Home Blog Pagina 51

Cosa fare a Cartigliano in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Cartigliano: il sentiero delle Basse del Brenta, Villa Morosini Cappello, la festa di Sant’Osvaldo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cartigliano?

Il comune di Cartigliano confina a nord con Bassano del Grappa, a nord est con Rosà, a sud con Tezze sul Brenta, a sud ovest con Pozzoleone, a est con Rosà e Tezze sul Brenta, a ovest con Nove e Pozzoleone.

Il sentiero delle Basse del Brenta

Floridi esemplari di Olmo, acacia, alloro, pioppo, salice, gelso, platano, sambuco, nocciolo, ontano e ligustro sono solo alcune delle specie arboree che compongono il complesso e vitale patrimonio di biodiversità vegetale del parco.

Meta ideale per chi è alla ricerca di una tranquilla località immersa nel verde, il sentiero si snoda lungo gli argini tortuosi e mutevoli del fiume nato dai tersi bacini lacustri di Caldonazzo, splendidi laghi circondati da immense estensioni di abeti rossi e le cui gelide acque lambiscono densi canneti e ninfee.

Per raggiungere l’incantevole meta naturalistica potete lasciare l’auto nel parcheggio dello stadio Fair Play, situato in Via Zamberlan, 9 incorniciato da pruni e pioppi neri.

Attraversate le strisce pedonali e salite una piccola gradinata in legno e sassi avvolta dalle grandi chiome di due acacie. Seguite il piacevole itinerario sterrato al riparo dell’ombra di svettanti pioppi cipressini e tigli selvatici e tenete la destra fino a raggiungere un parco giochi che comprende due altalene, una basculante e una oscillante, due cavallucci a molla gialli e rossi e una rete per fare arrampicata.

Procedendo in direzione dell’alveo del fiume il sentiero in terra battuta conduce ad un punto panoramico da cui si possono ammirare il greto disseminato di ciottoli levigati, le fitte schiere di alberi tra i cui rami intricati, nei mesi invernali, si intravede lo scuro profilo delle montagne che troneggiano all’orizzonte ed il corso della Brenta il cui letto, distinto a tratti da graduali e ondulati dislivelli sassosi, genera suggestive cascatelle.

Dai serpeggianti sentieri, sia verso nord est che verso sud ovest, potrete godere delle sconfinate vedute delle isole fluviali nelle quali la vegetazione selvatica trova la luce districandosi tra le bianche pietre levigate, nonché folte formazioni boschive nelle quali nidificano maestosi esemplari avicoli come il falco, il picchio verde e il nibbio bruno.

Se vi chiedete cosa fare a Cartigliano e desiderate addentrarvi in una dimensione selvaggia, incantevole e primordiale, una visita al parco delle Basse della Brenta, portatrice di vita e teatro di antiche battaglie (nel 899 d.C. l’ampio alveo del fiume vide contrapporsi l’esercito di Berengario I e le orde di guerrieri ungari) sarà un’esperienza memorabile!

Villa Morosini Cappello

Punto di riferimento culturale tra i più significativi del comune, Villa Morosini Cappello è un grandioso complesso architettonico cinquecentesco armoniosamente inserito in un ameno prato secolare delimitato a est da una schiera di magnolie ben allineate dalle foglie scure e lucide, a nord e a sud da possenti corpi di fabbrica in laterizio scanditi da arcate a tutto sesto.

Accessibile tramite un candido viale, la dimora signorile presenta una struttura rettangolare percorsa al piano terra da massicci pilastri, al primo piano da un loggiato ritmato da colonne ioniche intervallate da eleganti balaustre.

Il corpo padronale, in posizione centrale, si eleva su tre livelli e culmina con un raffinato timpano classico.

La festa di Sant’Osvaldo

La vasta area verde da cui si innalza la residenza nobiliare ospita ogni anno la festa di Sant’Osvaldo di Northumbria, sovrano dell’omonimo regno anglosassone vissuto nel VII secolo.

Le celebrazioni si svolgono nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 5 agosto, giorno della scomparsa del santo, all’insegna di emozionanti spettacoli musicali dal vivo, sgargianti rievocazioni storiche e banchetti in cui assaporare specialità enogastronomiche che valorizzano la qualità e l’unicità della cucina locale.

Cosa fare a Rosà in provincia di Vicenza: 4 idee

Scopri cosa fare a Rosà: Parco Vecchio Mulino, la festa di Sant’Antonio Abbate, la festa della trebbiatura, il Duomo di Rosà. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Rosà?

Il comune di Rosà confina a nord est con Cassola, a nord ovest con Bassano del Grappa, a sud con Tezze sul Brenta, a est con Cassola e Rossano Veneto, a ovest con Bassano del Grappa, Cartigliano e Tezze sul Brenta.

Parco Vecchio Mulino

Meta ideale per chi è alla ricerca di una serena località isolata dal cemento, dall’inquinamento e dai rumori del traffico, il parco Vecchio Mulino è un rifugio di pace frutto della creatività del Signor Edorado Signori unita alla sua passione per la natura e per la storia della cultura contadina.

A rendere unica nel suo genere la sconfinata distesa prativa disseminata di floride specie arboree è la presenza di un interessante museo che espone antichi utensili realizzati artigianalmente e impiegati secoli orsono nel lavoro nei campi, nonché macchinari agricoli realizzati in legno e metallo ancora funzionanti e intrisi di fascino nonostante l’evoluzione meccanica e industriale li abbia resi obsoleti.

Circondato da vegetazione densa e umida, il complesso molitorio secolare sorge in corrispondenza di un laghetto che ricorda i limpidi specchi d’acqua dei giardini romantici ottocenteschi, concepiti per riprodurre un ambiente selvatico e incontaminato dominato dalle imprevedibili forme curvilinee di sinuosi rivi zampillanti tra rocce velate di muschio, lievi pendii soleggiati e formazioni boschive tali da suscitare lo stupore di chi, addentratosi nei tortuosi sentieri della misteriosa oasi artificiale, rimane ammaliato da un’atmosfera di purezza dalle sembianze primordiali, caotica ma incantevole.

Armoniosamente inseriti nel piacevole contesto naturalistico sono solenni sculture leonine, un candido colonnato circolare coperto da una folta cupola vegetale, graziosi ponticelli che collegano le sponde di tortuosi fiumiciattoli ed un pozzo coronato da un sottile arco ingentilito da ghirigori in ferro battuto da cui pende il secchio e la catena avvolta alla carrucola dalla grande ruota raggiata.

Se vi chiedete cosa fare a Rosà e desiderate scoprire un ameno scenario fiabesco e sospeso nel tempo, immerso nel panorama rurale rosatese che ricorda i paesaggi della contea descritti da J. R. R. Tolkien nel Signore degli Anelli, una visita a questo silenzioso giardino sarà un’esperienza indimenticabile!

La festa di Sant’Antonio Abbate

La celebrazione si svolge nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 17 gennaio, anniversario della scomparsa dell’eremita vissuto in Egitto nei secoli III e IV fino alla veneranda età di 105 anni.

Le solenni cerimonie liturgiche ed il raccoglimento spirituale prevedono un emozionante concerto nella solenne e affascinante cornice architettonica del Duomo di Rosà.

La festa della trebbiatura

Uno degli eventi più attesi e caratteristici a Rosà, la festa della trebbiatura si svolge ogni anno nella prima settimana di luglio e coinvolge la popolazione locale per celebrare la millenaria tradizione agricola. A rendere l’evento ancor più gradito saranno banchetti in cui potrete assaporare specialità enogastronomiche che valorizzano la biodiversità e la qualità delle produzioni locali, nonché spettacoli musicali dal vivo ed esposizioni di trattori d’epoca.

Il Duomo di Rosà

La maestosa chiesa si caratterizza per un candido fronte a salienti scandito da quattro semicolonne corinzie, distinguibili per le eleganti girali d’acanto, sulle quali poggia la trabeazione costituita dall’architrave, dal fregio e dal frontone triangolare ornato da un motivo a dentelli e recante al centro un’apertura circolare.

Al di sopra del portale centrale, sormontato da un timpano ricurvo e affiancato da due ingressi minori conclusi da timpani triangolari, si staglia in caratteri neri l’iscrizione latina D.O.M. IN HONOREM S. ANTONII ABBATIS SACRUM.

Degne di nota sono inoltre cinque statue collocate in cima alla facciata: quelle sommitali raffiguranti Fede, Speranza e Carità e, nel registro inferiore, quelle raffiguranti di Sant’Antonio Abate e di San Spiridione.

Il campanile a base quadrangolare si compone di un fusto in mattoni rossi concluso da una cella campanaria in pietra bianca nella quale si aprono ampie monofore incorniciate da lesene.

A completare lo sviluppo verticale della struttura è un’elaborata cuspide sulla quale svetta un segnavento metallico.

Cosa fare a Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza: 4 idee

Scopri cosa fare a Tezze sul Brenta: il parco dell’amicizia, la parrocchia dei santi Pietro e Rocco, la festa di San Rocco, la chiesa del sacro cuore di Gesù. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Tezze sul Brenta?

Il comune di Tezze sul Brenta confina a nord est con Cartigliano, a nord ovest con Rosà, a sud con Cittadella, a est con Cartigliano e Pozzoleone, a ovest con Rossano Veneto.

Il parco dell’amicizia

Meta ideale per gli appassionati di escursionismo e per chiunque desideri esplorare una serena località naturalistica isolata dal cemento e dall’urbanizzazione, il parco dell’amicizia è un piacevole parco fluviale distinto da un fiorente patrimonio di biodiversità vegetale che sboccia e fiorisce lungo le sponde del corso freddo e mutevole del Brenta

Nata dal gelido specchio d’acqua di Caldonazzo in Trentino-Alto Adige, la Brenta attraversa la Valsugana, Canale di Brenta e raggiunge Bassano del Grappa snodandosi nelle vaste pianure la cui morfologia si caratterizza per l’abbondanza di detriti ghiaiosi, sabbiosi e sassosi che, oltre a donare suggestive vedute del manto di ciottoli levigati dal serpeggiare meandrico del fiume, influenzano con la loro permeabilità la portata del corso d’acqua lasciando spazio, nei mesi caldi e con scarse precipitazioni, ad una sconfinata distesa di abbaglianti pietre tonde e bianche.

Spettacolare fonte di vita di origine lacustre dalle vivaci increspature brillanti al sole, la Brenta nutre con il proprio scorrere un complesso apparato floreale, arbustivo e arboreo che comprende maestose varietà di olmi, tigli, noccioli e gelsi (che nel mese di agosto offrono more gonfie e lucide, dolci con un retrogusto leggermente acidulo), svettanti pioppi neri, salici bianchi dalle fronde sinuose e argentate nonché esemplari di sambuco nero dalle dense chiome costellate di fiori candidi e vaporosi, solo per citare alcune delle floride specie che popolano questa tranquilla oasi incontaminata.

Come raggiungere il parco dell’amicizia?

Il parcheggio più vicino si trova di fronte al Ristorante Al Ponte in prossimità dell’argine del Brenta.

In alternativa potete lasciare l’auto nel parcheggio della parrocchia dei Santi Pietro e Rocco. Seguite Via Don Antonio Belluzzo in direzione ovest fino all’incrocio con la strada provinciale 59. Svoltate a sinistra e subito a destra in Via Roma. Procedete in direzione sud lungo Via Roma fino all’intersezione in Viale Brenta.

Svoltate a destra e procedete per 350 metri, poi svoltate leggermente a destra in Str. della Barca. Continuate lungo Str. della Barca per 750 metri addentrandovi nel pacifico panorama rurale delimitato da salici ben allineati fino ad arrivare a destinazione.

La parrocchia dei santi Pietro e Rocco

Situata nel cuore storico di Tezze sul Brenta, tra il pittoresco centro urbano ed il paesaggio primordiale della Brenta avvolto da vegetazione selvatica e attraversato da una fitta rete di sentieri sterrati, la chiesa dei santi Pietro e Rocco si caratterizza per una facciata a salienti scandita da due coppie di paraste scanalate tra le quali sono collocate le statue dei santi cui è intitolata la chiesa. Collocata a destra del portale, la statua di San Rocco è riconoscibile per il fedele cane seduto al suo fianco.

Al di sopra dei capitelli ionici, a doppie volute e recanti al centro un fiore, si stagliano l’architrave, su cui campeggia l’iscrizione latina “IN HONOREM D.D PETRI ET ROCHI” ed il frontone dentellato con al centro la scritta DOM.

Sormontato da un elegante frontone ad arco, il portone ligneo è sovrastato da un pregiato bassorilievo inserito in una cornice quadrangolare ed è affiancato da due ingressi minori conclusi da frontoni triangolari.

La chiesa custodisce inestimabili opere pittoriche, come la pala raffigurante la Vergine in trono insieme ai santi Pietro e Rocco, nonché raffinate sculture e suppellettili lignee secolari.

Degna di menzione è anche la chiesa del sacro cuore di Gesù, identificabile per il fronte a doppio spiovente coronato da guglie e ritmato orizzontalmente da fasce bianche e rosse. Ingentilito da un motivo ad archetti ciechi che asseconda la cornice di gronda, il luogo di culto è internamente illuminato da sofisticato rosone con un traforo a raggi.

La festa di San Rocco

La celebrazione di svolge nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 16 agosto, giorno della scomparsa del pellegrino francese vissuto nel XIV secolo.

Oltre alle solenni funzioni liturgiche e al raccoglimento spirituale, la ricorrenza prevede eventi di svago, divertimento e socialità all’insegna delle specialità culinarie che valorizzano la qualità dei prodotti e della cultura eno gastronomica del territorio.

Musica dal vivo, ballo, degustazioni di grappe e molto altro attendono chiunque si chieda cosa fare a Tezze sul Brenta e desideri immergersi nella cultura locale di questo incantevole comune del vicentino.

Cosa fare a Rossano Veneto in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Rossano Veneto: il Duomo di Rossano Veneto, Villa Caffo Navarrini, i giardini pubblici. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Rossano Veneto?

Il comune di Rossano Veneto confina a nord con Cassola, a sud con Galliera Veneta, a est con Loria, a ovest con Rosà e Tezze sul Brenta.

Il duomo di Rossano Veneto

Situata in Piazza Duomo 11, la chiesa di origine settecentesca si caratterizza per una facciata scandita orizzontalmente in tre sezioni da due raffinate cornici marcapiano:

La parte sommitale, nella quale l’iscrizione “D.O.M et Nativitati Deiparae Virginis Sacrum Anno MCMVIII” si inserisce in un grande arco affiancato da lesene sopra le quali spicca frontone triangolare.

La sezione centrale, nella quale le sculture dei quattro evangelisti sono collocate in altrettante nicchie semicircolari incorniciate da semicolonne decorative e lesene corinzie.

L’area inferiore, ritmata da due coppie di lesene corinzie, recante al centro il massiccio portale d’ingresso sovrastato da un timpano classico.

Internamente la chiesa presenta un’unica navata ariosa e ben illuminata nella quale sono custoditi sette altari in marmi policromi, uno splendido organo a canne e una cantoria nella quale un’elaborata architettura incornicia un’opera pittorica raffigurante Re Davide mentre suona l’arpa. Sia gli elementi strutturali che ornamentali si distinguono per suggestive forme e motivi curvilinei, dalle arcate a tutto sesto alla volta a botte lunettata ricca di spettacolari affreschi rischiarati dai giochi di luce provenienti dalle vetrate colorate.

Ulteriore elemento di pregio è il possente campanile concluso da una cuspide poggiante su un tamburo ottagonale.

Villa Caffo Navarrini

Uno dei più significativi punti di riferimento storici del comune, Villa Caffo Navarrini sorge nel cuore rossanese in Via Bassano, 17.

Accessibile tramite un sofisticato cancello metallico dal quale risaltano due cetre, il complesso architettonico signorile è costituito da un corpo centrale a due piani affiancato da maestose barchesse ritmate da ampi archi ammantati di edera.

La candida dimora padronale presenta una doppia loggia ritmata al piano terra da colonne doriche, ioniche al piano superiore, sopra le quali si staglia il timpano triangolare.

Sede della biblioteca nonché centro pulsante di significative ed appassionanti esposizioni e iniziative culturali, Villa Caffo Navarrini è immersa in un lussureggiante parco secolare delimitato da una siepe ben curata e disseminata di numerose specie come tigli selvatici, magnolie, pioppi bianchi, cedri del Libano e cedri dell’Atlante dalle fronde argentate.

Parco Sebellin di Rossano Veneto

Meta ideale per gli appassionati di escursionismo e per chiunque desideri addentrarsi in un’incantevole località lontana dai rumori del traffico, parco Sebellin è un’oasi di serenità costellata di floridi alberi di tasso, magnolie, pioppi, tigli, platani, noccioli e ippocastani, solo per citare alcune delle varietà arboree che costituiscono il complesso patrimonio naturalistico di questo nobile giardino accessibile al pubblico.

La vasta area verde include inoltre vivaci fontanelle zampillanti e romantici laghetti, animati da cigni e anatre, sulle cui acque cui si riversano le dense e rigogliose fronde di salici piangenti.

A rendere l’amena e silenziosa località ancor più accogliente è la presenza di una colorata area giochi, un ampio gazebo e comode panchine per riposarsi e ammirare il panorama circostante all’ombra di fiorenti chiome.

Elemento architettonico più distintivo e affascinante del parco è la svettante torre merlata che troneggia solenne dominando l’ambiente urbano e vegetale del comune.

Risalente al XX secolo, l’elegante struttura in mattoni a vista è ingentilita da monofore e bifore a sesto acuto che ne donano un aspetto fiabesco e medievaleggiante.

Se vi chiedete cosa fare a Rossano Veneto e desiderate scoprire tranquille località in cui natura, arte e architettura si intrecciano armoniosamente creando una dimensione vibrante, vitale e dinamica, una visita a questo grazioso comune del vicentino farà sicuramente al caso vostro!

Cosa fare a Cassola in provincia di Vicenza: 3 idee

scopri cosa fare a Cassola: la chiesa di San Marco evangelista, la festa del Santo Patrono San Marco, la parrocchia di San Zeno. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cassola?

Il comune di Cassola confina a nord con Romano d’Ezzelino, a nord ovest con Bassano del Grappa, a nord est con Mussolente, a sud ovest con Rosà, a sud est con Rossano Veneto, a ovest con Bassano del Grappa e Rosà, a est con Romano d’Ezzelino, Mussolente e Loria.

La chiesa di San Marco evangelista

Situata in Piazza Aldo Moro, 7, la chiesa di San Marco evangelista si distingue per un solenne fronte tripartito da quattro lesene corinzie sulle quali poggiano l’architrave, il fregio e il frontone classico dentellato coronato da una croce che accentua la verticalità della struttura.

Accessibile tramite un massiccio portale ligneo sormontato da un frontone ad arco, il luogo di culto presenta una unica navata scandita da paraste corinzie. Ingentiliti da eleganti modanature e motivi a dentelli, gli interni custodiscono un delicato quanto spettacolare patrimonio pittorico, dagli affreschi che decorano il soffitto del presbiterio alle opere collocate nell’altare maggiore e negli altari laterali.

Ulteriore elemento di pregio architettonico è il possente campanile in mattoni rossi a vista recante lungo il fusto una meridiana e due orologi. La candida cella campanaria è ritmata da colonnine ioniche che incorniciano ampie monofore a tutto sesto sormontate da un timpano triangolare. A concludere lo sviluppo verticale della struttura è un’elaborata cuspide a bulbo culminante con un segnavento metallico.

Incastonata nel cuore storico cassolese, la vasta piazza di sanpietrini lastricata al centro da piastrelle in pietra bianca si anima ogni anno in occasione del Santo Patrono del comune.

Durante i giorni immediatamente precedenti e successivi al 25 aprile, la comunità si riunisce per celebrare il santo patrono San Marco Evangelista, il raccoglimento spirituale durante solenni funzioni liturgiche, sia tramite fastose ricorrenze volte a riunire la popolazione locale in un’atmosfera di giovialità e divertimento.

A valorizzare le tipicità enogastronomiche del territorio saranno pietanze prelibate come succulente bistecche di puledro, polli dal grasso che sfrigola dagli spiedi roventi, salsicce e braciole di maiale, piatti a base di pesce e a base di asparagi, uno dei prodotti più rinomati e distintivi del territorio da accompagnare con le migliori specialità vinicole e birricole. E non finisce qui!

Oltre alla buona cucina l’evento prevede attività ludico – sportive, da tranquille passeggiate a divertenti gare di pallavolo. Le serate prevedono inoltre spettacoli musicali ed esposizioni d’auto d’epoca.

La parrocchia di San Zeno

Situata in Piazza San Zeno, 34, la solenne mole della chiesa di San Zeno sorge affianco alla svettante torre campanaria, costituita da un massiccio basamento in pietra in cui si innesta il fusto in laterizio e la cella campanaria in cui si aprono quattro monofore sormontate da una cuspide a base ottagonale.

I richiami alla classicità della chiesa, originaria del XVIII secolo, si individuano nelle imponenti paraste corinzie poggianti su alti basamenti e il frontone triangolare al centro del quale si apre un rosone circolare.

In cima al fronte secolare sono collocate tre statue ai vertici del frontone, la centrale delle quali raffigura San Zeno.

L’interno della chiesa presenta un’unica aula spaziosa e ben illuminata grazie ad una serie di finestre a lunetta collocate sulla sommità della navata.

Oltre agli spettacolari affreschi che arricchiscono il soffitto della navata e del presbiterio, maestose arcate a tutto sesto creano una prospettiva suggestiva nella quale si inseriscono ricercati altari in marmi policromi.

Espressione di enorme talento artistico e impeccabile perizia tecnica è il grandioso organo a canne del XX secolo ornato da quattro angeli dorati che soffiano lunghe e sottili trombe.

Se vi chiedete cosa fare a Cassola e desiderate scoprire un incantevole tesoro architettonico, scultoreo e pittorico pervenutoci in splendido stato di conservazione nonostante le immani catastrofi della prima e della seconda guerra mondiale, una visita a questo piccolo ma significativo comune del vicentino sarà un’esperienza più che interessante!

Cosa fare a Mussolente in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Mussolente: il santuario della Madonna dell’acqua, sentieri naturalistici a Mussolente, Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Mussolente?

Il comune di Mussolente confina a nord con Borso del Grappa, a nord est con San Zenone degli Ezzelini, a sud est con Loria, a sud ovest con Cassola, a est con San Zenone degli Ezzelini, a ovest con Romano D’Ezzelino.

Il santuario della Madonna dell’acqua

Erto sulla cima di un colle soleggiato percorso da schiere ondeggianti di pallidi ulivi argentati, filari di scuri cipressi e tassi ben allineati nonché platani, pioppi, cedri, salici e palme, il candido luogo di culto realizzato tra il XVIII e il XIX secolo sorge sui ruderi di tempio di origine medievale. Affiancato allo svettante campanile, la struttura domina i lievi pendii verdeggianti che si estendono fino alle scoscese pendici del massiccio del Grappa.

Il santuario è raggiungibile tramite Via XI febbraio, tortuosa stradina asfaltata delimitata da muriccioli ammantati di edera, oppure tramite una scalinata che conduce al camposanto di Mussolente ombreggiata da acacie, farnie e noccioli situata in Via San Polo e indicata da opportuna segnaletica (45.79196626472931, 11.796452064592176).

La chiesa si distingue per un maestoso fronte scandito da quattro paraste poggianti su alti basamenti su cui si stagliano l’architrave ed il frontone triangolare nel quale si apre un’apertura circolare.

Accessibile attraverso una scalinata in acciottolato, il massiccio portone ligneo è anticipato da un parapetto ornato da quattro statue di angeli. Ingentilito da inestimabili affreschi secolari, il santuario con pianta a croce greca presenta un unica aula spaziosa e ben illuminata.

Ulteriore elemento di pregio architettonico è la torre campanaria recante quattro eleganti bifore e coronata da una cuspide conica innestata su un tamburo ottagonale.

Il nome del santuario ha origine dal recupero di un’antichissima scultura raffigurante la Madonna restituita dalla corrente di un rivo dopo che un’inondazione aveva travolto il monastero incastonato nelle pendici meridionali del massiccio del Grappa nel quale la statua lignea era custodita. Il ritrovamento della splendida opera era considerato un buon auspicio che avrebbe favorito l’abbondanza di acqua.

Sentieri naturalistici a Mussolente

Lasciate la facciata del santuario alle vostre spalle e imboccate Via XI febbraio alla vostra sinistra. Seguite la stretta e sinuosa strada. Dopo circa 80 metri tenete la destra in Via Rive Lunghe, dalla quale godrete di una veduta ad ampio raggio delle brillanti estensioni prative costellate di ranuncoli gialli, olivi e floride siepi che assecondano i dolci rilievi collinari che rendono il panorama pedemontano tanto ambito dagli amanti di escursionismo e fotografia.

Dopo circa 1 km (45.79691967974432, 11.788425391040377) imboccate il verde sentiero alla vostra destra che fiancheggia la densa vegetazione arborea della campagna misquilese. Per circa cento metri procedete a nord est lasciando alla vostra destra la folta siepe di platani, pioppi e arbusti, dopodiché procedete verso sud est fino a raggiungere Via San Pietro (45.7962572873594, 11.791694965823769).

Svoltate a destra immergendovi nella volta frondosa di noci, acacie e aceri campestri e dirigetevi in direzione sud est. Proseguite lungo Via S. Palo all’ombra di folte chiome i cui rami si estendono fino ad invadere il manto stradale.

All’incrocio con Via Tenente Eger svoltate a destra e dopo 350 metri svoltate a sinistra in Via Cumana. Procedete per 550 metri fino all’incrocio da cui sorge un crocifisso ligneo. Svoltate a sinistra e continuate in Via Cumana per 200 metri, poi tenete la destra in Via Volpara.

Seguite i tornanti in Via Volpara che si snodano tra cedri e querce e continuate in salita lungo Via Carlo Eger fino ad arrivare all’Hotel Ristorante Malga Verde.

Attraversate il parcheggio e continuate in direzione est per 290 metri fino a trovare alla vostra sinistra una gradinata in legno e terra battuta anticipata da due acacie dal tronco coperto di edera. Gli scalini che si inerpicano sul colle accompagnano il visitatore alla scoperta di suggestive formazioni boschive che coprono con le loro eleganti fronde alcuni dei più significativi punti di riferimento storici del comune.

Salendo le pendici del colle in direzione nord ovest raggiungerete le trincee e i camminamenti della prima guerra mondiale. I violenti solchi centenari creano un’inquietante dissonanza tra l’atmosfera fiabesca e vitale del colle, ammantato nei mesi autunnali da un manto dorato di foglie umide brulicante di insetti di cui si nutrono allodole, picchi e cinciallegre e le indelebili cicatrici artificiali espressione della lucida follia umana.

Seguendo la salita in direzione nord ovest raggiungerete la cima di Col San Lorenzo disseminato di frassini, roveri e castagni.

Conclusa la visita all’incantevole colle boscoso tornate in Via Carlo Eger. Procedete in direzione sud imboccando il candido sentiero sterrato che affianca un giardino ben curato punteggiato di olivi. Seguite il placido percorso all’ombra di acacie e farnie da cui si intravedono affascinanti scorci del paesaggio rurale di Mussolente fino ad arrivare in Via del Ru.

Svoltate a destra e procedete in direzione ovest tramite Via del Ru, Via Guglielmini e Via Pio X. All’incrocio svoltate a destra e percorrete la Strada Provinciale 75 affiancata da olmi, frassini e farnie per 350 metri, dopodiché svoltate a sinistra e seguite l’itinerario che attraversa il vasto giardino di Villa Negri Piovene, candida residenza gentilizia del XVIII secolo.

Passeggiate in direzione ovest fino a raggiungere una siepe di platani, cedri e salici svettanti lungo un limpido rivo, poi percorrete il sentiero che vi porterà al roccolo, postazione per la caccia dei volatili realizzata in cima ad un’altura.

L’impianto consiste in una serie di alberi, in particolare carpini, disposti a semicerchio e circondati esternamente da una rete per la cattura degli uccelli. All’estremità del roccolo si innalza la postazione di avvistamento presso una possente farnia secolare.

Conclusa la visita dirigetevi a ovest fino ad arrivare in Via degli Alpini, dopodiché procedete verso nord fino all’incrocio con Via delle Statue. Svoltate a destra e poi subito a sinistra in Via XI febbraio.

Continuate verso nord in Via XI febbraio fino a tornare al Santuario della Madonna delle acque.

Se vi chiedete cosa fare a Mussolente e desiderate immergervi in un’atmosfera magica nella quale l’antico e delicato patrimonio di biodiversità si armonizza con affascinanti monumenti che narrano aspetti unici e significativi della storia e della cultura del territorio, da sontuose ville secolari a leggendari luoghi di culto, a ingegnose opere di architettura naturale sospese in una dimensione senza tempo, una visita a questo spettacolare comune del vicentino sorto presso le pendici del massiccio del Grappa sarà un’esperienza indimenticabile.

Cosa fare a Romano D’Ezzelino in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Romano d’Ezzelino: la chiesa della purificazione della Beata Vergine, la torre Ezzelina, Valle Santa Felicita. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Romano d’Ezzelino?

Il comune di Romano d’Ezzelino confina a nord est con Borso del Grappa, a nord ovest con Pove del Grappa, a sud con Cassola, a est con Borso del Grappa e Mussolente, a ovest con Pove del Grappa, Bassano del Grappa e Cassola.

L’arcipretale della purificazione della Santissima Vergine Maria

Situata in Piazzale Chiesa, vasta area ritmata da lecci e pallidi ulivi incastonati nel cemento, la chiesa si distingue per un imponente fronte scandito in tre sezioni da quattro semi pilastri ottagonali. La sezione centrale, di dimensioni maggiori, è a sua volta divisa in tre settori orizzontali: l’area sommitale, costituita da un grande arco a tutto sesto recante al centro l’occhio della Provvidenza. Quella centrale, in cui tre nicchie sorrette da colonne corinzie recano la statua della Madonna col Bambino affiancata dalle sculture di Sant’Antonio e di Beato Luca Bellundi. L’area inferiore in cui si apre il massiccio portone ornato da formelle quadrangolari incorniciato da lesene su cui si staglia il frontone curvo.

L’interno della chiesa, ad aula unica ampia e luminosa, reca elaborati altari marmorei, un elegante coro ligneo plurisecolare e pregiate opere pittoriche come gli affreschi raffiguranti la purificazione di Maria Vergine e e il trionfo di Cristo realizzati rispettivamente sul soffitto della navata centrale e del presbiterio.

La torre Ezzelina

Monumento tra i più rappresentativi del comune, la torre Ezzelina si erge in cima a Col Bastia, ameno e verdeggiante rilievo costellato di cipressi, cedri, pioppi, salici e ulivi conosciuto anche con il nome di Colle Dante in merito ai versi che il sommo poeta aveva dedicato a queste terre nel Canto IX del Paradiso (v. 25):

In quella parte della terra prava
Italica, che siede intra Rialto
e le fontane di Brenta e di Piava
si leva un Colle e non surge molt’alto
là onde scese già una facella
che fece alla contrada un grande assalto

L’elegante torre campanaria venne realizzata nella prima metà del XIX secolo per tenere vivo il ricordo della grandiosa fortezza medievale del casato dei da Romano che secoli orsono dominava l’incantevole altura posta tra lo sconfinato panorama collinare del vicentino e le scoscese pendici del massiccio del Grappa.

Come raggiungere la torre Ezzelina?

Per raggiungere la svettante costruzione coronata da merli ghibellini, lasciate l’abside della chiesa della purificazione della SS. Vergine alle vostre spalle, attraversate le strisce pedonali in Via Alcide de Gasperi di fronte a due maestosi esemplari di Cedro dell’Atlante, attraversate la zebra alla vostra sinistra e procedete lungo il marciapiede per circa trenta metri fino a trovare alla vostra destra l’inizio del percorso sterrato segnalato da un pannello didascalico.

La piacevole passeggiata naturalistica si articola leggermente in salita tra la densa vegetazione arborea e arbustiva affiancando Col Molin punteggiato di olivi, cipressi e pioppi cipressini che circondano una grande croce di ferro.

Dopo aver superato due case con due ampi giardini il percorso Graziano Marin sfocia in Via Castello. Svoltate a destra e procedete lungo Via Castello per circa 50 metri, poi tenete la destra, continuate la salita passando affianco a una grande abitazione bianca a tre piani e addentratevi nuovamente nella florida formazione boschiva seguendo le indicazioni che vi accompagneranno al cimitero monumentale e alla affascinante torre ottocentesca che troneggia in cima al colle.

Valle Santa Felicita

Il punto di partenza per esplorare la Valle di Santa Felicita, meta ideale per per gli appassionati di escursionismo, è il vasto spiazzo sterrato delimitato da rocce presso l’albergo ristorante dalla Mena in Via Valle S. Felicita, 14, 36060 Romano D’Ezzelino (VI).

Dal parcheggio procedete verso nord lungo il tragitto pianeggiante che conduce al Sacello di Santa Felicita e la Madonna del Buon Consiglio, grazioso capitello a base ottagonale erto su un basamento in blocchi di pietra e accessibile tramite una scalinata che conduce al protiro sorretto da colonne doriche.

Superato il sacello, seguite le indicazioni per il sentiero 180 che si inoltra tra le ripide pendici coperte da un fitto manto arboreo. Addentrandosi nel folto intrico di rami e chiome l’itinerario si fa più angusto e suggestivo fino a condurre alle spettacolari palestre a cielo aperto ideali per praticare la scalata sulla roccia immersi nella natura.

Continuando verso nord la tranquilla camminata incastonata tra gli incombenti precipizi si distingue sempre più chiaramente il crepitio di una bianca cascata che prorompe dai pendii a strapiombo e si getta in un laghetto cristallino da cui traspare il fondale di pietra.

Se vi chiedete cosa fare a Romano D’Ezzelino e desiderate scoprire opere di architettura romantiche e storicamente significative che si integrano in modo armonioso in un ambiente ambiente lussureggiante che alterna dolci rilievi collinari a solenni e impervi scenari montuosi, una visita a questo splendido comune del vicentino sarà un’esperienza indimenticabile!

Cosa fare a Pove del Grappa in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Pove del Grappa: La chiesa di San Vigilio, il sentiero CAI 950, il sacello della Madonna del Cornon. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Pove del Grappa?

Il comune di Pove del Grappa confina a nord con Cismon del Grappa (Frazione di Valbrenta), a sud e a sud ovest con Bassano del Grappa, a sud est con San Zenone degli Ezzelini, a est con Borso del Grappa e Romano d’Ezzelino, a ovest con Solagna e Bassano del Grappa.

La chiesa di San Vigilio

La chiesa di San Vigilio è incastonata nel cuore del paese, racchiusa a ovest dalle acque terse del Brenta dal letto roccioso e dalle sponde ammantate di acacie, salici, pioppi cipressini, a est dagli incombenti pendii del comune limitrofo di San Zenone degli Ezzelini, coperti dalla densa vegetazione di abeti, cipressi, betulle, aceri campestri, cedri e sambuco.

La candida facciata del luogo di culto, rivolta a nord est, è verticalmente tripartita da due coppie di lesene corinzie che, poggianti su alti basamenti, incorniciano il portone ligneo sormontato da un frontone curvato e sorreggono il frontone, il fregio e il frontone triangolare dentellato.

Internamente la chiesa presenta un’aula unica, candida e ben illuminata, ornata da pregiati altari in marmi policromi e da un elegante affresco al centro del soffitto.

A tradire le origini millenarie della chiesa è una piccola croce scolpita circondata dall’intonaco bianco della parete meridionale.

Il sentiero CAI 950 e il sacello della Madonna del Cornon

Il punto di partenza dell’itinerario è la chiesa parrocchiale di Pove del Grappa. Lasciate il fronte della chiesa alle vostre spalle, svoltate a sinistra in Via Guglielmo Marconi. Procedete lungo la strada lastricata di sanpietrini stretta tra le case e le siepi ben curate. Lasciate alla vostra sinistra la chiesa di San Pietro nella cui facciata si apre una nicchia con la statua del santo.

Superate la biblioteca comunale e il monumento in piazzale Martiri del Grappa, poi svoltate a sinistra nella strada asfaltata in Via del Cornon. Procedete per 190 metri e tenete la sinistra, poi continuate 130 metri e al bivio tenete la destra in Via del Cornon.

Dopo circa 170 metri troverete la statua di San Giuseppe erta su un terrazzamento cinto da blocchi di pietra cui fanno da sfondo due folti alberi dalle foglie lucide, forse due ligustri.

Seguite le indicazioni del cartello che segnala la direzione per Madonna del Cornon e imboccate la salita lastricata che nei mesi autunnali si ricopre di un folto strato di foglie rosse e dorate.

Percorrete la mulattiera, un tempo impiegata per facilitare il trasporto delle rocce a valle, lungo la quale troverete una scultura di Santa Lucia, intagliata nella roccia, che regge i tradizionali simboli degli occhi posati su un piatto (Secondo la leggenda, gli occhi di Santa Lucia, che la giovane aveva rimosso per donarli al suo innamorato che tanto li ammirava, le sarebbero miracolosamente ricresciuti) e del coltello con cui fu martirizzata.

Continuate facendo attenzione alle bande bianche e rosse dipinte lungo le pareti che indicano il sentiero CAI 950 fino a raggiungere un punto di osservazione mozzafiato da cui potrete ammirare le scoscese pendici delle Prealpi vicentine, il sinuoso nastro argentato che nei giorni sereni restituisce riflessi abbaglianti del sole e, avvolto da una lieve e pallida foschia, l’abitato sottostante fatto di innumerevoli tetti rossi e aree verdi punteggiate di scuri alberi.

Procedete lungo la strada principale fino ad arrivare a uno dei monumenti più significativi del comune di Pove del Grappa: il Sacello della Madonna del Cornon realizzata dagli scalpellini nella prima metà del XX secolo che sorge presso un bivacco con un bel camino in pietra.

Dopo circa 2,5 km arriverete all’incantevole abitato di Nogarole, splendido paesino a 650 metri sul livello del mare. Seguite le indicazioni CAI 950 da cui si scorgono spettacolari vedute panoramiche della Valbrenta. Inoltratevi nella fitta vegetazione boschiva e continuate per quasi 4 km fino a giungere a Pian dei Nosellari.

Il piacevole sentiero sospeso sul versante della montagna sbuca in un piccolo spiazzo affianco alla strada provinciale 148 a Camposolagna, ultima tappa del percorso a 1017 metri sul livello del mare da cui si gode di una veduta ad ampio raggio del paesaggio urbano e naturale della Valbrenta.

Le gallerie di Pove del Grappa

Se volete visitare le gallerie degli scalpellini, una volta aggiunto il santuario del Madonna del Cornon seguite le indicazioni per Cave – Priare. Salite lungo alcuni tornanti che conducono a delle suggestive gallerie scavate nella roccia, attraversate le quali raggiungerete un affascinante punto di osservazione panoramico. Proseguite lungo l’itinerario fino al monumento dedicato agli scalpellini, poi imboccate il sentiero adatto alle persone diversamente abili che si addentra nella foresta e, tenendo la destra, raggiungerete una cava abbandonata oggi impiegata per praticare l’arrampicata sulla roccia.

Cosa fare a Solagna in provincia di Vicenza: 5 idee

Scopri cosa fare a Solagna: la chiesa di Santa Giustina, la chiesa di San Giovanni Battista, la trincea San Giovanni ai Colli Alti, la strada delle Penise, il Villaggio del Sole. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Solagna?

Il comune di Solagna confina a nord con Valbrenta, a sud est con Pove del Grappa, a sud ovest con Bassano del Grappa, a est con Borso del Grappa, a ovest con San Nazario e Valbrenta.

La chiesa di Santa Giustina

Incastonato tra il gelido corso del Brenta e i pendii brillanti che coronano i ripidi versanti boscosi del Massiccio del Grappa, il cuore dell’antichissimo paesino è annunciato dallo svettante campanile della chiesa di Santa Giustina.

Raggiungibile tramite una scalinata di ventisette gradini delimitati da un parapetto in mattoni a vista, la chiesa parrocchiale si distingue per una maestosa facciata neoclassica a doppio spiovente, tripartita da quattro paraste corinzie che sorreggono architrave, fregio e il frontone triangolare.

Affacciato sul panorama primordiale dei rilievi scoscesi di monte Caina ricoperti dalla densa vegetazione arborea lambita dalle acque terse del fiume da cui traspare il fondale sassoso, il luogo di culto di origini millenarie è accessibile tramite un grande portone ligneo affiancato dalle statue di due santi e custodisce al suo interno un inestimabile olio su tavola cinquecentesco raffigurante la Madonna col Bambino stagliata su uno sfondo dorato.

A lato della parrocchia si innalza la torre campanaria ritmata da bifore sormontate da un elegante cuspide a bulbo.

La chiesa di San Giovanni Battista

Erta tra i lievi declivi punteggiati di abeti bianchi e rossi sulla sommità del massiccio del Grappa, ricoperto nei giorni di sole invernali da un abbagliante velo di neve, la chiesa di San Giovanni Battista presenta una facciata sobria e disadorna sui toni del rosa pallido scandita da quattro lesene in tre sezioni verticali, la centrale delle quali è conclusa da un timpano semicircolare.

Situato in Loc, Via Colli Alti, 36020 VI (45.857503798567215, 11.717397290612771), il luogo di culto plurisecolare sorge in un luogo estremamente significativo a livello storico, a pochi passi da un sinuoso sentiero e tortuose scalinate in legno e terra battuta che conducono ad una trincea della prima guerra mondiale ammantata di foglie secche ed uno stretto e buio cunicolo di pietra quasi sepolto da radici di un faggio.

Strada delle Penise

L’ameno itinerario si articola nella località di Colli alti, tra gli sconfinati e dolci pendii che si estendono sulla cima del Massiccio del Grappa e i nudi precipizi che si stagliano incombenti sull’abitato sottostante.

Potete iniziare il percorso lasciando l’auto nello spiazzo di situato tra il tornante in Via Colli Alti e Via delle Penise (45.83758160461694, 11.727975841943724) da cui si gode di una veduta ad ampio raggio delle montagne e degli innumerevoli e minuscoli tetti rossi di Solagna e Pove del Grappa disseminati lungo il corso del Brenta.

Percorrete la strada del Penise inoltrandovi nel fiabesco paesaggio carsico che ricorda le ambientazioni dell’adattamento cinematografico del Signore degli Anelli, fino ad arrivare al solenne monumento di Col Moschin che commemora la battaglia del Solstizio combattuta dal 15 al 18 giugno 1918, dopodiché dirigetevi al rifugio Alpe Madre tramite Via Col Moschin.

Superate la possente croce di Col Fenilon, avvolta da verdi e luminose estensioni prative tempestate di candidi narcisi e ranuncoli gialli da cui giunge l’eco dei campanacci appesi al collo delle vacche al pascolo, dopodiché procedete lungo Via Col Moschin fino ad arrivare a Casa Serena. Continuate verso est lungo Via Colli Alti passando affianco della già citata chiesa di San Giovanni Battista, all’Albergo Ristorante San Giovanni e alla trincea San Giovanni ai Colli Alti.

Continuate in direzione sud est lungo Via Colli Alti per circa 3 km per fino ad arrivare al villaggio del sole, incantevole caseggiato novecentesco appollaiato a confine meridionale dell’altopiano tra i dolci colli riversi sugli strapiombi rocciosi della catena montuosa prealpina costellata di folte chiome sempreverdi di alti faggi.

Dal Villaggio del Sole procedete verso sud tramite Via Colli Alti per tornare al punto di partenza.

Se vi chiedete cosa fare a Solagna e desiderate immergervi in un ambiente incontaminato, verde, silenzioso e pacifico nonostante le profonde cicatrici di cemento e pietra che a distanza di più di un secolo ne solcano ancora il terreno, una visita a questo splendido comune del vicentino, meta ideale per gli appassionati di escursionismo e storia, sarà un’esperienza indimenticabile!

Cosa fare a Valbrenta in provincia di Vicenza: 4 idee

Scopri cosa fare a Valbrenta in provincia di Vicenza: La Calà del Sasso, il laghetto di ponte Subiolo, le grotte di Oliero, la ciclabile del Brenta. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Valbrenta?

Il comune di Valbrenta confina a nord est con Arsiè, a nord ovest con Grigno, a sud est con Bassano del Grappa, a sud ovest con Asiago e Conco, a est con Arsiè, Seren del Grappa, Pieve del Grappa, Borso del Grappa, Pove del Grappa e Solagna, a ovest con Grigno, Enego, Foza, Asiago e Conco.

La Calà del Sasso

Costituita da 4.444 gradini in pietra calcarea ammantati nella stagione autunnale di un denso e scivoloso strato di foglie rosse e dorate cadute dalle fronde di alti faggi, la scalinata più lunga della penisola si snoda come un serpente di roccia tra il freddo e irruente corso del Brenta e l’incantevole abitato di Sasso di Asiago, ridente paesino armoniosamente inserito tra ripidi e verdi rilievi coronato dalla candida torre campanaria che svetta al fianco del luminoso fronte a salienti di una chiesa disadorna.

Immancabile destinazione per gli appassionati di escursionismo, l’antico itinerario risalente al XIV secolo era stato concepito per facilitare il trasporto dei tronchi d’albero a valle.

Secondo una leggenda di circa quattrocento anni fa, due abitanti di Sasso in procinto di sposarsi, Loretta e Nicolò, avevano subito una terribile sventura.

A causa di una grave malattia che aveva colpito la giovane donna incinta, il promesso sposo si era messo alla ricerca di un unguento in grado di guarire la sua amata. Raggiunta la città di Padova e procuratosi il prezioso medicamento, Nicolò fece ritorno al proprio villaggio a notte fonda e la popolazione locale illuminò con delle fiaccole la Calà del Sasso per guidare il giovane innamorato fino a Loretta e salvarla.

A celebrare questa romantica e fiabesca e romantica tradizione, ogni seconda domenica di agosto, si svolge una vivace fiaccolata commemorativa conclusa da una grande festa con musica e banchetti di specialità autoctone.

Il laghetto di Ponte Subiolo

Incastonato nella località di Sasso Stefani, frazione di Valstagna racchiusa tra il gelido nastro del Brenta e le incombenti pareti a strapiombo di alte vette coronate da dense formazioni boschive, il limpido laghetto di Ponte Subiolo è una delle mete naturalistiche più suggestive in provincia di Vicenza.

Per raggiungere il gelato specchio d’acqua affiorante dalle silenziose correnti sotterranee, potete lasciare l’auto nel parcheggio in corrispondenza di Via Ponte Subiolo (45.87090692482568, 11.669021642702242), dopodiché salite la scalinata che si articola tra le alte case affacciate al fiume e conduce ad un ameno giardino alberato da cui si accede all’antica fonte.

Qualora il parcheggio fosse occupato, troverete un’area sterrata più ampia da cui si innalza un filare di pioppi cipressini ben allineati (45.87276981916538, 11.671909841350617).

La lucida e sottile lastra di vetro azzurro restituisce l’immagine di alberi e arbusti che ancorati alle nude pareti rocciose disseminate di ciuffi di muschio, protendono le fronde verso la superficie della sorgente. Lievi increspature mosse dal vento e dalle foglie calate lentamente sul pelo dell’acqua svelano l’illusione di trovarsi di fronte ad una tela dipinta. Solo immergendosi nella cavità naturale, privilegio riservato ad esperti subacquei, è possibile provare l’irresistibile e pericoloso fascino delle abissali e buie profondità celate dalla placida superficie del bacino lacustre.

Le Grotte di Oliero

Una delle mete più significative della Valbrenta, le grotte di Oliero sono i canali di scolo da cui scaturiscono le acque zampillanti e cristalline che scorrono dalle doline di origine glaciale del maestoso altipiano dei sette comuni.

Ad avvolgere il sito naturalistico in un’aura di magia e mistero sono i violenti giochi di luce e ombra dei fasci di luce elettrica puntati sulle stalattiti sospese come gonfie radici gocciolanti, il rimbombo delle cascate spumose che riverbera tra le pareti delle caverne carsiche, le buie spelonche dal basso soffitto roccioso che conducono ad ampi bacini idrici sotterranei in cui guizzano rapidi e silenziosi pallidi esemplari di proteo sanguigno e axolotl, piccola salamandra sfuggente dai graziosi e simpatici occhietti espressivi.

Delle quattro grotte accessibili tramite sinuosi itinerari, le più rilevanti a livello storico sono la grotta Parolini, scoperta dall’omonimo esploratore nella prima metà del XIX secolo e il leggendario covol degli assassini, così chiamato dopo che la scoperta di alcuni reperti aveva alimentato l’ipotesi che in questa caverna trovassero rifugio degli sgherri al servizio di Ezzelino da Romano.

Passeggiata lungo il Brenta

Conclusa la visita al sito naturalistico, lasciate l’ingresso delle grotte alle vostre spalle, svoltate a destra e procedete verso est attraversando il ponte sul breve corso del fiume Oliero dal letto roccioso, superato il quale svoltate a sinistra nell’area parcheggio passando affianco a due giovani querce.

Dal parcheggio procedete fino alla ringhiera metallica e assecondate l’ampia ansa dell’Oliero le cui acque, dopo pochi metri, si gettano nel Brenta.

Capace di regalare splendide vedute ad ampio raggio del paesaggio fluviale dalle sponde alberato, il sereno itinerario ciclabile vi porterà dopo circa 6 km allo stupendo Ponte Vecchio, spettacolare via di comunicazione in legno ideata dal grande architetto Andreo Palladio che permette di accedere al centro storico di Bassano del Grappa.

Se vi chiedete cosa fare a Valbrenta e desiderate scoprire un mondo incontaminato e primordiale ricco di tesori naturali e faunistici sottratti all’urbanizzazione in una dimensione silenziosa nella quale il tempo pare essersi fermato, una visita a questo allegro e lussureggiante comune del vicentino sarà un’esperienza indimenticabile.