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Cosa fare a Terrazzo in provincia di Verona: 3 idee

Scopri cosa fare a Terrazzo: la festa d’estate, la chiesa di San Paolo Apostolo, Corte Bottagisio – Villa Nani Mocenigo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Terrazzo?

Il comune di Terrazzo confina a nord con Bevilacqua, a nord ovest con Boschi Sant’Anna, a sud con Castagnaro e Badia Polesine, a est con Urbana, Merlara e Castelbaldo, a ovest con Legnago e Villa Bartolomea.

La festa d’estate

L’edizione 2023 della festa d’estate si è svolta da venerdì 4 a domenica 6 agosto e da mercoledì 8 a venerdì 10 settembre nella pro loco del comune.

Appuntamento consigliato per le buone forchette, la manifestazione prevede grandi e comode tendostrutture nelle quali è possibile scegliere tra prelibate pietanze sia caserecce che gourmet, da succulente braciole, salsicce e costine sfrigolanti alla griglia a squisiti piatti di bigoli e fritture di pesce servite con croccanti patate fritte, fette di polenta alla piastra, calici di vino e freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva.

Il programma della sagra prevede comode piste da ballo al coperto con orchestre di liscio, tornei di bocce, raduni di moto d’epoca, laboratori artistici e mostre di arti e mestieri che tramandano il patrimonio di tradizioni e abilità manuali radicati nell’antica cultura contadina, nonché laboratori didattici e concorsi di pittura. In occasione della tradizionale ricorrenza il paesino si anima di parchi divertimento con giostre brillanti di luci elettriche colorate.

Se vi chiedete cosa fare a Terrazzo, la festa d’estate è un’evento immancabile per chi desidera trascorrere la stagione estiva in un’amena cittadina agreste della Bassa Veronese all’insegna di serate danzati, elettrizzanti concerti durante i quali scatenarsi al ritmo di musica rock e disco e naturalmente specialità enogastronomiche da far venire l’acquolina in bocca!

Per maggiori informazioni in merito alla festa si consiglia di visitare il gruppo Fecebook TERRAZZO (VR).

La chiesa di San Paolo Apostolo

Situata in Via Vittorio Veneto, 2, la chiesa di San Paolo Apostolo è incastonata nel cuore urbano di Terrazzo a ridosso del sinuoso canale attraversa il paese.

Il maestoso luogo di culto è caratterizzata da una semplice facciata a doppio spiovente verticalmente tripartita da quattro lesene. Nella sezione centrale del fronte si apre il grande portale d’ingresso, ornato da formelle quadrate e sormontato da un candido timpano sorretto da due sinuose mensole. Al di sopra del portone d’accesso si staglia un’opera pittorica raffigurante San Paolo apostolo. Avvolto da un ampio panneggio, il santo è distinguibile per la spada a doppio taglio lungo il fianco destro. Consumata dai segni del tempo, l’opera ritrae il santo in un paesaggio rustico sotto un sereno cielo azzurro.

Nelle sezioni laterali si aprono due finestre rettangolari. A completare lo sviluppo verticale della struttura sono l’architrave, il fregio recante l’iscrizione DIVOQUE PAULO e il frontone triangolare con cornici modanate aggettanti coronato da tre croci metalliche. Al centro del timpano campeggia l’iscrizione D.O.M (Deo Optimo Maximo).

Illuminata da ampie monofore rettangolari, la vasta navata unica è sovrastata da un elaborato soffitto a cassettoni dipinto. Le quattro cappelle laterali ospitano pregiati altari in marmi policromi. Due gradini conducono al presbiterio affrescato.

Al fianco della chiesa si eleva il campanile in mattoni rossi a vista ingentilito da archetti pensili. Sui lati est e ovest del fusto del campanile campeggiano due orologi in numeri romani. Scandita da quattro eleganti bifore, la cella campanaria è coronata da una svettante cuspide conica.

Corte Bottagisio – Villa Nani Mocenigo

Incorniciata da campi di frumento, floride siepi di ailanti, robinie, salici e ippocastani, la proprietà in cui sorge Villa Nani Mocenigo è delimitata dal corso d’acqua che per 24 km scorre da Bonavigo a Merlara. Uno degli elementi più affascinanti del complesso architettonico privato, situato via Maria Sambo 12, è la possente torre colombaia che emerge dalla vegetazione campestre regalando incantevoli scorci paesaggistici.

Se vi chiedete cosa fare a Terrazzo, Villa Nani Mocenigo è uno dei più significativi punti di riferimento storici, culturali e architettonici del comune.

Cosa fare a Villa Bartolomea in provincia di Verona: 3 idee

Scopri cosa fare a Villa Bartolomea: La ciclabile dell’Adige, la chiesa di San Bartolomeo Apostolo, la sagra di San Bartolomeo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Villa Bartolomea?

Villa Bartolomea confina a nord con Legnago, a sud con Giacciano con Baruchella, a est con Terrazzo e Castagnaro, a ovest con Legnago e Castelnovo Bariano.

La ciclabile dell’Adige

Partendo dalla chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo in Corso Arnaldo Fraccaroli, 16, procedete a nord per circa 150 metri, lasciando alla vostra destra il maestoso Castello di Pier Luigi Salvatore. Al bivio tenete la destra in Corso Arnaldo Fraccaroli per raggiungere il percorso ciclabile.

Il sereno itinerario si articola lungo le sponde erbose del fiume originario delle gelide sorgenti della Val Venosta. Il sentiero ciclo-pedonale regala vedute incantevoli del florido patrimonio arboreo di svettanti pioppi cipressini, olmi, salici, acacie, platani e frassini che ammantano le sponde dell’Adige, meta ideale per chi desideri praticare attività fisica leggera e immergersi in un panorama tranquillo e incontaminato.

La sagra di San Bartolomeo

Il calendario liturgico commemora San Bartolomeo 24 agosto. Nel comune di Villa Bartolomea, la celebrazione in onore del Santo Patrono si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data. L’edizione 2023 della sagra di San Bartolomeo ha avuto luogo da giovedì 24 a lunedì 28 agosto.

In occasione della tradizionale ricorrenza le principali Vie e Piazze della cittadina si animano di parchi divertimento con giostre adrenaliniche brillanti di luci elettriche colorate, laboratori ed espositori di manufatti artigianali, serate danzanti con orchestre di liscio e la classica pesca di beneficenza.

Appuntamento consigliato per le buone forchette, l’antica manifestazione prevede grandi aree di ristorazione nelle quali è possibile assaporare squisite pietanze di mare e di terra, da succulente braciole e costine sfrigolanti alla griglia e piatti fumanti di bigoli a invitanti fritture di pesce e i gustosissimi barbi fritti, specialità ittica d’acqua dolce.

Se vi chiedete cosa fare a Villa Bartolomea, la sagra di San Bartolomeo è un’occasione ideale per trascorrere la bella stagione nella piacevole cornice rurale di una vivace cittadina della Bassa Veronese sorta a ridosso dell’Adige. Per maggiori informazioni in merito all’antica sagra paesana si consiglia di visitare la pagina Facebook Gruppo Feste Villa Bartolomea.

La chiesa di San Bartolomeo Apostolo

Situata in Corso Arnaldo Fraccaroli, 16, la chiesa neoclassica di San Bartolomeo Apostolo si distingue per un monumentale pronao tetrastilo di ordine ionico, al di sopra del quale si stagliano l’architrave a tre fasce, il fregio e il frontone triangolare racchiuso da una cornice modanata aggettante.

Varcato il grandioso colonnato, accessibile tramite una candida scalinata con cinque gradini, ci si trova di fronte alla facciata della chiesa ottocentesca. Quattro lesene incorniciano il massiccio portale ligneo, sormontato da un architrave sorretto da mensole. Ai lati del portone centrale si aprono due nicchie in cui sono inserite due statue.

Al di sopra del portale d’ingresso campeggia un targa con l’iscrizione D.O.M. ET D.BARTHOLOMÆO. AP. PATRONO ANNO MDCCCLV F.

Illuminata da ampie finestre semicircolari, la vasta aula unica della chiesa è ritmata da semicolonne giganti di ordine ionico che affiancano gli altari laterali, ornati da pregiati altari in marmi policromi e da raffinate decorazioni pittoriche murarie.

Splendidamente affrescata, la cupola del presbiterio è sorretta da otto pilastri di ordine ionico. L’abside è impreziosito da un organo a canne e da una pala rinascimentale raffigurante la Madonna con il Bambin Gesù.

Degna di nota è senz’altro la torre campanaria romanica in mattoni a vista. Nella cella campanaria si aprono quattro eleganti bifore con archi a sesto acuto. A coronare lo sviluppo verticale della struttura è la svettante cuspide conica. Se vi chiedete cosa fare a Villa Bartolomea, la chiesa parrocchiale è uno dei più affascinanti e maestosi punti di riferimento spirituali, architettonici e storici del comune.

Cosa fare a Castagnaro in provincia di Verona: 3 idee

Scopri cosa fare a Castagnaro: la fiera del “Perdon d’Assisi”, la sagra di Sant’Anna, la chiesa di Sant’Anna. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Castagnaro?

Il comune di Castagnaro confina a nord con Terrazzo, a sud con Giacciano con Baruchella, a est con Badia Polesine e Giacciano con Baruchella, a ovest con Villa Bartolomea.

La fiera del “Perdon d’Assisi”

L’edizione 2023 della fiera del “Perdon d’Assisi” si è svolta da Venerdì 28 Luglio a Mercoledì 2 Agosto nel cuore storico della cittadina agreste.

La sagra paesana commemora l’apparizione di Gesù e Maria a San Francesco d’Assisi avvenuta nel 1216 nella chiesa della Porziuncola. Secondo il Diploma di Teobaldo, a seguito dell’evento miracoloso, San Francesco, accompagnato da frate Masseo, si recò a Perugia e ottenne da papa Onorio III l’istituzione del Perdono d’Assisi, ovvero l’assoluzione di tutti i peccati per i penitenti che avessero visitato la Porziuncola.

Durante la fiera del “Perdon d’Assisi”, l’1 e il 2 agosto sono dedicati all’indulgenza plenaria nella chiesa di San Nicolò in Via Bongenti, 6.

L’antica fiera popolare si svolge all’insegna di serate di ballo con orchestre e gruppi tributo, stand gastronomici ricchi di pietanze prelibate ed emozionanti spettacoli di fuochi d’artificio.

Per essere sempre aggiornati in merito al prossimo appuntamento della fiera del “Perdon d’Assisi” potete consultare la pagina Facebook Comune di Castagnaro.

Cosa fare a Castagnaro: la sagra di Sant’Anna

Il calendario liturgico celebra Sant’Anna il 26 luglio. A Castagnaro, la festività in onore della santa, moglie di San Gioacchino e madre della Vergine Maria, viene osservata anche nei giorni precedenti a questa data. Nel 2023 la sagra di Sant’Anna si è tenuta da venerdì 21 a mercoledì 26 luglio in corrispondenza della chiesa di Sant’Anna di Menà.

La chiesa di Sant’Anna a Menà

Pur versando da molti anni in uno stato di abbandono, la chiesa di Sant’Anna colpisce il visitatore con il proprio fascino antico. Il luogo di culto è caratterizzato da una facciata a doppio spiovente semplice e disadorna, sormontata da una croce metallica. Al di sopra del portale ligneo si staglia un’apertura quadrangolare.

I lati dell’edificio sono scanditi da lesene raccordate da coppie di archetti ciechi. Lo sgretolamento dell’intonaco rivela la tessitura muraria sottostante, in cotto.

Degno di nota è senza dubbio il grazioso campanile, incorporato nella struttura. La cella campanaria, nella quale si aprono quattro monofore, è sormontata da un tamburo ottagonale coronato dalla cuspide, al cui apice svetta una sottile croce metallica. Pur non essendo accessibile, la chiesa di Sant’Anna è una meta storica e culturale immancabile per chi si chiede cosa fare a Castagnaro.

Il programma della festa

A seguito della santa messa e della solenne processione, il programma della festa include spaziose aree di ristorazione nelle quali potrete assaporare squisite pietanze sia goderecce che gourmet: da succulenti braciole, costine, cosce di pollo, salsicce e pancetta sfrigolante alla griglia da gustare con freddi boccali di birra, a invitanti bigoli in pocio, spaghetti allo scoglio, lasagne al ragù, risotti alla veneta e squisite fritture di pesce servite con fette di polenta alla piastra, solo per citare alcune delle pietanze del ricco menù.

La festosa manifestazione prevede serate di liscio, parchi divertimento, la classica pesca di beneficienza ed emozionanti coreografie pirotecniche.

Se vi chiedete cosa fare a Castagnaro e desiderate trascorrere la bella stagione nella serena cornice di un paesino rurale della Bassa Veronese all’insegna di musica dal vivo, esibizioni di ballo, specialità enogastronomiche di prima qualità e spettacoli mozzafiato di fuochi d’artificio, partecipare alla sagra di Sant’Anna potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito alla sagra di Sant’Anna si consiglia di visitare la pagina Facebook Sagra Sant’Anna Menà.

Cosa fare a Ospedaletto Euganeo (PD): 3 idee

Scopri cosa fare a Ospedaletto Euganeo in Provincia di Padova: Antica fiera del Tresto, Parrocchia di San Giovanni Battista, Santuario Madonna del Tresto. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Ospedaletto Euganeo?

Il comune di Ospedaletto Euganeo confina a nord con Noventa Vicentina, a sud est con Carceri, a sud ovest con Ponso, a est con Lozzo Atestino ed Este, a ovest con Borgo Veneto.

Antica fiera del Tresto

Nel 2023, la 555° dell’antica fiera del Tresto ha avuto luogo da venerdì 22 settembre a domenica 1 ottobre in corrispondenza della parrocchia del Santuario della Madonna del Tresto in Via Tresto Sud, 1.

Ogni ultima domenica di settembre l’antica sagra paesana commemora l’apparizione della Vergine Maria al barcaiolo Giovanni da Ponso, avvenuta il 21 settembre del 1468. La Madonna avrebbe indicato all’uomo il punto in cui sorgeva una sorgente cristallina, le cui acque sgorgano tutt’ora da un antico pozzo realizzato a seguito di quell’evento miracoloso.

Il programma della festa prevede rievocazioni storiche con esibizioni di musici e sbandieratori in sgargianti divise e costumi medievali, esposizioni di trattori d’epoca, mostre mercato con prodotti artigianali e luna park con giostre adrenaliniche, nonché spaziose aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra squisite pietanze, sia caserecce che gourmet.

Uno degli eventi più suggestivi della fiera sono le competizioni di speed pulling, durante le quali i partecipanti si sfidano in elettrizzanti gare di velocità di tiro al rimorchio.

Se vi chiedete cosa fare a Ospedaletto Euganeo e desiderate partecipare a una delle più antiche e affascinanti tradizioni della provincia di Padova, la fiera del Tresto si svolge all’insegna di musica dal vivo, parchi divertimento, serate danzanti, specialità enogastronomiche di prima qualità e molto altro!

Per maggiori informazioni in merito alla storica ricorrenza si consiglia di visitare le pagine Facebook Antica Fiera del Tresto e Pro Loco Ospedaletto Euganeo.

Parrocchia di San Giovanni Battista: la facciata

Incastonata nel cuore urbano di Ospedaletto Euganeo in Via Roma Est, 1, la chiesa di San Giovanni Battista si distingue per una monumentale facciata a doppio spiovente ingentilita da un ricco apparato ornamentale.

Quattro lesene tuscaniche, poggianti su alti basamenti, separano il massiccio portale ligneo dalle due nicchie laterali coronate da frontoni ricurvi spezzati. Nella nicchia di sinistra è collocata la scultura di Sant’Antonio, riconoscibile per la veste monacale, per il Libro nella mano sinistra e il giglio nella mano destra.

Il portale d’accesso è affiancato da paraste e colonne corinzie, sopra le quali si staglia il frontone curvilineo decorato da volute. La sinuosa cornice architettonica è nobilitata dalle statue delle Virtù Teologali. Posto al di sopra del portone, il grande cartiglio è sormontato dalla rappresentazione antropomorfa della Fede con la croce nella mano sinistra, il calice nella mano destra. Ai lati della statua sono collocati due vasi di pietra con frutti e fiori.

Più in basso, sulle volute alle estremità del frontone campeggiano le statue della Speranza, riconoscibile per l’ancora che sorregge con la mano destra, e la Carità, con in braccio due fanciulli.

Il registro superiore è scandito in tre sezioni da quattro modiglioni di ordine ionico. Nel settore centrale, in asse con il portone d’ingresso, si apre una grande finestra ad arco. Le sezioni laterali sono decorate dalle raffigurazioni pittoriche di due Santi.

A completare lo sviluppo verticale della struttura è un frontone triangolare dentellato, al centro del quale si staglia un’apertura con una stella a otto punte.

Il frontone è concluso da tre statue, la centrale delle quali ritrae San Giovanni Battista con la lunga croce al suo fianco.

Santuario Madonna del Tresto

Costruito in meno di un anno dal 1468 al 1469, il complesso architettonico presenta un incantevole portico, ritmato da archi a tutto sesto, che definisce il perimetro del giardino centrale.

Il luogo di culto si distingue per una facciata a capanna trilobata, in mattoni a vista, racchiusa da due massicci pilastri e coronata da tre guglie.

Sormontato da un grande rosone, il portale d’accesso è affiancato da due sottili monofore concluse da una coppia di archetti trilobati.

Se vi chiedete cosa fare a Ospedaletto Euganeo, il Santuario della Madonna di Tresto è uno dei più importanti monumenti architettonici, spirituali e culturali della Bassa Padovana.

Cosa fare a Urbana in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Urbana in Provincia di Padova: Villa Capodivacca Zaborra, la sagra di San Gallo, la chiesa di San Gallo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Urbana?

Il comune di Urbana confina a nord con Montagnana, a sud con Merlara, a est con Casale di Scodosia, a ovest con Bevilacqua.

Villa Capodivacca Zaborra

Situata in Via Capodivacca, Villa Capodivacca Zaborra è un’incantevole residenza signorile barocca armoniosamente inserita nel sereno panorama agreste dell’estremità sud-occidentale della Bassa Padovana.

Al piano nobile si apre un’elegante portafinestra architravata, affacciata su un balconcino ornato da una balaustra in ferro battuto.

A completare lo sviluppo verticale della villa è un corpo sopraelevato che spicca sulla sommità della dimora padronale, in posizione mediana, coronato da un timpano ingentilito da volute.

Il timpano ricurvo affacciato a nord est è concluso da tre acroteri ed è nobilitato da uno stemma con tre spade, al di sotto del quale campeggia una portafinestra sormontata da un’apertura a lunetta.

Affiancata da due finestre rettangolari, la portafinestra è ornata da un parapetto che interrompe la linea di gronda.

Circondato da rigogliosi campi di frumento e granturco, il sontuoso complesso architettonico include una maestosa barchessa, dei fabbricati rustici di servizio e una cappella, ritmata sul fronte da quattro lesene sormontate da un timpano triangolare.

La sagra di San Gallo

L’edizione 2023 della sagra di San Gallo si è svolta da sabato 14 a lunedì 16 e da venerdì 20 a lunedì 23 presso gli impianti sportivi Ortolan-Ferrari.

Occasione consigliata per le buone forchette, la vivace ricorrenza prevede spaziose aree di ristorazione in cui troverete squisite braciole, costine e salsicce sfrigolanti alla griglia servite con fette di polenta alla piastra e croccanti patate fritte da gustare con freddi boccali di birra e qualità vinicole di prima scelta, solo per menzionare alcune delle invitanti pietanze del menù della festosa celebrazione.

Se vi chiedete cosa fare a Urbana e desiderate trascorrere la stagione autunnale in un incantevole paesino campestre all’insegna di serate danzanti, musica dal vivo e specialità enogastronomiche di prima qualità, la sagra di San Gallo potrebbe essere l’evento adatto a voi!

Per maggiori informazioni in merito alla sagra di San Gallo si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco Urbana.

La chiesa di San Gallo

Incastonata nel centro storico della cittadina rurale in Via Roma, 98, l’imponente mole in mattoni a vista della chiesa di San Gallo si distingue per una maestosa facciata a salienti verticalmente tripartita da quattro lesene.

Tre gradini portano all’ingresso del luogo di culto. Il massiccio portale ligneo, a sesto acuto, è racchiuso da una cornice muraria aggettante conclusa da una copertura a doppio spiovente, coronata da una statua di Maria. Nelle sezioni laterali si aprono due candide nicchie a ogiva.

Al di sopra del portone d’accesso si staglia un grande rosone da cui emerge una candida croce greca. In corrispondenza del colmo della struttura si staglia un’altra apertura, più piccola, anch’essa ornata da una croce greca.

Realizzata tra il 1928 e il 1934, la chiesa in stile gotico è internamente divisa in tre navate sovrastate da spettacolari volte a crociera. Di fronte alla chiesa è collocata una statua raffigurante San Gallo che impugna il bastone di abate.

Al fianco del luogo di culto si innalza il possente campanile merlato, sorto come torre di guardia nel XII secolo. Nella cella campanaria si aprono quattro eleganti bifore sorrette da coppie di colonnine.

Se vi chiedete cosa fare a Urbana, la chiesa di San Gallo il patrimonio di opere pittoriche custodite al suo interno e l’antico campanile medievale rappresentano uno dei più significativi punti di riferimento spirituali, culturali e architettonici del comune.

Cosa fare a Merlara in provincia di Padova: 4 idee

Scopri cosa fare a Merlara in Provincia di Padova: la festa del pescatore, la sagra della Natività, Villa Barbarigo, Da Zara, la chiesa della Natività. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova il comune di Merlara?

Il comune di Merlara confina a nord est con Casale di Scodosia, a nord ovest Urbana, a sud con Castelbaldo, a sud est con Masi, a ovest e a sud ovest con Terrazzo, a est con Piacenza d’Adige.

Festa del pescatore

L’edizione 2023 della festa del pescatore si è svolta da venerdì 2 a domenica 4 giugno in Via Barbarigo.

Il ricco menù dell’evento permette di scegliere tra squisite pietanze sia caserecce che gourmet da assaporare in ampie e comode aree di ristorazione, da insalate di mare e spaghetti allo scoglio a invitanti fritture di pesce servite con fette di polenta alla piastra, calici di vino e freddi boccali di birra.

Se vi chiedete cosa fare a Merlara e desiderate trascorrere la stagione primaverile nella serena cornice di un ameno paesino rurale della Bassa Padovana, la festa del pescatore si svolge all’insegna di specialità eno-gastronomiche di prima qualità, mercatini con prodotti del territorio, parchi divertimento e serate danzanti al ritmo di musica disco e tecno nonché concerti di gruppi tributo per rivivere i più grandi successi del rock italiano e internazionale.

Per maggiori informazioni in merito alla festa del pescatore si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco Merlara 2014.

La sagra della Natività

Il calendario liturgico celebra la Natività della Vergine Maria l’8 settembre.

L’edizione 2023 della tradizionale ricorrenza si è svolta da venerdì 8 a martedì 12 settembre nel parco comunale di Villa Barbarigo.

Alla solennità della processione e della santa messa, la festa associa il clima gioviale e spensierato di una vivace sagra paesana con esibizioni di ballo, spettacoli musicali, laboratori creativi e stand gastronomici in cui gustare squisite tipicità del territorio.

Per maggiori informazioni in merito alla sagra della Natività è possibile visitare le pagine Facebook Pro Loco Merlara 2014 e Te si da Merlara se… .

Villa Barbarigo, Da Zara

Articolata su tre livelli, la maestosa residenza signorile del XVII secolo presenta una sontuosa facciata ritmata al pian terreno da una serie di paraste. Il primo piano è scandito da pilastri e da semicolonne alternate a balaustre. Il fronte è coronato da un raffinato timpano triangolare in cui è inserito il blasone del nobile casato.

Se vi chiedete cosa fare a Merlara, Villa Barbarigo è uno dei più significativi punti di riferimento architettonici e culturali del comune.

La chiesa della Natività di Merlara

Incastonata nel cuore storico di Merlara in Via Piazza, 27, il luogo di culto neoclassico si distingue per una candida facciata a salienti verticalmente tripartita da lesene corinzie poggianti su alti basamenti.

Il maestoso portale ligneo che dà accesso alla struttura è sormontato da un timpano triangolare dentellato, aggettante, sostenuto da due sinuose mensole.

L’ingresso è affiancato da due nicchie in cui sono inserite due statue. La scultura a sinistra raffigura Sant’Antonio, riconoscibile per il saio, il libro nella mano sinistra e il giglio nella mano destra. La scultura a destra ritrae un uomo barbuto con armatura e mantello.

Alle estremità della facciata si aprono due monofore trilobate. A completare lo sviluppo verticale della struttura sono le statue di tre santi. Al centro si distingue la figura della Vergine Maria, alla sua destra la statua di San Pietro, riconoscibile per il simbolo delle chiavi del Cielo.

La chiesa custodisce una preziosa pala d’altare rinascimentale, in eccellenti condizioni, che illustra la Natività della Vergine Maria.

Al fianco della chiesa si eleva il massiccio campanile medievale, in mattoni a vista, recante un grande orologio in numeri romani sul lato est.

Memoriale Brion ad Altivole: capolavoro di Carlo Scarpa

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Dove si trova il Memoriale Brion?

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Viale di cipressi, il cimitero di Altivole, l’ingresso del Memoriale Brion anticipato da una conifera. Sullo sfondo, gli anelli intersecati dei propilei.

Capolavoro di Carlo Scarpa (Venezia, 2 giugno 1906 – Sendai, 28 novembre 1978), il memoriale Brion occupa un’area superiore ai 2.200 m² estesa lungo i lati est e nord del camposanto di Altivole, in Via Brioni.

Il complesso monumentale era stato commissionato nel 1969 da Onorina Tomasin-Brion in memoria del defunto marito Giuseppe Brion, scomparso il 12 settembre 1968.

Nato a San Vito d’Altivole il 26 maggio 1909, Giuseppe Brion era stato fondatore e proprietario di Brionvega, azienda di punta nella produzione di apparecchi di diffusione visiva e sonora nel secondo dopoguerra.

L’enorme successo di questa realtà imprenditoriale risiedeva nell’originale sintesi tra la tecnologia all’avanguardia dei dispositivi elettronici e la loro affascinante estetica avveniristica, ispirata al periodo in cui statunitensi e sovietici sfidavano le fredde e misteriose profondità del cosmo per approdare per primi sul suolo lunare.

Le linee arrotondate, futuristiche e accattivanti che distinguevano la produzione Brionvega facevano eco all’entusiasmo dell’era spaziale che dalla fine degli anni ’50 aveva conquistato l’immaginario collettivo, creando un design irresistibile, iconico e al di là del tempo.

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Porta circolare del tempietto del Memoriale Brion.

L’architettura di tomba Brion

Rialzata rispetto al piano campagna, l’area del memoriale si caratterizza per una disposizione a elle, delimitata da un perimetro murario in calcestruzzo inclinato di 60° che la separa dal sereno scenario agreste trevigiano, scandito da floridi campi di granturco e candidi viali di scuri cipressi.

I propilei

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Il cimitero di Asolo e i propilei.

Il memoriale è accessibile tramite un ingresso monumentale chiamato propilei, termine di derivazione greca che significa “situato davanti alla porta”, il cui esempio più rappresentativo è il grandioso colonnato del V sec. a.C. che dava accesso all’acropoli ateniese.

All’interno dei propilei tre gradini, spostati verso sinistra, collegano il piano del cimitero a quello rialzato del complesso monumentale.

Di fronte agli scalini si stagliano due anelli intrecciati, rappresentazione dell’amore e della felice unione matrimoniale tra i due coniugi. Gli anelli sono colorati a sinistra di rosa, a destra di blu, sia che li si guardi da est, sia che li si guardi da ovest, il che significa che su ogni anello sono presenti entrambi i colori, espressione poetica di come le identità di Onorina Tomasin e di Giuseppe Brion si completassero a vicenda.

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Gli anelli intrecciati dei propilei, decorati a sinistra con tessere musive rosa, a destra con tessere musive blu.

L’arcosolio

Ai propilei si collega un tunnel perpendicolare orientato secondo la direttrice nord – sud. Procedendo a nord si raggiunge l’arcosolio, arco tombale ribassato, in cemento, al di sotto del quale sono collocati i sarcofagi dei coniugi, la cui posizione inclinata simboleggia il dialogo e l’eterno legame tra Giuseppe e Onorina.

L’intradosso del maestoso arco che sovrasta i due sacelli è ingentilito da una volta celeste musiva con tessere blu, verdi e dorate.

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Memoriale Brion ad Altivole. A destra, i due anelli rosa e blu dei propilei. A sinistra in muro di cinta inclinato di 60°. Di fronte, l’isola del padiglione incorniciata da un ninfeo e da un canneto.

La Cappella di Famiglia, la Tomba Brion, il tempietto

Lungo il lato nord del complesso funerario sono disposte, oltre all’arcosolio, la tomba dei parenti, la sacrestia e il tempietto per le cerimonie funebri. Quest’ultimo è costituito da un cubo di cemento incorniciato da uno specchio d’acqua e da un viale di cipressi. Inserita in una zona appartata tra il memoriale Brion e il camposanto di Altivole, la tomba di Carlo Scarpa, che oggi accoglie anche le spoglie della moglie Nini Lazzari, è stata progettata dal figlio Tobia e da Fabio Lombardo, anch’egli architetto.

Il padiglione sull’acqua

Se dai propilei si procede a destra, uno stretto corridoio che consente il passaggio di una persona alla volta conduce al padiglione della meditazione. Circondato da una grande vasca d’acqua ammantata di ninfee. La copertura del piccolo edificio presenta internamente dei pannelli dorati, mentre i pannelli esterni sono in larice.

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Memoriale Brion, specchio d’acqua ammantato di ninfee.

Dalla posizione di questa elaborata isola artificiale lo sguardo è indirizzato a nord verso l’arcosolio, cui fanno da sfondo la torre campanaria della chiesa di San Vito e il suggestivo profilo dei Colli Asolani.

I sapienti giochi di luce, le imprevedibili e sinuose geometrie del complesso monumentale e l’uso magistrale dell’acqua come elemento di raccordo tra i vari elementi architettonici del Memoriale Brion generano un’atmosfera sacra che guida il visitatore alla scoperta di mondi antichi, da splendenti monumenti funebri ispirati alla civiltà etrusca a silenziose isole giapponesi popolate di pesci rossi, avvolte da ninfee e punteggiate di canneti.

Incastonato nel cuore campestre di Altivole, il Memoriale Brion è un’oasi concepita per dare valore al ricordo degli affetti più cari e alleggerire i turbamenti dell’animo. Immerso in una dimensione sospesa nel tempo, questo luogo contemplativo invita a riflettere sulla vita e sulla morte con sereno e imperturbabile distacco.

Orari di apertura e visite guidate

Accessibile gratuitamente, il Memoriale Brion è il primo e unico memoriale del FAI a livello nazionale.

Per informazioni in merito alle visite guidate, ai biglietti e agli orari si invita a consultare la sezione apposita del sito del FAI.

Durante le visite si invita a spegnere il cellulare e a mantenere un tono di voce basso.

Cosa fare a Castelbaldo in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Castelbaldo in Provincia di Padova: la fiera di San Valentino, la festa della Madonna della Neve, la chiesa di San Prosdocimo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Castelbaldo?

Il comune di Castelbaldo confina a nord con Merlara, a sud con Badia Polesine, a est con Masi, a ovest con Terrazzo.

La fiera di San Valentino

Il calendario liturgico celebra San Valentino il 14 febbraio e la vivace celebrazione in suo onore, nel comune di Castelbaldo, si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data.

L’edizione 2023 della Fiera di San Valentino si è svolta da venerdì 10 a domenica 19 febbraio 2023 in corrispondenza della chiesa parrocchiale di San Prosdocimo.

In occasione dell’evento le principali vie e piazze della cittadina di colorano di opere pittoriche e fotografiche, ospitano esposizioni di trattori d’epoca e si animano di mostre mercato in cui è possibile trovare specialità locali, creazioni artigianali, cimeli di antiquariato e oggettistica per collezionisti.

Alla solennità delle cerimonie liturgiche la tradizionale celebrazione associa l’atmosfera spensierata e dinamica di una festa paesana con giostre brillanti di luci elettriche, aree di ristorazione con invitanti pietanze, sia goderecce che gourmet che valorizzano i prodotti del territorio, nonché rievocazioni storiche con sgargianti abiti d’epoca e giostre medievali mozzafiato.

Se vi chiedete cosa fare a Castelbaldo, la fiera di San Valentino è un’occasione ideale per trascorrere il giorno degli innamorati nella serena cornice di un antico paesino della Bassa Padovana all’insegna di arte, musica dal vivo, feste in maschera e tipicità gastronomiche, partecipare alla fiera di San Valentino potrebbe fare decisamente al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito alla fiera di San Valentino si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco Castelbaldo.

La festa della Madonna della Neve

L’edizione 2023 della festa della Madonna della Neve ha avuto luogo da sabato 5 a mercoledì 9 agosto in corrispondenza della chiesa parrocchiale del comune.

Il programma dell’evento prevede serate danzanti con orchestre di liscio, concerti di musica elettronica, esibizioni di musica afro e spettacoli di gruppi tributo per rivivere alcuni dei più grandi successi del rock italiano e internazionale.

La manifestazione include il suggestivo evento “Castelbaldo medievale Celtic Fest” con acrobati e mangiafuoco, melodie celtiche, mercatini con prodotti tipici e stand gastronomici con gustosi panini, succulente portate di carne e freddi boccali di birra, ideali per dissetarsi e lenire la calura estiva.

Per essere sempre aggiornati in merito al prossimo appuntamento di Castelbaldo medievale è possibile visitare le pagine Facebook Castelbaldo Medievale : il Palio e Pro Loco Castelbaldo.

La chiesa di San Prosdocimo

Situata in Via Giuseppe Garibaldi, 33, la chiesa parrocchiale di San Prosdocimo è il punto di riferimento storico, spirituale e culturale più significativo del comune.

Coronata da tre guglie, la chiesa si distingue per una facciata a doppio spiovente austera e disadorna. L’uniformità della superficie in mattoni rossi che caratterizza gli esterni è interrotta dal candido paramento in pietra che incornicia il massiccio portale ligneo e da un’apertura circolare che si staglia sulla sommità del fronte.

Una candida gradinata di cinque scalini conduce all’ingresso, sormontato da un arco ingentilito dallo stemma vescovile.

Internamente illuminato da finestre circolari e a lunetta, l’aula unica della chiesa presenta sei cappelle laterali. La navata è ornata da affreschi che adornano il soffitto e da pitture a olio su tela plurisecolari.

Al fianco della chiesa si innalza la svettante torre campanaria, anch’essa in mattoni rossi a vista, poggiante su un basamento tronco-piramidale. Lungo il fusto del campanile si aprono diverse coppie di monofore a sesto acuto. Tra il fusto e la cella campanaria si stagliano tre orologi in numeri romani sui lati sud, est e ovest.

Al di sopra della cella campanaria si eleva il tamburo ottagonale in cui si apre una monofora a ogiva per lato. A completare lo sviluppo verticale della struttura è un’elaborata guglia metallica dal profilo sinuoso.

SIDERA Dalle radici alle stelle – venerdì 20 ottobre – EVENTO ANNULLATO

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Evento annullato
SIDERA Dalle radici alle stelle – venerdì 20 ottobre – EVENTO ANNULLATO

Buongiorno a tutti, vi scriviamo per comunicarvi che, a causa del maltempo previsto per venerdì questo, l’evento di osservazione del cielo purtroppo è ANNULLATO.
Vi terremo informati sulla eventuale data in cui la serata verrà recuperata.

Il Barco della Regina Cornér ad Altivole

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Armoniosamente inserito nella placida campagna di Altivole incorniciata a nord dai colli Asolani, a est dai gentili rilievi boscosi del Montello, il Barco della Regina Cornér è l’elemento superstite di un più vasto complesso edilizio realizzato tra i secolo XV e XVI. Il Barco non è accessibile al pubblico.

Con un’estensione di 119 metri, la sezione del Barco sopravvissuta alla prova del tempo consiste in una lineare disposizione di edifici di natura religiosa, agricola, residenziale e amministrativa, raccordati sia a livello architettonico che artistico attraverso un apparato pittorico che ingentilisce gli interni e gli esterni della struttura.

Gli affreschi che nobilitano il Barco generano un’equilibrata sintesi tra natura e architettura, rivelando a distanza di secoli i valori spirituali, il potere politico e la sensibilità culturale di una delle figure più importanti del Rinascimento veneto, Caterina Cornér.

Caterina Cornér

L’infanzia e l’educazione

Caterina Cornér nacque il 25 novembre 1454 nel palazzo di Ca’ Corner di San Cassiano, gioiello di architettura gotica affacciato sul Canal Grande. Questo maestoso palazzo fu ricostruito nel XVIII secolo dall’architetto Domenico Rossi.

Caterina Cornér era figlia di Marco Cornér, nobile veneziano il cui bisnonno paterno (1286 – 1368) suo omonimo, era stato il LIX (59°) doge della Repubblica di Venezia.

Figlia di Nicolò Crispo duca di Naxos e dell’arcipelago delle Cicladi, Fiorenza Crispo, madre di Caterina, era nipote per parte di madre di Giovanni IV Comneno, imperatore di Trebisonda dal 1429 fino al giorno della sua morte, avvenuta il 22 aprile 1459.

Caterina passò i primi anni di vita nel palazzo paterno. A partire dal 1464, la giovane studiò nel monastero medievale di San Benedetto Vecchio, incantevole complesso architettonico incastonato nel cuore di Padova a ridosso del Bacchiglione.

Il matrimonio per procura e l’ascesa al potere

Nel 1468, all’età di quattordici anni, Caterina andò in sposa per interposta persona a Giacomo II di Lusignano, il quale si era autoproclamato re di Cipro dopo aver spodestato nel 1464 la sorellastra Carlotta, legittima erede al trono.

In occasione delle nozze, celebratesi nel 1472 a Famagosta, Caterina fu dichiarata dal Senato veneto “Figlia della Repubblica” e ricevette una dote di 100.000 ducati dallo zio Andrea.

Oltre a favorire gli interessi economici della famiglia Cornaro sull’isola Cipriota, il matrimonio combinato proposto da Andrea Cornér aveva lo scopo di legittimare le mire espansionistiche della Repubblica di Venezia sull’isola di Cipro, punto di riferimento strategico, commerciale e militare su cui si incentravano anche le pretese del sultano d’Egitto, dei turchi, del re di Napoli e dei genovesi, ai quali era stata sottratta l’isola di Famagosta da Giacomo II.

La morte di Giacomo II di Lusignano

La morte del Lusignano, avvenuta in circostanze misteriose tra il 6 e il 7 luglio 1473, portò a una serie di intrighi e dispute che tra il 13 e il 14 novembre 1473 sfociarono in una congiura mirata a esautorare la sovrana e a eliminare i suoi collaboratori. Tra le vittime vi furono anche lo zio Andrea (1419 – 1473) e il nipote di questi, Marco Bembo. Nel febbraio del 1474, la Repubblica di Venezia intervenne militarmente per porre fine alla sedizione e bandì dall’isola tutti i catalani, i siciliani e i napoletani, principali sostenitori dell’opposizione a Caterina, non prima di aver confiscato i loro beni.

Per assicurarsi il controllo diretto sull’isola cipriota, la Signoria decise di affiancare alla Regina di Cipro un provveditore e dei consiglieri. Ad aggravare l’umiliante isolamento a cui Caterina Cornér fu sottoposta fu la tragica scomparsa del suo primo e unico figlio, morto di febbre malarica il 26 agosto di quello stesso anno.

L’abdicazione di Caterina Cornér

Nel 1487, le contese tra il sultano di Costantinopoli e quello del Cairo, unite alle trame ordite da Ferdinando re di Napoli, (il quale aveva tentato di combinare un matrimonio tra un proprio figlio illegittimo e Caterina), si intensificarono al punto che la Repubblica di Venezia costrinse Caterina Cornér ad abdicare.

Il 5 giugno 1489, Caterina Cornér fu accolta a Venezia in modo trionfale. Oltre a mantenere il titolo di regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia, Caterina ricevette l’investitura vitalizia sulla terra e il castello di Asolo e la rendita annua di 8.000 ducati.

Caterina Cornér, regina di Asolo

L’11 ottobre 1489 Caterina Cornér giunse ad Asolo, dove trascorse gran parte della propria vita tra il castello ed il borgo. La regina non trascurò tuttavia la città di Venezia, dove soggiornava nel palazzo di famiglia, né Murano, dove possedeva una sontuosa villa. Durante la stagione estiva, Caterina prediligeva la splendida cornice agreste del Barco di Altivole, espressione tangibile della sensibilità della Regina Cornér per le arti, la cultura e la natura.

La sovrana accolse nelle residenze muranese e veneziana alcune delle più illustri personalità politiche del suo tempo come Isabella d’Este, Eleonora d’Aragona, Pandolfo Malatesta e Beatrice Sforza.

Alla corte di Asolo la Regina si circondò di autorevoli letterati e umanisti come Pietro Bembo (Venezia, 20 maggio 1470 – Roma, 18 gennaio 1547), cardinale, scrittore e poeta autore de gli Asolani. Nella sua opera più celebre, pubblicata nel 1505, Pietro Bembo esaltò la corte di Caterina e la bellezza del Barco come uno dei simboli più rappresentativi del Rinascimento italiano.

Nel 1509, durante la guerra di Cambrai, le truppe dell’Imperatore Massimiliano occuparono la città di Asolo. L’anno successivo, Caterina Cornér si trasferì a Venezia, dove morì nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1510. Le spoglie della regina si trovano nella chiesa di San Salvatore.

La storia del Barco della Regina Cornér

Le origini del Barco della Regina Cornér

Il complesso architettonico, la cui costruzione ebbe inizio nel 1491, si integra sapientemente nel reticolo centuriale del municipio di Asolo (I secolo a.C.), in un territorio fertile e ricco di acque appartenente alla famiglia Cornér dalla metà del quattrocento.

Le indagini stratigrafiche e archeologiche svolte con il patrocinio della fondazione Benetton tra il 1988 e il 1992 hanno individuato tre aree, delimitate da mura, nelle quali si inserivano gli elementi che formavano il complesso rinascimentale.

L’ideazione e la creazione del Barco

La progettazione e costruzione del Barco sono attribuite all’architetto lombardo Francesco Graziolo e al capomastro asolano Pietro Lugato.

L’approvvigionamento idrico della vasta tenuta e dei componenti strutturali del Barco dipendeva da un condotto che attingeva l’acqua da una sorgente di Crespignaga e da un canale della Brentella, diramazione del canale di Caerano già attiva dal 1493.

Architettura e funzionalità del complesso rinascimentale

Una rappresentazione grafica del XVII secolo illustra le funzioni dei tre principali settori del complesso edilizio e della vasta tenuta in cui era inserito.

Adibita a pascolo e a luogo di caccia, l’area più vasta della tenuta si estendeva per cinquanta ettari racchiusi da un perimetro murato di oltre tre km, all’interno del quale si stagliava una torre colombaia. Gli scritti di Antonio Colbertaldo rivelano che durante la bella stagione Caterina Cornér amasse dedicarsi alla caccia in questo luogo ameno, popolato da caprioli, lepri, cervi e conigli e ammantato da una rigogliosa foresta, come illustrato in un disegno del XVII secolo.

Con una superficie di due ettari, il secondo spazio rettangolare era incorniciato da due edifici disposti parallelamente: quello a est, corrispondente alla struttura ancora intatta, e quello a ovest, presumibilmente impiegato per ospitare magazzini e granai. Al centro del giardino sorgeva una fontana i cui giochi d’acqua erano alimentati dalla stessa sofisticata rede idraulica che riforniva anche la fontana della loggia.

Al di sopra dell’ingresso, sul lato sud, si innalzava una svettante torre, come indicato in una mappa del 1716 di Girolamo Tomasoni, mentre quattro torri più basse di elevavano agli angoli della seconda cinta muraria.

Accessibile da tre varchi sul lato meridionale del muro di cinta, il terzo settore, di quasi 5.000 m², era adibito a horto ed era delimitato a nord da una peschiera alimentata dal canale della Brentella.

Procedendo da nord a sud, la struttura sopravvissuta ancora intatta includeva una scuderia, in seguito demolita, un luogo di culto, la Sala accessibile tramite due grandi aperture a tutto sesto nei lati est e ovest, la luminosa Loggia, la Sala “dei Pavoni”, il Salone, la Scala, la sede amministrativa, detta Palajo di officiatura e infine il Quartiere di fanteria, ricostruito a seguito di un incendio del 1979.

L’oratorio

Restaurato nel 1945 a causa di cedimenti strutturali, il luogo di culto a pianta rettangolare è accessibile da una porta architravata sormontata da un arco cieco, ai cui lati si aprono due monofore a tutto sesto. Al di sopra del portale si staglia un’apertura circolare.

Intitolato dal 1805 a S. Caterina d’Alessandria, l’oratorio a pianta rettangolare presenta un’abside a pianta quadrata in cui è inserito un candido altare.

Le pareti meridionale e occidentale dell’oratorio sono decorate da un fregio con coppie di angeli che sorreggono medaglioni con profeti e santi, tra cui si individuano il volto San Giorgio e la testa del drago.

Al di sopra del fregio nella parete sud e nella controfacciata campeggiano altre lunette con immagini di Profeti, la Colomba dello Spirito Santo, la Vergine Maria e l’Angelo dell’Annunciazione.

Esternamente, al di sotto della monofora destra si distinguono le raffigurazioni pittoriche di Giovanni Evangelista e di Francesco d’Assisi, il primo dei quali è riconoscibile per il libro aperto, i lunghi capelli fulgidi e la veste viola, il secondo per la lunga croce e la tonaca monacale di color ocra chiaro.

La Porta o Sala

La semplicità e linearità della struttura si armonizza con la complessità del ricco apparato decorativo che ne ingentilisce la facciata e gli interni.

Inserito in una pregiata cornice architettonica dipinta, il grande arco di accesso è sormontato da un arco trionfale illusorio coronato al suo apice da un putto reggente un cartiglio, in corrispondenza della chiave di volta.

Esternamente, ai lati dell’ingresso, un fregio con arieti e motivi vegetali si frappone tra i riquadri alla base della facciata, ritmati da ottagoni e triangoli policromi, e gli affreschi di San Girolamo Penitente e Apollo e Dafne, rispettivamente in alto a sinistra e in alto a destra, racchiusi da finte colonne corinzie.

Sulla sommità del fronte si articola un fregio con coppie di cavalli alati, le cui code riproducono motivi fitomorfi, rivolti verso medaglioni con volti di profilo. Lo sfondo alterna tonalità viola, verde e rosso.

Il fregio policromo che percorre le pareti interne è nobilitato da motivi vegetali, medaglioni con teste di profilo e finti bassorilievi che ritraggono putti giocosi a cavallo di creature magiche. Di notevole interesse sono i due stemmi del casato dei Cornér, uno cardinalizio con due candide aquile, riferito probabilmente a Giorgio Cornér nipote di Caterina, l’altro ornato da tre leoni rampanti e cinque croci, riferito a Caterina Cornér.

La Loggia

La Loggia è uno degli elementi più rappresentativi e affascinanti del Barco della Regina Cornér. La struttura è scandita sul lato ovest da cinque archi poggianti su colonne e semicolonne corinzie, mentre sul lato est si aprono due eleganti bifore.

Gli esterni sono ingentiliti da finte colonne, tondi e figure alate scudate. lungo il sottotetto si snoda un fregio con cavalli alati e motivi vegetali.

Varcato il maestoso ingresso si può ammirare sulla parete est una cornice architettonica dipinta sulla cui sommità si staglia lo stemma dell’illustre casato con un’aquila imperiale a due teste. Tale decorazione avvolgeva in origine un’elegante fontana.

Le quattro pareti del vano sono percorse da un fregio con delfini, creature marine leggendarie, urne, vasi e motivi fitomorfi su sfondo rosso. Al centro del fregio, sulle pareti est e ovest spiccano gli stemmi comitali dei Cornér. Al centro del fregio a nord si staglia un blasone con bande gialle e verdi.

Al di sotto del fregio di estendono una fascia gialla monocromatica, sostenuta da finte mensole, e un motivo di fasti vegetali.

La Sala dei Pavoni

Articolata su due livelli, la Sala dei Pavoni reca sulla facciata due incantevoli affreschi, purtroppo compromessi dall’usura del tempo, che fiancheggiano la finestra crociata al primo piano. Il riquadro in alto a sinistra ritrae una figura alata e un arciere. Quello in alto a destra raffigura due leoni, una figura femminile e un volto, probabilmente anch’esso femminile.

Il nome della Sala deriva dalle vivaci decorazioni nel vano al primo piano, raffiguranti dei pavoni dal piumaggio sgargiante immersi in uno scenario floreale.

Il Salone

Attualmente inaccessibile, il Salone a pianta rettangolare aveva una funzione agricola e residenziale. Illuminata da quattro finestre crociate, la sala al primo piano includeva due camini. La facciata del Salone è nobilitata da due affreschi raffiguranti due donne senza vestiti, ognuna delle quali con un bambino al proprio fianco. Una delle due figure femminili sembra provenire dalla foresta che si intravede sullo sfondo. Il secondo affresco ritrae un panorama verdeggiante, bucolico, con lepri e conigli.

Superata la Scala, collegamento tra il Salone e l’area più antica della struttura, si individua un altro paesaggio dipinto con una cerva distesa su un prato solcato da un limpido corso d’acqua, cui fanno da sfondo rigogliosi colli alberati, una cinta muraria e delle torri.

Il Palajo di officiatura

Accessibile tramite un portale ad arco ribassato, l’edificio è ornato esternamente da un affresco ambientato in uno scenario marittimo. I protagonisti della composizione sono la splendente figura dorata di un dio nudo, ritratto in piedi su un’onda. In secondo piano si individuano un paggio con un’asta rivolto verso un pescatore e la sua imbarcazione.

Il Quartiere di fanteria

L’unica parte superstite di questa porzione di edificio è la parete est, di cui sono rimasti frammenti di affresco con motivi geometrici. Compromessa irrimediabilmente da un incendio nel 1979, la parte restante dell’edificio è stata completamente ricostruita.

Caratterizzata da un soffitto più basso rispetto al resto del complesso edilizio, la fanteria si trova all’estremità sud del complesso e presenta due grandi aperture ad arco ribassato.