascorrere la stagione primaverile all’insegna di serate di danza, musica dal vivo, eccellenze enogastronomiche e spettacoli pirotecnici mozzafiato nella cornice di un accogliente borgo di campagna armoniosamente inserito tra la Val d’Illasi e la Val d’Alpone.
Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile consultare la pagina Facebook ProLoco Cazzano di Tramigna.
La Vecia Via della Lana
Il tracciato si articola lungo la dorsale dei Monti Lessini attraverso i comuni di Badia Calavena, Cazzano di Tramigna, Illasi, Monteforte d’Alpone, Roncà, Selva di Progno, Soave e Tregnago. L’antico sentiero era originariamente percorso per la monticazione e per trasportare la lana grezza dalla montagna alla valle.
Accedendo al sito baldolessinia.it è possibile scaricare il tracciato della Vecia Via della Lana e di altri ameni percorsi naturalistici che si articolano nello scenario fiabesco delle valli d’Alpone, Tramigna e Illasi.
Partendo da Piazza Giacomo Matteotti, 34, lasciate alle vostre spalle la facciata neogotica della chiesa di San Giorgio Martire, girate a destra e procedete all’ombra di un florido viale di tigli. Dopo circa 100 metri svoltate a sinistra in Via Borgo Castello. Seguite la sinuosa strada asfaltata che asseconda il radioso declivio disseminato di olivi e ciliegi. Il percorso naturalistico conduce al tornante della strada provinciale (fare attenzione). Continuate in salita lungo la strada provinciale per circa 90 metri, poi imboccate il candido sentiero alla vostra sinistra che porta in località San Felice.
Superate il Santuario del Crocefisso di San Felice. All’incrocio con Via S. Monte svoltate a destra, poi a sinistra seguendo le indicazioni per arrivare al Monte Garzon.
Se vi chiedete cosa fare a Cazzano di Tramigna, la vecia Via della Lana è uno straordinario itinerario panoramico lungo il quale è possibile ammirare splendidi colli dorati scanditi da rigogliosi vigneti, ammantati da oliveti secolari e da lussureggianti ciliegi che si estendono a perdita d’occhio.
I ruderi del Castello della Bastia
Le maestose rovine medievali della rocca scaligera si ergono sulla sommità di un ameno colle punteggiato di abeti (45.48158748288535, 11.225694599824319). I solenni di pietra del castello dominano la vallata sottostante regalando vedute paesaggistiche dello scenario agreste cazzanese da lasciare col fiato sospeso.
Le risorgive del fiume Tramigna
Una delle località più fotogeniche del comune, le risorgive del fiume Tramigna sono incastonate nel cuore urbano del comune tra antichi vitigni, gentili declivi soleggiati, rinomate trattorie ed eleganti cascine ristrutturate. Conosciuto anche come Fontanone, il corso d’acqua attraversa i comuni di Costeggiola, San Vittore, Soave e San Bonifacio prima di confluire nel torrente Alpone.
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