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Sidera, dalle radici alle stelle

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Bosco delle Viole Sidera ottobre 2023
Bosco delle Viole – Sidera ottobre 2023

Buongiorno a tutti!🌳🍃☀️
Torna “SIDERA” l’appuntamento al Bosco🌳con le stelle 💫e i pianeti 🪐in compagnia del GRUPPO ASTROFILI DI PONTE DI PIAVE che metteranno a disposizione le loro conoscenze e i loro telescopi per l’osservazione del cielo!✨🌌🔭🌳🍃
Protagonisti della serata i due giganti gassosi del sistema solare: GIOVE e SATURNO!🪐✨

Vi aspettiamo VENERDÌ 20 OTTOBRE, a partire dalle ore 20.00!

PRENOTAZIONE🗓
Per ragioni organizzative è gradita la prenotazione rispondendo a questo messaggio. Info: boscodelleviole@gmail.com

CASO MALTEMPO
In caso di maltempo l’evento sarà rinviato a data da definirsi.

ALTRO
Consigliamo di dotarvi di repellente contro le zanzare.

Dimore Storiche: in Veneto c’è il Mese del Foliage

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Dal 21 ottobre al 25 novembre, un evento ogni weekend per riscoprire la magia dei colori dell’autunno nell’elegante cornice delle Dimore Amiche.

Vicenza/Verona 5 ottobre 2023 – Dal 21 ottobre al 25 novembre le Dimore Amiche del Veneto, gruppo d’eccellenza di Adsi – Associazione Dimore Storiche Italiane che da anni si occupa del promuovere la tutela e la valorizzazione delle dimore storiche in quanto beni culturali di rilevante interesse storico-artistico, presentano “Il Mese del Foliage, magiche atmosfere d’autunno”.

Sei meravigliose residenze venete (Borgo Feriani, Castello di Thiene, Villa Malmarana ai Nani, Villa Angarano, Villa Sagramoso Sacchetti, Villa da Schio) apriranno al pubblico per mostrarsi durante l’affascinane periodo di trasmutazione cromatica delle foglie degli alberi che dal verde passano al giallo attraversando decine di sfumature di rosso. Ogni dimora presenterà un appuntamento speciale con l’esclusiva partecipazione dei padroni di casa.

Ma non solo, perché dopo il successo dell’anno scorso torna il contest di fotografia e video. Per partecipare basterà condividere foto, reels e stories delle sei ville sui canali social usando l’hashtag #foliage2023: i più veloci – e originali – a postare le immagini potranno godere di una visita privata ed esclusiva ad una delle ville a loro scelta.

Di seguito, il programma di “Il Mese del Foliage, magiche atmosfere d’autunno“.

Sabato 21 ottobre: il primo evento Borgo Feriani (Montegalda, VI) dove, a partire dalle 19:30, verrà presentato un evento culinario con le tinte del Foliage: “Cena Foliage al Borgo”. Tutti a tavola quindi, tra prodotti sott’olio della casa, affettati, formaggi, e composte, rosetta di sfoglia con zucchine ed asiago, e ancora, da scegliere, maccheroncini trafilati al bronzo con salsa di pomodorini, salsiccia, ricotta affumicata, o crespelle alla zucca con pancetta. Per i secondi, spazio alla faraona al forno con panna e cognac e contorni di stagione. Per chiudere, torta di mele e noci o la mandorlata.

Prenotazione obbligatoria: 347 083 3891 (menù a la carte).

Informazioni: info@villaferiani.it

Sabato 28 ottobre: si prosegue con l’appuntamento al Castello di Thiene (Thiene, VI), una passeggiata botanica tra i colori autunnali nel parco del Castello con la guida esperta paesaggista Pamela Nichele e con la padrona di casa, Francesca di Thiene. Durante la giornata sarà possibile vistare i saloni e le suggestive scuderie del Castello.

Turni di visita al parco alle ore: 10:00; 11:30; 14:30; 16:00.

Costo ingresso con visita guidata: 20€ a persona

Prenotazione obbligatoria dal sito: www.castellodithiene.com. .

L’evento rientra anche nelle iniziative promosse da AIAPP Associazione Italiana Architettura del Paesaggio.

Sabato 4 Novembre: è il turno di Villa Valmarana ai Nani (Vicenza, VI) che presenta “La magia delle foglie d’autunno”: una visita guidata tematica alle sale affrescate dai Tiepolo e un percorso guidato nel bosco storico con Artemisia Marzia Voltolina, operatrice olistica canalizzatrice.A conclusione delle passeggiate, un calice di prosecco verrà servito sotto l’incantevole Pagoda ottocentesca.

Turno di visita unico: ore 15:00, durata circa 1h e 30 min.

Costo ingresso: 20€ a persona comprendente la visita guidata a Palazzina, Foresteria e bosco con calice finale.                

Biglietto ridotto a 10€ sotto i 12 anni.

Prenotazione obbligatoria e informazioni: info@villavalmarana.com

Domenica 12 novembreVilla Angarano (Bassano del  Grappa, VI) propone “L’incanto del Parco ottocentesco di una Villa Palladiana” con storie di alberi raccontate dall’arboricoltore Stefano Farronato in compagnia dei padroni di casa, la famiglia Bianchi Michiel. Un grande prato contornato da cedri, sequoie, lecci, magnolie, tigli, cipressi e pini marittimi si fondono col massiccio del Monte Grappa e coi vigneti e gli ulivi che sfiorano la sponda del Brenta. La visita prosegue fino alle antiche Scuderie e nella Cappella di famiglia di Santa Maria Maddalena in un’esperienza all’insegna della natura e dell’arte.

Turni di visita: 10:00, 11:30, 14:00, 15:45

Ingresso: 18€ a persona.

Prenotazione obbligatoria: info@villaangarano.com, 0424503086

Domenica 19 novembreVilla Sagramoso Sacchetti (Verona, VR) invita a una passeggiata didattica nel suo elegante giardino, creato negli anni ’70 grazie al contributo di importanti architetti paesaggisti. In esclusiva, la famiglia Sagramoso aprirà le sale interne della villa.

Turni di visita: 10:00, 11:30, 14:00, 15:30

Ingresso: Intero 12€; ridotto 8€; gratuito per i bambini sotto gli 8 anni e per diversamente abili.

Prenotazione obbligatoria e informazioni: 348 0172982

Si entra alla villa dal cancello sulla via Miniscalchi, angolo via Turbina, Verona.

Sabato 25 Novembre: si chiude “Il Mese del Foliage” con l’evento a Villa da Schio (Castelgomberto, VI), una passeggiata in compagnia di una guida esperta paesaggista e del proprietario nel parco della villa dove tra colori d’autunno e viali romantici si possono ammirare le splendide statue ad opera dell’officina del Marinali,. 

Turni di visita: 11:00, 14:00, 15:30

Ingresso: 10€ a persona

Prenotazione obbligatoria: info@villadaschio.com

Info: 335 6455820

Barchessa Loredan a Volpago del Montello

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Foto del portico della Barchessa Loredan a Selva del Montello.

Dove si trova la Barchessa Loredan?

Situata in Via Frà Giocondo, 57, Selva del Montello, la Barchessa Loredan è un incantevole esempio di architettura rurale del XV secolo riportato all’antico splendore a seguito di accurati interventi di restauro. Armoniosamente inserito nel punto in cui i sinuosi pendii boscosi del Montello incontrano la sconfinata campagna trevigiana, l’elegante edificio rustico si adatta sapientemente alla complessa orografia del territorio, regalando ameni scorci paesaggistici da lasciare con il fiato sospeso.

Dal luminoso portico, lo sguardo volge a sud verso la fertile pianura scandita dai rigogliosi filari del Palazzon, il più antico vigneto della tenuta.

La parte retrostante della barchessa, a ridosso del canale Brentella, si affaccia sui verdi declivi del Montello costellati di robinie, carpini, querce, salici, castagni, gelsi, ailanti e arbusti lussureggianti.

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Veduta dell’interno del portico della Barchessa Loredan.

Storia della Barchessa Loredan e del Magnifico Palazzon

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Fotografia storica della Barchessa Loredan e del vigneto Palazzon. Sullo sfondo, il Montello.

É documentato che alla fine del XV secolo la famiglia Bressa possedeva un immobile, simile a un fondaco, in prossimità dell’attuale Barchessa. L’edificio passò poi di proprietà ad aristocratici veneziani che lo convertirono in una sontuosa residenza signorile conosciuta come il “Magnifico Palazzon”, con annesso fabbricato rustico.

Una serie di mappali rinvenuti negli archivi storici e un disegno dell’architetto Francesco Maria Preti (Castelfranco Veneto: 19 maggio 1701 – 23 dicembre 1774) consentono di individuare la villa a sinistra della barchessa, dove è attualmente collocato un casolare con annesso ricovero attrezzi della cantina. Non vi sono tuttavia documenti che illustrino una fedele rappresentazione della dimora gentilizia.

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Foto storica della Barchessa con macchina d’epoca.
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Foto storica del portico della Barchessa, impiegato come deposito.

Orsetti e la Brentella

I lussureggianti boschi di farnie, querce e roveri che nei secoli XV e XVI ammantavano la superficie del Montello erano di cruciale importanza per la Repubblica di Venezia. Oltre a garantire il legname necessario per la creazione e il mantenimento della sua potente flotta, questo florido patrimonio naturale era fondamentale per sostenere la stessa città di Venezia, le cui fondamenta poggiano tutt’ora su milioni di robusti pali.

Al fine di preservare la vitale risorsa forestale del Montello e assicurarsi il diritto esclusivo allo sfruttamento di quest’area, nel 1519 la Repubblica di Venezia promulgò un decreto che imponeva la rimozione delle costruzioni in pietra o legno erette sul Montello, a nord del canale Brentella.

Collocato all’interno di tale perimetro, il Magnifico Palazzon scampò tuttavia alla demolizione grazie all’ingegnoso stratagemma dell’allora proprietario, il veneziano Orsetti, il quale fece deviare il corso del Brentella a nord della villa. A testimoniare l’antico percorso del canale è rimasta la peschiera che si estende di fronte al portico della Barchessa.

Architettura della Barchessa Loredan

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Veduta aerea della Barchessa Loredan e della peschiera che si estende di fronte al portico.

L’edificio è costituito da un arioso portico ritmato da nove arcate a tutto sesto, intervallate da lesene doriche sormontate da una trabeazione modanata. Al di sopra delle chiavi di volta e delle lesene si aprono finestrelle ovali e rettangolari. L’edificio aveva la funzione di fabbricato di servizio per i contadini e assunse nel corso dei secoli la funzione di ricovero per attrezzi, stalla, fienile, granaio e ospedale di guerra. Dalla seconda metà del ‘900 ospita la cantina della Barchessa Loredan.

La struttura della Barchessa Loredan è tanto sofisticata e maestosa che chi non ne conosce la storia e la funzione originaria potrebbe pensare che questo imponente edificio sia stato concepito per ergersi solitario, isolato tra la vasta campagna trevigiana e gli antichi rilievi del Montello, punteggiati di doline e coperti di boschi, e non come mero annesso agricolo di un più vasto complesso architettonico.

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Grappolo d’uva maturo di fronte all’ingresso della Barchessa Loredan.
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Tappo colmatore. Cantina della Barchessa Loredan.

Il restauro

Quando la proprietà passò ai Marcello, potente famiglia ascritta la patriziato veneziano, il complesso architettonico fu sottoposto a una significativa opera di restauro commissionata a Giorgio Massari (Venezia: 13 ottobre 1687 – 20 dicembre 1766) uno dei massimi esponenti dell’architettura veneta del XVIII secolo ispirata ai canoni palladiani.

La demolizione del Magnifico Palazzon

Nel XIX secolo, a causa della gravosa tassazione imposta dagli austriaci sui grandi edifici nell’area del Montello, l’allora proprietario Scodella ordinò l’abbattimento dell’edificio. Dalle rovine dell’antica abitazione nobiliare sarebbe poi sorto un casolare.

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Calice di Grinera, prodotto nella cantina della Barchessa Loredan.
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Ameno panorama naturalistico della tenuta vinicola della Barchessa Loredan.

La Barchessa Loredan nel XX secolo

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La Contessa Nicoletta Moretti degli Adimari. Sullo sfondo, la Barchessa Loredan e il Montello.

Dapprima dedicata alla sericoltura, a testimonianza della quale sono rimaste le tracce degli impianti di riscaldamento dei bachi da seta, la Barchessa è stata impiegata durante la prima e la seconda guerra mondiale come ospedale da campo, di cui si sono conservati i numeri delle postazioni letto nonché le frasi e le firme scritte a matita sulle pareti del sottotetto.

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Numero della postazione letto risalente a quando la Barchessa Loredan ospitava un ospedale militare.
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Iscrizione sui muri della Barchessa Loredan. 29 – 4 – 42 W 1922 «Classe di Ferro»

Discendente di Leonardo Loredan (Venezia: 16 novembre 1436 – 21 giugno 1521) 75º doge della Repubblica di Venezia, la famiglia Loredan acquistò la proprietà negli anni sessanta del Novecento. La Contessa Nicoletta Moretti degli Adimari e il marito, il Conte Marco Loredan, trasformarono la Barchessa nel cuore di una prospera azienda vinicola.

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Soffitta della Barchessa Loredan
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Aratro nella soffitta della Barchessa Loredan.

La tenuta vinicola e la cantina

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Calice di vino bianco, melograno e grappolo d’uva. sullo sfondo, una carrozza nel portico della Barchessa Loredan.
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Calice di vino rosso e grappolo d’uva su una barrique. Sullo sfondo il portico soleggiato della Barchessa Loredan.

Negli ultimi decenni, un’importante opera di ristrutturazione ha trasformato la maestosa costruzione rinascimentale in quella che è oggi la cantina di eccellenza della tenuta Loredan, ora gestita dal nipote Alberto Bastianello. La sfida era notevole, dal momento che gli ambienti dell’edificio non erano stati progettati per tale scopo. Ciononostante l’intervento ha sapientemente coniugato la funzionalità degli spazi del fabbricato rusticale con gli impianti e le attrezzature dedicate alla vinificazione.

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Barriques nella cantina della Barchessa Loredan.

Pressa, vasche, botti grandi e barrique sono stati inseriti al piano terra mentre la barricaia è stata allestita dove i soffitti più bassi della barchessa, i muri più spessi e la ridotta luminosità favoriscono naturalmente la conservazione di umidità e temperature ottimali per l’affinamento dei vini.

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Cisterne nella cantina della Barchessa Loredan.
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Barriques bordolesi realizzate con il miglior rovere francese.
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Barrique di Merlot IGT nella cantina della Barchessa Loredan.
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Barrique di Chardonnay nella cantina della Barchessa Loredan.

Il delicato microclima della tenuta vinicola unito al terroir incontaminato dei trentadue ettari di vigneti ai piedi del Montello, la cui vivace tonalità rossa ne attesta l’origine antica e la ricchezza di minerali, costituisco l’ambiente ideale per la produzione di Glera, Traminer, Cabernet, Pinot nero, Pinot bianco, Chardonnay e Merlot, da cui si ricava il Grinera, Gran Riserva Nera, del Conte Marco Loredan, vino rosso Merlot IGT Colli Trevigiani.

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Vendemmia nella tenuta della Barchessa Loredan. Grappolo d’uva maturo.
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Rigoglioso vigneto della Barchessa Loredan.

Se desiderate ammirare panorami naturalistici e agresti mozzafiato, passeggiare tra antichi vigneti e assaporare eccellenze vinicole del territorio nella cantina e della barricaia di un grandioso edificio rustico con più di cinquecento anni di storia, visitare la Barchessa Loredan sarà un’esperienza indimenticabile!

Villa Emo, capolavoro di Andrea Palladio

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Veduta del fronte principale di Villa Emo, del viale che conduce al pronao sopraelevato, delle barchesse porticate laterali e del giardino alberato.

Situata in Via Stazione, 5, villa Emo è uno spettacolare complesso architettonico cinquecentesco edificato nel cuore di Fanzolo, Vedelago (TV).

Architettura di Villa Emo

Veduta aerea di Villa Emo dei viali e del parco alberato
Foto aerea di Villa Emo, dei Viali alberati e del parco secolare.

Commissionata da Leonardo Emo, la villa-fattoria palladiana fu progettata e realizzata intorno al 1558. Gli elementi che formano il complesso architettonico signorile si articolano secondo una sapiente disposizione gerarchica.

Accessibile tramite un’elegante rampa, il corpo centrale della villa poggia su un alto basamento. La facciata meridionale del nucleo residenziale è scandita da un pronao classico con quattro colonne doriche, sopra le quali si stagliano la trabeazione e il frontone triangolare. Il timpano è nobilitato dallo stemma della famiglia Emo.

Salone panoramica
Panoramica del salone centrale di Villa Emo, riccamente affrescato da Giovanni Battista Zelotti.

Superato il vestibolo si accede al salone centrale, ai cui lati si dispongono simmetricamente tre stanze. Collegate ai lati est e ovest alla dimora padronale, le lunghe e rettilinee barchesse porticate sono ritmate da undici arcate ciascuna, sorrette da pilastri.

Veduta serale di Villa Emo del giardino e delle statue secolari
Veduta serale di Villa Emo e del parco secolare, ornato da statue e da rigogliose piante. Sullo sfondo, il campanile della chiesa dei Santi Vittore e Corona Martiri in Fanzolo.

Concluse alle estremità da due torri colombare, più alte e in posizione arretrata, le ariose barchesse erano destinate a contenere le cantine, i granai e le stalle.

Con queste parole Andrea Palladio descriveva la loro funzione: “per tutto si può andare al coperto … acciò che né le piogge né gli ardenti soli della state siano di noia al Signore nell’andare a vedere negotii suoi. Sono di grandissima
utilità per riporre al coperto i legnami et infine altre cose della villa… et apportano molto ornamento.”

La maestria dell’architetto si riflette nell’aver saputo concretizzare, attraverso la semplicità e l’essenzialità delle forme, l’equilibrio tra la funzionalità del complesso architettonico e l’ideale delle proporzioni classiche.

Gli affreschi di Villa Emo

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Spettacolare architettura dipinta che adorna il salone centrale di Villa Emo, opera di Giambattista Zelotti.

Eseguito nel 1565 in occasione del matrimonio di Leonardo Emo con Cornelia Grimani, il ciclo di affreschi realizzato da Giovanni Battista Zelotti (Verona, 1526 – Mantova, 1578), compagno e collaboratore di Paolo Veronese, ingentilisce gli interni del piano nobile con episodi di mitologia e di storia romana e con allegorie che promuovono la temperanza, il controllo delle passioni e le virtù coniugali.

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Particolare affresco di Villa Emo.
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Particolare affresco di Villa Emo.

Il giardino e il borgo

Villa Emo veduta del viale e del giardino alberato dal loggiato dorico
Veduta del giardino e del viale alberato dal loggiato dorico di Villa Emo.

Il complesso architettonico gentilizio è armoniosamente inserito in un ameno giardino costellato di candide sculture e disseminato di svettanti cipressi, pini marittimi, maestosi cipressi, abeti e altre floride piante d’alto fusto.

Il viale che conduce all’ingresso della proprietà prosegue sul retro attraversando la vasta tenuta e, intersecandosi con l’asse orizzontale tracciato dalle barchesse, definisce l’armoniosa sintesi tra gli elementi architettonici e quelli paesaggistici della sontuosa proprietà.

La straordinaria bellezza di Villa Emo, unita all’incantevole borgo che si estende a sud in parallelo alla villa, trasportano il visitatore in una dimensione sospesa nel tempo, nella quale l’ameno scenario di un antico paesino campestre, il glorioso splendore dell’aristocrazia veneziana e il genio dell’architettura palladiana convergono in un magnifico equilibrio preservato con cura nel corso dei secoli.

Loggia da int
La luminosa loggia dorica di Villa Emo, affrescata con allegorie e scene tratte dalla storia romana incorniciate da finte colonne scanalate.

Orari di apertura

dal 1 marzo al 31 ottobre aperto da MERCOLEDÌ A DOMENICA, dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Ultimo ingresso ore 17:00.

CHIUSO LUNEDÌ E MARTEDÌ.

dal 1 novembre al 28 febbraio
aperto da MERCOLEDÌ A DOMENICA, dalle ore 10:00 alle ore 16:00. Ultimo ingresso ore 15:00.
CHIUSO LUNEDÌ E MARTEDÌ.
Chiuso il 24, 25, 26 dicembre, 1 gennaio, Pasqua, 15 agosto.
Visite: Piano nobile, barchessa est e giardino

Biglietti di ingresso

Intero € 10.00
Ultra 65enni € 7.00
Studenti da 11 a 25 anni compiuti € 7.00
Insegnati € 7,00
Isola dei Musei € 7,00
Associati Fai – Touring – Icom € 7,00

FAMIGLIA
2 adulti+massimo 3 ragazzi (da 11 a 25 anni) € 25,00
GRUPPI e SCUOLE, minimo 15 persone, € 7,00
E’ necessario interfacciarsi con la segreteria tramite i contatti: 0423- 476355 oppure 3318084921 (durante l’orario di
apertura al pubblico, dalle ore 10:30 alle ore 12:30 e dalle ore 14:00 alle ore 16:00)

contatto mail: info@villaemo.eu
Prenotazione obbligatoria.

GRATUITI
Guide autorizzate con gruppo e singole
Ragazzi fino a 10 anni di età in nucleo familiare
Diversamente abili con 1 accompagnatore
Giornalisti con regolare accredito

Servizi

Accessibilità Disabili, Shop, Ascensore, Parcheggio Auto, Bagni pubblici, Visite guidate, Possibilità foto,
Parcheggio Bus, Giardino

Informazioni e Contatti

Indirizzo: Via Stazione, 5 – 31050 – Fanzolo – Vedelago (TV)

Referente: Licia Mariuz

Telefono: 0423476355 – 3318084921 (dal mercoledì alla domenica, dalle 10:30 alle 12:30; dalle 14:00 alle 16:00)

E-mail: info@villaemo.eu – Sito Internet: https://www.villaemo.eu

Tipologia: Luogo della Cultura


Villa Cornér della Regina a Cavasagra, Vedelago (TV)

Villa Corner della regina facciata frontale
Facciata principale di Villa Cornér della Regina.

Capolavoro di architettura neoclassica di ispirazione palladiana, Villa Cornér della Regina sorge su un radioso giardino alberato incastonato nella pianura trevigiana, lambita dalle gelide fonti del Sile e costellata di maestose dimore rinascimentali.

Le origini della grandiosa residenza signorile sono legate a significativi mutamenti geopolitici che coinvolsero la Repubblica di Venezia tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

La scoperta del continente americano e il conseguente spostamento dell’asse commerciale dal Mediterraneo all’Atlantico, l’espansionismo dell’Impero Ottomano e la creazione della lega di Cambrai, coalizione formata nel 1508 in funzione anti veneziana, resero evidente la necessità della Repubblica di Venezia di trovare nella terraferma un importante baluardo per consolidare la propria influenza a livello internazionale.

Le famiglie aristocratiche veneziane cominciarono quindi a investire i loro capitali nell’entroterra veneto, dove fecero realizzare da sommi architetti magnifiche residenze campestri.

Stabilitasi a Cavasagra tra i secoli XV e XVI, la famiglia Cornér Piscopia era il ramo più antico del casato Cornér, potente famiglia veneziana i cui esponenti più illustri includevano quattro dogi e la celebre Caterina, divenuta regina dopo le nozze con Giacomo II di Lusignano, re di Cipro.

Caterina Cornér

L’infanzia di Caterina Cornér

Nata a Venezia il 25 Novembre 1454, Caterina Cornér era figlia del cavaliere Marco Cornér (Venezia 1406 ; Venezia, 1479), bisnipote del doge suo omonimo vissuto dal 1286 al 1368, e della duchessa di Nasso Fiorenza di Nicolò Crispo, figlia dei signori delle isole di Syros e Santorini. Il bisnonno materno di Caterina, Giovanni IV Comneno, era imperatore di Trebisonda dal 1429, titolo che avrebbe mantenuto fino alla sua morte, avvenuta il 22 aprile 1459.

La giovane trascorse la propria infanzia dapprima nei luminosi ambienti di Ca’ Cornér della Regina, il palazzo di famiglia rivolto sul Canal Grande, successivamente, a partire dal 1464, nel monastero medievale di San Benedetto Vecchio, incastonato nel cuore di Padova a ridosso del Bacchiglione.

Il matrimonio

Nel 1468, all’età di quattordici anni, Caterina fu data in sposa per procura a Giacomo II di Lusignano, re di Cipro.

Tale unione era mirata a favorire sia la Repubblica di Venezia, intenta ad ampliare e consolidare la propria presenza nel Mediterraneo e nel Levante grazie alla posizione strategica dell’isola di Cipro, sia re Giacomo II di Lusignano, il quale cercava nella Signoria il sostegno politico necessario per fronteggiare l’espansionismo turco e le pretese della sorellastra Carlotta, legittima regina di Cipro da lui detronizzata nel 1464.

La morte di Giacomo II

Tra il 6 e il 7 luglio 1473, Giacomo II morì prima che Caterina Cornér potesse dare alla luce il loro primo e unico figlio, Giacomo III. Pur avendo acquisito il controllo del Mediterraneo Orientale, la giovane sovrana fu di fatto estromessa dal regno da un collegio di commissari in prevalenza filo-napoletani.

La cospirazione

Nella notte tra il 13 e 14 novembre 1473, una congiura ordita per esautorare la regina portò all’assassinio dei collaboratori di Caterina Cornaro, tra cui lo zio Andrea (1419 – 1473) e suo nipote Marco Bembo.

Caterina fu costretta a cedere le roccaforti di Cipro e fu persino separata dal figlio neonato, affidato poi alla suocera.

Non potendo tollerare le trame architettate da napoletani e catalani ai danni della Regina, il 31 dicembre i veneziani approdarono con dieci galee a Famagosta e giustiziarono i congiurati. Con l’arrivo del resto della flotta nel 1474, Venezia ripristinò completamente il controllo sull’isola. Quello stesso anno Caterina subì la tragica scomparsa del figlio, morto a causa della malaria.

L’abdicazione

Nel 1488, a seguito di una nuova congiura organizzata da patrizi catalani, la Repubblica di Venezia intervenne per sedare la rivolta e obbligò Caterina Cornér ad abdicare in favore della Repubblica. Accolta con una festa trionfale, il 6 Giugno 1489 la sovrana entrò in città a bordo del Bucintoro, galea cerimoniale dei dogi veneziani.

Regina di Asolo

Il borgo di Asolo
Panoramica del borgo di Asolo dalla Rocca di Asolo. Il borgo è dominato dalla maestosa mole del castello della Regina Cornaro.

A seguito dell’abdicazione, Caterina Cornér divenne domina Aceli (signora di Asolo).

Pietro Bembo (Venezia: 20 maggio 1470 – Roma: 18 gennaio 1547) fu una delle figure di spicco nel panorama culturale del suo tempo ad avere il privilegio di essere accolte alla corte della Signora di Asolo. Cardinale, scrittore e poeta, Pietro Bambo ambientò nei sontuosi ambienti del castello della Regina Cornér una delle sue opere più celebri, Gli Asolani.

Scomparsa il 10 luglio 1510, Caterina Cornér fu una delle figure più emblematiche e affascinanti della famiglia Cornér.

Villa Cornér della Regina dal XVI al XVIII secolo

É documentato che nel 1567 Giorgio Corner (1523-1579), nominato vescovo di Treviso a quindici anni dallo zio materno, il cardinale Francesco Pisani, trascorreva circa un mese all’anno nella propria residenza di campagna a Cavasagra e vi soggiornava in occasione delle visite pastorali nel territorio.

Tra le più antiche testimonianze della residenza gentilizia, un inventario del 1638 descrive Villa Cornér della Regina come una “casa tripartita alla veneziana”, formata da un piano terra, un piano nobile con salone centrale affiancato da quattro stanze.

Nella prima metà del XVIII secolo, l’architetto Giorgio Massari (Venezia: 13 ottobre 1687 ; 20 dicembre 1766), eseguì un’intervento di risistemazione dell’antico palazzo rinascimentale, della cui struttura cinquecentesca è possibile ammirare ancor’oggi il fronte retrostante della Villa.

Una mappa di quel periodo illustra un palazzo rettangolare, con quattro pinnacoli lapidei ai lati, simile a quello attuale ma ancora privo della loggia centrale.

A donare al nucleo residenziale della villa l’aspetto attuale, con l’inserimento dell’atrio palladiano, sarebbe stato l’architetto Francesco Maria Preti (Castelfranco Veneto: 19 maggio 1701 ; 23 dicembre 1774), il quale “fece aggiunte, incrementi e lo ridusse, con stile palladiano, felicemente nel corpo, adornandolo di fianchi e barchesse”.

Altri studiosi attribuiscono tale intervento a Giovanni Miazzi (Bassano del Grappa: 2 agosto 1698 – 19 luglio 1797), riconoscendo a Francesco Maria Preti la progettazione delle barchesse laterali e forse delle serre.

Villa Corner della Regina e del parco alberato
Veduta aerea di Villa Cornér della Regina, del parco secolare alberato costellato di statue e della splendida piscina.

Architettura di Villa Cornér della Regina

Simmetrica e verticalmente tripartita, la facciata meridionale del corpo padronale è scandita al centro da un monumentale pronao tetrastilo di ordine dorico, accessibile tramite un solenne scalone.

Al di sopra del colonnato si staglia la trabeazione a metope e triglifi. Ingentilito al centro del timpano dallo stemma dei Cornér Persico, il frontone triangolare dentellato è coronato ai vertici da tre statue. Altre pregiate sculture adornano il giardino e le colonne delle cancellate.

In posizione leggermente arretrata rispetto al loggiato centrale, le sezioni laterali si articolano su tre livelli. Ornato da un rivestimento a finto bugnato, il pian terreno presenta otto aperture quadrangolari, lievemente allungate.

In asse con le aperture sottostanti e con le finestre quadrate al secondo piano, le monofore con arco a tutto sesto al piano nobile si ispirano a quelle di Palazzo del Paradiso, dello Scamozzi, a Castelfranco Veneto.

La facciata con la loggia centrale e il grande scalone d’accesso imitano invece Palazzo Spineda di Venegazzù, come anche le tre arcate centrali del rusticale sulla destra, sormontate da un frontone.

La barchessa è affiancata da due fabbricati porticati a un piano e si unisce verticalmente nell’angolo destro a un lungo edificio per uso del personale.

Le porte e finestre ricavate dalle mura che delimitano la proprietà a ovest recano i chiari segni di porte e finestre, ora murate, che un tempo davano accesso alla splendida limonera.

Le sale di Villa Cornér

Il salone di Villa Corner
Il luminoso salone centrale della Villa con tavola apparecchiata per un pranzo di gala. La volta del salone è ingentilita da stupende architetture illusorie di metà ottocento, opera di Angelo Sala.

Uno degli ambienti più straordinari del complesso gentilizio, il fastoso salone centrale della villa è impreziosito da una spettacolare tempera su malta di Angelo Sala (1823-1890), risalente al 1851.

Riportata all’antico splendore da accurati interventi di restauro, l’architettura illusoria che adorna la volta della sala riproduce un bugnato nel quale si aprono sei finestroni dipinti. Magistrale esempio di trompe-l’œil, le vetrate a piombo lasciano intravedere uno scenario celestiale punteggiato di nuvole. Particolarmente suggestivi sono i raggi di un sole rosso che filtrano dalla finta finestra a sud.

Alla base della mirabile struttura fittizia si stagliano decorazioni a stucco con volti grotteschi, maschere, animali e amorini alati.

Le porte del salone sono coronate da quattro figure femminili, poste sopra dei capitelli avvolti da nuvole, simboleggianti i continenti allora conosciuti. A sud ovest, l’Europa è ritratta in groppa a un nobile destriero e reca sul capo una corona d’alloro. La rappresentazione dell’Africa, con copricapo etiope e collana d’avorio, posa al fianco di un elefantino. A nord est e a nord ovest si trovano rispettivamente l’Asia, con seno scoperto e turbante, e l’America, ritratta di spalle, nuda, con faretra, arco e penne caratteristiche dei nativi.

Una volta entrati nel salone ci si trova avvolti da un’atmosfera incantata, quasi onirica, nella quale sfumano i confini tra genio architettonico ed estro pittorico, tra realtà e immaginazione.

Il salone a sud est è riccamente decorato da quattro stupende illusioni prospettiche settecentesche incorniciate da stucchi. Dalle finestre circolari, con tendine fermate da nastri, si scorgono ameni paesaggi dipinti. Al di sopra di ogni porta campeggiano le allegorie di Pittura, Architettura, Scultura e Poesia, mentre il soffitto è abbellito dalla figura di una donna che impugna il fucile, con della cacciagione ai suoi piedi.

La proprietà terriera

Villa Corner veduta del giardino dal loggiato
Veduta del giardino di Villa Cornér della Regina dal loggiato dorico. Al di là del parco, il vialone di pioppi cipressini si estende a perdita d’occhio.

Da area palustre a paradiso in terra

Disseminato di cedri dell’Atlante, abeti, ligustri, pini marittimi, lecci e altre maestose piante d’alto fusto, il regale parco plurisecolare di Villa Cornér della Regina si integra con grazia nel panorama agreste di Vedelago tra vaste coltivazioni di granturco, floride siepi, rigogliosi vigneti e campi dorati di frumento attraversati da antichi viali di pioppi cipressini.

Quando tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento la famiglia Cornér Piscopia, ramo più antico dell’illustre casato, si stabilì a Sant’Andrea di Cavasagra, il latifondo in cui decise di erigere la propria residenza campestre era ben diverso da come appare oggi.

L’Uffizio delle acque e l’intervento di fra Giocondo

Avvolto da dense formazioni boschive infestate dai lupi, il terreno era in parte paludoso, data la vicinanza delle sorgenti del Sile, in parte ammantato di sassi e ghiaia, per la presenza dell’antico alveo del fiume Cordevole Piave.

Fu così che nel 1469 la Repubblica di Venezia istituì a Treviso l’Uffizio delle acque” con l’obbiettivo di sistemare “tutte le Bretelle della regione, cioè i fiumi, i canali e le acque di sorgiva, così dette dalla Bretella maggiore che allora nella villa di Pederobba fu cavata dalla Piave”.

L’ingegnere Giovanni Monsignori, meglio noto come fra Giocondo, (1433c-1515), fu incaricato di realizzare delle opere idrauliche per garantire l’approvvigionamento di acqua potabile a uomini e animali nel territorio.

Nel giardino a nord di Villa Cornér della Regina si trova tutt’ora il pozzo per dare acqua potabile agli abitanti mentre il fosso irriguo della Brentella che scorreva, e che scorre tuttora, lungo il lato ovest veniva usato per abbeverare gli animali.

Le sculture del giardino di Villa Cornér

Nei primi anni del XVIII secolo Gerolamo III assegnò allo scultore Orazio Marinali (Angarano, 24 febbraio 1643 – Vicenza, 6 aprile 1720) e alla sua scuola l’incarico di nobilitare sia il frontone della Villa che l’ameno giardino all’italiana con statue in pietra tenera bianca di Vicenza raffiguranti divinità della mitologia greca.

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Luminosa stanza con camino, terrazzo alla veneziana ed elegante mobilio d’epoca.

La famiglia Persico

Nel 1810 la proprietà passò ai Persico, casato di origine bergamasca insignito del titolo nobiliare come riconoscimento per meriti civili e militari svolti al servizio delle Repubblica Veneta. Grazie alla loro lungimiranza e autorevolezza, i proprietari portarono la tenuta a raggiungere un’estensione superiore ai seicento ettari. I Persico fecero inoltre costruire alcuni mulini ad acqua per la molitura delle granaglie, dei quali è rimasta traccia nei toponimi campestri e nei ruderi dell’ex mulino Persico, a sud di Cavasagra.

Benvoluti dalla popolazione locale, i Persico ebbero un ruolo significativo nell’amministrazione pubblica del territorio. Quando Cavasagra divenne comune nel 1867 con sede nella casa di Simioni Luigi, di proprietà della stessa famiglia, fu eletto sindaco il conte Matteo Persico.

Cinque anni dopo, il comune di Cavasagra fu aggregato a quello di Vedelago.

Nel 1886, per commemorare la fine di un’epidemia di colera, la famiglia Persico donò alla chiesa parrocchiale gli altari laterali di San Giovanni e della Sacra Famiglia.

Antonio Frova

Di origine Lombarda, Antonio Frova acquistò la proprietà nel 1905. Primo proprietario della villa privo di titoli nobiliari, Antonio Frova avviò opere di bonifica e diede la priorità alla coltivazione di foraggio per l’allevamento del bestiame.

Ad Antonio Frova si deve inoltre l’edificazione di due case a tre piani, equidistanti dalla dimora padronale. Le due abitazioni, una sul lato sud-est e l’altra sul lato nord-ovest rispetto a Villa Cornér, sono abitate dalle famiglie Sartoretto, il cui cognome rivela l’antica professione di sarti svolta al servizio del proprietario.

Al contrario dei precedenti proprietari, Antonio Frova generò malcontento nei mezzadri e fittavoli della proprietà imponendo loro contratti agrari di carattere feudale. Il suo atteggiamento dispotico potrebbe essere stato una delle cause dell’assalto a Villa Cornér, verificatosi il 30 novembre 1907, da parte degli affittuari e dei coloni della villa. Durante l’irruzione furono date alle fiamme il fienile e la scuderia. Le statue settecentesche furono vandalizzate così come le adiacenze rustiche e le serre.

La famiglia Frova donò vari mobili e arredi alla chiesa parrocchiale, compresa la Via Crucis che ne decora le pareti interne, e finanziarono un asilo parrocchiale annesso alla canonica. Ad Antonio Frova si deve inoltre la costruzione delle scuole elementari di fronte alla canonica e l’elargizione alla Curia Vescovile di terreni destinati ad essere affittati ai meno abbienti ad un prezzo modico.

Villa Cornér della Regina nella prima Guerra Mondiale

Sede comando dell’VIII e X armata del Gen. Enrico Caviglia (1862/1945) durante la prima guerra mondiale, la villa espone al suo interno una candida lapide marmorea incorniciata da ornamenti bronzei raffiguranti foglie di alloro e di quercia, un tondo con il leone di San Marco in altorilievo e, sulla sommità, uno stemma sabaudo e vittoria alata. L’iscrizione riporta:

Enrico Caviglia
Generale Comandante VIII e X armata
nell’ospitale silenzio di questa villa
dal giugno al novembre MCMXVIII
meditò la riscossa e assicurò il trionfo di Vittorio Veneto
La Famiglia Frova a perpetua memoria XXVIII-X-MCMXXIII
C.Lorenzetti

Il viale di pioppi cipressini che si estende a sud, al di là di Via Corriva, prosegue anche a nord per qualche centinaio di metri.

Gli attuali filari di pioppi cipressini furono piantumati a cavallo tra le due guerre mondiali. Gli alberi precedenti, risalenti ai secoli XVIII e XIX, erano stati abbattuti a seguito della disfatta di Caporetto su ordine del Generale Caviglia per realizzare i pali delle trincee sul fronte del Piave e del Grappa.

Gli ultimi proprietari

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La piscina di Villa Cornér della Regina.

Alla morte di Antonio Frova la proprietà fu comprata dal sig. M. Orefice, di origine ebraica. Agli inizi degli anni settanta Sir Stafford Sands, governatore del protettorato inglese delle isole Bahamas, acquistò la Villa e ne fece dono alla moglie.

Il Lord inglese modernizzò la nobile proprietà senza tradirne l’anima storica, ma al contrario valorizzandola. A Sir. Stafford si deve la realizzazione di una piscina con idromassaggio (progettata dall’architetto Malgaretto di Treviso e dal geometra Gritti Ivo di Albaredo).

Alla morte di Sir Stafford la proprietà passò alla Agricola Corner del Conte Dona’ delle Rose che convertì Villa Cornér della Regina in un sofisticato Country Hotel con annesso ristorante.

Agli anni 1991 e 1992 risale la ristrutturazione delle barchesse, dalle quali sono stati ricavati 34 appartamenti di grande pregio.

La suite presidenziale di Villa Cornér della Regina

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La suite presidenziale di Villa Cornér della Regina.

Con soffitti alti oltre sei metri, mobili d’epoca e pareti decorate con pregiati stucchi e affreschi, la luminosa suite presidenziale è la suite più bella di Villa Cornér della Regina. Dispone di letto a baldacchino, vasca idromassaggio, doccia idromassaggio e cabina armadio.

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Scopri le prelibatezze gourmet offerte da Villa Cornér della Regina.

Scenario ideale per matrimoni da favola, ricevimenti aziendali esclusivi e feste memorabili, Villa Cornér e il suo incantevole giardino rappresentano una meta imperdibile per chi desideri intraprendere un indimenticabile viaggio sensoriale degno di un re, o per meglio dire, di una regina.

Ritorno al passato: domenica 1 ottobre al Parco Frassanelle si rievocano il ‘700 e l ‘800 veneziano

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Locandina evento
Ritorno al passato: domenica 1 ottobre al Parco Frassanelle si rievocano il '700 e l '800 veneziano 45

Una giornata nel verde in compagnia dell’eleganza dei “Patrizi Veneti” tra costumi d’epoca, balli di corte ed esibizioni liriche.

Rovolon (Padova), 26 settembre 2023 – Domenica 1 Ottobre, nella magnifica cornice del Parco Frassanelle, si tornerà indietro nel tempo. Grazie all’Associazione storico culturale “Patrizi Veneti”, specializzata nel diffondere la tradizione e la cultura storica veneziana e delle ville venete, si tornerà per un giorno ai fasti della Repubblica Serenissima e del Risorgimento.

Le attività avranno inizio la mattina, dove a partire dalle 11 ci sarà la promenade all’interno del parco con i patrizi che presenteranno i loro splendidi costumi, frutto di accurate ricerche e approfondimenti, e la loro storia. Dopo un excursus sulla nobile famiglia Papafava dei Carraresi, una delle poche famiglie italiane sopravvissute che possono far risalire il proprio lignaggio al IX secolo, ci saranno i balli di corte con minuetto del Boccherini, di Mozart e Telemann. Chiude la prima parte della giornata l’esibizione live del brano Cara Venezia a cura del soprano Veronica Rampado.

Nel pomeriggio (a partire dalle 15), che si aprirà con una promenade sulle note della Marcia di Scipio, sarà protagonista il Risorgimento: Valzer spagnolo e Kaiser Valzer di Strauss, Valzer La Gazza Ladra del Rossini e La Romanza di Lehar. La contessa Francesca Papafava sarà presente per un intervento sulla storia della sua famiglia, mentre la soprano Veronica Rampado eseguirà “Quando m’en vo“, brano tratto dalla Bohème di Puccini. Un ultima passeggiata in costume (ore 16:30), sulle note del Bel Danubio Blu, segnerà la fine degli eventi.

Per tutto l’arco della giornata sarà attivo il punto ristoro “Le delizie di Nonna Tea”.

Le bellezze del parco e delle sue grotte saranno liberamente visitabili da apertura sino al tramonto. E’ possibile prenotare la visita guidata alla villa (due ore circa), alle grotte ed al parco (orario: ore 11 e ore 15) sia tramite Whatsapp (+39 331 4249860), che tramite mail (info@frassanelle.it).

I cani, tenuti sempre al guinzaglio, sono i benvenuti.

Ampio parcheggio su erba gratuito a disposizione all’ingresso della tenuta.     

Biglietti a partire da 7€ (online).Info e Tickets: it.frassanelle.com

Cosa fare a Piacenza d’Adige (PD): 3 idee

Scopri cosa fare a Piacenza d’Adige in Provincia di Padova: Piacenza in festa, la chiesa di Sant’Antonio Abate, scuole Carducci. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Piacenza d’Adige?

Il comune di Piacenza d’Adige confina a nord con Megliadino San Vitale e Borgo Veneto, a nord est con Ponso, a nord ovest con Casale di Scodosia, a sud con Badia Polesine, a sud est con Lendinara, a sud ovest con Badia Polesine, a est con Vighizzolo d’Este e Sant’Urbano, a ovest con Casale di Scodosia, Merlara e Masi.

Piacenza in festa

La vivace ricorrenza popolare si svolge ogni anno nel mese di giugno in corrispondenza degli impianti sportivi in Via Rivalon, 344.

Occasione consigliata per i buongustai, la sagra paesana prevede un’ampia area ristorazione all’aperto dove è possibile scegliere tra squisite pietanze sia caserecce che gourmet: da succulente costine, braciole e salsicce sfrigolanti alla griglia a invitanti piatti di bigoli alla piacentina, da gustose fette di musetto a tipicità a base di baccalà servite con fette di polenta fumante alla piastra e freddi boccali di birra. Per chi è goloso di dolci, non mancheranno specialità artigianali realizzate da pasticcerie locali.

Se vi chiedete cosa fare a Piacenza d’Adige e desiderate immergervi in un grazioso paesino rurale della Bassa Padovana, Piacenza in festa si svolge all’insegna di serate danzanti e ricette tradizionali da far venire l’acquolina in bocca.

Per maggiori informazioni in merito agli eventi organizzati dal comune è possibile consultare le pagine Facebook Associazione PRO LOCO DI Piacenza d’Adige e A.S.D. PIACENZA D’ADIGE.

La chiesa di Sant’Antonio Abate

Incastonato nel cuore storico dell’amena cittadina agreste in Piazza Caduti Per La Libertà, il luogo di culto di origine medievale si distingue per una semplice facciata a salienti ritmata orizzontalmente da fasce di mattoni a vista e di pietra bianca (o intonacate).

Il massiccio portone ligneo è sormontato da una candida lunetta decorata con una raffigurazione in altorilievo di Sant’Antonio Abate, riconoscibile per la veste monacale e il bastone a forma di “tau” a cui sono legate due campanelle.

Il portale d’ingresso è collocato all’interno di un grande arco a tutto sesto, lievemente rientrante nel fronte, che si sviluppa verticalmente al centro della facciata e sulla cui sommità campeggia un rosone inserito in una cornice modanata.

A coronare la struttura è un frontone triangolare in mattoni a vista, disadorno, sulla cui sommità svetta una croce latina.

A lato della chiesa di innalza il campanile, anch’esso in mattoni a vista e culminante con una cuspide ottagonale metallica. Lungo il lato del campanile orientato a sud est si aprono sei monofore a tutto sesto, intervallate da fasce bianche. Sul lato orientato a sud ovest si staglia un orologio in numeri arabi, al di sotto del cornicione della cella campanaria.

Internamente il luogo di culto è diviso in tre navate scandite da arcate a crociera ed è ingentilito da raffinati altari in marmi policromi e pregiate opere pittoriche.

Se vi chiedete cosa fare a Piacenza d’Adige, la chiesa di Sant’Antonio Abate è un vero e proprio gioiello di arte e architettura che attende solo di essere visitato.

Scuole Carducci

Situato in Via Galvan 227, l’edificio scolastico in mattoni a vista è una delle opere di architettura più affascinanti e rappresentative del comune di Piacenza d’Adige.

Risalente agli anni ’20 e ’30 del Novecento, la scuola è armoniosamente inserita in un ameno giardino costellato di cedri, magnolie e ginkgo biloba. Al di sopra della grande trifora che dà accesso alla struttura si staglia una quadrifora nobilitata da un elegante balcone.

Uno degli elementi più caratteristici della struttura è la possente torre a base quadrangolare, svettante al centro della facciata, nella quale si apre un oculo affiancato da due sottili aperture simili a feritoie.

Degne di nota sono inoltre le raffinate mensole che accompagnano la sporgenza del tetto e della torre.

Cosa fare a Carceri in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Carceri in Provincia di Padova: Villa Carminati, giro in bicicletta a Carceri, il fiume Frassine. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Carceri?

Il comune di Carceri confina a nord con Ospedaletto Euganeo, a est e a nord est con Este, a sud con Vighizzolo d’Este, a ovest con Ponso.

Villa Carminati

Situata in Via dei Camaldoli, 4, Villa Carminati fa parte dell’Abbazia di Santa Maria delle Carceri.

Articolato su tre piani, l’edificio presenta una pianta rettangolare ed è accessibile a nord ovest tramite un massiccio portale centinato in legno massiccio incorniciato da un elegante rivestimento bugnato. Al di sopra del portone si staglia una monofora ornata da un balcone aggettante e coronata da un arco a tutto sesto.

Sulla sommità della villa, in posizione mediana, si staglia un raffinato abbaino al centro del quale si apre una trifora ritmata da lesene. Le sei lesene sono sormontate da un timpano triangolare con cornici modanate aggettanti.

Se vi chiedete cosa fare a Carceri e siete curiosi di vedere coi vostri occhi questo sontuoso edificio e conoscerne la storia, visitare l’Abbazia di Santa Maria delle Carceri sarà un’esperienza indimenticabile!

Giro in bicicletta a Carceri

Il punto di partenza del breve itinerario consigliato è il parcheggio della sede comunale in Piazza Europa. Lasciate l’ingresso del municipio alle vostre spalle e svoltate a sinistra in Via Roma. Alla rotatoria prendete la prima uscita e percorrete Viale Camaldoli all’ombra di tigli fino a raggiungere la spettacolare mole dell’Abbazia di Santa Maria delle Carceri.

Svoltate a sinistra in Via Guglielmo Marconi e procedete fino all’incrocio, dopodiché svoltate a destra. Continuate lungo Via Chiesa, Via degora al di là e Via Cancello per 2 km, poi imboccate la pista ciclabile alla vostra destra, in salita.

Raggiunta la cima dell’argine, tenete la sinistra e procedete a sud lungo il percorso ciclabile che si snoda parallelamente a Via Cancello, dopodiché attraversate il ponte in Via Calcatonega e imboccate la pista ciclabile alla vostra sinistra.

Pista ciclabile lungo il fiume Frassine

Dalla posizione privilegiata dell’argine del fiume Frassine si gode di una veduta ad ampio raggio del paesaggio fluviale e campestre carcerese scandito da rigogliosi vigneti, distese di granturco che si estendono a perdita d’occhio e campi di frumento dorati solcati dal corso serpeggiante del Frassine, dalle cui sponde erbose crescono floride siepi di salici, ontani, olmi, sambuchi, noci, gelsi e aceri campestri.

Dopo circa 2,3 km, troverete alla vostra destra la Torre Marchionale, spettacolare opera difensiva medievale incorniciata da due vivaci corsi d’acqua.

Superata la monumentale opera militare in mattoni a vista, svoltate a destra e seguite la pista ciclabile lungo Via Padana inferiore. Dopo 700 metri, alla rotatoria prendete la seconda uscita. Prendete la seconda uscita anche alle due rotatorie successive. Superato l’istituto IPIA Enrico Fermi, alla rotonda prendete la prima uscita in Via Cesare Battisti. Dopo il sottopasso della ferrovia tenete la destra in Via Prà, poi svoltate a destra in Via Giulia Fogolari. Percorrete Via Giulia Fogolari per 200 metri, poi imboccate la pista ciclabile alla vostra sinistra che si addentra nell’Oasi naturalistica della Restera.

Percorrete la pista ciclabile per 1,7 km, poi tenete la destra in Via Calcatonega. Attraversate il ponte alla vostra destra, continuate lungo Via Calcatonega e superate il secondo ponte sul fiume Frassine, poi svoltate a sinistra in Via Cancello. Da qui potete procedere a ritroso fino al punto di partenza.

Se vi chiedete cosa fare a Carceri e desiderate lasciarvi coinvolgere da un’atmosfera pacifica, silenziosa e incontaminata, l’itinerario ciclo-pedonale offre scorci memorabili del panorama naturalistico e storico dei comuni di Este e Carceri, da un’abbazia millenaria immersa nella sconfinata campagna della Bassa Padovana a monumentali fortificazioni medievali immerse nel verde.

Cosa fare a Vighizzolo d’Este in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Vighizzolo d’Este in Provincia di Padova: la sagra della Madonna della Neve, la chiesa di San Giovanni Battista, giro in bicicletta a Vighizzolo d’Este. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Vighizzolo d’Este?

Il comune di Vighizzolo d’Este confina a nord con Carceri, a nord est con Este, a sud con Sant’Urbano, a est con Este e Villa Estense, a ovest con Ponso e Piacenza d’Adige.

Sagra della Madonna della Neve

La chiesa cattolica celebra Nostra Signora della Neve il 5 agosto. Nel comune di Vighizzolo d’Este la sagra paesana si svolge anche nei giorni successivi a questa data. L’edizione 2023 della tradizionale ricorrenza ha avuto luogo da sabato 5 a mercoledì 9 agosto nel cuore dell’incantevole cittadina rurale della Bassa Padovana.

Occasione ideale per le buone forchette, la festa prevede spaziose aree di ristorazione nelle quali sarà possibile scegliere tra squisite pietanze goderecce di terra e di mare, da succulente braciole, costine e salsicce sfrigolanti alla griglia a gustose fritture di pesce, da squisiti piatti di bigoli al ragù d’anatra e carne di musso con polenta alla piastra ad appetitose insalate di mare, senza contare le invitanti piadine e panini serviti con croccanti patate fritte e freddi boccali di birra artigianale, niente di meglio per dissetarsi e lenire la calura estiva.

Se vi chiedete cosa fare a Vighizzolo d’Este e desiderate trascorrere la bella stagione nella splendida cornice di un ameno paesino agreste all’insegna di divertimento e spensieratezza, la sagra della Madonna della Neve prevede musica dal vivo, emozionanti spettacoli pirotecnici, parchi divertimento, esposizioni di opere pittoriche e fotografiche e naturalmente specialità enogastronomiche del territorio.

Per maggiori informazioni in merito alla sagra della Madonna della Neve si consiglia di visitare le pagine Facebook Comitato Festeggiamenti Vighizzolo d’Este e Giovani Vighizzolo d’Este.

Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista

Situata in Piazza Negri Guido, 19, la chiesa di San Giovanni Battista si distingue per una sontuosa facciata caratterizzata da una superficie convessa, orizzontalmente divisa in due ordini.

Ritmato da candide lesene doriche poggianti su alti basamenti, il registro inferiore reca al centro il massiccio portale ligneo sormontato da un timpano ricurvo. Lateralmente si aprono due nicchie ospitanti due statue, quella a destra raffigurante San Tommaso d’Aquino, quella a sinistra San Prosdocimo, primo vescovo di Padova. Il primo è riconoscibile per la sobria veste dell’odine domenicano, il secondo per la mitra (copricapo vescovile) e per la brocca, a testimonianza della sua attività di battezzatore. Il baculo pastorale, altro elemento distintivo di San Prosdocimo, è assente come parte del braccio destro.

Le lesene ioniche del registro superiore, in asse con le sottostanti, incorniciano un elegante paramento in cotto a vista, posto in posizione centrale. Lateralmente si aprono altre due nicchie ornate da statue, quella a destra raffigurante Sant’Osvaldo, quella a sinistra Sant’Antonio. Il primo è riconoscibile per l’armatura, lo scettro e la corona, il secondo per la veste dell’ordine francescano ed il giglio nella mano destra.

A completare la facciata è il frontone ricurvo, interrotto, sormontato da cinque statue di cui si distinguono San Paolo con la spada al suo fianco (estremità destra), San Pietro con le chiavi (estremità sinistra) e la Madonna, al fianco di quest’ultimo.

Giro in bicicletta a Vighizzolo d’Este, Carmignano e Villa Estense

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio della chiesa di San Giovanni Battista in Via Marco Giuliani. Entrate in rotonda, prendete la seconda uscita e procedete verso est, in lieve salita, lungo la SP15. Attraversato il fiume Frassine, continuate lungo Via Calmana per 160 metri, poi svoltate a destra in Via Botte.

Procedete lungo via Botte per 1,8 km, dopodiché tenete la destra nella stradina sterrata che si snoda lungo gli argini alberati del fiume. Lasciate il ponte tre “canne” alla vostra destra e attraversate il ponte sul Gorzone.

A questo punto proseguite a sud est lungo la stradina di ghiaia rettilinea che si estende lungo il Gorzone, regalandovi suggestive vedute ad ampio raggio del panorama campestre vighizzolese punteggiato di cascine e affascinanti fabbricati rustici. All’incrocio con Via Valgrande svoltate a sinistra.

Procedete per 5,3 km lungo attraversando il centro di Carmignano e di Villa Estense. Superata l’incantevole chiesa cinquecentesca della Beata Vergine Assunta del Pilastro, tenete la sinistra in Via Mattei. All’orizzonte si delinea il gentile profilo dei Colli Euganei.

Dopo 280 metri tenete la destra e procedete per 3 km lungo via Marzare e via Guola L. Raggiunto il cavalcavia della strada regionale 10var, tenete la sinistra. Costeggiate il canale per 1,7 km lungo via Crocetta e via Calcatonega. Attraversate il ponte alla vostra destra, poi tenete la sinistra (curva stretta) e procedete in via Calcatonega. Allo stop tenete la destra e seguite Via Calmana fino a tornare al punto di partenza.

A piedi nudi nei tini: al Parco Frassanelle torna La Pigiatura domenica 24 settembre

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A piedi nudi nei tini: al Parco Frassanelle torna La Pigiatura domenica 24 settembre 48

Rovolon (Padova), 24 settembre 2023 – Torna sui Colli Euganei, presso il suggestivo Parco Frassanelle, l’appuntamento con “La Pigiatura – Un viaggio nel mondo dell’uva”.

Grandi e piccini sono invitati a partecipare a una giornata di eventi che saprà ricreare l’atmosfera della vendemmia. Immersi nella vita di campagna, prima si raccoglierà l’uva direttamente dal vitigno, per poi togliersi tutti insieme gli stivali ed entrare a piedi nudi dentro ai tini dove i chicchi schiacciati rilasceranno nell’aria l’inebriante profumo di mosto.

 Le attività sono suddivise in due blocchi: al mattino, a partire dalle ore 11, verranno svelati i segreti della vita contadina (oltre ai trucchi per preparare buonissimi dolci a base di uva fresca); al pomeriggio, dalle 14:30 sino al tramonto, inizierà la raccolta e la pigiatura.

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A piedi nudi nei tini: al Parco Frassanelle torna La Pigiatura domenica 24 settembre 49

 Per tutto l’arco della giornata sarà aperto il punto ristoro e degustazioni vini (in collaborazione con l’azienda agricola “Valle Madonnina” e l’azienda vitivinicola “Al Contadin”), con la possibilità di prenotare un tavolo (fino a 8 persone, costo 10€) per tutta la giornata in fase d’acquisto biglietti online.

 In più, è possibile prenotare la visita guidata alla villa, alle grotte ed al parco (orario: ore 11 e ore 15) sia tramite Whatsapp (+39 331 4249860), che tramite mail (info@frassanelle.it) o rilassarsi in autonomia nei 70 ettari di verde dove è possibile fare pic nic liberamente.

 I cani, tenuti sempre al guinzaglio, sono i benvenuti. Nelle aree dove il loro accesso non è consentito (interno villa e grotte), è previsto un giardino custodito, sorvegliato dal personale dello staff, dove lasciarlo,

Ampio parcheggio su erba gratuito a disposizione all’ingresso.

Biglietti a partire da 7€ (Online)

Info e Tickets: www.frassanelle.it