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Cosa fare a Galliera Veneta in provincia di Padova: 3 idee

Scopri cosa fare a Galliera Veneta: il parco di Villa Cappello, la chiesa parrocchiale, la festa di Santa Maria Maddalena e San Giacomo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Galliera Veneta?

Il comune di Galliera Veneta confina a nord con Rossano Veneto, a sud con Tombolo, a est e a sud est con San Martino di Lupari, a ovest e a sud ovest con Cittadella.

Il parco di Villa Cappello

Situato in Via Roma, 188-190, il parco di Villa Imperiale è pervaso da un’atmosfera al tempo stesso fiabesca e regale. Incastonato nel placido scenario agreste della pianura dell’alta padovana, il vasto polmone è attraversato da un sinuoso reticolo di candidi sentieri che serpeggiano tra imponenti alberi secolari in una dimensione incantata e sospesa nel tempo.

Tra le numerose specie arboree che popolano l’antica oasi troverete floridi esemplari di palme, cedri, abeti, faggi, ontani, platani, querce, ippocastani, ailanti, conosciuti anche come alberi del paradiso, aceri, carpini, magnolie, pruni, pini marittimi, olmi, esemplari di Sophora del Giappone e salici piangenti dalle dense fronde riverse su limpidi specchi d’acqua in cui le anatre sguazzano vivaci.

Ideatore del giardino romantico di Villa Galvagna Giol a Fontanelle (TV), Francesco Bagnara fu incaricato di ampliare ed ingentilire il maestoso parco con isolotti artificiali e peschiere.

Costellata di statue, solcata da gelidi ruscelli collegati da graziosi ponticelli e adornata da spettacolari fontane zampillanti, la favolosa area verde di Villa Cappello è una meta ideale per chi si chiede cosa fare a Galliera Veneta ed è alla ricerca di un luogo silenzioso in cui contemplare il mutevole e sgargiante sipario vegetale i cui colori affascinano e rapiscono in ogni stagione, dalle tonalità brillanti del periodo primaverile ed estivo alle sfumature calde e dorate del fogliare autunnale che nella stagione invernale lasciano spazio ad un fitto groviglio di scuri rami innevati.

La Chiesa di Santa Maria Maddalena

Situata in Via Marconi, 5, la possente mole della chieda neoclassica si distingue per una facciata verticalmente tripartita da due coppie di paraste corinzie, poggianti su alti basamenti, che incorniciano due nicchie in cui sono inserite le statue di San Giovanni Battista e di San Giacomo il Maggiore. A concludere lo sviluppo verticale della struttura sono l’architrave, il fregio ed il frontone triangolare ornato da un elegante motivo a dentelli.

Accessibile tramite un grande portone timpanato sormontato da una lunetta semicircolare, la chiesa presenta un’aula unica con un pavimento a scacchiera bianco e rosso. L’abside custodisce un elaborato organo a canne ed un grandioso altare marmoreo affiancato dalle sculture di due angeli di pietra dalle ali spiegate. Sospeso al di sopra del tabernacolo, nel quale è racchiusa una brillante croce metallica, si staglia uno capocielo dorato decorato con motivi floreali di pregiata fattura.

Le pareti dell’edificio sono impreziosite da opere pittoriche raffiguranti la crocifissione di San Domenico, di San Rocco e scene della vita di Cristo, come la nascita di Gesù ed il battesimo di Gesù nelle acque del Giordano.

La festa di Santa Maria Maddalena e San Giacomo

I gironi dedicati a Santa Maria Maddalena e San Giacomo sono rispettivamente il 22 e il 25 luglio anche se la celebrazione in loro onore non sempre coincide con questa data. Nel 2022 la festa si è svolta dal 15 al 19 luglio.

Occasione consigliata per le buone forchette, l’evento prevede una grande area di ristorazione con un vasto assortimento di pietanze a base di pesce nonché gustosi panini e appetitose alette di pollo da assaporare con freddi boccali di birra ideali per combattere la calura estiva. La sagra di paese offrirà inoltre serate danzanti con celebri orchestre, gruppi jazz e coinvolgenti ritmi latino americani.

Se vi chiedete cosa fare a Galliera Veneta e desiderate trascorrere la bella stagione all’insegna di musica dal vivo e tipicità gastronomiche di prima scelta, partecipare alla festa di Santa Maria Maddalena e San Giacomo potrebbe fare proprio al caso vostro!

Cosa fare a Foza in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Foza: il raduno dei mezzi agricoli e forestali, la parrocchia di Santa Maria Assunta, Monte Badenecche. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Foza?

Il comune di Foza confina a nord e a est con Enego, a sud est con Valbrenta, a sud ovest con Asiago, a ovest con Gallio.

Il raduno dei mezzi agricoli e forestali

Uno degli eventi più amati e attesi nel comune, il raduno dei mezzi agricoli e forestali si tiene ogni anno tra i mesi di luglio e agosto. L’edizione 2022 si è svolta il 31 luglio.

A dare il via alla manifestazione sarà l’aperitivo nella piazza principale del paese di fronte alla splendida chiesa di Santa Maria Assunta. Oltre alle sfilate dei trattori, sia d’epoca che moderni, le precedenti edizioni hanno previso attività ludiche per i più piccoli che includevano grandi giochi gonfiabili, esibizioni di esperti artigiani capaci di intagliare il legno usando delle motoseghe per creare sculture originali, spettacoli di musica dal vivo e persino giri in elicottero per godere di vedute ad ampio raggio dell’altipiano dei sette comuni.

Se vi chiedete cosa fare a Foza e desiderate trascorrere la stagione estiva in modo divertente in una tranquilla cittadina incastonata dalle Prealpi Vicentine, partecipare a questo evento potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito alla ricorrenza si consiglia di visitare la pagina Facebook FOZA -Raduno dei mezzi Agricoli e Forestali-.

La parrocchia di Santa Maria Assunta

Erta nel cuore storico del paese, la candida chiesa si distingue per un’elegante facciata a doppio spiovente verticalmente tripartita da quattro lesene raccordate da archetti pensili che assecondano il profilo degli spioventi.

Entrambi realizzati con blocchi di granito bianco, il possente luogo di culto romanico ed il campanile a base quadrata che si innalza al suo fianco ricordano le architetture della città incantata di Minas Tirith, frutto della fantasia dell’autore e linguista britannico J. R. R. Tolkien.

Accessibile tramite un elegante portone strombato sormontato da una lunetta dorata con una raffigurazione sacra, il luogo di culto è internamente diviso in tre navate scandite da ampie arcate a tutto sesto, in marmo bianco e rosso, sorrette da colonne.

Sovrastata da un soffitto ligneo a cassettoni, l’aula centrale è illuminata da monofore e dalla bifora che si apre al di sopra del portale d’accesso. Il presbiterio è ingentilito da una rappresentazione pittorica dell’assunzione di Maria in cielo.

Di fronte alla figura della Madonna, immersa nella luminosa volta celeste e affiancata da cherubini e angeli in preghiera, si staglia un elaborato crocifisso ligneo.

Se vi chiedete cosa fare a Foza, la chiesa di Santa Maria Assunta è uno dei più significativi punti di riferimento spirituali e culturali del comune.

Monte Badenecche

Situato a meno di 15 km dal centro di Asiago, il comune di Foza è circondato dalle maestose vette boscose del monte Lisser a nord est, di Castelgonberto, Monte Fior e Monte Ortigara a nord ovest, a sud di Monte Pubel, la cui vetta sovrasta la sinuosa via della Calà del sasso, a sud ovest del col Carpenedi.

Come indicato da diversi bollettini di guerra risalenti al novembre e al dicembre del 1917, il monte Badenecche è stato teatro di feroci scontri tra il Regio esercito e le truppe austro-ungariche.

Dopo aver raso al suolo Asiago e conquistate le vette di Monte Fior e Monte Miela, l’obiettivo del generale Franz Conrad von Hötzendorf era di occupare le Melette di Foza e le Melette di Gallio. Dopo martellanti bombardamenti e aspri scontri i soldati italiani furono costretti a cedere terreno dalle posizioni comprese tra Monte Tondarecar e Monte Badenecche.

Se vi chiedete cosa fare a Foza, questo incantevole comune è punto di partenza di spettacolari itinerari storico naturalistici legati ad alcuni degli momenti più rilevanti della storia del nostro paese.

Cosa fare a Gallio in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Gallio: la fiera di San Bartolomeo, il sentiero del silenzio, il percorso forestale Val di Nos. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Gallio?

Il comune di Gallio confina a nord, a ovest e a sud con Asiago, a nord est con Enego, a est con Foza.

La fiera di San Bartolomeo

La festa si svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, il 24 di agosto, giorno dedicato al Santo Patrono secondo il calendario liturgico.

Una delle raffigurazioni più iconiche dell’apostolo martire vissuto in Galilea nel I secolo è presente nell’affresco del Giudizio Universale realizzato da Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina. L’opera raffigura il santo nell’atto di impugnare nella mano sinistra la propria pelle (il cui volto coincide però con quello dell’artista) nell’altra il coltello con il quale era stato scuoiato.

La celebrazione concilia la solennità delle cerimonie in onore del santo, nella chiesa parrocchiale neoclassica, con il clima gioviale e allegro di una vivace ricorrenza popolare all’insegna di ricette goderecce di un territorio rinomato per la qualità dei suoi salumi, formaggi nonché tartufi, patate e funghi porcini, chiodini, ovoli e finferli che nell’altopiano di Asiago trovano l’ambiente ideale in cui crescere rigogliosi.

Ad animare ulteriormente la sagra vi saranno espositori allestiti nel cuore storico del paese nei quali troverete, oltre ai prodotti genuini del territorio, un’ampia gamma di prelibatezze dolciarie e capi d’abbigliamento.

Punto di partenza per numerose escursioni, il centro di Gallio è armoniosamente inserito tra ameni pendii soleggiati delimitati dalla grandiosa mole boscosa dei monti Ortigara, Corno, Sisemol, Lisser e Campomolon, spettacolari mete naturalistiche in cui si sono consumati alcuni dei più tragici avvenimenti del Novecento.

Se vi chiedete cosa fare a Gallio e desiderate godervi la bella stagione nella cornice di un incantevole paese montano immerso in una brillante pianura incorniciata dalle Prealpi vicentine, partecipare alla fiera di San Bartolomeo potrebbe fare proprio al caso vostro!

Il sentiero del silenzio

Per raggiungere il rifugio Campomuletto potete lasciare l’auto nel parcheggio Campomulo. Procedete verso nord lungo la sinuosa strada asfaltata che serpeggia tra i tondeggianti rilievi erbosi ammantati di abeti, larici e pini. Giunti al bivio, imboccate il candido itinerario alla vostra destra come indicato dai segnali per il sentiero silenzioso ed il rifugio Campomuletto.

L’atmosfera fiabesca della sconfinata foresta, dove sottili raggi solari fendono la densa coltre di fronde pungenti da cui proviene il lontano cinguettio di pettirossi, pernici e cincia mora, rendono difficile immaginare che questi luoghi incontaminati siano stati teatro di alcuni dei più aspri combattimenti del primo conflitto mondiale: la battaglia degli altipiani, combattuta dal 15 maggio al 27 luglio 1916.

Il generale Erich von Falkenhayn aveva fatto costruite, su un fronte di circa trenta km, sette roccaforti tra gli altopiani di Lavarone e Folgaria. Il piano austro ungarico prevedeva di sfondare la linea di difesa della Valdastico e della Vallarsa per poi dilagare in direzione di Vicenza.

Perse le posizioni nella Val Terragnolo, nell’altopiano di Tonezza e ceduto il Col Santo, gli italiani organizzarono dal Pasubio a Coni Zugna la linea di difesa della Vallarsa. Il conflitto si sposò quindi verso est, ad Asiago.

I martellanti bombardamenti sulla linea del colle Costesin e del Marcai costrinsero i soldati italiani a ritirarsi a sud di Campolongo e Verena.

Il Regio esercito perse il monte Cimone, Arsiero e Asiago vennero ridotte in macerie. Caddero Forte Corbin e le postazioni sul monte Cengio.

L’ardua resistenza italiana e la necessità dell’esercito imperiale di trasferire parte delle proprie forze sul fronte orientale per contrastare l’offensiva Brusilov, attenuarono l’impeto austroungarico e portarono alla conclusione della spedizione punitiva.

A commemorare i drammatici avvenimenti, il percorso è costellato di opere d’arte dal profondo valore evocativo: una candida colomba intrappolata in un blocco di pietra si intravede tra le assi di castagno disposte orizzontalmente a formare una prigione avvolta da faggi e abeti. Scure mani bronzee emergono dal terreno, alcune aperte e tese verso il cielo, altre impugnano fiori o fogli arrotolati. Un’altra installazione è formata da lastre di metallo in cui sono incise le lettere dei soldati alle loro famiglie. Sagome arrugginite di uomini di sposti in cerchio dai corpi feriti, divelti, sventrati. Ordinate schiere di elmetti tra cui si confondono scuri teschi.

Il cammino ad anello conduce ad una stele, circondata da enormi massi bianchi, che ricorda il monolite del film Odissea nello Spazio. Queste sono alcune delle opere disseminate nell’immensa foresta.

Se vi chiedete cosa fare a Gallio, il sentiero del silenzio è un suggestivo itinerario sensoriale che invita alla contemplazione di alcuni dei più significativi capitoli di quello che Eric Hobsbawm definì il secolo breve.

Percorso forestale Val di Nos

Situato in Via Ragazzi del Duemila, il percorso forestale Val di Nos è una piacevole escursione pedagogica che si addentra nel lussureggiante patrimonio arboreo di abeti, larici, pini, faggi, frassini e querce popolate di scoiattoli, gufi, fringuelli, pettirossi, volpi e caprioli, ma anche di salamandre, arvicole e talpe, più sfuggenti, nascoste nel terreno e nel folto sottobosco.

Il florido e delicato ecosistema cinge una splendida radura in cui si trovano tavoli in legno e aree attrezzate per fare grigliate.

Cosa fare a Roana in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Roana in provincia di Vicenza: la festa del formaggio, itinerario Selvart, il laghetto di Roana, Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Roana?

Il comune di Roana confina a nord con Asiago, a sud est con Caltrano, a sud ovest con Cogollo del Cengio, a est con Asiago, a ovest con Rotzo, Valdastico e Cogollo del Cengio.

La sagra del Formaggio

La Keese Fest si svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, nel mese di agosto. L’edizione 2022 si è svolta domenica 21 agosto.

La tanto attesa manifestazione popolare ha luogo in Piazza Santa Giustina in corrispondenza dell’imponente mole neoclassica della chiesa parrocchiale e della monumentale torre campanaria che si innalza al suo fianco, realizzata in blocchi di candida pietra e coronata da una svettante cuspide ottagonale.

Oltre allo squisito menù a base di formaggi e salumi dell’altipiano di Asiago da assaporare con calici di vino e boccali di birra, l’evento prevede interessanti iniziative culturali intese a tutelare e divulgare l’antica lingua e la cultura cimbra, nonché percorsi volti a illustrare il delicato processo di caseificazione che da generazioni consente di realizzare specialità di formaggio di prima scelta, prodotte con latte vaccino la cui eccezionale qualità è frutto della mitezza del clima e dei fertili e brillanti pascoli dell’Altopiano dei sette comuni.

Se vi chiedete cosa fare a Roana e desiderate trascorrere la bella stagione nella stupenda cornice del soleggiato altopiano esteso nelle provincie di Trento, Vicenza, Padova e Treviso, partecipare alla Keese Fest potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito al programma e alle date del prossimo appuntamento si consiglia di visitare la pagina Facebook Proloco Roana.

Se non sapete resistere alle qualità casearie che rendono la gastronomia vicentina così ricca e variegata, potrebbe interessarvi partecipare alla festa del formaggio di Nogarole Vicentino che nel 2023 si svolgerà dal 5 al 7 maggio.

Itinerario Selvart

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio gratuito in Via Parnoli, in corrispondenza del laghetto di Roana.

Il sentiero ad anello, ben segnalato, si snoda per circa 3 km nelle spettacolari alture alberate che incorniciano l’altipiano dei sette comuni. Il sentiero si inoltra nella densa vegetazione di faggi, abeti bianchi, larici, betulle e aceri montani le cui lussureggianti fronde sovrastano trenta opere che di scultori provenienti da ogni parte del mondo.

Enormi denti di leone svettanti tra le felci, volti contemplativi fluttuanti, sospesi sulle rocce velate di muschio, altri esasperati, dalla bocca spalancata in un urlo, la testa di un toro mugolante, forse sofferente, avvolta dalle betulle, mani protese verso il cielo, altre ancorate ai tronchi e alla terra, picchi silenziosi, sgargianti pennuti appollaiati su ceppi di legno, graziosi orsetti a guardia del bosco, nodosi intrichi di rami assemblati a formare il sinuoso profilo di un cervo dal portamento fiero e regale, altalene, capanne, creature che ricordano ragni dalle lunghe zampe sottili. Queste sono solo alcune delle opere che costellano questa misteriosa oasi di pace incastonata tra ameni rilievi montuosi.

Se vi chiedete cosa fare a Roana e siete alla ricerca di un’atmosfera fiabesca in cui creatività e natura si fondono in modo armonioso, l’itinerario Selvart è un percorso certamente consigliato.

Se apprezzate le opere di Martalar, forse potrebbe interessarvi intraprendere il sentiero Ape Regina con partenza dalla chiesa parrocchiale di San Pietro Mussolino, a circa 65 km di distanza (un ora e mezza in macchina). Alla fine del piacevole percorso potrete ammirare una splendida scultura del grande artista.

Il laghetto di Roana

Il parcheggio gratuito più vicino al laghetto è in Via Parnoli. Alti due parcheggi, uno presso la Baita Laghetto, l’altro in Via Laghetto, 69, sono invece a pagamento.

Punto di partenza per divertenti escursioni, l’incantevole specchio d’acqua è delimitato a sud da un vasto prato per riposarsi prendere il sole. L’area permette inoltre di noleggiare pedalò e di esplorare l’Acropark, parco attrezzato di pareti artificiali per fare scalata sulla roccia, zipline e ponti tibetani per avventurarsi tra maestosi larici e abeti ed ammirare la natura da prospettive vertiginose.

Cosa fare a Rotzo in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Rotzo: la caverna del Sieson, la festa della patata, le cascate del Pach. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Rotzo?

Il comune di Rotzo confina a nord con Levico Terme, a nord est con Asiago, a sud con Roana, a sud ovest con Valdastico, a est con Roana, a ovest con Luserna e Valdastico.

La caverna del Sieson

Per raggiungere la caverna del Sieson potete lasciare l’auto in corrispondenza del centro fondo Campolongo nell’omonima località in Via Verenetta (45.8972413088705, 11.393330311792202). Il visitatore è immerso nella sconfinata estensione erbosa dell’altipiano soleggiato cinto dalla folta vegetazione di pini e abeti simile ad una svettante cortina muraria di gigantesche chiome pungenti.

Se vi chiedete cosa fare a Rotzo, la Caverna del Sieson è una splendida meta naturalistica facilmente raggiungibile attraverso un piacevole tracciato immerso nel verde.

Il breve sentiero procede a sud inoltrandosi nella densa formazione boschiva tra grandi massi velati di muschio fino a condurre alla spettacolare voragine le cui vertiginose prospettive destano al tempo stesso incanto e orrore.

Meta ambita per speleologi e scalatori esperti, l’abissale ventre carsico custodisce un’antica cascata di ghiaccio coperta dell’enorme cupola di roccia dalla cui sommità filtrano tenui raggi di luce.

Formatisi nel silenzio delle fredde e buie fenditure del profondo antro, fini cristalli di ghiaccio rivelano ai bagliori delle torce elettriche le rigorose geometrie di una foresta di cristalli aghiformi, prismi esagonali, colonne e dendriti stellari.

La festa della patata

La festa della patata si svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, nel mese di agosto. L’edizione 2022 si è svolta da venerdì 26 a domenica 28 agosto.

L’evento folcloristico concilia le sentite cerimonie liturgiche della santa messa con il clima gioviale di una celebrazione popolare all’insegna di musica dal vivo e squisite ricette locali. Piatto forte dell’evento sono appunto gli gnocchi di patate, da assaporare con calici di vino e boccali di birra ideali per combattere la calura estiva.

Il ricco programma include inoltre serate danzanti con spettacoli di orchestre e di gruppi tributo che riprodurranno intramontabili successi rock. Ci saranno anche esibizioni di prestigiatori, attività ludiche per i più piccoli nonché numerosi espositori con manufatti tradizionali.

Se vi chiedete cosa fare a Rotzo e desiderate trascorrere la bella stagione nell’atmosfera spensierata di una vivace manifestazione paesana che valorizza prodotti genuini coltivati in una valle fertile incorniciata dalle pendici boscose delle Prealpi Vicentine, partecipare alla festa della patata è un’esperienza certamente consigliata.

Per maggiori informazioni in merito alle date e al programma del prossimo appuntamento della sagra si consiglia di visitare le pagine Facebook Pro Loco Rotzo e Festa della Patata Di Rotzo.

Le cascate del Pach

Il parcheggio gratuito più vicino alle cascate di Pach si trova di fronte al municipio in Via Roma, 49. Lasciate il municipio alla vostra destra e procedete a sud ovest in Via Roma fino ad arrivare al monumento dell’alpino.

Dal monumento imboccate Via Sabaus, poi svoltate a sinistra. Dopo pochi passi girate a destra nella stradina sterrata in cui si trova il tabellone informativo per il sentiero delle Cenge.

Il percorso prevede una discesa scoscesa e scivolosa, molto pericolosa per chi non presta la massima attenzione. La fatica dell’escursione è ripagata dal formidabile scenario di un fragoroso salto d’acqua grondante da aspre e umide pareti rocciose velate di muschio, ammantate di vegetazione rampicante e ombreggiate da faggi lussureggianti, per poi gettarsi in un buia pozza di acqua gelida.

Se non sapete resistere al fascino di laghetti cristallini e cascate impetuose, la provincia di Vicenza è ricca di luoghi simili alle stupende cascate del Pach. Alcuni esempi sono le cascate di Arsiero, a 16 km di distanza, il gorgo di Casotto e il Gorgo Santo a Pedemonte, a 18 km di distanza, la cascata della Civetta a Lastebasse, a 25,3 km di distanza, la montagna spaccata a Recoaro Terme, a circa 51,1 km di distanza, le cascate dei Papalini e di Campodalbero a Crespadoro, a circa 65 km di distanza.

Cosa fare a Valdastico in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Valdastico: la ferrata Anelli delle Anguane, la sagra di San Pietro, la parrocchia di San Pietro. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Valdastico?

Il comune di Valdastico confina a nord con Luserna e Pedemonte, a sud est con Cogollo del Cengio, a sud ovest con Arsiero, a est con Rotzo, Roana e Cogollo del Cengio, a ovest con Lastebasse e Tonezza del Cimone.

La ferrata Anelli delle Anguane

Per intraprendere la Via ferrata delle Anguane potete lasciare l’auto in Piazza Roma di fronte alla chiesa di San Pietro, oppure più a sud nel vicino parcheggio in corrispondenza del municipio in Via Carlo Alberto.

Lasciate la facciata della chiesa parrocchiale alla vostra sinistra e procedete verso nord lungo Via Regina Margherita fino a trovare, alla vostra destra, la Via Ferrata – Anelli delle Anguane, dove troverete un tabellone con una mappa dettagliata in cui sono indicati i diversi percorsi divisi per difficoltà in base ai colori bianco, verde, azzurro, rosso e nero.

Meta ideale per gli amanti della scalata sulla roccia, le ferrata delle Anguane ed il ponte tibetano regalano agli scalatori vedute spettacolari delle Valle alberata solcata dal fiume Astico e del pittoresco abitato di San Pietro che da questa prospettiva sembra un pugno di minuscole casette in miniatura immerse nel verde.

La sagra di San Pietro

Il giorno dedicato alla commemorazione di Simon Pietro, apostolo vissuto nel I secolo, è il 29 di giungo anche se la celebrazione in suo onore non coincide sempre con questa data. L’edizione 2022 della sagra si è svolta da sabato 6 a lunedì 15 agosto.

Occasione consigliata per le buone forchette, il ricco menù dell’evento prevede sia succulente portate di carne e polenta alla griglia, sia piatti della tradizione magiara come il gulash (gulyás in ungherese), saporito stufato di carne di vitello con cipolle, pomodoro, patate, peperoni e carote speziato con paprica, cumino, sale e pepe.

Il programma prevede inoltre serate danzanti, musica dal vivo e attività ludiche per i più piccoli.

Per essere sempre aggiornati in merito ai prossimi appuntamenti si consiglia di visitare la pagina Facebook Pro Loco S. Pietro Valdastico.

Se vi chiedete cosa fare a Valdastico e desiderate immergervi nel clima allegro e spensierato di una ricorrenza folclorica all’insegna di calici di vino, specialità birraie e squisiti piatti tipici di un’incantevole paesino incastonato nelle pendici boscose delle piccole Dolomiti, partecipare alla sagra di San Pietro sarà un’esperienza più che piacevole!

La parrocchia di San Pietro

Situata in Piazza Roma, 18, la chiesa parrocchiale troneggia nella storica località di San Pietro, racchiusa dal serpeggiante corso dell’Astico e da impervie pareti rocciose tanto ambite dagli esperti scalatori.

La candida mole del luogo di culto neoclassico è caratterizzata da una facciata a doppio spiovente verticalmente tripartita da due coppie di imponenti lesene scanalate di ordine ionico, sopra le quali si stagliano l’architrave, il fregio, recante l’incisione: “DEO OPTIMO MAXIMO IN HONOREM S. PETRI AP” ed il frontone triangolare dentellato coronato da una croce metallica.

Sormontato da un timpano ricurvo sorretto da mensole, il massiccio portale ligneo è sovrastato dalla statua del Santo Patrono, il cui volto coincide con il centro di un grande rosone di vetro inscritto in un arco a tutto sesto.

Il basamento della scultura poggia sulla cornice che separa il registro inferiore, ornato da bugne, da quello superiore, ingentilito da eleganti specchiature.

Internamente la chiesa presenta un’unica aula ritmata da lesene ioniche dai riflessi dorati che incorniciano i due confessionali e altrettanti altari marmorei inseriti nelle nicchie laterali con arcate a tutto sesto.

Al di sotto dell’abside, decorato con una rappresentazione della volta celeste, è collocato l’altare maggiore in marmi policromi, al centro del quale emerge un pregiato tabernacolo sormontato da una cupola esagonale e affiancato da angeli in preghiera.

Erto al fianco del luogo di culto, il campanile reca nella cella campanaria quattro bifore ed è concluso da una raffinata cuspide a bulbo poggiante su un tamburo ottagonale.

Se vi chiedete cosa fare a Valdastico, la chiesa di San Pietro custodisce un’inestimabile patrimonio di arte sacra, punto di riferimento tra i più importanti a livello spirituale e culturale del territorio.

Cosa fare a Pedemonte in provincia di Vicenza: 4 idee

Scopri cosa fare a Pedemonte: la sagra del gnocco, il gorgo di Casotto e il Gorgo Santo, la chiesa di Santa Maria Assunta. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Pedemonte?

Il comune di Pedemonte confina a nord est con Luserna, a ovest e a nord ovest con Lavarone, a est e a sud est con Valdastico, a sud ovest con Lastebasse.

La sagra del gnocco

Tranne rare eccezioni, la sagra del gnocco si tiene ogni anno a metà agosto. Nel 2022 la festa si è svolta domenica 14 e lunedì 15 agosto nella località di Brancafora.

Alla solennità della cerimonia liturgica per commemorare l’Assunzione di Maria, la tradizionale ricorrenza associa l’atmosfera gioviale e spensierata di una celebrazione popolare d’altri tempi all’insegna delle tipicità culinarie del territorio. Oltre agli gnocchi al ragù, prelibato piatto forte dell’evento, il ricco menù include squisite braciole, salsicce e fette di polenta alla griglia da assaporare con freddi boccali di birra ideali per combattere la calura estiva.

Il programma prevede inoltre partite di calcetto e di pallavolo, giochi gonfiabili colorati per il divertimento di grandi e piccoli, esibizioni di gruppi tributo e DJ, danze folcloristiche e mostre d’auto d’epoca.

Se vi chiedete cosa fare a Pedemonte e desiderate trascorrere la bella stagione tra musica dal vivo, sport all’aria aperta e specialità da far venire l’acquolina in bocca, nella cornice di una valle soleggiata incastonata nelle Prealpi vicentine, partecipare alla sagra del gnocco potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per rimanere aggiornati in merito al prossimo appuntamento si consiglia di visitare la pagina Facebook Comitato Ciechi – Brancafora.

Il Gorgo di Casotto e il Gorgo Santo

Per raggiungere il Gorgo potete lasciare l’auto nel parcheggio del campo da Calcio di fronte all’istituto delle suore francescane elisabettine in Via Vittorio Emanuele, 10. Procedete verso sud est lungo Via Cesare Battisti per circa 450 metri, dopodiché attraversate il ponte in Via Dogana e imboccate il sentiero alberato alla vostra sinistra che conduce al misterioso e spettacolare bacino idrico.

Agli occhi del visitatore si svela lo scenario di un gelido specchio d’acqua increspato da una bianca cascata che si getta da scoscese pareti rocciose velate di muschio. Avvolta dalle dense chiome di faggi e salici bianchi, la fonte cristallina si distingue per brillanti tonalità che vanno dal celeste, al verde smeraldo, al blu scuro.

Se vi chiedete cosa fare a Pedemonte, il gorgo di Casotto è una serena oasi di pace immersa nel verde ideale prendere il sole e lasciarsi cullare dal suono rilassante di un’antica cascata. Se vi affascinano località simili a questa, la cascata della Civetta di Lastebasse si trova a circa 7 km di distanza da Casotto, la Montagna Spaccata a Recoaro Terme si trova a 45 minuti in macchina (44 km) mentre la cascata dei Papalini a Crespadoro si trova a un’ora e venti minuti di distanza.

Il gorgo Santo

Incastonato nelle pendici delle Prealpi Vicentine, il gorgo del Santo si trova a pochi passi dal parcheggio in Via Posta (45.9065732067198, 11.313598101508665). Procedete a nord in Via Posta, attraversate il ponte sul fiume Astico, svoltate a destra in Via Scalzeri, poi subito a sinistra tra due casette nella stradina che conduce alla vicina meta.

Da una buia fenditura sul fianco del monte, in parte nascosta da un sipario di vegetazione rampicante, un vivace ruscello si getta in una tersa voragine su cui si riflettono le fronde di un tasso.

La chiesa di Santa Maria Assunta

Situata in Via Brancafora, 23, la chiesa di Santa Maria Assunta è uno dei più significativi punti di riferimento religiosi e culturali del comune. Caratterizzato da un’elegante facciata a doppio spiovente, il candido luogo di culto è accessibile tramite un portone ligneo architravato sopra il quale si staglia un’apertura circolare.

Il portale è affiancato da ampie specchiature rettangolari che, raccordate dal grande arco a tutto sesto in cui è inscritto il rosone, riproducono il profilo di una serliana.

A coronare la struttura è il frontone triangolare nel quale, al centro del timpano, cinque aperture formano una croce greca con al centro un piccolo oculo.

La chiesa presenta una navata unica illuminata dal rosone, dalle lunette laterali e dalle monofore del presbiterio. Elementi di notevole pregio sono il pulpito, decorato con marmo verde e cornici dorate, un elaborato crocifisso ligneo posto sull’altare maggiore e una raffinata decorazione pittorica nella volta dell’abside, raffigurante l’Assunzione della Madonna in cielo. La composizione ritrae Maria con una veste bianca e blu, circondata da angeli e cherubini immersi in una splendente coltre di nubi incorniciata dai quattro evangelisti riconoscibili per i simboli del bue (Luca), dell’aquila (Giovanni), del Leone (Marco) e dell’angelo (Matteo).

Cosa fare a Lastebasse in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Lastebasse: la cascata della Civetta, la chiesa di San Marco Evangelista, Lastebasse in festa. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Lastebasse?

Il comune di Lastebasse confina a nord est con Pedemonte, a nord ovest con Lavarone, a sud con Arsiero, a sud est con Tonezza del Cimone, a ovest e a sud ovest con Folgaria.

La cascata della Civetta

Per raggiungere la cascata della Civetta potete lasciare l’auto in Via Giaconi (45.9149819458726, 11.276330380330316) in corrispondenza di un gruppetto di case di fronte al ponte sul fiume Astico in Via Carotte. Tenendo la sinistra passate dietro il grande edificio a quattro piani della Trattoria Speranza, dopodiché imboccate il sentiero che attraversa graziosi declivi terrazzati, delimitati da candidi muretti a secco, fino ad arrivare allo splendido sito naturalistico.

Il suono scrosciante dello spettacolare salto d’acqua si riverbera sulle fronde dei carpini, abeti, faggi e larici che ammantano gli erbosi rilievi tondeggiati facendosi via via più intenso con l’avvicinarsi alle scoscese pareti montuose da cui precipita il corso della Civetta.

Il torrente si dirama in una serie di limpidi rigagnoli che, assecondando le aspre pendenze rocciose, sfociano in piccole pozze velate di muschio per poi confluire nella bianca e spumosa cascata che si getta nel più ampio specchio d’acqua dai brillanti riflessi verde smeraldo.

Se vi chiedete cosa fare a Lastebasse, il breve e piacevole itinerario conduce ad un gioiello immerso nella lussureggiante vegetazione arborea in una dimensione primordiale e sospesa nel tempo, paragonabile, per le spettacolari prospettive che regala ai suoi visitatori, alla Montagna Spaccata e alla cascata dei Papalini, situate rispettivamente a Recoaro Terme e a Crespadoro.

La chiesa di San Marco Evangelista

Situata in Via Roma presso l’ufficio postale, il luogo di culto si affaccia su un parco giochi disseminato di aceri. Distinta da una semplice facciata a doppio spiovente, la chiesa è accessibile tramite un portale ligneo strombato sormontato da una lunetta raffigurante, su uno sfondo dorato, Gesù Cristo con indosso una veste rossa e blu, colori simboleggianti la natura divina e la volta celeste.

Al di sopra del portone si apre il rosone con una forma lobata ad otto petali, affianco al quale si stagliano due alte monofore coronate da un motivo ad archetti pensili.

Sovrastata dalla grandiosa mole delle piccole dolomiti che delimitano la Val Civetta al confine con la provincia autonoma di Trento, la chiesa presenta un’unica aula con un elaborato soffitto a cassettoni, ritmata da arcate a tutto sesto che incorniciano gli altari laterali.

Illuminata da monofore con sgargianti verti piombati, l’abside semicircolare è ingentilita da opere pittoriche tra cui emerge una rappresentazione di Gesù in un ameno scenario bucolico.

Erto al fianco del luogo di culto svetta l’imponente campanile a base quadrata, ornato da lesene raccordate da archetti ciechi e recante, nella cella campanaria, delle eleganti bifore.

Lastebasse in festa

Lastebasse in festa di svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, nel mese di agosto. L’edizione 2022 si è svolta sabato 6 agosto e domenica 7 agosto.

Appuntamento consigliato per le buone forchette, il menù prevede pietanze goderecce che includono panini ricchi di affettati, polenta e spezzatino e squisite luganeghe alla griglia, da assaporare con boccali di birra ideali per combattere la calura estiva. Ad animare la ricorrenza popolare vi saranno anche esibizioni DJ, gruppi tributo per rivivere intramontabili successi rock and roll e divertenti partite di tombola che coinvolgono l’intera comunità.

Se vi chiedete cosa fare a Lastebasse e desiderate trascorrere la stagione estiva all’insegna di musica dal vivo, danze folcloristiche e specialità gastronomiche da far venire l’acquolina in bocca nella cornice di un incantevole e appartato paesino di montagna incastonato nelle piccole dolomiti, partecipare a questo allegro evento estivo potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per essere sempre aggiornati in merito al programma dell’evento si consiglia di visitare la pagina Facebook Le contrade – Associazione culturale di Pedemonte.

Cosa fare a Tonezza del Cimone in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Tonezza del Cimone: il sentiero Excalibur, la festa del Bisele, il bosco delle meraviglie. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Tonezza del Cimone?

Il comune di Tonezza del Cimone confina a nord est con Valdastico, a nord ovest con Lastebasse e Arsiero, a sud con Arsiero, a est con Valdastico e Arsiero, a ovest con Arsiero.

Il sentiero Excalibur

Il punto di partenza dell’escursione di 3 km è il parcheggio gratuito di fronte a Baita Pontara in contrada Sella, nella sconfinata estensione erbosa dell’altopiano di Tonezza costellata di abeti, larici, noci, aceri, roveri, olmi, carpini e ontani.

Imboccate il sentiero segnalato da un pannello didascalico posto al fianco della baita. Inizialmente in lieve salita, il tracciato solca la vallata brillante al sole disseminata di maestose chiome scure e pungenti.

La prima tappa del percorso è il Baito delle Coste, secolare fabbricato di pietra articolato su due livelli adibiti al piano terra a ricovero del bestiame, al primo piano a deposito di fieno. Conclusa da una copertura a doppio spiovente con tegole in cotto da cui spunta un grazioso camino, l’incantevole dimora rurale si riflette nel gelido specchio d’acqua circolare, ombreggiato da un alto faggio, nel quale di abbeverano gli animali.

Superata contrà Vallà, il cammino incorniciato da steccati di legno e muriccioli a secco si snoda tra i gentili pendii di fertili pascoli punteggiati di ranuncoli e candidi gigli, per poi biforcarsi e condurre a due baluardi realizzati dall’esercito austroungarico durante la battaglia degli altipiani, combattuta dal 15 maggio al 27 luglio 1916.

L’itinerario serpeggia nella lussureggiante vegetazione boschiva fino a portare alla mitica spada, un po’ arrugginita, inserita in un grande macigno presso la simpatica sagoma in legno di un cavaliere armato di lancia.

Superata la trincea risalente al periodo della spedizione punitiva, fatta di tronchi, pietre e metallo ammantato di foglie, la via riporta al punto di partenza attraversando l’estremità ovest dell’altopiano da cui si domina con lo sguardo la valle di Riofreddo.

Se vi chiedete cosa fare a Tonezza del Cimone, il sentiero Excalibur accompagna il visitatore in un viaggio sensoriale nel quale la lenta e inarrestabile forza della natura riesce a conciliare, sovrastandole con il proprio silenzioso e sereno manto di fronde, l’atmosfera magica e fiabesca di antiche leggende con le profonde cicatrici scolpite nella roccia che hanno segnato in modo indelebile la storia del XX secolo.

La festa del Bisele

La festa del Bisele si svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, tra i mesi di dicembre e gennaio. L’edizione 2022 ha avuto luogo sabato 10 e domenica 11 dicembre.

Appuntamento consigliato per le buone forchette, la tradizionale celebrazione popolare valorizza le squisite e nutrienti pietanze che caratterizzano la cultura degli ameni borghi tonezzani. Il termine bisele si riferisce ai piccoli orti necessari per la sussistenza degli abitanti di questi villaggi montani storicamente afflitti da privazioni e povertà.

Piatto tra i più rappresentativi del territorio è la Patòna, pietanza certificata De.Co. (denominazione comunale) preparata con un impasto di patate e farina soffritto con cipolla e sossoli, ovvero ciccioli di grasso di maiale, spesso accompagnata nei mesi freddi con verze, crauti e fette di cotechino.

Durante la manifestazione non mancheranno specialità vinicole, boccali di birra, gare di briscola e attività ludiche per i più piccoli.

Se vi chiedete cosa fare a Tonezza del Cimone e desiderate trascorrere la stagione invernale in un ambiente caloroso, accogliente e spensierato all’insegna di tipicità enogastronomiche di prima scelta nella spettacolare cornice del vasto altopiano innevato incastonato nelle Prealpi Vicentine, partecipare alla festa del Bisele potrebbe fare proprio al caso vostro!

Il bosco delle meraviglie

Con una lunghezza di 4 km, il sentiero delle meraviglie ha l’obiettivo di preservare e promuovere il patrimonio arboreo dell’altopiano di Tonezza del Cimone con una serie di piacevoli sentieri che si inoltrano in vaste e dense faggete.

A popolare l’oasi naturalistica incontaminata, tra la sinuosa rete di spesse radici e grandi rocce velate di muschio, sorgono le sculture in legno di simpatici gufi, uno scoiattolo ricavato dal tronco di un ciliegio, un coniglio con le orecchie tese ad ascoltare i suoni e l’eco del bosco, un picchio intento a creare il proprio rifugio.

Per maggiori informazioni in merito alle opere, realizzate da abili scultori di ogni età, e ai sentieri di questa formidabile località da sogno da cui si gode di vedute mozzafiato della Val d’Astico, è possibile consultare la sezione dedicata al bosco delle meraviglie nel sito www.tonezza.it.

Cosa fare ad Arsiero in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare ad Arsiero: il fiume Astico, Forte Monte Campomolon, la strada dei Stancari. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Arsiero?

Il comune di Arsiero confina a nord con Lastebasse, a sud con Posina, a sud est con Velo d’Astico, a sud con ovest con Laghi, a est con Lastebasse, Tonezza del Cimone e Cogollo del Cengio, a ovest con Lastebasse e Laghi.

Il torrente d’Astico

Nelle profondità carsiche dell’altopiano di Folgaria scorre un labirinto idrico con più di centotrenta sorgenti, le cui acque sono in gran parte pure e potabili. Scaturita dal buio ventre dolomitico sovrastato dai Monti Sommo e Plaut, la fonte cristallina dell’Astico ha plasmato nel corso di milioni di anni le ripide e tortuose pareti di roccia calcarea su cui si affaccia contrà Pria.

Se vi chiedete cosa fare ad Arsiero, questa splendida oasi regala innumerevoli prospettive mozzafiato in ogni momento dell’anno.

Forte Monte Campomolon

Il possente baluardo del primo conflitto mondiale troneggia sull’omonima vetta che domina l’altopiano di Tonezza, la Val di Ferro e la Val Riofreddo. La costruzione del complesso architettonico militare, tra i cui blocchi di pietra spuntano radici e ciuffi d’erba, era iniziata nel 1916 con l’obiettivo di tenere sotto controllo gli altipiani di Lavarone e Folgaria, nei quali Franz Conrad von Hötzendorf aveva fatto erigere sette forti in cemento armato dotati di bocche da fuoco su un fronte di circa 30 km.

Rimasta incompiuta, la fortificazione fu abbandonata durante la battaglia degli Altipiani (15 maggio-27 luglio 1916). Recentemente riqualificata, la struttura costituisce uno dei più significativi punti di riferimento storici e naturalistici del territorio di Arsiero.

Strada dei Stancari e strada dei Carrettieri

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in piazza F. Rossi di fronte al municipio. Procedete a sud ovest in Via Caodilà. Percorrete la strada asfaltata affiancata da muretti di pietra avvolti da vegetazione rampicante e lasciate alla vostra destra le due condotte della centrale idroelettrica poste sul ripido versante del monte, dopodiché, salvo segnali di divieto, imboccate la stradina di ghiaia che serpeggia lungo l’alveo del fiume Astico.

Il sentiero si addentra nella densa vegetazione di frassini, robinie e faggi che ammantano scoscesi pendii rocciosi e regala affascinanti scorci panoramici del gelido corso d’acqua.

All’intersezione con la strada provinciale 81 girate a sinistra e dopo 170 metri svoltate a destra in Via Riofreddo. Seguite Via Riofreddo e Via Crosara per 800 metri, poi attraversate il Rio Freddo e svoltate a destra in Via Piaggio.

Il sentiero si articola nella soleggiata valle racchiusa a est dalle cime Neutra e Cavioio, a ovest dalle propaggini boscose del monte Aralta e continuate a sud lungo Val Riofreddo costeggiando i graziosi borghi di Valsondrà e Valoje.

Seguite Via Piaggio per 550 metri, dopodiché, superato un caseggiato rurale, imboccate il sentiero alberato alla vostra sinistra che si snoda ai piedi del Monte Cimone (45.81144882970094, 11.333579574425396).

Procedete lungo Via Valoie e Via Piaggio fino ad arrivare alla chiesetta di San Rocco. A questo punto procedete a est lungo la strada asfaltata e lasciate alla vostra destra un caseggiato rustico (45.8066319470669, 11.34172651064558). Al bivio tenete la sinistra nel sinuoso sentiero che si inoltra nel bosco e sbuca nella strada provinciale 81.

Svoltate a sinistra nella strada provinciale e tenete la destra in Via Perozza fino a tornare in Piazza F. Rossi.

Se vi chiedete cosa fare ad Arsiero e vi appassiona l’escursionismo, visitare questa incantevole vallata solcata da limpidi torrenti e incorniciata da formidabili cime rocciose potrebbe fare proprio al caso vostro!