Scopri cosa fare a Trevenzuolo: giro in bicicletta a Trevenzuolo, la chiesa di Santa Maria Maddalena, la sagra di Santa Maria Maddalena. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Trevenzuolo?
Il comune di Trevenzuolo confina a nord con Vigasio, a sud con Castelbelforte, a est con Isola della Scala ed Erbè, a ovest con Nogarole Rocca e Roverbella.
Giro in bicicletta a Trevenzuolo e Nogarole Rocca
Il punto di partenza del percorso è Piazza Vittorio Veneto, in corrispondenza della chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Lasciate la facciata del luogo di culto alle vostre spalle e imboccate Viale L. Rossignoli alla vostra sinistra. Dopo circa 300 metri all’ombra di un viale di tigli tenete la sinistra in Via Casole. L’itinerario procede per Via Crocetta, inoltrandosi nell’ameno panorama campestre trevenzuolese ammantato da vaste estensioni di granturco e da campi di frumento dorati che avvolgono graziose cascine e antichi fabbricati rustici. Ai lati della strada, lungo gli argini dei fossi ricoperti di densa vegetazione palustre, si innalzano alcuni platani e gelsi dalle folte chiome.
Percorrete Via Crocetta per circa 4 km fino all’incrocio con Via Palù, dopodiché svoltate a sinistra. Procedete per 500 metri, poi tenete la sinistra in Via Palù. Dopo aver superato una fila di svettanti pioppi cipressini, lasciate alla vostra destra una dimora rurale e una serie di annessi rustici in parte coperti di edera, poi tenete la destra in Via Arena. Seguite per 1,3 km la candida strada sterrata all’ombra di un incantevole filare di tigli e floride siepi di platani, salici, acacie e aceri fino a raggiungere l’abitato di Bagnolo.
Dopo aver superato il ponticello sul canale prendete la prima laterale alla vostra sinistra e continuate lungo Via Arena per 450 metri. Attraversate le strisce pedonali e procedete per 350 metri passando affianco alla chiesa di San Martino. Continuate fino a raggiungere una colonna corinzia coronata da una statua di Maria, dopodiché tenete la sinistra in Via Guido Masotto.
Continuate per 3,4 km lungo Via Guido Masotto, Via Vignole, Via Guglielmo Marconi e Via Cesare Battisti attraversando la frazione di Roncolevà. Attraversate la strada e seguite Strada Dossi e Str. Belfante per 3,1 km tra campi di granturco, boschi di tigli e rigogliosi noci.
All’intersezione attraversate la strada e procedete Via N. Sauro per 350 metri, poi svoltate a destra in Via Decima. Raggiunto il capitello dedicato a San Rocco, Santa Maria Immacolata, Sant’Antonio e Santa Caterina, svoltate a sinistra in Borgata Capitello e continuate in Strada Rivano fino all’incrocio con Via Venezia. Svoltate a sinistra e procedete per 250 metri fino a tornare al punto di partenza.
Chiesa di Santa Maria Maddalena
Il maestoso luogo di culto si distingue per una monumentale facciata neoclassica scandita da due semicolonne e due paraste di ordine ionico, al di sopra delle quali si stagliano l’architrave, il fregio e il frontone triangolare coronato da una croce.
Al di sopra del portale campeggia una sgargiante decorazione pittorica che rappresenta Gesù con una pecorella in spalla, immerso in un paesaggio bucolico, mentre pascola il gregge.
Il massiccio portone ligneo è anticipato da due semi pilastri e due colonne ioniche sormontate dalla trabeazione, conclusa da un frontone triangolare.
La sagra di Santa Maria Maddalena
Secondo il calendario liturgico, il giorno dedicato a Santa Maria Maddalena è il 22 luglio.
L’edizione 2023 della sagra di Santa Maria Maddalena ha avuto luogo da mercoledì 19 a lunedì 24 luglio in Piazza Vittorio Veneto.
Se vi chiedete cosa fare a Trevenzuolo, la sagra di Santa Maria Maddalena è un’occasione ideale per trascorrere la stagione estiva nella serena cornice di un ameno paese rurale della Bassa Veronese all’insegna di musica dal vivo, serate danzanti, esibizioni artistiche e specialità enogastronomiche da far venire l’acquolina in bocca.
Per maggiori informazioni in merito alla tradizionale ricorrenza è possibile visitare la pagina Facebook Sagra di Santa Maria Maddalena.
Ingresso ovest di Palazzo Michiel – Loredan a Meduna di Livenza (TV).
Situato in Via Vittorio Emanuele, 2, Palazzo Michiel – Loredan si innalza nel cuore storico di Meduna di Livenza a pochi passi dall’antica chiesa romanica di San Giovanni Battista.
Attuale sede municipale medunese, Palazzo Michiel – Loredan sorge sulle vestigia di un maestoso castello, fondato con ogni probabilità tra il X e l’XI secolo. La presenza nel territorio di questa imponente struttura difensiva è documentata sin dagli inizi del XIII secolo, quando Meduna faceva parte della diocesi di Acquileia e la possente fortificazione apparteneva al presule.
L’imponente edificio rinascimentale che è possibile ammirare oggi è stato costruito incorporando il castello medievale, di cui è visibile parte della struttura nel lato sud-est del palazzo, dove si trovano attualmente la biblioteca, al piano terra, l’ufficio del sindaco, al primo piano, e la sede del coro alpino medunese, situata al secondo piano.
Dopo aver conquistato il Friuli nel 1420, la Repubblica di Venezia governò Meduna per circa trent’anni. Successivamente, la giurisdizione fu affidata alla nobile famiglia veneziana Michiel, che la mantenne fino agli inizi del XVIII secolo tramandando per via ereditaria il titolo di capitani.
Il grandioso edificio era adibito a residenza privata, a sede amministrativa del capitanato e del contado della famiglia Michiel, i cui territori si estendevano fino a Summaga e Sesto al Reghena.
Elemento di notevole rilevanza storica è il blasone, con le armi familiari unite, dei coniugi Giacomo Michiel e Cornelia Querini, tra i primi residenti della sontuosa proprietà. Inizialmente situato nella fontana esagonale nella corte interna, lo stemma è attualmente visibile nell’androne del palazzo.
Dopo che i Michiel lasciarono Meduna, la proprietà passò ai Duodo e in seguito ai Loredan, i quali mantennero il controllo su Meduna fino alla fine della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1797.
A seguito del primo conflitto mondiale, il complesso architettonico fu acquistato dalla cooperativa bozzoli e convertito in magazzino. Negli anni Ottanta del Novecento, Palazzo Michiel – Loredan divenne la sede municipale del comune.
Lo splendido palazzo è costituito da un lungo edificio che si sviluppa parallelamente a Via Vittorio Emanuele, al quale si collegano due prolungamenti perpendicolari che si estendono verso est, conferendo al complesso architettonico una caratteristica forma a ferro di cavallo.
L’edificio è illuminato al pian terreno da finestre rettangolari, al primo piano da monofore centinate. Nel mezzanino si aprono invece graziose aperture ovali. L’edificio è accessibile a ovest tramite un portale architravato, affiancato da due finestre anch’esse architravate. Al di sopra dell’ingresso occidentale si apre una trifora centinata, la cui apertura centrale, di dimensioni maggiori, è sormontata dallo stemma comunale.
L’ingresso della corte interna è invece formato da un elegante portico, sorretto da quattro candide colonne, al di sopra del quale si staglia una trifora.
In prossimità del palazzo si erge un’incantevole barchessa a due piani caratterizzata da un luminoso portico ritmato da sei arcate a tutto sesto.
Se vi chiedete cosa fare a Meduna di Livenza, visitare Palazzo Michiel – Loredan sarà un’esperienza memorabile. Uno dei più significativi punti di riferimento architettonici e culturali del comune, questo affascinante edificio storico vi condurrà in un appassionante viaggio nel passato alla scoperta delle radici di Meduna di Livenza.
Ringraziamo il comune di Meduna di Livenza e il Sig. Mauro Fasan per la cortese collaborazione.
Scopri cosa fare a Palù: giro in bicicletta a Palù, Villa Maffei Rizzardi, la sagra di San Zenone. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Palù?
Il comune di Palù confina a nord con Zevio, a sud con Oppeano, a est con Ronco all’Adige, a ovest con Zevio e Oppeano.
Giro in bicicletta a Palù e Zevio
Il punto di partenza del percorso ciclabile è Piazza San Giorgio, di fronte alla chiesa di San Zenone. Lasciate la facciata della chiesa alle vostre spalle, imboccate Via Seccadinari e procedete fino all’incrocio con Via San Zeno. Svoltate a destra e percorrete per 3 km Via San Zeno, Via Bertolda, Via Chiesa e Via Sant’Antonio inoltrandovi nel sereno panorama agreste palmense scandito da floridi campi di granturco e dai lunghi filari di rigogliosi meleti che si estendono a perdita d’occhio. Tenete la sinistra in Cà dell’ora Bassa. La strada si snoda tra caratteristici fabbricati rustici e incantevoli cascine immerse nel verde. Lungo i fossi e nei giardini delle case rurali crescono radiose magnolie, salici, fichi e ciliegi. Da Cà dell’ora Bassa continuate lungo Via Zinzalle per 1,5 km.
All’incrocio con Via Ronchesana attraversate la strada e procedete a nord lungo Via Corone per 1 km in direzione del centro urbano di Zevio, poi svoltate a sinistra in Via Leonardo Da Vinci. Dopo 650 metri svoltate a sinistra in Via Dall’Oca Bianca. Procedete a sud per 1,2 km tra ameni vigneti, ciliegi e caseggiati rustici avvolti da campi di granturco. Alla rotonda prendete la seconda uscita e seguite Via Ruzzotto per 500 metri, poi tenete la sinistra in Via Capitello.
Dopo circa 150 metri, in corrispondenza di un grazioso capitello affrescato, svoltate a sinistra. Percorrete Via Capitello per 650 metri tra frutteti e antichi casolari, dopodiché svoltate a destra e proseguite lungo la strada sterrata per 500 metri. Al bivio tenete la destra e continuate per 1,1 km lungo la strada che asseconda un limpido e sinuoso canale. All’incrocio svoltate a sinistra e percorrete Via Dosso, Via Griffe e Via Catene per 1,8 km fino a tornare al punto di partenza.
Villa Maffei Rizzardi
Situata in Via Legnago, 29, la residenza nobiliare del XVII secolo è armoniosamente inserita in un vasto parco fiorito punteggiato di ortensie e costellato di ippocastani, ailanti, salici piangenti, aceri e molte altre piante d’alto fusto.
Il complesso architettonico si distingue per una maestosa dimora padronale, articolata su due livelli più sottotetto, affiancata da due eleganti barchesse porticate scandite ciascuna da otto ampie arcate a tutto sesto. La sontuosa proprietà signorile include un’affascinante torre colombara alla quale è collegata un edificio a due piani.
Se vi chiedete cosa fare a Palù, Villa Maffei Rizzardi è uno dei più significativi punti di riferimento culturali, storici e artistici del comune.
Sagra di San Zenone
Secondo il calendario liturgico, il giorno dedicato a San Zenone è il 21 maggio. La celebrazione in onore del santo patrono di Palù si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data.
L’edizione 2023 della Sagra di San Zenone ha avuto luogo da venerdì 12 a lunedì 15 maggio, sabato 20 e domenica 28 maggio.
Alla solennità della santa messa, il programma della tradizionale ricorrenza associa il clima spensierato di una vivace fiera paesana all’insegna di musica dal vivo, serate di danza e specialità enogastronomiche da far venire l’acquolina in bocca.
Se vi chiedete cosa fare a Palù, la sagra di San Zenone è un’occasione ideale per trascorrere del tempo all’aria aperta nella splendida cornice di un accogliente cittadina rurale della bassa veronese.
Per maggiori informazioni in merito alla sagra di San Zenone è possibile consultare la pagina Facebook Proloco Palù.
Scopri cosa fare a Oppeano: la sagra di San Giovanni Battista, giro in bicicletta a Oppeano, Villa la Montara. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Oppeano?
Il comune di Oppeano confina a nord est con Palù e Ronco all’Adige, a nord ovest con Zevio, San Giovanni Lupatoto e Buttapietra, a sud con Bovolone, a sud est con Isola Rizza, a sud ovest con Isola della Scala, a est con Ronco all’Adige, a ovest con Buttapietra e Isola della Scala.
La sagra di San Giovanni Battista
L’edizione 2023 della sagra di San Giovanni Battista ha avuto luogo da venerdì 16 a martedì 20 giugno in corrispondenza del centro sportivo “Le Fratte” in Via Domenico Marcolongo, 4.
Il programma della manifestazione prevede ampie e comode aree di ristorazione nelle quali è possibile scegliere tra squisite specialità del territorio, da invitanti polli allo spiedo a succulente braciole, costine e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con fette di polenta alla piastra, patate fritte e freddi boccali di birra.
Se vi chiedete cosa fare a Oppeano, la sagra di San Giovanni Battista è un’occasione ideale per trascorrere del tempo all’aria aperta nella serena cornice della campagna veronese tra musica dal vivo, serate di danza e specialità enogastronomiche da far venire l’acquolina in bocca.
Per maggiori informazioni in merito ala tradizionale ricorrenza è possibile visitare il sito www.comune.oppeano.vr.it e la pagina Facebook Gruppo Giovani Oppeano.
Giro in bicicletta a Oppeano
Il punto di partenza del percorso in bicicletta consigliato è la Parrocchia di Santa Maria Addolorata e San Giovanni Battista in Via Roma, 21. Lasciate la facciata della chiesa alle vostre spalle e dirigetevi a ovest per 300 metri lungo Via Roma, dopodiché svoltate a sinistra. Percorrete Via XXV Aprile per 400 metri affiancando il municipio e un rigoglioso giardino costellato di maestosi cedri. Alla rotonda prendete la seconda uscita e continuate per 500 metri lungo Via Dossi fino alla rotatoria successiva.
Prendete la prima uscita e procedete a ovest per 2,6 km percorrendo la pista ciclabile in Via Napoleonica e Via Cadalora, dalla quale si gode di una veduta suggestiva del panorama rurale oppeanese punteggiato di graziose cascine e fabbricati rustici avvolti da sconfinate estensioni di frumento scandite da siepi di salici e pioppi cipressini. Alla rotonda prendete la terza uscita. Dopo 200 metri svoltate a sinistra in Via dei Bursi.
Alla rotonda prendete la prima uscita in Via Dante Bertini, alla rotatoria prendete la seconda uscita e continuate lungo Via Dante Bertini per 350 metri fino all’incrocio. Svoltate a destra e passate affianco alla chiesa di ca’ degli Oppi, dopodiché procedete in Via Croce per circa 600 metri. All’incrocio svoltate a sinistra.
Dopo 250 metri svoltate a destra e seguite la pista ciclabile in Via Ponte Asta. Alla rotatoria prendete la seconda uscita e imboccate la pista ciclabile sul cavalcavia fino a raggiungere l’incrocio tra Via Feniletto e Via Isolo. Svoltate a destra e percorrete Via Isolo per 4 km. Alla vostra destra, un suggestivo canale separa la strada da floridi campi di granturco, frutteti e campi arati che si estendono a perdita d’occhio, a sinistra da radiose siepi di pioppi, acacie e dense formazioni di canne palustri.
Alla rotonda prendete la seconda uscita e procedete per 850 metri lungo Via Roma fino a tonare al punto di partenza.
Villa la Montara
La splendida residenza signorile del XVII secolo situata in Via Isolo, 50.
La facciata meridionale dell’edificio si distingue per una maestosa facciata ingentilita al centro, al pian terreno, da una decorazione a bugnato. Il piano nobile è ritmato da sei lesene che incorniciano una finestra centrale centinata e quattro finestre laterali, rettangolari. A completare lo sviluppo verticale della struttura sono l’architrave, il fregio scandito da triglifi e metope, ed il frontone triangolare coronato da incantevoli statue.
Se vi chiedete cosa fare a Oppeano, Villa la Montara è uno dei più affascinanti punti di riferimento culturali del comune. Per informazioni in merito a questo incantevole gioiello di architettura è possibile visitare il sito lamontara.it.
Scopri cosa fare a Belfiore: la festa della mela di Belfiore, giro in bicicletta a Belfiore, Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Belfiore?
Il comune di Belfiore confina a nord con Caldiero, a sud con Albaredo d’Adige, a est con Colognola ai Colli, Soave, San Bonifacio, Arcole, Veronella, a ovest con Zevio e Ronco all’Adige.
La festa della mela di Belfiore
L’edizione 2023 della festa della mela di Belfiore ha avuto luogo da venerdì 29 settembre a domenica 1 ottobre in Piazza della Repubblica.
La tradizionale ricorrenza si svolge all’insegna di musica dal vivo, serate di danza, aperitivi in piazza e specialità enogastronomiche che valorizzano i prodotti del territorio. Protagonisti della scorsa edizione sono stati il lesso con pearà, il prosciutto crudo di soave e lo squisito strudel di mele.
Per maggiori informazioni in merito alla festa della mela di Belfiore è possibile visitare la pagina Facebook Pro Loco Belfiore.
Giro in bicicletta a Belfiore, Ronco all’Adige, Albaredo d’Adige e Arcole
Il punto di partenza del percorso ciclabile è il parcheggio della chiesa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo in Via Roma, 8. Lasciate la facciata della chiesa alle vostre spalle. Svoltate a destra in Via Roma e procedete per 230 metri fino all’incrocio. Svoltate di nuovo a destra e procedete per 100 metri, poi svoltate a sinistra in Via Porto. Lasciate alla vostra sinistra la facciata di una chiesa neoclassica abbandonata e continuate per poco più di 2 km lungo Via Porto.
Dal ponte si gode di una veduta incantevole del fiume Adige e della florida vegetazione di pioppi, salici, olmi, frassini e acacie che ne ammanta le sponde. Superato il ponte svoltate a sinistra in Via Albaro Vecchio. Seguite per 3,2 km la ciclabile dell’Adige di Albaro, Ronco all’Adige inoltrandovi nel sereno panorama rurale della Bassa Veronese scandita da rigogliosi vigneti e frutteti.
Continuate a est in Via Remoncino per 500 metri, poi riprendete il percorso cicloturistico che attraversa la frazione di Remoncino nel comune di Ronco all’Adige, costeggiando le ampie anse dell’Adige da cui affiorano isolotti fluviali boscosi.
Superata la chiesa romanica dei SS. Filippo e Giacomo di Scardevara, continuate per circa 4 km lungo la pista ciclabile sterrata fino a raggiungere il ponte di Albaredo d’Adige. Superato il ponte svoltate a sinistra in Via Valle, poi imboccate lo sterrato alla vostra sinistra. Procedete a nord, passando per il parco Nautica, lungo il sentiero che si snoda ai margini del torrente Alpone, fino a raggiungere Botte Zerpana.
Annunciato dalla suggestiva mole di due torrette in laterizio, Botte Zerpana è un sistema idraulico formato da un sifone che consente il passaggio della fossa Serega al di sotto dell’alveo dell’Alpone. Continuate a nord lungo la condotta in cotto fino a raggiungere l’obelisco napoleonico di Arcole.
Salvo segnali di divieto, procedete a nord lungo l’argine destro del torrente Talpone per 4,7 km, fino ad arrivare a Ponte della Motta. Lasciate il Ponte della Motta alla vostra destra. Dopo 110 metri tenete la sinistra in Via Castello e passate tra la chiesa di Sant’Abbondio e i ruderi del castello di San Bonifacio sulla cima di un colle alberato. All’incrocio svoltate a sinistra. Dopo 90 metri tenete la sinistra e procedete lungo Via Masetti per 600 metri.
All’incrocio con Via Circonvallazione svoltate a destra. Dopo 1,3 km, alla rotonda prendete la terza uscita e procedete per 2,6 km lungo la strada provinciale 38 tra campi di granturco e caseggiati rustici avvolti dai vigneti e filari di pioppi cipressini.
Alla rotonda prendete la prima uscita in Via S. Rocchetto. Dopo 650 metri, alla rotatoria prendete la terza uscita e percorrete Via Roma per 150 metri fino a tornare al punto di partenza.
La Chiesa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo
Incastonato nel cuore urbano di Belfiore in Via Roma, 8, il luogo di culto in mattoni a vista si distingue per una maestosa facciata a salienti, verticalmente tripartita da quattro paraste che incorniciano tre portali anticipati da protiri.
Il portale centrale, di dimensioni maggiori, è sormontato da una bifora affiancata da due monofore concluse da archi a tutto sesto. Ciascuno dei portali laterali è sormontato da una monofora.
Le tre navate della chiesa sono scandite da ampie arcate a tutto sesto sorrette da colonne in marmo rosso. Le navate laterali sono sovrastate da volte a crociera, mentre la navata centrale è conclusa da una sofisticata volta a botte. Nel presbiterio si innalza l’altare maggiore, in marmi policromi, inserito all’interno di un ciborio sorretto da quattro colonne in marmo rosso.
Scorpi cosa fare a Erbè: giro in bicicletta a Erbè, la chiesa di San Giovanni Battista, la festa del melone. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Erbè?
Il comune di Erbè confina a nord est con Isola della Scala, a nord ovest con Trevenzuolo, a sud con Sorgà, a est con Isola della Scala e Nogara, a ovest con Trevenzuolo, Castelbelforte e Sorgà.
Giro in bicicletta a Erbé e Sorgà.
Il punto di partenza dell’itinerario ciclabile consigliato è la chiesa di San Giovanni Battista in Piazza Camillo Benso Conte di Cavour, 8. Lasciate la facciata del luogo di culto alle vostre spalle e procedete a sinistra, in direzione sud, lungo Via XXV Aprile. Procedete in Via XXV Aprile e Via G. Matteotti per 1,3 km, inoltrandovi nel placido panorama agreste erbetano scandito da suggestivi boschi di bambù, floridi campi di frumento e campi di granturco scanditi da siepi di platani, carpini, salici, olmi, ciliegi e altre rigogliose piante d’alto fusto.
In corrispondenza della trattoria “Le Marie”, in Via G. Matteotti, 6, tenete la destra e continuate in Via G. Matteotti costeggiando un giardino alberato costellato di ippocastani, cipressi, abeti, carpini, pioppi, cedri e ailanti fino a raggiungere il ponte e il molino Belfiore Pontepossero a Sorgà, da cui potrete ammirare incantevoli scorci panoramici.
Lasciate il ponte e il molino alla vostra destra e procedete a est lungo Via Belfiore per 1,7 km fino a raggiungere la maestosa mole del palazzo del Diavolo immersa nel verde.
Svoltate a sinistra in Albarella. Per 1,7 km seguite la strada che si snoda tra sconfinate estensioni di granturco lungo il canale ammantato di vegetazione palustre.
Dopo aver superato un boschetto di pioppi tenete la sinistra in Via Albarella. Dopo 500 metri tenete la destra e continuate per 1,3 km tra graziosi caseggiati rustici, passando presso la palude della Pellegrina. Raggiunto il Molino Novo in Via Madonna, 27, procedete a nord lungo Via Madonna all’ombra di uno splendido viale di tigli. Superato l’incantevole Santuario della Madonna del Carmine continuate per 3,7 km lungo Via Madonna, Via Castelletto e Via Braida fino a tornare nel centro urbano di Erbè.
All’incrocio con Via XXV Aprile svoltate a destra e tornate alla chiesa di San Giovanni Battista, a meno di cento metri di distanza.
La chiesa di San Giovanni Battista
Situata in Piazza Camillo Benso Conte di Cavour, 8, la chiesa di San Giovanni Battista si distingue per una maestosa facciata a doppio spiovente, rivolta a ovest, verticalmente tripartita da quattro paraste. Poggianti su alti basamenti, le due coppie di paraste affiancano il massiccio portale ligneo sormontato da un timpano ricurvo sorretto da due mensole.
Al di sopra del portone ligneo si apre una monofora contornata da una cornice modanata, mistilinea. A completare lo sviluppo verticale della candida facciata neoclassica sono l’architrave modanato, il fregio e il frontone triangolare, al centro del quale si staglia un orologio.
Ritmata da lesene ioniche, la vasta e luminosa aula unica della chiesa custodisce spettacolari opere pittoriche e altari in marmi policromi sovrastati da una volta spettacolare a botte lunettata.
La festa del melone
L’edizione 2023 della festa del melone ha avuto luogo da giovedì 1 a domenica 4 giugno in corrispondenza del parco dei due Tioni.
L’ultima edizione della festa si è svolta all’insegna di serate danzanti, musica dal vivo e invitanti specialità come squisiti risotti al tastasal, grigliate miste, pollo alla brace, prosciutto e melone e altre prelibate pietanze che valorizzano i prodotti del territorio.
Per maggiori informazioni in merito alla prossima edizione della festa del melone si consiglia di visitare la pagina Facebook Festa del Melone – Erbé.
Scopri cosa fare ad Arcole: la fiera di San Martino ad Arcole, giro in bicicletta ad Arcole, la chiesa di San Giorgio, Piazza Poggi. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Arcole?
Il comune di Arcole confina a nord con San Bonifacio, a nord est con Lonigo, a sud con Veronella, a est con Zimella, a ovest con Belfiore.
La fiera di San Martino ad Arcole
L’edizione 2023 della fiera di San Martino si è tenuta da venerdì 10 a domenica 12 novembre nel centro culturale Giovanni d’Arcole e nella splendida cornice storica di Piazza Poggi.
Occasione consigliata per le buone forchette, la fiera include una vasta e comoda area di ristorazione nella quale è possibile gustare invitanti pietanze che valorizzano i prodotti del territorio. Protagonista indiscusso dell’edizione 2023 è stato il risotto al radicchio. La manifestazione ha previsto mostre floreali, un accampamento medievale con soldati dalle armature lucenti, spettacoli di falconeria, esibizioni di giullari ed esposizioni di antichi mestieri.
A rendere la festa ancor più piacevole è stata la squisita torta millefoglie, prodotta artigianalmente, servita gratuitamente in Piazza Poggi.
Se vi chiedete cosa fare ad Arcole, la fiera di San Martino è un’occasione ideale per trascorrere del tempo all’aria aperta all’insegna di musica dal vivo, rievocazioni storiche, serate danzanti e specialità enogastronomiche nell’ameno scenario rurale della Bassa Veronese.
Per maggiori informazioni in merito alla fiera di San Martino si consiglia di visitare la pagina Facebook Comitato Ente Fiera Arcole.
Giro in bicicletta ad Arcole
Il punto di partenza dell’itinerario cicloturistico consigliato è il parcheggio dell’obelisco napoleonico (45.357109044168496, 11.278120755614673). Superate il ponte d’Arcole per raggiungere l’obelisco napoleonico, dopodiché svoltate a destra. Il candido sentiero procede vero nord snodandosi parallelamente al torrente Alpone. Per circa cinque km il sentiero si addentra nel sereno panorama agreste arcolese ritmato dalla regolare successione dei filari di vite. Raggiunto il ponte della Motta svoltate a sinistra.
Attraversato il ponte procedete per 120 metri, poi tenete la destra in Via Castello costeggiando gli affascinanti ruderi del castello di San Bonifacio avvolti dalla densa vegetazione di olmi, cedri del Libano, cedri dell’Atlante noci, abeti, platani e altre rigogliose piante d’alto fusto.
Superati i resti dell’antica fortificazione svoltate a sinistra in Via Masetti. Procedete a sud in località Masetti per circa 5,6 km, addentrandovi nella sconfinata campagna della Bassa Veronese punteggiata di casolari rustici avvolti da rigogliosi vigneti, campi di granturco e boschi di pioppi, salici, platani e aceri. Superata una graziosa casa rurale, il sentiero procede in salita fino a ricongiungersi con l’argine del torrente Alpone. Il percorso si conclude procedendo verso nord fino a tornare all’obelisco napoleonico.
La chiesa di San Giorgio
Situata in Via Abazzea, 14, la chiesa di San Giorgio si erge a pochi passi dall’obelisco napoleonico edificato per commemorare la vittoria francese contro le truppe austroungariche nella battaglia di Ponte Arcole, scontro avvenuto tra il 15 e il 17 novembre 1796. Il luogo di culto di origine medievale si distingue per una solenne facciata a salienti verticalmente tripartita da quattro paraste.
Di fronte all’austera facciata della chiesa, rivolta a ovest, si staglia una statua raffigurante San Giorgio che uccide il drago. Dal sito in prossimità del quale è stata costruita la parrocchia di Arcole sono emersi i resti di tombe romane e reperti di origine longobarda.
Scandita da paraste corinzie, la vasta e luminosa aula unica della chiesa di San Giorgio presenta sei cappelle laterali ed è sovrastata da una volta a padiglione lunettata splendidamente affrescata.
Piazza Poggi
Costellata di candide statue e da maestosi aceri e cedri, Piazza Poggi è delimitata a nord da una spettacolare barchessa porticata scandita da quindici ampie arcate a tutto sesto. Le arcate sono ingentilite da altrettanti mascheroni collocati in chiave di volta. Al centro del parco si innalza un elegante pilone portabandiera.
Scopri cosa fare a Zimella: Passeggiata lungo il Guà, l’antica segheria e molino Bertolaso, la Chiesa di S.Floriano Martire. Volete saperne di più? Prima di tutto…
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Dove si trova Zimella?
Il comune di Zimella confina a nord con Lonigo, a sud con Cologna Veneta, a est con Lonigo e Cologna Veneta, a ovest con Arcole e Veronella.
Passeggiata a Sarego, Zimella e Cologna Veneta
Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio della chiesa di S.Floriano Martire in Piazza Don U. dalla Valle. È possibile lasciare l’auto anche nel vicino parcheggio in Via Garzan.
Se partire dal parcheggio della chiesa, procedete a nord in Piazza Don U. dalla Valle lasciando alla vostra destra la segheria e il molino Bertolaso. Tenete la destra fino a raggiungere l’antico ponte in ferro sul fiume Guà, attraversato il quale svoltate a sinistra nella ciclabile Zimella-Bagnolo.
Il sentiero si snoda lungo gli argini erbosi del corso d’acqua offrendo incantevoli scorci della pianura rurale zimellese, scandita da rigogliosi vigneti, campi di granturco, lunghi viali di platani, pioppi cipressini e punteggiata di graziose cascine e caseggiati rustici immersi nel verde.
Dopo circa 2,5 km troverete alla vostra sinistra Villa Pisani Bonetti, gioiello di architettura palladiana rivolta a sud est verso il sinuoso corso del Guà.
Superata la villa discendete l’argine del fiume e tenete la sinistra in Via Terre del Guà. Dopo circa 110 metri lasciate il ponte alla vostra sinistra. Poco più avanti imboccate la pista ciclabile asfaltata che asseconda le anse serpeggianti del corso d’acqua, dalla cui posizione privilegiata si gode di una veduta ad ampio raggio della campagna vicentina e del centro urbano di Lonigo. Dopo 3 km lasciate la pista ciclabile e svoltate a destra fino a raggiungere l’ingresso del parco delle fiere di Lonigo.
Continuate a nord lungo Via Cesare Battisti per 500 metri, dopodiché svoltate a sinistra in Via del Macello. All’incrocio con Terre del Guà svoltate a sinistra. Superato il ponte girate a destra in Via Bonioli e imboccate la rampa alla vostra destra che porta alla pista ciclabile.
La pista procede per 2,5 km costeggiando il torrente Agno e il fiume Brendola dalle sponde ammantate di pioppi, acacie, floridi arbusti e molte altre piante d’alto fusto.
All’incrocio con Via Roma, potete girare a destra e successivamente imboccare la pista ciclabile a sinistra che procede a nord lungo Terre del Guà all’ombra della folta vegetazione boschiva.
Continuando a nord, l’itinerario costeggia l’abitato di Sarego e continua in direzione di Meledo e Rocchi.
Antica segheria e molino Bertolaso
Situate rispettivamente in Via Giovanni da Zimella e in Piazza Don U. della Valle, il molino e la segheria Bertolaso sono due dei più significativi punti di riferimento storici e culturali del comune, separati dal corso del fiume Guà.
Fondato all’inizio del XX secolo su un fabbricato preesistente, il complesso molitorio si innalza su tre piani ed è cornato da un tetto a doppio spiovente. Internamente illuminato da eleganti monofore concluse da un arco ribassato, il molino era impiegato per la macinazione della farina e del semolino.
Operativo fino al 1970, questo affascinante esempio di architettura industriale, splendidamente conservato, si erge di fronte ad un’altra maestosa struttura, inizialmente impiegata come segheria e successivamente come impianto per la macinazione dello zolfo. Elemento di particolare interesse è la svettante torre a base rettangolare inglobata nell’edificio che rivaleggia in altezza con il campanile della vicina chiesa di San Floriano Martire.
La Chiesa di S.Floriano Martire
Riconoscibile per la splendida facciata neogotica ottocentesca, il luogo di culto è accessibile tramite un loggiato ritmato da tre archi a sesto acuto. Al centro del fronte si aprono cinque bifore, anch’esse scandite da archi a ogiva. Lo splendido edificio è coronato da elaborate guglie sottolineate da un motivo di archetti pensili.
Palafitte nel Parco Archeologico Didattico del Livelet a Revine Lago incorniciate dalle Prealpi trevigiane.
Indice dei contenuti
Inaugurato il 12 Maggio 2007, il Parco Archeologico Didattico del Livelet nasce dall’unione degli intenti e delle sensibilità della Provincia di Treviso, della Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane e il Comune di Revine Lago, con l’obiettivo di valorizzare il vicino sito archeologico di Colmaggiore di Tarzo e le peculiarità naturalistiche della zona.
Dal 2009 la gestione è stata affidata tramite convenzione al Comitato Provinciale UNPLI Treviso, in collaborazione con il Comune di Revine Lago e il Consorzio Pro Loco Quartier del Piave. Dal 2018 fa parte della rete Parchi Archeologico didattici dell’Alta Marca Trevigiana. Grazie ad un fruttuoso lavoro di squadra e di collaborazioni attive, nel 2023 il Parco ha superato i 16.000 visitatori.
Dove si trova il Parco Archeologico Didattico del Livelet?
Il Parco Archeologico Didattico del Livelet è situato in Via Carpenè, 31020 Lago (TV).
Scorci panoramici a Revine Lago
Confinante a nord con Limana e Borgo Valbelluna, l’incantevole paese di Revine Lago sorge ai piedi dei maestosi rilevi prealpini trevigiani e bellunesi, la cui grandiosa mole è ricoperta dalle chiome pungenti di abeti bianchi e rossi, di svettanti larici e da molte altre floride piante d’alto fusto.
Quando nei tersi giorni autunnali i raggi solari fendono la densa volta arborea, nel sottobosco regna un’atmosfera magica e sospesa nel tempo, il cui profondo silenzio è interrotto dal vivace scricchiolio del manto fogliare di querce, faggi, noccioli, olmi, frassini e aceri che avvolge rigogliose felci e rocce velate di muschio.
Dalla posizione dominante della dorsale prealpina, la luminosa distesa prativa del Pian de le Femene offre una veduta mozzafiato dei soleggiati versanti montuosi e della placida valle in cui si estendono il lago di Lago e il lago di Santa Maria. I due specchi d’acqua cristallini sono alimentati da profonde sorgenti sotterranee e dal corso del Piaveson, sinuoso torrente che sgorga dal gelido ventre carsico delle Prealpi trevigiane per poi sfociare nel lago di Lago, a circa 300 metri di distanza.
Durante la Glaciazione di Würm, nel periodo compreso tra il 90.000 a 10.000 a.C, un ramo del ghiacciaio del Piave si spostò dalla Val Lapisina in direzione sud ovest, plasmando in questo modo la vallata, fino all’attuale abitato di Gai, i due splendidi bacini lacustri e i declivi morenici boscosi che modulano il paesaggio più a sud.
L’origine del Parco Archeologico Didattico del Livelet
Le palafitte oggi visitabili sono state ricostruite grazie alle informazioni ricavate dalle campagne di scavo degli anni 80′ e 90′ nel sito di Colmaggiore, ma anche da altri “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”, iscritti nel 2011 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, tra cui il sito trentino di Fiavè (TN). Gli scavi condotti dall’Università di Ferrara dal 2019 forniranno in futuro nuove informazioni utili a rinnovarle, in base alle più recenti scoperte, per dare un’idea il più fedele possibile della vita quotidiana in riva ai laghi fra Neolitico ed Età del Bronzo.
Sia le palafitte che gli oggetti d’arredo presenti nel Parco Archeologico Didattico del Livelet sono fedeli ricostruzioni realizzate sulla base di tali ritrovamenti archeologici.
Come vivevano i nostri antenati tra 6000 e 3500 anni fa?
Alcuni dei reperti più significativi rinvenuti nell’area includono resti di pali verticali e residui di legno carbonizzato. Con ogni probabilità, i tavolati e le massicciate in pietra riportati alla luce erano stati concepiti come fondamenta del sito palafitticolo e come opere di bonifica e di contenimento degli argini lacustri.
I manufatti legati alla vita quotidiana della primordiale comunità revinese includevano lame di selce scheggiata, raschiatoi impiegati per lavorare le pelli, punte di freccia nonché punteruoli e spatole in osso e resti di contenitori di ceramica.
Manufatti in ceramica nel Parco Archeologico Didattico del Livelet a Revine Lago (TV).
Nel sito di Colmaggiore, le attività di coltivazione dei cereali e dell’allevamento sono testimoniate dalla presenza di un falcetto in selce, da frammenti di macina e da ossa di mucche, capre, pecore e maiali domestici.
La scoperta di resti ossei di animali, fossili di semi, carbone vegetale e di frutti come nocciole, ghiande, castagne d’acqua e bacche di corniolo si è rivelata fondamentale per comprendere l’alimentazione dei nostri antenati e il tipo di flora e fauna che caratterizzava l’ambiente di quel periodo. La presenza di gusci di chiocciole e bivalvi d’acqua dolce conferma inoltre che i molluschi facevano parte della dieta dell’epoca.
Tali reperti dimostrano che le attività di cacciatore, pescatore e raccoglitore proseguirono anche a seguito dell’introduzione dell’agricoltura.
Il rinvenimento di una coppia di spade di bronzo di tipo Sauerbrunn e di un pugnale di tipo Peschiera, risalenti rispettivamente al XV e al XIII secolo a.C., attestano la frequentazione del sito anche a seguito dell’abbandono dell’insediamento di Colmaggiore.
Il Villaggio palafitticolo
Riproduzione di palafitte preistoriche nel Parco Archeologico Didattico del Livelet sulle sponde del lago di Lago a Revine Lago (TV).
Realizzate presso le rive del lago di Lago, sia su acqua che su terra, le abitazioni sospese sono collegate tra loro da robusti camminamenti in legno. Oltre a delimitare il perimetro del nucleo abitativo, le palizzate che circondavano le palafitte potevano estendersi in acqua per regolare il moto ondoso.
Durante il Neolitico, i tronchi per la costruzione delle palafitte venivano lavorati con asce di pietra, nelle età successive con asce di rame e di bronzo.
Le abitazioni del Parco Archeologico Didattico del Livelet sono state realizzate con specie arboree presenti nell’area come il castagno, la quercia, il nocciolo e il corniolo. I pali di sostegno delle strutture, tuttavia, sono stati realizzati in larice, tipologia di legname che pur non essendo presente a queste altitudini è stata selezionata per la sua stabilità, durevolezza e impermeabilità.
Le dimore sopraelevate e quelle su terreno bonificato si distinguono per un pavimento in travi di legno, coperto da uno strato di vegetali rivestito da assi di legno. Le abitazioni presso le sponde del lago presentano invece un pavimento in terra battuta, ghiaia e ciottoli.
Le pareti delle strutture sono realizzate con canne palustri e rami intrecciati coperti da intonaco realizzato con un impasto di argilla, sabbia e paglia.
Le dimore preistoriche erano concluse da un caratteristica copertura a doppio spiovente fatta di canne palustri e paglia. Nel tetto erano presenti delle aperture necessarie a fare uscire il fumo del focolare domestico, il quale risultava utile nel tenere alla larga parassiti e insetti.
Le tre abitazioni sono avvolte dalla rigogliosa vegetazione igrofila di salici bianchi, pioppi neri, ontani neri, saliconi e frangole. In questo ambiente lussureggiante è possibile scorgere eleganti aironi, garzette, nitticore, cormorani, poiane e diverse specie di picchio, solo per citare alcuni dei numerosi esemplari avicoli che in questa oasi di pace trovano il loro habitat ideale.
Villaggio del Parco Archeologico Didattico del Livelet a Revine Lago (TV).
L’estrazione e la lavorazione del rame
Intorno al 3.500 a.C., con l’inizio dell’Eneolitico in Italia, l’uomo imparò a lavorare il rame per la creazione di utensili e armi. In origine, il rame veniva raccolto esclusivamente allo stato nativo. A seguito dell’affinamento delle tecniche estrattive fu possibile ricavare il prezioso metallo da minerali come la cuprite, la calcopirite, la malachite e l’azzurrite.
La fusione del metallo avveniva all’interno di appositi crogioli di terracotta collocati sul fuoco, il quale veniva alimentato attraverso un cannello a fiato. Durante l’età del bronzo, l’invenzione del mantice si rivelò estremamente utile per velocizzare il raggiungimento della temperatura di fusione.
L’itinerario naturalistico
Partendo dal Parco Archeologico Didattico del Livelet, il percorso ad anello costeggia le sponde del lago di Lago ammantate di giunchi fino ad arrivare all’istmo e al ponte sul Canale Barche. Il sentiero circonda il lago di Santa Maria per poi inoltrarsi a Fratte, affascinante borgo storico splendidamente affrescato.
Il sentiero si snoda tra suggestivi ambienti tipici delle zone umide. Lungo il percorso, lo stagno cattura l’attenzione con la sua limpida superficie costellata di ninfee, morsi di rana e lenticchie d’acqua. Qui, il gaggiolo acquatico spicca con i suoi vivaci fiori gialli, armonizzandosi con la tonalità viola intensa della salcerella, i candidi fiori del Pallon di maggio e i giuncheti che orlano le sponde del laghetto abitato da molluschi e crostacei.
Particolarmente suggestiva è la visione delle libellule danzanti sul pelo dell’acqua, accompagnata dai vivaci cori gracidanti delle rane e dei rospi nascosti nella vegetazione.
Il sentiero si addentra nel giuncheto ammantato di sottili canne e brasche comuni, Salix caprea, carici e molte altre erbe e piante palustri. Oltre a fornire materiale utile alla creazione di cordame e manufatti intrecciati, la fiorente vegetazione del sito è ideale per la nidificazione di aironi, garzette, rondini, gallinelle d’acqua e cannareccioni, graziosi passeriformi canterini.
La salubrità di questa eccezionale oasi, autentico scrigno di biodiversità meritevole di essere tutelato e preservato, trova conferma nella presenza di volpi, faine e caprioli nel radioso sottobosco, nonché di anfibi come la rana di lataste e il rospo Bufo bufo. Tra le rare specie avicole che è possibile scorgere nel canneto si annoverano il tarabuso, trampoliere distinto da un piumaggio ocra scuro screziato di nero, il martin pescatore e il nibbio bruno.
Laboratorio didattico per la produzione di manufatti in ceramica nel Parco Archeologico Didattico del Livelet a Revine Lago (TV).
Visitare il Parco Archeologico Didattico del Livelet: informazioni utili
Le visite al Parco Archeologico Didattico del Livelet sono sempre guidate. L’apertura al pubblico è di domenica e nei festivi da aprile a ottobre. Per le scuole, il Parco Archeologico Didattico del Livelet è visitabile da febbraio a novembre.
Oltre a esporre accurate riproduzioni di antichi manufatti, l’itinerario del Parco Archeologico Didattico del Livelet coinvolge visitatori di ogni età in un affascinante viaggio sensoriale volto a conoscere la cultura, la storia e la spiritualità dei nostri antenati vissuti tra 6000 e 3500 anni fa, stimolando la creatività dei partecipanti attraverso laboratori per apprendere l’evoluzione delle tecniche impiegate per forgiare spade di bronzo, creare utensili di pietra levigata, realizzare tessuti e produrre manufatti di ceramica.
Grazie alla guida di archeologi professionisti, delle guide naturalistiche dell’Associazione Naturalmente Guide e dei volontari della Pro Loco di Revine Lago, l’esplorazione del Parco Archeologico Didattico del Livelet e del percorso naturalistico nel quale il villaggio palafitticolo è armoniosamente inserito sarà un’esperienza indimenticabile.
Scopri cosa fare a Ronco all’Adige: la mostra della mela e della pera, antica pieve di Ronco all’Adige, giro in bicicletta a Ronco all’Adige. Volete saperne di più? Prima di tutto…
Indice dei contenuti
Dove si trova Ronco all’Adige?
Il comune di Ronco all’Adige confina a nord con Belfiore, a sud con Roverchiara, a est con Belfiore e Albaredo d’Adige, a ovest con Zevio, Palù, Oppeano e Isola Rizza.
Mostra della mela e della pera
L’edizione 2023 della ha avuto luogo da domenica 17 a lunedì 25 settembre nel centro storico di Ronco all’Adige.
Appuntamento consigliato per i buongustai alla ricerca degli aromi autentici della Bassa Veronese, la manifestazione prevede ampie tendostrutture (Presso gli impianti sportivi in Piazza al Milite Ignoto, 1) nelle quali è possibile assaporare invitanti ricette che valorizzano le eccellenze agricole del territorio. Protagonista indiscusso dell’edizione 2023 è stato il risotto con mele, speck e Monte Veronese DOP.
Il programma dell’evento include passeggiate e corse podistiche alla scoperta dell’incantevole panorama rurale ronchesano nonché orchestre per ballare il liscio su comode piste d’acciaio.
Se vi chiedete cosa fare a Ronco all’Adige, la mostra della mela e della pera è un’iniziativa ideale per trascorrere del tempo all’aria aperta nella serena cornice di un’accogliente cittadina rurale all’insegna di musica dal vivo, esposizioni di trattori d’epoca, spettacoli teatrali, convegni relativi ai prodotti ortofrutticoli coltivati localmente, serate di ballo e specialità enogastronomiche di prima scelta.
Per maggiori informazioni in merito alla vivace ricorrenza è possibile visitare la pagina Facebook Sagra di Tombazosana.
Antica pieve di Ronco all’Adige
Situata in Piazza Roma, il luogo di culto si distingue per una monumentale facciata neoclassica, verticalmente tripartita da quattro possenti paraste corinzie poggianti su alti plinti. Concluso da un timpano sorretto da due sinuose mensole, il massiccio portale ligneo è inscritto in un grande arco a profilo architravato leggermente rientrante rispetto al filo della muratura.
Ai lati del portale si aprono due nicchie semicircolari. A completare lo sviluppo verticale della facciata sono l’architrave, il fregio e il frontone triangolare dentellato.
Adiacente alla parete sud ovest della chiesa, il campanile a base quadrata presenta nella cella campanaria una bifora per lato. La struttura è coronata da una cuspide conica incorniciata da quattro cuspidi.
Giro in bicicletta a Ronco all’Adige
Il punto di partenza dell’itinerario ciclabile è il parcheggio in Via Sant’Ambrogio presso la Chiesa Parrocchiale di Tombazosana in Piazza IV Novembre, 42. Lasciate la facciata del luogo di culto alle vostre spalle e girate a sinistra, dopo circa 120 metri tenete la destra in Piazza IV novembre, poi svoltate a destra in Via Pietro Silvestrini. Percorrete Via Pietro Silvestrini per circa 260 metri, poi girate a sinistra in Via Corte Rigona e tenete la destra in Via Albarotto. Procedete per 1,1 km lungo Via Albarotto e Via Tomba di Sotto, addentrandovi nell’ameno scenario campestre scandito da floridi campi di granturco e punteggiato di antichi casolari rurali.
All’incrocio con Via Giare e Via Cason, svoltate a sinistra in Via Giare e percorrete la strada sterrata che si snoda lungo l’argine dell’Adige all’ombra di robinie, lecci, salici, noci, pioppi, frassini e altre lussureggianti piante d’alto fusto.
Dopo 1,5 km girate a destra e percorrete Via Giare per 2,8 km, lasciando la cava alla vostra destra e assecondando il sinuoso andamento del fiume.
Attraversate le strisce pedonali e proseguite a nord lungo la Ciclabile dell’Adige di Tombazosana per 2,7 km (salvo segnali di divieto). Il sentiero si snoda tra la densa vegetazione che ammanta le sponde dell’Adige, attraverso la quale si intravedono graziosi isolotti fluviali, e la sconfinata campagna costellata di pittoresche cascine, febbricati rustici e ritmata dalla regolare successione di rigogliosi filari di vite.
Discendete l’argine tramite Via del Popolo e procedete fino a raggiungere Piazza Roma, tra il municipio e la chiesa parrocchiale di Ronco dell’Adige.
Lasciate l’ingresso del municipio alla vostra sinistra e continuate verso ovest per circa 180 metri, poi svoltate a sinistra in Via Quadrelli. Procedete a sud lungo Via Quadrelli per 850 metri. Alla rotonda prendete la seconda uscita e continuate a sud lungo Via al Corso per 2 km tra filari di svettanti pioppi cipressini e campi di frumento. Tenete la sinistra in Via al Corso. Dopo 350 metri svoltate a sinistra e procedete per 1,4 km a est fino a tornare al punto di partenza.
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