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Cosa vedere ad Altivole in Provincia di Treviso: 3 idee

Scopri cosa vedere ad Altivole: Il barco della regina Cornaro, Il Memoriale Brion, la chiesa di San Vito. Volete saperne di più? Prima di tutto…

Dove si trova Altivole?

Il comune di Altivole, in provincia di Treviso (esplora lo splendido centro storico di Treviso), confina a nord con Asolo e Maser, a sud con Riese Pio X e Vedelago, a est con Caerano e Montebelluna, a ovest con Asolo e Riese Pio X.

Attraversato dai torrenti Brenton e Avenale, il territorio di Altivole si distingue per un eccezionale panorama artistico, architettonico e naturalistico che in ogni stagione dell’anno suscita l’ammirazione delle migliaia di visitatori.

Il Barco della Regina Cornaro

Situato in Via Cornaro, 47, l’incantevole edificio rurale è armoniosamente inserito in un vasto giardino alberato. Scandita da una luminosa loggia ritmata da colonne ioniche, la barchessa è adornata da splendidi affreschi cinquecenteschi.

Vorresti conoscere la storia del Barco della Regina Cornér, gioiello di architettura rinascimentale splendidamente affrescato immerso nella campagna di Altivole?

Il Memoriale Brion nel Comune di Altivole

Ecco l’approfondimento sul Memoriale Brion, uno dei più significativi capolavori di architettura del comune di Altivole.

Il grandioso complesso funerario, situato in via Brioni, 31030 a San Vito di Altivole, fu commissionato all’architetto e designer Carlo Scarpa per commemorare la scomparsa del grande industriale veneto Giuseppe Brion (1909-1968).

La pianta ad elle del complesso funebre reca due aperture circolari che intersecandosi creano un legame di continuità tra il massiccio ambiente architettonico e l’elemento naturale esterno costituito da un radioso giardino e da un laghetto limpido che, unito a diversi specchi d’acqua, simboleggia lo scorrere della vita.

Il suggestivo complesso monumentale combina la pesantezza e il grigiore del cemento armato con ambienti spaziosi e ariosi, le cui complesse figure geometriche creano emozionanti contrasti chiaroscurali.

Il santuario presenta al centro l’edicola ospitante le tombe dei due coniugi mentre una fenditura sulla sommità del tetto evoca l’antica credenza secondo cui le anime dei defunti, una volta abbondonate le spoglie mortali, potessero ascendere in cielo.

Circondato dall’acqua, un possente cubo in cemento presenta sulla cima una variopinta copertura piramidale recante un’apertura sulla sommità.

Oltre ad essere un punto di riferimento artistico e architettonico all’avanguardia, il memoriale Brion sembra comunicare con le sue forme un senso di profonda malinconia e di invitare al tempo stesso a contemplare il continuo e naturale alternarsi di vita, crescita e morte.

Se vi chiedete cosa vedere ad Altivole, il Memoriale Brion è una delle località più significative e suggestive nel comune sintesi dell’estro di Carlo Scarpa in cui architettura e natura si armonizzano in modo geniale.

Chiesa di San Vito

Lo stile architettonico della struttura, sobrio e maestoso, segue le linee dello stile neoclassico, come si evince dalla solenne facciata tripartita da eleganti colonne corinzie sovrastate da un timpano dentellato, decorato in corrispondenza dei vertici da tre acroteri.

Situata in via Piazza S. Vito, 1, la candida mole del luogo di culto è affiancata da uno svettante campanile a base quadrata, formato da massicci blocchi di pietra e coronato da una raffinata cella campanaria di gusto classico.

Frazioni del Comune di Altivole

Altivole, Caselle, San Vito

Cosa vedere a Monastier di Treviso: 4 cose da vedere

Territorio del comune di Monastier di Treviso

Inserito in un verdeggiante angolo della pianura padana e attraversato dai fiumi Meolo e Vallio, il territorio del comune di Monastier, esteso per un’area di 25,6 km², viene valorizzato e preservato grazie alla decisa partecipazione dei suoi abitanti, uniti dal comune obbiettivo di tutelare la biodiversità e il verde pubblico tramite iniziative improntate alla sensibilità e al rispetto dell’ambiente, come il servizio di riciclo dei rifiuti e i costanti controlli svolti dall’Ufficio Ambiente in collaborazione con l’ARPAV (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) al fine di garantire la buona qualità dell’aria.

Il Meolo, fiume la cui sorgente nasce in località Campagne, si estende per circa 30 km attraversando, oltre al territorio di Monastier di Treviso, anche il comune di San Biagio di Callalta, per poi sfociare più a sud nel fiume Vallio.

Percorsi naturali nel comune di Monastier di Treviso

L’Abbazia di Santa Maria di Pero

Sulle sponde del fiume Meolo sorge l’antica quanto suggestiva Abbazia benedettina di Santa Maria di Pero, edificata più di mille anni fa. Il delicato e antichissimo gioiello di architettura monastica è stato riportato allo splendore originario a seguito di minuziosi interventi di restauro.

Per maggiori informazioni relative alla bellissima e austera abbazia e ai giardini e chiostri che contribuiscono a renderla unica, potete visitare il sito ufficiale del monastero situato in via Monastero, 3, 31050 Monastier di Treviso (TV).

L’Abbazia di Santa Maria di Pero dimostra come anche un piccolo paese rurale immerso nella pianura padana possa nascondere tesori di inestimabile valore storico, artistico e culturale che meritano di essere (ri)scoperti e ammirati.

Il parco comunale di Monastier di Treviso

Il comune di Monastier mette a disposizione aree di verde pubblico dotate di strumentazioni per fare esercizio fisico, nel contesto salubre di un vasto parco all’aria aperta. 

Situato in via Luigi Einaudi, il parco è anche punto di partenza per le attività di canottaggio per solcare le acque del fiume Meolo.

L’area verde in Via Olimpia mette invece a disposizione degli abitanti un campo da pallacanestro, un parco giochi, campi da tennis e campi da calcio, accessibili su prenotazione, al fine di promuovere il valore dello sport, i benefici dell’attività fisica e gli aspetti positivi derivanti dal gioco di squadra e dalla sana competizione.

Itinerario TV 2 “Dal Sile al Livenza”

L’itinerario TV 2 “Dal Sile al Livenzaattraversa i comuni di Roncade, Monastier e Zenson di Piave seguendo il corso del fiume Musestre per poi raggiungere l’antico percorso stradale romano della via Claudia Augusta. Il tragitto include una breve tappa lungo la Strada dei vini del Piave presso l’abbazia millenaria di Santa Maria di Pero, nel contesto di un percorso molto più ampio che attraversa anche i comuni di Oderzo, Roncade e Venezia.

Itinerario “Grande Guerra”

L’itinerario “Grande Guerraripercorre le profonde cicatrici lasciate dalla prima Guerra Mondiale sul territorio del fiume Piave,  testimonianze dei conflitti che vedevano contrapposte le truppe italiane e l’esercito austro-ungarico. Oltre ai monumenti realizzati in memoria dei caduti ci sono pervenute testimonianze della partecipazione alla Guerra del grande scrittore Ernest Hemingway, autore statunitense che si era arruolato come volontario nell’American Red Cross. I suoi scritti testimoniano il suo arrivo a Schio il 9 giugno 1918, il successivo trasferimento al fronte presso Casa Botter e i numerosi passaggi tra le località di Fornaci, Chiesa Vecchia e Pralongo.

Ciclovia Monaco Venezia

La pista ciclabile che unisce Monaco di Baviera a Venezia, itinerario transalpino che si estende per ben 560 km, attraverserà anche il comune di Monastier di Treviso, dando la possibilità a tutti gli appassionati di bicicletta di scoprire e lasciarsi travolgere dalla ricchezza storica, artistica e paesaggistica che il comune di Monastier di Treviso è pronto a rivelare.

Frazioni del Comune di Monastier di Treviso

Fornaci, Chiesa Vecchia, Pralongo, San Pietro Novello

Cosa fare ad Arcade in Provincia di Treviso: 3 cose da fare

Scopri cosa fare ad Arcade: Villa della Zonca, la chiesa di San Lorenzo, il pan e vin di Arcade. Prima di tutto…

Dove si trova Arcade?

Il comune di Arcade in provincia di Treviso confina a nord con Nervesa della Battaglia, a sud con Povegliano e Villorba, a est con Spresiano, a ovest con Giavera del Montello.

Villa Della Zonca

Immersa in un florido parco alberato, Villa della Zonca è una splendida residenza plurisecolare situata in Via Madonnetta, 51.

Il nucleo residenziale, sviluppato su tre livelli, si caratterizza per una facciata simmetrica e verticalmente tripartita, con un’elegante trifora balaustrata al piano nobile. A completare lo sviluppo verticale della dimora padronale è un corpo mediano sopraelevato, coronato da un frontone triangolare ingentilito da tre acroteri.

Incorniciato da cedri, cipressi, salici, pioppi cipressini e molte altre rigogliose piante d’alto fusto, il complesso include due fabbricati a pianta rettangolare, situati lungo via Traversi e via Madonnetta.

Parrocchia di San Lorenzo

Incastonata nel cuore urbano di Arcade, in Piazza Vittorio Emanuele III, la maestosa chiesa quattrocentesca rappresenta uno dei più significativi punti di riferimento culturali e spirituali del comune.

Accessibile tramite un maestoso protiro (portico a cuspide anteposto a un portale) sorretto da colonne, la chiesa presenta un’imponente facciata a salienti nella quale si apre un ampio rosone di pietra. 

Sovrastate da una spettacolare copertura lignea a cassettoni, le tre navate del luogo di culto neogotico sono divise da ampie arcate a tutto sesto sostenute da possenti colonne.

Se vi chiedete cosa fare ad Arcade, la parrocchia di San Lorenzo rappresenta un gioiello di architettura adornato da spettacolari opere pittoriche e scultoree.

Pan e vin di Arcade

Il tradizionale Panevin di Arcade, che ogni 5 gennaio richiama migliaia di persone di tutte le età da ogni angolo della regione, affonda le sue radici in un’antica usanza. Il fuoco, simbolo di purificazione, rappresenta un invito ad accogliere novità e cambiamento con rinnovata speranza.

Partecipare a questa celebrazione è un’occasione per condividere momenti significativi con familiari e amici, immersi in un’atmosfera unica. La serata è animata da musica dal vivo, dai canti corali del corpo degli Alpini e dall’immancabile vin brulé, ideale per riscaldarsi nell’attesa dell’accensione della maestosa pira alta undici metri che si staglia al centro della piazza.

La cerimonia prende il via alle ore 18:00 con la benedizione del fuoco, mentre l’accensione ufficiale avviene alle 20:30. In pochi istanti, le fiamme si innalzano nel cielo invernale, creando un’atmosfera suggestiva e coinvolgente.

Frazioni del Comune di Arcade

Guizze, Madonnetta

Per scoprire altre curiosità sui comuni di Treviso si invita a consultare l’elenco dei comuni del Veneto

Cosa vedere a Mogliano Veneto: 5 cose da vedere

Scopri cosa vedere a Mogliano Veneto in provincia di Treviso: le ex cave di Marocco, Villa Longobardi, Villa Braida, Villa Condulmer, Villa Volpi. Ma prima…

Dove si trova Mogliano Veneto?

Il comune di Mogliano Veneto confina a nord con Preganziol, a nord est con Zero Branco, a nord ovest con Casale sul Sile, a sud con Venezia, a est con Casale sul Sile e Marcon, a ovest con Zero Branco e Scorzè.

Morfologia del Comune

Il comune di Mogliano Veneto si estende per più di 46 km² nell’estremità meridionale della provincia di Treviso.

Il territorio del comune, prevalentemente pianeggiante e attraversato da numerosi corsi d’acqua (i principali sono lo Zero e il Dese) e diverse falde acquifere, è caratterizzato da un terreno argilloso che contribuisce a trattenere le acque in superficie rendendo il terreno particolarmente fertile.

La presenza di numerosi parchi, giardini antichi e splendide ville rende il comune una meta imperdibile per gli amanti della natura e dell’arte.

Marocco di Mogliano Veneto : Le Cave

Meta imperdibile per ogni amante della natura, le Cave di Marocco si estendono per circa 20 ettari all’estremità meridionale del comune al confine con la provincia di Venezia

Il contesto ambientale delle cave presenta bacini naturali di lieve profondità attraversati da canneti, cariceti (terreni prevalentemente paludosi in cui abbondano piante del genere carice) e saliceti, nei quali si riscontra la presenza del salice cinereo (Salix cinerae) della la felce palustre (Thelypteris palustris) e della frangola (Frangula alnus).

La ricchezza dell’elemento idrico favorisce lo sviluppo di una vegetazione florida e rigogliosa, caratterizzata da una notevole diversità arborea e floreale. A dimostrarlo è il bosco situato a ovest dello scolmatore (canale volto a deviare le acque di piena di un fiume in canali diversivi), in cui è possibile ammirare esemplari di acero campestre (Acer campestre), olmo campestre (Ulmus minor), ontano nero (Alnus glutinosa) e pioppo bianco (Populus alba).

Numerose osservazioni e analisi realizzate sul territorio hanno rivelato la presenza di alcune specie vegetali e faunistiche a rischio a causa della riduzione del loro habitat, tra le quali citiamo: 

la Ninfea comune (Nymphaea alba), pianta acquatica galleggiante tipica degli ambienti palustri, il cui fiore assume colorazioni che vanno dal bianco, al rosa tenue, al rosso; il Limnantemio (Nymphoides peltata), diffuso negli ambienti stagnanti e riconoscibile per i bellissimi fiori gialli.

Il carapace Emys orbicularis, o tartaruga palustre europea è una specie protetta caratterizzata da colorazioni che vanno giallo al verde scuro e da una coda piuttosto lungo sia nei maschi che nelle femmine. La sua presenza attesta la salubrità di questo stupendo quanto fragile microcosmo naturale.

Le Ville nel Comune di Mogliano Veneto

Villa Longobardi

Situata in via Giovanni Berchet, Villa Longobardi è uno splendido esempio di villa veneta del XIX secolo.

Ristrutturato e ampliato nel corso del XIX secolo, lo splendido complesso architettonico include, oltre alla dimora signorile, fabbricati di servizio tra cui una scuderia, un fienile, nonché l’abitazione del guardiano.

Riconvertita in albergo negli anni ’40 del secolo scorso, la villa include un meraviglioso parco realizzato agli inizi del XIX secolo rimasto pressoché inalterato.

Villa Braida

Oltre alle bellezza paesaggistica offerta dalla natura, fiorente e rigogliosa, il comune di Mogliano presenta ricchezze storiche e culturali di notevole interesse, come testimoniato dalle numerose ville, nobili e antiche, edificate nel territorio.

Ne è un meraviglioso esempio Villa Braida il cui corpo padronale, circondato da un giardino vasto e regale, si sviluppa su tre piani ed è affiancato da due barchesse laterali, elementi tipici delle ville venete che avevano la funzione di edifici di servizio, utilizzate come magazzini e dimora di contadini e braccianti.

La conversione del sontuoso palazzo in hotel di lusso concilia il valore storico e artistico della villa al comfort offerto dai più moderni e raffinati alberghi.

Villa Condulmer

Maestoso edificio del XIX secolo, Villa Condulmer fu costruita dove un tempo sorgeva un’antica abbazia. Il corpo centrale del nobile palazzo segue lo schema veneziano tradizionale ed è affiancato da due barchesse, una delle quali potrebbe appartenere alle rovine del monastero preesistente.

Gli interni della villa patrizia presentano meravigliosi affreschi in ottimale stato di conservazione, nonché arredi di pregiata fattura ed elegantemente decorati, degni di una palazzo regale.

Villa Condulmer è oggi un hotel di lusso magnificamente restaurato ed immerso in un vasto e raffinato giardino curato nei minimi dettagli.

Villa Volpi

La costruzione di Villa Volpi, situata in via Terraglio, 105, risale alla seconda metà del XVI secolo e fu realizzata sul progetto del grandioso architetto veneto Andrea Palladio (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580).

Il suggestivo annesso rustico fu ricavato da un mulino del XVII secolo di cui possiamo ammirare ancor oggi le antiche pietre con i relativi fori per l’inserimento degli assi delle ruote.

La residenza signorile, accuratamente restaurata e riconvertita in albergo di lusso, è riconoscibile per la nobile facciata caratterizzata scandita da quattro raffinate lesene sulle quali si staglia il timpano.

Popolazione di Mogliano Veneto

27.768 abitanti (13.604 maschi. 14.164 femmine)

Frazioni del Comune di Mogliano Veneto

Bonisiolo, Campocroce (Mogliano Veneto), Marocco (Veneto), Mazzocco, Zerman

Cosa vedere a Castelcucco: 3 cose da vedere

Castelcucco foto panoramica sentiero Col Muson
Panorama montano tra Pieve del Grappa e Possagno (TV).

Scopri cosa vedere a Castelcucco in provincia di Treviso (ecco come appariva Piazza dei Signori circa 270 anni fa!): immerso nel verdeggiante panorama che si estende tra i gentili pendii collinari di Asolo e le scoscese pendici del Monte Grappa, il comune Castelcucco costituisce un prezioso elemento del patrimonio naturale, storico e artistico della regione che accoglie ogni anno migliaia di visitatori, attratti dal clima mite, dall’ospitalità della popolazione locale e dallo spettacolare mosaico culturale offerto da questo piccolo e affascinante comune unico nel suo genere.

Arcipretale di San Giorgio nel Comune di Castelcucco

La chiesa longobarda dedicata a San Giorgio (soldato martire della cristianità, vissuto tra il III e il IV secolo e autore di imprese leggendarie come l’uccisione del drago che tormentava il popolo libico di Silena) attraversò diversi interventi di restauro nel corso della sua storia millenaria.

Erto sulla cima di una colle, il candido luogo di culto si distingue per una facciata a doppio spiovente, verticalmente tripartita da quattro paraste sulle quali poggiano l’architrave, il fregio (ritmato da triglifi e metope cieche) ed il frontone triangolare.

L’interno della chiesa è accessibile tramite il sontuoso portale ornato da una decorazione in stucco in stile rococò con una raffigurazione di San Giorgio.

Castello col Muson a Castelcucco

Tra le numerose testimonianze storiche che costellano il paesaggio pedemontano del Grappa, spicca il suggestivo Castello medievale situato sulla sommità del Col Muson. Questa imponente fortificazione, strategicamente posizionata in cima al colle, domina il territorio circostante offrendo una vista panoramica sulle alture e sulla vallata sottostante.

La parete nord del castello sembra sfidare un’aspra e ripida parete rocciosa, mentre la zona sud si caratterizza per una serie di terrazzamenti.

La struttura presenta due ambienti collegati da un angusto passaggio dal quale è emerso un serbatoio circolare in calcare per la raccolta dell’acqua.

Itinerario a Castelcucco: la via più breve per raggiungere il castello

I ruderi del castello, il faggio secolare, la sorgente, la chiesa di Santa Giustina.

Segnale Castello Col Muson Chiesa di Santa Giustina
Segnaletica per raggiungere il Castello Col Muson e la chiesa di Santa Giustina, partendo da Via Bassi, Paderno del Grappa (TV).

Il punto di partenza del sentiero si trova in Via Bassi, in prossimità della Baita Alpina, nel comune limitrofo di Paderno del Grappa (coordinate: 45.83701812872409, 11.863054976052885). Abbiamo parcheggiato in una rientranza a bordo strada a breve distanza dall’inizio del percorso, opportunamente segnalato, che conduce ai ruderi del castello medievale.

Il percorso si snoda per un breve tratto lungo un declivio erboso da cui si gode di una veduta suggestiva dei colli di Possagno e di Paderno del Grappa punteggiati di ulivi, scanditi da vigneti e ammantati da floridi boschi.

Castelcucco TV panoramica dei colli e del bosco
Inizio del Sentiero per raggiungere il castello Col Muson, il faggio monumentale e la chiesa di Santa Giustina. Punto di partenza in Via Bassi, Paderno del Grappa (TV).
Veduta delle Montagne di Pieve del Grappa e Possagno
Veduta delle montagne di Pieve del Grappa e Possagno (TV).
Bosco Col Muson a Castelcucco TV 7
Bosco di faggi, sentiero per il castello del Col Muson.
Veduta olivi Col Muson Castelcucco TV
Olivi, scorcio lungo il percorso del col Muson (partendo da Via Bassi).

Dopo circa 20 metri il sentiero si addentra nel bosco di castagni, aceri campestri, olmi, faggi, carpini, betulle, querce e roveri. Dal tracciato in terra battuta coperto di foglie umide emergono alcune rocce velate di muschio, avvolte da edera, pungitopo, ciclamini e felci. Tra la densa vegetazione si intravedono suggestivi scorci panoramici, a nord, del massiccio del Grappa, a sud, dei Colli Asolani.

Panoramica colli asolani da Castelucco TV
Veduta panoramica da Castelcucco, sullo sfondo, i Colli Asolani.
Pungitopo Col Muson Castelcucco TV
Pungitopo, Col Muson a Castelcucco (TV).
Acero campeste Col Muson Castelcucco TV
Acero campestre, Col Muson a Castelcucco (TV).
Quercia Col Muson Castelcucco TV
Quercia, sentiero del castello del Col Muson.
Rovere Castelcucco Col Muson TV
Rovere, lungo il sentiero per il Col Muson.

Tenendo la destra come indicato dalla segnaletica gialla, dopo circa 300 metri in lieve salita il cammino si fa rapidamente più scosceso e conduce ai resti del castello medievale. Edificato tra i secoli XII e XIV, il complesso fortificato si estende per circa 150 metri lungo la cresta del Col Muson che delimita a sud la Val Cavasia. Svettante sulla cima del Col Muson a 387,5 metri, la sommità del castello, costellata di faggi, è delimitata da possenti mura di pietra coperta di edera.

Segnaletica Col Muson Castelcucco TV
Segnaletica per raggiungere la Cima del Col Muson (non è l’unico percorso).
Segnaletica Col Muson CastelcuccoTV
Segnaletica per raggiungere i ruderi del castello di Col Muson.
Ruderi Castello Col Muson Castelcucco TV
Le rovine del castello del Col Muson immerse nella vegetazione. Castelcucco (TV).
Castello Col Muson a Castelcucco TV
Ruderi del castello medievale sulla cima del Col Muson, ammantato di muschio, edera, e faggi.
Cima del Castello Col Muson Castelcucco TV 2
Sommità del Castello del Col Muson disseminata di faggi.
Mura del castello di Col Muson Castelcucco TV 2
Parete sud del castello del Col Muson ammantata di edera.
Scorcio panoramico dalla cima del Col Muson
Veduta della campagna trevigiana e di Castelcucco, in parte nascosta dalla vegetazione, e dei colli asolani in lontananza.

Il faggio secolare, la sorgente di Col Muson

Il percorso procede verso ovest fino a portare in Via Col Muson. Tenendo la destra, procedete in discesa fino a raggiungere un cartello con informazioni storiche inerenti al castello e un pannello con una mappa dei sentieri del Col Muson e della chiesa di Santa Giustina. Tenete la sinistra fino a raggiungere la segnaletica per il sentiero 10 e il sentiero 13. Seguite le indicazioni per il sentiero 10, Val dea Tor.

Faggio monumentale a Castelcucco TV
Faggio monumentale a Castelcucco.
Faggio monumentale Castelcucco TV
Faggio plurisecolare nel bosco di Castelcucco (coordinate: 45.840586,11.871958).

Coperto, nella stagione autunnale, di un manto dorato di foglie di castagno e da , il percorso conduce a un maestoso faggio monumentale che si staglia imponente nel cuore del bosco.

Continuate lungo il sentiero in discesa fino ad arrivare nella radura in cui si trova una sorgente cristallina avvolta da un muro di pietra.

Sorgente del Col Muson Castelcucco TV
Sorgente Val dea Tor cinta di pietre velate di muschio, Castelcucco (TV).
Sorgente Col Muson a Castelcucco TV 2
Limpido corso d’acqua della sorgente Val dea Tor.
Sorgente Val dea Tor a Castelcucco TV
Sorgente Val dea Tor, Castelcucco (TV).

La chiesa di Santa Giustina

In prossimità della sorgente Val dea Tor, uno scosceso sentiero si inerpica a nord fino a condurre alla chiesa di Santa Giustina, luogo di culto eretto su fondamenta romane incorniciato da acacie, carpini e cipressi. Lasciate la facciata della chiesa medievale alle vostre spalle e imboccate il sentiero in direzione ovest che porta alla Fossa Casona Paetot e successivamente a Fossa Cunial, presso la quale si trovano un tavolo con delle panche, il capitello della Madonna protettrice del bosco e una grande sedia di legno.

Fossa Casona Paetot Castelcucco TV 1
Fossa Casona Paetot, Castelcucco (TV).

Seguite le indicazioni per l’anello Col de Schiao. Aggirate il Col Schiao ignorando il sentiero per esperti che porta alla cima del colle. Lasciate alla vostra sinistra i sentieri 10 e 13 e procedete fino al bivio, dopodiché tenete la sinistra e seguite le indicazioni per il sentiero 12 b che riporta alla cima del Col Muson, da cui potete procedere a ritroso fino a tornare al punto di partenza.

Fossa Cunial Castelcucco TV
Fossa Cunial a Castelcucco (TV). Tavolo, panche e grande sedia in legno.
Capitello della Madonna protettrice del bosco presso Fossa Cuial Castelcucco TV 2
Capitello della Madonna protettrice del bosco presso Fossa Cunial, Castelcucco (TV).

Percorso Naturalistico e Oratorio a San Bortolo nel Comune di Castelcucco

L’itinerario escursionistico si snoda tra dolci pendii collinari e vaste aree boscose affiancate a radiosi prati verdeggianti.

Partendo da Via San Bortolo, il percorso si estende per circa 4 km, accompagnando il visitatore attraverso il vasto ecosistema arboreo, floreale e faunistico del territorio regalando testimonianze di inestimabile valore storico come l’oratorio di San Bortolo.

Le origini della chiesetta millenaria, edificata dai longobardi, risalgono a circa 1300 anni fa.

L’interno del tempietto custodisce tesori di arte e artigianato raffiguranti i dodici apostoli, la figura di Gesù Cristo e dei quattro evangelisti.  

Le delicate opere di restauro hanno riportato la struttura e le opere al suo interno al loro splendore originale rendendo il prezioso santuario non solo un punto di riferimento spirituale, ma una meta significativa per chiunque sia pronto a lasciarsi rapire dalla bellezza del mosaico artistico, storico, e culturale di cui il nostro territorio è costellato.

Se vi chiedete cosa vedere a Castelcucco e volete immergervi in una dimensione fiabesca in cui la florida vegetazione si fonde in modo armonioso e suggestivo con le vestigia millenarie che si ergono silenziose tra le chiome di alberi secolari, una visita a questa località ricca di storia è certamente consigliata.

Frazioni del Comune di Castelcucco

Case Zalunardo, Collalto, San Francesco, Santa Margherita

Cosa vedere a Zero Branco: 5 cose da vedere

Scopri cosa vedere a Zero Branco in provincia di Treviso: Parco pubblico penne mozze, Villa Guidini, Villa Albuzio, chiesa di Santa Maria Assunta, museo della civiltà contadina. Ma prima…

Dove si trova Zero Branco?

Il comune di Zero Branco in provincia di Treviso confina a nord con Morgano, Quinto di Treviso e Treviso, a sud con Scorzè e Trebaseleghe, a est con Preganziol e Mogliano Veneto, a ovest con Piombino Dese e Trebaseleghe.

Parchi pubblici nel comune di Zero Branco

Parco Pubblico Penne mozze

Oltre a testimoniare il valore attribuito alla natura e alla biodiversità, la vasta area di verde pubblico realizzata nei pressi del centro di Zero Branco dimostra la volontà di promuovere relazioni umane, consolidando al tempo stesso un sano e duraturo rapporto con la natura.

La vegetazione caratterizzante la zona nord del parco è costituita da piante di origine forestale che nel corso dei prossimi anni formeranno una vivace e incontaminata superficie arborea, realizzata grazie al contributo e solidarietà delle scuole materne, del Corpo Forestale dello Stato e Veneto Agricoltura.

La zone nord e sud sono delimitate da filari di alberi ad alto fusto arricchite da variopinte aree floreali.

Il Nostro Parco

Ulteriore zona verde fruibile al pubblico e ottima per trascorrere il fine settimana in contatto con la natura è “Il nostro parco”, recentemente arricchita da un noce e altri due alberi, piantati nello spazio compreso tra le vie Galilei e Meucci, grazie alla partecipazione della scuola elementare Marconi

Lo sviluppo e la promozione del verde pubblico saldano il legame che unisce l’essere umano all’ambiente naturale, oltre a sensibilizzare in merito all’importanza di preservare e difendere la biodiversità vegetale di aree paesaggistiche che, oltre a risultare piacevoli alla vista, costituiscono un ecosistema sano e fragile che merita di essere tutelato.

Il parco di Villa Guidini

Il sontuoso parco secolare della sontuosa residenza risulta costellato di più di cento alberi provenienti da ogni parte del mondo. L’atmosfera incantevole dell’area verde è ulteriormente ingentilita da una bella fontana e un vivace laghetto.

Per accedere all’ameno ambiente del parco si invita a consultare il sito della biblioteca comunale.

Le Ville nel Comune di Zero Branco

Villa Guidini

Situata in via Guidini, 52, l’omonima villa costituisce uno dei più significativi elementi artistici e storici del comune di Zero Branco.

Il complesso architettonico secolare comprende diversi edifici con distinte funzionalità, come i magazzini per il deposito di utensili agricoli, la scuderia ed il maestoso corpo padronale distinto per le raffinate decorazioni che caratterizzano l’elegante facciata, rivolata a sud.

I fabbricati ai lati del corpo padronale generano un visione armoniosa ed equilibrata del complesso architettonico.

La facciata della dimora signorile culmina con un frontone affiancato da anse incurvate di gusto tardo-barocco.

Il timpano è sorretto da quattro lesene di ordine dorico separate da pregiati balconi.

Ornamento di particolare interesse sono le teste di leone visibili al di sopra delle finestre.

Villa Albuzio

Localizzata in via Treviso, 7, 31059 Zero Branco (TV), villa Albuzio è uno splendido esempio di architettura rinascimentale inserito armoniosamente in vasto giardino ricco di frassini e tigli, la cui disposizione, che nasconde parte dell’edificio alla vista dei visitatori, sembra conferire alla villa un’aura di mistero e suggestione che ne aumenta il fascino.

Lo stretto legame con la natura è individuabile negli ornamenti floreali presenti sulla facciata.

A confermare il valore attribuito all’arte dalla nobile famiglia sono lo stemma araldico ed i preziosi affreschi e stucchi che arricchiscono i saloni del corpo padronale della villa.

Arcipretale del Comune di Zero Branco

Accurate opere di restaurazione permettono oggi di ammirare pregevoli stucchi secolari, nonché una pala d’altare che rappresenta la Madonna con il bambino Gesù e i Santi Marco, Paolo, Giovanni Battista e un angelo musico.

Altra opera di notevole valore storico e artistico è la raffigurazione di San Sebastiano. Il dipinto su tela recentemente restaurato ha riportato alla luce i sottili e splendidi cromatismi del dipinto, mettendo al tempo stesso in risalto la sofferenza del Santo inserito in un contesto naturale romantico che ne accentua la sofferenza.

Museo della Civiltà Contadina di Zero Branco

Allestito e curato da Giuliano Donà e dalla moglie Paola, il museo della civiltà contadina è immerso nell’ambiente rurale di Zero Branco e ospita tutti gli attrezzi e utensili di un tempo, accuratamente esposti all’interno di ambienti allestiti in modo da ricreare fedelmente le stanze e camere da letto di inizio Novecento. La presenza di autentici utensili dell’epoca permette al visitatore di calarsi nella quotidianità vissuta dai nostri nonni e bisnonni.

I vari attrezzi agricoli esposti testimoniano la dura vita contadina di un tempo, fatta di fatica e duro lavoro. Spiccano per le perfette condizioni di conservazione una serie di trattori d’epoca e antiche macchine a vapore usate come forza motrice per azionare trebbie, mulini e segherie.

Il museo, situato in via Romolo Murri n 16 A, Zero Branco, rappresenta una meta imperdibile per chiunque sia interessato a osservare e conoscere testimonianze storiche e culturali che caratterizzavano le abitudini e le tradizioni del nostro territorio e che, grazie al museo e alla cura dei suoi fondatori, continuano a rivivere tutt’oggi.

Frazioni del Comune di Zero Branco

Sant’Alberto, Scandolara

Cosa vedere a Borso del Grappa: 3 idee

Scopri cosa vedere a Borso del Grappa: percorsi naturalistici, eccellenze gastronomiche che attestano l’unicità e la salubrità della biodiversità del territorio e splendidi esempi di arte e architettura.

Dove si trova Borso del Grappa?

Il comune di Borso del Grappa in provincia di Treviso (esplora il cuore storico di Treviso) confina a nord con Cismon del Grappa e Pieve del Grappa, a sud con Mussolente e San Zenone degli Ezzelini, a est con Crespano del Grappa e San Zenone degli Ezzelini, a ovest con Romano d’Ezzelino.

Natura e prodotti tipici

Arroccato sulle pendici dell’omonimo monte, Borso del Grappa sorge nel cuore delle Prealpi venete in una collocazione privilegiata che combina scenari paesaggistici mozzafiato con un delicato ecosistema.

Il territorio, favorito da un clima mite e da una significativa biodiversità floreale, arborea e faunistica, si distingue per la produzione di eccellenze agroalimentari, apprezzate per la loro elevata qualità e ricercate da visitatori provenienti da tutta la regione.

Delle numerose prelibatezze del territorio non si può non citare la grappa, acquavite veneta unica al mondo derivata dalla distillazione delle bucce degli acini d’uva, dai quali si ricava una bevanda altamente alcolica dal gusto secco e deciso, ma al tempo stesso fine e delicato.

Il miele del Monte Grappa viene prodotto sulle alture del Massicio del Grappa, la cui altitudine e varietà arborea rappresenta l’ambiente ideale all’apicoltura e alla produzione di gustose varietà di miele, come quelle di Acacia, Castagno, e Multiflora di montagna.

Il Morlacco, primo formaggio veneto nato nel contesto delle pendici del Grappa, prodotto dall’antica popolazione dei Morlacchi, provenienti dalla regione storica della Dalmazia.

La Burlina, razza di vacca allevata sul Massiccio, produceva un latte pregiato che veniva scremato il più possibile in quanto il burro costituiva all’epoca il prodotto caseario di maggior valore.

Dopo una stagionatura di circa venti giorni il formaggio viene salato e una volta pronto al consumo è possibile assaporarne il gusto piacevolmente sapido e persistente.

Itinerario naturalistico e faggio secolare

Partendo dall’agriturismo Malga Campo Croce si imbocca il sentiero a sinistra in direzione della Forcella Legnarola, fino a raggiungere la Baita Ca’ Mol.

Proseguendo per quattrocento metri si raggiunge la busa “Spezzamonte”, dopodiché, girando a sinistra in prossimità di due ricoveri alpini si continua per una strada sterrata che conduce a un’ampia dolina. Aggirata la cavità naturale, sulla destra, si raggiunge un suggestivo faggeto in cui è possibile ammirare il famoso Fagheron del Cristo, regale faggio plurisecolare che troneggia solenne nell’ombroso sito boschivo, luogo ottimale per riposare e contemplare i silenziosi declivi boscosi che rendono Borso del Grappa una meta tanto ambita dagli appassionati di fotografia e dagli amanti della natura.

Le pedici scoscese del Monte Grappa favoriscono la formazione di correnti ascensionali, rendendo questa amena località ai piedi delle Prealpi un punto di riferimento a livello mondiale per il parapendio, il volo in deltaplano e altri sport aerei.

A chiunque fosse interessato ad avvicinarsi al mondo emozionante del parapendio e avere la possibilità di ammirare il Monte Grappa da prospettive spettacolari, si consiglia di rivolgersi alla scuola di volo Aeroclub Topgliders D’Italia. Situato in Piazza al Paradiso 7 I-31030 Semonzo di Borso del Grappa (TV), il centro di formazione vi permetterà di vivere esperienze indimenticabili grazie alla guida e supervisione di maestri di volo in parapendio altamente qualificati. 

Chiesa di San Severo

Situata in via Chiesa, 47 nella frazione di Semonzo, la chiesa parrocchiale è dedicata a S. Brigida e San Severo di Ravenna (vescovo dell’omonima città vissuto nel IV secolo). Il luogo di culto monumentale è riconoscibile per la candida facciata neoclassica a doppio spiovente, ritmata da quattro semicolonne giganti. Il fronte si rivolge a sud su luminosi colli alberati che si stagliano all’orizzonte.

Risalente al XVIII secolo, la chiesa presenta un’unica navata con affreschi raffiguranti i quattro evangelisti, riportati all’antico splendore a seguito di accurati interventi di restauro. Degno di nota è anche il raffinato coro ligneo collocato in corrispondenza del presbiterio.

La chiesa custodisce un prezioso organo settecentesco, conservato in condizioni eccellenti, realizzato dal celebre organaro Gaetano Callido.

Frazioni del comune di Borso del Grappa

Sant’Eulalia, Semonzo, Borso del Grappa

Cosa vedere a Zenson di Piave in provincia di Treviso

Scopri cosa vedere a Zenson di Piave in provincia di Treviso, tra percorsi immersi nella natura e gioielli di architettura di ispirazione palladiana.

Comune di Zenson di Piave in Provincia di Treviso

Il nome Zenson dovrebbe derivare, secondo il linguista Dante Olivieri, dal termine latino Gentio -is, oppure, secondo Giovan Battista Pellegrini, dal venetico Gentios.

Sono diverse le ipotesi relative all’origine e significato del nome Zenson:

secondo il linguista Dante Olivieri il termine Zenson dovrebbe derivare termine latino Gentio -is

Giovan Battista Pellegrini, anchesso linguista, riteneva invece che l’etimologia del nome Zenson avesse le proprie radici nella lingua venetica, Gentios.

Francesco Scipione Fapanni, storico, letterato ed epigrafista vissuto nel XIX secolo, legò invece l’origine del nome alle proprietà che la nobile famiglia veneziana Zen deteneva nel territorio dell’attuale comune.

Carlo Agnoletti, presbitero e storico veneto, fece risalire il termine Zenson a San Zenone e all’ordine dei monaci zeniani.

Le prime testimonianze abitative nel territorio dell’attuale comune risalgono al ll millennio a.C., facilitate dai traffici fluviali grazie alla presenza del fiume Piave, e confermate dal ritrovamento di numerosi reperti di armi e utensili nel territorio.

L’apice del potere raggiunto dai monasteri nel XII secolo ha portato a inevitabili conflitti con il vescovo di Treviso in merito a rivendicazioni sulle pertinenze delle varie chiese e conventi, tra cui quella di Zenson.

Nel corso del Trecento Treviso esercita un controllo sempre maggiore sul comune di Zenson e le zone limitrofe, per poi passare sotto il dominio della Repubblica della Serenissima, grazie alla quale venne ultimata la costruzione di argini per prevenire i danni causati dalle frequenti inondazioni.

Numerosi disastri naturali (ricordiamo la tremenda alluvione del 4 novembre 1966) e bellici, tra cui il devastante impatto del primo conflitto mondiale, hanno cancellato la quasi totalità della ricchezza artistica e culturale ereditata nei secoli precedenti.

Alla fine del XV secolo risale la creazione di una chiesa da parte dei monaci Benedettini in onore di San Benedetto, fondatore del loro ordine.

Cosa vedere a Zenson di Piave: VILLA DA MULA

Villa Da Mula, oggi Villa Mora Sernagiotto (31050 Zenson di Piave TV), è un nobile edificio progettato dall’architetto veneto Andrea Tirali (Venezia, 1657 – Monselice, 28 giugno 1737) e realizzato nel 1731. La villa fu quasi totalmente distrutta nel 1917 a causa dell’assalto austriaco, con l’eccezione delle due barchesse. L’illustre residenza signorile, non aperta al pubblico, rappresenta uno degli esempi di architettura più significativi nella provincia di Treviso.

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BENEDETTO ABATE

La chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate, in via Isola, 3, 31050 Zenson di Piave (TV) conserva splendide opere d’arte tra le quali citiamo il dipinto di San Benedetto Abate, ad opera di G. Apollonio e un crocifisso ligneo dello scultore Renzo Padovan nel quale l’intensa e tormentata espressione del volto di Cristo tradisce l’estremo dolore del suo sacrificio.

TECNOLOGIA E INNOVAZIONE

Il progetto Rovitis 4.0 ha presentato a Zenson di Piave il primo prototipo di un robot in grado non solo di svalciare l’erba ma anche di realizzare trattamenti fitosanitari per i vigneti in modo completamente autonomo.

Progettato e realizzato grazie all’ingenere Matteo Pantano e a Nicola Vicino, programmatore Cet Electronics, il progetto Rovitis pone ingegneria e tecnologia al servizio dell’agricoltura, in particolare della pratica antichissima della produzione vinicola, garantendo risultati ottimi in termini di precisione e riducendo al minimo l’intervento del personale.

FRAZIONI DI ZENSON DI PIAVE

 San Giuseppe, Sant’Antonio, Toti

POPOLAZIONE DI ZENSON DI PIAVE

1.811 abitanti

Cosa vedere a Maserada sul Piave in provincia di Treviso

Cosa vedere a Maserada sul Piave? Ecco 12 cose da vedere

Percorso Naturalistico Piavenire

Il territorio del Comune di Maserada sul Piave è contraddistinto da splendidi paesaggi fluviali solcati dall’omonimo fiume sacro alla patria e da limpidi ruscelli sulle cui sponde la vegetazione cresce rigogliosa creando un ecosistema lussureggiante e delicato. g

Il rapporto vitale con la natura e con l’elemento idrico, predominante nel territorio del comune, è confermato dall’etimologia della parola Maserada, derivante dal termine latino maceries, relativo all’accumulo di pietre, ciottoli e ghiaia trasportato a valle dalla corrente del Piave.

Il nome Salettuol ha invece origine da Salicetum, ovvero l’area boschiva popolata principalmente da salici, amanti del terreno umido.

Ed è proprio in questa cornice naturale che il percorso piavenire attraversa l’area golenale di 24 ettari (area pianeggiante in prossimità del letto di magra di un corso d’acqua) del fiume Piave, nel contesto dell’oasi naturale del Codibugnolo, localizzata a Salettuol di Maserada sul Piave.

Cosa fare e vedere a Treviso

Bosco Igrofilo

La presenza di un impianto di lavorazione della ghiaia ha comportato l’accumulazione di strati limacciosi presso il vicino boschetto tramite il deposito delle acque di scolo.

Questa serie di circostanze ha reso il terreno più impermeabile, in grado di offrire una maggiore quantità d’acqua alla vegetazione e quindi di favorire lo sviluppo di una notevole diversità biologica che include la presenza di classici Salici bianchi, o Salix alba, Pioppi neri (Populus nigra) Ontani neri (Alnus gluitinosa), nonché una notevole varietà di arbusti come il Sambuco (Sambucus nigra), la Fragola (Alnus frangula) e il Salice ripaiolo (salix eleagnos).

Amorfeto

Ad accrescere il già variegato ecosistema attraversato dal fiume Piave è l’Amorpha fruticosa, varietà di arbusto esotico di provenienza nordamericana il cui fiore consiste in una fitta spiga di un colore viola intenso e dalle tonalità dorate.

Al contrario delle piante citate in precedenza, l’Amorpha fruticosa predilige terreni sabbiosi e permeabili in prossimità dell’alveo del fiume.

Uno degli ambienti più suggestivi che potete ammirare lungo il percorso Piavenire è la pozzanghera di sentiero, localizzata in un avvallamento reso impermeabile da strati di limo provenienti dalla macchia boschiva vicina. L’ecosistema formatosi in queste zone ospita una vasta gamma di piante acquatiche come le Alghe azzurre e Alghe verdi.

Il sentiero naturalistico è inoltre costellato di alberi da frutto ed altre piante che gli esseri umani hanno addomesticato e coltivato per esigenze alimentari a partire dal neolitico.

Oltre alla necessità di trarre nutrimento da alberi quali meli, peri, fichi e la vite canadese, altre piante, come la robinia, venivano usate per la creazione di utensili agricoli e pali di sostegno, mentre il gelso serviva a nutrire i bachi da seta e veniva impiegato come tutore nei filari delle viti.

Altre meravigliose varietà arboree che potete trovare lungo il cammino Piavenire includono il Carpino nero, il Corniolo, il Tiglio e il Biancospino.

I segni della Prima Guerra Mondiale

I territori del comune di Maserada attraversati dal Piave sono stati lo scenario di battaglie di cruciale importanza durante la Prima Guerra Mondiale.

Tra il novembre del 1917 e il novembre del 1918 il Piave e le Grave di Papadopoli sono stati scenari di aspri combattimenti tra le truppe italiane e l’esercito austro-ungarico lungo l’ultima linea di difesa per impedire all’invasore di raggiungere Treviso e Venezia.

In seguito alla disfatta di Caporetto la linea difensiva che copriva l’intera area del fronte venne rafforzata da ulteriori tratti di trincea per evitare aggiramenti da parte degli austriaci.

Oggi è ancora possibile osservare postazioni in cemento armato per una o due mitragliatrici, di cui oggi possiamo ancora osservare le tracce nella zona leggermente più a valle del ponte autostradale di Lovadina fino a Salettuol.

Oltre a marcare in modo permanente il territorio del Piave, le drammatiche testimonianze della Prima Guerra Mondiale hanno segnato in modo indelebile la storia e la memoria di intere generazioni.

Avifauna della Radura

La profonda cicatrice ereditata dalla guerra coesiste oggi con la forza inarrestabile della Natura che continua a diffondersi e a proliferare dando vita al fragile equilibrio in cui coesistono innumerevoli forme di vita animali e vegetali.

Ne è un esempio l’avifauna della radura all’interno del percorso naturalistico, di cui è opportuno citare la starna, esemplare della famiglia delle Fasianidi molto abile nella mimetizzazione e distinguibile per la macchia marrone scuro sul petto. 

Il codibugnolo, piccolo uccello paffuto e arrotondato della famiglia degli Egitalidi, dalla caratteristica lunga coda e dal piumaggio bianco. L’averla piccola, della famiglia delle Lanidi, è riconoscibile per la colorazione rossastra nella parte superiore del corpo, bianco-rosata sul ventre e dalla tipica coda nera dai lati bianchi.

L’orto botanico degli Arbusti

Lungo il percorso è possibile ammirare uno splendido orto botanico situato in un terrazzo alluvionale a prato arido, in cui sono stati inseriti arbusti provenienti dal bosco circostante.

Le varietà di arbusto presenti nell’orto botanico, di notevole importanza per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema boschivo, includono specie quali:

Viburno, nocciolo, ginepro comune, rosa canina o rosa macchia, biancospino, fusaggine, olivello spinoso, frangola, sambuco, sanguinella e ligustro.

Villa Rossi-Papadopoli

Risalente al XIV secolo, l’antico complesso architettonico è situato presso il centro storico di Maserada sul Piave. La villa presenta una corte rettangolare con un pozzo del XVIII secolo. Al corpo padronale si affiancano due corpi di fabbrica di diverse altezze.

Il lato nord è chiuso da una barchessa porticata posta ad angolo retto rispetto alla villa, a cui si collega l’oratorio del XVIII secolo, rivolto verso la strada.

La facciata, rivolta a nord-est si sviluppa su tre piani sormontati da un timpano triangolare. Quattro semicolonne al piano terra sorreggono la balconata in pietra del primo piano su cui si apre una serliana

(tipologia di trifora in cui un arco a tutto sesto è affiancato da due aperture sormontate da un architrave), mentre una cornice sorregge un poggiolo e le due finestre laterali su cui poggia il timpano triangolare.

La villa trecentesca nasce come convento ospedaliero francescano, in seguito acquistata dalla famiglia del nobile veneziano Papadopoli nel 1400, per poi passare di proprietà a numerosi proprietari che si sono succeduti durante i secoli XVII e XVIII.

Durante l’occupazione napoleonica e nel periodo del Risorgimento, villa Papadopoli venne saccheggiata e occupata rispettivamente dal comando francese e austriaco. L’antico edificio subì la stessa sorte anche durante la prima e seconda guerra mondiale, per poi essere acquistata nel 1934 dalla famiglia Rossi.

Uno degli affreschi cinquecenteschi che decorano gli interni della villa illustra come appariva la villa in quel periodo e la sua funzione di azienda agricola.

Museo storico della Grande Guerra

Situato in viale Caccianiga, 77, 31052 Maserada sul Piave (TV) il Museo Storico della Grande Guerra espone preziosi reperti relativi alla vita del fronte e del tipo di tecnologia militare impiegata dagli eserciti italiano e austro ungarico durante i conflitti sul medio Piave.

Il museo rivela inoltre testimonianze del contingente britannico che ha sostenuto le truppe italiane lungo la linea del Piave durante la guerra.

Per informazioni sulle mostre e sui diversi itinerari espositivi organizzati dal Museo e che coinvolgono università sia italiane che estere, si invita a visitare il sito ufficiale del museo di Maserada oppure di chiamare il numero 0422 878415.  

Popolazione

9.361 (4.647 uomini. 4.714 donne)

Frazioni di Maserada sul Piave

Candelù, Capitello, Cascina Lazzaris, Case Pastori, Case Trentin, Ronchi, Salettuol, Saltore, Trentinaglia, Varago.

Cosa vedere a Silea in provincia di Treviso

Scopri cosa vedere a Silea in provincia di Treviso:

la sagra di Cendon, il parco del fiume Sile, ma prima…

Dove si trova Silea?

Il comune di Silea in provincia di Treviso confina a nord con Carbonera e San Biagio di Callalta, a sud con Casale sul Sile, a est con San Biagio di Callalta e Roncade, a ovest con Treviso, Casier e Casale sul Sile.

Sagra di Cendon

Quando e dove si svolge la sagra di Cendon?

L’edizione 2022 della festa di Cendon si è svolta il 24, 25 giungo, venerdì 1 e sabato 2 luglio in Via Chiesa, 1, 31057 Cendon di Silea TV.

Occasione ideale per celebrare l’inizio della bella stagione all’insegna di spensieratezza e buona cucina, la sagra vi permetterà di assaporare sia specialità della regione, dalle grigliate di pesce allo squisito baccalà alla vicentina, sia tipicità iberiche come la gustosa paella valenciana, da accompagnare con eccellenze vinicole della regione.

Per avere più informazioni in merito al programma dell’evento e al ricco menù si invita a consultare la pagina Facebook dedicata alla sagra.

Parco Regionale del Fiume Sile

Il vasto parco regionale del fiume Sile permette di esplorare il complesso patrimonio di biodiversità faunistica, arborea e floreale che rende l’ecosistema del territorio unico nel suo genere.

Percorrendo la restera, itinerario che si snoda lungo l’argine sinistro del fiume Sile, è possibile ammirare alcuni aspetti caratteristici e affascinanti della storia del comune, come gli ex-Mulini Mandelli, splendido esempio di archeologia industriale avvolto un’aura di fascino e mistero.

Proseguendo lungo il ramo del Sile chiamato Sil Morto si accede a una fiorente area naturalistica che conduce a una sere di laghetti artificiali oggi dedicati alla pesca sportiva, nati in corrispondenza delle cave usate in origine per l’estrazione della ghiaia.

Nel limitrofo comune di Casier, il camminamento di legno lungo la restera destra del Sile permette al visitatore di ammirare i resti di 19 imbarcazioni alla deriva che oggi compongono il famoso cimitero dei burci, antichi relitti circondati dalla fitta vegetazione di canne palustri.

Il burcio è un tipo di imbarcazione per il trasporto di merci caratterizzata da un fondo piatto, particolarmente adatto per la navigazione fluviale, di cui è possibile ammirare cinque esemplari lungo il corso del Sile a Casier.

Tra le numerose ville che arricchiscono del comune di Silea, citiamo alcune splendide residenze private e quindi non accessibili al pubblico ma senz’altro degne di menzione  il panorama artistico, storico e architettonico

Villa Celestia (via Sant’Elena, 118, 31057 Silea TV), splendido edificio risalente al XVI secolo, la cui struttura si distingue per la suggestiva successione di ampie arcate a tutto sesto che scandiscono le grandi barchesse laterali in parte nascoste dalle alte chiome di pioppi neri e carpini bianchi.

Villa Riva. Situata in Via Sant’Elena, 92 la Villa secolare non è visibile dalla strada in quanto accessibile tramite un lungo viale affiancato da pini marittimi. La residenza signorile è immersa in un lussureggiante giardino costellato di alberi secolari nel quale è presente un antico pozzo in pietra.

Villa Fanio Cervellini, situata in Via Alzaia di Cendon, 13, 31057 Silea (TV) è un maestoso complesso architettonico del XVIII secolo la cui facciata, rivolta al corso del Sile, si distingue per il raffinato abbaino con tre monofore culminante con un timpano triangolare.

Frazioni del comune di Silea

Lanzago, Cendon, Sant’Elena