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Cosa fare a Casalserugo in provincia di Padova: 4 idee

Scopri cosa fare a Casalserugo: WondeRonchi, la sagra di San Martino, Villa Ferri, La sagra di Ronchi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Casalserugo?

Il comune di Casalserugo confina a nord est con Ponte San Nicolò, a nord ovest con Albignasego, a sud con Cartura, a est con Ponte San Nicolò, Polverara e Bovolenta, a ovest con Maserà di Padova e Cartura.

WondeRonchi

L’edizione 2023 della sagra ha avuto luogo da venerdì 23 a domenica 25 giugno in corrispondenza del Palazzetto Polivalente in Via Ronchi di Casalserugo, 27.

Occasione indicata per le buone forchette, la festa prevede una vasta area di ristorazione nella quale verranno servite specialità goderecce che includono piadine ricche di affettati e succulenti hamburger serviti con croccanti patate fritte da gustare con freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva.

La ricorrenza popolare prevede spettacoli di musica DJ, giochi gonfiabili per i più piccoli e tornei di calcetto.

Se vi chiedete cosa fare a Casalserugo e siete alla ricerca di iniziative per trascorrere la stagione estiva in buona compagnia nella serena cornice rurale di un grazioso paesino immerso nella campagna padovana a metà via tra la Laguna Veneta e i gentili declivi boscosi dei Colli Euganei, partecipare a WondeRonchi potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per essere sempre aggiornati in merito all’evento potete consultare la pagina Facebook Ronchi in Festa Sagra di San Martino.

La sagra di San Martino

Secondo il calendario liturgico il giorno dedicato a San Martino è l’11 novembre e la celebrazione in suo onore, nel comune di Casalserugo, si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data, come di consueto, nel Palazzetto Polivalente presso la parrocchia di Ronchi.

Alla solennità della santa messa in onore di San Martino di Tours, militare e vescovo romano del IV secolo che la memoria collettiva ha immortalato nell’atto di porgere un lembo della sua clamide ad un mendicante in preda ai morsi del gelo, la tradizionale ricorrenza associa il clima spensierato di una fiera d’altri tempi all’insegna di musica dal vivo, tipicità caserecce di terra e di mare (i menù delle edizioni precedenti hanno visto come protagonisti baccalà e pesce fritto).

Per concludere in dolcezza e celebrare i frutti della stagione autunnale, al termine della cena potrete assaporare castagne e vin bon.

Per maggiori informazioni in merito al programma della manifestazione culturale ed enogastronomica, si consiglia di consultare la pagina Facebook Pro Loco Casalserugo.

Villa Ferri

Sorta sui ruderi di una fortezza del XII secolo, la casa castello di Ser Ugo da Casale è l’edificio storico più rappresentativo del comune di Casalserugo. Il maestoso edificio compare infatti sull’emblema della bandiera del comune.

Armoniosamente inserita in un ameno giardino alberato, la residenza gentilizia, ristrutturata nel corso del Cinquecento, si articola su due piani coronati da una copertura a doppio spiovente.

Situata in Via Roma, 14, l’abitazione plurisecolare ospita al pian terreno la biblioteca comunale ed è ingentilita da splendidi opere pittoriche di natura astrologica.

La chiesa di Ronchi

Situata in Via Ronchi di Casalserugo, 27, il luogo di culto si distingue per una facciata a salienti verticalmente tripartita da quattro paraste. Il massiccio portale ligneo è sormontato da un candido archivolto recante l’incisione DOM IN HONOREM B MARTINI EP.

Nella sezione centrale del fronte, al di sopra del portale, si staglia un’elaborato rosone i cui raggi sono raccordati da archetti trilobati.

Nelle sezioni laterali si aprono invece due alte nicchie a sesto acuto. La vasta e luminosa navata della chiesa è ornata da incantevoli altari in marmi policromi, sculture lignee, da un pregiato organo a canne e da sgargianti opere pittoriche come la raffigurazione dell’ultima cena, degli apostoli e della crocifissione di Cristo.

Cosa vedere a Treviso: 10 Meraviglie Incredibili che Devi Assolutamente Visitare

Ringraziamo il Comune di Treviso per aver acconsentito alla pubblicazione delle foto e dell’opera “Piazza della Signoria o Piazza Maggiore” di Medoro Coghetto.

cosa vedere a treviso: L'isola del Paradiso e Ponte Frà Giocondo
L’isola del Paradiso e Ponte Frà Giocondo

Scopri cosa vedere a Treviso: Sinuosi canali incorniciati da portici medievali, eleganti mura rinascimentali percorse da viali ombreggiati da maestosi ippocastani, l’antica loggia affrescata del XIII secolo in cui si riunivano nobili e cavalieri, la fontana delle tette, enigmatica opera d’arte la cui storia e le cui cicatrici sono legate alla gloria e alla caduta della Repubblica di Venezia: queste sono solo alcune delle località che destano stupore e meraviglia in chi ha la fortuna di visitare Treviso. Per esplorare l’intera ricchezza della provincia, scopri tutti i comuni della provincia di Treviso in un viaggio attraverso la storia e la cultura veneta.

La torre civica Treviso
La Torre Civica, Piazza dei Signori.

Per maggiori informazioni in merito allo straordinario patrimonio di arte, storia, segreti, curiosità, monumenti e itinerari di cui questo decalogo illustra una piccola seppur significativa parte, si consiglia di recarsi all’Ufficio Informazioni Accoglienza Turistica (IAT) in Piazza Borsa, 4, in cui troverete, oltre a personale disponibile e pronto a rispondere alle vostre domande, l’appassionante guida Ciao Treviso city guide, accattivante volume ricco di dettagli e iniziative che renderanno ancor più avvincente la vostra esperienza nella splendida città immortalata nei versi della Divina Commedia.

I palazzi

Il Palazzo dei Trecento

Edificio tra i più rappresentativi del comune di Treviso, il Palazzo della Ragione fu costruito tra i secoli XII e XIII come luogo per lo svolgimento delle assemblee civiche. Nel corso degli anni la grandiosa opera di architettura assunse la funzione di sede del tribunale dei Consoli, sede del podestà incaricato di amministrare la giustizia nonché sede del Maggior Consiglio, organo costituzionale con funzione legislativa formato appunto da trecento componenti.

Accessibile tramite una candida scalinata situata sul fianco sinistro del palazzo, la sala assembleare è decorata da spettacolari opere pittoriche illuminate da eleganti trifore che ingentiliscono il manto uniforme di mattoni rossi del possente edificio romanico.

Coronata da una merlatura guelfa, l’imponente mole del palazzo è alleggerita al piano terra dall’arioso loggiato del XVI secolo nel quale è esposta una delle opere più affascinanti e misteriose dell’incantevole città di Treviso: la fontana delle tette.

A documentare l’evoluzione strutturale ed estetica del palazzo, il dipinto dell’artista Medoro Coghetto illustra come Piazza dei Signori appariva nella seconda metà del XVIII secolo.

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Medoro Coghetto, Piazza della Signoria o Piazza Maggiore (oggi dei Signori), metà del XVIII secolo, olio su tela, 76,5 x 101 cm. Musei Civici di Treviso.

Balza subito all’occhio la gradinata addossata al Palazzo della Prefettura, poi riposizionata tra Piazza Monte di Pietà e Piazza Indipendenza. Degna di nota è anche la facciata dell’antico palazzo della Prefettura, all’epoca priva delle ampie arcate che la caratterizzano oggi.

Pesantemente compromesso a seguito del bombardamento del 7 aprile 1944, il palazzo dei Trecento fu sottratto alla demolizione grazie all’intervento di Ferdinando Forlati, soprintendente ai monumenti che persuase le autorità a rinforzare i muri con dei contrafforti al fine di preservare e restaurare gli affreschi del salone.

Ben visibile sulla facciata e sulla parete dello scalone, un solco irregolare indica la parte della struttura ricostruita con i mattoni recuperati a seguito del crollo, testimonianza indelebile delle catastrofi della Grande Guerra e al tempo stesso del coraggio, dello zelo e della speranza che animarono la popolazione di Treviso in uno dei periodi più bui e tragici dalla città. Il bombardamento causò circa milleseicento vittime.

Loggia dei Cavalieri TV
Loggia dei Cavalieri.

La loggia dei Cavalieri

Risalente al 1276, la loggia dei cavalieri fu edificata in corrispondenza del punto in cui cardo e decumano, corrispondente all’incrocio tra Via Indipendenza e Via Martiri della Libertà, si intersecano nel cuore di Treviso.

Aperto su tre lati, l’edificio era il luogo in cui nobili e cavalieri si riunivano al riparo dal sole e dalle intemperie in attesa dell’arrivo del sovrano o per dedicarsi ad attività ludiche come il gioco degli scacchi.

Le devastazioni del secondo conflitto mondiale non risparmiarono nemmeno l’antica Loggia dei Cavalieri, colpita il 14 maggio 1944.

L’immane tragedia, in termini di morti e rovina, non scalfì tuttavia l’incrollabile audacia e diligenza di quei cittadini che nelle ore successive al bombardamento raccolsero e custodirono mattoni, tegole, travi e pilastri necessari alla ricostruzione e al restauro dell’incredibile gioiello affrescato.

Se vi chiedete cosa vedere a Treviso, la loggia dei cavalieri è uno dei più significativi monumenti incastonati nel cuore storico di questa splendida cittadella medievale.

Fontana delle tette
La fontana delle Tette in Piazza dei Signori.

La fontana delle tette

Realizzata dal 1559 al 1560 per volere del podestà Alvise da Ponte, la fontana delle tette era originariamente inserita in una nicchia del palazzo Pretorio in Via Calmaggiore.

Alimentata, secoli or sono, dalle acque del Cagnan tramite una roda mata, la fontana raffigura una donna dai cui prosperi seni, in occasione dell’ingresso del nuovo podestà in città, zampillavano per tre giorni vino bianco e vino rosso.

Mutilata dalle truppe francesi durante l’invasione napoleonica del 1797, l’emblematica opera d’arte, mortificata e umiliata, rimase in stato di abbandono fino a quando l’abate Luigi Bailo (1835 – 1932) la riportò alla luce restituendo valore alla sua storia.

Realizzata in pietra d’Istria dallo scultore peruviano Miguel Miranda, una copia della fontana delle tette, da cui sgorga acqua potabile, si trova in C. del Podestà, 11.

Riproduzione della fontana delle tette
Riproduzione della fontana delle tette di Miguel Mirada.

Passeggiate

Isola della pescheria
L’isola della Pescheria, 27 aprile 2023.

La pescheria

L’isola della pescheria fu realizzata nella metà del XIX secolo per trasferire la sede del mercato del pesce che in origine si teneva in Piazza del Monte di Pietà.

Frutto dell’ingegno dell’architetto Francesco Bomben, i depositi di detriti trasportati dalle acque del Cagnan furono quindi inglobati per creare una più estesa isola artificiale di forma ellittica.

Ritmata da file di alti ippocastani ben allineati, l’isola è collegata a Via Pescheria e Vicolo del Molinetto tramite due ponticelli ornati da elaborate balaustre e sculture a forma di pesce.

Incorniciata dai sontuosi portici di Ca’ dei Carraresi e dell’ex convento medievale delle monache camaldolesi, la caratteristica località è immersa in un’atmosfera da sogno dalla quale, affiorante dalle acque del Cagnan, emerge la statua di una sirena dallo sguardo rivolto al cielo.

Isola della Pescheria 1 1
Isola della Pescheria, 25 gennaio 2023.
Viale di ippocastani mura di Treviso TV
Viale di Ippocastani sulle mura di Treviso, 27 aprile 2023.

Le mura di Treviso

Nel XIV secolo la città di Treviso era cinta da mura con merli guelfi nelle quali si aprivano undici porte.

A seguito della pesante sconfitta subita dall’esercito della Repubblica di Venezia nella battaglia di Agnadello nel 1509 si rese fondamentale innovare le fortificazioni medievali in previsione dell’avanzata delle forze della Lega di Cambrai.

L’incarico fu affidato all’ingegnere Giovanni Monsignori, conosciuto anche come fra Giocondo da Verona, cui si deve la decisione di sostituire l’obsoleta muraglia trecentesca con mura più robuste costituite da terrapieni rivestiti in laterizio e percorse internamente da gallerie.

Le opere idrauliche progettate dal frate domenicano consistevano nell’escavazione di un fossato per convogliare il corso del Botteniga attorno al perimetro delle mura. Fu inoltre ideato un sistema di chiuse, nel punto in cui il fiume entra in città scorrendo sotto Ponte della Pria, per consentire in caso di necessità l’allagamento della pianura circostante ed ostacolare così l’avanzata nemica.

Nel 1511 i lavori furono affidati dal Senato della Repubblica di Venezia all’architetto Alessandro Leopardi, a cui si deve il potenziamento del sistema difensivo da un punto di vista strategico.

Nell’ottobre dello stesso anno, le migliorie apportate dimostrarono la loro efficacia durante l’assedio delle truppe franco imperiali, il cui esito risultò in una disfatta per l’esercito della lega di Cambrai.

A concludere i lavori fu il condottiero Bartolomeo d’Alviano che si occupò dell’ampliamento delle mura nel 1513.

Se vi chiedete cosa vedere a Treviso e siete alla ricerca di una tranquilla località in cui passeggiare, il terrapieno che si estende da porta San Tomaso a Porta Santi Quaranta è attraversato da un viale alberato da cui si gode di una veduta privilegiata di Ponte della Pria, del campanile del convento di San Francesco, della torre civica e dei fossati cinquecenteschi che circondano le mura.

Porta San Tomaso a Treviso
Porta San Tomaso, ‎27 ‎aprile ‎2023.

Le porte

Porta Mazzini o Porta San Tomaso

Dedicata a San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, la maestosa porta in pietra d’Istria fu costruita nel 1518 per volere del podestà Paolo Nani. ed è coronata dalla candida statua di San Paolo, svettante sulla grande cupola in legno piombo.

Coronata dalla candida statua di San Paolo, svettante sulla grande cupola in legno piombo, la porta è ritmata da sei colonne poste su massicci basamenti ornati da immagini leonine in altorilievo.

Al di sopra dell’arco centrale, in cui sono incise le parole porta – de – san – Thomaso, spicca la solenne figura del Leone Marciano affiancata da stemmi nobiliari e dalle antiche feritoie che in origine consentivano l’apertura del ponte levatoio.

La facciata interna presenta invece l’iscrizione latina Dominus custodiat introitum et exitum tuum.

Porta San Tomaso
Porta San Tomaso, ‎24 ‎marzo ‎2020.
Facciata di Porta Santi Quaranta
Porta Santi Quaranta, 24 ‎marzo ‎2020.

Porta Santi Quaranta

Edificata nel 1516 su progetto di Alessandro Leopardi, la porta di accesso situata sul lato ovest della città venne realizzata per volere del podestà Andrea Vendramin, in onore del quale fu nominata Porta Vendramina.

Realizzata anch’essa in pietra d’Istria, la facciata di Porta Santi Quaranta è tripartita da quattro paraste. L’arco monumentale è sormontato dal Leone di Venezia, sopra il quale si staglia l’iscrizione porta de sancti quaranta.

Particolare di notevole interesse è anche la dedica, incisa al di sopra di una delle porte laterali, a Bartolomeo d’Alviano, condottiero e politico che rappresentò una valida guida durante la costruzione delle mura cinquecentesche del Comune di Treviso.

Porta Altinia
Porta Altinia.

Porta Altinia

Costruita tra il 1513 e il 1515, Porta Altinia si distingue dalle porte citate in precedenza da un punto di vista strutturale e decorativo.

Dall’aspetto sobrio ed elegante, il fronte esterno del portale d’accesso presenta due esili pilastri su cui poggia la trabeazione, un tempo sormontata da un leone alato, mentre le sembianze severe della facciata interna tradiscono la sua originaria funzione di torre di difesa.

La porta fu chiamata Altinia in relazione alla città romana di Altino che Attila, re degli Unni, aveva messo a ferro e fuoco.

I canali

Canale dei Buranelli nel centro storico di Treviso TV
Canale dei Buranelli, ‎27 ‎aprile ‎2023.

Il canale dei Buranelli

Dalla limpida sorgente in località San Pelagio, il Botteniga fa il suo ingresso a Treviso da nord scorrendo sotto Ponte de la Pria per poi diramarsi nei canali del Siletto, o roggia, del Cagnan Grande e dei Buranelli.

Quest’ultimo, conosciuto anche come Cagnan de mezo, attraversa il centro storico fiancheggiato da antichi porticati e dalle rigogliose fronde di salici piangenti che si specchiano riverse sull’acqua.

Particolarmente suggestivi sono gli scorci panoramici visibili da ponte Rinaldi, dal ponte dei Buranelli e da ponte della Malvasia da cui potrete ammirare la tuffatrice, statua che ritrae una figura femminile dalle forme sinuose e longilinee intenta a gettarsi nelle acque del canale.

Ponte Dante
Ponte Dante.

Ponte Dante

Il Sile nasce dai fontanassi gorgoglianti tra Casacorba di Vedelago e Torreselle di Piombino Dese. Il fiume serpeggia placido per 20 km fino a raggiungere la città di Treviso, dove riceve, all’altezza di Ponte Dante, le acque del Cagnan Grande.

“Là dove Sile e Cagnan s’accompagna” (Paradiso, canto IX v.49) è il verso della Divina Commedia che il celebre poeta dedicò al punto di confluenza dei due fiumi, di cui è possibile osservare le diverse tonalità, verde il Sile, il Cagnan distinto da una tonalità più scura.

Se vi chiedete cosa vedere a Treviso, Ponte Dante è uno dei più suggestivi punti panoramici della città da cui potrete abbracciare con lo sguardo il Botteniga, la candida mole di Palazzo san Leonardo, il ponte dell’università che collega l’elegante Quartiere Latino a Riviera Santa Margherita ed il Castello Fortunato Romano che troneggia sul grande bastione in laterizio ornato dalla solenne figura del Leone Marciano.

Domande frequenti

Treviso è una bella città da visitare?

Sì, Treviso è una bella città da visitare. La sua architettura medievale, i canali, la natura e la cucina locale la rendono una destinazione molto interessante.

Cosa c’è di tipico a Treviso?

Treviso è famosa per la sua architettura medievale, i suoi canali e i suoi prodotti tipici, tra cui il radicchio rosso di Treviso IGP, il Prosecco DOC e il classico Tiramisù.

Quanto tempo ci vuole per visitare Treviso?

Circa 2-3 ore per visitare i principali luoghi d’interesse a Treviso.

Qual è il monumento più importante di Treviso?

Tra i monumenti più importanti di Treviso vi è senz’altro il Duomo, costruito in stile neoclassico nel XVIII secolo.

Cosa fare a Piove di Sacco (PD): 4 idee

Scopri cosa fare a Piove di Sacco: l’antica sagra del Bisateo, la fiera di San Martino, i casoni di Piove. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Piove di Sacco?

Il comune di Piove di Sacco confina a nord con Campolongo Maggiore, a nord ovest con Sant’Angelo di Piove di Sacco, a sud con Pontelongo, a est con Campagna Lupia, Codevigo e Arzergrande, a ovest con Sant’Angelo di Piove di Sacco e Brugine.

L’antica sagra del Bisateo

La vivace ricorrenza popolare si svolge ogni anno nel mese giugno. L’edizione 2023 dell’evento ha avuto luogo da giovedì 1 a domenica 4, da venerdì 9 a domenica 11, da venerdì 16 a domenica 18 giugno in Piazzale della Brenta nella frazione di Corte.

Occasione consigliata per i buongustai alla ricerca degli aromi autentici della cucina veneta, la sagra prevede grandi aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare piatti caserecci di mare e di terra, da succulente costine, ossetti, salsicce e pancetta sfrigolanti alla griglia servite con fette di polenta alla piastra e croccanti patate fritte a bistecche di cavallo e galletti ai ferri spaghetti allo scoglio, nonché fritture di pesce, stoccafisso e baccalà declinati in squisite ricette della tradizione: mantecato, alla vicentina e insalata di baccalà con polenta e naturalmente, protagonista indiscussa dell’evento, la prelibata anguilla o bisateo, uno degli ingredienti più rappresentativi del territorio.

Questi sono solo alcuni dei piatti che potrete abbinare a qualità vinicole autoctone e freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva.

Se vi chiedete cosa fare a Piove di Sacco e siete alla ricerca di divertenti iniziative per trascorrere la bella stagione all’insegna di pietanze da leccarsi i baffi ed elettrizzanti concerti rock, l’antica sagra del Bisateo potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Per rimanere sempre aggiornati in merito al prossimo appuntamento della festa è possibile visitare la pagina Facebook Pro Loco Corte.

La fiera di San Martin

Secondo il calendario liturgico il giorno dedicato a San Martino è l’11 novembre. Nel comune di Piove di Sacco la celebrazione in onore del Santo si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data. L’edizione 2022 ha avuto luogo da sabato 29 ottobre a domenica 13 novembre nelle principali Vie e piazze della città tra cui Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza Incoronata, Piazza Matteotti, Piazza Cardano e Piazza Risorgimento.

In occasione della plurisecolare ricorrenza, il cui prima edizione risale al 1628, il cuore storico della città si anima di giostre adrenaliniche brillanti di luci elettriche, punti di degustazione e centinaia di espositori di prodotti artigianali, nonché mostre zootecniche, esposizioni di mezzi agricoli e rievocazioni storiche.

Se vi chiedete cosa fare a Piove di Sacco e desiderate partecipare ad un’allegra manifestazione all’insegna di specialità enogastronomiche, parchi divertimento e pittoreschi mercati all’aperto, la fiera di San Martin potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Per maggiori informazioni in merito alla coinvolgente manifestazione è possibile consultare le pagine Facebook Comune di Piove di Sacco e ProLoco Piove.

I casoni di Piove

I casoni sono caratteristiche abitazioni rurali di cui il territorio piovese, secoli orsono, era costellato. Le rudimentali dimore contadine sono formate da sterpi e paglia amalgamati con il fango e coronate da svettanti coperture a doppio spiovente formate da strati di vegetazione palustre intrecciata.

A causa del materiale deperibile con cui venivano costruite, tali strutture sono quasi completamente scomparse, ad eccezione di alcuni suggestivi esemplari riportati all’originale fascino a seguito di accurati restauri.

I tre casoni superstiti, il Casone Rami, il Casone Rosso di Corte ed il casone azzurro si trovano rispettivamente in Via Ramei, e in Via Fiumicello, 44, in Str. S. Marco, 9, 35020 Arzergrande, immersi nel radioso panorama agreste della pianura padovana.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina Facebook Casoni di Piove.

Cosa vedere a Vittorio Veneto, provincia di Treviso: 10 idee

Si ringrazia il Comune di Vittorio Veneto per aver acconsentito alla pubblicazione delle foto.

Scopri cosa vedere a Vittorio Veneto: la torre di San Floriano, le sorgenti del Meschio, il sentiero del lago morto, il parco laghi blu, piazza Flaminio, la città in fiore, il palazzo comunale, il castello di San Martino, il giardino segreto, il cammino delle colline del prosecco. Questa è solo una minima parte dello straordinario patrimonio naturalistico, architettonico e paesaggistico del comune di Vittorio Veneto. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Vittorio Veneto?

Il comune di Vittorio Veneto confina a nord con Belluno, a nord est con Farra d’Alpago, a nord ovest con Limana, a sud est con Conegliano, a sud ovest con San Pietro di Feletto, a est con Fregona, Cappella Maggiore e Colle Umberto, a ovest con Revine Lago e Tarzo.

Le sorgenti del Meschio e la torre di San Floriano

Per raggiungere la torre di San Floriano potete lasciare l’auto nell’area picnic in Via del Restello (46.031839292492315, 12.302397970398337) dalla quale potete contemplare la possente fortificazione merlata di origine romana erta sulla sommità di un colle erboso posto tra la scoscesa e incombente mole di Col Occett e Col Visentin ed il terso specchio d’acqua di San Floriano.

Partendo dall’area picnic, per raggiungere le sorgenti del Meschio lasciate la torre alla vostra destra. Di fronte al bivio, prendete la strada a sinistra, in salita, che conduce al monumento ai caduti di San Floriano.

Tenete destra e percorrete la strada statale 51 per 1,5 km, dopodiché potete lasciare l’auto nel parcheggio a lato della statale (46.021613171369005, 12.292242127128356) dove troverete le indicazioni per le sorgenti del Meschio.

Imboccate la strada asfaltata (l’accesso è consentito esclusivamente ai pedoni) e superate la sbarra di ferro. Poco prima del ponte sulla A27, tenete la sinistra sul sentiero che conduce ad un ponticello, attraversato il quale raggiungerete uno spiazzo con un tavolo e delle panche. Superato un secondo ponticello di legno troverete alla vostra destra il corso del Meschio con cascatelle scroscianti.

Canale sorgenti del Meschio
Canale del Meschio.

Immersa nella vegetazione di acacie, frassini, olmi, faggi, cornioli, roveri, ortiche e ignea selvatica, una scalinata in legno e terra battuta si inerpica sull’altura boscosa fino a portare ad un sinuoso canale di pietra. Superato il ponticello metallico tenete la destra e seguite il sinuoso camminamento di legno che asseconda lo stretto canale. La fatica dell’escursione è ripagata dalla suggestiva veduta della profonda sorgente cristallina, brillante gioiello azzurro incastonato tra le rocce, uno dei più suggestivi, incantevoli scorci panoramici della regione Veneto.

Il sentiero del lago morto e il parco laghi blu

Lago morto
Lago morto.

Il punto di partenza dell’escursione è il parcheggio in Via della Ferrovia, nella frazione di Nove-San Floriano. A due passi troverete una candida spiaggia di sassi alberata lambita dal gelido specchio d’acqua, incorniciato dalla grandiosa mole boscosa delle Prealpi Bellunesi attraversate dal Viadotto Fadalto.

Per intraprendere il percorso ad anello imboccate, all’altezza del parcheggio, Via Borgo Piccin e procedete lungo la stradina di ghiaia affiancata da muretti a secco velati di muschio. Il sentiero si addentra nella densa vegetazione di frassini, salici, robinie e faggi, tra le cui fronde si scorgono spettacolari vedute del lago e degli scoscesi pendii montuosi.

Superate un piccolo capitello ricavato nella roccia, dopodiché proseguite fino a raggiungere un bivio. A sinistra, il sentiero panoramico si inerpica sul fianco del monte fino a portare al grazioso abitato di Caloniche di Sotto.

Tenete la destra lungo il tracciato n° 1044 che costeggia le sponde del bacino carsico fino a portare ad un’area picnic con un tavolo e panche in legno. A questo punto attraversate l’abitato di Fadalto Basso. Superato il ponte seguite Via Fadalto Basso per circa 240 metri, poi svoltate a sinistra per raggiungere l’oasi naturalistica Parco Laghi Blu all’ombra di frassini e abeti.

Conclusa la visita al parco tornate in Via Fadalto Basso. Procedete a sud lungo Via Fadalto Basso, poi imboccate la stradina alla vostra destra che si snoda lungo la riva del lago fino a riportare al punto di partenza.

Piazza Flaminio

Piazza Flaminio a Vittorio Veneto
Piazza Flaminio.

Una delle località più significative di Serravalle, Piazza Flaminio è delimitata a ovest dal limpido corso del Meschio, a est da una serie di palazzi quattrocenteschi ornati da minuziose opere pittoriche, ovvero Palazzo Racola, palazzo Troyer, casa Bernardini, la torre dell’orologio ed il palazzo della comunità.

Il Meschio
Il Meschio a Serravalle.

Distinto da un’accentuato slancio e verticalità, il compatto schieramento di edifici riccamente decorati, con tetti a due falde disposti ad altezze diverse, è alleggerito al pian terreno da un porticato in lieve pendenza ritmato da archi a tutto sesto, archi ribassati e archi a sesto acuto sorretti da pilastri e colonne.

Riconoscibile per le raffinate trifore e quadrifore con archi trilobati inflessi, palazzo Racola è ornato lungo il sottotetto da un elaborato motivo di archetti pensili che, intersecandosi, formano archetti a ogiva. Lo stesso motivo prosegue nell’edificio adiacente, ingentilito al terzo piano da trifore gotiche e al piano inferiore da una bifora a tutto sesto balaustrata.

Al di sopra della gelateria artigianale si staglia un balcone coronato da un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, tratto distintivo di casa Bernardini.

L’orologio collocato sulla sommità della torre civica passa quasi inosservato rispetto all’orologio sottostante, le cui lancette metalliche ondulate imitano i raggi brillanti di un sole dorato. Al centro del sole, un volto umano emerge da uno sfondo blu scuro simboleggiante la volta celeste.

Circondato da stemmi nobiliari, un affresco ritrae una nobile donna incoronata, con una spada in pugno, seduta su un trono racchiuso da un’arcata a tutto sesto dipinta. Al di sotto del trono compare l’iscrizione latina “VIDISTIS VIDETIS VIDEBITIS (avete visto, vedete, vedrete) IONE BAPTISTA VALERIO PRAETORE ZACHARLAEFILIO MDLXXXV (1585)”.

Attualmente sede del Museo del Cenedese, il Palazzo della Comunità presenta un loggiato con archi a tutto sesto. Al piano superiore due trifore trilobate fiammeggianti affiancano un balcone scandito da colonnine, al di sopra del quale campeggia una rappresentazione del leone marciano.

Se vi chiedete cosa vedere a Vittorio Veneto, piazza Flaminio regala una veduta fuori dal comune di uno splendido quadro di case antiche cui fa da sfondo l’imponente mole boscosa del colle di Sant’Antonio, ammantata di frassini e faggi che avvolgono i resti della rocca del Montesel e i ruderi della chiesetta di Sant’Antonio Abate.

La città in fiore

La vivace manifestazione si svolge ogni anno nel mese di aprile. L’edizione 2023 si è svolta domenica 16 aprile in Piazza del Popolo.

Delimitata ad est dalla sede comunale, la piazza è ingentilita da una grande fontana zampillante a forma di ellisse ed è ornata da una scultura in pietra e metallo che commemora i caduti della prima guerra mondiale.

In occasione dell’evento, la vasta piazza e l’ameno giardino pubblico costellato di cedri, magnolie, pini marittimi e ippocastani, saranno abbellite da sgargianti composizioni floreali e da numerosi banchetti allestiti dai vivaisti del territorio.

Se vi chiedete cosa vedere a Vittorio Veneto e siete alla ricerca di interessanti iniziative per trascorrere la stagione primaverile in un’atmosfera allegra e spensierata, partecipare alla città in fiore potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito al prossimo appuntamento della festa è possibile consultare la pagina Facebook Pro Loco Vittorio Veneto APS.

Il palazzo comunale

Comune di Vittorio Veneto
Cosa vedere a Vittorio Veneto, provincia di Treviso: 10 idee 25

Articolato su quattro livelli (basamento rivestito da bugne, piano nobile, primo piano e mezzanino), il sontuoso edificio è diviso verticalmente in tre sezioni.

L’avancorpo centrale presenta al piano terra due finestre centinate ornate da parapetti affiancate da lesene tuscaniche. Due colonne dello stesso ordine sorreggono il piccolo portico che anticipa il portale d’ingresso, accessibile tramite un’elegante scalinata.

Al primo piano si aprono tre finestre concluse da archi a tutto sesto, anch’esse balaustrate e incorniciate da lesene ioniche sormontate dal fregio, dall’architrave, recante l’incisione latina” Haec tua domus civis” e dal frontone triangolare dentellato nel quale è inserito un orologio in numeri romani.

Il castello di San Martino

Situata in Via Brevia, 33, la maestosa fortificazione fu costruita a cavallo tra i secoli V e VI durante il regno di Teodorico, il cui regno in Italia durò dal 493 al 596.

Uno degli elementi più rappresentativi del formidabile complesso architettonico è la possente torre in cui si aprono diverse monofore e bifore. Avvolta da un folto manto di vegetazione rampicante, la fortificazione millenaria si articola intorno ad un cortile centrale delimitato da eleganti mura merlate.

Dalla posizione privilegiata della rocca si domina con lo sguardo lo sconfinato panorama delineato da alture scoscese disseminate di abeti, cedri, frassini e betulle e del cuore urbano di Ceneda.

Il cammino delle colline del prosecco

Vittorio Veneto costituisce l’ultima tappa del sentiero turistico ed enogastronomico che per 51 km (partendo da Vidor) si articola attraverso ventinove comuni tra cui Valdobbiadene e Conegliano, le cui celebri colline sono considerate patrimonio dell’UNESCO dal 2019.

L’ultimo tratto del serpeggiante itinerario ciclopedonale si snoda lungo la dorsale di Monte Baldo, la cui gigantesca mole sovrasta la pittoresca località di Serravalle. La lussureggiante vegetazione dell’altura avvolge le solenni rovine del castello di Montesel, della chiesa di Sant’Antonio Abbate e di misteriose torri medievali.

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Il giardino segreto.

Come accedere al sentiero?

Da Piazza Flaminio procedete verso il Museo del Cenedese. Svotate a destra in Via Roma, poi subito a sinistra in Via Piai passando sotto il portico. Procedete lungo Via Piai fino ad arrivare al giardino segreto, ameno parco alberato da cui si gode di una splendida veduta di Serravalle. Alla vostra destra, troverete la segnaletica per il sentiero n° 1043.

Cosa fare ad Asolo in provincia di Treviso: 10 idee

Veduta del centro storico di Asolo dalla prospettiva della Rocca d'Asolo.
Veduta del centro storico di Asolo dalla prospettiva della Rocca d’Asolo.

Scopri cosa fare ad Asolo: la Rocca d’Asolo, il castello della regina Corner, il Palazzo della Ragione, il museo civico, la casa longobarda, casa Duse, la fontana Zen, fontana maggiore in Piazza Garibaldi, il duomo di Santa Maria Assunta, la fiera dell’Assunta. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Il Borgo

Lo splendido borgo di Asolo in Provincia di Treviso si adagia sui dolci pendii verdeggianti della fascia dei colli Asolani, rilievi naturali racchiusi dai grandi fiumi Piave e Brenta e attraversati, in corrispondenza del territorio comunale, dalle vivaci acque del torrente Musone.
Il radioso ambiente naturale in cui l’antica cittadina è armoniosamente inserita è costellata di innumerevoli testimonianze artistiche, architettoniche e culturali che rendono il Comune di Asolo tanto unico quanto prezioso, in grado di affascinare con la propria storia ed i suoi paesaggi le migliaia di visitatori che vi si recano ogni anno.

Quali sono i confini di Asolo?

Il comune di Asolo in provincia di Treviso (come appariva Piazza dei Signori nel XVIII secolo?) confina a nord est con Monfumo, a nord ovest con Castelcucco, a sud est con Altivole, a sud ovest con Riese Pio X, a est con Maser e Altivole, a ovest con Pieve del Grappa e Fonte.

Come arrivare ad Asolo?

Per raggiungere il cuore del borgo abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio a pagamento park Asolo. Tuttavia, nei giorni feriali, è possibile parcheggiare gratuitamente in Via Forestuzzo.

All’incrocio con Via Forestuzzo svoltate a destra e procedete per circa 60 metri, dopodiché svoltate a sinistra in Via Risorgimento e continuate per circa 350 metri fino a trovare un antico arco ribassato che dà accesso al centro storico asolano.

Potete Trovare qui tutte le informazioni dettagliate su come arrivare ad Asolo, dove parcheggiare con la macchina e le aree di sosta per il vostro Camper

10 cose da fare ad Asolo:

La fontanella Zen.
La fontanella Zen.

Fontanella Zen

Varcato il grazioso arco troverete alla vostra sinistra la fontanella Zen, in Via Forestuzzo, 139/159, in prossimità di Villa Freya.

Un getto di acqua gelida, potabile, sgorga da una canula metallica posta al di sotto delle fauci di un leone di pietra.

Al di sopra della testa leonina, affiancata da stemmi nobiliari, si distingue la data MDLXXI, ovvero 1571.

Se vi chiedete cosa fare ad Asolo, la fontanella Zen è il punto di riferimento ideale per chi desideri dissetarsi e rinfrescarsi durante le calde giornate estive.

La Rocca d’Asolo

Come raggiungere la rocca d’Asolo?

Da Piazza Monsignor Angelo Brugnoli lasciate Villa Scotti Pisani alla vostra destra e procedete a nord in direzione dell’Albergo al Sole. Imboccate Via Collegio e costeggiate le antiche mura fino a trovare, alla vostra sinistra, porta Colmarion.

Porta Colmarion.
Porta Colmarion.

Varcata Porta Colmarion tenete la destra e procedete in salita lungo la scalinata in acciottolato da cui potete ammirare spettacolari panorami dei colli Asolani.

Raggiunta una dimora rurale velata di edera, seguite la breve discesa e al bivio tenete la destra sul sentiero asfaltato che porta all’ingresso della Rocca.

Erta sulla sulla sommità di un’altura costellata di oliveti, aceri campestri, cipressi, robinie, frassini, salici e querce, la maestosa cinta muraria merlata domina gli incantevoli rilievi boscosi asolani avvolta da un’aura di fascino e mistero.

A partire dalla seconda metà del XIII secolo, il baluardo fu occupato da Treviso, dalla Repubblica di Venezia, dall’illustre casato padovano dei da Carrara, poi di nuovo da Venezia.

Dal cammino di ronda si gode di una veduta ad ampio raggio della grandiosa mole del massiccio del Grappa, del cuore storico di Asolo incastonato nei vivaci pendii soleggiati e, a sud, della sconfinata pianura trevigiana disseminata di caseggiati rustici e di campi coltivati che da questa prospettiva ricordano le minuscole tessere di un mosaico.

Celato per secoli sotto il manto erboso della vetta del colle, il ricco patrimonio archeologico attualmente custodito nel museo civico svela l’enigma legato alle origini della roccaforte.

Se vi chiedete cosa fare ad Asolo, la rocca è uno dei più significativi punti di riferimento culturali e paesaggistici del comune.

Veduta dalla Rocca d'Asolo dei colli asolani e del Massiccio del Grappa.
Veduta dalla Rocca d’Asolo dei colli asolani e del Massiccio del Grappa.

In fondo all’articolo troverete altre foto scattate dal cammino di ronda della Rocca.

Il Castello della Regina Cornaro

Il castello della regina Cornaro.
Il castello della regina Cornaro.

Armoniosamente inserito nel cuore storico di Asolo, il sontuoso palazzo fu la dimora di Caterina Cornaro dal 1489 al 1509.

Caterina Corner

Nata a Venezia nel 1454, Caterina era figlia di Marco Corner (il cui bisnonno, suo omonimo, era stato doge dal 1365 al 1368) e di Fiorenza Crispo, figlia dei signori di Siro e Santorini.

Nel 1468, Caterina si sposò per interposta persona con Giacomo II di Lusignano, re di Cipro. L’unione avrebbe beneficiato sia la Repubblica di Venezia, interessata ad espandere il proprio controllo sull’isola (importante snodo mercantile nel Mediterraneo), sia il sovrano, bisognoso dell’appoggio della Repubblica per difendersi dalle ritorsioni della sorella, da lui spodestata quattro anni prima, dalle politiche di ampliamento territoriale turco e dalle antiche rivendicazioni genovesi sull’isola di Famagosta.

Sventato un tentativo di congiura nel 1488, la Repubblica di Venezia costrinse la regina a rinunciare al titolo di sovrana di Cipro e, raggiunta Venezia, fu nominata regina di Asolo.

Il sontuoso palazzo fu dimora della regina Cornaro fino al 1509, anno in cui dovette trasferirsi a Venezia a causa dell’avanzamento delle truppe imperiali durante la guerra di Cambrai.

Il castello

Costruito tra i secoli X e XIII, l’imponente fortificazione medievale fu ampliata nel XIV secolo dalla dinastia scaligera. Nel XV secolo il castello fu assegnato dalla Repubblica di Venezia a Caterina Cornaro.

Accessibile tramite un portale gotico, il cortile centrale del complesso architettonico è incorniciato da alte e possenti mura alle quali è addossata la grande torre dell’orologio, uno degli elementi più antichi e caratteristici del palazzo.

Le raffinate opere pittoriche che ingentiliscono le stanze del castello attestano l’importanza attribuita dalla regina all’arte e alla letteratura. Proprio in questo palazzo infatti, era stato ospitato Pietro Bembo, autore de “Gli Asolani”.

Il palazzo della Ragione

Affresco raffigurante la battaglia di Carre. Loggia della Ragione, Asolo
Affresco raffigurante la battaglia di Carre. Loggia della Ragione.

Situato in Via Regina Cornaro, 4, il palazzo del XV secolo è alleggerito al pian terreno da un arioso loggiato scandito da ampie arcate a tutto sesto.

Affacciato su piazza Garibaldi di fronte al duomo di Santa Maria Assunta, il lato est dell’edificio reca al primo piano un affresco del XVI secolo raffigurante la pesante sconfitta inflitta all’esercito romano, guidato da Licinio Crasso, dall’esercito dei Parti nella città turca di Carre (oggi corrispondente ad Harran) il 9 giugno del 53 a.C.

Cosa fare ad Asolo ? Visitare il Museo Civico

Al primo piano del palazzo della Ragione è allestito un itinerario museale che narra la storia di Asolo a partire da reperti di epoca paleoveneta e romana. Il museo include una splendida pinacoteca e inestimabili opere scultoree della scuola di Antonio Canova. Una sezione del museo è dedicata a tre donne illustri di Asolo: Caterina Corner, la celebre attrice teatrale Eleonora Duse e Freya Stark, autrice e viaggiatrice britannica.

Panorama dei Colli asolani ad asolo
Panorama dei Colli asolani.

La casa longobarda

Situata in Via Foresto di Pagnano, 243, la dimora si articola su due livelli ed è conclusa da un tetto a doppio spiovente. La facciata sud è scandita al piano terra da quattro lesene e due cariatidi.

Nella cariatide di sinistra, in migliore stato di conservazione, si distingue un volto femminile dai lunghi capelli che le ricadono sulle spalle.

Tra il piano terra ed il primo piano si estende un elaborato fregio con triglifi e metope adornate da motivi floreali, teschi di toro e volti barbuti.

Al primo piano si aprono quattro finestre con balaustre ornate da figure femminili, tra le quali si distingue una donna con due bambini e la rappresentazione simbolica della giustizia, raffigurata con la spada e la bilancia.

Le quattro balaustre sono intervallate da lesene ioniche, la centrale delle quali raffigura una donna con la lingua di fuori, caratterizzata da una folta chioma ondulata, da un seno florido e, al posto delle gambe, da due lunghe code squamate avvolte in una spirale.

Al di sotto del cornicione dentellato, decorato da un motivo a volute che ricorda un moto ondoso, sono incise le parole NATIONE LONGOBARDUS.

Casa Duse

Situata in Via Canova a due passi dalla chiesa di Santa Caterina, casa Duse è stata la residenza di Eleonora Duse, una delle più importanti interpreti teatrali dei secoli XIX e XX. Affacciata su lussureggianti declivi alberati, l’abitazione porticata custodisce al suo interno preziosi cimeli appartenuti all’attrice.

A testimonianza di quanto fossero straordinarie le vedute paesaggistiche di Asolo, è opportuno ricordare come Eleonora Duse ricordava la città dai cento orizzonti: “Allorché la mattina apro le imposte della mia camera, nel vano della finestra si inquadra il Monte Grappa. Allora metto due vasi di fiori sul davanzale. Ecco un altare”.

Fontana Maggiore in piazza Garibaldi

La fontana in piazza Garibaldi è coronata da un regale leone marciano, dal portamento fiero, dalle ali spiegate e con la zampa appoggiata sullo stemma della città. L’acqua fuoriesce da quattro canule che spuntano da altrettante teste di leoni.

Il duomo di Santa Maria Assunta

Situato in Piazzetta S. Pio X, 192, il duomo di Asolo si distingue per una facciata a salienti verticalmente tripartita da quattro lesene.

Il luogo di culto porticato è accessibile da tre portali timpanati, il centrale dei quali è abbellito da una lunetta recante al centro il monogramma di Cristo affiancato dalle lettere A e Ω. Al di sopra dei portali laterali si aprono due finestre circolari. Al di sopra del portone centrale si staglia un’opera musiva inserita in una cornice circolare, raffigurante la Madonna su uno sfondo dorato.

Internamente diviso in tre navate scandite da volte a crociera, la chiesa custodisce splendidi altari marmorei, una preziosa pala d’altare dell’Assunzione di Lorenzo Lotto ed un pregiato organo a canne.

Fiera dell’Assunta

La fiera dell’Assunta si svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, nel mese di agosto. L’edizione 2022 ha avuto luogo il 22 agosto. Oltre alle spaziose aree di ristorazione in cui potrete assaporare specialità tradizionali della cucina trevigiana, la festa prevede spettacoli di musica dal vivo, mostre di trattori d’epoca, attività ludiche per i più piccoli e laboratori che illustrano le attività artigianali dai nostri nonni e bisnonni.

Se vi chiedete cosa fare ad Asolo e desiderate trascorrere la bella stagione nell’atmosfera spensierata di una fiera d’altri tempi all’insegna di tipicità eno-gastronomiche nel centro storico di un amena cittadina di pietra circondata da soleggiati colli alberati, partecipare alla fiera dell’Assunta potrebbe fare proprio al caso vostro!

10 cose +1 da fare ad Asolo

Villa Contarini

Tra i simboli di maggior pregio artistico e architettonico del Comune figura senza dubbio Villa Contarini, tenuta signorile Cinquecentesca situata in Via Fosse, 2.

Il complesso architettonico è costituito da due edifici, separati dal colle Messano e tra loro comunicanti grazie a una galleria che attraversa la collina.

Il corpo centrale del nobile edificio, la cui facciata è incorniciata da due alti cipressi, si sviluppa su tre piani tripartiti simmetricamente e sormontati da un frontone triangolare decorato ai vertici da tre statue di che rievocano la mitologia classica:

Cerere, dea italica associata alla coltivazione del grano, a sinistra, Giove con l’aquila al centro e Leda, antica regina di Sparta raffigurata con il cigno, collocata a destra.

Vedute panoramiche dalla Rocca d’Asolo

Panorama dalla rocca d'Asolo.
Panorama dalla rocca d’Asolo.
Colli Asolani.
Colli Asolani.
Veduta dei colli e del Massiccio del Grappa dal cammino di ronda delle mura della Rocca d'Asolo.
Veduta dei colli e del Massiccio del Grappa dal cammino di ronda delle mura della Rocca d’Asolo.

Cosa fare a Polverara in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Polverara: la sagra di Polverara, percorso lungo il Fiumicello, Fiera Mercato della gallina di Polverara. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Polverara?

Il comune di Polverara confina a nord est con Legnaro, a nord ovest con Ponte San Nicolò, a sud con Bovolenta, a est con Brugine, a ovest con Ponte San Nicolò e Casalserugo.

La sagra di Polverara

La sagra di Polverara si tiene ogni anno tra i mesi di giugno e luglio. L’edizione 2023 della festa è iniziata il 22 giugno e si concluderà sabato 22 luglio in corrispondenza della chiesa di San Fidenzio in Piazza S. Fidenzio, 2.

Alla solennità della santa messa e della processione in onore di San Fidenzio, la celebrazione associa l’atmosfera gioviale e spensierata di una festa popolare all’insegna di cucina tipica, competizioni sportive, lotterie di beneficienza, mostre di auto e moto d’epoca e concerti di musica rock.

In occasione della sagra verranno allestite spaziose aree di ristorazione in cui potrete gustare piatti caserecci realizzati con gustosi prodotti del territorio, da selezioni di formaggi e affettati a sformati di salsiccia, ricotta e fiori di zucca e pasta al ragù fatta in casa, sono solo alcune delle pietanze incluse nel menù.

Per maggiori informazioni in merito all’evento potete consultare la pagina Facebook Comune di Polverara ed il canale Telegram Comune di POLVERARA.

Percorso lungo il Fiumicello

L’itinerario ha inizio dalla chiesa parrocchiale di San Fidenzio.

Lasciate la facciata neoclassica del luogo di culto alle vostre spalle e procedete fino all’incrocio, poi svoltate a sinistra. Seguite Via Roma per 900 metri, dopodiché prendete la seconda uscita alla rotatoria e proseguite per 1,8 km lungo Via Trieste. Poco prima del capitello di San Gabriele dell’Addolorata, svoltate a destra in Via Ca’ Erizzo.

Costeggiate il canale per 1 km inoltrandovi nel tranquillo panorama agreste scandito da rigogliosi vigneti e sconfinati campi di granturco.

All’intersezione tenete la destra fino a raggiungere il metanodotto, poi continuate in direzione nord in Via Riviera. La posizione privilegiata della strada regala vedute ad ampio raggio della campagna polverarese solcata dal sinuoso corso del Bacchiglione, dalle cui sponde erbose crescono floridi pioppi, salici, olmi, bagolari e boschetti di canne comuni.

Superate il ponte della Riviera e continuate lungo Via Argine Sinistro. Dopo circa 1,5 km tenete la destra in Via Fiumicello ovest. Procedete a est lungo il canale per 1,7 km e girate a destra in Via Volparo, poi attraversate per 850 metri il centro del paese fino a raggiungere il punto di partenza.

Fiera Mercato della gallina di Polverara

La tradizionale celebrazione si svolge ogni anno tra i mesi di novembre e dicembre negli impianti sportivi in Viale dello Sport.

Occasione consigliata per le buone forchette, l’evento prevede un menù ricco di pietanze goderecce, da lasagne al ragù di gallina, di tacchino e di maiale, a tortellini in brodo e gnocchi al pomodoro fatti in casa. Gli amanti della carne potranno assaporare squisite tipicità come il gran bollito di gallina di Polverara, lo stinco di maiale glassato al forno, coppone farcito al forno, cosce di pollo fritte e spezzatino di asino da abbinare a qualità vinicole del territorio.

Per concludere in dolcezza vi aspettano specialità come la millefoglie alla crema, la sacher torte e lo strudel di mele.

Se vi chiedete cosa fare a Polverara, la fiera mercato della gallina è un’allegra e dinamica manifestazione all’insegna di eccellenze enogastronomiche del territorio, musica dal vivo, serate danzanti, mostre zootecniche, esposizioni di trattori ed attrezzature agricole sia d’epoca che all’avanguardia e mercatini artistici e artigianali.

Per rimanere sempre aggiornati in merito al programma della vivace ricorrenza gastronomica è possibile consultare la pagina Facebook Fiera della Gallina di Polverara.

Cosa fare a Brugine in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Brugine in provincia di Padova: la sagra di Brugine, la festa della faraona, la chiesa del Santissimo Salvatore. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Brugine?

Il comune di Brugine confina a nord est con Sant’Angelo di Piove di Sacco, a nord ovest con Legnaro, a sud con Pontelongo, a est con Sant’Angelo di Piove di Sacco e Piove di Sacco, a ovest con Legnaro, Polverara, Bovolenta.

La sagra di Brugine

La sagra di Brugine si tiene ogni anno tra i mesi di luglio e agosto.

In occasione del tradizionale evento il cuore della cittadina rurale si anima di spaziose aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare prelibati piatti di mare e di terra: da insalate ai frutti di mare, spaghetti allo scoglio e sformati di baccalà ad appetitosi arrosticini, squisiti spiedini di carne ovina di origine abruzzese, oltre alle succulente costine, braciole e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con croccanti patate fritte e fette di polenta alla piastra da gustare con qualità vinicole del territorio e freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e placare la calura estiva.

A rallegrare ulteriormente le serate di festa vi saranno, oltre alla classica lotteria di beneficienza, esibizioni di talentuosi gruppi canori e musicali.

Se vi chiedete cosa fare a Brugine, la sagra di Brugine è una divertente iniziativa per trascorrere la bella stagione nella cornice agreste di un grazioso paesino armoniosamente inserito nel cuore della pianura padovana a metà via tra la laguna veneta ed i gentili declivi boscosi dei colli euganei.

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza popolare è possibile consultare il sito sagra.parrocchiadibrugine.it oppure visitare la pagina Facebook Sagra di Brugine – Parrocchia SS. Salvatore.

La festa della faraona

Tranne rare eccezioni, la festa si tiene ogni anno nella frazione di Zona Arzerini, in Via Frassignoni, tra i mesi di settembre ed ottobre.

Oltre alla faraona alla griglia, protagonista indiscussa dell’evento, il ricco menù prevede piatti goderecci come spezzatini e pasta fatta in casa come tagliatelle, gnocchi e bigoli al pomodoro e al ragù d’anatra.

La festa della faraona è un’opportunità ideale per le buone forchette alla ricerca degli aromi e dei sapori tipici della cucina veneta da gustare nella serena cornice naturalistica di una località di campagna incantevole anche se poco conosciuta.

Il programma prevede serate danzanti su piste d’acciaio durante le quali potrete ballare il liscio o scatenarvi ai ritmi travolgenti di talentuosi dj.

Per rimanere sempre aggiornati in merito al ricco menù, ai cantanti e alle orchestre che si esibiranno durante la celebrazione si consiglia di visitare la pagina Facebook Festa Della Faraona – Arzerini.

La chiesa del Santissimo Salvatore

Situata in Via Roma, 29, il luogo di culto si distingue per una facciata neoclassica a doppio spiovente verticalmente tripartita quattro candide lesene corinzie poggianti su alti basamenti.

Il maestoso portale ligneo è sormontato da un timpano ricurvo sorretto da sinuose mensole. Le due coppie di lesene incorniciano due nicchie semicircolari coronate da timpani triangolari.

A completare lo sviluppo verticale dell’elegante struttura sono l’architrave, il fregio ed il frontone, spezzati.

Coronato da due statue e da un’elaborata croce metallica, il frontone triangolare dentellato reca al centro un’apertura circolare.

Ritmati da possenti colonne, i vasti e luminosi ambienti della chiesa sono decorati da fini opere pittoriche e da uno spettacolare capocielo dorato sospeso al di sopra dell’altare maggiore, al centro del presbiterio.

Al fianco della parrocchia si eleva l’imponente campanile in mattoni rossi, la cui struttura è alleggerita da lesene e ingentilita da un orologio in numeri romani.

Nella cella campanaria, separata dal fusto del campanile da un cornicione, si aprono quattro monofore a tutto sesto ornate da parapetti.

Se vi chiedete cosa fare a Brugine, la chiesa del Santissimo Salvatore è uno dei più significativi punti di riferimento architettonici, culturali e spirituali del territorio.

Cosa fare a Galzignano Terme (PD): 3 idee

Scopri cosa fare a Galzignano Terme: il sentiero del Monte Venda, il sentiero n°10, Galzignano Beer Fest. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Galzignano Terme?

Il comune di Galzignano Terme confina a nord con Torreglia, a nord ovest con Teolo, a sud con Arquà Petrarca, a sud est con Monselice, a sud ovest con Baone, a est con Montegrotto Terme e Battaglia Terme, a ovest con Vo’, Cinto Euganeo e Baone.

Il sentiero di Monte Venda

Il punto di partenza del sentiero è Casa Marina in Via Sottovenda, 3. Procedete a sud ovest lungo Via Sottovenda per 400 metri, dopodiché svoltate a destra nella strada sterrata che conduce all’anfiteatro del Venda, radioso declivio erboso delimitato a sud da un rigoglioso vigneto, a nord dalla florida vegetazione boschiva che ricopre il Monte. All’altezza del palco di legno si gode di una veduta incantevole degli ameni pendii dei colli euganei punteggiati di minuscoli tetti rossi che da questa distanza ricordano le tessere di un mosaico.

Al bivio svoltiamo a destra come indicato dalla segnaletica del sentiero n°1.

Il monastero degli Olivetani

Per raggiungere il monastero, una delle mete più significative dell’itinerario, svoltate a sinistra seguendo la segnaletica “Olivetani – Corno del Venda”.

Il sentiero in terra battuta si fa più scosceso e serpeggia sul fianco del monte attraverso una serie di brevi scalinate in legno e terra battuta. Raggiunta una biforcazione tenete la sinistra in salita. Nel punto in cui la vegetazione si dirada, lasciando spazio ad un panorama mozzafiato, tenete la destra fino ad arrivare ad un palo di cemento in cui è impressa una freccia gialla. Il percorso si assottiglia leggermente tra alberi e pietre fino a condurre ad una torretta elettrica, raggiunta la quale tenete la destra, poi continuate diritto fino ad arrivare a destinazione.

Conclusa la visita al monastero medievale di San Giovanni Battista, lasciate l’imponente opera architettonica di pietra alle vostre spalle. Superato un cancelletto imboccate il sinuoso tracciato che porta ad una graziosa casetta in legno. Tenete la destra seguendo la segnaletica dei sentieri n° 4, 2 fino a ricongiungervi con il percorso che avete fatto all’andata e procedete a ritroso fino a tornare al punto di partenza.

Il sentiero n° 10 del Monte Gallo, delle Grotte e delle Basse

Salvo segnali di divieto, per intraprendere il sentiero potete lasciare l’auto nello spiazzo di fronte al ristorante dalla Teresa in Via Roverello, 1.

Il parcheggio in Via Roverello, 10 è più vicino all’inizio del sentiero, anche in questo caso è opportuno assicurarsi che non vi siano limitazioni.

Procedete a sud in Via Roverello e superate il Soccorso Stradale Tm. Car. Service, dopodiché svoltate nella stradina alla vostra sinistra ombreggiata da robinie, roveri, olmi e carpini.

Alla prima biforcazione tenete la destra, alla seconda la sinistra. Il percorso in terra battuta regala vedute straordinarie dell’ambiente incontaminato dei suggestivi monti boscosi di origine vulcanica. Al bivio successivo tenete nuovamente la sinistra. Dalla posizione dominante del crinale del monte Gallo si scorgono all’orizzonte, a sud est, dei Monti Piccolo, Calbarina, Ricco e della Rocca di Monselice.

L’itinerario attraversa le vette del Monte della Grotta, il Monte di Castellazzo e delle Basse, infine sbuca in Via Cengolina, in prossimità del ristorante da Castegna.

Se vi chiedete cosa fare a Galzignano Terme, il sentiero n° 10 è una piacevole escursione che per 3,5 km e con un dislivello di 300 metri si snoda tra alcune delle più affascinanti vette dei Colli Euganei, ammantate di alberi secolari, costellate di olivi argentati e solcate da ordinati filari di vite adagiati su versanti soleggiati.

Galzignano Beer Festival

L’edizione 2023 ha avuto inizio giovedì 6 luglio e si concluderà domenica 16 luglio.

In occasione della celebrazione, Viale dello sport si anima di spaziose aree di ristorazione in cui potrete assaporare gustosi panini, patate fritte e carne alla griglia servita con freddi boccali di birra, ideali per lenire la calura estiva.

Se vi chiedete cosa fare a Galzignano Terme e desiderate trascorrere la bella stagione all’insegna di elettrizzanti concerti di musica rock, fiumi di birra e pietanze goderecce da far venire l’acquolina in bocca, Galzignano Beer Festival potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Per conoscere le band e i gruppi tributo che si esibiranno durante l’evento potete consultare la pagina Facebook Galzignano Beer Festival.

Cosa fare a Baone in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Baone: la festa dei bisi, la sagra di Santa Croce, il sentiero n°8 del Monte Cecilia. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Baone?

Il comune di Baone confina a nord con Cinto Euganeo, a sud est con Monselice, a sud ovest con Este, a est con Galzignano Terme, Arquà Petrarca e Monselice, a ovest con Lozzo Atestino ed Este.

La festa dei bisi

L’edizione 2023 della festa dei bisi ha avuto luogo da mercoledì 17 a domenica 21 maggio in Piazza XXV Aprile.

Costellata di maestosi tigli, la piazza ospita diversi punti di degustazione nelle quali potrete assaporare piatti a base degli squisiti bisi che grazie al microclima e alle fertili terre vulcaniche dei colli Euganei crescono rigogliosi e ricchi di proprietà organolettiche.

Risi e bisi, pasta e bisi e zuppa di piselli sono solo alcuni degli appetitosi piatti che potrete ordinare nelle aree di ristorazione allestita nel cuore del paese.

Piacevole al palato… e anche nutriente!

Originario dell’Asia Centrale e del Medio Oriente e coltivato ottomila anni fa nella mezzaluna fertile, il Pisum Sativum è un legume con elevati apporti a livello macro e micro nutrizionale di aminoacidi essenziali, di vitamina C, E, B e vitamina PP.

Il programma delle manifestazione prevede una competizione per valutare la qualità di bisi più raffinata del territorio.

Se vi chiedete cosa fare a Baone e desiderate partecipare ad un’interessante iniziativa che valorizzi i prodotti genuini di un incantevole paesino incastonato nel cuore del padovano, la festa dei bisi potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Se apprezzate le tradizionali ricette a base del gustoso legume della famiglia delle Fabacee, degna di nota è senz’altro la festa dei bisi a Pianiga, in provincia di Venezia.

Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza popolare è possibile consultare la pagina Facebook Festa dei bisi di Baone ed il sito comune.baone.pd.it.

La sagra di Santa Croce

Secondo il calendario liturgico, il 14 settembre è il giorno in cui si commemora il ritrovamento da parte di Sant’Elena della vera Croce, nell’anno 320. Nel comune di Baone, la celebrazione si svolge anche nei giorni precedenti a questa data. L’edizione 2023 della sagra si è prevista da venerdì 9 a martedì 13 settembre presso la parrocchia di San Lorenzo in P.za XXV Aprile, 32.

Alla solennità della santa messa, la sagra associa il clima gioviale e spensierato di un fiera d’altri tempi all’insegna di cucina tipica, musica dal vivo e serate danzanti.

Opportunità ideale per le buone forchette che si chiedono cosa fare a Baone, l’evento prevede spaziose aree di ristorazione nelle quali si diffonde l’aroma della polenta, cotta in grandi paioli di rame, servita con fagioli e fette di sopressa, di bigoli, gnocchi e lasagne al ragù d’anatra, di costine, salsicce e braciole alla griglia, di risotti fumanti alla zucca, spezzatini di capriolo e baccalà alla vicentina, solo per citare alcuni dei piatti del sostanzioso e prelibato menù.

Per rimanere sempre aggiornati sui prossimi appuntamenti dell’evento si consiglia di visitare la pagina Facebook Sagra di Santa Croce a Baone.

Il sentiero n° 8 del Monte Cecilia

Con una lunghezza di circa 5,5 km ed un dislivello di 180 metri, il sentiero ad anello del Monte Cecilia è un piacevole percorso panoramico adatto anche ad escursionisti non esperti che desiderino ammirare vedute mozzafiato dei colli Euganei.

Per intraprendere l’ameno itinerario naturalistico potete lasciare l’auto nel parcheggio gratuito in Via Monte Gula. Procedete a nord lungo Via Monte Gula. Lasciate Via Alberto da Baone alla vostra destra e imboccate Via Val Lucerna, lungo la quale troverete le indicazioni per il sentiero n°8 ed un pannello informativo.

Accuratamente segnalato, il tracciato si addentra nella florida vegetazione boschiva di robinie, frassini, querce e pioppi fino a portare alla vetta del Monte Cecilia, ad un altitudine di quasi duecento metri sul livello del mare, in corrispondenza della quale si trovano le misteriose rovine di un baluardo medievale di pietra.

Cosa fare a Noventa Padovana: 3 idee

Scopri cosa fare a Noventa Padovana tra ville monumentali, parchi secolari alberati, piacevoli panorami fluviali e allegre manifestazioni all’insegna di specialità da far venire l’acquolina in bocca: Villa Giovannelli Colonna, la festa sul Ponte, la fiera del Folpo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Noventa Padovana?

Il comune di Noventa Padovana confina a nord con Vigonza, a sud est con Vigonovo, a ovest e a sud ovest con Padova, a est con Stra.

La festa sul ponte

L’edizione 2023 della festa sul ponte è prevista venerdì 14 e sabato 15 luglio, come di consueto, sulla golena e sugli argini del Piovego.

Per accedere al ponte potete lasciare l’auto in Piazzetta Giovannelli o in Parking Europa, in Via Caduti sul lavoro.

Le aree di ristorazione verranno allestite presso i piloni del ponte, imponenti strutture in mattoni rossi ornati da due stemmi di pietra, uno raffigurante l’aquila sabauda, l’altro il leone marciano. Entrambi i piloni recano inoltre due targhe con l’iscrizione “SOSTEGNO DI NOVENTA ANNO MCMXIX”.

Dante la sagra, oltre a godere di una veduta suggestiva del panorama del Piovego, potrete assaporare lo squisito moscardino grigio, uno dei prodotti più rappresentativi del territorio.

Risalente al XVII secolo, la ricetta veneziana prevede di preparare un brodo con Cabernet Franc, cipolla, carote, sedano e alloro. Raggiunta l’ebollizione si aggiunge il polpo precedentemente lavato. Il piatto viene condito con prezzemolo tritato, un pizzico di sale, olio d’oliva e succo di limone.

La saporita pietanza celebra la sintesi tra il moscardino grigio, ricercato mollusco pescato nella laguna di Venezia e Chioggia ed il Cabernet Franc, qualità vinicola coltivata nel padovano e nei fertili terreni dei colli Euganei.

Se vi chiedete cosa fare a Noventa Padovana e siete amanti della cucina di mare, la festa sul ponte è un’opportunità per gustare prelibate tipicità enogastronomiche, contemplare ameni paesaggi fluviali e ammirare emozionanti scenografie pirotecniche.

Per maggiori informazioni in merito alla festa sul ponte si consiglia di visitare la pagina Facebook ProlocoNoventaPadovana.

La fiera del Folpo

L’edizione 2023 della fiera del polpo avrà inizio giovedì 19 ottobre nel cuore storico dell’antica città.

In occasione della vivace ricorrenza popolare, evento ideale per le buone forchette, le principali piazze del paese si riempiono di centinaia di espositori ricchi di appetitosi piatti realizzati con prodotti del territorio di prima qualità: dai folpi e bovoletti, protagonisti indiscussi dell’evento, a ottimi risotti ai frutti di mare e pasta fatta in caso. Non mancheranno dolci con frutta di stagione e castagne al cartoccio.

Ad animare le serate di festa vi saranno vasti parchi divertimento con giostre adrenaliniche brillanti di luci elettriche ed aree concerto in cui potrete scatenarvi al ritmo di musica rock e dj.

Se vi chiedete cosa fare a Noventa Padovana e desiderate trascorrere l’autunno nella splendida cornice storico naturalistica di un’incantevole città racchiusa tra i corsi del Brenta e del Piovego a soli venti minuti in macchina dal centro di Padova, la fiera del Folpo potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Per rimanere sempre aggiornati in merito ai prossimi appuntamenti della fiera del Folpo potete consultare la pagina Facebook Fiera del Folpo – Noventa Padovana.

Villa Giovannelli Colonna

Situata in Via Argine sinistro del Piovego nella frazione di Noventana, Villa Giovannelli Colonna è uno dei più significativi punti di riferimento culturali di Noventa Padovana.

Armoniosamente inserita in un vasto parco costellato di cedri, cipressi, tigli, platani, pioppi e magnolie, la sontuosa residenza del XVI secolo è accessibile tramite un’elegante scalinata che conduce ad un maestoso pronao ritmato da otto colonne corinzie sopra le quali si staglia il frontone triangolare dentellato coronato da cinque statue.

Accuratamente restaurata, la residenza signorile è internamente ingentilita da spettacolari affreschi e raffinati lampadari di murano e rappresenta oggi un importante polo culturale ideale per organizzare concerti, mostre d’arte e conferenze.