Scopri cosa fare a San Zenone degli Ezzelini: la Torre degli Ezzelini, il Museo Multimediale Antica Pieve, l’Oasi di San Daniele.
La bellezza di San Zenone degli Ezzelini, piccolo comune situato all’estremità occidentale della provincia di Treviso (di cui si consiglia di visitare il centro storico), affascina i visitatori per le spettacolari vedute panoramiche di antichi borghi di pietra incastonati tra verdi declivi popolati da una florida varietà arborea, faunistica e floreale.
Circondata da olivi, cedri, cipressi e molte altre piante d’alto fusto, l’antica torre si innalza sul colle Castellaro, dalla cui posizione privilegiata si domina con lo sguardo il paese e l’area boschiva circostante.
Il nobile casato degli Ezzelini ebbe un ruolo di primaria importanza nel territorio durante i secoli XI e XIII.
Nel 1260 una coalizione degli eserciti di Treviso, Padova e Vicenza mise sotto assedio il castello dell’illustre casato. Alberico II e la sua famiglia furono infine catturati, torturati, barbaramente uccisi, i loro corpi vilipesi e dati alle fiamme. All’estinzione della famiglia da Da Romano seguì la distruzione della loro fortezza.
Dove un tempo svettavano le mura del complesso difensivo sorge ora il santuario della Madonna del Monte.
Per gli appassionati di storia ed escursionismo che si chiedono cosa fare a San Zenone degli Ezzelini, una visita alla torre degli Ezzelini sarà un’esperienza memorabile!
Museo Multimediale Antica Pieve
Situato in via Castellaro, 27, 31020 San Zenone degli Ezzelini (TV) nell’incantevole scenario del Castellaro, il museo guida i visitatori attraverso un itinerario didattico che concilia tecnologie audiovisive all’avanguardia con le antiche tracce del passato del territorio, da ritrovamenti preistorici e preromani alla storia dei Da Romano.
Popolata da un ricco patrimonio floreale, arboreo e faunistico, l’Oasi include itinerari fruibili da persone disabili, accessibili a carrozzine e passeggini.
L’area in cui si estende il Parco Naturale Oasi San Daniele sorgeva anticamente ai piedi di un’altura, lungo le rive di un bacino lacustre. Il deposito di fini sedimenti limosi e argillosi, trasportati da numerosi corsi d’acqua, determinò il sollevamento dell’area con la conseguente scomparsa del lago e di altri specchi d’acqua presenti nell’alta pianura trevigiana.
Il materiale fotografico, video e i contenuti scritti sono di proprietà esclusiva dell’Associazione Oasi San Daniele di San Zenone degli Ezzelini (TV). Tutti i diritti d’autore sono riservati. Copyright di Oasi San Daniele.
Scopri cosa fare a Cornuda in provincia di Treviso: il bosco Fagarè, la festa popolare di San Martino, la Tipoteca, l’itinerario storico-naturalistico che conduce al monumento ai caduti del 1848 e al Santuario della Madonna della Rocca.
Nel territorio di Cornuda, in particolare nell’area del Montello, l’importanza attribuita alla biodiversità arborea e arbustiva ha radici antiche.
La Dominante tutelava con grande attenzione il patrimonio boschivo dell’entroterra veneto, la cui giurisdizione era di competenza della Casa dell’Arsenale, per garantire l’approvvigionamento del legname necessario alla costruzione delle imbarcazioni, dei remi, delle bricole che costellano la laguna e dei milioni di pali su cui si fonda la città di Venezia.
La fiorente vegetazione del bosco e del sottobosco di Fagaré comprende aceri, castagni, pioppi, salici, frassini, olmi, abeti, noccioli, carpini e roveri, le cui chiome offrono riparo a insetti, rettili, rettili, scoiattoli e numerose specie avicole, tra cui il picchio verde, il picchio rosso maggiore, la ghiandaia, la capinera, la cinciallegra, il pettirosso, il fringuello, la civetta, l’allocco e il barbagianni.
Meta imperdibile per gli amanti del birdwatching e per chiunque desideri trascorrere una giornata in totale tranquillità passeggiando lungo i sentieri che attraversano l’antico bosco, il bosco di Fagarè è una meta imperdibile per chi si chiede cosa fare a Cornuda.
Monumento ai caduti del 1848 e Santuario della Madonna della Rocca
Situata alle coordinate 45.83683667365927, 11.988141711806445, il Santuario della Madonna della rocca si erge sulla cima di un colle alberato dalla cui posizione privilegiata lo sguardo abbraccia Onigo e Cornuda.
Dal parcheggio Duerocche (45.833793467333734, 11.999344422954644), attraversiamo Via 8-9 maggio 1848 e giriamo a destra. Dopo circa 140 metri teniamo la sinistra in Via 8-9 maggio 1848, poi giriamo nuovamente a sinistra in Via San Martino. Dopo circa 80 metri troveremo, alla nostra destra, le indicazioni per il Monumento dell’Aquila.
Circondato da cipressi e olivi, il solenne monumento – ossario si erge sul colle della Rocca per commemorare la battaglia combattuta l’otto e il nove maggio 1848 tra le forze austriache e i Dragoni dello stato pontificio.
Di fronte al candido obelisco, coronato da una stella di rame,
Di fronte al candido obelisco, coronato da una stella di rame, si erge la scultura bronzea di un’aquila con le ali spiegate, rivolta in direzione di Venezia.
Proseguendo lungo l’itinerario che si snoda sul rilievo del colle si raggiunge il Santuario della Madonna della Rocca, antica fortificazione medievale situata a 350 m.s.l.m.
Situato in via Canapificio, 1, 31041 Cornuda (TV), il museo ripercorre la storia della stampa a caratteri mobili e del design tipografico.
Oltre all’itinerario espositivo, la Tipoteca include laboratori che offrono ai visitatori l’opportunità di imparare a utilizzare gli strumenti originali del tipografo, grazie alla guida di esponenti italiani e internazionali nel settore della comunicazione grafica.
Festa di San Martino
Quando e dove si svolge la festa di San Martino?
La festa di San Martino, patrono di Cornuda, si celebra l’11 novembre presso l’oratorio del comune. Le celebrazioni liturgiche e i festeggiamenti, con musica, balli e prodotti enogastronomici locali, si tengono spesso anche nei giorni precedenti e successivi a questa data.
Se ti chiedi cosa fare a Pieve del Grappa in provincia di Treviso, le località suggerite in questo articolo potrebbero fare al caso tuo!: il sacrario del Monte Grappa, la gallerie Vittorio Emanuele III e il sentiero delle Meatte. Per chi è appassionato di escursionismo e non sa resistere al fascino storico e naturalistico di spettacolari rilievi montuosi nella cui roccia sono incisi alcuni dei più importanti capitoli della storia del nostro paese, visitare Pieve del Grappa sarà un’esperienza memorabile!
Nato dall’unione di Paderno e Crespano del Grappa, il comune di Pieve del Grappa è immerso in una sconfinata e incantevole area collinare nel cuore della Regione Veneto.
I lievi pendii verdeggianti, costellati di pittoreschi borghi antichi circondati da un vasto mosaico di biodiversità floreale, arborea e faunistica, risultano delimitati dai corsi del Piave e del Brenta, mentre le maestose pendici del monte Grappa, solcate dalle impronte indelebili del primo conflitto mondiale, dominano solennemente la vallata.
Sacrario del Monte Grappa
L’antichissima montagna, che con i suoi 1776 metri di altezza domina la pianura veneta, presenta sulla sommità uno dei sacrari militari di maggiore rilevanza in tutta la Penisola, contenente i resti di quasi 23.000 soldati italiani e austroungarici caduti durante gli aspri conflitti della Grande Guerra.
Candido percorso lastricato lungo 300 metri, la via eroica collega i monumentali scaloni semicircolari dell’ossario, adagiati sulla cima del Grappa, al colossale osservatorio, grandiosa costruzione realizzata con grossi blocchi di pietra il cui apice riproduce la forma di un sarcofago.
Galleria Vittorio Emanuele III
Il tunnel sotterraneo dedicato al Re d’Italia attraversa le viscere della montagna al si sotto del complesso architettonico che ne domina la vetta.
L’interno della galleria, il cui ingresso è collocato sul lato destro della caserma Milano, rievoca l’atmosfera mostruosa e soffocante vissuta dai giovani soldati italiani durante i momenti decisivi della Grande Guerra.
Scavata nella roccia a partire dal novembre del 1917 e con una lunghezza complessiva di 5 km, la via di comunicazione ipogea è costituita da un tunnel principale da cui si ramifica una fitta serie di gallerie minori.
La buia e claustrofobica rete viaria ricavata dalla pietra calcarea rivestì un ruolo di fondamentale importanza strategica per placare l’avanzata delle forze austroungariche.
Una numerosa successione di aperture laterali garantiva la disposizione di cannoni e mitragliatrici, la cui posizione dominante avrebbe avuto un effetto devastante sul nemico.
Itinerari naturalistici e il sentiero delle Meatte
Partendo dalla località di Fietta si può raggiungere la valle di San Liberale, amatissima dagli appassionati di escursionismo, dove è possibile trovare parcheggio e punti di ristoro.
Seguendo le indicazioni per il Monte Grappa si consiglia di intraprendere il sentiero CAI 151, percorso realizzato nella Prima Guerra Mondiale per consentire il passaggio di carovane, muli e altre bestie da soma.
L’itinerario si inoltra in una fresca e ombrosa area boschiva che con l’aumento dell’altitudine offre al visitatore una panoramica mozzafiato della splendida vallata che si estende a perdita d’occhio.
Raggiunto il Pian dea Bea si passa al percorso CAI 152, caratterizzato da pendii più lievi che rendono la camminata ancor più piacevole.
L’itinerario fu realizzato nel 1918 scavando e forando le rocce del Boccaor al fine di permettere gli spostamenti dell’esercito italiano e di cui è ancora possibile attraversare le gallerie.
Dopo aver raggiunto la sommità della Mandria, a quasi 1500 metri di altezza, in corrispondenza della quale è possibile ammirare l’immensa pianura circostante dalla Vedetta dell’Archeson, si può intraprendere la via del ritorno attraverso l’itinerario del CAI 153.
Scopri cosa fare a Possagno, il piccolo comune del trevigiano incastonato tra floridi colli boscosi al confine col bellunese il cui territorio custodisce il tempio e le opere di Antonio Canova, massimo esponente della scultura neoclassica.
La sagra di San Rocco, Santo patrono di Possagno, si svolge in corrispondenza del colle di San Rocco dal 15 al 18 agosto.
L’evento promuove valori di condivisione e gratitudine sia attraverso momenti di raccoglimento spirituale durante la Santa Messa in onore di San Rocco, sia tramite momenti di spensieratezza e divertimento della tradizionale festa di paese.
Ad animare il già splendido scenario naturalistico vi attenderanno musica dal vivo, fiumi di birra per dissetarvi nelle calde serate estive, nonché specialità gastronomiche da far venire l’acquolina in bocca ed eccellenze vinicole che attestano l’unicità e ricchezza del territorio.
La piacevole passeggiata si svolge nel suggestivo contesto naturale del territorio di Possagno in prossimità delle pendici del massiccio del Grappa. L’itinerario ha inizio in corrispondenza della Gypsotheca in via Canova n. 74 – 31054 Possagno (TV) situata a poca distanza dal tempio canoviano ottocentesco, riconoscibile dalla cupola candida e dal solenne pronao costituito dal maestoso colonnato di ordine dorico ispirato al Partenone ateniese.
Imboccando il percorso a sinistra del tempio, lungo la Via che conduce a Colle San Rocco, si incontrano le indicazioni per l’itinerario naturale che invitano il visitatore a immergersi nel verdeggiante scenario collinare della pedemontana in cui è cresciuto il geniale scultore possagnese.
L’itinerario si addentra per circa 4 km tra lievi pendii collinari popolati da diverse varietà arboree, tra cui spiccano acacie e farnie, in prossimità della Contrada Vardanega, per poi condurre alla graziosa chiesetta di San Francesco lì vicina.
Seguendo la corrispondente Via San Francesco ci si ricongiunge al Viale A. Canova, lungo il quale si trovano punti di ristoro come il caffè canova, il panificio e pasticceria Zatta, l’Hotel ristorante Stella d’Oro, poco distante dalla Gypsotheca e alla casa di Antonio Canova.
Gypsotheca e Museo Antonio Canova
Situata in Via Canova, 74, 31054 Possagno (TV), la gipsoteca di A. Canova rappresenta un vero gioiello artistico e storico a livello nazionale che attrae ogni anno visitatori e provenienti da ogni parte del mondo al fine di ammirare le opere dell’artista possagnese considerato il massimo esponente della scultura neoclassica.
La Gypsotheca, termine di origine greca col significato di raccolta di gessi, è l’edificio nel quale fu trasferita la collezione di modelli e calchi in gesso delle sculture originali del Canova.
Tra le spettacolari opere presenti nella gipsoteca è facile lasciarsi impressionare dalla bellezza del gruppo scultoreo di Ercole e Lica, i cui protagonisti, colti in un momento di estremo dinamismo e violenta drammaticità, sembrano animati di vita propria, mantenendo al tempo stesso il perfetto equilibrio e precisione geometrica delle forme. Il volto del giovane rivela la sua disperazione mentre afferra l’altare nel vano tentativo di resistere alla forza brutale e inarrestabile di Ercole.
Il volto infuriato di Ercole accentua la potenza irrefrenabile del suo corpo, colto nell’attimo di massima torsione e coperto da un sottilissimo e delicato panneggio che ne accentua il vigore muscolare.
Il complesso scultoreo raffigurante Teseo in lotta con il Centauro coglie il culmine decisivo del conflitto tra il giovane semidio e il centauro Eritone che, con la mano destra poggiata a terra è ritratto nel suo ultimo istante di vita mentre cerca disperatamente di liberarsi dalla mano di Teseo che gli stringe la gola.
L’eroe della Tessaglia, in posizione di dominanza, è pronto a dare al nemico sconfitto il colpo di grazia con la pesante clava impugnata nella mano destra sollevata in aria.
Questi sono solo alcuni esempi dei capolavori del genio assoluto della scultura neoclassica e nato proprio qui a Possagno, nella provincia di Treviso.
Per maggiori informazioni in merito agli orari di apertura del museo e per prenotare visite guidate alla scoperta della casa natale di Antonio Canova si consiglia di visitare il sito ufficiale del museo Canova.
Il tempio canoviano
Localizzato in via a Stradone del Tempio, 31054 Possagno (TV), il tempio canoviano domina con la sua candida mole la cima di una radiosa altura a poca distanza dal centro del comune.
Il monumentale tempio che accoglie le ceneri del maestro dal 1830, costituisce al tempo stesso il sepolcro ed il luogo di autocelebrazione dell’artista. Da una prospettiva strutturale l’edificio sacro concilia elementi tipici dell’architettura romana, riconoscibili nella grande cupola che richiama il monumentale Pantheon, con l’impostazione dell’antico tempio a colonne della Grecia classica, come testimoniato dall’evidente richiamo al Partenone.
L’ispirazione che ha portato a unire elementi dell’architettura romana a quella greca si riflette all’intero della chiesa tramite la precisa collocazione della pala raffigurante la Deposizione di Cristo nel punto esatto in cui la luce del sole, filtrando dalla sommità della cupola ogni mezzogiorno, illumina l’altare e la scena biblica, combinando così la sacralità dell’opera cristiana al concetto pagano del Dio é Sole.
Se vi appassionano arte e architettura e vi chiedete cosa fare a Possagno, vi farà piacere sapere che l’ingresso al tempio di Antonio Canova è gratuito.
Scopri cosa fare a Volpago del Montello: spettacolari edifici quattrocenteschi immersi nel verde, itinerari naturalistici alla scoperta degli incantevoli siti boschivi del versante occidentale del Montello a caratteristiche tradizioni popolari che costituiscono l’anima di una comunità antica.
Tra la prima e la seconda settimana di Ottobre è possibile partecipare alla Sagra del Montello e della Castagna presso Santa Maria della Vittoria, manifestazione dove è possibile mangiare delle ottime caldarroste, visitare il mercatino degli artigiani locali, assistere a commemorazioni sulla Grande Guerra.
Di carattere indubbiamente più religioso ma non per questo meno importante la Sagra della Santa Crocedi Selva del Montello, dove, tra la seconda e la terza settimana di Settembre, dopo la processione con la sacra reliquia si dà il via ad un evento di stampo enogastronomico, accompagnato da spettacoli musicali e pirotecnici.
Se vi chiedete cosa fare a Volpago del Montello, questi eventi sono ideali per chi è alla ricerca di manifestazioni che promuovano l’artigianato e la gastronomia locale, attraverso manufatti e prodotti tipici che tramandano l’identità culturale di questa incantevole località dell’alta pianura trevigiana.
Percorsi naturalistici
Le numerose prese che salgono sul Montello offrono la possibilità di addentrarsi nei sentieri boschivi di questa particolare realtà. Il Montello, infatti, è un rilievo isolato che raggiunge circa i 370 metri metri sul livello del mare.
Salendo sul monte si può raggiungere la chiesa di Santa Maria della Vittoria, costruita all’indomani della fine della grande guerra per celebrare la vittoria dell’Italia. Sebbene in origine fosse un bosco prevalentemente di quercia, il Montello presenta una prevalenza di Robinia, assai infestante, ma che non pregiudica la bellezza paesaggistica di questi luoghi.
Cenni storici
Il ritrovamento di reperti archeologici a Venegazzù ha confermato la presenza dell’uomo fin dalla preistoria. La zona sarà successivamente abitata dai Paleoveneti, anche se sono state ritrovate testimonianze di una presenza romana presso Lavaio.
Durante il medioevo Volpago diviene Capopieve, mentre Selva era sede di uno dei castelli più influenti nella zona, vale a dire quello dei Vidoti. Dopodiché, sotto la Serenissima Repubblica di Venezia venne annessa alla Signoria del Podestà di Treviso, sotto la quale rimase sino alla caduta della Repubblica stessa, nel 1797.
Nel corso dei secoli, divenne sede di una filanda e di un centro bacologico di proprietà della famiglia Gobbato, pioniera dell’industria del luogo, che diede lavoro alla popolazione della zona e fregiò la stessa Volpago come importante centro della lavorazione serica. Durante la prima guerra mondiale, fu qui che si combatté la Battaglia del Solstizio che spezzò l’avanzata austriaca.
Successivamente, la Tromba del Montello, una tromba d’aria particolarmente violenta, abbattutasi nella zona il 24 Luglio 1930, danneggiò irrimediabilmente la chiesa parrocchiale di Selva, la quale vantava un patrimonio artistico tra i più importanti all’interno dell’intera diocesi di Treviso.
Venne sostituita dal nuovo tempio (il quale contiene tutt’oggi quanto dell’antico patrimonio artistico fu salvato dalla distruzione), ad opera dell’architetto Fausto Scudo, di cui tra l’altro è la chiesa di Santa Maria della Vittoria. Volpago fu luogo natale, oltretutto, di Jacopo Gasparini, protagonista della Regia Impresa Coloniale in qualità di Governatore dell’Eritrea, dal 1923 al 1928.
Scopri cosa fare a Nervesa della Battaglia: il museo della battaglia del solstizio, museo aeronautico “fondazione Jonathan”, bunker del sentiero Brigata Lucca, Abbazia di Sant’Eustachio, grapperia dei F.lli Pellegrini.
Veduta aerea dell’Abbazia di Sant’Eustachio e dell’Eremo di San Girolamo. Sullo sfondo, il Sacrario Militare di Nervesa della Battaglia circondato da cipressi.
Nel corso dei secoli, il sito benedettino e il quieto scenario naturalistico in cui si inserisce hanno attirato religiosi e intellettuali alla ricerca di un luogo in cui dedicarsi alla preghiera, allo studio, alla composizione di opere letterarie.
Bersagliato dall’artiglieria austriaca durante la Grande Guerra, il sito monastico è pervaso da un’aura di mistero che affascina ogni anno migliaia di visitatori, desiderosi di ammirarne le solenni rovine e lo spettacolare paesaggio che le circonda.
La Fondazione “Jonathan Collection” si trova in Via Frà Giocondo, 8a, in corrispondenza del monumento alla Madonna Immacolata, madre di tutti i caduti nella battaglia del solstizio.
Situata tra il corso del Piave e le pendici orientali del Montello, la fondazione ospita all’interno di un hangar Bessonneau della prima guerra mondiale accurate riproduzioni di aerei storici, tra cui spicca una fedele replica del Flyer dei fratelli Wright del 1903, il primo aeroplano della storia a effettuare voli motorizzati, controllati e ripetuti.
Grazie alla Fondazione ‘Jonathan Collection’ la storia dell’aviazione prende vita attraverso il rombo dei motori di straordinari velivoli che, grazie alla passione e alla lungimiranza del pilota Giancarlo Zanardo, fondatore e presidente della Jonathan Collection Aerei Storici Famosi, possono decollare dal campo d’aviazione Francesco Baracca, un’occasione da non perdere per chi si chiede cosa fare a Nervesa della Battaglia.
Bunker del sentiero brigata Lucca
L’itinerario della Brigata Lucca si snoda lungo la prima linea difensiva del fronte italiano, sul versante orientale del Montello.
Il sentiero ha inizio dalla Parrocchia del Santissimo Redentore in Santa Croce, in Via X Armata, 2. L’itinerario include sei bunker che negli ultimi anni sono stati recuperati e restaurati grazie ai finanziamenti dell’associazione Battaglia del Solstizio e alla partecipazione dei volontari. Per iniziare il percorso si imbocca via Luigi Lama.
Il primo bunker costituiva una postazione per il lancio di bombe o per il mortaio, utilizzata dalle forze britanniche. Per diversi anni, prima dell’intervento dei volontari, risultava quasi invisibile a causa della fitta vegetazione infestante che lo ricopriva.
La Busa de Banes ospitava un nido di mitragliatrici ricavato da una sporgenza rocciosa. Presenta due aperture: l’ingresso, situato a sud, e una seconda apertura sul lato settentrionale, rivolta verso il Piave, dove venivano collocate le mitragliatrici.
La Croda dei Zatteri accoglieva due postazioni per mitragliatrice, scavate a colpi di piccone nelle pareti del Montello. I lavori di ripulitura hanno riportato alla luce anche la scalinata originale, un tratto murario e alcune scritte a matita che documentano la presenza della compagnia di mitraglieri che vi era appostata.
Sfortunatamente, il quarto bunker è stato spazzato via quasi del tutto a causa dei bombardamenti. Ne resta soltanto un collegamento alla trincea, scavato nella roccia e rinforzato con cemento armato.
Se vi chiedete cosa fare a Nervesa della Battaglia, intraprendere questo itinerario aiuta a comprendere con maggiore chiarezza le conseguenze della guerra su questi luoghi, attraverso testimonianze tangibili che lasciano un’impressione più profonda delle parole.
Il paesaggio naturale che avvolge trincee e bunker sembra voler ricordare come nemmeno le tragedie più spaventose possano tuttavia fermare il silenzioso e perpetuo fiorire della vita.
Oltre a rivelarci aspetti inediti e affascinanti in merito alla storia dell’azienda, ci parleranno di alcune delle più recenti e squisite creazioni del loro liquorificio.
La prima settimana di Agosto si può partecipare alla Sagra di Nogarè, (di cui parleremo tra poco in modo più approfondito) dove si possono provare specialità gastronomiche tipiche e ci si può scatenare a ritmo di musica o passare una piacevole serata con spettacoli comici. A Ciano del Montello, nella seconda metà di Luglio, si svolge invece la secolare Sagra Paesana di San Pellegrino, una manifestazione enogastronomica rivolta a soddisfare i palati più amanti della tradizione, con piatti a base di Cavallo e Manzo, ma anche qualcosa di diverso, parlando naturalmente della serata a base di Paella.
Dal lato dell’intrattenimento qui troviamo spettacoli musicali (dal liscio, al rock, all’immancabile serata danzante con il dj) un ampio parco di divertimenti, nonché la corsa podistica di San Pellegrino, per gli amanti dell’attività fisica, che si tiene solitamente la prima domenica di festa.
Sagra di Nogarè
Dove e quando si svolge la sagra di Nogarè?
Questo 2022 la Sagra di Nogarè si svolgerà dal 4 al 9 agosto in Piazza 4 novembre, in corrispondenza della chiesa parrocchiale dell’omonima frazione del comune.
Ad animare le Vie del centro di Crocetta del Montello vi saranno musica e i fuochi delle cucine da cui proviene l’aroma di succulente specialità alla griglia, dal tradizionale spiedo con polenta al gustosissimo pollo allo spiedo con patate, nonché piatti di mesce a base di seppie in umido e lasagne al sugo da far venire l’acquolina in bocca che potrete gustare nel grande padiglione gastronomico organizzato dalla proloco.
Per chi ai chiede cosa fare a Crocetta del Montello ed è alla ricerca di specialità gastronomiche da gustare in compagnia dei propri amici e dei propri cari in una delle cittadine storiche più incantevoli della provincia di Treviso,
Percorsi naturalistici e luoghi di interesse
In località Santa Mama, prendendo un sentiero che ha inizio dalla Chiesa, è possibile raggiungere la Fontana del Buoro, una polla d’acqua sorgiva all’interno di una cavità scavata nel Montello stesso. Leggenda vuole che il Buoro fosse ritrovo di Fate, Ninfe e creature silvane, e che quindi la sua acqua avesse proprietà sovrannaturali. Ciano del Montello deve infatti il proprio nome a Ciane, Ninfa legata alla sorgente.
Sempre a Santa Mama, a due passi dall’alveo del Piave, possiamo trovare il Capitel dei Lovi, un capitello eretto, a quanto si dice, da un viandante come voto dopo essersi salvato da un branco di lupi, che in età medievale popolavano il trevigiano e più precisamente i boschi del Montello.
Cenni storici
Resti di civiltà neolitiche confermano la presenza umana a Ciano, nelle vicinanze del Buoro, ma fu intorno all’anno mille che sorgeranno le borgate che andranno poi a comporre Ciano e Nogarè. Crocetta, invece, si sviluppò verso la metà del XIX secolo, intorno al Canapificio Veneto, fiorente azienda che all’inizio del secolo conterà circa 2000 operai.
Successivamente, quando Ciano e Nogarè si trovarono nel 1902 a confluire un unico comune, si decise di porre la sede municipale a Crocetta. Territorio che visse in prima linea l’offensiva del Piave durante la Grande Guerra, Il comune ospitò l’osservatorio dal quale Re Vittorio Emanuele III assisté alla Battaglia di Vittorio Veneto. Da Santa Mama, oltretutto, partì l’offensiva finale da parte degli Arditi, e in quel luogo si può trovare il Cippo degli Arditi, testimonianza del luogo esatto da cui partì l’attacco.
Scopri cosa fare a Pederobba in provincia di Treviso: La Mostra Mercato dei Marroni di Monfenera, la garzaia di Pederobba, l’itinerario dei colli di Onigo e mura della Bastia, Villa Paccagnella.
L’evento si propone di promuovere e preservare il prelibato marrone I.G.P (indicazione geografica protetta), simbolo dell’identità culturale e storica di questo piccolo comune del trevigiano al confine col bellunese.
La manifestazione tutela e difende la qualità e l’unicità del pregiato frutto riconoscibile per il colore marrone brillante, dal cui contenuto dolce di color nocciola chiaro si ricavano prodotti di prima scelta come pasta, dolci, creme, sciroppi nonché gustare varietà di birra prodotte artigianalmente.
Oltre alle ricette e specialità culinarie, disponibili attraverso circa sessanta espositori, l’evento coinvolge la popolazione locale e visitatori provenienti da ogni parte della regione attraverso laboratori artistici di scultura e pittura, nonché itinerari naturalistici alla scoperta del panorama mozzafiato di floridi castagneti le cui chiome, durante il fogliare autunnale, ammantano il suolo di foglie rosse e dorate su cui si adagiano i frutti racchiusi nel loro involucro spinoso simile a un riccio.
Gli stand gastronomici vi permetteranno inoltre di assaporare pietanze dolci e salata e ed eccellenze vinicole del territorio.
Per chi si chiede cosa fare a Pederobba ed è interessato a conoscere le eccellenze di una terra incantevole sorta tra il freddo corso del Piave ai piedi delle questo evento farà di certo al caso vostro!
Oasi Lipu Garzaia di Pederobba
La Garzaia di Pederobba, da cui ha inizio l’itinerario naturalistico, si trova in via Guglielmo Marconi, 8, 31040 Pederobba (TV).
Il territorio del comune di Pederobba, situato ai piedi del Monfenera, si caratterizza per una fiorente biodiversità arborea, floreale e faunistica, favorita dalla fertilità del terreno e dalla vicinanza del fiume Piave.
La garzaia della Lipu è un’ oasi naturale il cui delicato ecosistema, lambito dalle risorgive delle fontane di San Giacomo e dalle acque del fiume Piave, presenta vasti boschi ombrosi di salici e pioppi, nonché sgargianti varietà floreali come il falso indaco e la Buddleja davidii, entrambe caratterizzate da bellissimi fiori di colore violetto.
Il prezioso habitat dell’oasi protetta è popolata da splendidi aironi che nidificano sui rami di alti pioppi, mentre nei pressi delle Fontane di S. Giacomo sono osservabili il merlo acquaiolo, la Gallinella d’acqua e il Martin Pescatore.
Il valore del fragile e preziosissimo habitat naturale e la diversità faunistica che anima l’area protetta attrae ogni anno centinaia di visitatori da tutta la Regione soprattutto nel periodo primaverile.
L’itinerario dei colli di Onigo e mura della Bastia
L’itinerario dei colli di Onigo, la cui partenza ha inizio dalla sede del comune, rappresenta uno splendido itinerario naturalistico che si articola attraverso l’area boschiva a sud del fiume sacro alla patria, lungo la quale l’esercito italiano aveva allestito la seconda linea difensiva durante la Grande Guerra.
La brutalità del primo conflitto mondiale ha lasciato impronte ancora intatte sul territorio, testimoniate dal sentiero delle Trincee, lungo il quale antiche postazioni militari di difesa si alternano a scorci paesaggistici mozzafiato come la valle del Piave e la veduta del Monte Cesen.
Seguendo l’itinerario trincerato si raggiunge il valico chiamato Serra de Ciàlt che conduce al Sentiero dei Rònch e successivamente alla Serra de Pizzaia.
Più a sud, il Sentiero dei Bòsch attraversa uno spettacolare sito boschivo di latifoglie che offre agli escursionisti la vista di bellissimi prati verdeggianti. Il contesto naturale di fenomenale bellezza fa da cornice a veri e propri gioielli di arte e architettura che rendono il ricco patrimonio culturale e storico del comune di Pederobba unico nel suo genere.
Villa Paccagnella
Tra i sontuosi edifici presenti nel comune e appartenuti a nobili famiglie trevigiane e veneziane, merita particolare menzione la maestosa Villa Paccagnella, lussuosa abitazione signorile che domina la vallata del Piave verso il Montello e che include, in prossimità del corpo padronale, una piccola torre neogotica ancora intatta. La maestosa dimora, realizzata in stile barocco e affiancata da una barchessa, una scuderia e una serra a pianta semicircolare, risulta immersa in un vasto e romantico giardino secolare in stile inglese.
Vi chiedete cosa fare a Vidor? L’incantevole comune del trevigiano è compreso tra il fiume Piave, a sud, e la zona dei tre colli (Maor, Castellon e Polenta) a nord.
Elemento caratteristico del territorio è il Ponte di Vidor che regala emozionanti vedute panoramiche del fiume sacro alla Patria.
Durante la seconda settimana di settembre è sicuramente da non perdere il Palio di Vidor, che vede gareggiare cinque avversari (Centro, Alnè di Sotto, Alnè di sopra, Bosco, e Colbertaldo) nel trasporto di una scala dall’abbazia al Castello, e su per il colle dello stesso Castello un ariete da sfondamento in legno massiccio, con rappresentazione ed eventi di richiamo medievale a far da sfondo alla manifestazione.
La Sagra di San Giuseppe
Dove e quando si svolge la Sagra di San Giuseppe?
La tradizionale sagra di San Giuseppe si svolge nel mese di marzo per le vie dell’affascinante centro storico vidorese. Evento ideale per celebrare l’inizio della stagione primaverile, la festa secolare prevede circa cento espositori della mostra mercato per valorizzare le specialità delle produzioni gastronomiche e artigianali locali.
Se vi considerate una buona forchetta, i fuochi della cucina animeranno le serate di festa offrendo specialità da far venire l’acquolina in bocca, da succulenti polli allo spiedo, a salsicce, costine da accompagnare con fiumi di birra ed eccellenze vinicole per rallegrare ancor di più gli animi durante una delle manifestazioni più spensierate e divertenti in provincia di Treviso.
Se cercate qualità e quantità, i cuochi e il personale degli stand gastronomici della fiera saranno lieti di offrirvi entrambi!
Grazie alla sua posizione privilegiata, Vidor offre delle passeggiate immerse nel verde, tra il letto sassoso del fiume Piave e le verdi colline del Prosecco, vantando una varietà di ambienti invidiabile. Dei suoi numerosi percorsi possiamo visitare l’ex castello, ricostruito nel primo dopoguerra sui resti del vecchia roccaforte distrutta nel XVI secolo diventando per l’occasione tempio alla grande guerra, monumento ai caduti ed ossario, oppure l’Abbazia di Santa Bona, gravemente danneggiata durante la guerra e restaurata successivamente rispettando gli stilemi romanici del XII secolo, vale a dire il periodo della prima costruzione.
Per chi si chiede cosa fare a Vidor, è certamente consigliata una visita allo splendido chiostro in cui potrete ammirare rari esempi di colonne dette ofitiche (presenti anche nella vicina Abbazia di Santa Maria di Follina), ovvero raggruppate da un ornamento scultoreo che crea l’illusione che siano intrecciate. Chi ha la fortuna di ammirare tale mirabile esempio di architettura al tramonto, rimarrà affascinato dal gioco di luci e ombre tra le arcate ed il suggestivo colonnato.
Scopri cosa fare a Sernaglia della Battaglia: I Palù del Quartier del Piave, il Castelliere di Sernaglia della Battaglia, il percorso ecologico delle Fontane Bianche, il Museo della Grande Guerra di Fontigo. Volete saperne di più? Prima di tutto…
Con un’estensione superiore ai cento ettari, le Fontane Bianche sono alimentate dalle acque di falda di un ampio bacino imbrifero che si estende dalle Prealpi trevigiane ai Palù del Quartier del Piave.
Situato alla confluenza nella Piave dei torrenti Rabòs e Rospér, il sito naturalistico deve il proprio nome alla limpidezza cristallina delle acque di sorgente, la cui purezza, portata costante e temperatura stabile intorno ai 10-13 °C favoriscono lo sviluppo di un importante serbatoio di biodiversità.
Museo della Grande Guerra di Fontigo
Situato in Piazza del Popolo, 21 a Fontigo, frazione del comune di Sernaglia della Battaglia, il Museo della Grande Guerra ripercorre i tragici avvenimenti della Prima Guerra Mondiale tramite una dettagliata esposizione multimediale che include reperti rinvenuti nel territorio di Sernaglia sulle rive del Piave.
I ritrovamenti catalogati includono utensili di uso quotidiano nonché armi e munizioni, indelebili impronte che testimoniano le drammatiche condizioni a cui i soldati italiani erano sottoposti durante le estenuanti fasi della guerra di trincea, (di cui è possibile ammirare una ricostruzione) culminanti nella eroica Battaglia Finale, a cui il percorso museale dedica una descrizione approfondita.
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