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Cosa fare a Laghi in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Laghi: la sagra di San Barnaba, la chiesa parrocchiale, passeggiare a Laghi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Laghi?

Il comune di Laghi confina a nord con Lastebasse, a sud con Posina, a est con Arsiero e Posina, a ovest con Folgaria e Terragnolo.

La sagra di San Barnaba

L’11 giugno è il giorno dedicato a San Barnaba Apostolo, evangelizzatore vissuto nel I secolo, anche se la celebrazione in suo onore non coincide sempre con questa data. Nel 2022 la festa si è svolta da giovedì 7 a domenica 10 luglio in corrispondenza della chiesa parrocchiale.

Occasione adatta per i buongustai ghiotti di specialità ittiche, l’evento prevede spaziose aree di ristorazione allestite in comode tendostrutture nelle quali potrete assaporare gli squisiti avannotti, pesciolini di acqua dolce particolarmente saporiti quando fritti o impiegati per preparare polpette e frittelle salate.

Ingrediente ideale per preparare risotti, gnocchi e panini da far venire l’acquolina in bocca, il tastasal è un soffice impasto di carne suina tritata cui si aggiunge sale, pepe e noce moscata o cannella il cui nome deriva dalla consuetudine di assaggiare il macinato per capire il giusto livello di sapidità.

L’evento concilia la solennità delle sentite cerimonie liturgiche con il clima spensierato e allegro di una festa popolare d’altri tempi all’insegna di tornei d briscola, orchestre di liscio e partite di calcetto.

Se vi chiedete cosa fare a Laghi e desiderate trascorrere la bella stagione tra musica dal vivo, serate danzanti, coreografie pirotecniche mozzafiato e pietanze prelibate che attestano la ricchezza del patrimonio eno-gastronomico del vicentino, partecipare alla sagra di San Barnaba potrebbe essere un’esperienza più che piacevole!

Per maggiori informazioni in merito alle date e al programma del prossimo appuntamento si consiglia di consultare la pagina Facebook ProLoco Laghi – VI.

La chiesa di Laghi

Erta nel cuore storico dell’ameno abitato rurale, la chiesa di San Barnaba rappresenta uno dei più significativi punti di riferimento culturali e spirituali del comune.

Risalente al XVII secolo, il candido luogo di culto si distingue per un’imponente facciata a doppio spiovente verticalmente tripartita da quattro lesene di ordine ionico poggianti su alti basamenti. Al di sopra del portale ligneo, scandito da formelle quadrangolari e sormontato da un timpano triangolare sorretto da mensole, si staglia una grande croce greca inserita in un’elegante cornice modanata.

Lateralmente emergono i possenti contrafforti la cui disposizione genera suggestivi giochi di luce e ombra.

A completare lo sviluppo verticale del fronte è la trabeazione formata da architrave, fregio e dal frontone triangolare al centro del quale si apre un oculo.

Internamente la chiesa presenta un’unica aula ritmata da paraste corinzie che incorniciano altari in marmi policromi racchiusi da nicchie sovrastate da arcate a tutto sesto. Pendente dalla luminosa volta dell’abside, di notevole pregio è anche il baldacchino ornato da festoni floreali coronato da una colomba bianca dalle ali spiegate che si staglia su brillanti raggi dorati.

Di fronte alla facciata si erge il campanile a base quadrata recante quattro orologi con numeri romani. Al di sopra della cella campanaria, nella quale si aprono quattro monofore balaustrate, si innalza la sinuosa cuspide metallica poggiante su un tamburo ottagonale.

Passeggiare a Laghi

L’antico paesino di origine germanica sorge sui verdi rilievi della Val di Ferro costellati di olmi, noci, aceri montani, carpini e frassini, splendide varietà arboree che lasciano spazio, con l’aumentare dell’altitudine, a dense faggete e alle scure chiome pungenti di maestosi abeti cui fa da sfondo la grandiosa mole delle Prealpi Vicentine.

Particolarmente caratteristiche sono le contrade di origine millenaria, molte delle quali abbandonate e pervase da un aura di fascino e mistero, appollaiate su soleggiati terrazzamenti erbosi delimitati da muretti di pietra.

L’antico borgo è lambito dal gelido torrente Molini-Gusella, le cui limpide acque alimentano gli incantevoli specchi d’acqua, popolati da cigni, su cui si specchia la chiesa di San Barnaba, punto di partenza di numerose escursioni.

Se vi chiedete cosa fare a Laghi e desiderate immergervi in una dimensione da sogno incontaminata e silenziosa, bagnata da gelide sorgenti cristalline e dominata dalle vette del monte Maggio e del Monte Majo, visitare questo appartato angolo di natura all’estremità occidentale del vicentino sarà un’esperienza emozionante!

Cosa fare a Recoaro Terme in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Recoaro Terme: la festa degli gnocchi con la fioretta, le terme di Recoaro, la montagna spaccata. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Recoaro Terme?

Il comune di Recoaro Terme confina a nord con Valli del Pasubio, a nord est con Torrebelvicino, a nord ovest con Vallarsa, a sud con Altissimo, a sud est con Valdagno, a sud ovest con Crespadoro, a est con Torrebelvicino e Valdagno, a ovest con Vallarsa e Crespadoro.

La festa degli gnocchi con la fioretta

La tradizionale ricorrenza gastronomica si svolge ogni anno tra i mesi di agosto e settembre. L’edizione 2022 ha avuto luogo da venerdì 19 a domenica 21 agosto e da venerdì 26 a domenica 28.

La specialità casearia da cui la sagra prende il nome attesta la salubrità delle malghe delle piccole Dolomiti, ambiente ideale per la monticazione grazie alla mitezza del clima e alla fertilità del terreno.

La fioreta è una soffice ricotta ricavata dal siero che avanza al termine del processo di caseificazione. Riscaldato ad una temperatura di 80°, il siero viene mescolato con un agente acidificante che può essere sia chimico, come il cloruro di magnesio, sia organico, tramite una tipologia di Lactobacilli in grado di acidificare il latte in modo naturale per realizzare un prodotto con caratteri organolettici di qualità superiore.

Gli gnocchi con la fioretta si preparano amalgamando la farina fiore con lo squisito latticino, dopodiché l’impasto viene porzionato con un cucchiaio e versato nell’acqua bollente salata.

Il programma prevede parate musicali durante le quali i mastelli di legno per preparare il formaggio vengono percossi a mo’ di tamburo con la spanarola, utensile per mischiare il latte col caglio, mentre altri suonatori in abiti folcloristici tengono il ritmo agitando i campanacci delle vacche.

Se vi chiedete cosa fare a Recoaro Terme e desiderate scoprire i sapori e gli aromi di una località da sogno tra svettanti alture innevate, pascoli soleggiati e specialità da far venire l’acquolina in bocca, partecipare alla festa degli gnocchi con la fioretta potrebbe fare proprio al caso vostro!

Le terme di Recoaro

Armoniosamente inserita nelle pendici boscose delle piccole dolomiti, la conca di Smeraldo è nota per la qualità rigenerante di cinque sorgenti minerali chiamate Lora, Lorgna, Amara, Nuova e Lelia, le cui acque, distinte per proprietà benefiche e terapeutiche.

Il tasso elevato di alcalinità e la ricchezza di sali minerali e oligoelementi rendono queste fonti incontaminate una destinazione ambita da diversi secoli per chiunque desideri corroborare il proprio corpo ed allietare i sensi in un ambiente incantevole avvolto dalla densa vegetazione di faggi, abeti, castagni e maestosi cedri dell’Atlantico.

La montagna Spaccata

Circa 200 milioni di anni fa il centro della Pangea inizia a lacerarsi e l’oceano Tetide dilaga tra i supercontinenti Eurasia e Gondwana.

Tra i 180 e i 160 milioni di anni fa la placca africana si sposta verso sud est separandosi da quella americana. Tra i due blocchi si forma l’Oceano Atlantico Centrale.

Tale spostamento causa la formazione dell’oceano Ligure Piemontese tra la placca europea ed il promontorio della placca africana chiamato Adria.

Scaturito dalle fratture provocate dai movimenti tellurici, il magma si pietrifica a contatto con l’acqua generando formazioni di rocce basaltiche. Nel profondo bacino si accumulano depositi calcarei e sedimenti marini (alghe, batteri, fanghiglie e mucillaggini).

Durante il Cretacico superiore, tra i 100 e i 90 milioni di anni fa, la separazione della placca africana da quella sudamericana porta alla nascita dell’oceano atlantico meridionale. La rotazione antioraria verso nord est della placca africana determina la chiusura dell’oceano Ligure Piemontese e la collisione della micro placca Adria contro la placca continentale Europea. La penisola italiana inizia a prendere forma.

Questa collisione, dai 60 ai 30 milioni di anni fa, portò alla formazione delle catene montuose delle Alpi e delle Prealpi.

La nascita della montagna spaccata

Emersa dalle acque durante il processo di orogenesi sopra accennato, la grandiosa mole del fondale marino fu lentamente scolpita e incisa dai fenomeni atmosferici e dal serpeggiante corso del Torrazzo che ne solcava la superficie.

Nel corso di milioni di anni l’incessante lavorio del ruscello ha dato vita alle vertiginose prospettive di sinuose pareti di roccia da cui sgorgano cascate cristalline, il cui fragore annuncia da lontano la profondità delle voragini in cui si getta il gelido torrente.

Se vi chiedete cosa fare a Recoaro Terme e vi appassiona l’escursionismo, la montagna Spaccata regala scorci panoramici mozzafiato di un mondo primordiale e incontaminato.

Un complesso sistema di scale e passerelle in acciaio permette in breve tempo di conquistare le aspre pendenze del dirupo, dalla cui sommità, un sottile spiraglio di cielo azzurro, brillanti raggi solari si insinuano nella cavità naturale velata di muschio e fendendone gli abissi generano suggestivi e mutevoli giochi di luce e ombra.

Cosa fare a Crespadoro in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Crespadoro: la festa delle castagne, la cascata dei Papalini, il sentiero dei presepi. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Crespadoro?

Il comune di Crespadoro confina a nord con Recoaro Terme, a nord est con Valdagno, a nord ovest con Ala, a sud est con Vestenanova, a sud ovest con Selva di Progno, a est con Altissimo, a ovest con Selva di Progno.

La festa delle castagne

La festa popolare si svolge ogni anno, tranne rare eccezioni, nel mese di ottobre, L’edizione 2022 si è svolta da venerdì 14 a domenica 16 ottobre nella frazione di Durlo.

L’evento valorizza il prelibato frutto attraverso dolci caserecci, creme di marroni e di castagne, sia tramite le tradizionali caldarroste cucinate su fuochi scoppiettanti in grandi padelle forate.

Oltre al mercatino di prodotti tipici e agli spettacoli di musica dal vivo, il programma prevede comode aree di ristorazione in cui gustare piatti gourmet a base di castagne.

Se vi chiedete cosa fare a Crespadoro e desiderate trascorrere la stagione autunnale in modo vivace e spensierato tra bicchieri di vin brulè, calici di vino, musica dal vivo ed assaporare il frutto simbolo di una terra salubre incastonata nei monti Lessini, partecipare alla festa delle castagne potrebbe fare proprio al caso vostro!

La cascata dei Papalini

Il punto di partenza è la località di Ferrazza. Lasciate il ristorante alla vostra sinistra e seguite Via Ferrazza, dopodiché procedete lungo Via Papalini dove inizia il sentiero che asseconda il corso del Corbiolo e regala incantevoli vedute del vibrante patrimonio floreale, arbustivo e arboreo che ombreggia la stradina bianca come una lussureggiane volta di fronde.

Durante il silenzioso tragitto troverete un candido capitello affrescato, ponticelli che regalano affascinanti scorci di rivoli gelati, un rudere secolare in parte divorato da piante infestanti, una raffigurazione sacra dipinta su una roccia, forse di San Francesco. La presenza della cascata è annunciata dal fragore del corso d’acqua che scivola da una superficie calcarea simile ad un imbuto e si abbatte sulle rocce. Passando al di sotto di una fenditura è possibile contemplare questo ameno angolo di natura da diverse suggestive prospettive.

Il sentiero dei presepi

Il punto di partenza dell’itinerario è la chiesa parrocchiale di Campodalbero in Via Bauci. Seguite Via Bauci lasciando alla vostra sinistra il camposanto all’ombra di alti e scuri abeti. Dopo pochi metri compare il primo presepio del percorso, all’interno di un secchio di legno. Le figure di Maria, san Giuseppe e Gesù bambino, realizzate in stoffa e lana, sono adagiate su una superficie di muschio mentre sullo sfondo brilla una stella cadente dorata.

Tenete la destra nel sentiero in terra battuta che discende il verde pendio fino ad arrivare a contrà Rope. Il secondo presepio include le statuine dei re magi, del bue, dell’asinello e di un’agnello, inserite in una minuta capanna ornata esternamente da una cornice di edera.

Procedete in discesa lungo il sentiero che attraversa l’abitato e si inoltra nella densa vegetazione boschiva parallelamente a Via Zanconati. Anch’essa realizzata in un catino di legno, la scena della natività situata lungo il percorso poco prima di contrà Riva presenta, oltre alle figure di Maria, Giuseppe e del bambin Gesù, la scultura di due candide mani congiunte.

Sorto sul versante alberato dei monti Lessini da cui si gode di una veduta ad ampio raggio delle piccole dolomiti, il pittoresco villaggio espone una miniatura dell’antica stalla, descritta nei vangeli di Luca e Matteo, in una grande vasca quadrangolare da cui sgorga acqua cristallina.

Il plastico consiste in unabitazione a due piani, a doppio spiovente, affacciata su un soffice prato di muschio con caprette e pastori. Al fianco della dimora è collocata la grotta in cui è raffigurata la nascita di Cristo. Al di sopra dell’antro si trova un capanno da cui si affaccia l’arcangelo Gabriele.

La seguente tappa del cammino, durante il quale troverete la scultura di una civetta ed un grazioso presepio, è contrà Zanconati.

Alcune delle rappresentazioni del sacro evento natalizio sono realizzate vicino a grandi fontane che alimentano minuscole ruote di mulini ad acqua, altre riproduzioni della città di Betlemme sono inserite nei davanzali delle finestre, dove ciuffi di muschio e rametti di abete fuoriescono dalle grate di ferro.

Un’altra creativa interpretazione mostra un’anfora di terracotta da cui trabocca della fine ghiaia che dilaga in un manto di sassolini più grandi su cui si arrampicano gli abitanti di minuscole casette di cartone, legno e paglia collegate da ponticelli e gradinate.

Superata la statua di un gufo dalle ali spiegate ed un capitello con il simulacro di un santo con due colombe (forse San Gregorio), visibile attraverso un sinuoso motivo floreale in ferro battuto, si giunge in contrà Langari, un gruppetto di case e stalle di pietra tra le quali sorgono una fontana ed un capitello coperto in primavera ed estate di campanelle bianche e primule colorate.

Il percorso continua ora verso nord assecondando il corso del Chiampo dalle rapide zampillanti. Tra la folta vegetazione si scorge una famiglia di volpi scolpita tra folti intrichi di rami, presepi nascosti nelle cavità di tronchi sulle rive di gelidi torrenti.

Contrà Graizzari di sopra e contrà Graizzari di sotto sono ricche di arte, affreschi di scenari bucolici, piccoli villaggi lambiti da ruscelli tra rocce velate di muschio, folletti, gnomi e animali scolpiti nel legno, scene della natività dipinte nelle cavità arboree.

Il tracciato in terra battuta si snoda lungo il fianco del monte fino ad arrivare a Laghetto di Campodalbero, amena borgata incastonata tra ripidi pendii. Questa località è ideale per riposarsi e prendere il sole sul greto del fiume lasciandosi cullare dallo scrocio di limpide cascate.

La meta successiva è contrà Lovezzi, nella quale emerge per originalità un presepio allestito in una barchetta a vela le cui pale sono azionate dal getto di una fontana.

La vegetazione arborea si dirada lasciando spazio a vaste radure erbose. In contrà Lovati di sotto la millenaria stalla della tradizione cristiana è riprodotta in capanne di legno e paglia. L’estro e la fantasia si esprimono anche tramite la sagoma dipinta di un orso che pesca in un ruscello e splendide opere pittoriche di scenari montani.

Il sentiero riporta alla chiesa di Campodalbero, decorata con un affresco della natività nel quale emergono due fonti di luce: la stella cadente che illumina il cielo notturno e la capanna di paglia e le aureole di Gesù bambino, Maria e San Giuseppe che irradiano l’interno della stalla.

Cosa fare ad Altissimo in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare ad Altissimo: la festa della trota, la chiesa di San Nicola, itinerario naturalistico tra i colli di Altissimo. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Altissimo?

Il comune di Altissimo confina a nord con Recoaro Terme, a sud con San Pietro Mussolino, a sud est con Nogarole Vicentino, a sud ovest con Vestenanova, a ovest con Crespadoro e Vestenanova.

La festa della trota

La festa della trota si tiene ogni anno, tranne rare eccezioni, nel mese di giugno. L’edizione 2024 si è svolta sabato 1 e domenica 2 giugno e da venerdì 7 a domenica 9 giungo in corrispondenza della chiesa di Molino.

Come ogni anno, la vivace ricorrenza prevede spaziose aree di ristorazione in cui è possibile scegliere tra invitanti specialità ittiche, dalla pasta al sugo di trota e le fritture di Avanotti a squisiti crostini e filetti di trota. Il programma prevede serate danzanti e tranquille escursioni alla scoperta delle più suggestive località naturalistiche del comune.

Se vi chiedete cosa fare ad Altissimo, la festa della trota è un evento ideale per chi desideri gustare appetitosi piatti a base di pesce nella cornice di uno splendido paesino della Valle del Chiampo.

Per maggiori informazioni in merito al prossimo appuntamento è possibile consultare la pagina Facebook Festa della Trota.

La chiesa di San Nicola

Situata in Via Roma, 27 la chiesa di San Nicola è uno dei più significativi punti di riferimento culturali, storici e spirituali del comune. La grandiosa facciata neoclassica del luogo di culto è scandita da quattro semicolonne corinzie sulle quali poggiano l’architrave, il fregio e il frontone triangolare dentellato. Sormontato da un timpano sorretto da mensole, il portale ligneo è affiancato da due nicchie in cui sono inserite le statue di due santi.

La navata ospita sgargianti opere pittoriche che ingentiliscono le pareti e la volta a padiglione lunettata. Le cappelle laterali, ospitanti altari in marmi policromi, sono incorniciate da eleganti semicolonne.

Erto su un altura rocciosa, degno di nota è senz’altro lo svettante campanile, recante al di sotto della cella campanaria un orologio in numeri romani. A coronare la struttura è una cuspide acuminata a base ottagonale.

Costruito dove sorgeva la più antica pieve del XII secolo, la chiesa si affaccia su uno spiazzo panoramico da cui si ammira il sinuoso profilo dei colli alberati tondeggianti e, all’orizzonte, delle Piccole Dolomiti.

Passeggiare ad Altissimo

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio in corrispondenza della parrocchia in Via Roma, 27. La facciata della chiesa si trova alle vostre spalle. Procedete a sinistra, in direzione est, lungo Via Roma. Dopo circa 100 metri, al segnale di stop, svoltate a sinistra e continuate in salita lungo Via Roma. Dopo circa 250 metri proseguite lungo il sentiero che si snoda tra le splendide alture alberate di Altissimo.

Il percorso conduce ad una graziosa casetta rurale e ad un pozzo, poi si addentra nuovamente nei boschi e sbuca dopo qualche centinaio di metri al ristorante Casin del Gamba. Svoltate a sinistra e procedete verso nord ovest per circa 150 metri, dopodiché salite la strada sterrata alla vostra sinistra che si inoltra tra folti alberi e arbusti.

Giunti ad un bivio tenete la destra e, superata una radura, tenete la sinistra lungo il sentiero che porta alla Residenza Montalbieri. Salvo segnali di divieto, attraversate il giardino in direzione nord ovest e continuate lungo il sentiero all’ombra delle dense fronde del bosco.

La tappa successiva è una casetta di pietra immersa in un’atmosfera fiabesca. Il sentiero procede lungo la dorsale dei declivi alberati fino a portare ad un’area con un grande tavolo di pietra e ceppi di legno usati come sgabelli.

L’itinerario sfocia su una sinuosa stradina in corrispondenza di alcuni caseggiati (45.63191174912909, 11.249646187161211). Tenete la sinistra e lasciate Casa Nove Montagna alla vostra destra, dopodiché (45.63263367540083, 11.246474847529232), tenete la sinistra e seguite il sentiero che si addentra nel bosco.

A questo punto (45.636761975203214, 11.244379034488654) il sentiero discende verso ovest, attraversa una radura e porta a Contra’ Cocco.

Attraversato il pittoresco abitato, procedete a sud lungo Via Cocco e Via Zerbati per circa 400 metri, poi imboccate lo stretto sentiero in terra battuta alla vostra sinistra (45.631189820756894, 11.238605028629426).

Il tracciato si articola a sud est lungo il versate del colle fino ad arrivare, dopo circa 750 metri, alla casetta tre scalini, località naturalistica disseminata di sculture e seggiole in legno in cui si trova una baita con un camino, una tenda, un totem colorato, una fontanella, un villaggio di legno e pietra in miniatura incastonato tra rocce velate di muschio e una scacchiera dipinta su un ceppo.

Riprendete il cammino fino a sbucare in Via Valle di La (45.62256627106068, 11.25047904107765). Continuate a sud in Via Caussi, costeggiando l’omonimo abitato, dopodiché imboccate Via Roma per tornare al punto di partenza.

Se vi chiedete cosa fare ad Altissimo e vi appassiona l’escursionismo, il sentiero consigliato regala vedute paesaggistiche mozzafiato delle piccole Dolomiti in un’atmosfera senza tempo in cui arte e natura coesistono in armonia.

Cosa fare a San Pietro Mussolino: 3 idee

Scopri cosa fare a San Pietro Mussolino: la sagra di San Pietro Mussolino, il sentiero Ape Regina, la Pieve di San Pietro Mussolino. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova San Pietro Mussolino?

Il comune di San Pietro Mussolino confina a nord con Altissimo, a sud est con Chiampo, a ovest e sud ovest con Vestenanova, a est con Nogarole Vicentino.

La sagra di San Pietro

Il calendario liturgico commemora il martirio di Simon Pietro il 29 giugno, anche se la celebrazione popolare in onore del santo patrono non coincide sempre con questa data. L’edizione 2022 si è svolta da venerdì 24 a domenica 26 giugno.

Alla solennità della Santa Messa e dell’eucaristia, l’evento associa il clima spensierato e allegro di una fiera di campagna con grandi aree di ristorazione in cui assaporare tipicità da far venire l’acquolina in bocca, dai tradizionali gnocchi al sugo e succulente portate di carne come salsicce alla griglia, trippe, pancetta sfrigolante e panini ricchi di affettati a piatti più delicati a base di pesce come gli squisiti riccioli di trota da gustare con qualità vinicole di prima scelta e boccali di birra ideali per combattere la calura estiva.

Non mancheranno dolci caserecci del territorio come le squisite fritole all’erba maresina, pianta con una nota leggermente amara con proprietà anti infiammatorie.

Per preparare le frittelle si inzuppa del pane nel latte, si aggiungono due cucchiai di zucchero, l’erba maresina sminuzzata, due uova, due cucchiai di farina, il lievito vanigliato setacciato. Mescolate l’impasto aggiungendo due cucchiai di liquore, dopodiché fate delle piccole porzioni con un cucchiaio e versatele nell’olio bollente (io ho usato l’olio d’arachidi).

Il programma degli scorsi appuntamenti prevedeva, oltre ad amene passeggiate immersi nella florida vegetazione della valle del Chiampo, attività ludiche per i bambini che includevano moderni giochi gonfiabili colorati, laboratori per creare manufatti in pasta di sale e giocattoli di legno dell’epoca dei nostri nonni.

Ad animare la festa vi saranno anche serate danzanti con orchestre di liscio, musica latino americana e spettacoli DJ. A concludere l’evento vi saranno coreografie pirotecniche mozzafiato.

Se vi chiedete cosa fare a San Pietro Mussolino e desiderate trascorrere l’inizio della bella stagione all’insegna di tipicità gastronomiche vicentine, calici di vino, specialità birraie e musica dal vivo nella cornice di un’incantevole paesino rurale solcato dal torrente Chiampo nella sinuosa vallata racchiusa da alti colli boscosi, partecipare alla sagra di San Pietro potrebbe fare proprio al caso vostro!

Sentiero Ape Regina

Il punto di partenza dell’itinerario è il parcheggio della chiesa parrocchiale. Lasciate la facciata della chiesa alle vostre spalle. Da Via Ronga svoltate a destra in Via Chiesa Nuova, poi svoltate a sinistra in Via Folaore. All’incrocio con Via Risorgimento, di fronte a Via Lore, svoltate a sinistra, attraversate le strisce pedonali e imboccate Via Lore.

Superate il ponte da cui si gode di una veduta suggestiva di una cascatella del fiume Chiampo dalle sponde coperte di vegetazione rampicante. Da questa prospettiva si abbraccia con lo sguardo la grandiosa mole delle piccole Dolomiti ammantate di boschi.

Raggiunto un pittoresco borgo di pietra decido di intraprendere il sentiero più breve e seguo la segnaletica arancione che serpeggia tra i silenziosi declivi alberati. Al bivio percorro in discesa la strada in terra battuta che conduce ad un capitello.

Superato un grazioso ponticello di pietra seguo il segnavia azzurro. Attraversata Contrà Massanghella procedo lungo il sentiero pianeggiate fino ad arrivare ad una vasta area erbosa nella quale sorge un’opera d’arte in legno raffigurante una grande ape realizzata da Marco Martalar con il legname recuperato a seguito dell’alluvione che ha colpito questi luoghi nel 2018.

Se vi chiedete cosa fare a San Pietro Mussolino e vi appassiona l’escursionismo, il sentiero Ape Regina è un itinerario piacevole e poco impegnativo, ideale per chi vuole inoltrarsi in una pacifica dimensione che concilia arte e natura tra splendide alture boscose solcate da limpidi ruscelli.

La Pieve di San Pietro Mussolino

Situata in Via Laita S. Pietro (45.59410858082165, 11.249367599493997), l’antica pieve secolare sorge tra il pittoresco centro abitato e le propaggini alberate dei colli che delimitano la valle del Chiampo.

Al fianco della chiesa sorge un piccolo camposanto delimitato da un muricciolo di pietra. Uno degli elementi più caratteristici del luogo di culto è il campanile a base quadrata, scandito da quattro monofore nella cella campanaria e culminante con una cuspide conica coronata da una croce metallica.

Spiccano all’interno dell’edificio elaborate opere pittoriche ed il grande organo a canne collocato nel presbiterio.

Cosa fare a Brogliano in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Brogliano: Mercatino dei prodotti tipici e dei lavori artigianali, la parrocchia di Brogliano, la pieve di san Martino. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Brogliano?

Il comune di Brogliano confina a nord est con Cornedo Vicentino, a nord ovest con Valdagno, a sud con Trissino, a est con Cornedo Vicentino e Castelgomberto, a ovest con Altissimo e Nogarole Vicentino.

Mercatino dei prodotti tipici e dei lavori artigianali

In occasione dell’evento, la cui ultima edizione si è svolta domenica 18 settembre 2022, riprendono vita gli antichi macchinari agricoli protagonisti del progresso rurale di inizio Novecento, tra cui spiccano una vaporiera del XIX secolo e una trebbiatrice degli anni venti del XX secolo.

Poggiante su quattro ruote, l’imponente macchina impiegata per separare il grano dagli steli e dalla pula affascina soprattutto i bambini, impressionati nel vedere la bocchetta inghiottire i covoni di grano e far piovere i chicchi dorati da una parte e rigurgitare con rumorosi singhiozzi i fasci di culmi da un’altra apertura.

Rese obsolete dai più moderni avanzamenti tecnologici in campo agricolo, la antiche trebbiatrici non hanno tuttavia perso il loro fascino e migliaia di persone partecipano a manifestazioni come questa per assistere alla messa in funzione della geniale invenzione.

Il momento di maggiore suggestione è annunciato dai fischi e i soffi della vaporiera, simile ad una locomotiva vittoriana, che aziona la grande puleggia, la quale a sua volta imprime movimento alla cinghia di trasmissione e quindi alle ruote in legno cigolanti che lentamente, poi sempre più veloci, mettono in moto in congegni che sostituiscono il faticoso lavoro che per millenni era svolto manualmente dai nostri avi.

Appuntamento indicato per i buongustai, la sagra prevede comode e spaziose aree di ristorazione in cui sarà possibile assaporare squisite pietanze e dissetarsi con boccali di birra e qualità vinicole di prima scelta.

Non mancheranno esibizioni musicali, attività ludiche per i più piccoli con giochi in legno, esposizioni di trattori d’epoca perfettamente restaurati e interessanti laboratori artigianali.

Se vi chiedete cosa fare a Brogliano, tranquilla cittadina agreste solcata dal freddo corso dell’Agno, e desiderate fare un viaggio nel tempo per conoscere la storia delle invenzioni che hanno rivoluzionato il settore della meccanica agraria, partecipare al Mercatino dei prodotti tipici e dei lavori artigianali potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito al prossimo appuntamento è possibile consultare la pagina Facebook Proloco Brogliano.

La chiesa parrocchiale di Brogliano

Situata in Piazza Roma, 36, la parrocchia di Brogliano è un raffinato esempio di architettura gotica. Il luogo di culto presenta una facciata a salienti tripartita da quattro lesene sormontate da candide guglie.

Il portale ligneo è incorniciato da un finto protiro in cui è inserita una lunetta a sesto acuto con una raffigurazione della Madonna col bambino su sfondo oro.

Al di sopra del portone si staglia una pregiata trifora a sesto acuto con archi trilobati ogivali in cui si apre, al centro, una rosetta quadrilobata.

La chiesa di San Martino

Situata in Via Borgoloco, 32, la chiesa di san Martino è uno dei più significativi punti di riferimento storici e spirituali del comune di Brogliano. La millenaria chiesa di pietra si distingue per una facciata semplice e disadorna nella quale è inglobato un grazioso campanile in cui si aprono quattro monofore.

Accessibile tramite un massiccio portone ligneo sopra il quale si staglia un piccolo oculo, il minuto luogo di culto presenta un’unica candida navata nella quale sono custodite opere di epoca longobarda, come una pietra in cui è incisa la figura di un guerriero che impugna due lance, affreschi sacri medievali ed elaborati altari barocchi in marmi policromi.

Se vi chiedete cosa fare a Brogliano e volete scoprire un’inestimabile scrigno di opere d’arte realizzate nell’arco di più di mille anni, la chiesa di San Martino è una meta da non perdere!

Cosa fare a Nogarole Vicentino: 3 idee

Scopri cosa fare a Nogarole Vicentino: la caminada dei capitei, la chiesa di Castellaro, la festa del formaggio. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Nogarole Vicentino?

Il comune di Nogarole Vicentino confina a nord con Altissimo, a sud est con Arzignano, a sud ovest con Chiampo, a est con Brogliano e Trissino, a ovest con San Pietro Mussolino e Chiampo.

La caminada dei capitei

Il punto di partenza dell’itinerario naturalistico è il parcheggio in Piazza Guglielmo Marconi, 2. Procedete a nord ovest lungo Via Roma. Dopo circa 45 metri svoltate a sinistra in Via Castellaro. Tenendo la destra, salite la strada che conduce alla cima erbosa di un colle alberato in cui sorge la chiesa di Castellaro.

La chiesa dei santi Rocco e Sebastiano

Risalente alla metà del quattrocento, il luogo di culto di pietra si distingue per una facciata a doppio spiovente semplice e disadorna nella quale si apre un piccolo oculo. Ulteriore elemento di pregio è il grazioso campanile coronato da una cuspide conica che ricorda i trulli pugliesi.

Accessibile tramite un portone ligneo sormontato da un candido arco a tutto sesto, l’interno della chiesa, con una copertura a capriate lignee, custodisce uno splendido altare con tre statue raffiguranti, al centro, la madonna col bambino, a sinistra San Sebastiano legato al tronco, a destra San Rocco con il cane al suo fianco.

Lasciatevi la facciata della chiesa alle spalle e scendete lungo la strada serpeggiante all’ombra di cedri, betulle, castagni, salici bianchi e noccioli, solo per citare alcune delle varietà arboree che ammantano l’altura tondeggiante.

All’incrocio (45.56039190250308, 11.286363743453384) svoltate a sinistra, subito a dopo a destra in Via Verona, dopodiché continuate per Via Rovigo e Via Vicenza. Tenete la sinistra in Via Faldi da cui si gode di una veduta ad ampio raggio dello sconfinato panorama dei sinuosi rilievi disseminati di vegetazione arborea.

Percorrete Via Faldi verso nord per circa 300 metri. In corrispondenza di una casetta in parte nascosta dalle chiome pungenti di alcuni pini, svoltate a sinistra nella stradina sterrata che discende zigzagando il versante del colle e porta a Via Dall’Ava (45.569893826164325, 11.27993269675508).

Attraversato il pittoresco caseggiato in Via Alvese procedete a nord per Via Dotti tra vasti declivi soleggiati punteggiati di antichi fabbricati rurali e floridi bagolari.

Procedete verso nord fino a contrà Corati, superata la quale imboccate Via Bertoli fino ad arrivare al borgo di pietra che dà il nome a questa Via.

Raggiunta un bell’esemplare di acacia spinosa (45.58453808049227, 11.27688691082171) continuate a nord, in salita, fino ad arrivare all’eremo della Pace di Alvese, da cui potrete ammirare uno splendido scorcio panoramico dei colli Lessini. Continuate lungo Via Centro Alvese e svoltate a sinistra in direzione del camposanto. Seguite la stradina in terra battuta che affianca il cimitero. Raggiunta la strada asfaltata tenete la sinistra per arrivare al borgo in cui si trova, sulla parete di una casara, un murales raffigurante una stalla nella quale una donna munge una vacca ed il focolare domestico in cui un uomo mescola il latte ed il caglio in un grande paiolo fumante per preparare il formaggio.

Tenete la destra in una stradina sterrata che affianca un caseggiato rustico e sfocia in Via Altissimo. Continuate verso nord per circa 30 metri tra acacie, frassini e aceri, poi imboccate la stradina alla vostra destra, in corrispondenza dell’area picnic delimitata da una staccionata, che si addentra nella florida vegetazione arborea.

Raggiunta una radura dopo qualche centinaio di metri, il sentiero volge a sud est tra splendidi prati fioriti e casupole di pietra avvolte dalla densa vegetazione arborea.

Dopo aver visitato la chiesetta della Madonna del Faldo di Nogarole (45.57294245649641, 11.290743739580359), inoltratevi nuovamente nella vegetazione silvana. Raggiunta la strada asfaltata procedete a sud, in discesa, lungo Via Faldi tra rigogliosi vigneti e folte siepi fino ad arrivare al ristorante Gabri e Giorgio. Svoltate a sinistra per ritornare al municipio.

Se vi appassiona l’escursionismo e vi chiedete cosa fare a Nogarole Vicentino, la camminata dei capitei è un’occasione ideale per immergervi in estensioni boschive incontaminate e contemplare vedute paesaggistiche incantevoli dei colli Lessini.

La festa del formaggio

L’edizione 2023 della festa del formaggio avrà luogo da venerdì 5 a domenica 7 maggio in corrispondenza della chiesa di San Simone e Giuda.

La tanto attesa sagra popolare promuove l’antica arte casearia che in questi luoghi, nelle fertili pendici vulcaniche del Monte Faldo, ultima propaggine dei monti Lessini nel vicentino, consente di produrre da generazioni nutrienti qualità di formaggio dal sapore unico ed eccezionale.

Se vi chiedete cosa fare a Nogarole Vicentino e desiderate conoscere ed assaporare squisiti prodotti caseari che arricchiscono il già formidabile patrimonio gastronomico del vicentino, partecipare alla festa del formaggio potrebbe fare proprio al caso vostro!

Per maggiori informazioni in merito alla festa è possibile visitare la pagina Facebook Festa del Formaggio a Nogarole Vicentino e il sito festadelformaggio.it in cui troverete il programma dell’evento.

Cosa fare a Zermeghedo in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Zermeghedo: la chiesa di San Michele Arcangelo, la festa del gobeto, la marcia dei 5 campanili: Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Zermeghedo?

Il comune di Zermeghedo confina a nord con Montorso Vicentino, a sud e a ovest con Montebello Vicentino, a est con Montecchio Maggiore.

La chiesa di San Michele Arcangelo

Situata in Via Chiesa, 1, la spettacolare mole romanico-bizantina della chiesa parrocchiale svetta sulla cima di un’altura che domina il cuore urbano del paese.

La facciata novecentesca del luogo di culto, alle cui spalle si delinea il sinuoso profilo di maestosi colli boscosi, è divisa orizzontalmente in tre registri separati da cornici marcapiano.

La sezione inferiore è scandita da quattro paraste corinzie su cui poggia la cornice marcapiano dentellata in cui è riportato l’anno di costruzione della chiesa, il 1912 (A.D. MCMXII).

Il portale ligneo centinato è ornato da formelle quadrangolari e concluso da un frontone ricurvo sormontato dalla statua di Santo Patrono con le ali spiegate. Ai lati del portone si aprono due bifore strombate a tutto sesto sopra le quali si apre un piccolo oculo.

Il registro superiore, anch’esso tripartito, presenta al centro un rosone ornato da un traforo formato da otto colonne collegate da archetti che ricordano un fiore.

La parte sommitale del fronte è ritmato da eleganti archetti sorretti da sottili colonne il cui candore risalta sulla parete di mattoni rossi. Tale motivo ornamentale asseconda gli spioventi del tetto coronato da una croce di pietra.

Al fianco della chiesa si innalza l’antico campanile di pietra culminante con una cuspide poggiante su un tamburo ottagonale.

Se vi chiedete cosa fare a Zermeghedo, dalla posizione privilegiata in cui troneggia la chiesa si gode di una veduta ad ampio raggio della valle del Chiampo e del favoloso scenario colli Berici che si stagliano all’orizzonte.

La festa del gobeto

Appuntamento consigliato per i buongustai, in particolare i golosi di dolci, la festa del gobeto celebra la ghiotta ricetta originaria di questo incantevole comune situato ai piedi dei monti Lessini nel vicentino sud occidentale.

L’ultima edizione, la sesta, si è svolta in Piazza Regaù da venerdì 31 a domenica 2 giugno 2019.

In occasione dell’evento vengono allestite grandi e comode tendostrutture nelle quali è possibile assaporare taglieri di affettati misti e formaggi del territorio, gustosi panini, pasta con sugo al pomodoro e pancetta nonché pietanze d’oltreoceano come i classici hot dog con patate fritte e succulenti tacos di pollo.

Protagonista indiscusso dell’evento, il gobeto è un biscotto fragrante la cui forma ricorda un sorriso stilizzato. Distinta da tonalità ocra e dorate, la sfiziosa tipicità DE.CO (denominazione comunale) è preparata con farina, zucchero di canna, olio d’oliva, lievito ed il Recioto, specialità vinicola autoctona che dona al dolce il suo inconfondibile e delicato aroma.

Il ricco programma prevede inoltre serate danzanti con orchestre di liscio, spettacoli di musica country e latino americana, giostre colorate per i più piccoli e mercatini con prodotti locali.

Se vi chiedete cosa fare a Zermeghedo e desiderate trascorrere la stagione primaverile in un pittoresco paesino rurale incastonato tra verdi declivi solcati da vitigni e punteggiati di olivi argentati, partecipare alla festa del Gobeto potrebbe fare proprio al caso vostro!

Augurandoci che il comune continui ad organizzare questa piacevole e coinvolgente iniziativa, è possibile visitare la pagina Facebook Pro Loco Zermeghedo per rimanere sempre aggiornati in merito alle ultime novità.

La marcia dei 5 campanili

La chiesa di San Michele Arcangelo è una delle cinque tappe del percorso spirituale, storico e naturalistico che si articola tra le località di Zermeghedo, Montebello Vicentino, Montorso, Selva e Agugliana e delle rispettive chiese di San Michele Arcangelo, di Santa Maria Assunta, di San Biagio, di Santa Maria Annunziata e di San Nicola.

Per maggiori informazioni in merito allo stupendo patrimonio architettonico e culturale di questi ameni territori, si invita a consultare la pagina Facebook Marcia dei 5 Campanili.

Cosa fare a Gambellara in provincia di Vicenza: 3 idee

Scopri cosa fare a Gambellara: la sagra del Carmine, Parco San Marco, la chiesa di San Giorgio. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Gambellara?

Il comune di Gambellara confina a nord con Montebello Vicentino, a nord ovest con Roncà, a sud est con Lonigo, a sud ovest con S. Bonifacio e Monteforte d’Alpone, a est con Montebello Vicentino e Lonigo, a ovest con Roncà, Montecchia di Crosara e Monteforte d’Alpone.

La sagra del Carmine

Secondo il calendario liturgico il giorno dedicato a Nostra Signora del Monte Carmelo è il 16 luglio ma la celebrazione in suo onore si svolge anche nei giorni precedenti e successivi a questa data. L’edizione 2022 si è svolta da venerdì 15 luglio a lunedì 18 luglio nella frazione di Sorio.

La ricorrenza concilia la solennità delle cerimonie religiose nella chiesa di San Giorgio e della suggestiva processione con il clima allegro e vivace della festa in Piazza Madre Teresa di Calcutta, in occasione della quale vengono allestite comode e spaziose tendostrutture nelle quali si diffonde l’aroma di squisite fritture di pesce tra le lunghe tavole e panche in legno ben allineate.

Appuntamento consigliato per i buongustai, il menù include baccalà con fette di polenta fumante, grigliate miste con patate fritte, bigoli al ragù d’anatra e dolci caserecci come il tradizionale brasadelo, soffice ciambella zuccherata preparata con mandorle e col Recioto di Gambellara, qualità vinicola DOGC prodotta al confine col veronese.

Il ricco programma dell’evento prevede serate danzanti con orchestre di liscio, spettacoli di fuochi d’artificio, divertenti giostre colorate per i più piccoli e la classica pesca di beneficienza.

Se vi chiedete cosa fare a Gambellara e desiderate trascorrere la bella stagione all’insegna di specialità enogastronomiche di prima scelta e sgargianti coreografie pirotecniche nell’amena cornice di un tranquillo paesino situato alle propaggini sud orientali dei monti Lessini, partecipare allo storico Sagrin del Carmine potrebbe fare proprio al vostro!

Per maggiori informazioni in merito alle date del prossimo evento è possibile visitare il sito sagrasorio.it e la pagina Facebook Comitato Antica Sagra del Carmine di Sorio.

Parco San Marco

Una delle più incantevoli località naturalistiche del comune, il parco sorge in corrispondenza della graziosa chiesetta di San Marco in Via Cava, da cui si gode di una veduta a 360° del vasto scenario dei colli soleggiati solcati da ordinati filari di vigneti che ne assecondano i sinuosi pendii.

Situato tra i fertili declivi vulcanici costellati di olivi dai pallidi tronchi nodosi, il tesoro geologico dei basalti colonnari è riconoscibile per la presenza di formazioni prismatiche le cui rigide geometrie contrastano in modo suggestivo con il profilo tondeggiante delle verdi alture in cui gli antichi pilastri sono incastonati.

Fuoriuscito dal vulcano San Marco decine di milioni di anni fa, il magma incandescente si consolidò a contatto con l’atmosfera dando vita allo scuro motivo di esagoni che ricorda un grande alveare pietrificato coperto di arbusti e ammantato da ciuffi di vegetazione infestante.

La chiesa di San Giorgio

Situata in Via S. Giorgio, 10, la chiesa di Sorio è uno dei più significativi punti di riferimento culturali e spirituali del comune. Accessibile tramite un massiccio portone ligneo sormontato da un elegante frontone curvilineo, la candida mole del luogo di culto cinquecentesco si distingue per una facciata neoclassica a salienti ritmata al centro da due coppie di lesene ioniche. A coronare lo sviluppo verticale della facciata è un frontone dentellato (privo della parte centrale della trabeazione) sormontato da tre statue.

Ulteriore elemento di pregio è il campanile, culminante con una cuspide conica, nel quale si aprono quattro bifore.

Se vi chiedete cosa fare a Gambellara e desiderate conoscere il formidabile patrimonio storico e architettonico del territorio, la chiesa di San Giorgio ed il tesoro di altari marmorei ed opere pittoriche custodito al suo interno meritano certamente una visita!

Cosa fare a Montebello Vicentino: 3 idee

Scopri cosa fare a Montebello Vicentino: il sentiero verde, il castello dei Maltraverso, la chiesa di San Daniele, Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Montebello Vicentino?

Il comune di Montebello Vicentino confina a nord con Zermeghedo, a nord est con Montecchio Maggiore, a nord ovest con Montorso Vicentino, a sud est con Sarego, a sud ovest con Lonigo e Gambellara, a est con Montecchio Maggiore, Brendola e Sarego, a ovest con Roncà e Gambellara.

Il sentiero verde

Con una lunghezza di 9,5 km, il sentiero verde è il più breve dei tre percorsi che si snodano tra i territori montebellano, zermeghedese e gambellarese. Il punto di partenza dell’itinerario è Piazza Italia, 1. Vi trovate di fronte al municipio. Procedete a est in Via XXIV Maggio per circa 270 metri, poi svoltate a destra e seguite il sentiero che si articola per 3,3 km tra il gli argini erbosi del torrente Chiampo e sconfinate estensioni di floridi vigenti.

All’incrocio con la strada Provinciale 22 svoltate a destra. Dopo 85 metri imboccate Via Trieste alla vostra destra e percorrete la strada che porta al pittoresco abitato di Mason, località di Gambellara. Tenete la sinistra e, superato un gruppetto di case rurali, continuate lungo il sentiero sterrato da cui si gode di una veduta ad ampio raggio di sinuosi pendii soleggiati che si perdono all’orizzonte.

Il sentiero conduce ad un obelisco annunciato in lontananza da quattro scuri e svettanti cipressi. Il monumento commemora dello scontro tra i soldati della Repubblica di San Marco e le truppe austriache in corrispondenza del ponte sul Chiampo. Lo scontro si concluse con una vittoria austriaca.

Raggiunta Via Monte Sorio, tenete la destra e scendete in Località Monte Sorio, poi svoltate a sinistra in Località Brusegala. Dopo 350 metri girate a destra e continuate per 650 metri in direzione est.

All’incrocio svoltate a sinistra e procedete a nord lungo Contrada Selva per 550 metri, poi imboccate la strada alla vostra destra che serpeggia inerpicandosi sul fianco del colle. All’incrocio con Via Pegnare, tenete la sinistra e continuate all’ombra di un denso boschetto di canne di bambù.

Proseguite lungo Via S. Francesco sovrastati dalla grandiosa mole del castello dei Maltraverso, dopodiché, passando per Via Castello, tornate in Piazza Italia.

Se vi chiedete cosa fare a Montebello Vicentino e desiderate immergervi nel tranquillo panorama agreste montebellano solcato da ruscelli che lambiscono oliveti argentati dai pallidi tronchi nodosi, vasti campi di granturco e rigogliosi filari di vigneti che assecondano i versanti di colline tondeggianti che circondano un maestoso castello medievale, percorrere i sentieri verde, blu e rosso di questo incantevole comune confinante col veronese potrebbe fare proprio al caso vostro!

Il castello di Montebello

La formidabile roccaforte troneggia sulla cima di un’altura da cui si può ammirare, oltre al cuore storico del paese, la fertile pianura attraversata dal Guà e dal Chiampo.

Edificato presumibilmente tra i secoli IX e XI sui resti di precedenti costruzioni di epoca romana, l’antico maniero fu realizzato per difendere Vicenza dalle incursioni scaligere.

Dalle alte mura ghibelline svettano la possente mole di un torrione concluso da una copertura a due falde (la struttura più antica del complesso architettonico), e la torre della metà del XIX secolo coronata da un terrazzamento sorretto da beccatelli.

Appartenuta in origine ai Maltraverso, la proprietà fu conquistata nel XIV secolo dalla nobile stirpe veronese che si occupò di ristrutturarla ed ampliarla. A seguito della dominazione del casato milanese dei Visconti, la fortezza passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia dall’inizio del XV secolo.

La chiesetta di San Daniele

Incorniciata dalle alte mura del castello presso un regale pino marittimo plurisecolare, la chiesa di San Daniele fu costruita nel XIII secolo per volere della famiglia dei Maltraverso.

Il grazioso luogo di culto di pietra si distingue per una semplice facciata a capanna coronata da tre guglie. Accessibile tramite un massiccio portale ligneo, la chiesa custodisce al suo interno un elaborato altare marmoreo policromo illuminato da due monofore che si aprono sul lato sud e da un’oculo che si staglia al centro del fronte.

Se vi chiedete cosa fare a Montebello Vicentino, la chiesa di San Daniele rappresenta uno dei più significativi punti di riferimento culturale e spirituale del paese.