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Cosa fare a Cartura in provincia di Padova: 4 idee

Scopri cosa fare a Cartura: Palazzo Buzzaccarini, la parrocchia di Santa Maria Assunta, la fiera dell’Assunta, la ciclovia del sale. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Cartura?

Il comune di Cartura confina a nord con Maserà di Padova, a nord est con Casalserugo, a nord ovest con Due Carrare, a sud con Conselve, a sud est con Terrassa Padovana, a sud ovest con San Pietro Viminario, a est con Bovolenta, a ovest con Due Carrare, Pernumia e San Pietro Viminario.

Palazzo Buzzaccarini

Situato in Piazza dell’Assunta, 13, la sontuosa residenza gentilizia è uno dei più rappresentativi punti di riferimento culturali di Cartura. Elementi tra i più distintivi della residenza signorile sono l’imponente torre merlata ed il maestoso ingresso arco d’accesso in bugnato coronato da un elegante frontone triangolare, al centro del quale si staglia un blasone nobiliare.

La parrocchia di Santa Maria Assunta

Armoniosamente inserito in un ameno giardino alberato, il complesso architettonico di origine rinascimentale è rivolto verso l’incantevole chiesa medievale di Cartura.

Austera e disadorna, la solenne mole in mattoni rossi del luogo di culto si caratterizza per una facciata a doppio spiovente ritmata da quattro lesene, al centro della quale si apre un massiccio portale ligneo sormontato da un candido timpano triangolare.

Addossato al fronte si innalza la svettante torre campanaria culminante con una cuspide conica.

In contrapposizione alla severità degli esterni, la vasta e luminosa navata è ingentilita da formidabili altari in marmi policromi, da fini crocifissi lignei, da un elaborato capocielo dorato e da opere pittoriche di pregiata fattura. Emerge a tal proposito, esteso sul soffitto a padiglione della chiesa, l’affresco eseguito sul finire del XVIII secolo dall’artista veneziano Giandomenico Tiepolo, figlio di Giambattista Tiepolo, raffigurante l’Assunzione di Maria.

Se vi chiedete cosa fare a Cartura, la parrocchia di Santa Maria Assunta è uno scrigno di opere d’arte di inestimabile valore.

La fiera dell’Assunta

L’edizione 2023 della festosa ricorrenza popolare è previsto da mercoledì 9 a mercoledì 16 agosto in corrispondenza della parrocchia di Santa Maria Assunta.

In occasione della celebrazione il cuore storico dell’antica cittadina si anima di ampie e comode aree di ristorazione nelle quali potrete gustare specialità goderecce da far venire l’acquolina in bocca che valorizzano la gastronomia del luogo, da squisiti bigoli e gnocchi all’olio, al pomodoro e al ragù d’anitra, a succulente portate di costicine, salsicce e pancetta sfrigolante alla griglia, prelibati spezzatini di cavallo e galletti ai ferri serviti con polenta, croccanti patate fritte e freddi boccali di birra, ideali per lenire la calura estiva.

Il menù include anche specialità di mare come il baccalà alla vicentina e appetitose fritture di pesce.

Alla solennità della santa messa e della processione dell’Assunta, il programma della sagra associa l’atmosfera spensierata di elettrizzanti concerti durante i quali potrete scatenarvi al ritmo di intramontabili successi rock e disco.

Se vi chiedete cosa fare a Cartura e desiderate trascorrere la bella stagione all’insegna di pietanze da leccarsi i baffi, musica dal vivo ed emozionanti esibizioni pirotecniche, partecipare alla fiera dell’Assunta potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito all’evento si invita a consultare la pagina Facebook Pro Loco Cartura.

La ciclovia del sale

La ciclovia del sale è un piacevole itinerario che per 8 km si snoda da Cartura a Due Carrare seguendo il placido corso del canale Vigenzone per poi congiungersi alla ciclovia del Bacchiglione. Il nome del grazioso sentiero cicloturistico segue il tragitto che i burci, imbarcazioni fluviali a fondo piatto, percorrevano per il trasporto delle merci. Se vi incuriosisce vedere i suggestivi relitti di queste affascinanti barche, si consiglia di visitare il cimitero dei burci a Casier, in provincia di Treviso.

Cosa fare a Bovolenta in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Bovolenta: la Fiera Franca, la parrocchia di Sant’Agostino, giro in bicicletta lungo il Bacchiglione. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Bovolenta?

Il comune di Bovolenta confina a nord con Polverara, a sud est con Candiana, a sud e a sud ovest con Terrassa Padovana, a est con Brugine e Pontelongo, a ovest con Casalserugo e Cartura.

La fiera franca di Santa Giustina

Nel 2022 l’allegra ricorrenza si è svolta da venerdì 7 a domenica 16 ottobre in corrispondenza del campo sportivo e del Parco Salvo d’Acquisto.

Occasione indicata per le buone forchette, la sagra prevede grandi aree di ristorazione nelle quali potrete gustare appetitose braciole, costine e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con croccanti patate fritte, tipicità di carne equina e piatti di bigoli al ragù da assaporare con freddi boccali di birra e qualità vinicole del territorio. Queste sono solo alcune delle pietanze che troverete nel ricco menù della festa.

In Via Risorgimento, il cuore dell’ameno paesino rurale si anima un vasto e pittoresco mercatino dell’artigianato, di bancarelle e punti di degustazione che valorizzano il vasto patrimonio enogastronomico della penisola.

Il programma dell’evento include serate danzanti al ritmo di musica country, esposizioni di mezzi agricoli d’epoca e moderni, dimostrazioni di tiro con l’arco, lotterie di beneficienza, giostre e sfilate equestri.

Per maggiori informazioni in merito all’evento si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco di Bovolenta APS.

Se vi chiedete cosa fare a Bovolenta e desiderate trascorrere la stagione autunnale all’insegna di musica dal vivo, fiumi di birra e specialità goderecce da leccarsi i baffi, partecipare all’antica fiera franca potrebbe fare proprio al caso vostro!

La parrocchia di Sant’Agostino

Uno dei più significativi punti di riferimento spirituali e storici del comune, la parrocchia di Sant’Agostino si eleva nel cuore di Bovolenta in Piazza Umberto I°.

La chiesa del XII secolo di distingue per una candida facciata a salienti severa e disadorna, la cui parte sommitale, scandita da due coppie di lesene, è conclusa da un elegante frontone triangolare sormontato da un’elaborata croce metallica. Al centro del timpano si staglia un’apertura circolare.

Illuminate da eleganti finestre a lunetta, le tre navate sono ingentilite da incantevoli altari in marmi policromi, da un pregiato pulpito ligneo e dalle sculture di due angeli che affiancano l’altare maggiore, sovrastato da uno splendido capocielo dorato. Al fianco della chiesa si innalza il campanile originario del XIII secolo, coronato da una svettante cuspide ottagonale.

Giro in bicicletta lungo gli argini del Bacchiglione

Partendo dalla chiesa di Sant’Agostino, procedete a sud fino all’incrocio con Via Mazzini e girate a destra. Dopo circa 250 metri attraversate il ponte di Bovolenta alla vostra sinistra. Da Piazza Accademia tenete la destra, superate la banca svoltate a sinistra in Via Macello. Dopo 230 metri attraversate la strada e continuate lungo Via Macello, tenendo la sinistra, lungo l’argine del fiume.

Per 5,2 km l’itinerario regala suggestive vedute del panorama agreste bovolentano, dagli sconfinati campi di granturco e rigogliosi vigneti alla rigogliosa vegetazione di salici argentati, pioppi, acacie, olmi, frassini, platani e dense formazioni di canne comuni che crescono floride lungo le sponde del Bacchiglione.

Poco prima dell’incrocio con la strada provinciale attraversate il ponte pedonale / ciclabile alla vostra sinistra, dopodiché svoltate a sinistra e percorrete l’argine destro passando per le località di Cagnola, Gazzo e Gorgo fino ad arrivare al ponte della SP 35, attraversato il quale svoltate a destra in Via Macello. A questo punto potete procedere a ritroso fino a tornare alla chiesa di Sant’Agostino.

Se vi chiedete cosa fare a Bovolenta, questo breve itinerario è ideale per chi desideri inoltrarsi nel sereno paesaggio fluviale di un grazioso paesino incastonato nel cuore del padovano.

Il Castello Papadopoli Giol a San Polo di Piave

Castello Papadopoli Giol a San Polo di Piave TV
Il Castello Papadopoli Giol a San Polo di Piave (TV).
Il Castello Papadopoli Giol e il parco romantico secolare in primavera.
Il Castello Papadopoli Giol e il parco romantico secolare in primavera.

Sorto sulle vestigia di un fortilizio risalente al 1192, il Castello Papadopoli Giol è uno dei più incantevoli e significativi punti di riferimento culturali e architettonici in Italia.

Sintesi del genio di alcuni dei più brillanti architetti del XIX secolo, la bellezza scenografica del palazzo in stile neogotico inglese sorprende e allieta l’osservatore con le sue alte torri merlate, i candidi camini mascherati da pinnacoli e gli ampi e luminosi bovindi.

Il sontuoso edificio si riflette in un suggestivo specchio d’acqua sorgiva avvolto dal soffice manto erboso di un vasto parco alberato.

Il sapiente equilibrio tra natura e architettura genera un’aura fiabesca e sospesa nel tempo, che a distanza di secoli suscita la meraviglia di chi ha la fortuna di visitare lo splendido maniero ed il radioso giardino romantico che lo avvolge.

La storia del feudo di San Polo

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Stemma marmoreo del casato dei Da Tolentino raffigurante un leone rampante che brandisce una spada.

I Da Tolentino

Nel XV secolo, Nicolò Mauruzzi da Tolentino si distinse per coraggio e abilità strategica nelle guerre lombarde e contro il Regno d’Ungheria, prestando servizio come Capitano Generale della Repubblica di Venezia. Al termine del conflitto con Sigismondo d’Ungheria nel 1427, Venezia riconobbe i meriti di Nicolò Mauruzzi assegnandogli il feudo di San Polo. Tuttavia, il condottiero cadde in battaglia prima di poter godere dei territori concessigli.

Nel 1452, il Doge Francesco Foscari ricompensò Cristoforo, primogenito di Nicolò, per aver dimostrato il proprio valore e fedeltà alla Repubblica di Venezia, consegnandogli definitivamente il feudo di San Polo.

A testimoniare la presenza dell’illustre famiglia nei territori di San Polo, un antico blasone in marmo raffigurante un leone rampante che brandisce una spada si staglia sugli esterni delle scuderie.

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Veduta aerea del Castello Papadopoli Giol e del parco romantico ottocentesco. Sullo sfondo si staglia il campanile della chiesa parrocchiale di San Polo di Piave.

I conti Gabrieli

Nel 1503 il casato dei conti Gabrieli ottenne il feudo di San Polo a seguito dell’unione matrimoniale con le figlie di Lancillotto da Tolentino.

Alla morte di Angelo Maria, ultimo Conte Gabrieli privo di eredi, nel 1805 il feudo passò all’erario del nuovo Regno Italico, per poi essere acquistato dai fratelli Vivante.

I conti Papadopoli

Facoltosi commercianti dell’isola di Corfù, i Papadopoli si trasferirono sul finire del XVIII secolo a Venezia, dove entrarono a far parte della nobiltà veneziana.

Nel 1814 il conte Angelo Antonio acquistò dai Vivante i possedimenti dell’ex feudo di San Polo, nel quale il figlio del conte, Spiridione, avrebbe fatto erigere un palazzo successivamente ampliato dal cugino Nicolò.

Il 9 novembre 1917, a seguito della disfatta di Caporetto, gli austriaci giunsero a San Polo e stabilirono nel Castello il loro quartier generale. Alla fine della guerra, un manipolo di bersaglieri italiani occupò il castello e vi accese un fuoco da cui scaturì un incendio che danneggiò gravemente la struttura.

Nel 1919 la proprietà passò al Commendator Giovanni Giol che si occupò di riparare i danni arrecati al castello durante il primo conflitto mondiale.

Il castello Papadopoli Giol

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Il castello Papadopoli nel XIX secolo.

Nel 1850, il conte Spiridione e la contessa Teresina Mosconi commissionarono a Francesco Bagnara l’incarico di realizzare la loro magnifica dimora signorile. Il progetto si concretizzò in un palazzo in stile neogotico veneziano a pianta quadrata, adornato da quattro torri merlate agli angoli, il tutto armoniosamente inserito in un radioso parco romantico di dodici ettari.

Nel 1868, Nicolò e Angelo Papadopoli commissionarono agli architetti tedeschi Ludwig ed Emil Von Lange l’ampliamento della residenza sanpolese. Il progetto fu ultimato nel 1888 dall’ingegnere e architetto torinese Giovanni Battista Ferrante, al quale è attribuita l’aggiunta delle due ali e l’adattamento allo stile neogotico di ispirazione inglese.

Il parco romantico

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Il laghetto artificiale e la florida vegetazione arborea del giardino romantico nel Castello di Roncade.

Scenografo del teatro “La Fenice” di Venezia nonché professore all’Accademia di Belle Arti, Francesco Bagnara fu artefice del radioso giardino romantico della tenuta sanpolese.

In risposta al severo rigore geometrico che aveva distinto la scena paesaggistica del giardino all’italiana nei secoli precedenti, il Bagnara contrappose le forme curvilinee del giardino all’inglese, i cui sinuosi disegni evocavano l’imperscrutabile e mutevole carattere del mondo naturale nella sua dimensione primigenia.

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Scorcio del parco romantico del Castello Papadopoli Giol.

Tale filosofia era intesa a generare un effetto di grazia disordinata volta da suscitare un vortice di emozioni in chi si avventurava in questo ambiente incontaminato, spaziando dallo stupore alla gioia, dall’eccitazione alla quieta contemplazione di soleggiate collinette erbose e dolci avvallamenti, di tortuosi ruscelli e maestosi alberi secolari, di vivaci cascatelle e ameni laghetti le cui placide rive fangose si confondevano con il vasto e radioso prato che li avvolgeva.

Nella seconda metà del XIX secolo, durante la fase di ampliamento della proprietà, il conte Nicolò Papadopoli commissionò all’architetto di giardini Monsieur Durant il compito di modernizzare il parco per armonizzare il carattere pittoresco dei parchi inglesi con la linearità dei giardini francesi.

L’incantevole scenario della tenuta Papadopoli Giol, unito all’atmosfera da sogno del parco romantico, costituiscono la cornice ideale per celebrare matrimoni da favola, ospitare riunioni aziendali esclusive ed organizzare emozionanti visite guidate storico-naturalistiche.

La tenuta vinicola

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I vigneti della tenuta Giol.

Dal 1987 le storiche tenute della residenza signorile producono qualità vinicole biologiche e vegane nell’ambito del massimo rispetto dell’ambiente e della materia prima.

Una delle esperienze più suggestive e appaganti che la tenuta Giol offre ai suoi visitatori è il tour di degustazione nelle antiche Cripte di invecchiamento del 1427, atmosfera ideale per apprezzare le delicate qualità organolettiche dei vini prodotti nell’azienda agricola.

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Antica cripta di invecchiamento della tenuta del Castello di Papadopoli.

Se desiderate esplorare sconfinati giardini romantici, rigogliose tenute vitivinicole e i luminosi ambienti di uno splendido maniero all’apparenza emerso da un libro di fiabe, visitare il Castello Papadopoli Giol sarà un’esperienza indimenticabile!

Villa Giustinian, Ciani Bassetti: il Castello di Roncade

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Panoramica di Villa Giustinian, Ciani Bassetti a Roncade (TV).

Inestimabile gioiello incastonato nel cuore di Roncade, Villa Giustinian, Ciani Bassetti rappresenta l’armoniosa sintesi tra arte, genio architettonico rinascimentale, natura ed enogastronomia.

Il Castello di Roncade è una meta imperdibile per chiunque desideri conoscere uno dei più significativi punti di riferimento culturali della storia dell’arte italiana.

L’origine del Castello di Roncade

I più antichi documenti che attestano la presenza di un maniero nel sito in cui sorge Villa Giustinian, Ciani, Bassetti risalgono alla seconda metà del X secolo, quando Ottone II, co-imperatore dei Romani dal 967 e Re d’Italia dal 980, donò tale dimora signorile al casato dei Collalto.

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Dettaglio della torre merlata del Castello di Roncade.

La committenza

Rasa al suolo dal condottiero veronese Cangrande della Scala, la residenza gentilizia fu ricostruita nei primi anni del XVI secolo per volere di Agnesina Badoer e del secondo marito Girolamo Giustinian, importante patrizio veneziano poi divenuto procuratore di San Marco.

Gli stemmi delle nobili famiglie adornano diverse sculture nel giardino della villa e spiccano sulle torrette cilindriche all’ingresso della villa pre palladiana.

A quando risale l’edificazione del Castello di Roncade?

Il periodo di progettazione e costruzione dell’abitazione nobiliare è stato individuato dal 1497 al 1508.

Una mappa policroma del 1536 illustra il complesso architettonico ultimato, in tutto il suo splendore, così come appare oggi.

L’architettura di Villa Giustinian, Ciani Bassetti

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Veduta aerea di Villa Giustinian, Ciani Bassetti: le mura, le barchesse, le torri, il fossato, il giardino.

Le mura, le torri, le barchesse

La villa cinquecentesca è incorniciata da due maestose barchesse porticate e da mura alte sette metri coronate da una merlatura a coda di rondine.

Delimitato da quattro massicce torri angolari, il perimetro della proprietà è percorso esternamente da un profondo fossato, le cui sponde erbose sono collegate da un grazioso ponticello che conduce all’ingresso principale.

Il grande arco a tutto sesto che dà accesso al radioso parco alberato è affiancato da due svettanti torri cilindriche merlate, la cui forma è ripresa dai due raffinati camini che si stagliano sul tetto della villa.

Il copro padronale

Verticalmente tripartita, la dimora padronale presenta al centro una una doppia loggia aggettante scandita da arcate a tutto sesto sorrette da colonne in pietra d’Istria. A completare lo sviluppo verticale della struttura è l’elegante frontone triangolare dentellato.

Al piano terra e al primo piano si aprono finestre con archi a tutto sesto mentre nel mezzanino sono collocate finestre quadrangolari in asse con quelle sottostanti.

Il giardino di Villa Giustinian, Ciani Bassetti

Statua femminile nel giardino del Castello di Roncade
Statua femminile e torre merlata, Castello di Roncade.
Scultura femminile paludata con scudo giardino del Castello di Roncade
Scultura femminile paludata, con scudo, giardino del Castello di Roncade.

L’ameno giardino è costellato di alberi monumentali secolari, tra cui spiccano due cedri del Libano e due magnolie. Il giardino è ulteriormente ingentilito da venticinque statue in pietra d’Istria che rappresentano una compagnia di schiavoni, reparto armato della Repubblica di Venezia, tra cui si distinguono le figure di archibugieri, tamburini e alfieri. Il gruppo scultoreo include anche figure femminili paludate. Queste pregiate opere risalgono al periodo compreso dal XVII al XVIII secolo.

Degne di nota sono senza dubbio le statue collocate sul ponte, attribuite all’artista veneziano Giovanni Marchiori (1696 – 1778).

Statua in pietra dIstria di tamburino Castello di Roncade
Statua in pietra d’Istria di tamburino.
Statua di archibugiere nel giardino del Castello di Roncade
Statua di archibugiere, giardino di Villa Giustinian, Ciani Bassetti.

L’azienda vinicola

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La bottaia di Villa Giustinian, Ciani Bassetti.

Caratterizzata da un terreno fertile, salubre e da un delicato microclima con scarse precipitazioni, la tenuta di centodieci ettari di vigneto garantisce la produzione di qualità vinicole di prima scelta che è possibile degustare nell’ambito di visite guidate ed eventi ad hoc.

Una delle esperienze più affascinanti che Villa Giustinian, Ciani Bassetti offre ai suoi visitatori è la passeggiata sotto le mura del castello alla scoperta della bottaia di invecchiamento dei vini rossi, ambiente ideale per apprezzare le qualità organolettiche delle produzioni vinicole della tenuta.

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Le stanze nelle torri del Castello di Roncade.
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Scorcio del Giardino di Villa Giustinian, Ciani Bassetti.

Il castello mette inoltre a disposizione le stanze della villa e delle torri per consentire ai visitatori di immergersi nell’atmosfera fiabesca dello straordinario maniero cinquecentesco.

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Le sontuose stanze di Villa Giustinian, Ciani Bassetti.

Sul sito web del Castello di Roncade troverete tutte le indicazioni riguardanti gli eventi, le passeggiate e i tour guidati. Qualora foste interessati a vivere un’esperienza unica soggiornando nella villa o nelle torri dell’affascinante complesso architettonico del XVI secolo, il sito fornisce tutte le informazioni di cui avete bisogno.

Cosa fare ad Arzergrande in provincia di Padova: 4 idee

Scopri cosa fare ad Arzergrande: la fiera dell’agricoltura, la festa d’estate, la chiesa dell’Annunciazione di Maria, il monumento ai caduti. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Arzergrande?

Il comune di Arzergrande confina a nord e a ovest con Piove di Sacco, a sud con Pontelongo, a est con Codevigo.

La fiera dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio

Nel 2022 l’evento ha avuto luogo domenica 23 ottobre in Piazza don Segala e lungo Via Roma, Via Madonnetta e Via Tiepolo.

In occasione del lieto evento il cuore storico della cittadina agreste si anima di espositori ricchi di frutta e verdura di stagione coltivata localmente, punti vendita di dolci realizzati con ingredienti gustosi e genuini, da crostate con crema di marroni a dolci allo yogurt di zucca e squisite varietà di miele.

Non mancheranno aree di degustazione con specialità casearie, salumi di prima scelta e tipicità prodotte nell’area del parco regionale dei Colli Euganei, dall’olio extravergine di oliva a eccellenze vinicole.

Oltre a valorizzare il patrimonio di biodiversità del territorio, la fiera promuove la quintessenza della Sicilia dando al visitatore la possibilità di assaporare i prelibati frutti di questa generosa terra: marmellate di arance e zenzero, arance e cannella, mandarini, confetture di albicocca e pesca, miele di fiori d’arancio nonché mandorle e olive siciliane, solo per citare alcune delle delizie in offerta.

Durante la manifestazione troverete anche uno straordinario mosaico di manufatti realizzati dagli artigiani arzarani: ingegnose sculture in legno, colorati pupazzi di stoffa, bambole, vasi e sculture che narrano la cultura ed il folclore di questo pittoresco paesino. Il programma prevede inoltre sfilate di trattori e mezzi agricoli, a testimonianza della forte tradizione rurale del luogo.

Se vi chiedete cosa fare ad Arzergrande, la fiera dell’agricoltura e dell’artigianato è un’iniziativa ideale per trascorrere la stagione autunnale nella suggestiva cornice di un ameno comune incorniciato dal Brenta e dal Bacchiglione.

Per essere sempre aggiornati in merito ai prossimi appuntamenti della ricorrenza popolare è possibile consultare la pagina Facebook ProLoco Arzergrande e Vallonga APS.

La festa d’estate

L’edizione 2023 della festa d’estate si è svolta da venerdì 14 a domenica 23 luglio in Piazza Don L. Segala. Occasione indicata per le buone forchette, la vivace celebrazione prevede un menù ricco di piatti caserecci, dagli spaghetti allo scoglio agli appetitosi arrosticini al rosmarino, da succulente bistecche servite con polenta alla piastra, croccanti patate fritte freddi boccali di birra, ideali per lenire la calura estiva.

Se vi chiedete cosa fare ad Arzergrande e desiderate trascorrere l’estate all’insegna di concerti rock, serate danzanti e cucina godereccia, partecipare alla festa d’estate potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito alla festa d’estate potete visitare la pagina Facebook ProLoco Arzergrande e Vallonga APS.

La chiesa dell’annunciazione di Maria

Uno dei più significativi punti di riferimento culturali e architettonici del comune, la chiesa dell’annunciazione di Maria si staglia nel cuore di Arzergrande in Via Roma, 69.

Rivolto verso una lunga estensione erbosa incorniciata da maestosi cedri, il luogo di culto si distingue per un’austera facciata a doppio spiovente, verticalmente tripartita da due coppie di lesene poggianti su un alti basamenti.

Al di sopra del massiccio portale ligneo, sormontato da un frontone curvo, si staglia una grande apertura ottagonale.

Al fianco del portone si aprono due nicchie con le statue di due santi, uno dei quali poggia la mano destra su una spada.

A completare lo sviluppo verticale della struttura sono tre sculture che coronano la sommità del frontone spezzato.

Vasta e luminosa, la candida navata dell’arcipretale è adornata da splendidi altari marmorei, fini opere pittoriche e da un prezioso ciborio dorato.

Il monumento ai caduti

Situato in Via Roma 67, il monumento ai caduti si eleva di fronte alle scuola media Giovanni Pascoli, imponente edificio degli anni venti del Novecento. Circondato da siepi di bosso ben curate, il gruppo scultoreo raffigura due uomini, simboleggianti l’eroe vittorioso e il caduto, affiancati alle figure femminili di una madre con in braccio un bambino. Con ogni probabilità l’autore dell’opera è Paolo Boldrin.

Cosa fare a Due Carrare (PD): 4 idee

Scopri cosa fare a Due Carrare: Vivi Due Carrare, la sagra di San Giorgio e San Marco, il Borgo di Pontemanco, giro in bicicletta a Pontemanco. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dive si trova Due Carrare?

Il comune di Due Carrare confina a nord ovest con Abano Terme e Montegrotto Terme, a nord est con Maserà di Padova, a sud est con Cartura, a sud ovest con Pernumia, a est con Maserà di Padova e Cartura, a ovest con Montegrotto Terme, Battaglia Terme e Pernumia.

Vivi Due Carrare

In occasione dell’evento le principali vie e piazze della città si animano di stendardi colorati, sgargianti coreografie di sbandieratori e tornei di scherma medievale con scintillanti armature.

Se vi chiedete cosa fare a Due Carrare, il programma della fiera prevede banchetti ricchi di succulente pietanze degne di un re, laboratori artigianali con fabbri e falegnami, mostre zootecniche, spettacoli musicali, esibizioni canore e l’appassionante palio delle contrade.

Per essere sempre aggiornati sui prossimi appuntamenti di Vivi Due Carrare è possibile consultare il sito vividuecarrare.it e la pagina Facebook Pro Loco Due Carrare.

La sagra di San Giorgio e San Marco

Secondo il calendario liturgico i giorni dedicati a San Giorgio e a San Marco sono rispettivamente il 23 e il 25 aprile. Nel comune di Due Carrare, la celebrazione in loro onore si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a queste date, in corrispondenza della Parrocchia Carrara san Giorgio in Via Roma.

Alla solennità della cerimonia eucaristica e della processione, la festa associa il clima spensierato e gioviale di una fiera paesana all’insegna di cucina casereccia, laboratori artigianali, lotterie di beneficienza, giochi gonfiabili, laboratori creativi ed esposizioni di costruzioni lego.

Occasione indicata per le buone forchette, la fiera prevede spaziose e comode aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare specialità di pesce da far venire l’acquolina in bocca, da fritture di pesce a spaghetti allo scoglio, dalle seppie con polenta a crostini di baccalà mantecato e risotti al nero di seppia. Non mancheranno tipicità di carne come braciole, costine e salsicce alla griglia, bistecche di puledro, spezzatino di musso e squisiti bigoli al pomodoro.

Se vi chiedete cosa fare a Due Carrare e desiderate trascorrere la stagione primaverile nell’amena cornice di un paesino rurale esteso ai piedi dei colli euganei, partecipare alla sagra di San Giorgio e San Marco potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito ai prossimi appuntamenti della vivace manifestazione popolare si consiglia di visitare la pagina Facebook Sagra San Giorgio e San Marco – Due Carrare.

Visita Pontemanco

L’abitato di Pontemanco è un ridente borgo fluviale incastonato nella campagna di Due Carrare.

Per raggiungere Pontemanco partendo dal comune di Due Carrare, lasciate la piazza del municipio alle vostre spalle, svoltate a sinistra e procedete fino all’incrocio di fronte alla chiesa di San Giorgio Martire e del monumento ai caduti.

Svoltate a destra nella strada provinciale 9, poi continuate lungo Via Pontemanco fino a trovare alla vostra destra la pista ciclabile che vi condurrà direttamente al cuore del grazioso abitato.

Una delle località più fotogeniche di Due Carrare, il borgo regala vedute incantevoli del canale Biancolino, realizzato nel medioevo come diramazione del Canale Battaglia, significativa arteria fluviale che collegava Padova, Monselice ed Este

Uno dei più affascinanti e rappresentativi punti di riferimento del paesino è il complesso molitorio del XIV secolo la cui antica ruota è tutt’ora funzionante.

Giro in bicicletta a Pontemanco

Partendo Villa Pasqualino Grimani, procedete a est lungo Via Pontemanco e Via Biancolino lungo le sponde del canale disseminate di acacie, pioppi e salici. Dopo circa 2 km imboccate il sentiero alla vostra destra in corrispondenza dell’idrovora Biancolino. Assecondate il serpeggiante itinerario che si snoda lungo il corso del Bacchiglione. Seguite Via Ca’ Erizzo fino all’incrocio con Via Roma e Via Ponte di Riva (l’antico ponte di pietra si trova alla vostra sinistra).

Attraversate le strisce pedonali e seguite il candido sentiero lungo gli argini alberati del fiume per poco più di 3 km, dopodiché tenete la destra in Via Brassalene. All’incrocio svoltate a destra e continuate lungo Via Gorghizzolo addentrandovi nel sereno panorama agreste carrarese da cui si scorge, all’orizzonte, il sinuoso profilo dei colli euganei.

Se volete tornare a Pontemanco, alla rotonda prendete la prima uscita e procedete lungo Via Roma per 300 metri, girate a sinistra in Via Olivato e continuate per Via Ponte di Riva fino a tornare all’antico mulino.

Se volete tornare al municipio, al termine di Via Gorghizzolo prendete la terza uscita alla rotonda. Seguite Via Roma fino alla rotatoria successiva, poi prendete la prima uscita e procedete fino a trovare il municipio alla vostra sinistra.

CastelBrando a Cison di Valmarino (TV)

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Veduta aerea di CastelBrando, Cison di Valmarino (TV).

Soleggiati colli alberati dal cui ventre sgorgano pure acque cristalline, le fondamenta millenarie di un’imponente fortificazione romana e le luminose stanze affrescate di un grandioso palazzo signorile formano un delicato equilibrio in cui arte, architettura e natura incontaminata guidano il visitatore in un avvincente viaggio nel tempo alla scoperta di uno dei più straordinari e antichi castelli d’Europa, dalle cui maestose torri merlate si domina con lo sguardo l’ameno panorama della Valmareno.

Le origini di CastelBrando

Dall’Homo Sapiens ai paleoveneti

Riportati alla luce nelle località di Roncavazzai e Fondo Carnellion, a soli 5 km da CastelBrando, frammenti di selci scheggiate attestano la presenza dell’Homo Sapiens nelle Prealpi Venete nel 30.000 a.C.

A soli 8 km dal maestoso castello, sulle placide rive di Lago di Lago disseminate di giunchi, canne lacustri e ninfee, il Parco Archeologico Didattico del Livelet riproduce quelli che sono ritenuti i primi insediamenti palafitticoli della penisola, risalenti a 5000 anni fa.

Le più remote testimonianze della presenza dei paleoveneti nell’attuale sito del castello sono comprese tra il 1000 ed il 600 a.C.

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CastelBrando a Cison di Valmarino.

Il castrum romano

Negli anni compresi tra il 20 e il 30 d.C, i romani decisero di costruire un accampamento fortificato nel punto in cui si innalza oggi il sontuoso castello. La scelta del luogo dipende sia dalla posizione dominate del colle sia dalla sua prossimità alla Via Claudia Augusta, realizzata tra il 15 a.C ed il 46 d.C. per collegare la Pianura Padana al Danubio.

L’approvvigionamento idrico della fortificazione militare era garantito da 5 km di condotte in pietra e terracotta, mirabile opera di ingegneria idraulica che attingeva l’acqua dalle stesse sorgenti che alimentano oggi il castello.

Del castrum romano è possibile ammirare tre possenti mura, un vano per essiccare la carne ed un grande forno per rifornire di pane ben duecento legionari.

Dalle invasioni barbariche al Regno Longobardo

A causare la rovina del forte millenario, nel 365 d.C, non furono né lunghi assedi né incursioni nemiche, bensì uno sconvolgente evento sismico. L’intensità del terremoto, stimata intorno all’XI grado della scala Mercalli, avrebbe causato il crollo delle massicce pareti alte trenta metri.

Con il tramonto dell’Impero Romano d’Occidente, nel periodo compreso tra il 360 ed il 476 d.C, la Valmareno divenne un territorio ambito dai Goti, dagli Unni e dagli Alemanni di Leuthari. Pare che persino Attila, re degli Unni, si fosse accampato nel fortilizio romano.

A porre fine alle invasioni barbariche fu il re dei Longobardi Alboino, che nel 568 diede inizio alla conquista dell’Italia nordorientale.

La Regina Teodolinda

Figlia di Garibaldo primo duca dei Bavari e nipote di Vacone, re dei Longobardi dal 510 al 540, Teodolinda fu regina consorte del re Autari fino alla morte di questi, nel 590. Alla scomparsa del secondo marito, Agilulfo duca di Torino, Teodolinda divenne reggente del regno dei Longobardi dal 616 al 624.

Molto amata dai propri sudditi, Teodolinda fu artefice della conversione dei Longobardi al cattolicesimo, come testimoniato dalla presenza di croci longobarde incise in molte abitazioni e fortezze, tra cui l’ingresso del castrum. Durante il suo regno, Teodolinda donò la Valmareno al Vescovado di Ceneda.

Nel 962, il re di Germania e Sassonia Ottone I riconquistò e restituì al Vescovado di Ceneda i territori della Valmareno che i Franchi, guidati da Carlo Magno, avevano invaso.

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Veduta panoramica di CastelBrando.
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Torre merlata e paesaggio della Valmareno.

Da castrum romano a castello medievale

Nel 1154 il feudo passò sotto la giurisdizione dei Caminesi a seguito del matrimonio di Sofia di Colfosco, figlia di Valfredo conte di Colfosco e Adelaide di Porcia, con Guecellone II Da Camino.

Durante il dominio dei Da Camino, diversi interventi di ampliamento e ammodernamento portarono le affascinanti vestigia del castrum romano ad assumere i tratti caratteristici delle fortezze medievali. Al complesso architettonico fu aggiunta una strada ed un ingresso a est, con mura e svettanti torri di guardia.

Addossate al lato est furono costruite le carceri ed una serie di saloni, tutt’ora visitabili.

Nel 1335, anno in cui Rizzardo III Da Camino morì senza lasciare eredi maschi, la Valmareno tornò sotto la giurisdizione del vescovado di Ceneda, che infeudò nella contea i procuratori di San Marco: Marco Morosini, Marco Giustiniani e Giustiniano Giustiniani.

Nel 1343 il feudo fu affidato a Rizzardo IV e a Gherardo, del ramo dei Caminesi di Sotto, per volere del vescovo Ramponi.

I Da Camino e la Repubblica di Venezia

A causa dei debiti, il nobile casato cedette CastelBrando alla Repubblica di Venezia che ne infeudò Marin Falier, cinquantacinquesimo doge della Repubblica di Venezia dall’11 settembre 1354 al 1355, anno in cui fu decapitato con l’accusa di aver congiurato contro la Repubblica.

Dopo 81 anni di contese, nel 1436 il doge Francesco Foscari concesse la contea ai fratelli d’armi Erasmo da Narni, noto come Gattamelata, e Brandolino “Brando” IV da Bagnacavallo.

Deciso a perseguire la carriera militare, il Gattamelata vendette il feudo per tremila ducati d’oro a Brandolino IV che divenne così unico conte di Valmareno e signore di Solighetto.

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Facciata rinascimentale, CastelBrando.
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Scorcio romantico serale di CastelBrando.

La guerra di Cambrai

Alla testa di un piccolo esercito, Gianconte Brandolini, nipote di Brandolino, liberò le città di Feltre, Belluno e Vittorio Veneto che l’imperatore Massimiliano I Asburgo aveva conquistato.

Appresa l’intenzione dell’imperatore di marciare verso Feltre a capo di un esercito di quarantamila uomini, Gianconte Brandolini diede ulteriore prova delle proprie abilità strategiche rifugiandosi sui monti, per poi riconquistare Feltre e spingendosi fino quasi a Trento.

Da fortezza medievale a Castello rinascimentale

Il nipote di Gianconte Brandolini, Antonio Maria, affidò all’architetto Jacopo Sansovino, Proto della Repubblica di Venezia, la progettazione dell’ala rinascimentale al fine di ammorbidire il carattere severo e austero del castello.

È probabile che la Regina Caterina Cornaro abbia avuto un ruolo significativo nel processo di ammodernamento del palazzo signorile, come testimoniato dalle eleganti bifore e trifore che si aprono nella facciata cinquecentesca, e dagli stemmi che affermano il legame tra i Brandolini e i casati dei Cornaro, appunto, dei da Collalto e dei Malatesta.

Il teatro Sansovino

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Il teatro Sansovino, conosciuto anche come la Sala degli Stemmi.

Al 1683 risale la realizzazione del Teatro Sansovino, allestito per volere di Guido IX Brandolini nell’ala rinascimentale progettata dal Sansovino per ospitare ricevimenti, feste da ballo e rappresentazioni musicali. Gravemente compromesso da un incendio e da un terremoto, rispettivamente nel 1872 e nel 1873, il castello fu restaurato per volontà dei fratelli Brandolino, Vincenzo, Sigismondo, Guido, Paolo, Annibale conti Brandolini.

Conosciuto anche come Sala degli Stemmi, il Teatro Sansovino espone lungo le pareti gli emblemi araldici dei Brandolini dal 1240 al 1934.

Coronato da due candidi camini che la Regina Cornaro aveva donato in occasione del matrimonio di una sua nipote, il Teatro Sansovino è accessibile dalla corte interna tramite un solenne ingresso del XVI secolo in alabastro e con decorazioni diamantate.

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Il Teatro Sansovino.

CastelBrando nel XVIII secolo

Dopo aver demolito una parte del castello ritenuta informe e irregolare, tra il 1710 e il 1730 l’architetto Ottavio Scotti progettò un imponente ala a ferro di cavallo in stie classico.

L’architettò si occupò inoltre di dotare le imponenti mura centrali di un complesso sistema di climatizzazione con l’aria calda prodotta da una caldaia a legna settecentesca, tutt’ora visibile.

Degno di ammirazione è senz’altro il giardino di corte, con le fondamenta di edifici medievali e rinascimentali a vista.

Una delle esposizioni più suggestive del formidabile maniero è la collezione di armi e armature dei secoli XIII, XVI, e XVIII che adornano il salone principale, composto da sessantanove gradini monolitici, divisi in cinque ordini da cinque terrazzi veneziani.

Nei criptoportici sono inoltre custodite antiche carrozze restaurate che ripercorrono migliaia di anni di storia, dalla biga romana alla break da caccia.

La chiesetta di San Martino

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La chiesetta di San Martino. Altare Maggiore.
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La chiesetta di San Martino, presbiterio.

La chiesetta settecentesca sorge sui resti di una chiesetta romanica del XIII secolo e probabilmente sui ruderi di un tempio votivo romano.

Il luogo di culto esprime un’equilibrata sintesi tra lo stile architettonico classico, opera di Ottavio Scotti, e la finezza degli stucchi rocaille e degli affreschi realizzati da Egidio Dall’Oglio, caratterizzati da uno stile tendente al rococò, raffiguranti i dodici Apostoli, i santi Paolo, Tiziano e Pietro, il Riposo durante la Fuga in Egitto, la Fuga in Egitto, la Natività e l’Assunzione della Vergine.

L’opera raffigurante San Martino, cui la chiesa è dedicata, è opera di un allievo di Jacopo da Bassano.

Al centro della navata centrale si trova una botola recante l’iscrizione Impavidum ferient, motto dei Brandolini tratto dalla celebre frase di Orazio Impavidum ferient ruinae (le rovine lo colpiranno invano).

Nella chiesa sono si trovano l’ossario dei Brandolini dal 1200 e le tombe di famiglia dopo il 1800 fino all’ultimo Brandolini, il conte Brandolino Brandolini d’Adda con la moglie Contessa Yasmin.

CastelBrando oggi

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CastelBrando a Cison di Valmarino (TV) 39

Punto di partenza per escursioni e itinerari enogastronomici alla scoperta delle colline del Prosecco incastonate tra Venezia e le Dolomiti, CastelBrando offre ai visitatori la possibilità di soggiornare nelle camere nell’ala cinquecentesca e settecentesca del castello, accuratamente restaurate sotto la tutela dei Beni Culturali.

Le Camere e le Suites

Ornate da stemmi, drappi e arredi storici, le Camere Classiche del XVIII secolo regalano vedute mozzafiato del cortile interno del castello.

Situate nell’ala rinascimentale, al bel étage o piano nobile del Castello, le Camere Superior erano riservate alle dame e ad altri ospiti di rilievo.

Camera Superior a CastelBrando 1
Camera Superior.
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Junior Suite.

In stile veneziano e decorate con stucchi originali, le Junior Suites sono illuminate da preziosi lampadari in vetro di Murano.

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Junior Suite.
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Royal Suite a CastelBrando.

Sempre in stile veneziano e affacciate sulla meravigliosa vallata, le Royal Suites si articolano su due livelli collegati da una graziosa scala a chiocciola.

Decorato da fini opere pittoriche e da un lampadario veneziano cinquecentesco, uno dei più rinomati appartamenti del castello è l’Alcova del Conte, riservata per secoli ai Conti Brandolini.

Desiderate soggiornare in una torre medievale immersa in un’atmosfera fiabesca e sospesa nel tempo? La torre Gaia prende il nome dalla figlia di Gherardo da Camino. Entrambi sono citati nella Divina Commedia.

“l buon Gherardo
[ … ] per altro sopranome io nol conosco,
s’io nol togliessi da sua figlia Gaia”
( Dante, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XVI )

La torre principale ospita invece la suite presidenziale, dimora dell’imperatore edificata con le pietre recuperate dalle rovine del castrum romano.

I ristoranti di CastelBrando

Il castello include splendidi ristoranti allestiti in sale storiche, ambiente ideale per trascorrere momenti significativi e memorabili nella radiosa cornice architettonica di vaste stanze plurisecolari adornate da sgargianti opere pittoriche.

Ristorante Sansovino a CastelBrando TV
Ristorante Sansovino.

Aperto esclusivamente per eventi, matrimoni e gruppi privati per un minimo di venti persone, il ristorante Sansovino è allestito in storiche sale in stile veneziano decorate da stucchi e affreschi originali.

Spa e Centri Benessere

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Principessa Gaia Spa.
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Sauna a CastelBrando.

Impreziosita da mosaici e reperti romani, la parte più antica del Castello ospita una spa con piscina, saune scavate nella roccia, idromassaggio, bagno turco, sala fitness, doccia con cromoterapia e zona relax.

Il cuore di CastelBrando concilia lo splendore delle terme romane con le comodità offerte dalle più moderne tecnologie mirate a purificare il corpo e a raggiungere un profondo stato di benessere psico-fisico.

Le parole non sono sufficienti a descrivere il fascino che lo spettacolare castello e i lussureggianti colli alberati in cui è armoniosamente inserito suscitano in chi ha la fortuna di visitare Cison di Valmarino.

Se desiderate vivere un’esperienza da sogno tra castelli millenari, foreste incantate, gentili declivi erbosi e rigogliosi vigneti in una dimensione in cui si perdono i confini tra storia e magia, visitare CastelBrando sarà un’esperienza indimenticabile!

Cosa fare a Codevigo (PD): 4 idee

Scopri cosa fare a Codevigo: Oasi Ca’ di Mezzo, la festa dell’asparago e radecio, percorso lungo il Brenta. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Codevigo?

Il comune di Codevigo confina a nord Campagna Lupia, a sud con Correzzola, a est con Chioggia, a ovest con Piove di Sacco, Arzergrande e Pontelongo.

Oasi Ca’ di Mezzo

Situata in Via Cà Di Mezzo, la riserva è stata realizzata per filtrare e purificare le acque del Canale Altipiano. Con un’estensione di trenta ettari, l’area umida è caratterizzata da diversi isolotti erbosi ammantati di vegetazione palustre, habitat per diverse specie avicole, ittiche e anfibie.

Se vi chiedete cosa fare a Codevigo e desiderate esplorare un ambiente lussureggiante, sospeso nel tempo, lontano dal cemento e dai rumori del traffico e popolato da un vibrante patrimonio arboreo, faunistico e floreale, una visita all’Oasi Ca’ di Mezzo potrebbe fare proprio al caso vostro!

La festa dell’asparago

La festa dell’asparago si svolge ogni primavera nella frazione di Conche. L’edizione 2023 ha avuto luogo da venerdì 21 aprile a lunedì 7 maggio in Via Vallona 83.

La tanto attesa celebrazione tramanda l’antico legame tra essere umano e natura valorizzando uno dei prodotti più rappresentativi e genuini del territorio.

Occasione ideale per le buone forchette alla ricerca degli aromi autentici della cucina veneta, la manifestazione prevede un menù ricco di squisite ricette a base di asparagi, dai risotti al pasticcio, dagli gnocchi freschi alle tagliatelle solo per citarne alcuni!

Nelle spaziose e comode aree di ristorazione potrete assaporare tipicità di mare e di terra quali costine, braciole e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con croccanti patate fritte, spezzatini e straeca di cavallo (sottile taglio di carne ricavato dal diaframma equino, reso ancor più soffice a seguito della battitura che precede la cottura) tagliate di manzo e l’appetitoso baccalà alla vicentina, da gustare con calici di vino e freddi boccali di birra.

Il programma della fiera include esposizioni di auto d’epoca, giochi gonfiabili, serate danzanti, musica dal vivo e mostre mercato in cui troverete pregiate qualità di asparagi prodotti localmente.

Se vi chiedete cosa fare a Codevigo, la festa dell’Asparago è una piacevole opportunità per immergersi nell’atmosfera dinamica e spensierata di una fiera d’altri tempi nella serena cornice di un grazioso paesino incorniciato dai corsi del Brenta e del Bacchiglione.

Per essere sempre aggiornati in merito alla ricorrenza popolare è possibile consultare la pagina Facebook GCRC Aps Festa dell’Asparago e Radecio di Conche.

La sagra del Radecio

La sagra del Redecio si tiene ogni anno tra i mesi di settembre e ottobre in corrispondenza della chiesa della Madonna della Neve in Via Vallona, 75.

La festa prevede spaziose e comode tendostrutture in cui verranno servite sia specialità a base di radicchio, come gnocchi, lasagne, tagliatelle e risotti, sia pietanze goderecce a base di carne e formaggi da abbinare a radicchio cotto e ai ferri.

L’evento prevede mostre di macchinari agricoli, raduni di vespa d’epoca, attività ludiche con giochi di legno per aguzzare ingegno e destrezza, mercatini dell’artigianato, passeggiate nell’ameno panorama agreste codevighese, lotterie di beneficienza e concerti di musica rock.

Per maggiori informazioni sul prossimo appuntamento della sagra, si consiglia di visitare il sito gruppoculturaleconche.it.

Percorso lungo il Brenta

Per intraprendere il percorso lungo il Brenta potete lasciare l’auto nel parcheggio presso la chiesa di San Pietro Apostolo in Via Montagnon (45.272152604785774, 12.078748875298887).

Procedete a sud ovest lungo Via Montagnon per 400 metri. All’incrocio con Via Umberto I attraversate la strada e imboccate Via Brentella. Assecondate il corso del canale per 2,3 km lungo Via Brentella e Via Cristoforo Colombo inoltrandovi nel radioso scenario campestre codevighese scandito da floridi boschi di pioppi e campi di granturco delimitati da siepi di salici.

All’intersezione con Via Botti tenete la sinistra. Seguite Via Botti per 230 metri, poi attraversate il ponte alla vostra destra. All’incrocio svoltate a destra, poi subito a sinistra in Via Altipiano. Dopo 750 metri prendete la strada sterrata alla vostra sinistra fino a raggiungere l’argine del fiume Brenta.

Tenete la destra in Via Argine Destro Bacchiglione S. Maria, da cui potete ammirare splendide vedute panoramiche del Brenta, lungo le cui sponde crescono rigogliose acacie, pioppi cipressini, salici argentati, olmi, ontani, frassini e gelsi.

All’incrocio con la strada regionale 105 svoltate a destra. Dopo 350 metri svoltate di nuovo a destra in Via Altipiano. Percorrete Via Altipiano per 2,4 km, dopodiché attraversate la strada, superate il ponte in Via Botti e ripercorrete a ritroso la strada per tornare al punto di partenza.

Cosa fare a Maserà di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Maserà di Padova: la sagra della natività, la chiesa Pieve di Santa Maria, il parco dei Cavalieri di Vittorio Veneto. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Maserà di Padova?

Il comune di Maserà di Padova confina a nord con Albignasego, a sud con Cartura, a est con Casalserugo, a ovest con Abano Terme e Due Carrare.

La sagra della natività

La tradizionale celebrazione si tiene ogni anno tra i mesi di agosto e settembre in corrispondenza della parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria in Viale Kennedy 9.

In occasione del lieto evento il cuore della cittadina rurale si anima di grandi aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare piatti goderecci che includono appetitosi panini, toast ricchi di formaggi e affettati, pizze fragranti, fritture di pesce nonché braciole, costine e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con croccanti patate fritte da gustare con freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva.

Il programma prevede una lotteria di beneficienza e concerti di musica rock, e molte altre attività di intrattenimento nel vicino parco della libertà, da fattorie didattiche a suggestive esibizioni di illusionismo con grandi prestigiatori.

Se vi chiedete cosa fare a Maserà di Padova e desiderate immergervi nell’atmosfera allegra e spensierata di una fiera d’altri tempi all’insegna di musica dal vivo, serate di liscio e pietanze da far venire l’acquolina in bocca, la sagra della natività potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza popolare è possibile consultare la pagina Facebook Sagra della Natività di Maserà di Padova ed il sito sagradimasera.it.

La chiesa Pieve di Santa Maria

Situata in Via Fiume a breve distanza dai maestosi edifici porticati ospitanti gli uffici comunali e la sala polivalente Corte di Zara, la Pieve di Santa Maria costituisce uno dei più significativi punti di riferimento spirituali e culturali del comune.

L’edificio si distingue per una candida facciata a doppio spiovente, austera e disadorna, nella quale è inglobato lo svettante campanile, addossato al lato sud.

Il luogo di culto è accessibile tramite un massiccio portale ligneo anticipato da tre gradini e sormontato da un elegante frontone curvilineo spezzato ornato da volute.

Sorta sui ruderi millenari di una domus romana, di cui accurati scavi archeologici hanno riportato alla luce un prezioso lacerto musivo, la chiesa rappresenta un vero e proprio scrigno di arte e storia in cui sono custoditi splendidi altari in marmi policromi ed inestimabili pale d’altare realizzate tra i secoli XVI e XVII che ritraggono la natività di Maria, San Benedetto e San Bovo.

Il parco dei Cavalieri di Vittorio Veneto

Il polmone verde è accessibile da Via Monte Ortigara e Via Monte Grappa a nord, a sud da un ponticello che collega le sponde erbose del canale che delimita il parco.

Adornata da numerose specie arboree e floreali, il giardino pubblico è attraversato da due bianchi sentieri che che si congiungono nell’area ludica con scivoli, altalene e giochi a molla.

Se vi chiedete cosa fare a Maserà di Padova, il parco dei Cavalieri di Vittorio Veneto è una tranquilla località ideale per chi desideri praticare attività fisica all’aria aperta, accompagnare i propri figli al parco giochi oppure riposarsi su una delle numerose panchine e leggere all’ombra di un albero.

Attraversando la strada, a sud del giardino comunale si trova un’area sgambamento cani ombreggiata da cedri e pini marittimi.

A breve distanza dal parco, procedendo in direzione ovest lungo Via Roma troverete diverse pizzerie, ristoranti, caffè e pasticcerie.

Se vi appassiona lo sport, a soli 350 metri dal parco dei Cavalieri di Vittorio Veneto si trovano la palestra comunale ed il campo da Calcio di Maserà, in Via delle Olimpiadi, 23. Per raggiungerlo lasciatevi alle spalle il ponticello a sud del parco, tenete la sinistra fino alla rotonda e prendete la prima uscita in Viale delle Olimpiadi, dopodiché procedete per circa 200 metri fino a trovare il campo da calcio alla vostra sinistra.

Villa Tiepolo Passi a Carbonera (TV)

Situata in Via Brigata Marche, 24, Villa Tiepolo Passi è uno dei più significativi punti di riferimento storici, architettonici e artistici della regione Veneto.

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Villa Tiepolo Passi e il giardino all’italiana.

Le origini di Villa Tiepolo Passi

La sontuosa residenza signorile sorge su un terrapieno quadrangolare millenario sopraelevato di due metri e mezzo sul piano campagna. Allineato all’alba e al tramonto con i raggi solari nei solstizi invernale ed estivo, l’orologio solare paleoveneto fu impiegato in epoca romana come castrum grazie alla sua posizione strategica equidistante da Treviso, dal fiume Sile e dall’antica Via Claudia Augusta.

Collocati sui lati est e ovest del selese, ovvero la corte nobile antistante la Villa, i busti di Democrito ed Eraclito, l’uno ridente, l’altro piangente, sono rivolti al sole mentre nasce e tramonta nei solstizi d’estate e d’inverno.

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Villa Tiepolo Passi e il parco secolare.

L’architettura di Villa Tiepolo Passi

A seguito della costruzione di magazzini, granai e stalle, Ermolao Tiepolo commissionò agli inizi del XVII secolo l’edificazione della dimora gentilizia e delle barchesse secondo i canoni del Barocco veneziano e seguendo gli stilemi dell’architetto Vincenzo Scamozzi (Vicenza, 2 settembre 1548 – Venezia, 7 agosto 1616) allievo di Andrea Palladio.

Articolato su tre livelli, il corpo padronale è coronato da un elegante abbaino ornato da volute e concluso da un timpano triangolare dentellato.

La nobile abitazione è unita a due corpi a doppia loggia, a loro volta collegati alle tettoie porticate laterali tramite due strutture disposte ad “L” da cui si innalzano candidi camini alla veneziana.

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Gli spettacolari affreschi di Villa Tiepolo Passi.

Apparato pittorico e scultoreo

I vasti e luminosi ambienti del complesso architettonico sono ingentiliti da spettacolari opere pittoriche realizzate da artisti del calibro di Pietro Antonio Cerva, conosciuto anche come il “Bolognese”, autore delle decorazioni dei piani nobili della dimora padronale e delle barchesse.

Giovanbattista Canal (Venezia, 10 settembre 1745 – Venezia, 5 dicembre 1825), nipote del Canaletto, si occupò di affrescare la Cappella Gentilizia, mentre le opere di Francesco Frigimelica il Vecchio si possono ammirare nel Portego della Villa.

Le sculture che impreziosiscono il regale giardino all’italiana sono opera di Giovanni Ferrari e di Giuseppe Bernardi detto il “Torretto”, nella cui bottega aveva lavorato il giovane Antonio Canova.

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Villa Tiepolo Passi a Carbonera (TV) 44

Il parco e la tenuta agricola

Il radioso giardino all’italiana è adornato da splendide siepi di bosso, incantevole esempio di ars topiaria le cui suggestive geometrie incorniciano vasi decorativi ed una raffinata fontana di pietra.

Delimitato da svettanti cipressi, il maestoso parco si prolunga a sud attraverso un monumentale viale prospettico che si estende per due chilometri e mezzo, lo stradon corrispondente all’antico cardo romano. Il viale settentrionale è invece fiancheggiato da pini marittimi.

Ai lati del complesso architettonico si estende un giardino inglese scandito da collinette erbose, suggestivi antri e disseminato di cedri, tigli, palme, platani, pioppi, magnolie e molte altre lussureggianti piante secolari.

Attualmente in fase di restauro, una ruota idraulica di sei metri consentiva di portare acqua alle cantine, alle lavanderie, alle scuderie, alla pescheria e ad un laghetto artificiale situato sulla sommità di un verde monticello impiegato per la produzione di ghiaccio poi conservato nella grotta ipogea adibita a ghiacciaia.

Un grazioso specchio d’acqua serviva inoltre come riserva per irrorare il florido Brolo della Villa, ricco di frutta biologica.

Sul retro della residenza nobiliare, un ponticello in mattoni e pietra collega le sponde del rio Piovesan permettendo così di accedere al parco rustico della Tenuta Agricola.

Se vi chiedete cosa fare a Carbonera e desiderate immergervi nell’atmosfera sospesa nel tempo di una straordinaria residenza nobiliare armoniosamente inserita in una vasta Tenuta Agricola di 35 ettari, avvolta da fiabeschi giardini secolari ornati da inestimabili capolavori scultorei, visitare Villa Tiepolo Passi sarà un’esperienza indimenticabile.

Per informazioni in merito a soggiorni, tour e visite guidate si consiglia di visitare il sito di villatiepolopassi.